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Regolamenti - C.Cost. n. 183/73 Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 183 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1973. La Corte ha... Vedi di più

Esame di Diritto Costituzionale Avanzato docente Prof. F. Cerrone

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Comunità economica europea, stipulato a Roma il 25 marzo 1957, in

riferimento agli artt. 70, 71, 72, 73, 74, 75 e 23 della

Costituzione; con le tre ordinanze, di identico contenuto, del

tribunale di Genova, viene sollevata la stessa questione, in

riferimento agli artt. 70, 76 e 77 della Costituzione.

Le ordinanze contengono esauriente motivazione circa la

rilevanza della questione di costituzionalità ai fini della

decisione delle cause di merito.

I giudizi possono essere riuniti e definiti con unica

sentenza.

2. - L'ammissibilità della denuncia di illegittimità

costituzionale della legge ordinaria di ratifica ed esecuzione di

un trattato internazionale, con riguardo a specifiche disposizioni

del trattato stesso, é già stata riconosciuta da questa Corte con

la sentenza n. 98 del 1965.

3. - Il Trattato istitutivo della C.E.E. dispone all'art. 189,

primo comma, che "per l'assolvimento dei loro compiti e alle

condizioni contemplate dal Trattato, il Consiglio e la Commissione

della Comunità stabiliscono regolamenti e direttive, prendono

decisioni e formulano raccomandazioni e pareri". Viene

conseguentemente disciplinata l'efficacia di questi diversi atti,

e il secondo comma dell'art. 189 stabilisce testualmente: "Il

regolamento ha portata generale. Esso é obbligatorio in tutti i

suoi elementi, e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati

membri".

Di questa disposizione del Trattato, mediante denuncia della

legge di esecuzione che ad essa ha adattato il nostro ordinamento

interno, viene posta in dubbio la legittimità costituzionale sotto

diversi profili. Si osserva nelle ordinanze di rinvio che a norma

dell'art. 189 é stata riconosciuta la efficacia obbligatoria ed

immediata applicabilità nei confronti dello Stato e dei cittadini

italiani di atti aventi forza e valore di legge ordinaria, emanati

da organi diversi da quelli a cui la Costituzione attribuisce

l'esercizio della funzione legislativa; che con ciò é stata

introdotta nel nostro ordinamento una nuova fonte di normazione

primaria, con la conseguente sottrazione di competenza legislativa

ai normali organi costituzionali dello Stato, in materie di

contenuto ampio e genericamente individuato; che nei confronti dei

regolamenti comunitari mancano le guarentigie stabilite dalla

Costituzione per le leggi ordinarie dello Stato (forme di

promulgazione e pubblicazione; possibilità di promuovere il

referendum abrogativo; ammissibilità del controllo di questa

Corte, a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini); che,

infine, mediante questi regolamenti possono essere imposte ai

cittadini italiani prestazioni patrimoniali, in contrasto con la

riserva di legge stabilita dall'art. 23 della Costituzione. L'art.

189 del Trattato di Roma comporterebbe non tanto limitazioni di

sovranità quanto "una inammissibile rinuncia alla sovranità,

ovvero una modifica della stessa struttura costituzionale

fondamentale del nostro Stato"; e l'art. 11 della Costituzione non

eliminerebbe il prospettato dubbio di incostituzionalità, "sia

perché, a parte la sua natura programmatica, non esclude che le

limitazioni alla sovranità nazionale debbano essere disposte con

legge costituzionale, sia perché sembra implicare finalità diverse

da quelle, tipicamente economiche, perseguite con l'istituzione

della C.E.E.".

4. - La questione non é fondata. La legge 14 ottobre 1957, n.

1203, con cui il Parlamento italiano ha dato piena ed intera

esecuzione al Trattato istitutivo della C.E.E., trova sicuro

fondamento di legittimità nella disposizione dell'art. 11 della

Costituzione, in base alla quale "l'Italia consente, in condizioni

di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità

necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia

fra le Nazioni", e quindi "promuove e favorisce le organizzazioni

internazionali rivolte a tale scopo". Questa disposizione, che non

a caso venne collocata tra i "principi fondamentali" della

Costituzione, segna un chiaro e preciso indirizzo politico: il

costituente si riferiva, nel porla, all'adesione dell'Italia alla

Organizzazione delle Nazioni Unite, ma si ispirava a principi

programmatici di valore generale, di cui la Comunità economica e

le altre Organizzazioni regionali europee costituiscono concreta

attuazione. É sufficiente considerare le solenni enunciative

contenute nel preambolo del Trattato, e le norme concernenti i

principi (artt. 1 e seguenti), i fondamenti (artt. 9 e seguenti),

e la politica della Comunità (artt. 85 e seguenti), per constatare

come la istituzione della C.E.E. sia stata determinata dalla

comune volontà degli Stati membri di "porre le fondamenta di una

unione sempre più stretta tra i popoli europei", diretta "ad

assicurare mediante un'azione comune il progresso economico e

sociale dei loro paesi, eliminando le barriere che dividono

l'Europa", e ciò nel preciso intento di "rafforzare le difese

della pace e della libertà, facendo appello agli altri popoli

d'Europa, animati dallo stesso ideale, perché si associno al loro

sforzo", nonché di "confermare la solidarietà che lega l'Europa ai

paesi d'oltremare, desiderando assicurare lo sviluppo della loro

prosperità conformemente ai principi dello Statuto delle Nazioni

Unite". Non é dunque possibile dubbio sulla piena rispondenza del

Trattato di Roma alle finalità indicate dall'art. 11 della

Costituzione.

5. - Il costituente, dopo aver stabilito all'art. 10 che

l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del

diritto internazionale generale, ha inteso con l'art. 11 definire

l'apertura dell'Italia alle più impegnative forme di

collaborazione e organizzazione internazionale: ed a tale scopo ha

formalmente autorizzato l'accettazione, in via convenzionale, a

condizioni di parità con gli altri Stati e per le finalità ivi

precisate, delle necessarie "limitazioni di sovranità". Questa

formula legittima le limitazioni dei poteri dello Stato in ordine

all'esercizio delle funzioni legislativa, esecutiva e

giurisdizionale, quali si rendevano necessarie per la istituzione

di una Comunità tra gli Stati europei, ossia di una nuova

organizzazione interstatuale, di tipo sovranazionale, a carattere

permanente, con personalità giuridica e capacità di rappresentanza

internazionale. Alla Comunità economica, aperta a tutti gli altri

Stati europei (art. 237 del Trattato), e concepita come strumento

di integrazione tra gli Stati partecipanti, per fini comuni di

sviluppo economico e sociale, e quindi anche per fini di difesa

della pace e della libertà, l'Italia e gli altri Stati promotori

hanno conferito e riconosciuto determinati poteri sovrani,

costituendola come istituzione caratterizzata da ordinamento

giuridico autonomo e indipendente. In particolare, con l'art. 189

del Trattato istitutivo, é stato attribuito al Consiglio e alla

Commissione della Comunità il potere di emanare regolamenti con

portata generale, ossia, - secondo l'interpretazione data dalla

giurisprudenza comunitaria e da quella ormai concorde dei diversi

Stati membri, nonché dalla dominante dottrina -, atti aventi

contenuto normativo generale al pari delle leggi statuali, forniti

di efficacia obbligatoria in tutti i loro elementi, e direttamente

applicabili in ciascuno degli Stati membri, cioè immediatamente

vincolanti per gli Stati e per i loro cittadini, senza la

necessità di norme interne di adattamento o recezione.

Questo potere normativo compete agli organi della Comunità

"per l'assolvimento dei loro compiti e alle condizioni contemplate

dal Trattato"; é stato così attuato da ciascuno degli Stati membri

un parziale trasferimento agli organi comunitari dell'esercizio

della funzione legislativa, in base ad un preciso criterio di

ripartizione di competenze per le materie analiticamente indicate

nelle parti seconda e terza del Trattato, in correlazione

necessaria con le finalità di interesse generale stabilite dal

Trattato stesso per la politica economica e sociale della

Comunità.

Questa attribuzione di potestà normativa agli organi della

C.E.E., con la corrispondente limitazione di quella propria degli

organi costituzionali dei singoli Stati membri, non é stata

consentita unilateralmente né senza che l'Italia abbia acquistato

poteri nell'ambito della nuova istituzione. Stipulando il Trattato

di Roma l'Italia ha liberamente compiuto una scelta politica di

importanza storica, ed ha acquistato, con la partecipazione alla

Comunità economica europea, il diritto di nominare propri

rappresentanti nelle istituzioni della Comunità, Assemblea e

Consiglio, e di concorrere alla formazione della Commissione e

della Corte di giustizia. Le consentite limitazioni di sovranità

trovano quindi il loro corrispettivo nei poteri acquisiti in seno

alla più vasta Comunità di cui l'Italia é parte, e con la quale é

stato concretamente iniziato il processo di integrazione degli

Stati d'Europa.

6. - Il dubbio che le limitazioni di sovranità conseguenti

alla stipulazione del Trattato di Roma e all'ingresso dell'Italia

nella C.E.E. potessero richiedere il ricorso al procedimento di

revisione costituzionale per l'approvazione della legge di

ratifica e di esecuzione, trova puntuale riscontro nell'analogo

dubbio già prospettato nel 1951, in occasione dell'approvazione

del Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e

dell'acciaio: dubbio correttamente risolto dal Parlamento

italiano, decidendo che la ratifica ed esecuzione di quel Trattato

potesse essere effettuata mediante legge ordinaria. Per vero, come

questa Corte ha già dichiarato nella sentenza n. 14 del 1964 , la

disposizione dell'art. 11 della Costituzione significa che, quando

ne ricorrano i presupposti, é possibile stipulare trattati i quali

comportino limitazione della sovranità, ed é consentito darvi

esecuzione con legge ordinaria. La disposizione risulterebbe

svuotata del suo specifico contenuto normativo, se si ritenesse

che per ogni limitazione di sovranità prevista dall'art. 11

dovesse farsi luogo ad una legge costituzionale. É invece evidente

che essa ha un valore non soltanto sostanziale ma anche

procedimentale, nel senso che permette quelle limitazioni di

sovranità, alle condizioni e per le finalità ivi stabilite,

esonerando il Parlamento dalla necessità di ricorrere

all'esercizio del potere di revisione costituzionale.

7. - Con riferimento al Trattato istitutivo della C.E.C.A.,

questa Corte ha già avuto occasione di dichiarare l'autonomia

dell'ordinamento comunitario rispetto a quello interno (sentenza

n. 98 del 1965). I regolamenti emanati dagli organi della C.E.E. à

sensi dell'art. 189 del Trattato di Roma appartengono

all'ordinamento proprio della Comunità: il diritto di questa e il

diritto interno dei singoli Stati membri possono configurarsi come

sistemi giuridici autonomi e distinti, ancorché coordinati secondo

la ripartizione di competenze stabilita e garantita dal Trattato.

Esigenze fondamentali di eguaglianza e di certezza giuridica

postulano che le norme comunitarie, - non qualificabili come fonte

di diritto internazionale, né di diritto straniero, né di diritto

interno dei singoli Stati -, debbano avere piena efficacia

obbligatoria e diretta applicazione in tutti gli Stati membri,

senza la necessità di leggi di recezione e adattamento, come atti

aventi forza e valore di legge in ogni Paese della Comunità, sì da

entrare ovunque contemporaneamente in vigore e conseguire

applicazione uguale ed uniforme nei confronti di tutti i

destinatari. Risponde altresì alla logica del sistema comunitario

che i regolamenti della C.E.E., - semprechè abbiano completezza di

contenuto dispositivo, quale caratterizza di regola le norme

intersoggettive -, come fonte immediata di diritti ed obblighi sia

per gli Stati sia per i loro cittadini in quanto soggetti della

Comunità, non debbano essere oggetto di provvedimenti statali a

carattere riproduttivo, integrativo o esecutivo, che possano

comunque differirne o condizionarne l'entrata in vigore, e tanto

meno sostituirsi ad essi, derogarvi o abrogarli, anche

parzialmente. E qualora uno di questi regolamenti comportasse per

lo Stato la necessità di emanare norme esecutive di organizzazione

dirette alla ristrutturazione o nuova Costituzione di uffici o

servizi amministrativi, ovvero di provvedere a nuove o maggiori

spese, prive della copertura finanziaria richiesta dall'art. 81

della Costituzione, mediante le opportune variazioni di bilancio,

é ovvio che l'adempimento di questi obblighi da parte dello Stato

non potrebbe costituire condizione o motivo di sospensione

dell'applicabilità della normativa comunitaria, la quale, quanto

meno nel suo contenuto intersoggettivo, entra immediatamente in

vigore.

8. - Il regime dei rapporti tra ordinamento comunitario e

ordinamento interno, quale é stato dianzi delineato, fornisce la

sicura soluzione dei dubbi prospettati nelle ordinanze di

rimessione, circa la mancanza, nei confronti dei regolamenti della

C.E.E., delle guarentigie offerte dalla nostra Costituzione

rispetto alla legislazione dello Stato, concernenti la formazione

e pubblicazione delle leggi, l'ammissibilità del referendum

abrogativo e del controllo di legittimità costituzionale. Le

disposizioni costituzionali disciplinano unicamente l'attività

normativa degli organi dello Stato italiano, e per la loro natura

non sono riferibili o applicabili all'attività degli organi

comunitari, regolata dal Trattato di Roma, che della Comunità

costituisce lo statuto fondamentale.

A questo riguardo si impongono alcune ulteriori

considerazioni. Occorre anzitutto tener presente che il Trattato

istitutivo contiene nella Parte quinta - Istituzioni della

Comunità - (artt. 137-209), una organica normativa sulla

composizione, sui poteri, sull'esercizio delle funzioni dei

diversi organi, per cui l'ordinamento comunitario risulta

caratterizzato da un complesso di garanzie statutarie, e da un

proprio sistema di tutela giuridica. Per quanto concerne in specie

i regolamenti previsti dall'art. 189, oltre ai già precisati

limiti di competenza settoriale ratione materiae posti alla

potestà normativa del Consiglio e della Commissione dalle

disposizioni del Trattato, deve ricordarsi che l'operato di questi

organi é soggetto al controllo dell'Assemblea, composta di

rappresentanti delegati dagli Stati membri, e destinata,

nell'auspicabile ulteriore sviluppo del processo di integrazione,

ad assumere una più diretta rappresentatività politica e più ampi

poteri; e che, d'altra parte, la loro azione si svolge con la

costante e diretta partecipazione del nostro Governo, e quindi

anche sotto il controllo, indiretto ma non perciò meno vigile ed

attento, del Parlamento italiano.

Secondo il Trattato, i regolamenti, così come le direttive e

le decisioni del Consiglio e della Commissione, debbono essere

motivati, e fare riferimento alle proposte o ai pareri

obbligatoriamente richiesti in esecuzione del Trattato (art. 190);

e sono oggetto di regolare pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale

della Comunità, dopo la quale soltanto entrano in vigore, alla

data da essi stabilita, o in mancanza, nel ventesimo giorno

successivo (art. 191).

A prescindere dalla inammissibilità del riferimento

all'articolo 75 della Costituzione, risponde alle già illustrate

caratteristiche del sistema che i regolamenti comunitari, i quali

debbono conseguire applicazione diretta, simultanea ed uniforme in

tutti gli Stati membri e per tutti i soggetti appartenenti alla

Comunità, non possano essere oggetto di referendum popolare

abrogativo nei diversi Stati.

Nella medesima prospettiva si deve valutare anche la questione

di legittimità costituzionale dell'art. 189 del Trattato C.E.E.,

in quanto permette l'emanazione di regolamenti contenenti

imposizione di prestazioni patrimoniali. Ciò non importa deroga

alla riserva di legge sancita dall'art. 23 della Costituzione,

poiché questa disposizione non é formalmente applicabile alle

norme comunitarie, emanazione di una fonte di produzione autonoma,

propria di un ordinamento distinto da quello interno. D'altra

parte, anche sotto un profilo sostanziale, sembra ovvio osservare

che quella storica garanzia non potrebbe dirsi violata, dal

momento che i regolamenti comunitari debbono statutariamente

corrispondere ai principi e criteri direttivi stabiliti dal

Trattato istitutivo della Comunità.

9. - Appaiono egualmente infondati i dubbi relativi alla

carenza di controllo giurisdizionale da parte di questa Corte, a

salvaguardia dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra

Costituzione ai cittadini.

Si deve anzitutto considerare che l'ordinamento della Comunità

economica europea contiene uno speciale sistema di tutela

giurisdizionale, caratterizzato dalla pienezza delle funzioni

attribuite alla Corte di giustizia dagli artt. 164 e seguenti del

Trattato. La Corte di giustizia della Comunità, oltre ad

assicurare "il rispetto del diritto nella interpretazione e nella

applicazione del trattato" (art. 164), esercita il controllo di

legittimità sugli atti normativi del Consiglio e della


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 183 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1973. La Corte ha stabilito che: i regolamenti hanno efficacia diretta negli Stati membri e che la limitazione di sovranità che gli Stati hanno subito con l'ingresso nella Comunità Europea è bilanciata dalla loro partecipazione politica all'attività di quest'ultima.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Cerrone Francesco.

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