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comporta, la Commissione, dopo aver dato allo Stato membro la possibilità di

presentare le sue osservazioni, formula un parere motivato che precisa i punti sui

quali lo Stato membro in questione non si è conformato alla detta sentenza.

Qualora tale Stato membro non abbia preso i provvedimenti che l’esecuzione della

detta sentenza comporta entro il termine fissato dalla Commissione, questa può

adire la Corte.

54 Di conseguenza, sebbene, come ricordato al punto 47 della presente sentenza, il

procedimento di cui all’art. 228, n. 2, CE debba essere considerato come uno

speciale procedimento giudiziario di esecuzione delle sentenze della Corte, esso,

analogamente a quello di cui all’art. 226 CE, impone l’osservanza di un

procedimento precontenzioso.

55 A tale proposito, risulta da una giurisprudenza costante che, nell’ambito di un

ricorso proposto ai sensi dell’art. 226 CE, la lettera di diffida inviata dalla

Commissione allo Stato membro e poi il parere motivato della detta istituzione

delimitano la materia del contendere, che quindi non può più essere ampliata.

Infatti, la possibilità per lo Stato membro interessato di presentare osservazioni

costituisce, anche se esso ritenga di non doverne fare uso, una garanzia

essenziale voluta dal Trattato, la cui osservanza è un requisito formale essenziale

per la regolarità del procedimento attestante l’inadempimento di uno Stato

membro. Di conseguenza, il parere motivato e il ricorso della Commissione

devono vertere sugli stessi addebiti già mossi nella lettera di diffida che apre il

procedimento precontenzioso (v., in particolare, sentenze 14 giugno 2007, causa

C-422/05, Commissione/Belgio, Racc. pag. I-4749, punto 25, e 18 dicembre 2007,

causa C-186/06, Commissione/Spagna, Racc. pag. I-12093, punto 15).

56 Lo stesso dicasi a proposito del ricorso proposto in applicazione dell’art. 228, n. 2,

CE, il cui oggetto è circoscritto dal procedimento precontenzioso previsto da tale

disposizione, nel senso che la Commissione, nel suo ricorso, non può ampliare

l’oggetto della controversia deducendo nuovi addebiti rispetto a quelli elencati nel

parere motivato con cui essa ha precisato i punti sui quali lo Stato membro

interessato non si è conformato alla sentenza della Corte che dichiara

l’inadempimento (v., in tal senso, sentenza 14 marzo 2006, causa C-177/04,

Commissione/Francia, Racc. pag. I-2461, punti 37-39).

57 È vero che il requisito in base al quale l’oggetto dei ricorsi proposti a norma degli

artt. 226 e 228, n. 2, CE è circoscritto dal procedimento precontenzioso previsto da

tali disposizioni non può interpretarsi fino a imporre che sussista in ogni caso una

perfetta coincidenza tra l’elenco degli addebiti contenuto nella lettera di diffida, il

dispositivo del parere motivato e le conclusioni del ricorso, ove l’oggetto della

controversia non sia stato ampliato o modificato (v., in particolare, per quanto

riguarda l’applicazione dell’art. 226 CE, sentenze 7 luglio 2005, causa C-147/03,

Commissione/Austria, Racc. pag. I-5969, punto 24, e 8 dicembre 2005, causa

C-33/04, Commissione/Lussemburgo, Racc. pag. I-10629, punto 37, nonché, per

quanto riguarda l’applicazione dell’art. 228, n. 2, CE, sentenza 14 marzo 2006,

Commissione/Francia, cit., punto 37).

58 La Corte ha quindi considerato che, qualora durante il procedimento

precontenzioso sia intervenuta una modifica normativa, il ricorso può riguardare

disposizioni nazionali non identiche a quelle di cui trattasi nel parere motivato (v.,

in particolare, sentenze 1° febbraio 2005, causa C-203/03, Commissione/Austria,

Racc. pag. I-935, punto 29, e 14 marzo 2006, Commissione/Francia, cit.,

punto 38). Ciò si verifica in particolare quando, dopo il parere motivato, uno Stato

membro modifica le disposizioni nazionali oggetto del parere motivato al fine di

porre rimedio agli addebiti relativi alla mancata esecuzione della sentenza che

dichiara l’inadempimento.

59 Tuttavia, in un ricorso proposto ai sensi dell’art. 228, n. 2, CE, la Commissione

non può criticare disposizioni nazionali le quali, pur essendo già applicabili durante

il procedimento precontenzioso, non erano oggetto di quest’ultimo né

esplicitamente né, se sussiste un rapporto diretto tra tali disposizioni e gli aspetti

della normativa nazionale criticati nel parere motivato, implicitamente.

60 Infatti, dal momento che la Commissione, nel parere motivato emesso in

applicazione dell’art. 228, n. 2, CE, è tenuta a precisare i punti sui quali lo Stato

membro interessato non si è conformato alla sentenza della Corte che dichiara

l’inadempimento, l’oggetto della controversia non può essere esteso ad obblighi

non contenuti nel parere motivato, salvo incorrere nella violazione delle forme

sostanziali che garantiscono la regolarità del procedimento.

61 Nel caso di specie, si deve necessariamente rilevare che la Commissione,

sebbene abbia, è vero, precisato nella lettera di diffida e nel parere motivato

relativi alla presente causa che, a suo avviso, le modifiche apportate dalla

Repubblica portoghese alla sua normativa non garantivano una piena esecuzione

della citata sentenza Commissione/Portogallo, essa non ha invece criticato, né

nella lettera di diffida né nel parere motivato, la norma in base alla quale il diritto di

chiedere il riconoscimento dei certificati di conformità poteva essere esercitato

soltanto dal fabbricante del prodotto o dal suo mandatario.

62 Orbene, come sottolineato dalla Repubblica portoghese, alla scadenza del

termine fissato nel parere motivato tale norma compariva, per quanto riguarda i

prodotti da costruzione per i quali non esistono specificazioni tecniche, nell’art. 9,

n. 2, del decreto legge n. 113/93, il che implica che essa si applicava non soltanto

durante il procedimento precontenzioso relativo alla presente causa, ma anche

durante quello che ha portato alla citata sentenza Commissione/Portogallo, senza

tuttavia essere oggetto dell’uno né dell’altro di tali procedimenti.

63 Contrariamente a quanto sostiene la Commissione, la censura relativa alla

suddetta norma non può essere considerata ricevibile perché corrisponderebbe, in

realtà, alla critica formulata dalla Corte, nella citata sentenza

Commissione/Portogallo, nei confronti della normativa portoghese in quanto

costitutiva di una restrizione alla libera circolazione delle merci per ogni operatore

economico intenzionato a utilizzare in Portogallo i prodotti controversi.

64 A questo proposito, occorre precisare che, nella causa che ha portato alla citata

sentenza Commissione/Portogallo, la Corte non era stata investita della questione

della limitazione, di cui all’art. 9, n. 2, del decreto legge n. 113/93, del diritto di

chiedere il riconoscimento di certificati emessi in altri Stati membri.

65 Inoltre, quando nel procedimento precontenzioso sfociato nella presente causa, la

Commissione ha precisato i punti sui quali la Repubblica portoghese non si era

conformata alla detta sentenza, essa non ha affrontato la questione dell’eventuale

incompatibilità della normativa portoghese con gli artt. 28 CE e 30 CE, derivante

dal fatto che detta normativa, per quanto riguarda i prodotti da costruzione non

regolamentati da specificazioni tecniche, imponeva che una domanda di

riconoscimento di certificati emessi in altri Stati membri provenisse o dal

fabbricante del prodotto interessato o dal suo mandatario.

66 Ciò premesso, criticando questo aspetto della normativa portoghese nel suo

ricorso, la Commissione non si è dunque limitata ai punti sui quali, considerata la

citata sentenza Commissione/Portogallo, e secondo il parere motivato, la

Repubblica portoghese non si era conformata a tale sentenza.

67 Infatti, proprio come il procedimento precontenzioso ex art. 226 CE, anche quello

previsto all’art. 228, n. 2, CE ha lo scopo di dare allo Stato membro interessato

l’opportunità di conformarsi agli obblighi che gli derivano dal diritto comunitario o di

sviluppare un’utile difesa contro gli addebiti formulati dalla Commissione (v. in

particolare, per analogia, sentenza 23 aprile 2009, causa C-331/07,

Commissione/Grecia, punto 26).

68 Nel parere motivato e nel ricorso previsti all’art. 228, n. 2, CE gli addebiti devono

essere presentati in modo coerente e preciso così da consentire allo Stato

membro e alla Corte di conoscere esattamente lo stato di esecuzione della

sentenza che constata l’inadempimento, presupposto necessario affinché il

suddetto Stato possa far valere utilmente i suoi motivi di difesa e affinché la Corte

possa verificare il persistere di tale inadempimento (v., per analogia, sentenza

1° febbraio 2007, causa C-199/04, Commissione/Regno Unito, Racc. pag. I-1221,

punto 21).

69 Di conseguenza, questa seconda censura deve essere considerata irricevibile.

Sulla censura relativa alla mancata precisazione dei criteri di cui si deve tener

conto in sede di omologazione di prodotti per i quali non esistono specificazioni

tecniche

Argomenti delle parti

70 Con la terza censura, la Commissione reputa che la normativa portoghese sia

rimasta non conforme al principio di proporzionalità in quanto non ha specificato i

criteri da prendere in considerazione ai fini di un’omologazione di prodotti per i

quali non esistevano specificazioni tecniche. Infatti, anche nella versione

modificata dal decreto legge n. 290/2007, l’art. 17, n. 2, dell’RGEU si sarebbe

limitato a indicare che le omologazioni dovevano prendere in considerazione le

prove e i controlli effettuati negli Stati membri, senza precisare nessuno dei criteri

da rispettare.

71 Inoltre, in base al dettato dell’art. 17 dell’RGEU, come risultava da tale modifica,

sarebbe stato impossibile conoscere l’organismo competente a effettuare una

simile omologazione, in quanto la versione modificata non conteneva più alcun

riferimento al previo parere dell’LNEC.

72 Secondo la Repubblica portoghese, tale censura è irricevibile dal momento che

non è stata avanzata né nel contesto della causa all’origine della citata sentenza

Commissione/Portogallo né nel corso del procedimento precontenzioso relativo

alla presente causa.

73 Ad ogni modo, la Repubblica portoghese sostiene che sia il decreto n. 1726/2006

sia il decreto n. 19563/2006 hanno assicurato l’esecuzione della citata sentenza

Commissione/Portogallo, in quanto nel corso del procedimento d’omologazione di

prodotti per i quali non esistono specificazioni tecniche, l’organismo nazionale

competente deve prendere in considerazione le prove e i controlli effettuati in uno

Stato membro. Per i tubi di polietilene, dopo l’adozione delle norme europee,

solamente in casi eccezionali in cui questi tubi non rispettino le dette norme

dovrebbe essere certificato, nel corso di un procedimento d’omologazione, che

essi sono sicuri ed idonei all’impiego cui sono destinati. Tale esame verrebbe

effettuato alla luce dei requisiti essenziali di cui all’allegato I della direttiva 89/106 e

attuati in Portogallo all’allegato I del decreto legge n. 113/93 in casi eccezionali per

i quali sarebbe difficile specificare criteri d’omologazione ulteriori rispetto a tali

requisiti essenziali. Al riguardo, la modifica apportata al punto 8 dell’art. 17

dell’RGEU dal decreto legge n. 50/2008 avrebbe avuto quindi il solo effetto di

chiarire il fatto che il procedimento d’omologazione viene condotto alla luce di tali

requisiti essenziali.

74 Quanto alla mancata individuazione dell’organismo competente per

l’omologazione dei prodotti da costruzione per i quali non esistono specificazioni

tecniche, la Repubblica portoghese osserva che, sebbene, a un certo momento,

l’art. 17 dell’RGEU non individuasse più l’LNEC come l’organismo competente, le

competenze di tale organismo sarebbero inequivocabilmente risultate dal

complesso della normativa nazionale.

Giudizio della Corte

75 Per quanto riguarda, da un lato, la censura relativa alla mancata precisazione dei

criteri di cui tener conto al momento dell’omologazione effettuata dall’LNEC in

forza dell’art. 17 dell’RGEU, si deve necessariamente rilevare che la Commissione

non ha menzionato tale censura né nella lettera di diffida né nel parere motivato

relativi alla presente causa, i quali, quanto al procedimento d’omologazione, si

limitavano ad addebitare alla Repubblica portoghese di aver apportato delle

modifiche al quadro normativo mediante adozione di un decreto, ossia il decreto

n. 1726/2006, invece di aver modificato l’art. 17 dell’RGEU stesso, e, quanto al

detto decreto, di aver adottato un testo che, in primo luogo, non faceva alcun

riferimento al detto art. 17, in secondo luogo, ometteva di disciplinare i singoli tubi

e, in terzo luogo, non prevedeva l’obbligo di tener conto dei certificati emessi in

altri Stati membri.

76 Quando poi, nel ricorso, la Commissione ha continuato a criticare il procedimento

d’omologazione previsto all’art. 17 dell’RGEU, essa non ha più riproposto gli

addebiti formulati nel corso del procedimento precontenzioso, ma solo quello

relativo alla mancata precisazione dei criteri da prendere in considerazione al

momento di tale procedimento d’omologazione, che quindi non era stato oggetto

del procedimento precontenzioso.

77 Orbene, la Commissione non può, se non estendendo l’oggetto della controversia

e, quindi, violando i diritti della difesa, presentare per la prima volta nell’atto di

ricorso una censura che non aveva sollevato nella fase precontenziosa del

procedimento,.

78 La censura sollevata dalla Commissione relativa alla mancata precisazione dei

criteri di cui tenere conto nel corso del procedimento d’omologazione previsto

all’art. 17 dell’RGEU non può neanche essere considerata ricevibile per il solo fatto

che corrisponderebbe alla critica formulata dalla Corte, al punto 50 della citata

sentenza Commissione/Portogallo, a proposito della mancanza di criteri oggettivi,

non discriminatori e noti in anticipo cui erano assoggettati i tubi in parola in

occasione di tale procedimento d’omologazione.

79 Infatti, quando nel corso del procedimento precontenzioso che ha portato alla

presente causa la Commissione ha precisato i punti sui quali la Repubblica

portoghese non si era conformata alla detta sentenza, tale istituzione non ha

affrontato la questione dell’eventuale violazione degli artt. 28 CE e 30 CE risultante

dal fatto che la normativa portoghese, anche a seguito delle modifiche apportatevi

nel frattempo, continuava a non precisare sufficientemente i criteri di cui tener

conto nel corso del detto procedimento d’omologazione.

80 Peraltro, la Commissione non ha esaminato, né nella lettera di diffida né nel

parere motivato, le disposizioni del decreto legge n. 113/93 cui si riferiscono sia il

decreto n. 1726/2006 sia il decreto n. 19563/2006 quanto alle modalità secondo le

quali l’LNEC tiene conto, nel corso del procedimento d’omologazione di tubi, di

prove e controlli effettuati in altri Stati membri.

81 Nei limiti in cui, criticando nel ricorso questo aspetto della normativa portoghese,

la Commissione non si è limitata ai punti sui quali, a suo avviso, la Repubblica

portoghese non si era conformata alla citata sentenza Commissione/Portogallo,

tale censura deve dunque essere considerata irricevibile.

82 D’altro lato, per quanto riguarda la mancata precisazione, all’art. 17 dell’RGEU,

come modificato dal decreto legge n. 290/2007, dell’organismo competente a

procedere all’omologazione di prodotti per i quali non esistono specificazioni

tecniche, occorre rilevare che, sebbene la Commissione non abbia fatto

riferimento nemmeno a tale aspetto nel corso del procedimento precontenzioso,

questa circostanza si spiega con il fatto che tale censura della Commissione

riguarda una disposizione introdotta dalle autorità portoghesi per dare risposta alle

critiche espresse dalla detta istituzione nel corso del procedimento

precontenzioso.

83 Tuttavia, come sostiene la Repubblica portoghese, tale censura è infondata, dal

momento che, anche dopo l’adozione del decreto legge n. 290/2007, l’art. 17

dell’RGEU doveva essere letto in combinato disposto con altre disposizioni

nazionali rilevanti, quali quelle che definiscono i compiti attribuiti all’LNEC, in

particolare l’art. 3, n. 2, lett. d), del decreto legge 24 agosto 2007, n. 304 (Diário da

República, serie I, n. 163, del 24 agosto 2007), dal quale risulta che l’LNEC è

l’organismo competente.

84 La quarta censura dev’essere quindi respinta in quanto parzialmente irricevibile e

parzialmente infondata.

Sulla censura relativa all’applicazione di criteri discriminatori all’atto del

riconoscimento di certificati emessi in altri Stati membri

Argomenti delle parti

85 Con la quarta censura, la Commissione critica il fatto che l’art. 9, n. 2, del decreto

legge n. 113/93 assoggettasse il riconoscimento, in Portogallo, di certificati emessi

in altri Stati membri a criteri detti «di tripla nazionalità», in base ai quali le prove e i

controlli pertinenti dovevano essere effettuati nello Stato di fabbricazione secondo i

metodi vigenti in Portogallo o riconosciuti equivalenti da un organismo pubblico

portoghese e nell’ambito di un sistema di qualità portoghese. Secondo la

Commissione, ne conseguiva che, contrariamente a quanto aveva imposto la

Corte ai punti 50 e 51 della citata sentenza Commissione/Portogallo, le decisioni

sul riconoscimento dei detti certificati non erano prese sulla base di criteri oggettivi

e non discriminatori.

86 Secondo la Repubblica portoghese, tale censura è irricevibile in quanto i criteri

detti «di tripla nazionalità» comparivano già nella versione originaria dell’art. 9,

n. 2, del decreto legge n. 113/93 e la Commissione non aveva mai sollevato la

minima obiezione al riguardo, né nel corso del procedimento precontenzioso

all’origine della presente causa né nell’ambito del procedimento precontenzioso

che ha portato alla citata sentenza Commissione/Portogallo o del procedimento

svoltosi dinanzi alla Corte in quest’ultima causa.

87 Ad ogni modo, la norma secondo la quale, in mancanza di specificazioni tecniche,

l’organismo portoghese competente riconosceva le prove e i controlli effettuati in

altri Stati membri solo se erano effettuati seguendo i metodi vigenti in Portogallo o

considerati ad essi equivalenti dal detto organismo sarebbe stata la mera

attuazione dell’art. 16, n. 1, della direttiva 89/106 volta a garantire la sicurezza dei

prodotti da costruzione per i quali non esistevano specificazioni tecniche. Il fatto

che tale norma si applicasse ai procedimenti d’omologazione introdotti in forza

dell’art. 17 dell’RGEU avrebbe avuto proprio lo scopo di agevolare la presa in

considerazione di prove e controlli effettuati in un altro Stato membro.

Giudizio della Corte

88 Si deve rilevare che la Commissione non ha criticato né nella lettera di diffida né

nel parere motivato il fatto che tale normativa assoggettasse la dichiarazione di

conformità di prodotti provenienti da altri Stati membri e per i quali non esistevano

specificazioni tecniche, così come il riconoscimento di certificati di conformità

rilasciati in altri Stati membri per siffatti prodotti, al requisito che tali prodotti

avessero superato prove e controlli effettuati da un organismo riconosciuto avente

sede nello Stato membro di fabbricazione seguendo metodi vigenti in Portogallo o

riconosciuti equivalenti dall’Institudo Portugûes da Qualidade.

89 Orbene, come rilevato dalla Repubblica portoghese, alla data di scadenza del

termine fissato nel parere motivato, tale requisito compariva, per quanto riguarda i

prodotti da costruzione per i quali non esistevano specificazioni tecniche, all’art. 9,

n. 2, del decreto legge n. 113/93, che era volto a recepire in diritto portoghese

l’art. 16, n. 1, della direttiva 89/106. Tale requisito, anche se era applicabile non

soltanto nel corso del procedimento precontenzioso all’origine della presente

causa, ma anche nel corso di quello che ha portato alla citata sentenza

Commissione/Portogallo, non è stato oggetto di nessuno di questi procedimenti.

Quest’ultima sentenza non affronta assolutamente la questione dell’incompatibilità

con gli artt. 28 CE e 30 CE del decreto legge n. 113/93, in particolare del suo

art. 9, n. 2.

90 Ciò premesso, la censura della Commissione relativa ai criteri che le prove e i

controlli effettuati in altri Stati membri dovevano soddisfare non può essere

considerata ricevibile con la motivazione che corrisponderebbe, in realtà, alla

critica formulata dalla Corte, al punto 51 della citata sentenza

Commissione/Portogallo, per quanto attiene alla mancanza di criteri oggettivi, non

discriminatori e noti in anticipo cui erano assoggettati i tubi in questione nel corso

del procedimento d’omologazione di cui all’art. 17 dell’RGEU.

91 Poiché la Commissione, criticando nel suo ricorso i requisiti di riconoscimento

previsti all’art. 9, n. 2, del decreto legge n. 113/93, non si è limitata ai punti sui

quali la Corte ha riconosciuto, nella citata sentenza Commissione/Portogallo, che

la Repubblica portoghese era venuta meno agli obblighi impostile dal Trattato,

anche questa quarta censura deve essere considerata irricevibile.

Sulla censura relativa alla mancata adozione di provvedimenti nei confronti di

operatori economici interessati dalla normativa nazionale controversa

Argomenti delle parti

92 Con la quinta censura, la Commissione ritiene che la Repubblica portoghese non

abbia dato esecuzione alla citata sentenza Commissione/Portogallo, in quanto ha

omesso di adottare provvedimenti nei confronti degli operatori economici

interessati dalla normativa nazionale controversa. Infatti, nonostante i fatti accertati

dalla Corte al punto 48 della citata sentenza Commissione/Portogallo, la

Repubblica portoghese si sarebbe limitata ad affermare che non sarebbe stato

riscontrato alcun caso in cui sia stata rifiutata l’omologazione di tubi in applicazione

di disposizioni non conformi agli artt. 28 CE e 30 CE. Ricordando i poteri istruttori

di cui dispongono, secondo quanto affermato dalla Repubblica portoghese, gli

organi amministrativi portoghesi, la Commissione sostiene che tale Stato non

avrebbe dovuto limitarsi alla considerazione che, dato che l’impresa denunciante

non aveva richiesto un’omologazione dei suoi prodotti, ma soltanto il

riconoscimento di un certificato rilasciato in Italia, tale impresa, in realtà, non

intendeva ottenere una simile omologazione.

93 La Repubblica portoghese osserva al riguardo, innanzi tutto, che la Commissione

ha fatto menzione soltanto nell’atto di ricorso delle circostanze richiamate dalla

Corte al punto 48 della citata sentenza Commissione/Portogallo.

94 Tale Stato membro spiega poi che risulta dalla corrispondenza intercorsa tra

l’LNEC e l’impresa denunciante che quest’ultima non ha mai avuto intenzione di

avviare un procedimento d’omologazione dei tubi di polietilene che cercava di

commercializzare in Portogallo, ma voleva soltanto che i certificati stranieri di cui

era in possesso fossero ritenuti sufficienti ed essere dispensata dal procedimento

d’omologazione. Dal momento che l’LNEC non aveva ricevuto alcuna domanda

d’omologazione da parte di tale impresa e nemmeno una richiesta di informazioni

in merito allo svolgimento del procedimento d’omologazione, sarebbe sembrato

eccessivo pretendere che l’LNEC rammentasse alla detta impresa i presupposti

necessari per poter utilizzare il certificato rilasciato dall’IIP o qualsiasi altro

certificato al fine di ottenere un certificato di conformità, e, se necessario,

l’omologazione dei tubi di cui trattasi. Per dissipare ogni dubbio, il 12 febbraio 2008

l’LNEC avrebbe nondimeno informato l’impresa denunciante del fatto che, da

qualche tempo, essa poteva immettere nel mercato nazionale i prodotti in parola

senza alcun bisogno di una previa omologazione.

95 Infine, la Repubblica portoghese sottolinea che non era stato riscontrato nessun

caso di mancata osservanza della citata sentenza Commissione/Portogallo in

materia di procedimenti d’omologazione di sistemi di tubi o di loro componenti.

Essa aggiunge che, dinanzi ai tribunali nazionali, l’impresa denunciante avrebbe

potuto chiedere il risarcimento del danno eventualmente subito nel corso del 2000

a causa dell’applicazione non conforme dell’art. 17 dell’RGEU, ma che non lo ha

fatto.

Giudizio della Corte

96 Innanzi tutto, si deve rilevare che, poiché la Commissione ha già contestato nel

corso del procedimento precontenzioso il fatto che la Repubblica portoghese non

avesse adottato provvedimenti nei confronti degli operatori economici interessati

dalla normativa oggetto della citata sentenza Commissione/Portogallo, la

ricevibilità della presente censura non può essere messa in discussione.

97 Per quanto attiene, poi, all’esame del merito di tale censura, si deve

necessariamente rilevare che la Commissione si è limitata a ricordare le

circostanze di fatto che hanno portato alla detta sentenza, senza aver fornito alla

Corte gli elementi necessari per stabilire, sotto tale profilo, lo stato di esecuzione

della sentenza di condanna per inadempimento (v., in tal senso, sentenze 4 luglio

2000, causa C-387/97, Commissione/Grecia, Racc. pag. I-5047, punto 73, e 7

luglio 2009, causa C-369/07, Commissione/Grecia, non ancora pubblicata nella

Raccolta, punto 74).

98 La Commissione non ha dunque fornito alcun elemento in grado di confutare

l’affermazione della Repubblica portoghese secondo la quale, a parte il caso

dell’impresa la cui denuncia aveva portato alla citata sentenza

Commissione/Portogallo, non era stato riscontrato nessun altro caso di imprese

che avessero incontrato difficoltà nell’ottenere l’omologazione di prodotti o il

riconoscimento di certificati emessi da altri Stati membri relativamente a prodotti

da costruzione per i quali non esistevano specificazioni tecniche.

99 Infine, per quanto attiene all’impresa denunciante all’origine della causa che ha

portato alla citata sentenza Commissione/Portogallo, è sufficiente constatare che,

come ha rilevato la Repubblica portoghese senza essere contraddetta dalla

Commissione, da un lato, tale impresa non ha avviato nessuna altra pratica per

ottenere l’omologazione dei suoi prodotti o il riconoscimento di certificati emessi in

altri Stati membri e, dall’altro, dopo l’adozione di norme europee per i prodotti

controversi nella detta sentenza Commissione/Portogallo e l’entrata in vigore del

decreto n. 1726/2006, l’omologazione dei succitati prodotti non era più necessaria

allorché questi rientravano nell’ambito di applicazione di tali norme.

100 In tale contesto, occorre dichiarare, in conclusione, che la Commissione non ha

dimostrato che la Repubblica portoghese, omettendo di adottare provvedimenti nei

confronti degli operatori economici interessati dalla normativa nazionale

controversa, abbia violato obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 28 CE e

30 CE e, ciò facendo, non si sia conformata alla citata sentenza

Commissione/Portogallo.

101 La quinta censura dev’essere dunque respinta in quanto infondata.

102 Conseguentemente occorre respingere il ricorso della Commissione in quanto

inteso a far dichiarare che la Repubblica portoghese, non avendo adottato i

provvedimenti necessari per assicurare l’esecuzione della citata sentenza

Commissione/Portogallo, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza

dell’art. 228, n. 1, CE.

103 Pertanto, occorre altresì respingere il detto ricorso in quanto diretto a far

condannare la Repubblica portoghese al pagamento di una somma forfettaria a

causa di un simile inadempimento.

Sulle spese

104 Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è

condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Repubblica

portoghese ne ha fatto domanda, la Commissione, rimasta soccombente, va

condannata alle spese.

Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara e statuisce:

1) Il ricorso è respinto.

2) La Commissione delle Comunità europee è condannata alle spese.

Firme

* Lingua processuale: il portoghese.


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia relativa a un caso di responsabilità per inadempimento tra la Commissione e il Portogallo. Parole chiave: inadempimento dello Stato, materiali di costruzione, procedura di omologazione, certificato di conformità, procedimento pre-contenzioso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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