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Relazioni internazionali e diritto

Questa lezione fa riferimento al corso di Sistemi politici e relazioni internazionali tenuto dal prof. Cilento. Nell’esaminare il campo delle relazioni internazionali vengono prese in considerazione le sue componenti, facendo riferimento sia ai soggetti protagonisti (in epoca moderna gli stati) che operano in esso e ai principi... Vedi di più

Esame di Sistemi politici e relazioni internazionali docente Prof. M. Cilento

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• A seconda dell’estensione e dell’intensità della sovranità si avranno diversi tipi di

stati:

a. stati “westphaliani” (a partire dal XVII sec.)

b. stati multinazionali (in epoca moderna e fino all’inizio del XX sec.)

c. stati nazionali (a partire dal XIX sec.)

d. entità semi-statali (tipiche dell’organizzazione “statale” pre-moderna e presenti

ancora nel XXI sec.)

e. “stati scheggia” (splinter states): risultanti dal disfacimento degli imperi

multinazionali (ottomano, asburgico, sovietico)

f. stati post-coloniali: risultanti dai processi di decolonizzazione della seconda metà

del XX sec.

g. stati falliti (seconda metà del XX sec.): non sono in grado di esercitare, del tutto o

in larga parte, alcun tipo di sovranità.

STATI IN RELAZIONE AL TIPO E ESTENSIONE DI SOVRANITA’

Sovranità

Stati esempi

Westpha- Dome- Interna- Interdi-

liana stica zionale pendente

Westphaliani 3 2 3 2 Francia, Inghilterra,

Spagna a partire dal XVI

sec.

multinazionali 3 2 3 2 Sacro romano impero,

Impero asburgico,

Impero ottomano

nazionali 3 3 3 3 Il sistema degli stati a

partire dall’800

Semi-stati 2 2 1 2 Autorità nazionale

palestinese, Kossovo,

Ossezia del Sud,

Transnistria

Stati “scheggia” 2 2 3 1 Stati emersi dal

disfacimento degli

imperi: in Medioriente

molti degli attuali stati

arabi

Post-coloniali 1 1 3 1 Stati nati con la fine del

colonialismo (in Africa

e in estremo oriente) 7

Stati falliti 0 0 2 0 Somalia, Afghanistan,

Repubblica del Congo,

Libia?

leggenda: da 0-3 indica l’entità del possesso del tipo di sovranità

• Governance. Termine con il quale si indica la effettiva distribuzione del potere

all’interno dello stato, al di là delle sue istituzioni formali (chiamate nel linguaggio

angloamericano “government” – governo in senso proprio, parlamento, magistratura,

ecc.). La governance è anche un complessivo processo decisionale, formale e

informale, che si artico a vari livelli la secondo lo schema seguente:

LO STATO RETICOLATO CONTEMPORANEO

Settore privato Settore pubblico Terzo settore

Livello sovra- Imprese Organizzazioni Organizzazioni

nazionale internazionali internazionali internazionali non

governative - OIG governative - OING

Livello nazionale Imprese nazionali STATI NAZIONALI Organizzazioni nazionali

CONTEMPORANEI no-profit - ONG

Livello locale Imprese locali Amministrazioni locali Associazioni locali

(adattato, con modifiche, da: Joseph S. Nye, The Paradox of American Power (2002)

4. Il sistema internazionale

- insieme di stati, popolazioni, raggruppamenti umani che intrattengono rapporti tra

di loro. Le caratteristiche del sistema (o di un dato sottosistema) influenzano e

condizionano i comportamenti delle parti

- Si definisce in termini geografici (confini naturali), in termini culturali (“civiltà”:

lingua, religione, cultura alta e cultura materiale) e in termini storici (tradizioni,

senso di identità). La stabilità o instabilità del sistema è determinata dal prevalere

delle componenti divaricanti su quelle unificanti al suo interno

- Varia in estensione e composizione nel tempo:

in passato il sistema internazionale era costituito da sottosistemi scarsamente

comunicanti tra loro: sottosistema europeo, asiatico, africano, americano, spesso

corrispondenti ai grandi imperi multietnici del passato (romano, arabo-ottomano,

cinese, mongolo, azteco, inca, ecc.)

attualmente (dall’inizio del ‘900) il sistema internazionale è un sistema-mondo,

tuttavia altamente instabile e con forti elementi divaricanti 8

• Sottosistema internazionale europeo: dall’Atlantico al mare del Nord, al Mediterraneo

settentrionale, agli Urali

a. elementi unificanti:

- tradizione greco-romana

- cristianesimo, illuminismo, laicità, scienza

- cultura (musica, arte, architettura)

- diritto, istituzioni statali

- economia, commercio, industria, tecnologia

b. elementi divaricanti:

- diseguale distribuzione delle risorse e della popolazione

- pluralismo linguistico e confessionale

- esistenza di stati multietnici e multiconfessionali

- flussi migratori all’interno del sottosistema e dall’esterno

- (nel sec. XX) contrapposizione ideologica e socio-economica: liberalismo,

comunismo, fascismo, nazismo

c. elementi unificanti/divaricanti:

- sistemi di comunicazione (strade, fiumi, accesso al mare, reti informatiche,

Internet)

- confini geografici naturali (fiumi, catene montuose, mari) o artificiali

• Anarchia: condizione naturale del sistema internazionale costituito da stati sovrani che

non riconoscono alcuna autorità al di sopra di se stessi (principio del superiorem non

recognoscens). L’anarchia, intrinseca al sistema, è di fatto ridotta attraverso diversi

strumenti, strategie, istituzioni:

a. dominio / egemonia, che può essere:

1. forte (hard power - costringere gli altri a fare ciò che si vuole); strumenti:

guerra, occupazione militare, embargo, sanzioni economiche

2. debole (soft power - fare in modo che gli altri vogliano quello che vuoi);

strumenti: condizionamento economico-militare, commercio, finanza,

influenza culturale, scientifica e tecnologica

b. bilanciamento (equilibrio) delle forze (balance of power), che può essere

spontaneo o intenzionale attraverso trattati, avere natura difensiva o offensiva

c. trattati, alleanze difensive e offensive (Nato, Seato, ex Patto di Varsavia);

organizzazioni internazionali e sovranazionali a carattere generale (ONU),

specialistico (Fondo monetario internazionale), o regionale (Unione europea)

d. polarizzazione del sistema attraverso il bandwagoning volontario (salire sul carro

del vincitore) o l’imposizione dell’egemonia da parte di alcuni stati dotati di 9

supremazia della forza su altri stati (modello tipico: il bipolarismo della guerra

fredda)

e. cessione di parte della propria sovranità ad un altro stato (come nel caso degli stati

satelliti dell’ex Unione Sovietica) o ad un’organizzazione internazionale o

sovranazionale (Onu, Unione europea, Unione africana, Organizzazione degli stati

americani, Lega araba)

f. formarsi di un’opinione pubblica internazionale (global civil society) a carattere

valoriale (pace, ambiente, diritti umani, autodeterminazione, sviluppo, lotta alla

povertà e alle malattie) che agisce sui singoli stati e sul sistema internazionale per

influenzarne i comportamenti

• Dinamicità del sistema internazionale

Nessun sistema è statico; la distribuzione della forza e dell’egemonia (polarizzazione

del sistema) cambia in relazione ad una serie di variabili, tra cui:

a. la qualità, quantità e distribuzione della forza militare (vantaggio strategico-

operativo)

b. i fattori economici e demografici: crisi economiche, disponibilità di risorse

(materie prime, popolazione), movimenti migratori

c. la presenza nel sistema di componenti valoriali: nazionalismo, ideologia, religioni

più o meno espansive

d. il ruolo del diritto e delle organizzazioni internazionali

e. il grado di integrazione dell’economia mondiale (globalizzazione)

Globalizzazione: termine entrato in largo uso a partire dagli anni ’90 del ‘900 per

indicare un elevato grado di integrazione e di interdipendenza tra le economie, le

società e le culture delle diverse parti del mondo, superando confini nazionali e

identità etnico-religiose. Si distinguono tre periodi o fasi della globalizzazione:

a. fine del sec. XIX: caratterizzato da un elevato livello di scambi commerciali e

culurali tra le potenze europee e con i rispettivi domini coloniali

b. periodo successivo alla seconda guerra mondiale: caratterizzato dalla creazione

di istituzioni e organizzazioni internazionali economiche e finanziarie (Banca

mondiale, Fondo monetario internazionale, General Agreement on Trade and

Tariffs – GATT)

c. periodo successivo alla fine della guerra fredda (1989): caratterizzato dalla

diffusione delle dottrine neoliberiste, dalla libera circolazione dei capitali,

dall’outsourcing produttivo, dalle liberalizzazioni e dalla deregolamentazione

dei mercati 10

• Polarizzazione del sistema internazionale.

Per polarizzazione del sistema internazionale si intende il raccogliersi di tutti o buona

parte degli stati componenti il sistema intorno ad uno o più egemoni mondiali o

regionali. La polarizzazione può essere volontaria o coercitiva (come l’egemonia, di

cui è il risultato).

a. nel sistema multipolare la forza complessiva (militare, economica, ecc.) dei

principali stati è distribuita in modo approssimativamente equivalente; il sistema è

in equilibrio, ma soggetto a squilibrarsi a seguito di modifiche nella distribuzione

della forza. Secondo il modello multipolare “classico” (sec. XIX) i conflitti armati

sono frequenti, ma raramente devastanti (eccezione: le due guerre mondiali)

b. nel sistema bipolare due stati egemoni costituiscono i due poli intorno ai quali si

raccolgono la maggior parte degli stati, che costituiscono così un polo o blocco (ad

es., gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica durante la guerra fredda); altri stati possono

decidere di rimanere fuori dai due blocchi (“non allineati”) per negoziare benefici

da entrambi i blocchi. Il sistema è tendenzialmente stabile e i conflitti diretti tra i

due poli rari e limitati. Ove avessero luogo avrebbero un carattere estremamente

devastante a causa della natura degli armamenti (guerra termonucleare

generalizzata)

c. nel sistema unipolare un unico stato domina il sistema internazionale (ad es., gli

Stati Uniti tra il 1989 e il 2008); il suo caso estremo è quello dell’impero

universale, che tuttavia non si è mai verificato se non per determinati sottosistemi e

per periodi di tempo limitati; il sistema unipolare è intrinsecamente instabile e

viene influenzato da ogni mutamento nelle componenti dell’egemonia (forza

militare, forza economica, influenza ideologica) all’interno del sistema. Esempio:

l’ascesa economica degli stati BRIC (Brasile, India Cina) che hanno portato alla

graduale perdita di egemonia da parte degli Stati Uniti. Nel sistema unipolare i

conflitti sono endemici, a bassa intensità e di natura asimmetrica; più frequenti

sono le guerre civili o intrastatali.

d. L’attuale sistema multilaterale organizzato (così definito dal presidente americano

Barack Obama) resta ancora da definire nelle sue caratteristiche. Nell’intenzione

del suo proponente dovrebbe aumentare il ruolo di mediazione dei conflitti da parte

delle organizzazioni internazionali, senza tuttavia escludere il ricorso all’uso

unilaterale della forza armata ove reputata necessaria per la sicurezza degli Stati

Uniti. In ogni caso nel prevedibile futuro non diminuiranno i conflitti armati a

bassa intensità (seppure estremamente letali) con massiccio coinvolgimento della

popolazione civile nelle aree tradizionali di maggiore instabilità (Medioriente,

Caucaso, Africa sub-sahariana, Asia meridionale, mentre dovrebbe ridursi

l’eventualità di conflitti convenzionali ad elevato contenuto tecnologico tra gli

eserciti delle maggiori potenze

- multipolarismo : si riferisce alla complessiva distribuzione della forza (politica,

economica, culturale) e al suo aggregarsi in poli diversi 11

- multilateralismo : si riferisce alle relazioni politiche e diplomatiche tra stati

dentro e fuori delle organizzazioni internazionali

- multiculturalismo : si riferisce alla diversità di culture e religioni all’interno

degli stati e tra gli stati e alla loro influenza sul sistema internazionale

POLARIZZAZIONE DEL SISTEMA INTERNAZIONALE

Sistema Stabilità Natura del Principio Organizzazioni Integrazione Cultura

del conflitto dinamico internazionali economica ideologia

sistema

XVII multipolare media limitato bilanciamento inesistenti mercantilismo / comune

-XIX (“guerra liberalismo cosmopolita

secc. reale”) “occidentale”

1915- multipolare basa devastante Bilanciamento poche e protezionismo divisa

1945 (“guerra / dominio inefficaci (Lega (comunismo,

assoluta”) militare delle Nazioni) fascismo,

democrazia)

1945- bipolare bassa distruzione egemonia / grande crescita, integrazione divisa

1990 reciproca bilanciamento ma considerate all’interno dei (comunismo,

assicurata di parte blocchi democrazia)

(MAD)

1990- unipolare alta asimmetrico / dominio / Screditate / neoliberismo / monocultura

2008 non egemonia ininfluenti globalizzazion liberal-

convenzional globale e “irrespon- democratica

e sabile” (“fine della

storia”)

2008- multilaterale media devastante, bilanciamento protagoniste ma globalizzazion scontro di

?? organizzato ma guerra egemonia scarsamente e civiltà o

limitata regionale efficaci “responsabile” muovo multi-

neo- culturalismo?

interventismo

pubblico neo-

protezionismo

Il sistema multipolare, con o senza egemoni regionali, è stato prevalente per quasi tre secoli

dei tre secoli e mezzo a partire dalla data di nascita convenzionale degli stati moderni (1648,

pace di Westphalia), ma le sue caratteristiche in relazione alla stabilità e alla natura del

conflitto cambiano a seconda della natura della minaccia, dell’integrazione del sistema

economico, della presenza stabilizzante di organizzazioni internazionali e di uno spazio

giuridico internazionale.

5. Gli strumenti delle relazioni internazionali 12

• Il diritto (istituzioni e organizzazioni internazionali)

a. Istituzioni internazionali : sistemi di regole e di valori generalmente accettati dagli

stati che ne regolano i comportamenti reciproci. Tra questi:

- il diritto internazionale consuetudinario (jus gentium)

- il diritto internazionale scritto (inclusi i trattati e le convenzioni bi- e

multilaterali – jus inter gentes)

- il rispetto del principio di sovranità

- il rispetto del principio di non ingerenza negli affari interni di uno stato

- le regole della diplomazia

- il riconoscimento reciproco del diritto alla sicurezza

b. Organizzazioni internazionali governative (OIG): organizzazioni create da tre o

più stati, dotate di una sede, di un bilancio finanziato dagli stati membri, di una

burocrazia e di organi di gestione permanenti (assemblea generale, esecutivo).

Svolgono funzioni e ruoli diversi (A. Caffarena, Le organizzazioni internazionali,

2009)

- costituiscono uno strumento a disposizione degli stati membri per realizzare i

propri obbiettivi di politica estera

- costituiscono un luogo di incontro stabile tra gli stati per il confronto sui

problemi comuni

- esercitano una funzione autonoma di implementazione dei trattati costitutivi e

assicurano il loro rispetto da parte degli stati membri anche esercitando funzioni

giurisdizionali

Tipologia delle organizzazioni internazionali governative (OIG)

- a carattere globale e generale: le Nazioni Unite e le sue agenzie specializzate

- a carattere regionale: ad es. Consiglio d’Europa, Unione Africana, Lega araba,

Associazione della nazioni dell’asia sudorientale (ASEAN), Organizzazione

degli stati americani (OAS)

- a carattere specialistico (in campo economico, commerciale, militare): ad es.

Fondo monetario internazionale, World Bank Group, World Trade Organization,

Nato

- a carattere sovranazionale: ad es. Unione Europea, Corte di giustizia

internazionale, Tribunale penale internazionale e altre organizzazioni regionali o

specializzate

Caratteristiche e poteri delle organizzazioni sovranazionali (non sempre

presenti insieme) 13

- prendono decisioni attraverso un organismo dirigente i cui membri

non rappresentano i governi che li hanno designati e sono da essi

indipendenti

- le decisioni sono legalmente vincolanti nei confronti degli stati

membri dell’organizzazione, che sono obbligati ad ottemperarvi

- i cittadini degli stati membri possono adire direttamente

all’organizzazione per materie di loro interesse

c. Organizzazioni internazionali non governative (OING). Sono associazioni di

diritto privato a carattere transnazionale (cioè che operano attraverso i confini degli

stati) con finalità, composizione, modalità operative molto diverse. Sono

enormemente cresciute negli ultimi 25 anni come conseguenza della

globalizzazione. Si distinguono in:

- OING a fini di lucro, dette BINGO (Business International Nongovernmental

Organizations): le grandi imprese multinazionali a carattere economico e

finanziario

- OING non a fini di lucro (il c.d. terzo settore – oltre al settore pubblico e al

settore privato): svolgono un’importante funzione nell’ambito degli aiuti

umanitari, dello sviluppo, dell’assistenza medico-sanitaria, della difesa dei

diritti umani; ad es. Croce rossa internazionale, Human Rights Watch, Amnesty

International, Médecins sans Frontières, Oxfam. In questa categoria ricadono

anche le grandi religiosi mondiali e i loro organismi specializzati negli aiuti

umanitari (Caritas, Mezza luna rossa)

• L’influenza (la “Superclasse”)

Alcuni analisti (D. Rothkopf, Superclass. The Global Power Elite and the World They

Are Making, 2007) sostengono che la sostanza delle relazioni internazionali –

l’economia, la politica, la forza militare, gli scambi culturali e valoriali – è

fortemente influenzata, se non di fatto determinata, da un ristretto numero di alcune

migliaia di persone che compongono la cosiddetta “superclasse”. Si tratta di una

elite informale composta dai capi politici delle principali nazioni, dai dirigenti delle

maggiori imprese multinazionali e di altre organizzazioni non governative, dai capi

religiosi e dagli intellettuali più influenti, ma anche dai capi delle principali

organizzazioni criminali e terroristiche. Molti di costoro hanno periodici rapporti tra

di loro, si incontrano in appuntamenti e associazioni di vario genere (Bilderberg

Club, Trilateral, Aspen Institute, Forum di Davos, Clinton Global Initiative), formano

complessivamente una rete all’interno della quale vengono prese informalmente, ma

incisivamente, le decisioni politiche, economiche, militari che si riverberano sui

governi e sulle società nazionali.

• La forza (militare, economica, finanziaria, culturale) 14

La forza è lo strumento attraverso il quale lo stato esercita la sovranità al suo interno

e il dominio o l’egemonia all’esterno su altri stati o territori; può essere forte

(impero, occupazione militare), o debole (egemonia economica e culturale). I

cambiamenti nella distribuzione della forza all’interno del sistema determinano lo

spostamento dell’egemonia da uno stato all’altro nel corso del tempo, oltre alla

diversa polarizzazione del sistema. L’intensità e l’ampiezza della forza sono

determinate dalle caratteristiche complessive dello stato, dalla natura del sistema

internazionale, dalla cogenza delle norme giuridiche e dalla efficacia delle

organizzazioni internazionali. Specificamente:

a. La forza armata (hard power) è una funzione della forza economica

complessivamente intesa e, a parità di altri fattori, dall’adozione di innovazioni

tecnologiche in grado di costituire un vantaggio strategico e/o operativo

b. La forza economica (hard e soft power) è una funzione dello Stato nelle sue varie

componenti: ampiezza del territorio, popolazione, materie prime, istituzioni

politiche, burocrazia, sviluppo culturale, scientifico e tecnologico della società

c. La forza culturale (soft power) dipende dalle due precedenti, ma anche da fattori

specifici di influenza quali la diffusione della lingua e dei prodotti artistici e

culturali del paese, l’autorevolezza delle sue istituzioni scientifiche, ecc.

L’uso congiunto di hard power e di soft power in maniera equilibrata costituiscono

secondo J. Nye (Foreign Policy, n. 80, autunno 1990) lo smart power

6. Guerra (esercizio della forza armata e organizzata per fini pubblici)

E’ la forma estrema di applicazione della forza nelle controversie internazionali. Si

differenzia da altre forme di violenza (criminalità comune) in quanto è organizzata e

coinvolge estesi gruppi della popolazione, e si differenzia dalla criminalità organizzata

(mafia, cartelli della droga) in quanto è rivolta a fini pubblici, cioè (almeno teoricamente)

nell’interesse dello stato. Nelle “guerre internazionali” (autorizzate dalle Nazioni Unite) il

fine pubblico è la sicurezza non di un singolo stato, ma della comunità internazionale.

Mentre l’egemonia consiste nel convincere l’avversario a fare ciò che si vuole, la guerra

consiste nel costringerlo. I suoi strumenti sono l’uccisione dell’avversario (nemico) e la

distruzione dei suoi beni, entrambi impiegati in misura variabile a seconda del tipo di guerra.

Può coinvolgere gruppi armati specializzati nell’uso delle armi (eserciti) o gruppi di civili

armati (guerriglieri, ribelli, insorti, ecc.) o la popolazione civile disarmata.

• Diritto e guerra (U. Grozio, De jure belli ac pacis, 1625)

a. jus ad bellum (diritto di fare una guerra, sua legittimità): guerra decisa da un

potere legittimo per una giusta causa (justa causa)

b. jus in bello (diritto nel condurre una guerra, sua legalità): guerra combattuta con le

limitazioni previste dal diritto positivo internazionale (convenzionale o

consuetudinario); il nemico è un justus hostis. 15

Rispetto alla sua legittimità e legalità una guerra può essere (N.Bobbio, Il

problema della guerra e le vie della pace, 1979):

- legittima nella fonte di autorità e (più o meno) legale nei modi di combatterla:

ad es. le guerre del XVIII e XIX secc., la prima guerra mondiale, la prima

guerra del Golfo (1991)

- legittima e illegale: seconda guerra mondiale, guerra russo-afgana, guerra

americano-afgana, guerra Iraq-Iran, guerra del Vietnam

- illegittima e legale: guerra di secessione americana, guerre rivoluzionarie o

guerre partigiane in cui le parti si attengano alle regole della guerra

- illegittima e illegale: guerre civili, rivoluzionarie e religiose, scorrerie di

predoni, ma anche la seconda guerra irachena

• Guerra e diritto (N.Bobbio, cit.)

a. guerra come antitesi del diritto (distrugge l’ordinamento giuridico internazionale)

b. guerra come mezzo per realizzare il diritto (guerra come atto riparatorio per un

torto subito)

c. guerra come oggetto del diritto (quali mezzi e comportamenti sono leciti in guerra

– jus in bello)

d. guerra come fonte del diritto (guerra “costituzionale”, ovvero costitutiva di un

nuovo ordinamento internazionale)

• Limiti della guerra (riguardano lo jus in bello, definiscono i criteri di legalità, non di

legittimità, cioè lo jus ad bellum); possono riguardare (cfr. Convenzioni di Ginevra del

1949 e protocolli aggiuntivi del 1977):

a. le persone: distinzione tra belligeranti e non belligeranti, trattamento dei

prigionieri di guerra e dei non combattenti

b. le cose: individuazione degli obbiettivi militari da colpire ed esclusione di quelli

civili (divieto di guerra di distruzione)

c. i mezzi: proibizione di determinati tipi di armi (agenti biologici, chimici,

batteriologici, bomba al neutrone, mine anti-uomo...) e di comportamenti (divieto

di rappresaglia)

d. i luoghi: delimitazione del teatro di guerra, rispetto della neutralità

• Tipi di guerra

a. rispetto alle finalità del conflitto, una guerra può essere:

- di aggressione e conquista: per l’occupazione del territorio dello stato nemico ed

estendere ad esso la propria sovranità

- di difesa: per impedire l’occupazione da parte dello stato nemico e la perdita

della sovranità 16

- preventiva: condotta dichiaratamente a scopi difensivi in risposta ad una

supposta e non ancora attuale minaccia di aggressione (intermedia tra difesa e

conquista)

- di indipendenza: contro un potere sovrano, solitamente multinazionale, porta

alla creazione di nuovi stati su base nazionale (Stati Uniti, Italia, Germania:

XVIII-XIX secc.)

- di liberazione nazionale: contro un potere coloniale nazionale, porta alla

creazione di nuovi stati spesso di natura multietnica (Africa, Algeria, Vietnam:

seconda metà XX sec.)

- civile: tra gruppi etnici, religiosi, sociali all’interno di uno stato o nazione

(guerra civile inglese, guerra civile americana, guerra civile spagnola)

- “civilizzatrice”: termine usato dalle potenze coloniali per giustificare le loro

guerre di conquista in America, Africa e Oriente

- rivoluzionaria: per il rovesciamento del regime interno - istituzionale, politico,

sociale (è spesso anche civile: rivoluzione russa, rivoluzione cinese, cubana,

ecc.)

- religiosa: guerra di aggressione motivata almeno ostensibilmente da obbiettivi di

conversione religiosa (la conquista araba del VII e VIII secolo, le crociate, la

conquista spagnola dell’America nel XVI-XVII secc., la “guerra santa” islamica

del XX sec.)

- “di civiltà”: scontri armati tra gli stati e all’interno degli stati sulla base di tratti

identitari delle popolazioni di riferimento (religiosi, etnici, culturali); a

differenza della guerra civilizzatrice non è condotta da una potenza coloniale

- democratica (o di “esportazione della democrazia”): termine talvolta usato da

una potenza democratica per giustificare l’aggressione contro uno stato non

democratico (la seconda guerra irachena dell’amministrazione di George W.

Bush)

- antiterroristica (war on terror dell’amministrazione Bush): guerra non

convenzionale condotta su un territorio non definito in un arco di tempo

illimitato e contro nemici non preventivamente identificati

- umanitaria: guerra deliberata almeno formalmente da un organismo

internazionale per porre fine a gravi violazioni dei diritti umani da parte di uno

stato nei confronti della sua popolazione (guerra di Bosnia, intervento della Nato

in Kossovo)

- di peace-keeping / peace-enforcing: guerra disposta da organismi internazionali

per assicurare la stabilità di un regime minacciato dalla guerriglia o dal

terrorismo (seconda metà del ‘900: Somalia, Libano, Congo, ecc.)

- guerra per la pace: disposta dalle Nazioni Unite per respingere un’aggressione in

violazione dell’art. 42 della Carta (unico esempio: la guerra di Corea)

b. rispetto al luogo del conflitto una guerra può essere:

- terrestre 17


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa riferimento al corso di Sistemi politici e relazioni internazionali tenuto dal prof. Cilento. Nell’esaminare il campo delle relazioni internazionali vengono prese in considerazione le sue componenti, facendo riferimento sia ai soggetti protagonisti (in epoca moderna gli stati) che operano in esso e ai principi e regole che ne determinano il funzionamento (il diritto interno), sia alle caratteristiche proprie del contesto internazionale e al suo specifico sistema di regole (il diritto internazionale), sia agli strumenti attraverso i quali gli attori operano verso l’esterno, cioè l’uno verso l’altro e nel contesto internazionale (trattati, uso della forza, guerra).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione de pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi politici e relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cilento Marco.

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