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1 Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede che la Corte

voglia:

– dichiarare che la Repubblica portoghese, non avendo adottato i

provvedimenti necessari per dare esecuzione alla sentenza della Corte 10

novembre 2005, causa C-432/03, Commissione/Portogallo

(Racc. pag. I-9665), è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza

dell’art. 228, n. 1, CE;

– condannare la Repubblica portoghese a versarle una penalità pari a

EUR 34 542 per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della sopra

menzionata sentenza Commissione/Portogallo, a decorrere dal giorno della

pronuncia della presente sentenza fino all’esecuzione della detta sentenza

Commissione/Portogallo;

– condannare la Repubblica portoghese a versarle una somma forfettaria di

EUR 6 060, moltiplicata per il numero di giorni trascorsi tra la pronuncia della

citata sentenza Commissione/Portogallo e la data in cui tale Stato membro si

conformerà alla detta sentenza o la data della pronuncia della presente

sentenza, e

– condannare la Repubblica portoghese alle spese.

Contesto normativo

La normativa comunitaria

2 In forza dell’art. 2, n. 1, della direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988,

89/106/CEE, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari

e amministrative degli Stati membri concernenti i prodotti da costruzione

(GU 1989, L 40, pag. 12), come modificata dalla direttiva del Consiglio 22 luglio

1993, 93/68/CEE (GU L 220, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva 89/106»), gli Stati

membri prendono le misure necessarie per far sì che «i prodotti da costruzione»,

ai sensi della direttiva 89/106, possano essere immessi sul mercato solo se idonei

all’impiego previsto, se hanno cioè caratteristiche tali che le opere in cui devono

essere inglobati, montati, applicati o installati possano, se adeguatamente

progettate e costruite, soddisfare i requisiti essenziali di cui all’art. 3 della detta

direttiva, se e nella misura in cui tali opere siano soggette a regolamentazioni che

prevedano tali requisiti.

3 Ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 89/106, tali requisiti essenziali sono

enunciati in termini di obiettivi nell’allegato I della medesima direttiva. Detti requisiti

riguardano talune caratteristiche delle opere in materia di resistenza meccanica e

stabilità, sicurezza in caso di incendio, igiene, salute e ambiente, sicurezza

nell’impiego, protezione contro il rumore, risparmio energetico e ritenzione di

calore.

4 Secondo l’art. 4, n. 2, della detta direttiva, gli Stati membri presumono idonei al

loro impiego i prodotti che consentono alle opere in cui sono utilizzati di soddisfare

gli stessi requisiti essenziali, allorché recano la marcatura «CE», la quale attesta

che sono conformi alle norme nazionali in cui sono state recepite le norme

armonizzate, ad un benestare tecnico europeo o alle specificazioni tecniche

nazionali che beneficiano di una presunzione di conformità con tali requisiti

essenziali.

5 L’art. 16, n. 1, della medesima direttiva dispone quanto segue:

«Se, per un determinato prodotto, non esistono le specificazioni tecniche di cui

all’articolo 4, lo Stato membro di destinazione, agendo a richiesta e in singoli casi,

considera come conformi alle disposizioni nazionali in vigore i prodotti che hanno

superato le prove e i controlli effettuati, nello Stato membro di produzione, da un

organismo riconosciuto secondo i metodi in vigore nello Stato membro di

destinazione o riconosciuti come equivalenti da tale Stato membro».

6 Ai sensi dell’art. 1 della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio 13

dicembre 1995, n. 3052/95/CE, che istituisce una procedura d’informazione

reciproca sulle misure nazionali che derogano al principio di libera circolazione

delle merci all’interno della Comunità (GU L 321, pag. 1), gli Stati membri

notificano alla Commissione ogni misura che ostacoli la libera circolazione o

l’immissione in commercio di un certo modello o di un certo tipo di prodotto

fabbricato o commercializzato legalmente in un altro Stato membro qualora questa

misura abbia quale effetto diretto o indiretto un divieto generale, un diniego di

autorizzazione di immissione in commercio, la modifica del modello o del tipo di

prodotto in causa ai fini dell’immissione o del mantenimento in commercio, o un

ritiro dal commercio. Secondo l’art. 4, n. 2, della decisione n. 3052/95/CE, tale

notifica ha luogo entro un termine di 45 giorni a decorrere dalla data in cui è stata

adottata la detta misura.

7 Nel febbraio 2004 sono state adottate svariate norme europee relative alle

specificazioni tecniche applicabili ai tubi di polietilene PEX.

La normativa nazionale

8 In forza dell’art. 17 del regolamento generale portoghese sulle costruzioni urbane

(Regulamento Geral das Edificações Urbanas), adottato con decreto legge 7

agosto 1951, n. 38/382 (Diário do Governo, serie I, n. 166, del 7 agosto 1951; in

prosieguo: l’«RGEU»), nella versione vigente prima della pronuncia della citata

sentenza Commissione/Portogallo, l’impiego di nuovi materiali o metodi edilizi per i

quali non esistevano specificazioni ufficiali né sufficiente prassi di utilizzo era

soggetto al previo parere del Laboratório Nacional de Engenharia Civil

(Laboratorio nazionale del genio civile; in prosieguo: l’«LNEC»).

9 In base ai decreti del Ministero dei Lavori pubblici 2 novembre 1970 (Diário do

Governo, serie II, n. 261, del 10 novembre 1970) e 7 aprile 1971 (Diário do

Governo, serie II, n. 91, del 19 aprile 1971), solo i materiali plastici omologati

dall’LNEC potevano essere utilizzati nella rete di distribuzione idrica.

10 La direttiva 89/106 è stata recepita in diritto portoghese con il decreto legge 10

aprile 1993, n. 113 (Diário da República I, serie A, n. 84, del 10 aprile 1993).

11 L’art. 9, n. 2, del decreto legge n. 113/93, come modificato dal decreto legge 14

giugno 1995, n. 139 (Diário da República, I, serie A, n. 136, del 14 giugno 1995) e

dal decreto legge 24 novembre 1998, n. 374 (Diário da República I, serie A,

n. 272, del 24 novembre 1998), prevedeva che, su domanda di un fabbricante con

sede in uno Stato membro o del suo mandatario, nei casi concreti e in mancanza

di specificazioni tecniche, i prodotti fossero considerati conformi alle disposizioni

nazionali adottate conformemente al Trattato CE qualora superassero le prove e i

controlli effettuati da un organismo riconosciuto dello Stato membro di

fabbricazione secondo metodi in vigore in Portogallo o riconosciuti equivalenti

dall’Instituto Português da Qualidade (Istituto portoghese della qualità).

La sentenza Commissione/Portogallo e i relativi fatti

12 Nel 2000 la Commissione ha ricevuto una denuncia da una società portoghese a

cui non era stata concessa l’autorizzazione richiesta per l’installazione in un

edificio di tubi di polietilene PEX importati dall’Italia e dalla Spagna con la

motivazione che tali tubi non erano stati omologati dall’LNEC. Quando tale società

ha chiesto all’LNEC un’attestazione di equivalenza dei certificati stranieri di cui era

in possesso, esso le ha comunicato che la domanda di attestazione di equivalenza

del certificato rilasciato dall’Istituto Italiano dei Plastici (in prosieguo: l’«IIP»)

andava respinta con la motivazione che quest’ultimo non figurava tra i membri

dell’associazione europea per il benestare tecnico delle costruzioni né era uno

degli altri organismi con cui l’LNEC aveva concluso un accordo di collaborazione.

13 Dopo aver inviato alla Repubblica portoghese una lettera di diffida e

successivamente un parere motivato, la Commissione ha proposto un ricorso per

inadempimento in cui sosteneva che tale Stato membro, assoggettando, in forza

dell’art. 17 dell’RGEU, tubi di polietilene importati da altri Stati membri ad un

procedimento d’omologazione senza tenere in considerazione i certificati di

omologazione rilasciati in tali altri Stati membri e non informando la Commissione

di siffatta misura, era venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza degli

artt. 28 CE e 30 CE e degli artt. 1 e 4, n. 2, della decisione n. 3052/95.

14 Al punto 33 della citata sentenza Commissione/Portogallo, la Corte ha innanzi

tutto ricordato che i tubi di cui trattasi non erano oggetto né di una norma

armonizzata o di un benestare tecnico europeo né di una specificazione tecnica

nazionale riconosciuta a livello comunitario ai sensi dell’art. 4, n. 2, della direttiva

89/106.

15 La Corte ha poi dedotto dall’art. 6, n. 2, della direttiva 89/106, ai sensi del quale gli

Stati membri autorizzano l’immissione in commercio dei detti prodotti nel loro

territorio se soddisfano prescrizioni nazionali conformi al Trattato, che tale direttiva

conferma che uno Stato membro può assoggettare l’immissione in commercio nel

suo territorio di un prodotto da costruzione non rientrante in specificazioni tecniche

armonizzate o riconosciute a livello comunitario solo a disposizioni nazionali che

siano conformi agli obblighi che derivano dal Trattato, in particolare al principio

della libera circolazione delle merci sancito negli artt. 28 CE e 30 CE (sentenza

Commissione/Portogallo, cit., punti 34 e 35).

16 A questo proposito la Corte ha rilevato che il requisito della previa omologazione

di un prodotto per attestarne l’idoneità ad un determinato uso, come pure il rifiuto,

in questo contesto, del riconoscimento dell’equivalenza dei certificati rilasciati in un

altro Stato membro restringono l’accesso al mercato dello Stato membro di

importazione e vanno quindi considerati una misura di effetto equivalente ad una

restrizione quantitativa all’importazione ai sensi dell’art. 28 CE (sentenza

Commissione/Portogallo, cit., punto 41).

17 Quanto al sapere se una misura quale l’art. 17 dell’RGEU sia proporzionata

rispetto all’obiettivo di tutela della salute e della vita delle persone che intende

perseguire, la Corte ha rammentato che, sebbene gli Stati membri siano liberi di

assoggettare ad un nuovo procedimento di esame e di omologazione un prodotto

già omologato in un altro Stato membro, le loro autorità sono tenute tuttavia a

contribuire allo snellimento dei controlli nel commercio intracomunitario. Da ciò

consegue che esse non hanno il diritto di esigere senza necessità analisi tecniche

o chimiche o prove di laboratorio quando le stesse analisi e prove siano già state

effettuate in un altro Stato membro e i loro risultati siano a disposizione di tali

autorità o possano, su loro richiesta, essere messi a loro disposizione (sentenza

Commissione/Portogallo, cit., punto 46).

18 Dopo aver ricordato che la stretta osservanza di tale obbligo richiede un

comportamento attivo da parte dell’organismo nazionale adito con una domanda di

omologazione di un prodotto o di riconoscimento, in questo contesto,

dell’equivalenza di un certificato emesso da un organismo di omologazione di un

altro Stato membro, la Corte ha considerato che, nel caso di specie, l’LNEC aveva

rifiutato di riconoscere l’equivalenza del certificato rilasciato dall’IIP senza aver

chiesto all’impresa richiedente le informazioni da essa detenute che gli avrebbero

consentito di valutare la natura del certificato emesso dall’IIP né contattato

quest’ultimo al fine di ottenere informazioni del genere (sentenza

Commissione/Portogallo, cit., punti 47 e 48).

19 Alla luce di queste considerazioni, la Corte è giunta alla conclusione che le

autorità portoghesi, assoggettando, a norma dell’art. 17 dell’RGEU, l’utilizzazione

del prodotto di cui trattasi ad un procedimento d’omologazione senza tener conto,

in questo contesto, di un certificato rilasciato da un organismo di omologazione di

un altro Stato membro e senza chiedere all’impresa richiedente o al detto

organismo le informazioni necessarie, erano venute meno al dovere di

collaborazione che deriva, nell’ambito di una domanda di omologazione di un

prodotto importato da un altro Stato membro, dagli artt. 28 CE e 30 CE (sentenza

Commissione/Portogallo, cit., punto 49).

20 Per quanto riguarda i requisiti concreti ai quali l’omologazione dei tubi di cui

trattasi sarebbe soggetta in Portogallo, la Corte ha ricordato che un regime di

previa autorizzazione amministrativa, per essere giustificato anche quando deroghi

ad una libertà fondamentale, deve comunque fondarsi su criteri oggettivi, non

discriminatori e noti in anticipo, in modo da circoscrivere l’esercizio del potere

discrezionale delle autorità nazionali affinché esso non sia usato in modo arbitrario

(sentenza Commissione/Portogallo, cit., punto 50).

21 Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l’art. 17 dell’RGEU non integrasse tali

requisiti in quanto disponeva unicamente che l’impiego di nuovi materiali o

procedimenti edilizi per i quali non esistevano specificazioni ufficiali né sufficiente

prassi di utilizzo era subordinato al previo parere dell’LNEC (sentenza

Commissione/Portogallo, cit., punto 51).

22 La Corte ne ha tratto la conclusione che, assoggettando i tubi di cui trattasi ad un

procedimento d’omologazione quale quello previsto all’art. 17 dell’RGEU, la

normativa portoghese non rispettava il principio di proporzionalità e, di

conseguenza, era in contrasto con gli artt. 28 CE e 30 CE (sentenza

Commissione/Portogallo, cit., punto 52).

23 Poiché le decisioni adottate dalle autorità portoghesi in forza dell’RGEU e dei

decreti ministeriali 2 novembre 1970 e 7 aprile 1971 avevano di fatto l’effetto di

vietare l’utilizzo dei tubi di cui trattasi e quindi dovevano considerarsi rientrare

nell’ambito di applicazione dell’art. 1 della decisione n. 3052/95, ma non erano

state notificate alla Commissione, la Corte ha ritenuto che la Repubblica

portoghese avesse violato anche gli obblighi ad essa incombenti in forza di tale

decisione (sentenza Commissione/Portogallo, cit., punti 58 e 60).

24 Pertanto la Corte, nel dispositivo della citata sentenza Commissione/Portogallo,

ha dichiarato che la Repubblica portoghese, non avendo tenuto conto, nell’ambito

di un procedimento d’omologazione, ai sensi dell’art. 17 dell’RGEU, di tubi di

polietilene importati da altri Stati membri, di certificati di omologazione rilasciati in

tali altri Stati membri e non avendo informato la Commissione di una siffatta

misura, era venuta meno agli obblighi che le incombevano in forza degli

artt. 28 CE e 30 CE, nonché degli artt. 1 e 4, n. 2, della decisione n. 3052/95.

Fatti della presente controversia

25 Il 10 gennaio 2006 le autorità portoghesi comunicavano alla Commissione che il

Ministro dei Lavori pubblici, dei Trasporti e delle Comunicazioni aveva adottato, il

23 dicembre 2005, il decreto n. 1726/2006, che abrogava i decreti 2 novembre

1970 e 7 aprile 1971 (Diário da República, serie II, n. 16, del 23 gennaio 2006).

26 Il decreto n. 1726/2006 prevedeva, ai punti 2 e 3, che i sistemi di tubi di plastica

per la distribuzione di acqua destinata al consumo umano, disciplinati da norme

europee adottate in Portogallo, dovessero essere certificati conformi ai requisiti

essenziali da parte di organismi riconosciuti. Secondo il punto 3 di tale decreto, il

riconoscimento di certificati di conformità emessi in un altro Stato membro veniva

effettuato conformemente all’art. 9, n. 2, del decreto legge n. 113/93. Ai sensi dei

punti 4 e 5 del detto decreto, in mancanza di norme europee adottate in

Portogallo, i prodotti dovevano essere omologati dall’LNEC, nel qual caso si

poteva tener conto, su richiesta dell’ente che domandava l’omologazione e

conformemente all’art. 9, n. 2, del decreto legge n. 113/93, delle prove e dei

controlli effettuati in un altro Stato membro.

27 Con una lettera di diffida del 4 luglio 2006, la Commissione comunicava alle

autorità portoghesi che il decreto n. 1726/2006 non garantiva la completa

esecuzione della citata sentenza Commissione/Portogallo. In primo luogo, dato

che un decreto nella gerarchia delle fonti si situa ad un livello inferiore rispetto a

quello di un decreto legge, il decreto n. 1726/2006 non avrebbe abrogato l’art. 17

dell’RGEU, che avrebbe continuato ad assoggettare l’impiego di taluni materiali al

previo parere dell’LNEC, senza prevedere la possibilità di tener conto delle prove e

dei controlli effettuati in altri Stati membri. Peraltro, tale decreto non avrebbe fatto

alcun riferimento all’art. 17 dell’RGEU. In secondo luogo, il detto decreto avrebbe

menzionato soltanto i sistemi di canalizzazione di distribuzione idrica soggetti alle

norme europee, omettendo di disciplinare i tubi isolati. Inoltre, per quanto riguarda

il procedimento d’omologazione dei sistemi di canalizzazione non soggetti alle

norme europee, il decreto n. 1726/2006 avrebbe previsto che le prove o i controlli

effettuati in un altro Stato membro potessero essere presi in considerazione, ma

non imponeva alcun obbligo al riguardo. In terzo luogo, le autorità portoghesi non

avrebbero comunicato le misure adottate nei confronti degli operatori economici

interessati dalla normativa nazionale che la Corte aveva giudicato contraria agli

artt. 28 CE e 30 CE.

28 Il 18 ottobre 2006, ritenendo ancora valide le censure formulate nella lettera di

diffida, la Commissione inviava alla Repubblica portoghese un parere motivato con

cui la invitava a prendere i provvedimenti necessari ad assicurare l’esecuzione

della citata sentenza Commissione/Portogallo entro il 18 dicembre 2006.

29 Con una lettera del 12 gennaio 2007, la Repubblica portoghese rispondeva al

suddetto parere motivato informando la Commissione che, nel frattempo, aveva

chiarito le disposizioni applicabili.

30 Innanzi tutto, il decreto n. 1726/2006 sarebbe stato abrogato dal decreto del

Ministro dei Lavori pubblici, dei Trasporti e delle Comunicazioni 4 settembre 2006,

n. 19563/2006 (Diário da República, serie II, n. 185, del 25 settembre 2006), il

quale, disciplinando non solo l’omologazione dei sistemi di tubature, ma anche

quella dei tubi e degli accessori, farebbe chiaro riferimento all’art. 17 dell’RGEU e

prevederebbe espressamente l’obbligo di prendere in considerazione le prove e i

controlli effettuati in altri Stati membri.

31 Il decreto legge 8 gennaio 2007, n. 4 (Diário da República, serie I, n. 5, dell’8

gennaio 2007) avrebbe poi modificato l’art. 9 del decreto legge n. 113/93 in modo

da garantire il mutuo riconoscimento tra Stati membri dei certificati di conformità,

delle prove e dei controlli, segnatamente ai fini delle procedure di omologazione.

32 Per quanto riguarda l’art. 17 dell’RGEU, le autorità portoghesi spiegavano che

tale disposizione doveva comunque essere interpretata conformemente al decreto

n. 19563/2006 e al principio del mutuo riconoscimento sancito all’art. 9, n. 2, del

decreto legge n. 113/93, che garantirebbe la piena collaborazione tra organismi

nazionali. Le dette autorità aggiungevano che, dopo avere effettuato le ricerche

necessarie, non era stato rilevato alcun caso di irregolare applicazione dell’art. 17

dell’RGEU da parte dell’LNEC. Infine, poiché dopo l’adozione di norme europee

nel febbraio 2004, la necessità di omologare tubi e accessori di polietilene era

diventata eccezionale, l’LNEC avrebbe annullato tutti i documenti di omologazione

relativi ai sistemi di tubature di plastica oggetto di tali norme.

33 Con una lettera del 17 agosto 2007, le autorità portoghesi informavano la

Commissione dell’adozione del decreto legge recante la stessa data, n. 290/2007

(Diário da República, serie I, n. 128, del 17 agosto 2007), entrato in vigore il 18

agosto 2007, il quale modificava l’art. 17 dell’RGEU aggiungendovi un paragrafo ai

sensi del quale l’omologazione da parte dell’LNEC doveva tener conto delle prove

e dei controlli effettuati in un altro Stato membro.

34 Non essendo soddisfatta della risposta fornita dalle autorità portoghesi al parere

motivato, la Commissione ha proposto il presente ricorso.

Sviluppi nel corso del procedimento dinanzi alla Corte

35 Nel marzo 2008 la Repubblica portoghese ha informato la Corte dell’adozione del

decreto legge 19 marzo 2008, n. 50 (Diário da República, serie I, n. 56, del 19

marzo 2008), entrato in vigore il 20 marzo 2008, che ha modificato l’art. 17

dell’RGEU nei seguenti termini:

«1. Gli edifici devono essere costruiti e ristrutturati in modo da garantire che

soddisfino i requisiti essenziali di resistenza meccanica e stabilità, sicurezza

nell’impiego e in caso di incendio, igiene, salute e tutela dell’ambiente, protezione

contro il rumore, risparmio energetico, ritenzione di calore e altri requisiti stabiliti

nel presente regolamento o in una normativa specifica, in particolare di

funzionalità, durevolezza e altri.

2. La qualità, la natura e le modalità di messa in opera dei materiali impiegati

nella costruzione di edifici nuovi e nelle ristrutturazioni devono rispettare le norme

edilizie e la normativa applicabile, garantendo che gli edifici soddisfino le

condizioni e i requisiti di cui al n. 1 conformemente alle specificazioni tecniche del

progetto di esecuzione.

3. L’impiego di prodotti da costruzione in edifici nuovi o in ristrutturazioni è

soggetto, in forza della legislazione applicabile, alla marcatura “CE” corrispondente

o, in mancanza di marcatura, salvo mutuo riconoscimento, alla certificazione della

loro conformità alle specificazioni tecniche vigenti in Portogallo.

4. La certificazione della conformità alle specificazioni tecniche vigenti in

Portogallo può essere richiesta da qualsiasi interessato e a tal fine deve essere

sempre tenuto conto dei certificati di conformità alle specificazioni tecniche vigenti

in ogni Stato membro dell’Unione europea, in Turchia o in uno Stato firmatario

dell’Accordo sullo Spazio economico europeo, nonché dei risultati positivi delle

verifiche e delle prove effettuate nello Stato di produzione, alle condizioni previste

all’art. 9, n. 2, del decreto legge n. 113/93, del 10 aprile 1993.

5. Nei casi in cui i prodotti da costruzione non soddisfino nessuna delle

condizioni di cui al n. 3 e ove il loro utilizzo in edifici nuovi o ristrutturati possa

comportare un rischio per la rispondenza ai requisiti essenziali di cui al paragrafo

1, detto utilizzo è subordinato alla loro omologazione da parte dell’[LNEC], che li

deve dispensare da tale omologazione qualora tali prodotti possiedano certificati di

conformità emessi da un organismo riconosciuto in uno Stato membro dell’Unione

europea, in Turchia o in uno Stato firmatario dell’Accordo sullo Spazio economico

europeo che attestino il sufficiente soddisfacimento dei detti requisiti.

6. L’omologazione prevista al precedente numero può essere richiesta da

qualsiasi interessato e l’[LNEC] è sempre obbligato a prendere in considerazione,

alle condizioni di cui all’art. 9, n. 2, del decreto legge n. 113/93, del 10 aprile 1993,

i certificati di conformità emessi e le prove e i controlli effettuati da un organismo

riconosciuto in uno Stato membro dell’Unione europea, in Turchia o in uno Stato

firmatario dell’Accordo sullo Spazio economico europeo e a collaborare con tali

organismi per ottenere e valutare i rispettivi risultati.

7. La necessità di ripetere una delle prove o uno dei controlli di cui ai nn. 4 e 6

deve essere debitamente motivata dall’[LNEC].

8. Le omologazioni sono concesse purché risultino soddisfatti i requisiti elencati

all’allegato I del decreto legge n. 113/93, del 10 aprile 1993».

36 All’udienza, la Commissione ha precisato alla Corte di ritenere che il detto decreto

legge garantisca, a far data dalla sua entrata in vigore, la piena esecuzione della

citata sentenza Commissione/Portogallo.

37 La Commissione ha quindi rinunciato alla domanda di fissazione di una penalità,

mantenendo tuttavia la domanda di pagamento di una somma forfettaria.

Sul ricorso

38 Sebbene l’art. 228 CE non precisi il termine entro il quale deve aver luogo

l’esecuzione di una sentenza della Corte che constata un inadempimento, da una

giurisprudenza consolidata risulta che l’esigenza di un’immediata e uniforme

applicazione del diritto comunitario impone che tale esecuzione sia iniziata

immediatamente e conclusa entro termini il più possibile ristretti (v., in particolare,

sentenza 9 dicembre 2008, causa C-121/07, Commissione/Francia, non ancora

pubblicata nella Raccolta, punto 21, e giurisprudenza ivi citata).

39 Peraltro, la data di riferimento per valutare l’esistenza di un inadempimento ai

sensi dell’art. 228 CE si colloca alla scadenza del termine fissato nel parere

motivato emesso in forza di tale disposizione (v., in particolare, sentenza 4 giugno

2009, causa C-109/08, Commissione/Grecia, non ancora pubblicata nella

Raccolta, punto 15, e giurisprudenza ivi citata).

40 Occorre dunque valutare se, come sostiene la Commissione, alla data in cui era

scaduto il termine di due mesi impartito nel parere motivato, vale a dire il 18

dicembre 2006, la Repubblica portoghese non aveva ancora dato esecuzione alla

citata sentenza Commissione/Portogallo.

41 Infatti, la Commissione ritiene che, fino all’adozione del decreto legge n. 50/2008,

la Repubblica portoghese non avesse adottato i provvedimenti necessari per dare

attuazione alla citata sentenza Commissione/Portogallo.

42 In questo contesto, la Commissione deduce una prima censura, secondo la quale,

prima di tale data, il combinato disposto degli artt. 17 dell’RGEU e 9, n. 2, del

decreto legge n. 113/93 non eliminavano l’ostacolo alla libera circolazione delle

merci rappresentato dal requisito di omologazione dei prodotti per i quali non

esistevano specificazioni tecniche. La Commissione deduce anche quattro

censure più precise, relative alla compatibilità della normativa portoghese con i

requisiti derivanti dalla citata sentenza Commissione/Portogallo.

Sulla censura relativa all’ostacolo alla libera circolazione delle merci

rappresentato dal procedimento d’omologazione di cui agli artt. 17 dell’RGEU e 9,

n. 2, del decreto legge n. 113/93

43 In primo luogo, la Commissione sostiene che, prima dell’adozione del decreto

legge n. 50/2008, il requisito di omologazione previsto dal combinato disposto

degli artt. 17 dell’RGEU e 9, n. 2, del decreto legge n. 113/93 per i prodotti non

assoggettati a specificazioni tecniche, costituiva una misura di effetto equivalente

a una restrizione quantitativa all’importazione ai sensi dell’art. 28 CE.

44 Rispondendo alla detta censura, la Repubblica portoghese fa notare che, nella

citata sentenza Commissione/Portogallo, la Corte non ha messo in discussione il

fatto che, per quanto concerne i prodotti per i quali non esistono né specificazioni

tecniche né mutuo riconoscimento di certificati, uno Stato membro preveda un

sistema di omologazione come quello risultante dall’art. 17 dell’RGEU. Infatti,

qualora non prevedesse un sistema del genere, tale Stato membro non

rispetterebbe l’obbligo, imposto dalla direttiva 89/106, di assicurare che siano

utilizzati unicamente prodotti da costruzione idonei all’impiego cui sono destinati.

45 A questo proposito, occorre ricordare che è vero che, nella citata sentenza

Commissione/Portogallo, la Corte ha ritenuto che il rifiuto da parte di un organismo

di omologazione di riconoscere, nell’ambito di un procedimento d’omologazione

come quello risultante dall’art. 17 dell’RGEU, l’equipollenza di un certificato

rilasciato da un organismo di omologazione di un altro Stato membro costituisse

una restrizione alla libera circolazione delle merci. Tuttavia, dopo avere esaminato

se una misura del genere potesse essere giustificata da ragioni d’interesse

generale, ai punti 49-52 di tale sentenza essa ha accertato un inadempimento

degli obblighi derivanti dagli artt. 28 CE e 30 CE solo nei limiti in cui, da un lato, le

autorità portoghesi, nell’applicare il procedimento d’omologazione in parola, non

avevano tenuto conto dei certificati rilasciati da altri Stati membri né richiesto

all’impresa richiedente o al detto altro organismo le informazioni necessarie e,

dall’altro, il detto procedimento d’omologazione, quale previsto dalla normativa

portoghese, non si basava su criteri oggettivi, non discriminatori e noti in anticipo.

46 Dalla detta sentenza non si evince pertanto in alcun modo che, per il semplice

fatto che uno Stato membro preveda un procedimento d’omologazione dei prodotti

per i quali non esistono né specificazioni tecniche né mutuo riconoscimento di

certificati di conformità, tale Stato non rispetti gli obblighi ad esso incombenti in

forza del diritto comunitario.

47 Orbene, poiché il procedimento previsto all’art. 228, n. 2, CE dev’essere

considerato come uno speciale procedimento giudiziario di esecuzione delle


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia relativa a un caso di responsabilità per inadempimento tra la Commissione e il Portogallo. Parole chiave: inadempimento dello Stato, materiali di costruzione, procedura di omologazione, certificato di conformità, procedimento pre-contenzioso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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