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controricorso; - controricorrente -

avverso la sentenza n. 945/2005 della CORTE D'APPELLO di VENEZIA,

depositata il 27/01/2006 r.g.n. 5/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblico udienza del

12/11/2009 dal Consigliere Dott. MORCAVALLO ULPIANO;

udito l'Avvocato CORNA ANNA MARIA; udito l'Avvocato GRANDESE SANDRO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO Riccardo, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Corte d'appello di Venezia, con sentenza del 27 gennaio 2006, ha confermato la decisione del

Tribunale della stessa città, in funzione di giudice del lavoro, che aveva respinto l'opposizione proposta

dalla società La Rinascente s.p.a., ora Auchan s.p.a., avverso il decreto emesso il 5 agosto 2002 dallo

stesso Tribunale, su ricorso della FILCAMS-CGIL di Venezia della L. n. 300 del 1970, ex art. 28, con cui

era stata dichiarata antisindacale la condotta della società, consistita nella sostituzione di personale

adibito alla cassa del punto di vendita ipermercato di (OMISSIS), in sciopero il giorno 29 marzo 2002,

con lavoratori aventi qualifica superiore e con lavoratori interinali.

1.1. La Corte di merito, nel respingere l'appello proposto dalla società, ha osservato: a) che il primo

giudice aveva correttamente ritenuto la potenziale reiterabilità della condotta denunciata, in ragione di

una accertata situazione di conflitto sindacale idonea a determinare nuovi scioperi; b) che il

comportamento della società era da considerare antisindacale nella sua obiettività, a prescindere da

specifici intenti lesivi nei confronti dell'attività del sindacato; c) in particolare, il carattere antisindacale

era da riferire, in primo luogo, all'impiego in mansioni inferiori di dieci - quindici lavoratori con qualifica

di capo reparto o capo settore, che aveva concretato una violazione dell'art. 2103 c.c. dovendosi

escludere che la circostanza dello sciopero potesse legittimare, di per sè, il demansionamento - anche

di solo alcuni dipendenti - in assenza di esigenze di servizio pubblico o di gravi pericoli per la

produzione aziendale, e, in secondo luogo, all'utilizzazione di lavoratori interinali in misura non

conforme alla programmazione di febbraio 2002, che aveva comportato un impiego di tali lavoratori per

la giornata dello sciopero, che cadeva di venerdì, in un numero triplo rispetto alla successiva giornata

del sabato;

2. Contro questa decisione la società Auchan propone ricorso per cassazione deducendo tre motivi di

impugnazione, illustrati con memoria ai sensi dell'art. 378 c.p.c.. La FILCAMS-CGIL resiste con

controricorso.

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, denunciando i vizi di violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art.

28, e degli art. 115 e 116 c.p.c., nonchè difetto di motivazione, la società ricorrente contesta la

sussistenza del presupposto per la repressione dell'attività sindacale, costituito dalla permanenza degli

effetti lesivi della condotta illecita, da verificare in relaziono alla possibilità che questa venga reiterata

successivamente. Si afferma che la condotta denunciata si era incontestabilmente esaurita, senza che

permanesse alcun effetto concreto; la sentenza impugnata si limita ad affermare il permanere degli

effetti intimidatori ancora attuali, ma in concreto non indica alcun elemento di fatto a sostegno di tale

assunto e non considera, peraltro, che dopo poche settimane dal primo sciopero ne era seguito un altro,

il girono 16 aprile 2002, senza che la società in tale occasione ricorresse a lavoratori interinali o Pagina 2 di 6

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comunque ponesse in essere comportamenti idonei ad ostacolare l'iniziativa sindacale; insomma,

secondo la ricorrente, non sussistendo effetti da rimuovere, la sentenza contiene un'inammissibile

condanna in futuro. Sotto altro profilo, si rileva che la condotta aziendale non ha direttamente inciso sul

diritto di sciopero, che è stato esercitato dai lavoratori; l'inesistenza di un intento lesivo (perchè

l'azienda voleva solo consentire l'apertura al pubblico dell'esercizio durante il "ponte" pasquale)

rappresenta un elemento confermativo della non antisindacalità del comportamento.

2. Con il secondo motivo si denunciano i vizi di violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116

c.p.c., della L. n. 300 del 1970, art. 28, dell'art. 2103 c.c. e degli artt. 40 e 41 Cost., nonchè difetto di

motivazione.

Si censura la decisione impugnata che ha ravvisato una lesione delle situazioni soggettive protette

dall'art. 28 cit. nella sostituzione dei lavoratori aderenti allo sciopero con dipendenti con qualifica

superiore, attribuendo particolare rilievo alle modalità di tale sostituzione, avvenuta con

"demansionamento" di alcuni dipendenti.

Per questo aspetto, la società contesta che nella specie sia ravvisabile una violazione del diritto

attribuito a detti lavoratori dall'art. 2103 c.c., anche perchè ai trattava di pochi lavoratori per i quali

non era per niente inusuale l'impiego in funzioni di cassa, così come i giudici di merito avrebbero

dovuto accertare in base alla specifica documentazione offerta dall'azienda; si sostiene poi la legittimità

della sostituzione dei lavoratori in sciopero con altri dipendenti dell'azienda, corrispondente ad un

comportamento puramente difensivo al fine di limitare gli effetti pregiudizievoli dello sciopero.

3. Con il terzo motivo viene denunciata la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c.,

della L. n. 196 del 1997, art. 1, e della L. n. 300 del 1970, art. 28, nonchè vizio di motivazione. Si

deduce che erroneamente, e senza un adeguato accertamento delle circostanze di fatto dedotte dalla

società, i giudici di merito abbiano affermato la sostituzione degli scioperanti con lavoratori interinali; la

ricorrente, infatti, aveva fornito una specifica documentazione che dimostrava come l'impiego dei

lavoratovi interinali per la giornata del 29 marzo 2002, che coincideva con il venerdì precedente la

Pasqua, tosse già programmata e che, anzi, le successive variazioni circa il numero dei lavoratori da

utilizzare per tale giornata e per quella successiva, di sabato, era dipeso dall'andamento delle vendite;

inoltre, la previsione di un maggior numero di lavoratori interinali nella giornata del venerdì, rispetto a

quella successiva, dipendeva esclusivamente dalla maggiore presenza di lavoratori a tempo

indeterminato prevista per il sabato.

4. Il primo motivo non è fondato.

Va richiamato l'orientamento della giurisprudenza di questa Corte, secondo cui requisito essenziale

dell'azione di repressione della condotta antisindacale, di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 28, è

l'attualità di tale condotta o il perdurare dei suoi effetti. Ai fini dell'accertamento di tale presupposto, il

solo esaurirsi della singola azione lesiva del datore di lavoro non può costituire preclusione dell'ordine

del giudice di cessazione del comportamento illegittimo ove questo, alla stregua di una valutazione

globale non limitata ai singoli episodi, risulti tuttora persistente ed idoneo a produrre effetti durevoli nel

tempo, sia per la sua portata intimidatoria, sia per la situazione di incertezza che ne consegue,

suscettibile di determinare in qualche misura una restrizione o un ostacolo al libero esercizio

dell'attività sindacale (v. per tutte Cass. n. 1684 del 2003; n. 11741 del 2005). Il requisito in questione

può dunque essere ravvisato - sulla base di un apprezzamento di fatto che resta riservato al giudice di

merito - quando la lesione della libertà sindacale appaia idonea a determinare (anche in base ad un

giudizio presuntivo) effetti intimidatori permanenti, nonostante la cessazione del comportamento che li

ha causati, e anche a prescindere dalla sussistenza di uno specifico intento lesivo nei confronti

dell'iniziativa del sindacato (v. Cass. n. 7706 del 2004).

Nella specie, poi, la circostanza che allo sciopero del 29 marzo 2002 ne seguì un altro a breve distanza

di tempo, così come riferito anche dalla società ricorrente, conferma la situazione di conflittualità

indicata nella sentenza impugnata, tale da configurare i comportamenti aziendali in occasione del primo

sciopero come condotte non isolate e idonee, eventualmente, a incidere in generale sull'iniziativa

sindacale.

5. Fondati sono invece il secondo e il terzo motivo, da esaminare congiuntamente in ragione della loro Pagina 3 di 6


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto del Lavoro A, tenute dalla Professoressa Silvana Sciarra nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 26368 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2009 in tema di repressione della condotta antisindacale con particolare riferimento a: assegnazione di lavoratori in servizio delle mansioni del personale in sciopero, mansioni inferiori e utilizzo di interinali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del Lavoro A e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Sciarra Silvana.

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