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Evoluzione in italiano

• L’utilizzo in italiano rimane sostanzialmente stabile, salvo estensioni

in ambito stradale e ferroviario, sino a metà del Novecento.

• Nell’Enciclopedia Italiana, ad esempio, la prima novità è introdotta

nella Quinta Appendice (1979-1992), che descrive le “reti di

comunicazione” e le “reti neurali”.

• Altre accezioni, attestate dal Novissimo Dizionario della lingua

italiana Palazzi del 1960 (rete telefonica, telecomunicazioni),

nell’Enciclopedia non erano riportate alla voce “rete”, ma, ad

esempio, alla voce “telecomunicazioni”.

• Solo dagli anni Novanta del secolo scorso, poi, dizionari ed

enciclopedie registrano una varietà di utilizzi metaforici, che hanno

meno a che vedere con la componente materiale delle reti e più con

l’organizzazione delle stesse. Sino ad allora, l’utilizzo dell’equivalente

italiano di network, soprattutto in ambito tecnico e scientifico, era

affidato al termine reticolo.

• Coerente con questa ricostruzione è anche la crescita del

numero di libri che contengono nel titolo la parola rete.

• OPAC nazionale: 3147 titoli pubblicati a partire dal 1901

• Nella prima metà del secolo, solo 259 contengono il termine

rete,

• picco di 1025 nel decennio 1991 - 2000

• e di 973 nel periodo 2001 2006.

• La distribuzione dei titoli che contengono il termine reticolo,

invece, è sostanzialmente omogenea nel corso dell’intero

secolo, con un picco nel ventennio 1951 - 1970, periodo in cui

si stavano affermando innovazioni scientifiche e tecnologiche

correlate al concetto di network, ma in cui l’estensione dei

significati associati al termine rete non si era ancora

completamente affermata.

In inglese

• In inglese, i termini net e network hanno una più chiara

differenziazione funzionale.

• Net (dal teutonico nett, da cui deriva anche il tedesco Netz) è rete da

caccia o da pesca, mentre network (net + work), attestato a partire

dal ‘500, è “work in which threads, wires, or similar materials, are

arranged in the fashion of a net”. Network è dunque qualcosa che

assomiglia, che ha la forma o la struttura di una rete.

• Il verbo to weave viene applicato ai tessuti e, in senso traslato, anche

alla ragnatela, che in inglese è generalmente resa con web (ma

anche con net); in tedesco è prevalentemente indicata con Netz,

mentre il sostantivo che deriva da weben, Gewebe, ha mantenuto un

legame con l’accezione originaria di tessuto. L’accezione figurata di

web rimanda a “something likened to a woven fabric, something of

complicated structure” (Oxford English Dictionary, vol XX: 64). È

dall’accezione figurata che si sviluppa l’utilizzo del termine web per

designare la “ragnatela grande quanto il mondo”, il world wide web.

Proposta di una griglia di lettura

• Rielaborando gli spunti metodologici che

provengono dalla rilettura di Eco (La struttura

assente), così come alcune delle principali questioni

che paiono emergere nel dibattito sulle reti,

potremmo ipotizzare la seguente articolazione:

– rete come oggetto

– rete come modello

– rete come metafora

– rete come metafora operativizzata

– concezione ontologica

– concezione metodologica

Il passaggio da oggetto a modello

• L’idea di rete come oggetto, oltre che alle reti da pesca,

si applica alle reti stradali, elettriche e ferroviarie, ma

anche alle stesse reti di telecomunicazione, tra cui

Internet, quando se ne enfatizza la dimensione

infrastrutturale.

• Lettura in termini di modello; Rivoluzione Francese:

virtù salvifiche alle reti stradali e ferroviarie (reti di

comunicazione e dunque strumenti di fratellanza tra i

popoli).

• Dato un oggetto del mondo fisico (le reti stradali),

astraggo alcune e solo alcune caratteristiche:

l’organizzazione (un insieme di canali interconnessi e

tra loro incrociati), lo scopo (collegare luoghi lontani);

coincidendo tali caratteristiche (ma non aspetti

altrettanto importanti, ad esempio la materia di cui sono

fatti i canali: terra battuta in un caso, fili elettrici, o

l’etere, nell’altro), si pone un’equivalenza tra i due

elementi.

• L’equivalenza, dunque, è posta essenzialmente sulla

base dell’organizzazione e dello scopo delle reti

stradali, mettendone in secondo piano la natura di

oggetto del mondo fisico, e invece magnificandone le

proprietà di “modello”

Metafore e utilizzi generici

• Questo passaggio da oggetto a modello ci permette di

riflettere sull’utilizzo metaforico del termine rete, contro cui si

scagliano coloro che ritengono di farne un utilizzo più

pertinente:

• è infatti solo con successive estensioni metaforiche che è

stato possibile passare da un oggetto del mondo fisico (lo

strumento da caccia) ad un modello di organizzazione, che è

ciò cui oggi facciamo principalmente riferimento.

• Quello contro cui paiono realmente scagliarsi gli oppositori di

una lettura metaforica, dunque, dovrebbe piuttosto essere un

utilizzo generico del termine.

Ontologia vs metodologia

• La domanda è se la struttura sia uno «uno strumento che

fabbrico per determinare, da un punto di vista, modi di

avvicinamento ad alcuni aspetti dell’oggetto», o se invece si

tratti di «una realtà ontologica, che scopro come definitiva e

immutabile» (Eco 1968-80: 284). Eco propende per la

versione metodologica: «per un uso corretto dei modelli

strutturali, non è necessario credere che la loro scelta sia

determinata dall’oggetto, basta sapere che è eletta dal

metodo; al contrario, «il fine naturale di ogni intrapresa

strutturale ontologicamente conseguente, sarebbe la morte

dell’idea di struttura» (Eco 1968-80: 324).

Prima e dopo le tecnologie: il ruolo della tecnologia nella

diffusione del concetto di network

• Spesso si pone equivalenza tra reti tecnologiche e reti

tout court

• Castells: network society (struttura sociale preesistente,

ma ICT ne favorisce il funzionamento su ampia scala)

• Tecnologie informatiche fornito ai diversi ambiti

disciplinari potentissimi strumenti di analisi (possibilità di

studiare network estremamente estesi)

• Tecnologie di rete hanno contribuito a rendere visibili i

modelli di rete che ne sono alla base (e i rapporti con le

reti sociali)

• Due macromodelli di rete: progettazione/non

progettazione. Ovvero: rete come strumento di

organizzazione vs rete come strumento della

complessità (riconosco un’organizzazione nel mondo;

sistemi emergenti)

Enciclopedie, ipertesti e sistemi emergenti

Enciclopedie e organizzazione del sapere

• L’aspirazione a «mettere per iscritto l’insieme delle idee

verbali in un tutto, di creare cioè un grande libro» (Bolter

1991: 111), ovvero un’enciclopedia, ha caratterizzato nel

corso dei millenni la produzione culturale occidentale.

• Bolter (1991): in ogni periodo storico forte nesso tra i principi

in base ai quali si organizzano le enciclopedie e lo stato della

cultura del tempo, la concezione del mondo e dei reciproci

rapporti tra le discipline

• Dall’antichità fino almeno al 1500: enciclopedie presentano

disegno organico e unitario che rispetta ordine della natura

(Plinio il Vecchio: dagli astri all’uomo agli animali; Marziano

Capella: sette arti liberali, ecc.)

Encyclopédie e organizzazione non sequenziale

• “L’unità ontologica del sapere, le grandi

cattedrali della metafisica classica, la

pretesa infallibilità del metodo deduttivo non

esercitano più, dopo Newton, l’antico

fascino; ai nuovi dotti sembra più utile, più

vero, più soddisfacente raccogliere

esperienze, tracciare mappe provvisorie e

circoscritte, risalire con prudenza alle origini”

(Tega)

• “Il sistema generale delle scienze e delle arti

è una specie di labirinto, di cammino

tortuoso in cui lo spirito si incammina senza

conoscere bene la strada da seguire”

Encyclopédie

• Questa realtà labirintica, che pare strutturata in modo da

confondere e far smarrire l’uomo, è conoscibile a condizione

che la si osservi da un unico punto di vista, cosa che proprio

l’ordine enciclopedico permette di fare.

• L’Enciclopedia deve rappresentare, prima ancora dei

contenuti specifici, la struttura del sistema delle conoscenze, i

legami che intercorrono tra i vari rami.

• Agli autori non sfugge, però, che molti oggetti possono far

parte di più classi a seconda del punto da cui li si osserva, e

che qualsiasi suddivisione proposta non può che essere

arbitrario frutto dell’introduzione di un punto di vista che, nella

prassi, non può che escludere tutti gli altri.

Articolazione della conoscenza ed Encyclopédie

• La conoscenza umana è articolata in molteplici rami che si

suddividono a loro volta, ma tale struttura ricca di

sottoarticolazioni non è gerarchicamente strutturata: nessi e

legami di diversa natura collegano porzioni del sapere anche

apparentemente distanti tra loro

• Una visione aderente alla realtà dovrebbe contemplare nello

stesso momento i vari rami del sapere e i loro possibili legami

da ogni punto di vista possibile, secondo i molteplici criteri

possibili. Ma ciò appare ampiamente al di fuori dalla portata

delle facoltà umane. Quello che l’ordine enciclopedico può ed

è chiamato a fare è fornire una mappa che mostri i principali

paesi e le strade che li uniscono, rimandando, per una

conoscenza più specifica, a carte particolari, più dettagliate.

Ordine enciclopedico e supporto materiale

• L’ordine enciclopedico, dunque, fornisce

un’organizzazione (per quanto arbitraria) all’insieme

della conoscenza umana. Si tratta, però, di un

criterio organizzativo troppo complesso per essere

reso materialmente su supporto cartaceo, dove solo

con difficoltà si possono riprodurre i molteplici

rimandi che lo strutturano. Per questo, se

l’organizzazione concettuale è molteplice e

complessa, l’organizzazione materiale

dell’Encyclopédie è costituita dall’indicizzazione

alfabetica.

Ipertesto: storia e definizioni (Ted Nelson)

“Un ipertesto è la combinazione di un testo in un linguaggio

naturale con la capacità di un computer di seguire

interattivamente, visualizzandole in modo dinamico, le diverse

ramificazioni di un testo non lineare, che non può essere

stampato convenientemente con un’impaginazione

tradizionale”

Prima definizione elaborata da Ted Nelson, l’uomo che nel

1967 ha coniato il termine «hypertext».

Storia e definizioni - segue

• L’ipertesto è “scrittura non sequenziale, testo che si

dirama e consente al lettore di scegliere; qualcosa che si

fruisce meglio davanti a uno schermo interattivo” (Nelson

1992: 0/2)

• Fruizione non sequenziale dei testi (anche cartacei: Eco,

cooperazione interpretativa)

• Vannevar Bush: il Memex (1945), microfilm. As We

MayThink

Gli ipertesti di oggi

• Lo Xanadu era un progetto enciclopedico.

• La maggior parte degli ipertesti attualmente diffusi discende

da un progetto meno universale, e presenta dimensioni più

ristrette

• Le strutture di tipo ipertestuale di oggi sono rappresentate dai

siti Internet, o da cd-rom di varia natura, oggetti di dimensioni

estremamente minori rispetto a quelle dei sistemi prefigurati

nella preistoria dell’ipertesto.

• Solo considerando la totalità delle pagine web come un unico

ipertesto, un sistema composto da numerosissimi

sottosistemi, infatti, si ha un oggetto di dimensioni

paragonabili a quelle cui pensavano Bush e Nelson.

• Anche in questo caso, però, è evidente la differenza tra un

sistema fortemente caratterizzato da una progettazione

iniziale e un sistema senza centro come la Rete.

Ipertesto (vs) Web (?)

• Progettazione vs impossibilità teorica e pratica della

progettazione

• Web: nessun controllo “dall’alto” nemmeno su porzioni minime

• Sistemi emergenti e collaborazione in rete

• Rete progettata (ipertesto) è uno strumento di organizzazione

nelle mani di un soggetto, che dà ordine a una serie di

elementi

• Web può essere visto come strumento della complessità del

mondo?

Gli ipertesti di oggi

Rispetto alle idee dei primi teorici dell’ipertesto, inoltre, vi

è stato un deciso spostamento dalle finalità

enciclopediche sopra richiamate (o comunque connesse

alla trasmissione ed all’elaborazione della conoscenza)

a finalità ludiche (alcuni videogiochi dotati di una

significativa complessità, e di una struttura ricalcata sui

modelli della narratività, possono essere ricondotti alla

categoria degli ipertesti), a finalità commerciali,

informative o di servizio. La maggior parte dei siti

attualmente diffusi non persegue principalmente obiettivi

connessi alla diffusione del sapere, ma fornisce una

grande varietà di informazioni e di servizi commerciali e

finanziari di varia natura.

Ipertesto e ipermedia

• Gli ipertesti attuali, inoltre, hanno abbandonato il

modello prettamente testuale (testo scritto) cui l’ipertesto

si è ispirato ai suoi inizi, per spostarsi verso una marcata

multimedialità (intesa come presenza di contenuti di tipo

multimediale, come integrazione di linguaggi diversi

all’interno di una stessa pagina, ed anche come modello

percettivo generale della pagina ipertestuale).

• Per distinguere tra un ipertesto puramente testuale ed

uno multimediale si adotta frequentemente la distinzione

tra ipertesto ed ipermedia (fino a tempi non molto lontani

la maggior parte degli ipertesti non era ipermedia. Es.:

Michael Joyce)

Sistemi emergenti

• Emergenza: movimento da regole di basso

livello a sofisticazione di alto livello;

adattività

• Ordine emerge dal disordine: formicai,

città, sistemi adattivi artificiali

• Johnson: il Web è interconnesso e

decentrato, ma non si può ancora

considerare sistema emergente, perché è

privo di collegamento e organizzazione

(servirebbero link bidirezionali, necessari

per feedback interattivo)

Reti di macchine, reti di persone

OGGETTO Macchine Persone Macchine +

persone

MODELLO “nuova” scienza Social network Modello in

TEORICO delle reti analysis definizione

CONCEZIONE Oscillazione Metafora Modello in

DI NETWORK ontologia/metodolo operativizzata; definizione

gia e concezione

oggetto/modello metodologica

Architettura di rete

• In quanti modo possono essere collegati tra loro gli

elementi di una rete, ovvero quale topologia la rete

può assumere?

• Rete centralizzata o a stella

– Rete in cui esiste un nodo

(hub o centro-stella) che

collega ogni altro elemento

della rete. Tra i rimanenti nodi

non esistono collegamenti

diretti. Tutti i nodi, tranne il

centro-stella, sono collegati ad

un solo altro nodo. Per

scambiare informazioni tra

due nodi è necessario passare

attraverso il centro-stella

Architettura di rete (2)

• Rete decentralizzata

– Rete costituita dalla connessione di n reti a

stella. Tutti i nodi di ogni sotto-rete sono

collegati unicamente al proprio centro-

stella. La rete è caratterizzata dalla

presenza di più hub. La connessione tra

due hub costituisce un "ponte" tra due

sotto-reti centralizzate. Una rete

decentralizzata manifesta una maggiore

tenuta in caso di attacchi casuali, in quanto

l'eliminazione di connessioni all’interno di

una sotto-rete, più probabile dato il numero

maggiore di tali legami, creerebbe pochi

danni; presenta, invece, maggiore

vulnerabilità in caso di attacchi pianificati,

in quanto l'eliminazione di pochi “ponti”

disgregherebbe facilmente la rete

Architettura di rete (3)

• Rete distribuita o magliata

– Rete caratterizzata dall'assenza di

hub, ovvero priva nodi di controllo

centrale o locale, e di percorsi

preferenziali. Ogni nodo è collegato

ad almeno due altri nodi della rete.

Due qualsiasi nodi dispongono di

almeno due percorsi per scambiare

informazioni. I pregi di una rete

magliata si evidenziano in condizioni

di criticità. A fronte della distruzione

di alcuni nodi la rete può

riconfigurare dinamicamente i propri

percorsi e continuare a funzionare

Teoria dei grafi Eulero: il prolema di Konigsberg

Erdos e Rényi: grafi casuali

Tipologie di grafi

• Un grafo si dice connesso (o regolare)

quando tutti i nodi sono collegati tra loro in

modo da formare un reticolo regolare. Se

ogni nodo è connesso ad ogni altro nodo

del grafo, si ottiene un grafo totalmente

connesso

• Un grafo si dice casuale quando le

connessioni tra nodi sono distribuite senza

alcuna regola tra le coppie di nodi; un

nodo può avere più di una connessione o

non averne nessuna Grafi connessi

Caratterizzazione di un grafo

• Un grafo può essere descritto attraverso le

relazioni tra nodi:

– distanza tra nodi

– aggregazione tra nodi

– distribuzione delle connessioni per i singoli nodi

Distanza tra nodi

• La distanza tra due nodi è data dal numero di connessioni

che partendo da uno dei nodi consente di raggiungere l'altro

con il minor numero di passaggi

• Il grado di separazione di un grafo è la media delle distanze

tra i nodi

• La formula che descrive la separazione all’interno di una

rete casuale come funzione del numero di nodi è la

seguente: d = log N/log k, dove N è il numero di nodi, k il

numero dei link per nodo; con k link, da ogni nodo si

raggiungono k altri nodi, dopo due gradi k nodi e così via,

2

quindi k non deve superare N; da k = N si ricava la formula

d d

suddetta.

Grado di distribuzione

• Il grado di distribuzione di un nodo rappresenta il numero di

connessioni del nodo. In una rete non tutti i nodi hanno lo

stesso numero di legami. In un grafo casuale tutti i nodi

hanno la stessa probabilità di avere lo stesso numero di

connessioni

• Nelle reti reali è stato rilevato che molti nodi hanno pochi

legami mentre quelli che ne hanno moltissimi sono una

minoranza. Le osservazioni sperimentali hanno dimostrato

che ogni volta che il numero di legami raddoppia, il numero

di nodi diventa un quarto

• In termini matematici possiamo dire che il numero di legami

dei nodi di una rete reale segue una distribuzione a

potenza (Barabasi)

Reti piccolo mondo

• Una rete ha la caratteristica di "piccolo mondo" quando:

– esistono percorsi relativamente brevi che connettono

coppie di nodi pur essendo la rete molto estesa, vale

a dire ha un grado di separazione basso

– ha un alto coefficiente di aggregazione, ovvero

esistono gruppi di nodi ognuno dei quali ha un gran

numero di connessioni agli altri membri del gruppo

• In una rete piccolo mondo i nodi di un gruppo,

strettamente interconnessi tra loro, hanno pochi legami

con i nodi degli altri gruppi

• Facendo un parallelo con le reti sociali reali possiamo

definire "forti" i legami del primo tipo e "deboli" i legami

del secondo tipo (Granovetter). I legami deboli

rappresentano "ponti" tra i diversi gruppi

Il modello dei sei gradi di separazione

Un oggetto: reti di macchine

• Concezione infrastrutturale (reti di comunicazione, come

le strade)

• Superamento di questa concezione: “macchine non

banali” o “macchine simboliche”

– Le vecchie macchine (…) erano basati praticamente sul principio puro e

semplice del meccanismo a orologeria. Le macchine moderne, invece,

sono provviste (…) di organi di ricezione dei messaggi che provengono

dall’esterno (…). È mia convinzione che il comportamento degli individui

viventi è esattamente parallelo al comportamento delle più recenti

macchine per le comunicazioni. (…) in entrambi esiste, cioè, un apparato

speciale per raccogliere informazioni dal mondo esterno (…) e per

renderle utilizzabili nel comportamento dell’individuo o della macchina

(Wiener 1950: 25; 29).

• Non solo Internet e Web: Ubiquitous computing,

connessione wireless, sensori, agenti, tag, ecc.

La “nuova” scienza delle reti

• Riferimento alla teoria dei grafi

• Riflessione trae spunto dalle reti “piccolo mondo” (le

sei strette di mano di Milgram)

• Reti a invarianza di scala: leggi di

autoorganizzazione per guardare dentro la “scatola

nera” della complessità

• “Nuove” scienze?

Reti a invarianza di scala

Reti di macchine: Internet e il Web

World Wide Web (WWW): rete costituita da documenti

(pagine web) e hyperlink (URL)

Internet: rete di router e di dispositivi di telecomunicazione

che realizzano i collegamenti fisici (cavi, fibre ottiche, ponti

radio, collegamenti satellitari)

Un'altra definizione per Internet come network è: rete di

domini e di indirizzi che li collega (in questa seconda

definizione ad un dominio fanno capo centinaia di router e

server)

Descrivere il Web

• Data la complessità del Web e la mancanza di regole organizzative

predefinite, per costruire un modello matematico del Web sono stati

seguiti, in prima approssimazione, i principi dei grafi casuali

• Numerosi studi sperimentali sulla distribuzione dei nodi e dei relativi

legami hanno evidenziato che il WWW possiede un’elevata

dimensione di auto-organizzazione: tende verso il modello di rete

piccolo mondo e “a invarianza di scala”

“Continenti” del web (Broder): nucleo centrale, in, out, isole

• “una totale assenza nel Web di democrazia, equità, valori egualitari”

(Barabasi 2002)

• “Così come nella società umana pochi individui, i connettori,

conoscono un numero insolitamente ampio di persone, l’architettura

del World Wide Web è dominata da pochissimi nodi altamente

connessi, o hub. (…) Nella rete del Web, tutti i nodi poco conosciuti,

scarsamente visibili e dotati di un esiguo numero di link sono tenuti

insieme da questi rari siti altamente connessi” (Barabási 2002: 63).

Misure sperimentali del Web

• Nel 1999, attraverso uno studio su 325.729 nodi del Web, è stato

ottenuto un valore medio per la distanza tra nodi pari a 11,2.

• Due anni dopo, considerando 200.000.000 di documenti, è stato

rilevato un valore medio per la distanza tra nodi di 16.

• Nel 1999 è stato considerato un campione di 259.794 siti ed,

eliminando i nodi con un solo link, è stato ottenuto un coefficiente di

aggregazione C = 0,1078 (maggiore di 3 ordini di grandezza rispetto

al valore C = 0,00023 ottenuto per un grafo casuale con la stessa

dimensione)

Misure sperimentali di Internet

• Un’analisi effettuata nel 1999 per Internet considerato sia come rete di

router che come rete di domini, ha dato i seguenti risultati:

– grado di separazione (domini): compreso tra 3,70 e 3,77

– grado di separazione (router): circa 9

– coefficiente di aggregazione (domini): compreso tra 0,18 e 0,3 (molto

più alto del valore C = 0,001 di un grafo casuale con parametri simili)


PAGINE

94

PESO

1.16 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa riferimento al corso di Internet studies tenuto dalla Prof.ssa Comunello. Gli argomenti che si affrontano sono: Reti e network: una riflessione semantica; Ipertesti, organizzazione non sequenziale della conoscenza, sistemi emergenti; Reti di macchine, reti di persone;
Comunità virtuali vs networked individualism; Reti di macchine + persone.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in industria culturale e comunicazione digitale
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di INTERNET STUDIES e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Comunello Francesca.

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