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Anzitutto va premesso che la linea guida in cui si è mosso il legislatore in siffatta materia è

quella desumibile dall'art. 44 della stessa legge, che al comma 1, statuisce: "Il Governo è

delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più

decreti legislativi per il riassetto del processo avanti ai tribunali amministrativi regionali e al

Consiglio di Stato, al fine di adeguare le norme vigenti alla giurisprudenza della Corte

costituzionale e delle giurisdizioni superiori, di coordinarle con le norme del codice di procedura

civile in quanto espressione di principi generali e di assicurare la concentrazione delle tutele".

Ne consegue che il principio dell'adeguamento delle norme vigenti alla giurisprudenza della

Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori (in primis le S.U. di questa Corte, quale organo

di ultima istanza in tema di giurisdizione) è stato tenuto presente dal legislatore nella

formulazione di tale L. n. 69 del 2010, art. 59.

Il comma terzo di tale articolo si chiude - infatti - con la chiarificatrice statuizione: "Restano

ferme le disposizioni sul regolamento preventivo di giurisdizione". 4.2. Il legislatore ha ritenuto,

quindi, di confermare quanto già espresso anche dal diritto vivente in merito a tale regolamento

preventivo, tra cui, per quanto qui interessa, la natura non impugnatoria dello stesso ed il

conseguente principio della preclusione, costituita anche da una sentenza emessa sulla sola

giurisdizione.

4.3. La riproposizione della domanda davanti al giudice indicato dalla sentenza declinatoria

come dotato di giurisdizione, se effettuata nel termine di mesi tre dal passaggio in giudicato

della pronunzia, costituisce certamente una riassunzione, come emerge espressamente dalla L.

n. 69 del 2009, art. 59, comma 4 (precedentemente all'entrata in vigore di detta norma si

faceva riferimento nella giurisprudenza amministrativa ed in quell'ordinaria. alla

disciplina di cui all'art. 50 c.p.c., considerata norma, generale sulla riassunzione).

Va qui chiarito che il "passaggio in giudicato della, sentenza" non delimita il termine iniziale per

effettuare la riassunzione della causa, ma solo il termine finale di mesi tre.

Imporre alla parte di attendere il passaggio in giudicato della sentenza declinatoria di

giurisdizione (magari a seguito degli eventuali rimedi impugnatori), quando invece è convinta

di dover riassumere la causa davanti al giudice dichiarato dotato di giurisdizione, è

contrario ai principi di economia processuale e ragionevole durata del processo.

4.4. Se un ordinato svolgimento del processo poggia anche sul delimitare i tempi in cui gli

strumenti di difesa delle parti vanno esperiti, ciò non esclude che, mentre la parte attrice si sposta

dal giudice indicato, il convenuto proponga appello per tornare dal primo giudice (se pure ciò non

dovrebbe frequentemente accadere) od anche che l'attore proponga appello, pur riproponendo la

domanda al giudice indicato.

Questo può generare la pendenza contemporanea del medesimo processo davanti a due diversi

ordini giudiziari. Spetterà al giudice indicato, quando condivida le ragioni che possono avere

spinto una delle parti all'appello, richiedere il regolamento, ed al giudice dell'appello scegliere

se sospendere il processo in attesa della decisione della Corte o anticiparla con una decisione

che rigetta l'appello.

4.5. Ciò dimostra che proprio la possibilità di proporre contemporaneamente da una parte

l'appello avverso la decisione del primo giudice di declinatoria della giurisdizione e dall'altra la

riassunzione della causa davanti al giudice indicato, che la preclusione al nuovo regolamento

di giurisdizione deriva non da un giudicato, che non esiste per quanto implicito, ma dalla

disciplina di cui all'art. 41 c.p.c.. 3 prof. Giorgio Costantino

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Inoltre la stessa norma di cui al secondo comma statuisce; che le parti sono "vincolate"

all'indicazione del giudice: fornita nella sentenza declinatoria (il che sarebbe superfluo se la

riassunzione potesse effettuarsi solo a seguito del giudicato).

4.6. In tale fase processuale, conseguente alla riassunzione, è solo il giudice davanti al quale è

riassunta la causa che può sollevare d'ufficio tale questione davanti alle S.U., peraltro fino alla

prima udienza per la trattazione nel merito.

Ciò significa che il secondo giudice non può ignorare la denegatoria, costituendo pur

sempre una statuizione emessa in quell'unitario procedimento, ma può solo dissentire da essa,

purchè lo faccia nel modo (regolamento d'ufficio) e nel tempo (entro la prima udienza di

trattazione)indicati dalla legge.

Questo è un rimedio introdotto dalla L. n. 69 del 2009, art. 59, al fine di ridurre l'evenienza che

si potesse avere un'ulteriore declinatoria di giurisdizione dal secondo giudice e la necessità per le

parti di denunziare il conflitto negativo di giurisdizione ex art. 362 c.p.c., comma 2, mentre la

struttura del processo deve tendere il più possibile a che esso si concluda con una sentenza di

merito. Se fosse consentito anche alle parti di proporre in questa fase di processo riassunto un

regolamento preventivo di. giurisdizione, esso finirebbe con l'assumere (quanto meno nella

sostanza) carattere impugnatorio della decisione del primo giudice che ha rimesso la causa

davanti al giudice indicato come dotato di giurisdizione. Ciò come si è detto più volte è contrario

alla natura dell'istituto, anche a seguito dell'entrata in vigore della L. n. 69 del 2010, art. 59 (cfr.

Cass. S.U. n. 2716/2010).

5. Una volta ritenuto che per effetto della translatio, la tempestiva riassunzione del processo davanti

al giudice indicato non costituisce un nuovo ed autonomo procedimento, ma la naturale

prosecuzione dell'unico giudizio, per quanto inizialmente introdotto davanti a giudice che si è

dichiarato carente di giurisdizione, ne consegue che le parti che manifestino un reale interesse

alla decisione preventiva della questione di giurisdizione, una volta acquisiti al processo i dati di

fatto necessari per deciderla, sono davanti al primo giudice nelle condizioni di operare la scelta di

chiederne la decisione alla Corte di cassazione, prima che venga ad essere impegnata la

funzione decisoria del giudice di merito.

Quando sulla questione di giurisdizione non vi sia stato contrasto tra le parti, il giudice che ritenga

di fondare su tale questione la decisione avrà l'onere procedimentale di avvertirle (art. 101

c.p.c., comma 2).

Non avendo le parti fatto uso di tale strumento a tempo debito, (cioè prima che intervenisse una

decisione nell'unitario processo), ciò impedisce che il regolamento possa essere utilizzato nel

giudizio riassunto.

6. Ciò comporta che nella fattispecie il regolamento è inammissibile, in quanto proposto in

un giudizio riassunto davanti al tribunale di Lodi a seguito di sentenza declinatoria di giurisdizione

del Tar Lombardia, con la conseguente preclusione, a norma dell'art. 41 c.p.c., comma 1, del

regolamento di giurisdizione poichè nell'unitarie giudizio era intervenuta una sentenza.

Il ricorso va, quindi, dichiarato inammissibile.

La ricorrente va condannata al pagamento delle spese di questo regolamento sostenute dalla

resistente. P.Q.M.

4 prof. Giorgio Costantino

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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 23596 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2010.
La Corte dichiara inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione proposto da una società agricola.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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