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Regolamento di giurisdizione - S.U. ord. n. 9151/08

La dispensa si riferisce al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo dell'ordinanza n. 9151 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2008.
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Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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ESTRATTO DOCUMENTO

Detta istanza è stata rigettata dal Tar, il cui provvedimento è stato però successivamente riformato

dal Consiglio di Stato, in sede di gravame, con ordinanza in data 1 aprile 2008 che ha disposto

l'ammissione della suindicata lista alla consultazione elettorale.

Avverso tale ordinanza il Ministero, il Senato della Repubblica e l'Ufficio elettorale centrale

propongono ricorso per cassazione, articolato in cinque motivi, da valere, in subordine, anche quale

istanza di regolamento di giurisdizione a norma dell'art. 41 c.p.c..

Il partito UDC - Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro, anch'esso parte del

giudizio in corso dinanzi al tribunale amministrativo, ha depositato controricorso e ricorso

incidentale.

Altro ricorso incidentale è stato depositato Democrazia Cristiana - DC. E' volontariamente

intervenuto il sig. R.G., anche nella qualità di presidente del partito della Nuova Democrazia

Cristiana. MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Occorre preliminarmente interrogarsi sull'ammissibilità del ricorso proposto a norma dell'art. 362

c.p.c., che ha ad oggetto un'ordinanza cautelare emessa del giudice amministrativo in grado

d'appello.

La risposta negativa a tale quesito è stata già più volte fornita da questa corte (sez. un. n. 12068/07,

n. 5052/04 e n. 534/93), la quale ha escluso la possibilità di ritenere il ricorso ammissibile, a norma

dell'art. 111 Cost., trattandosi di rimedio consentito avverso pronunzie di contenuto decisorio,

idonee cioè ad incidere in via definitiva sulle posizioni dedotte, mentre il provvedimento cautelare

per sua stessa natura difetta di tali connotati.

Vero è, però, che in alcune delle suindicate pronunce si è anche aggiunto che l'impugnazione può

convertirsi in istanza per regolamento preventivo di giurisdizione tutte le volte che il ricorrente

abbia contestato la giurisdizione dell'autorità procedente in relazione al giudizio di merito ancora

pendente sul provvedimento amministrativo impugnato. Tale è, appunto, la situazione che si delinea

nel presente caso, dal momento che le contestazioni mosse nel ricorso attengono, appunto, al tema

della giurisdizione e sono volte a farne accertare il difetto in capo al giudice dinanzi al quale pende

la causa. Né all'esame del ricorso in termini di regolamento di giurisdizione osta da un lato

l'emissione del provvedimento cautelare, non potendo questo identificarsi con una pronuncia di

merito ai sensi dell'art. 41 c.p.c., dall'altro lato la circostanza che il procedimento non si sia svolto

nelle forme del rito camerale previsto per la trattazione di tale regolamento e che di conseguenza vi

si provveda con l'emanazione di una sentenza, anzichè di un'ordinanza. Il codice di rito non prevede

infatti il caso della trasformazione del rito ordinario nel rito camerale, e la regola generale è quella

della trattazione dei ricorsi in pubblica udienza, che assicura la realizzazione dei principi di oralità

ed immediatezza, nonchè del diritto di difesa e del principio fondamentale recato dall'art. 6, comma

1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo in tema di pubblicità del processo. Pertanto,

l'avvenuta fissazione della trattazione di un'istanza di regolamento preventivo di giurisdizione in

udienza pubblica - anzichè, come prescritto dall'art. 375 c.p.c., in Camera di consiglio - è

pienamente legittima, in quanto non determina alcun pregiudizio ai diritti di azione e difesa delle

parti, considerato che l'udienza pubblica rappresenta, anche nel procedimento davanti alla Corte di

cassazione, lo strumento di massima garanzia di tali diritti, consentendo ai titolari di questi di

esporre compiutamente i propri assunti, senza per questo compromettere i poteri del Procuratore

generale presso la Corte di Cassazione. Ne discende che, per effetto della trattazione dell'istanza di

regolamento in udienza pubblica, vien meno il legame istituito dal citato art. 375, fra il rito

camerale e la prescrizione dell'ordinanza come forma del provvedimento conclusivo, con la

conseguenza che alla decisione dell'istanza di regolamento deve essere, in tal caso, attribuita la

forma della sentenza, a norma del combinato disposto dell'art. 131 c.p.c., comma 1, e art. 279 c.p.c.,

essendo consentito enucleare, quale principio generale dell'ordinamento processuale (e salve le

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CUOLA DI PECIALIZZAZIONE PER LE ROFESSIONI EGALI

Lezione del 10 febbraio 2011: LA GIURISDIZIONE

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deroghe che risultino espressamente stabilite dalla legge), la prescrizione di una forma siffatta per i

provvedimenti collegiali che, all'esito della pubblica udienza di discussione, comportano la

definizione del giudizio davanti al giudice adito (si veda in tal senso, sez. un n 10841/03).

2. Le argomentazioni prospettate nel ricorso andranno perciò esaminate nell'ottica del regolamento

di giurisdizione, il che rende irrilevante la circostanza dedotta dalla difesa della Democrazia

Cristiana in ordine alla rinuncia all'esecuzione del provvedimento cautelare. Quale che sia il valore

processuale di tale rinuncia nel giudizio pendente dinanzi al giudice amministrativo, infatti, è certo

che essa non investe nella sua interezza detto giudizio, e perciò non fa venir meno l'esigenza del

proposto regolamento di giurisdizione. Giova ancora aggiungere che neppure la lettera (allegata in

copia) con cui il rappresentante del suindicato partito ha comunicato al Presidente della Repubblica

e ad altre autorità istituzionali di voler ritirare la lista dalle competizioni consente di soprassedere al

presente regolamento: perché le espressioni in quella lettera adoperate non equivalgono ad una

rinuncia agli atti del giudizio amministrativo in corso (implicando anzi l'espressa intenzione dello

scrivente di proseguire nelle proprie iniziative giudiziarie ad onta del ritiro dalla competizione

elettorale) che avrebbe dovuto altrimenti essere formalizzata in sede processuale.

2.1. Prima di procedere all'esame delle ragioni esposte nel ricorso occorre tuttavia ancora farsi

carico di un'ulteriore questione preliminare, attinente al modo in cui il procedimento è stato

instaurato ed all'applicazione delle norme dettate dal codice di rito in ordine ai termini che in detto

procedimento vanno rispettati.

2.1.1. La notifica del ricorso e dell'avviso di fissazione dell'udienza è avvenuta, per espressa

autorizzazione in tal senso del presidente di questa corte, mediante l'utilizzo del fax.

Il ricorso a tale peculiare modalità di trasmissione è riconducibile alla previsione dell'art. 151 c.p.c.,

che consente di autorizzare la notifica in un "modo diverso da quello stabilito dalla legge" quando

sussistano esigenze di particolare celerità.

Dell'esistenza nel presente caso di siffatte esigenze si dirà tra breve. Quanto allo strumento del fax,

la sua idoneità in via di principio a costituire un'adeguata forma di comunicazione di atti difensivi,

in considerazione dei progressi compiuti dalla tecnica di trasmissione e delle garanzie inerenti, è

desumibile dalla opzione compiuta dallo stesso legislatore nell' introdurre una siffatta previsione -

sia pure con riferimento a fattispecie specifiche di comunicazione - nell'ultimo comma dell'art. 366

c.p.c., (come novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006).

2.1.2. E' stata altresì disposta l'abbreviazione dei termini e l'udienza è stata perciò fissata a scadenza

assai ravvicinata, rendendo così impossibile il puntuale rispetto dei termini che il codice di rito

normalmente assicura alla difesa delle parti intimate.

La assoluta peculiarità dell'oggetto del giudizio e la rilevanza costituzionale degli interessi in gioco

inducono a ritenere questa scelta corretta, e perciò tale da consentire la trattazione del ricorso e

danno al contempo ragione del mancato accoglimento delle istanze di rinvio presentate dai difensori

di alcune delle parti.

Occorre infatti tener conto della data fissata per la consultazione elettorale nel rispetto del disposto

inderogabile dell'art. 61 Cost., a tenore del quale le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro

settanta giorni dalla fine delle precedenti. L'arco di tempo così fissato costituisce, dunque, il limite

entro il quale indefettibilmente deve intervenire ogni decisione giurisdizionale che si suppone

pronunciata in via preventiva rispetto al momento della consultazione elettorale, ed il presupposto

sul quale si è innestata la richiesta di tutela rivolta al giudice amministrativo - della giurisdizione

del quale questa corte è ora chiamata a decidere - è appunto che quella tutela debba precedere lo

svolgimento della consultazione.

In altre parole, il quesito al quale questa corte è chiamata a rispondere è se si configuri o meno,

nella fase intercorrente tra l'indizione dei comizi elettorali e lo svolgimento delle votazioni, una

giurisdizione (del giudice amministrativo o, eventualmente, di quello ordinario) in ordine ad una

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo dell'ordinanza n. 9151 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2008.
La Corte stabilisce la non ricorribilità ex art. 362 cpc e 111 Cost. dell'ordinanza cautelare del giudice amministrativo in quanto provvedimento non decisorio. Eventualmente, sussistendo i requisiti ricordati dalla Corte, si può convertire in regolamento preventivo di giurisdizione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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