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Regolamento del Senato della Repubblica Appunti scolastici Premium

Materiale didattico per il corso di Informazione e costituzione del prof. Marco Orofino. Trattasi del testo completo del Regolamento del Senato della Repubblica, che disciplina il funzionamento e l'attività della seconda camera del Parlamento italiano, dell'ufficio di presidenza, dei gruppi parlamentari, delle... Vedi di più

Esame di Informazione e costituzione docente Prof. M. Orofino

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2. Se detti termini decorrono senza che la Commissione faccia conoscere il proprio parere, si

intende che essa non reputa di doverne esprimere alcuno, a meno che, su richiesta del Presidente

dell'organo consultato, sia stata concessa dalla Commissione competente per materia una proroga

del termine, per un tempo che non può essere superiore a quello del termine originario.

3. Il parere è di norma espresso per iscritto. In casi di urgenza o quando comunque se ne manifesti

l'opportunità, il parere può essere comunicato alla Commissione competente mediante intervento

personale del Presidente della Commissione consultata o di un membro di essa da lui delegato.

4. La Commissione consultata può chiedere che il parere scritto sia stampato in allegato alla

relazione che la Commissione competente presenta all'Assemblea.

Art. 40 (*)

Pareri obbligatori

1. I disegni di legge e gli affari riguardanti le materie di cui all'articolo 23 sono assegnati alle

Commissioni competenti e, per il parere, alla Giunta per gli affari delle Comunità europee.

2. Sono assegnati alla 1a Commissione permanente, per il parere, i disegni di legge deferiti ad altre

Commissioni che presentino aspetti rilevanti in materia costituzionale o che attengano alla

organizzazione della pubblica Amministrazione.

3. Sono assegnati per il parere alla 5a Commissione permanente i disegni di legge deferiti ad altre

Commissioni che comportino nuove o maggiori spese o diminuzione di entrate o che contengano

disposizioni rilevanti ai fini delle direttive e delle previsioni del programma di sviluppo economico.

4. Sono assegnati alla 2a Commissione permanente, per il parere, i disegni di legge deferiti ad altre

Commissioni che contengano disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative.

5. Quando la 5a Commissione permanente esprime parere scritto contrario all'approvazione di un

disegno di legge che importi nuove o maggiori spese o diminuzione di entrate e che sia stato

assegnato in sede deliberante o redigente ad altra Commissione, motivando la sua opposizione con

la insufficienza delle corrispettive quantificazioni o della copertura finanziaria, secondo le

prescrizioni dell'articolo 81, ultimo comma, della Costituzione e delle vigenti disposizioni

legislative, il disegno di legge è rimesso all'Assemblea qualora la Commissione competente per

materia non si uniformi al suddetto parere.

6. Gli stessi effetti produce il parere scritto contrario espresso dalla 1a Commissione permanente

nelle ipotesi di cui al comma 2 del presente articolo, qualora la Commissione competente per

materia non si uniformi al suddetto parere.

7. Fatte salve le disposizioni contenute nel comma 10, i pareri di cui al presente articolo sono

espressi nei termini e con le modalità stabiliti nel precedente articolo 39 e sono stampati in allegato

alla relazione che la Commissione competente presenta all'Assemblea.

8. La verifica della idoneità della copertura finanziaria, ai fini dell'espressione del parere di cui al

comma 5, deve riferirsi alla quantificazione degli oneri recati da ciascuna disposizione e agli oneri

ricadenti su ciascuno degli anni compresi nel bilancio pluriennale in vigore.

9. I disegni di legge che contengano disposizioni nelle materie indicate dall'articolo 117 della

Costituzione e in quelle previste dagli statuti speciali delle Regioni adottati con leggi costituzionali,

o che riguardino l'attività legislativa o amministrativa delle Regioni, sono trasmessi anche alla

Commissione parlamentare per le questioni regionali. Ove quest'ultima, nei termini di cui

all'articolo 39, esprima il proprio parere, questo è allegato alla relazione che la Commissione

competente presenta all'Assemblea.

10. Ai fini della espressione del parere da parte della 5a Commissione permanente, tutti i termini

stabiliti nel precedente articolo 39 decorrono dalla data in cui il parere viene richiesto dalla

Commissione competente per materia.

11. Ove siano trasmessi per il parere alla 5a Commissione permanente disegni di legge ed

emendamenti che prevedano l'utilizzo di stanziamenti di bilancio, ivi inclusi gli accantonamenti

iscritti nei fondi speciali, per finalità difformi da quelle stabilite nella legge di bilancio annuale e

pluriennale e nella legge finanziaria, è facoltà della medesima 5a Commissione permanente

chiedere, alle Commissioni competenti nella materia di cui allo stanziamento di bilancio o

all'accantonamento, un parere in ordine al richiamato utilizzo difforme.

12. Le Commissioni competenti per materia sono tenute ad inviare alla 5a Commissione

permanente, in ordine ai disegni di legge ed agli emendamenti sui quali è richiesto il parere di

questa, tutti gli elementi da esse acquisiti, utili alla verifica della quantificazione degli oneri, ivi

inclusa la relazione tecnica di cui al successivo articolo 76-bis, comma 3, ove richiesta.

(*) Articolo modificato dal Senato il 22 e il 30 novembre 1988.

Art. 41 (*)

Procedura delle Commissioni in sede deliberante.

1. Per la discussione e votazione dei disegni di legge da parte delle Commissioni in sede deliberante

si osservano, in quanto applicabili, le norme sulla discussione e votazione in Assemblea, con

esclusione delle limitazioni alla presentazione degli emendamenti di cui ai commi 3, 4 e 5

dell'articolo 100. Per le votazioni nominali ed a scrutinio segreto - che si svolgono con le modalità

indicate nei commi 1 e 2 dell'articolo 116 e nel comma 6 dell'articolo 118 - è richiesta

rispettivamente la domanda di tre e di cinque Senatori. Le richieste che in Assemblea debbono

essere avanzate da almeno otto Senatori, sono proposte in Commissione da almeno due Senatori o

anche da uno, se a nome di un Gruppo parlamentare.

2. La discussione può essere preceduta da una esposizione preliminare del Presidente, o di un

Senatore dallo stesso delegato a riferire alla Commissione, sul disegno di legge, sui suoi precedenti

e su tutto quanto possa servire ad inquadrare i problemi che nel disegno stesso vengono regolati.

3. Se il Senatore proponente del disegno di legge, o, nel caso di più proponenti, il primo firmatario

non fa parte della Commissione competente a discuterlo, egli dovrà essere avvertito della

convocazione della Commissione stessa.

4. Tutti i Senatori possono trasmettere alla Commissione emendamenti e ordini del giorno e

chiedere o essere richiesti di illustrarli davanti ad essa.

5. Gli emendamenti implicanti maggiori spese o diminuzione di entrate, quelli che presentino

aspetti rilevanti in materia costituzionale o che attengano alla organizzazione della pubblica

Amministrazione, nonchè quelli che contengano disposizioni recanti sanzioni penali o

amministrative, devono essere presentati prima dell'inizio della discussione e non possono essere

votati se non siano stati preventivamente inviati per il parere, rispettivamente, alla 5a, alla 1a e alla

2a Commissione permanente. Il termine per il parere è di otto giorni a decorrere dalla data

dell'invio. Per quanto concerne i pareri della 1a e della 5a Commissione permanente si applicano le

disposizioni dei commi 5 e 6 dell'articolo 40.

(*) Articolo modificato dal Senato il 17 novembre 1988.

Art. 42

Procedura delle Commissioni in sede redigente - Votazione finale del disegno di legge in

Assemblea.

1. Per la discussione degli articoli nelle Commissioni in sede redigente si applicano le norme

dell'articolo 41.

2. Nell'ipotesi prevista dal comma 2 dell'articolo 36, la Commissione discute e approva i singoli

articoli sulla base dei criteri informatori fissati dall'Assemblea. Sull'ammissibilità di ordini del

giorno o emendamenti che appaiano contrastanti con i detti criteri decide il Presidente della

Commissione.

3. Le questioni pregiudiziali e sospensive non sono proponibili nell'ipotesi di cui al comma

precedente; nelle altre ipotesi si applicano le disposizioni del comma 3 dell'articolo 43.

4. Dopo l'approvazione dei singoli articoli la Commissione nomina un relatore incaricato di redigere

la relazione scritta.

5. In Assemblea hanno facoltà di parlare soltanto il relatore e il rappresentante del Governo. Il

disegno di legge viene quindi posto ai voti per l'approvazione finale. Sono ammesse le dichiarazioni

di voto con le modalità e nei limiti di cui al comma 2 dell'articolo 109.

Art. 43 (*)

Procedura delle Commissioni in sede referente.

1. Nell'esame dei disegni di legge assegnati in sede referente alle Commissioni, dopo la eventuale

esposizione preliminare di cui al comma 2 dell'articolo 41, si svolge una discussione generale di

carattere sommario.

2. Alla discussione dei singoli articoli si procede quando siano stati presentati emendamenti. In tal

caso la Commissione può nominare un Comitato, composto in modo da garantire la partecipazione

della minoranza, al quale affidare la redazione definitiva del testo del disegno di legge.

3. In Commissione non possono essere decise questioni pregiudiziali o sospensive. Ove siano

avanzate e la Commissione sia ad esse favorevole, sono sottoposte, con relazione, all'Assemblea. E'

ammesso il semplice rinvio della discussione, purchè non superi il termine entro il quale la

Commissione deve riferire al Senato.

4. Al termine della discussione la Commissione nomina un relatore incaricato di riferire

all'Assemblea. La relazione deve essere presentata nel termine massimo di dieci giorni dalla data

dell'incarico.

5. Per sostenere la discussione dinanzi all'Assemblea la Commissione può nominare una

Sottocommissione di non più di sette componenti scelti in modo da garantire la partecipazione della

minoranza.

6. E' sempre ammessa la presentazione di relazioni di minoranza.

7. Sia il relatore incaricato dalla Commissione di riferire all'Assemblea che quello di minoranza

possono integrare oralmente la propria relazione.

(*) Articolo modificato dal Senato il 17 novembre 1988.

Art. 44

Termini per la presentazione delle relazioni.

1. Le relazioni delle Commissioni sui disegni di legge assegnati in sede referente e redigente

devono essere presentate nel termine massimo di due mesi dalla data di assegnazione.

2. Il Presidente del Senato, in relazione alle esigenze del programma dei lavori o quando le

circostanze lo rendano opportuno, può stabilire un termine ridotto per la presentazione della

relazione, dandone comunicazione all'Assemblea.

3. Scaduto il termine, il disegno di legge è preso in considerazione, in sede di programmazione dei

lavori, per essere discusso, anche senza relazione, nel testo del proponente, salvo che l'Assemblea

conceda, su richiesta della Commissione, un nuovo termine di non oltre due mesi, compatibile con

l'attuazione del programma dei lavori.

4. Quando, in applicazione delle disposizioni del precedente comma, vengono in discussione

disegni di legge assegnati in sede redigente e dei quali la Commissione non abbia esaurito la

votazione degli articoli, i disegni di legge stessi sono esaminati e votati dall'Assemblea secondo la

procedura ordinaria. Tuttavia, nel caso che, ai sensi del comma 2 dell'articolo 36, l'esame in

Commissione sia stato preceduto dalla discussione preliminare in Assemblea, non si fa luogo alla

discussione generale.

5. Le relazioni sono stampate e distribuite almeno due giorni prima della discussione.

Art. 45

Computo dei termini.

Nel computo dei termini per la presentazione delle relazioni e l'espressione dei pareri non si tiene

conto dei periodi in cui i lavori del Senato siano stati aggiornati in attesa di convocazione a

domicilio dell'Assemblea.

Art. 46 (*)

Informazioni e chiarimenti richiesti dalle Commissioni al Governo - Comunicazioni dei

rappresentanti del Governo.

1. Le Commissioni hanno facoltà di chiedere ai rappresentanti del Governo informazioni o

chiarimenti su questioni, anche politiche, in rapporto alle materie di loro competenza.

2. Possono altresì chiedere ai rappresentanti del Governo di riferire, anche per iscritto, in merito

all'esecuzione di leggi e all'attuazione data ad ordini del giorno, mozioni e risoluzioni approvati dal

Senato o accettati dal Governo. Ciascuna Commissione, al fine di conoscere lo stato di attuazione di

leggi già in vigore nelle materie di sua competenza, può nominare uno o più relatori che, acquisiti

gli elementi conoscitivi, riferiscano alla Commissione entro il termine loro assegnato.

3. I rappresentanti del Governo possono intervenire alle sedute delle Commissioni per farvi

comunicazioni.

(*) Articolo modificato dal Senato il 17 novembre 1988

Art. 47

Acquisizione di elementi informativi su disegni di legge e affari assegnati alle Commissioni.

In relazione ai disegni di legge e in generale agli affari ad esse assegnati, le Commissioni possono

chiedere ai Ministri di disporre che dalle rispettive Amministrazioni e dagli Enti sottoposti al loro

controllo, anche mediante l'intervento personale alle sedute di singoli funzionari ed amministratori,

siano forniti notizie ed elementi di carattere amministrativo o tecnico occorrenti per integrare

l'informazione sulle questioni in esame.

Art. 48 (*)

Indagini conoscitive.

1. Nella materie di loro competenza, le Commissioni possono disporre, previo consenso del

Presidente del Senato, indagini conoscitive intese ad acquisire notizie, informazioni e

documentazioni.

2. Nello svolgimento di tali indagini, le Commissioni non dispongono dei poteri di cui al comma 5

dell'articolo 162, nè hanno facoltà di esercitare alcun sindacato politico, di emanare direttive, di

procedere ad imputazioni di responsabilità.

3. I programmi relativi, predisposti dalle Commissioni, sono comunicati al Presidente del Senato il

quale, per la loro concreta attuazione, cura le intese con i Ministri competenti, anche per quanto

riguarda gli Enti pubblici sottoposti al loro controllo, e può autorizzare eventuali consulenze

tecniche e sopralluoghi.

4. Tutte le spese riferentisi allo svolgimento delle indagini sono a carico del bilancio del Senato.

5. Al fine delle indagini di cui al presente articolo, le Commissioni hanno facoltà di tenere apposite

sedute alle quali possono essere chiamati ad intervenire i Ministri competenti, funzionari

ministeriali e amministratori di Enti pubblici. Possono altresì essere invitati rappresentanti di Enti

territoriali, di organismi privati, di associazioni di categoria ed altre persone esperte nella materia in

esame.

6. A conclusione dell'indagine la Commissione può approvare un documento che viene stampato e

distribuito. Delle sedute di cui al presente articolo può essere redatto e pubblicato il resoconto

stenografico qualora la Commissione lo disponga.

7. Se anche alla Camera dei deputati sia stata disposta una indagine sulla stessa materia, il

Presidente del Senato può promuovere le opportune intese con il Presidente della Camera affinchè

le Commissioni dei due rami del Parlamento procedano congiuntamente.

(*) Coordinato con le modificazioni all'articolo 162 approvate dal Senato il 30 novembre 1988.

Art. 48-bis (*)

Richiesta di procedure informative.

Nel caso in cui il ricorso alle procedure di cui agli articoli 46, 47 e 48 sia proposto da almeno un

terzo dei membri della Commissione, la richiesta stessa deve essere sottoposta alla decisione della

Commissione, entro dieci giorni dalla presentazione.

(*) Articolo aggiuntivo approvato dal Senato il 17 novembre 1988.

Art. 49

Richieste al CNEL di pareri, di studi e di indagini - Osservazioni e proposte del CNEL.

1. Le Commissioni hanno facoltà di chiedere al Presidente del Senato di invitare il CNEL ad

esprimere il proprio parere su questioni al loro esame che importino indirizzi di politica economica,

finanziaria e sociale, o che comunque rientrino nell'ambito della economia e del lavoro. Il

Presidente del Senato provvede ad inoltrare la richiesta al Presidente del CNEL fissando il termine

per l'emanazione del parere. Se tale termine implichi il superamento di quello assegnato alla

Commissione per riferire, il Presidente sottopone la questione all'Assemblea per la concessione di

una proroga ai sensi del comma 3 dell'articolo 44.

2. Il parere del CNEL viene pubblicato in allegato alla relazione della Commissione o, nel caso di

disegno di legge assegnato in sede deliberante, in apposito stampato allegato a quello del disegno di

legge medesimo.

3. Con il consenso del Presidente del Senato e d'intesa con il Presidente del CNEL, le Commissioni

possono invitare ad assistere alle sedute di cui all'articolo 48 i componenti delle Commissioni o dei

Comitati del CNEL competenti per materia.

4. I Presidenti delle Commissioni o, su loro designazione, i Vice Presidenti, per incarico delle

rispettive Commissioni, possono intervenire alle sedute del Consiglio nazionale della economia e

del lavoro e delle sue Commissioni.

5. Le Commissioni possono richiedere al Presidente del Senato di invitare il CNEL a compiere studi

ed indagini su argomenti di loro interesse attinenti alle materie di competenza del CNEL medesimo.

I risultati di tali studi ed indagini sono pubblicati appena pervenuti.

6. Sono ugualmente pubblicate in appositi stampati le osservazioni e le proposte che il CNEL abbia

inviato relativamente a disegni di legge all'esame del Senato.

Art. 50

Relazioni e proposte di iniziativa delle Commissioni - Risoluzioni.

1. Le Commissioni hanno facoltà di presentare all'Assemblea, di propria iniziativa, relazioni e

proposte sulle materie di loro competenza.

2. A conclusione dell'esame di affari ad esse assegnati sui quali non siano tenute a riferire al Senato,

le Commissioni possono votare risoluzioni intese ad esprimere il loro pensiero e gli indirizzi che ne

derivano in ordine all'argomento in discussione. Un rappresentante del Governo deve essere invitato

ad assistere alla seduta.

3. Le risoluzioni, quando ne faccia richiesta il Governo o un terzo dei componenti la Commissione,

sono comunicate, accompagnate da una relazione scritta, al Presidente del Senato affinchè le

sottoponga all'Assemblea.

Art. 51

Connessione e concorrenza di iniziative legislative.

1. I disegni di legge aventi oggetti identici o strettamente connessi sono posti congiuntamente

all'ordine del giorno della Commissione competente, salvo che per alcuni di essi la Commissione

abbia già esaurito la discussione.

2. Quando il Governo informa l'Assemblea di voler presentare un proprio disegno di legge su una

materia che sia già oggetto di un disegno di legge d'iniziativa parlamentare assegnato ad una

Commissione, questa può differire o sospendere la discussione del disegno di legge fino alla

presentazione del progetto governativo, ma comunque per non più di un mese.

3. Quando sia posto all'ordine del giorno di una Commissione un disegno di legge avente un oggetto

identico o strettamente connesso rispetto a quello di un progetto già presentato alla Camera dei

deputati, il Presidente del Senato ne informa il Presidente della Camera per raggiungere le possibili

intese.

CAPO VII

Della convocazione del Senato, della organizzazione dei lavori e delle sedute dell'Assemblea

Art. 52

Convocazione del Senato.

1. La convocazione del Senato è fatta dal Presidente con la diramazione dell'ordine del giorno.

2. Quando il Senato è convocato ai sensi dell'articolo 62, secondo comma, della Costituzione, nella

richiesta di convocazione deve essere specificamente indicato l'argomento da porre all'ordine del

giorno.

3. La convocazione in via straordinaria può avvenire anche durante il periodo di proroga dei poteri

dopo lo scioglimento del Senato.

4. Nell'ipotesi di cui al terzo comma dell'articolo 94 della Costituzione, il Presidente stabilisce,

d'accordo col Presidente della Camera dei deputati, la data di convocazione del Senato.

Art. 53

Programma dei lavori.

1. I lavori del Senato sono organizzati secondo il metodo della programmazione per sessioni

bimestrali sulla base di programmi e calendari.

2. Di norma quattro settimane della sessione sono riservate alle sedute delle Commissioni

permanenti e speciali, nonchè all'attività delle Commissioni bicamerali, per le quali sono riservati

tempi specifici e adeguati, previe le opportune intese con il Presidente della Camera dei deputati; tre

settimane sono dedicate all'attività dell'Assemblea; una settimana è destinata all'attività dei Gruppi

parlamentari e dei singoli Senatori.

3. Il programma dei lavori viene predisposto ogni due mesi dal Presidente del Senato, prendendo gli

opportuni contatti con il Presidente della Camera dei deputati, con i Presidenti delle Commissioni

permanenti e speciali e con il Governo, ed è sottoposto all'approvazione della Conferenza dei

Presidenti dei Gruppi parlamentari, che si riunisce con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e

l'intervento del rappresentante del Governo. Il programma è redatto tenendo conto delle priorità

indicate dal Governo e delle proposte avanzate dai Gruppi parlamentari nonché da singoli Senatori,

anche per quanto attiene alle funzioni di ispezione e di controllo, per le quali sono riservati tempi

specifici ed adeguati. Ogni due mesi, almeno quattro sedute sono destinate esclusivamente all'esame

di disegni di legge e di documenti presentati dai Gruppi parlamentari delle opposizioni e da questi

fatti propri ai sensi dell'articolo 79, comma 1. Si applicano le disposizioni dell'articolo 55, comma 5.

4. Il programma, se approvato all'unanimità, diviene definitivo dopo la comunicazione

all'Assemblea. Se all'atto della comunicazione un Senatore o il rappresentante del Governo

chiedono di discuterne, nella discussione può intervenire, oltre al richiedente, un oratore per

Gruppo, per non più di dieci minuti.

5. La procedura prevista nei commi precedenti si applica anche per l'esame e l'approvazione di

eventuali modifiche al programma dei lavori.

6. Ai fini dell'attuazione del programma, il Presidente convoca i Presidenti delle Commissioni

permanenti e speciali, con l'intervento del rappresentante del Governo, per stabilire le modalità ed i

tempi dei lavori delle Commissioni stesse, in coordinamento con l'attività dell'Assemblea.

7. I Regolamenti interni dei Gruppi parlamentari stabiliscono procedure e forme di partecipazione

che consentano ai singoli Senatori di esprimere i loro orientamenti e presentare proposte sulle

materie comprese nel programma dei lavori o comunque all'ordine del giorno.

(*) Articolo modificato dal Senato il 30 novembre 1988 e il 24 febbraio 1999.

Art. 54 (*)

Schema dei lavori.

Nel caso in cui la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari non raggiunga l'accordo sul

programma, il Presidente, sulla base delle indicazioni emerse dalla Conferenza stessa, predispone

uno schema dei lavori per il periodo di una settimana. Tale schema è comunicato all'Assemblea e,

se non sono avanzate proposte di modifica, diviene definitivo; in caso contrario, l'Assemblea vota

sulle singole proposte di modifica, previa unica discussione limitata a non più di un oratore per

Gruppo e per non oltre dieci minuti ciascuno. Nel corso della settimana la Conferenza dei Presidenti

dei Gruppi parlamentari è convocata per decidere sull'organizzazione dei lavori del periodo

successivo.

(*) Articolo modificato dal Senato il 26 gennaio 1977 e il 30 novembre 1988.

Art. 55 (*)

Calendario dei lavori.

1. Al fine di stabilire le modalità di applicazione del programma definitivo, il Presidente predispone

un calendario dei lavori e lo sottopone all'approvazione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi

parlamentari, cui partecipa il Governo con un proprio rappresentante.

2. Il calendario, che ha di norma cadenza mensile, reca il numero e la data delle singole sedute, con

l'indicazione degli argomenti da trattare.

3. Il calendario, se adottato all'unanimità, ha carattere definitivo e viene comunicato all'Assemblea.

In caso contrario, sulle proposte di modifica decide l'Assemblea con votazione per alzata di mano,

dopo l'intervento di non più di un oratore per Gruppo e per non oltre dieci minuti ciascuno. Il

calendario definitivo è pubblicato e distribuito.

4. La procedura prevista nei commi precedenti si applica anche per l'esame e l'approvazione di

eventuali proposte di modifica al calendario.

5. Per la organizzazione della discussione dei singoli argomenti iscritti nel calendario, la

Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari determina di norma il tempo complessivo da

riservare a ciascun Gruppo, stabilendo altresì la data entro cui gli argomenti iscritti nel calendario

debbono essere posti in votazione.

6. Il calendario può essere modificato dal Presidente del Senato soltanto per inserirvi argomenti che,

per disposizione della Costituzione o del Regolamento, debbono essere discussi e votati in una data

ricadente nel periodo considerato dal calendario stesso.

7. L'Assemblea, al termine di ogni seduta, può deliberare, su proposta del Presidente o su domanda

del Governo o di otto Senatori, in relazione a situazioni sopravvenute ed urgenti, di inserire nel

calendario argomenti anche non compresi nel programma, purchè non ne rendano impossibile

l'esecuzione, stabilendo, se del caso, di tenere le sedute supplementari necessarie per la loro

trattazione. Con le stesse modalità l'Assemblea può invertire l'ordine degli argomenti fissato nel

calendario. Le anzidette deliberazioni sono adottate con votazione per alzata di mano dopo

l'intervento di non più di un oratore per Gruppo e per non oltre dieci minuti ciascuno.

(*) Articolo modificato dal Senato il 26 gennaio 1977 e il 30 novembre 1988.

Art. 56 ( )

1

Ordine del giorno della seduta.

1. Il Presidente apre le sedute e le chiude annunciando la data, l'ora e l'ordine del giorno della seduta

successiva, salvo i casi di convocazione a domicilio, nei quali la diramazione dell'ordine del giorno

è fatta di regola almeno cinque giorni prima della seduta.

2. L'ordine del giorno è formato secondo il calendario o sulla base dello schema dei lavori.

3. L'inversione della trattazione degli argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta può essere

decisa dal Presidente o proposta da otto Senatori. Ove l'Assemblea sia chiamata dal Presidente a

decidere su tale proposta, la votazione si fa per alzata di mano dopo l'intervento di non più di un

oratore contro e uno a favore e per non oltre dieci minuti ciascuno.

4. Per discutere o votare su argomenti che non siano all'ordine del giorno è necessaria una

deliberazione del Senato adottata a maggioranza dei due terzi dei presenti, su proposta del Governo

o del Presidente della Commissione competente o di otto Senatori, da avanzarsi all'inizio della

seduta o quando il Senato stia per passare ad altro punto dell'ordine del giorno. Sulla proposta può

parlare soltanto un oratore per ciascun Gruppo e per non più di dieci minuti. Se la proposta è

accolta, la Commissione può riferire oralmente.

(1) "Per l'illustrazione delle proposte ai sensi dell'articolo 56 quarto comma, e dell'articolo 151 del Regolamento, è

applicabile la norma generale dell'articolo 84, ultimo comma, del Regolamento". (Parere della Giunta per il

Regolamento del 5 giugno 1984)

Art. 57

Pubblicità delle sedute.

Le sedute dell'Assemblea sono pubbliche. Tuttavia, su domanda del Governo o di un decimo dei

componenti del Senato, l'Assemblea può deliberare, senza discussione, di adunarsi in seduta

segreta.

Art. 58

Posti riservati nell'Aula.

1. Nell'Aula vi sono posti riservati ai rappresentanti del Governo e delle Commissioni che

riferiscono sugli argomenti in discussione.

2. Hanno posto nel banco della Presidenza il Segretario generale e gli altri funzionari autorizzati dal

Presidente.

Art. 59

Partecipazione dei rappresentanti del Governo alle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni.

I rappresentanti del Governo, anche se non fanno parte del Senato, hanno diritto e, se richiesti,

obbligo di partecipare alle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni.

Art. 60

Processo verbale e resoconti della seduta.

1. Di ogni seduta si redige il processo verbale, che deve contenere soltanto gli atti e le deliberazioni,

indicando per le discussioni l'oggetto e i nomi di coloro che vi hanno partecipato.

2. La seduta comincia con la lettura del processo verbale che, se non vi sono osservazioni, si

considera approvato senza votazione. Occorrendo la votazione, questa ha luogo per alzata di mano.

3. Sul processo verbale non è concessa la parola se non a chi intenda farvi inserire una rettifica,

oppure parlare per fatto personale o per un semplice annuncio di voto.

4. Il processo verbale delle sedute sia pubbliche che segrete è firmato dal Presidente e da due

Segretari subito dopo la sua approvazione. Il Senato può ordinare che non si faccia processo verbale

di una seduta segreta.

5. Di ogni seduta pubblica vengono redatti e pubblicati il resoconto sommario ed il resoconto

stenografico.

Art. 61

Comunicazioni all'Assemblea.

Dopo la lettura del processo verbale, prima di passare all'ordine del giorno, il Presidente porta a

conoscenza dell'Assemblea i messaggi, le lettere e le comunicazioni che la riguardano. Degli scritti

sconvenienti non si dà lettura.

Art. 62 (*)

Congedi.

1. Un Senatore può mancare alle sedute dopo aver chiesto per iscritto congedo al Presidente, il

quale, in principio di ogni seduta, dà comunicazione dei congedi all'Assemblea.

2. Viene sempre affissa nell'Aula una nota dei congedi.

(*) Articolo modificato dal Senato il 22 novembre 1988.

Art. 63

Facoltà di parlare.

Possono parlare in Assemblea esclusivamente i Senatori e, ogni volta che lo richiedano, i

rappresentanti del Governo.

CAPO VIII

Delle sedute comuni delle due Camere

Art. 64

Convocazione delle Camere in seduta comune - Presidenza.

1. Nei casi in cui, a norma della Costituzione, le due Camere debbono riunirsi in seduta comune,

presiede il Presidente della Camera dei deputati e l'Ufficio di Presidenza è quello della Camera.

2. Il Presidente del Senato prende gli opportuni accordi col Presidente della Camera per la

convocazione dei Senatori.

Art. 65

Regolamento delle sedute comuni delle due Camere.

Per le sedute in comune delle due Camere si applica il Regolamento della Camera dei deputati,

salva sempre la facoltà delle Camere riunite di stabilire norme diverse.

CAPO IX

Dell'ordine delle sedute, della Polizia del Senato e delle tribune

Art. 66

Richiamo all'ordine.

1. Se un Senatore turba l'ordine o pronuncia parole sconvenienti, il Presidente lo richiama all'ordine

e può disporre l'iscrizione del richiamo nel processo verbale.

2. Il Senatore richiamato all'ordine ha facoltà di dare spiegazioni al Senato alla fine della seduta o

anche subito, a giudizio del Presidente. A seguito delle giustificazioni addotte, il Presidente può

disporre, a suo insindacabile giudizio, la revoca del richiamo.

Art. 67

Censura - Esclusione dall'Aula - Interdizione a partecipare ai lavori.

1. Qualora un Senatore, nonostante il richiamo inflittogli dal Presidente, persista nel suo

comportamento, o, anche indipendentemente da precedenti richiami, trascorra ad oltraggi o vie di

fatto o faccia appello alla violenza o compia comunque atti di particolare gravità, il Presidente

pronuncia nei suoi confronti la censura e può disporne l'esclusione dall'Aula per il resto della

seduta. Si applicano, per la censura e per l'esclusione dall'Aula, le disposizioni dell'ultimo comma

dell'articolo 66.

2. Se il Senatore non ottempera all'ordine di allontanarsi dall'Aula, il Presidente sospende la seduta

e dà disposizioni ai Questori per l'esecuzione dell'ordine impartito.

3. Nei casi previsti dal primo comma il Presidente può, altresì, proporre al Consiglio di Presidenza

- integrato ai sensi del comma 2 dell'articolo 12 - di deliberare, nei confronti del Senatore al quale è

stata inflitta la censura, l'interdizione di partecipare ai lavori del Senato per un periodo non

superiore a dieci giorni di seduta. Il Senatore può fornire ulteriori spiegazioni al Consiglio stesso.

4. Per fatti di particolare gravità che si svolgano nel recinto del palazzo del Senato, ma fuori

dell'Aula, il Presidente può ugualmente investire del caso il Consiglio di Presidenza il quale, sentiti

i Senatori interessati, può deliberare le sanzioni di cui ai commi precedenti.

5. Le deliberazioni adottate dal Consiglio di Presidenza sono comunicate all'Assemblea e in nessun

caso possono essere oggetto di discussione.

Art. 68

Tumulto in Aula.

Quando sorga tumulto nell'Aula e riescano vani i richiami del Presidente, questi abbandona il

seggio e la seduta è sospesa fino a che il Presidente non riprenda il suo posto. Se, ripresa la seduta,

il tumulto continua, il Presidente può sospenderla nuovamente per un tempo determinato, o,

secondo l'opportunità, toglierla. In quest'ultimo caso il Senato, qualora nella stessa giornata non

risulti già convocato per altra seduta, si intende convocato senz'altro, con lo stesso ordine del

giorno, per il prossimo giorno non festivo alla stessa ora di convocazione della seduta che è stata

tolta, oppure anche per il giorno festivo, quando il Senato abbia già prima deliberato di tenere

seduta in tale giorno.

Art. 69 (*)

Polizia del Senato.

1. I poteri necessari per la polizia del Senato e della sua sede spettano al Senato stesso e sono

esercitati in suo nome dal Presidente.

2. Il Presidente può incaricare i senatori Questori, anche individualmente, affinchè, assistiti dal

Segretario generale, diano alla guardia di servizio, posta alla diretta dipendenza funzionale dello

stesso Presidente, gli ordini necessari e concertino con le autorità competenti le opportune

disposizioni.

3. La forza pubblica - compresa la polizia giudiziaria - non può entrare nella sede del Senato, nè in

qualsiasi altro edificio ove abbiano sede Commissioni, Servizi e Uffici del Senato, se non per ordine

del Presidente. Lo stesso divieto vale per gli edifici ove abbiano sede organismi bicamerali, nei

quali la forza pubblica - compresa la polizia giudiziaria - non può entrare se non per ordine dato dal

Presidente del Senato d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati.

4. La forza pubblica non può entrare nelle Aule dell'Assemblea e delle Commissioni se non per

ordine del Presidente del Senato e dopo che sia stata sospesa o tolta la seduta.

(*) Articolo modificato dal Senato il 22 dicembre 1983.

Art. 70

Divieto di ingresso degli estranei nell'Aula - Ammissione alle tribune.

1. Nessuna persona estranea al Senato può introdursi od essere ammessa nell'Aula durante le sedute.

2. L'ammissione del pubblico nelle tribune è regolata con norme stabilite dal Presidente su proposta

dei Questori.

Art. 71

Polizia delle tribune.

1. Durante le sedute, le persone ammesse nelle tribune debbono stare a capo scoperto e in silenzio,

astenendosi da qualsiasi segno di approvazione o disapprovazione.

2. I commessi, in esecuzione degli ordini del Presidente, fanno uscire immediatamente chiunque

abbia turbato l'ordine o fanno sgomberare la tribuna o sezione di tribuna in cui l'ordine sia stato

turbato, quando non si possa individuare chi ha cagionato il disordine.

3. Nella tribuna o sezione di tribuna fatta sgomberare non possono essere riammessi gli espulsi.

Sono tuttavia ammesse le altre persone che si presentino successivamente munite di regolare

biglietto d'entrata.

Art. 72

Oltraggio al Senato o ai suoi membri - Resistenza agli ordini del Presidente.

In caso di oltraggio al Senato o ad alcuno dei suoi membri nell'esercizio delle sue funzioni o di

resistenza agli ordini del Presidente, questi può ordinare l'arresto immediato del colpevole e la sua

traduzione davanti all'autorità competente.

CAPO X

Della presentazione e trasmissione dei disegni di legge

Art. 73

Presentazione, stampa e distribuzione dei disegni di legge.

1. I disegni di legge che iniziano il loro procedimento in Senato sono presentati in seduta pubblica o

comunicati alla Presidenza.

2. I disegni di legge presentati in Senato o trasmessi dalla Camera dei deputati sono annunciati

all'Assemblea e vengono stampati e distribuiti nel più breve tempo possibile; di essi è subito fatta

menzione nell'ordine del giorno generale.

Art. 73-bis (*)

Termini per l'efficacia o l'emanazione di leggi, la presentazione di disegni di legge o la adozione di

provvedimenti.

La Presidenza del Senato tiene nota delle leggi che stabiliscono un termine per la loro efficacia o

per l'emanazione di altre leggi ovvero per la presentazione di disegni di legge o la adozione di

provvedimenti da parte del Governo, curandone la segnalazione al Presidente del Consiglio dei

ministri ed alle Commissioni permanenti competenti per materia, almeno due mesi prima della

scadenza.

(*) Articolo aggiuntivo approvato dal Senato il 22 e coordinato il 30 novembre 1988.

Art. 74 (*)

Disegni di legge d'iniziativa popolare e disegni di legge d'iniziativa dei Consigli regionali.

1. Quando un disegno di legge di iniziativa popolare è presentato al Senato, il Presidente, prima di

darne annuncio all'Assemblea, dispone la verifica e il computo delle firme degli elettori proponenti,

al fine di accertare la regolarità della proposta.

2. Per i disegni di legge di iniziativa popolare presentati nella precedente legislatura non è

necessaria la ripresentazione. Essi, all'inizio della nuova legislatura, sono nuovamente assegnati alle

Commissioni e seguono la procedura normale, salva l'applicabilità, nei primi sette mesi, delle

disposizioni dell'articolo 81.

3. Le competenti Commissioni debbono iniziare l'esame dei disegni di legge d'iniziativa popolare ad

esse assegnati entro e non oltre un mese dal deferimento. E' consentita l'audizione di un

rappresentante dei proponenti designato dai primi dieci firmatari del disegno di legge.

4. I termini previsti dal comma 3 si applicano anche ai disegni di legge presentati dai Consigli

regionali ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione. E' consentita l'audizione di un rappresentante

del Consiglio regionale proponente.

(*) Articolo modificato dal Senato il 22 e il 30 novembre 1988.

Art. 75

Trasmissione al Governo o alla Camera dei deputati dei disegni di legge approvati.

I disegni di legge approvati definitivamente dal Senato sono inviati al Governo; gli altri sono

trasmessi direttamente alla Camera dei deputati.

Art. 76

Temporanea improcedibilità dei disegni di legge respinti e nuovamente presentati.

Non possono essere assegnati alle competenti Commissioni disegni di legge che riproducano

sostanzialmente il contenuto di disegni di legge precedentemente respinti, se non siano trascorsi sei

mesi dalla data della reiezione.

Art. 76-bis (*)

Relazione tecnica sui disegni di legge, sugli schemi di decreto legislativo e sugli emendamenti.

1. Non possono essere assegnati alle competenti Commissioni permanenti i disegni di legge di

iniziativa governativa, di iniziativa regionale o del CNEL, nonchè gli schemi di decreto legislativo

che comportino nuove o maggiori spese ovvero diminuzione di entrate e non siano corredati della

relazione tecnica, conforme alle prescrizioni di legge, sulla quantificazione degli oneri recati da

ciascuna disposizione e delle relative coperture.

2. Sono improponibili gli emendamenti di iniziativa governativa che comportino nuove o maggiori

spese ovvero diminuzione di entrate e non siano corredati della relazione tecnica redatta nei termini

di cui al comma 1.

3. Le Commissioni competenti per materia e, in ogni caso, la 5a Commissione permanente possono

richiedere al Governo la relazione di cui al comma 1 per i disegni di legge di iniziativa popolare o

parlamentare e gli emendamenti di iniziativa parlamentare al loro esame, ai fini della verifica

tecnica della quantificazione degli oneri da essi recati. La relazione sui disegni di legge deve essere

trasmessa dal Governo nel termine di trenta giorni dalla richiesta.

4. Il Presidente del Senato richiede al Presidente della Corte dei conti, in conformità a quanto

previsto dalla legislazione vigente, le valutazioni sulle conseguenze finanziarie che deriverebbero

dalla conversione di decreti-legge o dalla emanazione di decreti legislativi, quando la relativa

domanda sia presentata in forma scritta da almeno un terzo dei componenti delle Commissioni

competenti per materia. Per i decreti-legge la domanda non può essere avanzata oltre il quinto

giorno dal deferimento del disegno di legge di conversione alla Commissione competente.

(*) Articolo aggiuntivo approvato dal Senato il 22 novembre 1988, coordinato il 30 novembre 1988 e, da ultimo,

modificato il 21 luglio 1999.

CAPO XI

Delle dichiarazioni di urgenza e dei procedimenti con termini abbreviati

)

Art. 77 ( 1

Dichiarazione d'urgenza - Autorizzazione alla relazione orale.

1. Quando per un disegno di legge o in generale per un affare che deve essere discusso

dall'Assemblea sia stata chiesta dal proponente, dal Presidente della Commissione competente o da

otto Senatori la dichiarazione d'urgenza, il Senato delibera per alzata di mano. La discussione sulla

domanda, alla quale può partecipare non più di un oratore per ciascun Gruppo parlamentare, e la

votazione hanno luogo nella prima seduta successiva alla presentazione della richiesta stessa.

L'approvazione della dichiarazione d'urgenza comporta la riduzione di tutti i termini alla metà.

2. Su domanda della Commissione competente, dopo l'intervento di non più di un oratore per

ciascun Gruppo parlamentare, l'Assemblea per motivi d'urgenza può autorizzare, con votazione per

alzata di mano, la Commissione stessa a riferire oralmente.

(1) "Rientra nei poteri del Presidente dell'Assemblea di stabilire in quale momento della seduta debbano essere discusse

le richieste di dichiarazione di urgenza ai sensi dell'articolo 77, primo comma, del Regolamento". (Parere della Giunta

per il Regolamento del 22 marzo 1984)

Art. 78 (*) ( ) ( )

1 2

Disegni di legge di conversione di decreti-legge.

1. Nel caso previsto dall'articolo 77 della Costituzione il Presidente, pervenutogli dal Governo il

disegno di legge di conversione di un decreto-legge, qualora il Senato sia sciolto o i suoi lavori

siano aggiornati, procede immediatamente alla convocazione dell'Assemblea perchè questa si

riunisca entro cinque giorni.

2. Il disegno di legge di conversione, presentato dal Governo al Senato o trasmesso dalla Camera

dei deputati, è deferito alla Commissione competente, di norma, lo stesso giorno della presentazione

o della trasmissione. Il Presidente, all'atto del deferimento, apprezzate le circostanze, fissa i termini

relativi all'esame del disegno di legge stesso.

3. Il disegno di legge di conversione è altresì deferito, entro il termine di cui al precedente comma

2, alla 1a Commissione permanente, la quale trasmette il proprio parere alla Commissione

competente entro cinque giorni dal deferimento. Qualora la 1a Commissione permanente esprima

parere contrario per difetto dei presupposti richiesti dall'articolo 77, secondo comma, della

Costituzione o dei requisiti stabiliti dalla legislazione vigente, tale parere deve essere

immediatamente trasmesso, oltre che alla Commissione competente, al Presidente del Senato, che lo

sottopone entro cinque giorni al voto dell'Assemblea. Nello stesso termine il Presidente sottopone il

parere della Commissione al voto dell'Assemblea ove ne faccia richiesta, entro il giorno successivo

a quello in cui il parere è stato espresso, un decimo dei componenti del Senato. Nella discussione

può prendere la parola non più di un rappresentante per ogni Gruppo parlamentare, per non più di

dieci minuti ciascuno. Sul parere contrario della 1a Commissione permanente l'Assemblea si

pronunzia con votazione nominale con scrutinio simultaneo.

4. Se l'Assemblea si pronunzia per la non sussistenza dei presupposti richiesti dall'articolo 77,

secondo comma, della Costituzione o dei requisiti stabiliti dalla legislazione vigente, il disegno di

legge di conversione si intende respinto. Qualora tale deliberazione riguardi parti o singole

disposizioni del decreto-legge o del disegno di legge di conversione, i suoi effetti operano

limitatamente a quelle parti o disposizioni, che si intendono soppresse.

5. Il disegno di legge di conversione, presentato dal Governo al Senato, è in ogni caso iscritto

all'ordine del giorno dell'Assemblea in tempo utile ad assicurare che la votazione finale avvenga

non oltre il trentesimo giorno dal deferimento.

6. Gli emendamenti proposti in Commissione e da questa fatti propri debbono essere presentati

come tali all'Assemblea e sono stampati e distribuiti prima dell'inizio della discussione generale.

(*)Articolo modificato dal Senato il 10 marzo 1982 e, con applicazione ai decreti-legge emanati

successivamente al 30 novembre 1988, il 23 e il 30 novembre 1988.

(1) "Quando il Senato, in sede di valutazione dei presupposti, giudica per un decreto-legge

sussistenti i requisiti richiesti dell'articolo 77 della Costituzione, accetta che al provvedimento sia

riservato un tragitto preferenziale, con la garanzia che per questo tragitto non si debbano far passare

ipotesi normative del tutto svincolate dalla necessità e dalla urgenza che giustificarono

l'emanazione del decreto-legge.

Pertanto, in sede di conversione di un decreto-legge, la norma del primo comma dell'articolo 97 del

Regolamento - secondo la quale non sono proponibili emendamenti che siano estranei all'oggetto

della discussione - deve essere interpretata in modo particolarmente rigoroso, che tenga conto anche

della indispensabile preservazione dei caratteri di necessità e di urgenza già verificati con la

procedura prevista dall'articolo 78 del Regolamento, con riferimento sia al decreto-legge che al

disegno di legge di conversione". (Parere della Giunta per il Regolamento dell'8 novembre 1984)

(2) "Una volta esaurita la fase preliminare di controllo dei requisiti prescritti dalla Costituzione e

dalla legislazione vigente per l'emanazione dei decreti-legge, nella discussione dei disegni di legge

di conversione è comunque proponibile la questione pregiudiziale - ai sensi dell'articolo 93 del

Regolamento - anche con riferimento ad ogni possibile profilo di costituzionalità, ivi compreso

quello relativo al difetto dei presupposti costituzionali di necessità e di urgenza". (Parere della

Giunta per il Regolamento del 16 novembre 1988)

Art. 79

Disegni di legge fatti propri da Gruppi parlamentari.

1. All'atto dell'annuncio in Aula di un disegno di legge che sia sottoscritto da più della metà dei

componenti di un Gruppo parlamentare, il Presidente di quest'ultimo può dichiarare all'Assemblea

che il disegno di legge è fatto proprio dal Gruppo stesso. In tal caso la Commissione competente

deve iniziarne l'esame entro e non oltre un mese dall'assegnazione.

2. Qualora alla dichiarazione di cui al comma precedente aderiscano i Presidenti di tutti i Gruppi

parlamentari, il disegno di legge è immediatamente assegnato alla Commissione competente la

quale, se deve riferire all'Assemblea, è autorizzata a farlo con relazione orale. Il disegno di legge è

inserito nel calendario o schema dei lavori immediatamente successivo a quello in corso. Se il

disegno di legge è assegnato in sede deliberante, viene preso in esame dalla Commissione

competente entro la settimana successiva all'assegnazione, con precedenza su ogni altro argomento.

3. Nei casi previsti dai commi precedenti è fatto salvo il disposto dei commi 2 e 3 dell'articolo 51.

Art. 80

Iniziative legislative, consequenziali ad un dibattito, dei componenti di una Commissione.

Il disegno di legge che, a seguito di un dibattito su materie di competenza di una Commissione,

venga presentato sull'argomento per iniziativa dei due terzi dei componenti della Commissione

stessa, subito dopo l'annuncio viene sottoposto all'Assemblea, la quale è chiamata a decidere

sull'autorizzazione alla Commissione a riferire oralmente e sull'inserzione del disegno di legge nel

calendario o schema dei lavori immediatamente successivo a quello in corso.

Art. 81

Disegni di legge già approvati o esaminati nella precedente legislatura.

1. Per i disegni di legge presentati entro sei mesi dall'inizio della legislatura che riproducano

l'identico testo di disegni di legge approvati dal solo Senato nella precedente legislatura, il Governo

o venti Senatori possono chiedere, entro un mese dalla presentazione, che sia dichiarata l'urgenza e

adottata la procedura abbreviata di cui ai commi seguenti.

2. L'Assemblea delibera sulle singole domande, senza discussione, per alzata di mano; sono

ammesse le dichiarazioni di voto con le modalità e nei limiti di cui al comma 2 dell'articolo 109.

3. Qualora il Senato deliberi l'urgenza e l'adozione della procedura abbreviata, se il disegno di legge

è assegnato in sede referente, la Commissione è autorizzata a riferire oralmente e il disegno di legge

stesso viene senz'altro iscritto nel calendario o nello schema dei lavori immediatamente successivo

a quello in corso per la deliberazione da parte dell'Assemblea con discussione limitata ai soli

interventi del relatore, del rappresentante del Governo, e dei proponenti di emendamenti, salve le

dichiarazioni di voto di cui al comma 2 dell'articolo 109.

4. Se il disegno di legge è assegnato in sede deliberante, la Commissione deve porlo all'ordine del

giorno non oltre il quindicesimo giorno dall'approvazione della richiesta.

5. Le Commissioni permanenti alle quali siano stati deferiti in sede referente disegni di legge

riproducenti l'identico testo di disegni di legge il cui esame sia stato esaurito dalle Commissioni

stesse nella precedente legislatura possono, nei primi sette mesi dall'inizio della nuova legislatura,

deliberare, previo sommario esame, di adottare senza ulteriore discussione le relazioni già allora

presentate.

Art. 82

Dichiarazione d'urgenza per la fissazione del termine di promulgazione.

Quando venga proposta per un disegno di legge l'abbreviazione del termine di promulgazione, ai

sensi del secondo comma dell'articolo 73 della Costituzione, il Presidente, prima di porre in

votazione la norma relativa, invita l'Assemblea a pronunziarsi sulla dichiarazione d'urgenza, che

deve essere adottata a maggioranza assoluta dei componenti del Senato. Se non viene raggiunta la

detta maggioranza, la norma che stabilisce i termini di promulgazione non è posta in votazione. Se

viene dichiarata l'urgenza il Presidente ne fa espressa menzione nel messaggio alla Camera dei

deputati o al Governo.

CAPO XII

Della discussione

Art. 83

Divieto di discutere e votare su argomenti non iscritti all'ordine del giorno.

Il Senato non può discutere né deliberare su argomenti che non siano all'ordine del giorno, tranne i

casi previsti dal comma 4 dell'articolo 56 e dall'articolo 151.

Art. 84 (*)

Iscrizioni a parlare.

1. Sugli argomenti compresi nel calendario dei lavori, i Senatori si iscrivono a parlare di norma

entro il giorno precedente l'inizio della discussione, tramite i rispettivi Gruppi parlamentari. Se non

ha avuto luogo l'organizzazione della discussione, ai sensi del comma 5 dell'articolo 55, il

Presidente provvede ad armonizzare i tempi degli interventi con i termini del calendario. Quando un

Gruppo abbia esaurito il tempo assegnatogli, ai suoi componenti non può più essere concessa la

parola. I Senatori che dissentano dalle posizioni assunte dal Gruppo di appartenenza sull'argomento

in discussione hanno facoltà di iscriversi a parlare direttamente ed i loro interventi non sono

considerati ai fini del computo del tempo assegnato al loro Gruppo.

2. In mancanza del calendario dei lavori, le domande di iscrizione a parlare possono essere

presentate direttamente dai Senatori alla Presidenza non oltre ventiquattro ore dall'inizio della

discussione degli argomenti ai quali si riferiscono.

3. Il Presidente nel concedere la parola segue l'ordine delle domande, con facoltà di alternare gli

oratori appartenenti a Gruppi parlamentari diversi.

4. Il Senatore iscritto nella discussione, che sia assente quando viene il suo turno, decade dalla

facoltà di parlare. I Senatori possono scambiare tra loro l'ordine di iscrizione, dandone

comunicazione alla Presidenza.

5. Coloro che intendono fare dichiarazioni, comunicazioni o richieste all'Assemblea su argomenti

non iscritti all'ordine del giorno, debbono previamente informare per iscritto il Presidente

dell'oggetto dei loro interventi e possono parlare soltanto se abbiano ottenuto espressa

autorizzazione e per un tempo non superiore ai dieci minuti.

(*) Coordinato con il nuovo testo dell'articolo 55 approvato dal Senato il 30 novembre 1988.

Art. 85

Posto degli oratori.

Gli oratori parlano all'Assemblea dal proprio seggio e in piedi.

Art. 86

Divieto di parlare due volte nel corso della stessa discussione.

Salva la facoltà di cui all'articolo 109, nessun Senatore può parlare più di una volta nel corso della

stessa discussione se non per una questione di carattere incidentale o per fatto personale.

Art. 87

Fatto personale.

1. E' fatto personale l'essere censurato nella propria condotta o il sentirsi attribuire fatti non veri od

opinioni contrarie a quelle espresse.

2. Quando un Senatore domanda la parola per fatto personale deve indicarlo. Se il Presidente ne

ravvisa la sussistenza, concede la parola al richiedente in fine di seduta. Colui che ha dato origine

con le sue affermazioni al fatto personale ha facoltà di parlare soltanto per precisare o rettificare il

significato delle parole da lui pronunziate.

3. In qualunque occasione siano discussi provvedimenti adottati da precedenti Governi, i Senatori i

quali appartennero ai Governi che li adottarono hanno diritto di ottenere la parola al termine della

discussione.

Art. 88

Fatti lesivi della onorabilità - Commissione di indagine.

1. Quando, nel corso di una discussione, un Senatore sia accusato di fatti che ledano la sua

onorabilità, può chiedere al Presidente la nomina di una Commissione che indaghi e giudichi sul

fondamento dell'accusa; alla Commissione il Presidente può assegnare un termine per presentare le

sue conclusioni. Esse vengono comunicate dal Presidente all'Assemblea e non possono costituire

oggetto di dibattito neanche indirettamente mediante risoluzioni o mozioni.

2. Il Senato può disporre la stampa della relazione della Commissione.

Art. 89 (*)

Durata degli interventi.

1. La durata degli interventi nella discussione generale non può eccedere i venti minuti. Il

Presidente ha tuttavia facoltà, apprezzate le circostanze, di ampliare tale termine fino a sessanta

minuti limitatamente a un oratore per ciascun Gruppo parlamentare. Il predetto termine si applica

altresì alle repliche dei relatori e del rappresentante del Governo, salva sempre la facoltà del

Presidente, apprezzate le circostanze, di ampliarlo fino a sessanta minuti.

2. Salvi i diversi termini previsti dal Regolamento, la durata di qualsiasi altro intervento non può

eccedere i dieci minuti.

3. Gli stessi limiti si applicano anche alla durata degli interventi in Commissione.

4. I Senatori possono, con l'autorizzazione del Presidente, dare ai resoconti, perchè siano stampati e

pubblicati in allegato ai loro discorsi, tabelle ed elenchi di dati nominativi o numerici, omettendone

la lettura in Assemblea.

(*) Articolo modificato dal Senato il 23 e il 30 novembre 1988.

Art. 90

Richiami all'argomento o ai limiti della discussione.

1. Il Presidente invita gli oratori che si allontanino dall'argomento in discussione o che superino il

limite di tempo stabilito per i loro interventi ad attenervisi.

2. Se l'oratore non ottempera all'invito del Presidente, questi, dopo un secondo invito, gli toglie la

parola.

Art. 91

Divieto di interruzione dei discorsi.

Nessun discorso può essere interrotto e rimandato per la sua continuazione ad un'altra seduta.

Art. 92

Richiami al Regolamento, per l'ordine del giorno, per l'ordine delle discussioni o delle votazioni.

1. I richiami al Regolamento o per l'ordine del giorno o per la priorità di una discussione o

votazione hanno la precedenza sulla questione principale e ne fanno sospendere la discussione.

2. Sui richiami possono di regola parlare, dopo il proponente, soltanto un oratore contro e uno a

favore e per non più di dieci minuti ciascuno; il Presidente ha tuttavia facoltà, valutata l'importanza

della questione, di dare la parola ad un oratore per ciascun Gruppo parlamentare.

3. Ove il Senato sia chiamato dal Presidente a decidere su tali richiami, la votazione si fa per alzata

di mano.

Art. 93

Questioni pregiudiziale e sospensiva.

1. La questione pregiudiziale, cioè che un dato argomento non debba discutersi, e la questione

sospensiva, cioè che la discussione o deliberazione debba rinviarsi, possono essere proposte da un

Senatore prima che abbia inizio la discussione. Il Presidente ha tuttavia facoltà di ammetterle anche

nel corso della discussione qualora la presentazione sia giustificata da nuovi elementi emersi dopo

l'inizio del dibattito.

2. La questione pregiudiziale e quella sospensiva hanno carattere incidentale e la discussione non

può proseguire se non dopo che il Senato si sia pronunziato su di esse.

3. In caso di concorso di più proposte di questione pregiudiziale, dopo l'illustrazione da parte di un

proponente per ciascuna di esse, si svolge un'unica discussione.

4. Nella discussione sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un

rappresentante per ogni Gruppo parlamentare. Ciascun intervento non può superare i dieci minuti.

5. Sulla questione pregiudiziale, anche se sollevata con più proposte diversamente motivate, si

effettua un'unica votazione, che ha luogo per alzata di mano.

6. Le norme contenute nei tre commi precedenti si applicano anche per la discussione e la votazione

della questione sospensiva; tuttavia, nel concorso di più proposte intese al rinvio della discussione a

date diverse, il Senato è chiamato a pronunziarsi prima sulla sospensione e poi, se questa è

approvata, sulla durata della sospensione stessa.

7. La questione pregiudiziale e quella sospensiva non sono ammesse nei confronti degli articoli e

degli emendamenti.

Art. 94

Discussione generale dei disegni di legge.

Nell'esame dei disegni di legge si ha, anzitutto, la discussione generale. Questa può essere suddivisa

per parti o per titoli quando il Senato così deliberi, senza discussione, per alzata di mano.

Art. 95 (*)

Presentazione ed esame degli ordini del giorno.

1. Nell'esame di un disegno di legge possono essere presentati ordini del giorno concernenti il

contenuto del disegno di legge stesso.

2. Gli ordini del giorno sono di regola presentati prima dell'inizio della discussione generale e

possono essere svolti dal proponente soltanto nel corso di essa.

3. Gli ordini del giorno presentati nel corso della discussione generale da Senatori che non siano già

iscritti a parlare possono essere svolti alla fine della discussione generale entro i limiti del tempo

riservato a ciascun Gruppo ai sensi del comma 5 dell'articolo 55 o del primo comma dell'articolo 84.

4. Il parere del relatore e del rappresentante del Governo sugli ordini del giorno è espresso nei loro

interventi al termine della discussione generale.

5. La votazione degli ordini del giorno ha luogo subito dopo gli interventi del relatore e del

rappresentante del Governo. I presentatori possono non insistere per la votazione.

6. E' in facoltà del Presidente disporre che gli ordini del giorno concernenti specifiche disposizioni

contenute in un articolo del disegno di legge siano votati prima della votazione dell'articolo stesso.

7. Il proponente di un emendamento può, con il consenso del Presidente, ritirare l'emendamento

stesso per trasformarlo in ordine del giorno. In tal caso non operano le preclusioni relative al

termine di presentazione, e l'ordine del giorno è svolto alle condizioni e nei limiti stabiliti per gli

emendamenti ed è votato prima della votazione dell'articolo alle cui disposizioni l'ordine del giorno

stesso si riferisce.

8. Gli ordini del giorno ritirati o che dovrebbero essere dichiarati decaduti per l'assenza del

proponente al momento della votazione possono essere fatti propri da altri Senatori.

(*) Coordinato con il nuovo testo dell'articolo 55 approvato dal Senato il 30 novembre 1988.

Art. 96

Proposta di non passare all'esame degli articoli.

1. Prima che abbia inizio l'esame degli articoli di un disegno di legge, ciascun Senatore può

avanzare la proposta che non si passi a tale esame.

2. Per lo svolgimento e la discussione della proposta di non passare all'esame degli articoli si

osservano, in quanto applicabili, le disposizioni dell'articolo 95. La votazione della proposta ha la

precedenza su quella degli ordini del giorno.

)

Art. 97 ( 1

Dichiarazione di improponibilità e di inammissibilità.

1. Sono improponibili ordini del giorno, emendamenti e proposte che siano estranei all'oggetto della

discussione o formulati in termini sconvenienti.

2. Sono inammissibili ordini del giorno, emendamenti e proposte in contrasto con deliberazioni già

adottate dal Senato sull'argomento nel corso della discussione.

3. Il Presidente, data lettura dell'ordine del giorno, dell'emendamento o della proposta, decide

inappellabilmente.

(1) "Quando il Senato, in sede di valutazione dei presupposti, giudica per un decreto-legge sussistenti i requisiti richiesti

dall'articolo 77 della Costituzione, accetta che al provvedimento sia riservato un tragitto preferenziale, con la garanzia

che per questo tragitto non si debbano far passare ipotesi normative del tutto svincolate dalla necessità e dalla urgenza

che giustificarono l'emanazione del decreto-legge.

Pertanto, in sede di conversione di un decreto-legge, la norma del primo comma dell'articolo 97 del Regolamento -

secondo la quale non sono proponibili emendamenti che siano estranei all'oggetto della discussione - deve essere

interpretata in modo particolarmente rigoroso, che tenga conto anche della indispensabile preservazione dei caratteri di

necessità e di urgenza già verificati con la procedura prevista dall'articolo 78 del Regolamento, con riferimento sia al

decreto-legge che al disegno di legge di conversione". (Parere della Giunta per il Regolamento dell'8 novembre 1984).

Art. 98

Richiesta di parere del CNEL.

1. Quando siano in discussione disegni di legge o affari che importano indirizzi di politica

economica, finanziaria e sociale o comunque questioni rientranti nell'ambito dell'economia e del

lavoro, ciascun Senatore, prima della chiusura della discussione generale, può proporre che venga

richiesto il parere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. Si osservano per la

discussione della proposta le disposizioni dell'articolo 93 relative alla questione sospensiva.

2. Se la proposta è approvata, l'Assemblea stabilisce il termine entro il quale il parere del CNEL

deve essere espresso. Il parere viene pubblicato, subito dopo la trasmissione, in apposito stampato

allegato al disegno di legge.

Art. 99 (*)

Chiusura della discussione generale.

1. Quando non ci siano altri Senatori iscritti a parlare, il Presidente dichiara chiusa la discussione

generale e concede la parola ai relatori ed al rappresentante del Governo.

2. Qualora il rappresentante del Governo, dopo l'intervento di cui al comma precedente, prenda

nuovamente la parola sull'oggetto in esame per ulteriori dichiarazioni, otto Senatori possono

richiedere che su tali dichiarazioni si apra una nuova discussione, alla quale può partecipare non più

di un oratore per ciascun Gruppo parlamentare.

3. Nel caso in cui la discussione generale non sia stata limitata nel tempo o i limiti siano stati

superati, otto Senatori possono proporre la chiusura anticipata della discussione stessa. Il

Presidente, concessa, se v'è opposizione, la parola ad un oratore per ciascun Gruppo e per non più

di dieci minuti, mette ai voti la proposta, sulla quale l'Assemblea delibera per alzata di mano.

4. Chiusa la discussione generale in applicazione del comma precedente, spetta la parola di diritto,

prima degli interventi dei relatori e del rappresentante del Governo, soltanto ad un Senatore per

ciascuno dei Gruppi i cui iscritti non siano intervenuti nella discussione generale.

(*) Articolo modificato dal Senato il 23 e il 30 novembre 1988.

Art. 100 (*) ( )

1

Esame degli articoli - Presentazione degli emendamenti.

1. Esaurita la discussione generale di un disegno di legge e l'eventuale votazione degli ordini del

giorno, l'Assemblea passa all'esame degli articoli.

2. L'esame degli articoli si effettua con la trattazione, articolo per articolo, degli emendamenti

proposti dai singoli Senatori, dalla Commissione e dal Governo.

3. Gli emendamenti debbono, di regola, essere presentati per iscritto dal proponente alla Presidenza

almeno ventiquattro ore prima dell'esame degli articoli a cui si riferiscono e vengono subito

trasmessi alla Commissione.

4. Gli emendamenti, se sono firmati da otto Senatori, possono essere presentati anche il giorno

stesso della discussione, purchè la presentazione avvenga almeno un'ora prima dell'inizio della

seduta.

5. Nel corso della seduta è ammessa la presentazione di ulteriori emendamenti soltanto quando

siano sottoscritti da otto Senatori e si riferiscano ad altri emendamenti presentati o siano in

correlazione con emendamenti già approvati dall'Assemblea. Il Presidente può tuttavia consentire,

quando se ne manifesti l'opportunità, la presentazione di emendamenti al di fuori dei casi anzidetti.

6. Le condizioni e i termini di cui ai due commi precedenti non si applicano alla presentazione di

emendamenti da parte della Commissione e del Governo. Nel caso in cui la Commissione e il

Governo si avvalgano della facoltà di presentare emendamenti senza l'osservanza dei termini

anzidetti, il Presidente, valutata l'importanza di tali emendamenti, ne può rinviare l'esame al fine di

consentire la presentazione di emendamenti a detti emendamenti e di emendamenti ad essi

strettamente correlati.

7. Gli emendamenti che importino aumento di spesa o diminuzione di entrata debbono essere

trasmessi, appena presentati, anche alla 5a Commissione permanente perchè esprima il proprio

parere. Il parere può essere dato anche verbalmente, nel corso della seduta, a nome della

Commissione, dal suo Presidente o da altro Senatore da lui delegato.

8. Il Presidente può stabilire, con decisione inappellabile, la inammissibilità di emendamenti privi di

ogni reale portata modificativa e può altresì disporre che gli emendamenti intesi ad apportare

correzioni di mera forma siano discussi e votati in sede di coordinamento, con le modalità di cui

all'articolo 103.

9. Su tutti gli emendamenti presentati ad uno stesso articolo si svolge un'unica discussione, che ha

inizio con l'illustrazione da parte dei presentatori e nel corso della quale ciascun Senatore può

intervenire una sola volta, anche se sia proponente di emendamenti. Esaurita la discussione, il

relatore e il rappresentante del Governo si pronunciano sugli emendamenti presentati. Qualora siano

presentati emendamenti nel corso della seduta o quando se ne manifesti l'opportunità per l'ordine

della discussione, il Presidente può disporre che la discussione sia suddivisa in rapporto ai diversi

emendamenti o alle diverse parti dell'articolo.

10. La Commissione competente, il Governo e, nell'ipotesi di cui al comma 7, la 5a Commissione

permanente possono richiedere che la discussione degli emendamenti presentati nel corso della

seduta sia accantonata e rinviata alla seduta seguente.

11. Nell'interesse della discussione, il Presidente può decidere l'accantonamento e il rinvio alla

competente Commissione di singoli articoli e dei relativi emendamenti, stabilendo la data nella

quale la discussione degli stessi dovrà essere ripresa in Assemblea.

12. Sono applicabili alla discussione sui singoli articoli le disposizioni relative alla chiusura

anticipata stabilite nel comma 3 dell'articolo 99. Anche dopo la chiusura della discussione spetta la

parola, per non più di dieci minuti ciascuno, ai proponenti degli emendamenti non ancora illustrati,

nonchè al relatore e al rappresentante del Governo.

13. Gli emendamenti sono di regola stampati e distribuiti in principio di seduta.

(*) Articolo modificato dal Senato il 23 e il 30 novembre 1988.

(1) "Possono essere considerati proponibili soltanto i subemendamenti che si pongano nella medesima linea normativa

dell'emendamento principale, al quale si riferiscono". (Parere della Giunta per il Regolamento del 5 dicembre 1987)

Art. 101

Proposta di stralcio.

1. Iniziato l'esame degli articoli di un disegno di legge, ciascun Senatore può chiedere che uno o più

articoli o disposizioni in essi contenute siano stralciati quando siano suscettibili di essere distinti

dagli altri per la loro autonoma rilevanza normativa.

2. Sulla proposta l'Assemblea discute e delibera nelle forme e con i limiti previsti per le questioni

pregiudiziali e sospensive.

Art. 102

Votazione degli articoli e degli emendamenti - Votazione per parti separate.

1. La votazione si fa sopra ogni articolo e sugli emendamenti proposti, che sono votati prima

dell'articolo al quale si riferiscono.

2. Qualora siano stati presentati più emendamenti ad uno stesso testo, sono posti ai voti prima i

soppressivi e poi gli altri, cominciando da quelli che più si allontanano dal testo originario e

secondo l'ordine in cui si oppongono, si inseriscono o si aggiungono ad esso. Quando è presentato

un solo emendamento soppressivo di un intero articolo, si pone ai voti il mantenimento del testo.

3. Gli emendamenti ad un emendamento sono votati prima dello stesso.

4. Il Presidente ha facoltà di modificare l'ordine delle votazioni quando lo reputi opportuno ai fini

dell'economia o della chiarezza delle votazioni stesse.

5. Quando il testo da mettere ai voti contenga più disposizioni o si riferisca a più soggetti od oggetti

o sia comunque suscettibile di essere distinto in più parti aventi ciascuna un proprio significato

logico ed un valore normativo, è ammessa la votazione per parti separate. La proposta può essere

avanzata da ciascun Senatore e su di essa l'Assemblea delibera per alzata di mano senza

discussione.

6. Gli emendamenti ritirati o che dovrebbero essere dichiarati decaduti per l'assenza del proponente

possono essere fatti propri da altri Senatori.

Art. 102-bis (*)

Effetti del parere contrario della 5a Commissione permanente.

1. Gli emendamenti che importino nuove o maggiori spese o diminuzione di entrate, per i quali la

5a Commissione permanente abbia espresso parere contrario motivando la sua opposizione con la

mancanza della copertura finanziaria prescritta dall'articolo 81, ultimo comma, della Costituzione,

non sono procedibili, a meno che quindici Senatori non ne chiedano la votazione. I richiedenti sono

considerati presenti, agli effetti del numero legale, ancorché non partecipino alla votazione.

2. Sugli emendamenti di cui al comma 1, nonché sugli articoli e sui disegni di legge ai quali si

riferisce l'anzidetto parere contrario della 5a Commissione permanente, la deliberazione ha luogo

mediante votazione nominale con scrutinio simultaneo.

(*) Articolo aggiuntivo approvato dal Senato il 23 novembre 1988 e modificato il 24 febbraio 1999.

Art. 103 (*)

Correzioni di forma e coordinamento finale.

1. Prima della votazione finale di un disegno di legge, il Presidente, il rappresentante del Governo o

ciascun Senatore possono richiamare l'attenzione del Senato sopra le correzioni di forma e le

modificazioni di coordinamento che appaiano opportune, nonchè sopra quelle disposizioni già

approvate che sembrino in contrasto tra loro o inconciliabili con lo scopo della legge, e formulare le

conseguenti proposte.

2. Qualora, ai fini di cui al comma precedente, sia avanzata domanda che il Senato rinvii la

votazione finale ad una successiva seduta e incarichi la Commissione di presentare le opportune

proposte, l'Assemblea delibera per alzata di mano senza discussione.

3. Indipendentemente dagli atti di impulso previsti dai precedenti commi 1 e 2, quando nel testo del

disegno di legge siano stati introdotti molteplici emendamenti, la votazione finale è differita alla

seduta successiva, per consentire alla Commissione ed al Governo di presentare le proposte di cui

agli anzidetti commi; tuttavia, in casi di particolare urgenza, il Presidente, apprezzate le circostanze,

ha facoltà di rinviare la votazione stessa ad una successiva fase della medesima seduta.

4. La Commissione, nel termine fissato, presenta all'Assemblea le proprie proposte, accompagnate,

se necessario, da una succinta relazione.

5. Sulle proposte di cui ai precedenti commi può intervenire non più di un oratore per ciascun

Gruppo parlamentare e la votazione ha luogo per alzata di mano.

6. Le disposizioni dei commi precedenti si osservano anche per il coordinamento in Commissione

del testo dei disegni di legge discussi in sede deliberante. Per quanto concerne i disegni di legge

esaminati in sede redigente o in sede referente, il coordinamento avviene, di norma, nella seduta

successiva a quella nella quale la Commissione ha completato l'esame degli articoli e, in ogni caso,

prima della designazione del Senatore incaricato di riferire all'Assemblea.

(*) Articolo modificato dal Senato il 23 e il 30 novembre 1988.

Art. 104

Disegni di legge approvati dal Senato e modificati dalla Camera dei deputati.

Se un disegno di legge approvato dal Senato è emendato dalla Camera dei deputati, il Senato

discute e delibera soltanto sulle modificazioni apportate dalla Camera, salva la votazione finale.

Nuovi emendamenti possono essere presi in considerazione solo se si trovino in diretta correlazione

con gli emendamenti introdotti dalla Camera dei deputati.

Art. 105

Discussione sulle comunicazioni del Governo - Proposte di risoluzione.

Sulle comunicazioni del Governo si apre un dibattito a sé stante quando ne facciano richiesta otto

Senatori. In tal caso il Presidente, sentito il Governo, dispone l'iscrizione dell'argomento all'ordine

del giorno dell'Assemblea non oltre il terzo giorno dalla richiesta. In occasione del dibattito ciascun

Senatore può presentare una proposta di risoluzione, che è votata al termine della discussione.

Art. 106

Applicabilità delle disposizioni sulla discussione.

Le disposizioni contenute nel presente Capo si osservano, in quanto applicabili, per la discussione

di ogni affare sottoposto all'Assemblea.

CAPO XIII

Delle deliberazioni del Senato e dei modi di votazione - Votazione finale dei disegni di legge

Art. 107 (*)

Maggioranza nelle deliberazioni, numero legale ed accertamento del numero dei presenti.

1. Ogni deliberazione del Senato è presa a maggioranza dei Senatori che partecipano alla votazione,

salvi i casi per i quali sia richiesta una maggioranza speciale. In caso di parità di voti, la proposta si

intende non approvata.

2. Si presume che l'Assemblea sia sempre in numero legale per deliberare; tuttavia se, prima

dell'indizione di una votazione per alzata di mano, dodici senatori presenti in Aula lo richiedano, il

Presidente dispone la verificazione del numero legale.

3. Prima della votazione di una proposta per la cui approvazione sia richiesto il voto favorevole di

una maggioranza dei componenti del Senato, può essere disposto dal Presidente l'accertamento del

numero dei presenti.

(*) Articolo modificato dal Senato il 23 novembre 1988.

Art. 108 (*)

Modalità per la verificazione del numero legale e del numero dei presenti. Effetti della mancanza

del numero richiesto.

1. Per verificare se il Senato è in numero legale il Presidente invita i Senatori a fare constatare la

loro presenza mediante il dispositivo elettronico di voto.

2. I Senatori che sono assenti per incarico avuto dal Senato o in ragione della loro carica di Ministro

non sono computati per fissare il numero legale. La stessa disposizione si applica ai Senatori che

sono in congedo a norma dell'articolo 62, nel limite massimo di un decimo del totale dei

componenti dell'Assemblea.

3. I richiedenti la verificazione del numero legale sono computati come presenti ancorchè si siano

assentati dall'Aula o comunque non abbiano fatto constatare la loro presenza.

4. Se il Senato non è in numero legale, il Presidente rinvia la seduta ad altra ora dello stesso giorno

con un intervallo di tempo non minore di venti minuti, ovvero, apprezzate le circostanze, la toglie.

La seduta è comunque tolta alla quarta mancanza consecutiva del numero legale. Quando la seduta

è tolta, il Senato, qualora nella stessa giornata o in quella successiva il calendario dei lavori non

preveda altra seduta, si intende convocato senz'altro, con lo stesso ordine del giorno, per il prossimo

giorno non festivo all'ora medesima del giorno prima, oppure anche per il giorno festivo quando il

Senato abbia già prima deliberato di tenere seduta in tale giorno.

5. La mancanza del numero legale in una seduta non determina presunzione di mancanza dello

stesso dopo la ripresa della seduta ai termini del precedente comma.

6. All'accertamento del numero dei presenti previsto dal comma 3 dell'articolo 107, si procede con

le stesse modalità stabilite per la verificazione del numero legale. Se il numero dei presenti è

inferiore alla maggioranza richiesta per la deliberazione, il Presidente rinvia la votazione ad altra

ora della medesima seduta o ad altra seduta, salvo che il Senato risulti non in numero legale, nel

qual caso si applicano le disposizioni del comma 4 del presente articolo.

(*) Articolo modificato dal Senato il 23 novembre 1988 e il 24 febbraio 1999.

Art. 109 (*)

Annunci e dichiarazioni di voto.

1. Ciascun Senatore, prima di ogni votazione per alzata di mano, può annunciare il proprio voto,

senza specificarne i motivi, dichiarando soltanto se è favorevole o contrario oppure se si astiene.

2. Fatta eccezione per i casi in cui il Regolamento prescrive la esclusione o la limitazione della

discussione, un Senatore per ciascun Gruppo parlamentare ha facoltà, prima di ogni votazione, di

fare una dichiarazione di voto a nome del Gruppo di appartenenza, per non più di dieci minuti; il

Presidente, apprezzate le circostanze, può portare tale termine a quindici minuti. Uguale facoltà è

riconosciuta ai Senatori che intendano dissociarsi dalle posizioni assunte dal proprio Gruppo,

purchè il loro numero sia inferiore alla metà di quello degli appartenenti al Gruppo stesso.

(*) Articolo modificato dal Senato il 23 e il 30 novembre 1988.

Art. 110

Interventi nel corso della votazione.

Cominciata la votazione, questa non può essere interrotta e non è più concessa la parola fino alla

proclamazione del voto, salvo che per un richiamo alle disposizioni del Regolamento relative alla

esecuzione della votazione in corso o per segnalare irregolarità nella votazione stessa o difetti nel

funzionamento del dispositivo elettronico di voto.

Art. 111

Proclamazione del risultato delle votazioni.

Il Presidente proclama il risultato delle votazioni con la formula: "Il Senato approva" o "Il Senato

non approva".

Art. 112

Proteste sulle deliberazioni del Senato.

Non sono ammesse proteste sulle deliberazioni del Senato: se pronunziate, non si inseriscono nel

processo verbale e nei resoconti della seduta.

Art. 113 (*) ( ) ( )

1 2

Modi di votazione.

1. I voti in Assemblea sono espressi per alzata di mano, per votazione nominale, o a scrutinio

segreto. Le votazioni nominali sono effettuate con scrutinio simultaneo o con appello.

2. L'Assemblea vota normalmente per alzata di mano, a meno che quindici Senatori chiedano la

votazione nominale e, per i casi consentiti dai commi 4 e 7, venti chiedano quella a scrutinio

segreto. La relativa richiesta, anche verbale, dev'essere presentata dopo la chiusura della discussione

e prima che il Presidente abbia invitato il Senato a votare. Se il numero dei richiedenti presenti

nell'Aula al momento dell'indizione della votazione è inferiore a quindici per la votazione nominale

o a venti per quella a scrutinio segreto, la richiesta si intende ritirata. I Senatori richiedenti sono

considerati presenti, agli effetti del numero legale, ancorchè non partecipino alla votazione.

3. Sono effettuate a scrutinio segreto le votazioni comunque riguardanti persone e le elezioni

mediante schede.

4. A richiesta del prescritto numero di Senatori, sono inoltre effettuate a scrutinio segreto le

deliberazioni relative alle norme sulle minoranze linguistiche di cui all'articolo 6 della Costituzione;

le deliberazioni che attengono ai rapporti civili ed etico-sociali di cui agli articoli 13, 14, 15, 16, 17,

18, 19, 20, 21, 22, 24, 25, 26, 27, 29, 30, 31 e 32, secondo comma, della Costituzione; le

deliberazioni che concernono le modificazioni al Regolamento del Senato.

5. Laddove venga sollevato incidente in ordine alla riferibilità della votazione alle fattispecie

indicate nel precedente comma 4, la questione è risolta dal Presidente sentita, ove lo creda, la

Giunta per il Regolamento.

6. In nessun caso è consentita la votazione a scrutinio segreto allorchè il Senato sia chiamato a

deliberare sui disegni di legge finanziaria o di approvazione di bilanci e di consuntivi, su

disposizioni e relativi emendamenti in materia tributaria o contributiva, nonchè su disposizioni di

qualunque disegno di legge e relativi emendamenti che comportino aumenti di spesa o diminuzioni

di entrate, indichino i mezzi con cui farvi fronte, o comunque approvino appostazioni di bilancio.

Nel caso in cui tali disposizioni siano comprese in articoli o emendamenti attinenti alle materie di

cui al precedente comma 4, esse sono sottoposte a votazione separata a scrutinio palese.

7. Le votazioni finali sui disegni di legge avvengono, di regola, a scrutinio palese, a meno che,

trattando tali disegni di legge prevalentemente le materie di cui al precedente comma 4, non sia

avanzata richiesta di votazione a scrutinio segreto. Sulla prevalenza decide il Presidente sentita, ove

lo creda, la Giunta per il Regolamento.

(*)Articolo modificato dal Senato il 24 e il 30 novembre 1988.

(1) 1) "Nel concorso fra la richiesta di votazione nominale con scrutinio simultaneo e la richiesta di

votazione nominale con appello prevale quella presentata per prima, dovendosi applicare in materia

il criterio cronologico;

2) la richiesta di votazione qualificata va presentata volta per volta con riferimento al singolo voto o

a gruppi di voti: non vale una richiesta formulata una tantum con l'intento di avere effetto per tutta

la seduta;

3) in attesa di un coordinamento delle norme relative alle votazioni nominali, la decisione del

Presidente di disporre - ai sensi dell'articolo 116 del Regolamento - la votazione nominale con

appello, su richiesta di quindici senatori, va adottata tenendo conto della necessità di armonizzare i

tempi richiesti per la discussione e la votazione del provvedimento in esame". (Parere della Giunta

per il Regolamento del 14 settembre 1992)

(2) "Nel solco dell'interpretazione costantemente adottata sino al novembre del 1988 ed alla

conseguente, mai contestata, applicazione concreta, la Giunta per il Regolamento - nel sottolineare

l'esigenza di un'organica revisione della materia, anche sulla base delle modifiche che il Parlamento

si accinge ad apportare all'articolo 68 della Costituzione - esprime il parere che le deliberazioni

sulle proposte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in materia di autorizzazione

a procedere in giudizio siano sottoposte alla disciplina generale relativa ai modi di votazione e,

pertanto, debbano essere votate in maniera palese. E ciò, in quanto le deliberazioni stesse

costituiscono espressione di una prerogativa dell'Organo parlamentare nell'ambito del rapporto con

altri Organi dello Stato e dunque non rappresentano in senso proprio "votazione riguardanti

persone", ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 113, comma 3, del Regolamento.

In applicazione del comma 4 dello stesso articolo 113, il ricorso al voto segreto si rende possibile

per le autorizzazioni a procedere concernenti la sottoposizione all'arresto, alla perquisizione

personale e domiciliare o ad altra privazione o limitazione della libertà personale, attenendo le

deliberazioni stesse ai rapporti di cui agli articoli 13 e seguenti della Costituzione. La nuova

interpretazione entra immediatamente in vigore". (Parere della Giunta per il Regolamento del 6

maggio 1993)

)

Art. 114 ( 1

Votazioni per alzata di mano e controprova.

1. Le votazioni che dovrebbero aver luogo per alzata di mano sono effettuate con procedimento

elettronico quando il Presidente lo ritenga opportuno per agevolare il computo dei voti.

2. Si fa altresì ricorso al procedimento elettronico ogni qualvolta sia richiesta la controprova di una

votazione per alzata di mano. Tale controprova deve essere richiesta immediatamente dopo la

proclamazione del risultato, ed il Presidente, prima di disporla, ordina la chiusura delle porte di

accesso all'Aula.

(1) "Dovendosi individuare la ratio dell'articolo 114 del Regolamento nell'esigenza di eliminare qualsiasi incertezza sul

risultato delle votazioni, la controprova non può essere ammessa allorchè l'esito del voto appaia evidente al di là di ogni

ragionevole dubbio. Ne consegue pertanto - in via di interpretazione razionale e sistematica del comma 2 dell'articolo

114, anche in relazione a quanto previsto dal comma 1 dello stesso articolo - che spetta al prudente apprezzamento del

Presidente, coadiuvato dai senatori Segretari, di valutare la sussistenza dei requisiti di fatto in presenza dei quali

accogliere la richiesta di controprova.

Nè vale l'argomento secondo cui la controprova potrebbe venire utilizzata anche per l'accertamento del voto espresso

dai singoli senatori per alzata di mano, giacchè il procedimento elettronico non opera, nell'ipotesi di controprova, la

registrazione dei nomi dei votanti nè dei voti relativi". (Parere della Giunta per il Regolamento del 12 novembre 1991)

Art. 115

Votazione nominale con scrutinio simultaneo.

1. La votazione nominale con scrutinio simultaneo ha luogo con procedimento elettronico.

2. Dopo la chiusura della votazione viene consegnato al Presidente, a cura dei Segretari, l'elenco dei

Senatori votanti con l'indicazione del voto da ciascuno espresso. Il Presidente proclama quindi

l'esito della votazione. L'elenco resta a disposizione dei Senatori sul banco della Presidenza e viene

pubblicato nei resoconti della seduta.

Art. 116 ( )

1

Votazione nominale con appello.

1. La votazione nominale con appello, che si svolge facendo uso del dispositivo elettronico, ha

luogo nelle votazioni sulla fiducia e sulla sfiducia al Governo, o quando il Presidente disponga

l'appello su richiesta di quindici Senatori. In tal caso il Presidente, dopo aver indicato il significato

del "sì" e del "no", estrae a sorte il nome di un Senatore dal quale comincia l'appello in ordine

alfabetico.

2. Esaurito l'appello, si procede ad un nuovo appello dei Senatori che non hanno risposto al

precedente.

3. Il Senatore, chiamato nell'appello, esprime ad alta voce il suo voto e contemporaneamente aziona

in conformità il dispositivo elettronico. Qualora vi sia divergenza tra le due espressioni di voto, il

Presidente sospende l'appello e chiede al Senatore di precisare il voto che intende dare.

4. Si applicano, per la proclamazione dei risultati e la pubblicità della votazione, le norme

dell'ultimo comma dell'articolo precedente.

(1) Nella riunione del 30 luglio 1992, la Giunta per il Regolamento ha manifestato il suo assenso a che, in via

sperimentale, venga mantenuta la procedura di votazione nominale con appello recentemente adottata in Assemblea,

secondo la quale ciascun senatore, chiamato dai senatori Segretari, esprime il proprio voto passando innanzi al banco

della Presidenza.

Art. 117

Votazione a scrutinio segreto.

1. La votazione a scrutinio segreto ha luogo con procedimento elettronico mediante apparati che

garantiscano la segretezza del voto sia nel momento di espressione del voto stesso che in quello

della registrazione dei risultati della votazione.

2. L'elenco dei Senatori che hanno partecipato alla votazione è pubblicato nei resoconti della

seduta.

Art. 118

Annullamento e rinnovazione delle votazioni - Mancato o difettoso funzionamento del dispositivo

elettronico di voto.

1. In ogni caso di irregolarità delle votazioni, il Presidente, apprezzate le circostanze, può annullarle

e disporne l'immediata rinnovazione, con o senza procedimento elettronico.

2. In caso di mancato o difettoso funzionamento del dispositivo elettronico di voto, si applicano, per

la verificazione del numero legale e per l'accertamento del numero dei presenti, per la controprova e

per le votazioni nominali o a scrutinio segreto, le disposizioni dei seguenti commi.

3. Quando si debba procedere alla verificazione del numero legale o all'accertamento del numero

dei presenti ai sensi dell'articolo 108, il Presidente ordina la chiama.

4. La controprova delle votazioni per alzata di mano può essere fatta mediante divisione dei votanti

nelle due opposte parti dell'Aula.

5. La votazione nominale ha luogo con appello, che si svolge con le modalità indicate nei commi 1

e 2 dell'articolo 116; i Segretari tengono nota dei votanti e del voto da ciascuno espresso.

6. Per la votazione a scrutinio segreto, sono consegnate due palline, una bianca ed una nera, a

ciascun Senatore; questi esprime il proprio voto deponendo le palline stesse nelle apposite urne

secondo le istruzioni per il voto date dal Presidente. I Segretari tengono nota dei votanti.

7. Le modalità tecniche per l'uso del dispositivo elettronico sono regolate da istruzioni approvate

dal Consiglio di Presidenza.

)

Art. 119 ( 1

Preannuncio delle votazioni da effettuarsi con il dispositivo elettronico.

1. Le votazioni da effettuarsi mediante dispositivo elettronico, salvo quelle per alzata di mano, non

possono essere indette se non siano trascorsi venti minuti dal preavviso dato dal Presidente.

2. Il preavviso non deve essere ripetuto quando nel corso della stessa seduta si effettuino altre

votazioni con procedimento elettronico.

(1) "Il preavviso per l'indizione di votazioni da effettuarsi mediante il dispositivo elettronico, dal quale decorrono i venti

minuti prescritti dal Regolamento, deve essere dato all'Assemblea nel momento in cui perviene alla Presidenza la prima

richiesta di votazione nominale o a scrutinio segreto, anche se nel corso della seduta abbiano già avuto luogo verifiche

del numero legale o controprove di votazioni per alzata di mano, per le quali il preavviso stesso non è prescritto.

La Giunta ha ritenuto, a maggioranza, che de jure condito sia questa l'unica possibile e logica interpretazione

dell'articolo 119 del Regolamento, in quanto:


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Informazione e costituzione del prof. Marco Orofino. Trattasi del testo completo del Regolamento del Senato della Repubblica, che disciplina il funzionamento e l'attività della seconda camera del Parlamento italiano, dell'ufficio di presidenza, dei gruppi parlamentari, delle giunte e delle commissioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in comunicazione e società
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Informazione e costituzione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Orofino Marco.

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