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• Comprendere il significato

logico-operativo di

rapporto e grandezza

derivata; impostare

uguaglianze di rapporti per

risolvere problemi di

proporzionalità e

percentuale; risolvere

semplici problemi diretti e

inversi

• Risolvere equazioni di

primo grado e verificare la

correttezza dei

procedimenti utilizzati.

• Rappresentare

graficamente equazioni di

primo grado; comprendere

il concetto di equazione e

quello di funzione

Risolvere sistemi di

equazioni di primo grado

seguendo istruzioni e

verificarne la correttezza

dei risultati. •

• Gli enti fondamentali della

Confrontare ed Riconoscere i principali geometria e il significato

enti, figure e luoghi

analizzare figure dei termini: assioma,

geometrici e descriverli con

geometriche, teorema, definizione.

linguaggio naturale

individuando invarianti e

relazioni. •

• Il piano euclideo: relazioni

individuare le proprietà tra rette; congruenza di

essenziali delle figure e figure; poligoni e loro

riconoscerle in situazioni proprietà.

concrete • Circonferenza e cerchio

102

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

• Misura di grandezze;

Disegnare figure

grandezze incommensurabili;

geometriche con semplici perimetro e area dei poligoni.

tecniche grafiche e Teoremi di Euclide e di

operative Pitagora

• Teorema di Talete e sue

• conseguenze

Applicare le principali •

formule relative alla retta e Il metodo delle coordinate:

il piano cartesiano.

alle figure geometriche sul

piano cartesiano • Interpretazione geometrica

• dei sistemi di equazioni.

In casi reali di facile •

leggibilità risolvere Trasformazioni

geometriche elementari e

problemi di tipo

geometrico, e ripercorrerne loro invarianti

le procedure di soluzione

• Comprendere i principali

passaggi logici di una

dimostrazione

• •

Individuare le strategie Progettare un percorso Le fasi risolutive di un

risolutivo strutturato in problema e loro

appropriate per la rappresentazioni con

tappe

soluzione di problemi • diagrammi

Formalizzare il percorso di •

soluzione di un problema Principali rappresentazioni

attraverso modelli algebrici di un oggetto matematico.

e grafici • Tecniche risolutive di un

• problema che utilizzano

Convalidare i risultati

conseguiti sia frazioni, proporzioni,

percentuali, formule

empiricamente, sia geometriche,

mediante argomentazioni equazioni e disequazioni di

1° grado.

Tradurre dal linguaggio

naturale al linguaggio

algebrico e viceversa

103

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

• Significato di analisi e

Raccogliere, organizzare e

Analizzare dati e organizzazione di dati

rappresentare un insieme

interpretarli sviluppando numerici.

di dati.

deduzioni e •

• Il piano cartesiano e il

Rappresentare classi di dati

ragionamenti sugli stessi concetto di funzione.

mediante istogrammi e

anche con l’ausilio di diagrammi a torta.

rappresentazioni •

• Funzioni di proporzionalità

Leggere e interpretare

grafiche, usando diretta, inversa e relativi

tabelle e grafici in termini

consapevolmente gli grafici, funzione lineare.

di corrispondenze fra

strumenti di calcolo e le •

elementi di due insiemi. Incertezza di una misura e

potenzialità offerte da concetto di errore.

applicazioni specifiche di Riconoscere una relazione •

tipo informatico. tra variabili, in termini di La notazione scientifica per

i numeri reali.

proporzionalità diretta o

inversa e formalizzarla Il concetto e i metodi di

approssimazione

attraverso una funzione

matematica.

• Rappresentare sul piano

cartesiano il grafico di una

funzione.

• Valutare l’ordine di • i numeri “macchina”

grandezza di un risultato. • il concetto di

• Elaborare e gestire semplici approssimazione

calcoli attraverso un foglio semplici applicazioni che

elettronico consentono di creare,

• Elaborare e gestire un elaborare un foglio

foglio elettronico per elettronico con le forme

rappresentare in forma grafiche corrispondenti

grafica i risultati dei calcoli

eseguiti 104

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

L’asse scientifico-tecnologico

105

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

L’asse scientifico-tecnologico

L’asse scientifico-tecnologico ha l’obiettivo di facilitare lo studente nell’esplorazione del

mondo circostante, per osservarne i fenomeni e comprendere il valore della conoscenza del

mondo naturale e di quello delle attività umane come parte integrante della sua formazione

globale. Si tratta di un campo ampio e importante per l’acquisizione di metodi, concetti,

atteggiamenti indispensabili ad interrogarsi, osservare e comprendere il mondo e a misurarsi con

l’idea di molteplicità, problematicità e trasformabilità del reale.

Per questo l’apprendimento centrato sull’esperienza e l’attività di laboratorio assumono

particolare rilievo.

L’adozione di strategie d’indagine, di procedure sperimentali e di linguaggi specifici

costituisce la base di applicazione del metodo scientifico che - al di là degli ambiti che lo

implicano necessariamente come protocollo operativo - ha il fine anche di valutare l’impatto sulla

realtà concreta di applicazioni tecnologiche specifiche.

L’apprendimento dei saperi e delle competenze avviene per ipotesi e verifiche

sperimentali, raccolta di dati, valutazione della loro pertinenza ad un dato ambito, formulazione di

congetture in base ad essi, costruzioni di modelli; favorisce la capacità di analizzare fenomeni

complessi nelle loro componenti fisiche, chimiche, biologiche.

Le competenze dell’area scientifico-tecnologica, nel contribuire a fornire la base di

lettura della realtà, diventano esse stesse strumento per l’esercizio effettivo dei diritti di

cittadinanza. Esse concorrono a potenziare la capacità dello studente di operare scelte

consapevoli ed autonome nei molteplici contesti, individuali e collettivi, della vita reale.

E’ molto importante fornire strumenti per far acquisire una visione critica sulle

proposte che vengono dalla comunità scientifica e tecnologica, in merito alla soluzione di

problemi che riguardano ambiti codificati (fisico, chimico, biologico e naturale) e aree di

conoscenze al confine tra le discipline anche diversi da quelli su cui si è avuto

conoscenza/esperienza diretta nel percorso scolastico e, in particolare, relativi ai problemi della

salvaguardia della biosfera.

Obiettivo determinante è, infine, rendere gli alunni consapevoli dei legami tra scienza

e tecnologie, della loro correlazione con il contesto culturale e sociale con i modelli di sviluppo e

con la salvaguardia dell’ambiente, nonché della corrispondenza della tecnologia a problemi

concreti con soluzioni appropriate.

Competenze di base a conclusione dell’ obbligo di istruzione

Osservare, descrivere ed analizzare fenomeni appartenenti alla realtà naturale e

artificiale e riconoscere nelle sue varie forme i concetti di sistema e di complessità

Analizzare qualitativamente e quantitativamente fenomeni legati alle

trasformazioni di energia a partire dall’esperienza

Essere consapevole delle potenzialità e dei limiti delle tecnologie nel contesto

culturale e sociale in cui vengono applicate

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La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Abilità/capacità

Competenze Conoscenze

• Concetto di misura e sua

Raccogliere dati attraverso

Osservare, descrivere ed approssimazione

l’osservazione diretta dei

analizzare fenomeni • Errore sulla misura

fenomeni naturali (fisici,

appartenenti alla realtà • Principali Strumenti e

chimici, biologici, geologici,

naturale e artificiale e tecniche di misurazione

ecc..) o degli oggetti artificiali

riconoscere nelle sue • Sequenza delle operazioni

o la consultazione di testi e

varie forme i concetti di da effettuare,.

manuali o media.

sistema e di complessità • Fondamentali Meccanismi

Organizzare e rappresentare

di catalogazione

i dati raccolti dei principali

Utilizzo

programmi software

Individuare, con la guida del

docente, una possibile • Concetto di sistema e di

interpretazione dei dati in base complessità

a semplici modelli.

Presentare i risultati • Schemi, tabelle e grafici

dell’analisi Principali Software

dedicati.

Semplici schemi per

Utilizzare classificazioni,

presentare correlazioni tra le

generalizzazioni e/o schemi variabili di un fenomeno

logici per riconoscere il appartenente all’ambito

modello di riferimento. scientifico caratteristico del

percorso formativo.

Riconoscere e definire i Concetto di ecosistema.

principali aspetti di un

ecosistema.

Essere consapevoli del ruolo • Impatto ambientale limiti

che i processi tecnologici di tolleranza.

giocano nella modifica

dell’ambiente che ci circonda

considerato come sistema. di sviluppo

Concetto

Analizzare in maniera sostenibile.

sistemica un determinato

ambiente al fine di valutarne i

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La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

rischi per i suoi fruitori.

un oggetto o un

Analizzare •

sistema artificiale in termini di Schemi a blocchi

funzioni o di architettura. Concetto di input-output di

un sistema artificiale.

Diagrammi e schemi logici

applicati ai fenomeni

osservati.

Analizzare di calore e di

Concetto

un fenomeno

Interpretare temperatura

qualitativamente e naturale o un sistema

quantitativamente artificiale dal punto di vista Limiti di sostenibilità delle

fenomeni legati alle energetico distinguendo le variabili di un ecosistema

varie trasformazioni di

trasformazioni di energia in rapporto alle

energia a partire leggi che le governano.

dall’esperienza Avere la consapevolezza dei

possibili impatti

sull’ambiente naturale dei

modi di produzione e di

utilizzazione dell’energia

.

nell’ambito quotidiano

il ruolo della

Riconoscere

Essere consapevole delle Strutture concettuali di base

tecnologia nella vita quotidiana

potenzialità delle del sapere tecnologico

e nell’economia della società.

tecnologie Saper cogliere le interazioni

rispetto al contesto tra esigenze di vita e Fasi di un processo

culturale e sociale in cui processi tecnologici. tecnologico (sequenza delle

vengono applicate operazioni: dall’ “idea” all’

“prodotto”)

• Adottare semplici progetti Il metodo della

per la risoluzione di progettazione.

108

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

problemi pratici..

• •

Saper spiegare il principio Architettura del computer

di funzionamento e la Struttura di Internet

struttura dei principali Struttura generale e

dispositivi fisici e software operazioni comuni ai

Utilizzare le funzioni di base

diversi pacchetti applicativi

dei software più comuni per (Tipologia di menù,

produrre testi e operazioni di edizione,

comunicazioni multimediali, creazione e conservazione

calcolare e rappresentare di documenti ecc.)

dati, disegnare, catalogare Operazioni specifiche di base

informazioni, cercare di alcuni dei programmi

informazioni e comunicare applicativi più comuni

in rete. 109

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

L’Asse storico sociale

110

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

L’Asse storico-sociale

L’asse storico-sociale si fonda su tre ambiti di riferimento: epistemologico, didattico,

formativo.

Le competenze relative all’area storica riguardano, di fatto, la capacità di percepire gli

eventi storici nella loro dimensione locale, nazionale, europea e mondiale e di collocarli secondo le

coordinate spazio-temporali, cogliendo nel passato le radici del presente.

Se sul piano epistemologico i confini tra la storia, le scienze sociali e l’economia sono

distinguibili, più frequenti sono le connessioni utili alla comprensione della complessità dei

fenomeni analizzati. Comprendere la continuità e la discontinuità, il cambiamento e la diversità in

una dimensione diacronica attraverso il confronto fra epoche e in dimensione sincronica attraverso

il confronto fra aree geografiche e culturali è il primo grande obiettivo dello studio della storia.

Il senso dell’appartenenza, alimentato dalla consapevolezza da parte dello studente di

essere inserito in un sistema di regole fondato sulla tutela e sul riconoscimento dei diritti e dei

doveri, concorre alla sua educazione alla convivenza e all’esercizio attivo della cittadinanza.

La partecipazione responsabile - come persona e cittadino - alla vita sociale permette di

ampliare i suoi orizzonti culturali nella difesa della identità personale e nella comprensione dei

valori dell’inclusione e dell’integrazione.

La raccomandazione del Parlamento e del Consiglio europeo 18 dicembre 2006 sollecita gli

Stati membri a potenziare nei giovani lo spirito di intraprendenza e di imprenditorialità. Di

conseguenza, per promuovere la progettualità individuale e valorizzare le attitudini per le scelte da

compiere per la vita adulta, risulta importante fornire gli strumenti per la conoscenza del tessuto

sociale ed economico del territorio, delle regole del mercato del lavoro, delle possibilità di mobilità.

Competenze di base a conclusione dell’obbligo di istruzione

Comprendere il cambiamento e la diversità dei tempi storici in una dimensione

diacronica attraverso il confronto fra epoche e in una dimensione sincronica

attraverso il confronto fra aree geografiche e culturali.

Collocare l’esperienza personale in un sistema di regole fondato sul reciproco

riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione, a tutela della persona, della

collettività e dell’ambiente

Riconoscere le caratteristiche essenziali del sistema socio economico per orientarsi

nel tessuto produttivo del proprio territorio.

111

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Competenze Abilità/capacità Conoscenze

• •

Riconoscere le dimensioni Le periodizzazioni

Comprendere il del tempo e dello spazio fondamentali della storia

cambiamento e la attraverso l’osservazione di mondiale

diversità dei tempi eventi storici e di aree

storici in una dimensione •

geografiche I principali fenomeni storici

diacronica attraverso il e le coordinate spazio-

confronto fra epoche e in • tempo che li determinano

Collocare i più rilevanti

una dimensione eventi storici affrontati

sincronica attraverso il secondo le coordinate

confronto fra aree spazio-tempo

geografiche e culturali. • Identificare gli elementi •

maggiormente significativi I principali fenomeni

per confrontare aree e sociali, economici che

periodi diversi caratterizzano il mondo

contemporaneo, anche in

relazione alle diverse

culture

• Conoscere i principali

eventi che consentono di

comprendere la realtà

nazionale ed europea

• Comprendere il •

cambiamento in relazione I principali sviluppi storici

agli usi, alle abitudini, al che hanno coinvolto il

vivere quotidiano nel proprio territorio

confronto con la propria

esperienza personale

• Leggere - anche in diverse tipologie di fonti

Le

modalità multimediale - le

differenti fonti letterarie,

iconografiche,

documentarie,

cartografiche ricavandone

informazioni su eventi

storici di diverse epoche e

differenti aree geografiche

112

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

• Individuare i principali principali tappe dello

Le

mezzi e strumenti che sviluppo dell’innovazione

hanno caratterizzato tecnico-scientifica e della

conseguente innovazione

l’innovazione tecnico-

scientifica nel corso della tecnologica

storia

Collocare l’esperienza • Comprendere le • Costituzione italiana

personale in un sistema caratteristiche

di regole fondato sul fondamentali dei principi e • Organi dello Stato e loro

reciproco riconoscimento delle regole della funzioni principali

dei diritti garantiti dalla Costituzione italiana

Costituzione, a tutela •

della persona, della Individuare le • Conoscenze di base sul

caratteristiche essenziali

collettività e concetto di norma giuridica

della norma giuridica e

dell’ambiente e di gerarchia delle fonti

comprenderle a partire

dalle proprie esperienze e

dal contesto scolastico

• Identificare i diversi modelli

istituzionali e di • Principali Problematiche

organizzazione sociale e le relative all’integrazione e

principali relazioni tra alla tutela dei diritti umani

società-

persona-famiglia- e alla promozione delle pari

Stato opportunità

• Riconoscere le funzioni di • Organi e funzioni di

base dello Stato, delle Regione, Provincia e

Regioni e degli Enti Locali Comune

ed essere in grado di

rivolgersi, per le proprie • Conoscenze essenziali dei

necessità, ai principali servizi sociali

servizi da essi erogati

113

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

• •

Identificare il ruolo delle Ruolo delle organizzazioni

istituzioni europee e dei internazionali

principali organismi di •

cooperazione Principali tappe di sviluppo

internazionale e dell’Unione Europea

riconoscere le opportunità

offerte alla persona, alla

scuola e agli ambiti

territoriali di appartenenza

• Adottare nella vita

quotidiana comportamenti

responsabili per la tutela e

il rispetto dell’ambiente e

delle risorse naturali

• Riconoscere le •

Orientarsi nel tessuto Regole che governano

caratteristiche principali del l’economia e concetti

produttivo del proprio mercato del lavoro e le fondamentali del mercato

territorio. opportunità lavorative del lavoro

offerte dal territorio • Regole per la costruzione

di un curriculum vitae

• Strumenti essenziali per

leggere il tessuto

produttivo del proprio

territorio

i principali settori Principali soggetti del

Riconoscere

in cui sono organizzate le sistema economico del

attività economiche del proprio proprio territorio

territorio 114

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

ALLEGATO 2

Competenze chiave di cittadinanza da acquisire al termine dell’istruzione obbligatoria

competenze chiave di cittadinanza

L’elevamento dell’obbligo di istruzione a dieci anni intende favorire il pieno sviluppo della persona

nella costruzione del sé, di corrette e significative relazioni con gli altri e di una positiva interazione

con la realtà naturale e sociale.

• Imparare ad imparare: organizzare il proprio apprendimento, individuando, scegliendo

ed utilizzando varie fonti e varie modalità di informazione e di formazione (formale, non

formale ed informale), anche in funzione dei tempi disponibili, delle proprie strategie e del

proprio metodo di studio e di lavoro.

• Progettare: elaborare e realizzare progetti riguardanti lo sviluppo delle proprie attività di

studio e di lavoro, utilizzando le conoscenze apprese per stabilire obiettivi significativi e

realistici e le relative priorità, valutando i vincoli e le possibilità esistenti, definendo

strategie di azione e verificando i risultati raggiunti.

• Comunicare

comprendere messaggi di genere diverso (quotidiano, letterario, tecnico, scientifico)

o e di complessità diversa, trasmessi utilizzando linguaggi diversi (verbale,

matematico, scientifico, simbolico, ecc.) mediante diversi supporti (cartacei,

informatici e multimediali)

rappresentare eventi, fenomeni, principi, concetti, norme, procedure, atteggiamenti,

o stati d’animo, emozioni, ecc. utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico,

scientifico, simbolico, ecc.) e diverse conoscenze disciplinari, mediante diversi

supporti (cartacei, informatici e multimediali).

• interagire in gruppo, comprendendo i diversi punti di vista,

Collaborare e partecipare:

valorizzando le proprie e le altrui capacità, gestendo la conflittualità, contribuendo

all’apprendimento comune ed alla realizzazione delle attività collettive, nel riconoscimento

dei diritti fondamentali degli altri.

• Agire in modo autonomo e responsabile: sapersi inserire in modo attivo e consapevole

nella vita sociale e far valere al suo interno i propri diritti e bisogni riconoscendo al

contempo quelli altrui, le opportunità comuni, i limiti, le regole, le responsabilità.

• Risolvere problemi: affrontare situazioni problematiche costruendo e verificando ipotesi,

individuando le fonti e le risorse adeguate, raccogliendo e valutando i dati, proponendo

soluzioni utilizzando, secondo il tipo di problema, contenuti e metodi delle diverse

discipline.

• Individuare collegamenti e relazioni: individuare e rappresentare, elaborando

argomentazioni coerenti, collegamenti e relazioni tra fenomeni, eventi e concetti diversi,

anche appartenenti a diversi ambiti disciplinari, e lontani nello spazio e nel tempo,

cogliendone la natura sistemica, individuando analogie e differenze, coerenze ed

incoerenze, cause ed effetti e la loro natura probabilistica.

• Acquisire ed interpretare l’informazione: acquisire ed interpretare criticamente

l'informazione ricevuta nei diversi ambiti ed attraverso diversi strumenti comunicativi,

valutandone l’attendibilità e l’utilità, distinguendo fatti e opinioni.

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La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Decreto interministeriale Ministero della Pubblica Istruzione e Ministero del lavoro e

della Previdenza Sociale del 29 novembre 2007 –(GU n. 45 del 22/2/2008)

Percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale ai sensi dell'articolo

1, comma 624 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

Ministero della Pubblica Istruzione e Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale

Visto l'articolo 1, commi 622 e 624 della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

Visto l'articolo 28 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;

Visto il regolamento adottato con decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139;

Visto l'accordo-quadro in sede di Conferenza unificata 19 giugno 2003 riguardante la realizzazione dall'anno

scolastico 2003/2004 di un'offerta sperimentale di istruzione e formazione professionale nelle more

dell'emanazione dei decreti legislativi di cui alla legge 28 marzo 2003, n. 53; 15 gennaio

Visto l'accordo in sede di Conferenza Stato-regioni e province autonome di Trento e Bolzano

2004 riguardante la definizione degli standard formativi minimi in attuazione dell'accordo-quadro sancito in

Conferenza unificata il 19 giugno 2003;

Visto l'accordo in sede di Conferenza unificata 28 ottobre 2004 riguardante la certificazione intermedia e il

riconoscimento dei crediti formativi;

Visto l'accordo in sede di Conferenza Stato-regioni e province di Trento e Bolzano 5 ottobre 2006 riguardante

la definizione degli standard formativi minimi relativi alle competenze tecnico-professionali, in attuazione

dell'accordo-quadro in Conferenza unificata 19 giugno 2003;

Considerata la necessità di definire i criteri generali per l'accreditamento delle strutture che realizzano i

percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui al citato accordo nei quali, in fase di

prima attuazione per gli anni 2007/2008 e 2008/2009, si adempie l'obbligo di istruzione, fatte salve le

competenze delle province autonome di Trento e Bolzano in materia;

Considerato che le strutture formative accreditate dalle regioni, presso cui si realizzano i predetti percorsi

sperimentali, devono rispondere a criteri generali che ne assicurino la qualità e il perseguimento delle finalità

educative proprie dell'obbligo di istruzione di cui alla legge e alle disposizioni sopra richiamate e la

conseguente particolare funzione pubblica che esse sono chiamate a svolgere per garantire tale

adempimento;

Considerato che tali criteri assumono il carattere di misure che lo Stato deve porre in essere per assicurare

omogenei livelli di prestazioni su tutto il territorio nazionale a garanzia degli studenti e delle loro famiglie;

Considerato, in particolare, che i criteri relativi all'assenza di fini di lucro delle strutture formative impegnate

nei citati percorsi, all'utilizzazione di docenti in possesso dei titoli culturali e professionali necessari ad

assicurare l'acquisizione dei saperi e delle competenze, indicati dal regolamento n. 139/2007 sopra

richiamato, come risultati di apprendimento attesi dagli studenti al termine del nuovo obbligo d'istruzione,

all'osservanza del contratto collettivo nazionale di lavoro per la formazione professionale nel trattamento dei

suddetti docenti costituiscono requisiti indispensabili ai predetti fini;

Considerato che, ai fini di cui all'articolo 1, comma 624 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, restano

confermati i finanziamenti destinati dalla normativa vigente alla realizzazione dei predetti percorsi a valere

sui bilanci del Ministero della pubblica istruzione e del Ministero del lavoro e della previdenza sociale;

Considerato che, nella seduta del 30 ottobre 2007, la Conferenza unificata ha espresso la mancata intesa sul

testo del provvedimento;

Considerato il fatto che l'obbligo di istruzione innalzato a 10 anni è vigente dall'inizio del corrente anno

scolastico per tutti i giovani della relativa fascia di età e che è necessario diversificare l'offerta formativa per

non lasciarne indietro nessuno;

Ritenuto necessario e urgente, che per le ragioni sopra indicate, si attivi la procedura di cui all'articolo 3,

comma 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella riunione del 29 novembre 2007;

DECRETA

Art. 1 - Prima attuazione dell'obbligo di istruzione

116

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

1. A norma dell'articolo 1, comma 624 della legge n. 296/2006, l'obbligo di istruzione di cui al comma 622

dell'articolo medesimo si assolve, in fase di prima attuazione per gli anni 2007/2008 e 2008/2009, anche nei

percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale, di durata triennale, di cui all'articolo 28,

comma 1 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226. dalle regioni

2. I percorsi di cui al comma 1 sono progettati e realizzati dalle strutture formative accreditate

che rispondano ai criteri generali di cui all'articolo 2, in modo da far acquisire, ai giovani tenuti

all'assolvimento dell'obbligo di istruzione, i saperi e le competenze previsti dal regolamento di cui all'articolo

1, comma 622 della legge n. 296/2006, adottato con decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto

2007, n. 139.

Art. 2 - Criteri generali

1. Ai fini di cui all'articolo 1, nella fase di prima attuazione dell'obbligo di istruzione ai sensi dell'articolo 1,

comma 1 del regolamento adottato con decreto del Ministro della pubblica istruzione n. 139/2007, le

strutture formative accreditate dalle regioni devono rispondere ai seguenti criteri generali:

a) appartenere ad un organismo che non abbia fini di lucro in base alle norme vigenti e offra servizi educativi

destinati all'istruzione e formazione dei giovani fino a 18 anni. Tali requisiti devono risultate dallo statuto

dell'organismo;

b) avere un progetto educativo finalizzato a far acquisire ai predetti giovani i saperi e le competenze di cui

all'articolo 1, comma 2;

c) applicare il contratto collettivo nazionale di lavoro per la formazione professionale nella gestione del

personale dipendente impegnato nei percorsi di cui all'articolo 1;

d) prevedere, in relazione ai saperi e alle competenze di cui all'articolo 1, comma 2, l'utilizzo di docenti che

siano in possesso dell'abilitazione all'insegnamento per la scuola secondaria superiore o, in via transitoria, di

personale in possesso di un diploma di laurea inerente l'area di competenza e di una sufficiente esperienza

o, almeno, di un diploma di scuola secondaria superiore e di una esperienza quinquennale. Tale personale

deve documentare le esperienze acquisite nell'insegnamento delle competenze di base nella formazione

professionale iniziale, ivi comprese quelle maturate nei percorsi sperimentali di cui all'accordo-quadro in sede

di Conferenza unificata 19 giugno 2003;

e) prevedere stabili relazioni con le famiglie e con i soggetti economici e sociali del territorio, anche

attraverso misure di accompagnamento per favorire il successo formativo;

f) garantire la collegialità nella progettazione e nella gestione delle attività didattiche e formative,

assicurando la certificazione periodica e finale dei risultati di apprendimento;

g) essere in possesso di strutture, aule ed attrezzature idonee alla gestione di servizi educativi all'istruzione e

formazione dei giovani fino a 18 anni.

Art. 3 - Contributi statali

1. I finanziamenti di cui all'articolo 1, comma 624 della legge n. 296/2006, allo scopo stanziati nei bilanci del

Ministero della pubblica istruzione e del Ministero del lavoro e della previdenza sociale sono destinati ai

percorsi di cui all'articolo 1 realizzati dalle strutture formative accreditate dalle regioni sulla base dei criteri di

cui all'articolo 2, ferma restando la prosecuzione dei percorsi già avviati.

2. Il contributo del Ministero della pubblica istruzione è finalizzato esclusivamente all'assolvimento

dell'obbligo di istruzione nei percorsi di cui all'articolo 1. Tali risorse sono ripartite in base al numero degli

studenti annualmente iscritti ai predetti percorsi, riservandone il 20% ai percorsi realizzati dalle istituzioni

scolastiche che utilizzano la quota di flessibilità oraria di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione

13 giugno 2006, n. 47.

3. Il contributo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale è finalizzato alla prosecuzione dei percorsi

sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui all'articolo 28 del decreto legislativo 17 ottobre

2005, n. 226. Le relative risorse a valere sul bilancio del Ministero medesimo concorrono alla realizzazione

dei percorsi di cui all'articolo 1, secondo i criteri e le modalità definiti con decreto del Ministero predetto

adottato di concerto con il Ministero della pubblica istruzione, previa intesa in sede di Conferenza unificata a

norma del decreto legislativo n. 281/1997, fermo restando quanto previsto dall'articolo 31, comma 3 del

decreto legislativo n. 226/2005.

Art. 4 - Misure di sistema

1. I percorsi di cui all'articolo 1 sono oggetto di monitoraggio e di valutazione secondo quanto previsto

dall'articolo 28, comma 2 del decreto legislativo n. 226/2005.

di istruzione nei percorsi di cui all'articolo 1 è costituito un

2. Allo scopo di sostenere l'attuazione dell'obbligo

apposito gruppo tecnico a livello nazionale, composto da esperti designati dal Ministro della pubblica

istruzione, dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale e dal coordinamento delle regioni per l'istruzione

117

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

e la formazione, dall'Unione province d'Italia e dall'Associazione nazionale comuni italiani che si avvale della

consulenza e dell'assistenza dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori e

dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione.

3. La quota delle risorse di cui all'articolo 3, comma 2, da destinare alle misure di sistema di cui ai commi 1 e

2 è fissata nella misura dell'1%; la quota delle risorse di cui all'articolo 3, comma 3, da destinare al

medesimo fine, è stabilita nel decreto ivi previsto nei limiti stabiliti dall'articolo 1, comma 624 della legge n.

296/2006.

Art. 5 - Percorsi e progetti sperimentali

1. Ai fini di quanto previsto dall'articolo 1, comma 1 del regolamento adottato con decreto del Ministro della

pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139, possono essere realizzati, per gli anni 2007/2008 e 2008/2009,

percorsi e progetti sperimentali per prevenire e contrastare la dispersione scolastica nonché per favorire il

successo formativo dei giovani, con eventuali contributi aggiuntivi messi a disposizione dal Ministero della

pubblica istruzione nel quadro di intese con singole regioni.

Roma 29/11/2007

IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Giuseppe Fioroni

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE

Cesare Damiano 118

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Ministero della Pubblica Istruzione

Documento del 27 dicembre 2007

Linee guida sull’obbligo di istruzione

Premessa

1. Il contesto di riferimento

2. Aspetti generali

3. Orientamento e recupero

4. Formazione

5. Valutazione e certificazione

6. Sostegno e osservazione del processo

7. Finanziamenti

Premessa

Il presente documento contiene linee guida per la prima attuazione dell’obbligo di istruzione innalzato a dieci

anni nel quadro delineato dall’articolo 34 della Costituzione, entrato in vigore dal corrente anno scolastico

per effetto del regolamento adottato con decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n.

139, in applicazione della legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622.

Le linee guida riguardano, a norma dell’articolo 5 del regolamento, l’orientamento dei giovani e delle loro

famiglie, la formazione dei docenti, il sostegno, il monitoraggio, la valutazione e la certificazione dei percorsi,

nella fase di applicazione sperimentale delle indicazioni relative ai saperi e alle competenze - contenute nel

documento tecnico parte integrante del regolamento medesimo - che tutti i giovani devono possedere a

conclusione dell’obbligo di istruzione.

Le linee guida si configurano come una misura di accompagnamento per le istituzioni scolastiche, statali e

paritarie, impegnate nella sperimentazione di questa innovazione negli anni 2007/2008 e 2008/2009, in vista

della sua messa a regime nel quadro della piena attuazione dei nuovi ordinamenti del primo e secondo ciclo

di istruzione e formazione a partire dall’anno scolastico 2009/2010.

Tale misura assume particolare rilievo in considerazione dell’importanza strategica di questo cambiamento,

che comporta una profonda revisione metodologica e organizzativa della didattica per far conseguire ai

giovani le competenze chiave di cittadinanza che l’Unione europea ritiene decisive per lo sviluppo delle

persone, la coesione sociale e la competitività nella società globale.

Solo se scelto e vissuto dalle scuole nella loro autonomia, il percorso di innovazione potrà conseguire queste

finalità, sviluppandosi in continuità con le innovazioni introdotte nel primo ciclo di istruzione attraverso le

Indicazioni nazionali per il curricolo

specifiche , in modo da rendere coerente e unitaria la completa

attuazione dell’obbligo di istruzione della durata dieci anni.

Le indicazioni contenute nel citato Documento tecnico costituiscono il riferimento anche per i percorsi

sperimentali di istruzione e formazione professionale, la cui prosecuzione è prevista dalla legge n. 296/06,

articolo 1, comma 624, sino alla messa a regime del nuovo ordinamento del secondo ciclo nell’anno

scolastico 2009/2010.

Per i motivi sopra esposti, le linee guida intendono costituire uno strumento di indirizzo e una proposta di

lavoro destinata soprattutto ai docenti e ai dirigenti scolastici per aiutarli nel loro difficile compito di

migliorare progressivamente la qualità degli apprendimenti dei giovani, favorire la crescita dei livelli culturali

della popolazione e concorrere allo sviluppo del Paese.

Questo impegno comporterà, nel tempo, un più ampio riconoscimento dell’importanza del loro ruolo sociale e

della stessa scuola nella sua identità di comunità educante.

Le linee guida sono, quindi, un primo contributo per conseguire gradualmente i seguenti obiettivi:

• sostenere l’equilibrata e coerente acquisizione delle competenze descritte nel documento tecnico da parte

dei giovani come profilo di uscita dai dieci anni dell’istruzione obbligatoria, affinché l’intero percorso

dell’obbligo di istruzione risulti finalizzato ai risultati di apprendimento e di sviluppo personale attesi;

• sollecitare l’autonomia progettuale delle istituzioni scolastiche nella predisposizione di un percorso biennale

di sperimentazione, facendo tesoro delle esperienze innovative già realizzate negli scorsi anni, anche

nell’ambito di progetti di rete sostenuti da istituzioni territoriali;

• promuovere progetti ed esperienze di continuità e raccordo curricolare tra le scuole secondarie di secondo

grado e quelle di primo grado. 119

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

1. Il contesto di riferimento

Si richiamano, di seguito, gli aspetti che caratterizzano il contesto nel quale si attua il nuovo obbligo di

istruzione:

• la cornice delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, indicate dalla Raccomandazione del

Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre 2006, come soglia culturale comune per preparare i giovani

alla vita adulta e offrire loro un metodo per continuare ad apprendere per tutto il corso della loro esistenza.

Le competenze chiave sono definite dai citati atti di indirizzo dell’Ue come combinazione di conoscenze,

abilità e atteggiamenti appropriati al contesto e sono finalizzate alla realizzazione personale, all’esercizio

consapevole della cittadinanza, alla coesione sociale e all'occupabilità.

• lo sviluppo dell’istruzione e della formazione nella dimensione dell’educazione, secondo le strategie dell’Ue;

• il riferimento agli strumenti comunitari per favorire la mobilità dei cittadini in ambito europeo;

• il riferimento alle norme vigenti sul diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, in base alle quali nessun

giovane può interrompere il proprio percorso formativo senza aver conseguito un titolo di studio o almeno

una qualifica professionale entro il 18° anno di età. L’obbligo di istruzione non ha, quindi, carattere di

terminalità

• il riferimento agli attuali ordinamenti scolastici dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio della scuola

secondaria superiore, che il nuovo obbligo di istruzione non modifica, in quanto è finalizzato esclusivamente

a definire i risultati di apprendimento attesi a conclusione dei primi due anni, indipendentemente dal

percorso seguito.

Con ciò viene affermata l’esigenza che l’innovazione risulti tale da garantire il raggiungimento dei livelli

essenziali di apprendimento, sia sul piano dei saperi disciplinari, sia in relazione alle competenze che

caratterizzano gli assi culturali dei primi due anni del secondo ciclo e che tutti gli studenti devono acquisire

nel percorso d’istruzione obbligatorio. È evidente che tali livelli essenziali sono il denominatore comune che

deve essere raggiunto in tutti gli indirizzi del secondo ciclo, ferma restante la peculiarità dei diversi indirizzi.

• il rispetto degli obblighi di servizio del personale della scuola come definiti dagli accordi contrattuali.

2. Aspetti generali

L’attuazione del nuovo obbligo di istruzione assume come fondamento principale il lavoro degli Organi

collegiali, a partire da un approfondimento della strategia di innovazione contenuta nel citato documento

tecnico e nelle indicazioni nazionali per il primo ciclo. In particolare, comporta per il Collegio dei docenti una

riflessione comune sulle modalità operative dell’azione didattica riguardante principalmente i seguenti

aspetti:

• l’individuazione delle strategie più appropriate per l’interazione disciplinare, per superare progressivamente

la frammentazione dei saperi negli attuali curricoli, quale fattore che genera disorientamento e dispersione

scolastica; linguaggi matematico scientifico-

; ;

• l’approfondimento degli aspetti fondanti i quattro assi culturali dei

storico-sociale competenze chiave per la

tecnologico

; , che costituiscono la trama su cui si definiscono le

cittadinanza attiva (imparare ad imparare, progettare, comunicare, collaborare e partecipare, agire in modo

autonomo e responsabile, risolvere problemi, individuare collegamenti e relazioni, acquisire ed interpretare

l’informazione);

• l’organizzazione dei processi didattici in termini di apprendimento per competenze, da articolare in forme

coerenti con le scelte generali del Piano dell’Offerta Formativa;

• un’ampia utilizzazione degli spazi di flessibilità curricolare e organizzativa, anche attraverso ripartizioni

funzionali dello stesso collegio dei docenti ( dipartimenti, gruppi di lavoro…..)

3. Orientamento e recupero

La centralità del giovane che apprende costituisce il primo riferimento per ogni azione di orientamento.

L’obiettivo prioritario è la sua maturazione in termini di autonomia e responsabilità ai fini dell’acquisizione

competenze chiave per l’esercizio della cittadinanza attiva .

delle

Nella promozione del successo scolastico e formativo e nella lotta alla dispersione di tanti giovani è

determinante un’efficace azione di orientamento che può essere realizzata a partire da una collaborazione

rafforzata tra scuole del primo e del secondo ciclo e si può essere sviluppata anche attraverso accordi di

collaborazione con gli Enti locali e le Associazioni professionali e disciplinari, Enti e Associazioni accreditate

presenti sul territorio. In questi ambiti le positive esperienze già in atto vanno potenziate e diffuse.

Queste azioni richiedono:

• la valorizzazione della dimensione orientativa degli assi culturali per assicurare l’equivalenza formativa di

tutti i percorsi e favorire eventuali passaggi tra percorsi di studio diversi;

120

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

• il coinvolgimento delle famiglie e degli stessi studenti, con particolare attenzione a quei giovani che, a

causa di svantaggi educativi determinati da circostanze personali, sociali, culturali o economiche, hanno

bisogno di un sostegno per realizzare le loro potenzialità;

• una programmazione didattica ed educativa centrata sui processi di apprendimento e misurata sui livelli di

ingresso e sui diversi ritmi e stili cognitivi degli studenti, che comprenda attività dedicate al recupero di ogni

tipo di svantaggio senza trascurare la promozione delle eccellenze. Sono particolarmente utili iniziative di

recupero intensivo per gli studenti che favoriscano l’acquisizione di metodologie di autoapprendimento e

orientamento attraverso l’attività di laboratorio e l’esperienza pratica;

• l’osservazione e l’analisi continua dei risultati dell’apprendimento progressivamente raggiunti dagli studenti,

competenze chiave per l’esercizio della cittadinanza

al fine di motivarli e sostenerli nell’acquisizione delle

attiva;

• il sostegno e il recupero dei saperi disciplinari non acquisiti durante il percorso scolastico precedente, che

sono essenziali per il raggiungimento delle competenze che caratterizzano gli assi culturali relativi al nuovo

obbligo di istruzione.

4. Formazione

La transizione dall’impianto curricolare di tipo disciplinare a quello basato sulle competenze e sui risultati di

apprendimento richiede un grande impegno da parte delle istituzioni scolastiche, anche con riferimento

all’autonomia di ricerca di cui al decreto del Presidente della Repubblica n.275/99 che questo Ministero conta

di sostenere soprattutto attraverso interventi pluriennali di formazione dei docenti. I piani per la loro

formazione si configurano come misure per lo sviluppo della loro professionalità, nella consapevolezza della

complessità e della difficoltà che essi incontrano a tradurre gli obiettivi previsti dai curricoli dei diversi ordini,

tipi e indirizzi di studio nelle competenze riferite agli assi culturali che caratterizzano il nuovo obbligo di

istruzione.

Per questo, i piani di formazione, a ogni livello territoriale, vanno progettati in modo da valorizzare il

rapporto tra pari e le esperienze già acquisite da molte istituzioni scolastiche per:

• condividere il senso della nuova prospettiva educativa fondata sul concetto di competenza e collegata ai

saperi e agli assi culturali, superando così la dimensione settoriale dell’insegnamento;

• individuare metodologie idonee per collegare i saperi disciplinari e gli assi culturali al fine di acquisire le

competenze chiave;

• valorizzare gli intrecci tra gli assi culturali, anche con riferimento alla competenza digitale;

• adeguare i criteri e le modalità di valutazione all’interazione di conoscenze, abilità/ capacità e competenze;

• individuare e sviluppare gli elementi di continuità tra gli indirizzi del Documento tecnico allegato al decreto

ministeriale n.139/07 e le Indicazioni per il curricolo per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di

istruzione, valorizzando anche la banca dati dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo.

In considerazione della dimensione strategica dell’innovazione introdotta con il nuovo obbligo di istruzione, i

piani di formazione - che rientrano tra gli interventi previsti al paragrafo 6 - costituiscono uno strumento di

cui si può avvalere tutto il personale della scuola.

5. Valutazione e certificazione

La valutazione e la certificazione hanno l’obiettivo prioritario di sostenere i processi di apprendimento dei

giovani e il loro orientamento, anche ai fini di facilitare i passaggi tra i diversi ordini e indirizzi di studio, allo

scopo di far conseguire un diploma di istruzione secondaria superiore o almeno una qualifica professionale a

tutti i giovani entro il 18° anno di età.

La valutazione in termini di risultati di apprendimento, il concetto di competenza in relazione a conoscenze e

abilità, il ruolo degli assi culturali sono al centro del percorso di sperimentazione appena avviato e

presuppongono un ripensamento profondo sia delle strategie didattiche sia della valutazione.

L’obiettivo è quello di coniugare l’accertamento dei livelli di conoscenza disciplinare con la verifica dei livelli di

competenza acquisiti dagli studenti, che diventano protagonisti consapevoli del processo valutativo. Di

conseguenza, la valutazione contribuisce alla motivazione/rimotivazione dello studente, in quanto costituisce

uno strumento per valorizzarne i saperi e le competenze già possedute.

Il raggiungimento di questo obiettivo richiede un costante lavoro collegiale dei docenti per individuare e

sperimentare metodologie didattiche (in particolare di carattere laboratoriale) e modelli di valutazione

coerenti con un impianto culturale e pedagogico centrato sugli assi e sulle competenze.

In questa fase di prima attuazione del nuovo obbligo di istruzione, rimangono vigenti, per la valutazione, i

riferimenti normativi contenuti nel regolamento dell’autonomia scolastica (decreto del Presidente della

Repubblica n.275/99), nonché nella periodica ordinanza ministeriale sugli scrutini ed esami.

La ricerca delle scuole di strumenti idonei per una migliore comprensione, da parte delle famiglie e degli

studenti, del nuovo processo valutativo fondato sull’acquisizione delle competenze sarà accompagnata da un

impegno istituzionale per la definizione di modelli di certificazione in funzione della validità e del

121

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

riconoscimento dei titoli e dei crediti su tutto il territorio nazionale, in vista della messa a regime del nuovo

assetto del secondo ciclo nell’anno scolastico 2009/2010.

L’obiettivo è quello di predisporre uno strumento che consenta la “lettura” trasparente delle competenze

acquisite, capace di sostenere i processi di orientamento, favorire il passaggio fra i diversi percorsi formativi

e il rientro in formazione, facilitare la prosecuzione degli studi fino al conseguimento di un diploma di

istruzione secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il 18° anno

di età.

Ai fini della messa a punto dei modelli di valutazione e certificazione di cui sopra costituiscono un utile

riferimento i documenti europei e nazionali riguardanti:

- i framework elaborati a livello dell’Unione europea: Quadro Europeo dei titoli e delle Qualifiche (European

Qualifications Framework - EQF), Sistema Europeo per il Trasferimento dei Crediti per l'Istruzione e la

Formazione professionale (European Credit System for Vocational Education and Training - ECVET),

competenze chiave per la cittadinanza (Key Competencies), Quadro Comune Europeo per la garanzia della

Qualità (Common Quality Assurance Framework - CQAF);

- la strumentazione e le pratiche valutative diffuse in ambito comunitario (Indagini OCSE-PISA su

conoscenze e abilità in matematica, lettura, scienze e problem solvine nei quindicenni; Peer Review ….);

- i modelli adottati con l’Accordo in sede di Conferenza Unificata 28-10-2004, per la certificazione finale ed

intermedia e per il riconoscimento dei crediti formativi nell’ambito dei percorsi sperimentali di istruzione e

formazione professionale;

- i format di descrizione e validazione delle competenze di cui al D.M. 86/2004, adottato di concerto con il

Ministero del lavoro con il quale sono stati approvati i modelli di “certificato di riconoscimento dei crediti”

validi su tutto il territorio nazionale.

6. Sostegno e osservazione del processo

In questa prima fase, il sostegno all’innovazione, attivata su richiesta dell’istituzione scolastica e

l’osservazione della sua attuazione progressiva avvengono prevalentemente attraverso l’attivazione di

specifici momenti di supporto e di monitoraggio, utilizzando e valorizzando momenti di sinergia tra le diverse

istituzioni scolastiche in un quadro coordinato ed organico ai vari livelli interessati.

Il Ministero della Pubblica istruzione, d’intesa con l’Agenzia nazionale per l’autonomia scolastica, sta

predisponendo un piano di interventi finalizzato a sostenere ed assistere gradualmente le istituzioni

scolastiche attraverso:

• l’erogazione di un servizio di consulenza online, destinato direttamente alle scuole, mediante l’istituzione di

un’area di “dialogo con la scuola” in rapporto alle tematiche del documento tecnico (assi culturali,

trasversalità dei saperi, competenze chiave, etc…) ai modelli organizzativi adottati e ai percorsi formativi

coerenti con il nuovo assetto teorico-metodologico, anche al fine di raccogliere valutazioni e proposte;

• la costituzione di gruppi di lavoro regionali e, successivamente, anche provinciali e locali, con la

collaborazione degli uffici scolastici regionali e con la partecipazione attiva delle scuole, degli ex Istituti

Regionali di Ricerca Educativa (IRRE), degli enti territoriali, delle università, delle associazioni disciplinari e

professionali, di altri soggetti pubblici e privati. Per il sostegno diretto alle scuole, da attivare su loro

richiesta, i gruppi di lavoro promuoveranno l’innovazione a partire dalla ricognizione di quanto già è stato

prodotto in termini di esperienze coerenti con il nuovo obbligo, attraverso:

a) la consulenza alle scuole per la creazione di reti e per l’individuazione di nuove soluzioni organizzative e

didattiche (modularità del monte ore, utilizzo della quota del 20%, scomposizione dei gruppi-classe, ecc.);

b) la costituzione di gruppi di progetto di docenti per aree disciplinari afferenti ai quattro assi;

c) la costituzione di gruppi di docenti di scuole del primo ciclo e del secondo ciclo per la progettazione di un

curricolo verticale per competenze, che assicuri la continuità tra i due cicli;

• la creazione di una biblioteca online di materiali, esperienze, modelli italiani ed europei.

Il Ministero della Pubblica istruzione, d’intesa con l’Invalsi, predisporrà, in tempi brevi, un piano di interventi

volto a:

• rilevare profili qualitativi e quantitativi delle competenze dei giovani al termine dell’obbligo di istruzione;

• comparare tali profili con gli esiti delle rilevazioni internazionali.

Un gruppo di lavoro nazionale opererà, dal prossimo mese di gennaio, con il compito di sostenere il processo

di innovazione, avvalendosi dell’apporto di esperti negli ambiti relativi ai quattro assi culturali, nonché

dell’assistenza dell’Agenzia per lo sviluppo dell’autonomia scolastica e dell’Istituto nazionale per la

valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione – Invalsi -. Questo gruppo di lavoro svolgerà

le seguenti funzioni:

- osservare lo stato di avanzamento del processo;

- facilitare la creazione di gruppi di lavoro territoriali, di diretto sostegno alle scuole;

- raccogliere e valutare i risultati in itinere della sperimentazione;

- redigere i rapporti intermedi e finali. 122

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Gli Uffici Scolastici regionali promuoveranno piani mirati di intervento, concordati con le realtà territoriali, in

particolare per:

• realizzare momenti di confronto a livello locale;

• stabilire un organico collegamento con i vari livelli territoriali in cui si articolano gli interventi di sostegno

all’attuazione dell’obbligo di istruzione, anche attraverso la designazione di un referente per ciascun Ufficio

Scolastico Regionale e uno per ciascuno degli Uffici Scolastici Provinciali.

Ciascuna scuola, previa delibera del collegio dei docenti, nelle forme che ritiene più opportune, potrà dotarsi,

qualora lo ritenga necessario, di un nucleo operativo dedicato all’attuazione del nuovo obbligo, a sostegno

del lavoro collegiale. Esso potrà costituire, a sua volta, il riferimento per le iniziative promosse a livello

nazionale, regionale e locale in materia e dei contatti con le articolazioni organizzative territoriali delle attività

di sostegno e monitoraggio della sperimentazione.

Osservazione del processo di innovazione

Entro il 30 settembre 2008, il Gruppo di lavoro nazionale predisporrà un rapporto intermedio contenente:

• il quadro delle attività e delle iniziative promosse delle scuole del secondo ciclo, anche in raccordo con

quelle di primo ciclo, a partire dalla prima restituzione della allegata Scheda di rilevazione;

• l’individuazione dei principali aspetti di positività e di criticità;

• il repertorio degli strumenti che i docenti hanno ritenuto più validi per il conseguimento degli obiettivi del

nuovo obbligo di istruzione;

• l'individuazione dei modelli più idonei di certificazione.

A conclusione della fase biennale di sperimentazione, il gruppo di lavoro redigerà un rapporto conclusivo

contenente tutti gli elementi di cui sopra, utile per la piena messa a regime dell’obbligo di istruzione

nell’ambito del nuovo assetto del secondo ciclo.

7. Finanziamenti

In questa prima fase di attuazione delle indicazioni le istituzioni scolastiche si avvalgono dei finanziamenti

assegnati sui loro bilanci nel corrente esercizio, con particolare riferimento a:

• risorse tratte dal fondo di cui alla Legge 440 /1997 - Direttiva n. 81 del 5 ottobre 2007- con particolare

riferimento a quelli previsti per l’ampliamento dei Piani dell’offerta formativa e per la formazione del

personale della scuola;

• risorse relative agli specifici stanziamenti per la realizzazione dell’obbligo di istruzione.

Alla realizzazione dell’obbligo di istruzione possono concorrere anche le risorse aggiuntive disponibili

nell’ambito del PON di cui è titolare questo Ministero, oltre alle eventuali ulteriori risorse messe a

disposizione dalle Regioni, dagli Enti locali e da altri soggetti pubblici e privati.

Roma, 27 dicembre 2007 Il Ministro

Giuseppe Fioroni

123

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

Obbligo di istruzione

Linee guida per le agenzie formative

accreditate ai sensi del DM del 29/11/2007 (MPI/MLPS)

Premessa

1. Il contesto di riferimento

2. Aspetti generali

3. Orientamento e recupero

4. Formazione

5. Valutazione e certificazione

6. Sostegno e osservazione del processo

7. Finanziamenti

Appendice

Premessa

Il presente documento contiene linee guida per la prima attuazione dell’obbligo di istruzione innalzato a dieci

anni nel quadro delineato dall’articolo 34 della Costituzione, entrato in vigore dal corrente anno scolastico

per effetto del regolamento adottato con decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n.

139, in applicazione della legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622.

Le linee guida riguardano, a norma dell’articolo 5 del regolamento, l’orientamento dei giovani e delle loro

famiglie, la formazione dei docenti, il sostegno, il monitoraggio, la valutazione e la certificazione dei percorsi,

nella fase di applicazione sperimentale delle indicazioni relative ai saperi e alle competenze - contenute nel

documento tecnico parte integrante del regolamento medesimo - che tutti i giovani devono possedere a

conclusione dell’obbligo di istruzione.

Le linee guida si configurano come una misura di accompagnamento per le agenzie formative accreditate ai

sensi del DM del 29/11/2007 (MPI/MLPS) che dovranno dare attuazione alla sperimentazione di questa

innovazione negli anni 2007/2008 e 2008/2009, in vista della sua messa a regime nel quadro della piena

attuazione dei nuovi ordinamenti del primo e secondo ciclo di istruzione e formazione a partire dall’anno

scolastico 2009/2010.

Tale misura assume particolare rilievo in considerazione dell’importanza strategica di questo cambiamento,

che comporta una profonda revisione metodologica e organizzativa della didattica per far conseguire ai

giovani le competenze chiave di cittadinanza che l’Unione europea ritiene decisive per lo sviluppo delle

persone, la coesione sociale e la competitività nella società globale.

Le indicazioni contenute nel citato Documento tecnico costituiscono il riferimento per i percorsi sperimentali

di istruzione e formazione professionale, la cui prosecuzione è prevista dalla legge n. 296/06, articolo 1,

comma 624, sino alla messa a regime del nuovo ordinamento del secondo ciclo nell’anno scolastico

2009/2010.

Per i motivi sopra esposti, le linee guida intendono costituire uno strumento di indirizzo e una proposta di

lavoro destinata soprattutto ai docenti e ai dirigenti del sistema della IFP, che realizzano percorsi

sperimentali triennali, per aiutarli nel loro difficile compito di migliorare progressivamente la qualità degli

apprendimenti dei giovani, favorire la crescita dei livelli culturali della popolazione e concorrere allo sviluppo

del Paese. Questo impegno comporterà, nel tempo, un più ampio riconoscimento dell’importanza del loro

ruolo sociale del sistema della IFP inteso come comunità educante.

124

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Le linee guida sono, quindi, un primo contributo per conseguire gradualmente i seguenti obiettivi:

• sostenere l’equilibrata e coerente acquisizione delle competenze descritte nel documento tecnico da

parte dei giovani come profilo di uscita dai dieci anni dell’istruzione obbligatoria, affinché l’intero

percorso dell’obbligo di istruzione risulti finalizzato ai risultati di apprendimento e di sviluppo personale

attesi;

• sollecitare l’autonomia progettuale delle strutture formative nella predisposizione di un percorso

sperimentale che capitalizzi le esperienze innovative già realizzate negli scorsi anni nell’ambito

dell’applicazione degli standard minimi delle competenze di base come previste dall’Accordo Conferenza

Stato Regioni del 15/1/2004

• promuovere progetti ed esperienze di continuità e raccordo curricolare tra i percorsi triennali

sperimentali di istruzione e formazione professionale e quanto realizzato nell’ambito del primo ciclo.

1. Il contesto di riferimento

Si richiamano, di seguito, gli aspetti che caratterizzano il contesto nel quale si attua il nuovo obbligo di

istruzione:

• la cornice delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, indicate dalla Raccomandazione del

Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre 2006, come soglia culturale comune per preparare i

giovani alla vita adulta e offrire loro un metodo per continuare ad apprendere per tutto il corso della loro

esistenza. Le competenze chiave sono definite dai citati atti di indirizzo dell’Ue come combinazione di

conoscenze, abilità e atteggiamenti appropriati al contesto e sono finalizzate alla realizzazione personale,

all’esercizio consapevole della cittadinanza, alla coesione sociale e all' occupabilità;

• lo sviluppo dell’istruzione e della formazione nella dimensione dell’educazione, secondo le strategie

9

dell’Ue ;

• 10

il riferimento agli strumenti comunitari per favorire la mobilità dei cittadini in ambito europeo ;

• il riferimento alle norme vigenti sul diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, in base alle quali

nessun giovane può interrompere il proprio percorso formativo senza aver conseguito un titolo di studio

o almeno una qualifica professionale entro il 18^ anno di età. L’obbligo di istruzione non ha, quindi,

11

carattere di terminalità ;

• il riferimento all’attuale ordinamento del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione,

che il nuovo obbligo di istruzione non modifica, in quanto è finalizzato esclusivamente a definire i risultati

di apprendimento attesi a conclusione dei primi due anni, indipendentemente dal percorso seguito.;

• il riferimento agli Accordi in Conferenza Stato Regioni del 15/1/2004 e del 5 ottobre 2006 sugli standard

formativi minimi delle competenze di base e tecnico-professionali, e l’Accordo in Conferenza Unificata del

28 ottobre 2004 sulla certificazione intermedia e finale e il riconoscimento dei crediti formativi che

delineano un percorso di partenariato istituzionale garantendo la spendibilità e i passaggi tra i sistemi

dell’istruzione e formazione.

Con ciò viene affermata l’equivalenza dei diversi percorsi nella formazione dei giovani, fondata

sull’omogeneità dei livelli di apprendimento relativi alle competenze che tutti gli studenti devono

acquisire al termine del percorso di istruzione obbligatoria;

• il rispetto degli obblighi di servizio del personale della formazione professionale come definiti dal CCNL

della FP.

2. Aspetti generali

L’attuazione del nuovo obbligo di istruzione assume come fondamento principale una riflessione comune

sulle modalità operative dell’azione didattica riguardante principalmente i seguenti aspetti:

• linguaggi matematico scientifico-

; ;

l’approfondimento degli aspetti fondanti i quattro assi culturali dei

storico-sociale competenze chiave per la

tecnologico

; , che costituiscono la trama su cui si definiscono le

cittadinanza attiva (imparare ad imparare, progettare, comunicare, collaborare e partecipare, agire in

modo autonomo e responsabile, risolvere problemi, individuare collegamenti e relazioni, acquisire ed

interpretare l’informazione);

• l’organizzazione dei processi didattici in termini di apprendimento per competenze, da articolare in forme

9 Vedi appendice

10 Vedi appendice

11 Vedi appendice 125

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

coerenti con le scelte generali della programmazione regionale dell’offerta formativa;

• l’attuazione anche secondo forme di interazione e/o integrazione tra istituzioni scolastiche e strutture

formative accreditate dalle Regioni, per prevenire e contrastare la dispersione scolastica, favorire il

successo formativo e consentire il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal documento tecnico.

3. Orientamento e recupero

La centralità del giovane che apprende costituisce il primo riferimento per ogni azione di orientamento.

L’obiettivo prioritario è la sua maturazione in termini di autonomia e responsabilità ai fini dell’acquisizione

competenze chiave per l’esercizio della cittadinanza attiva

delle .

Nella promozione del successo formativo e nella lotta alla dispersione di tanti giovani è determinante

un’efficace azione di orientamento che può essere realizzata a partire da una collaborazione rafforzata tra

scuole del primo ciclo e le agenzie formative accreditate ai sensi del DM del 29/11/2007 (MPI/MLPS) e che

può essere sviluppata anche attraverso accordi di collaborazione con gli Enti locali e le associazioni presenti

sul territorio. In questi ambiti le positive esperienze già in atto vanno potenziate e diffuse.

Queste azioni richiedono:

• la valorizzazione della dimensione orientativa degli assi culturali per assicurare l’equivalenza formativa di

tutti i percorsi e favorire eventuali passaggi tra percorsi educativi diversi;

• il coinvolgimento delle famiglie e degli stessi studenti, con particolare attenzione a quei giovani che, a

causa di svantaggi educativi determinati da circostanze personali, sociali, culturali o economiche, con

particolare riferimento agli studenti immigrati, hanno bisogno di un sostegno per realizzare le loro

potenzialità;

• una programmazione didattica ed educativa centrata sui processi di apprendimento e misurata sui livelli

di ingresso e sui diversi ritmi e stili cognitivi degli studenti, che comprenda attività dedicate al recupero

degli svantaggi sociali, culturali e linguistici senza trascurare la promozione delle eccellenze. Sono

particolarmente utili iniziative di recupero intensivo per gli studenti volte a favorire l’acquisizione di

metodologie di autoapprendimento e orientamento attraverso l’attività di laboratorio e l’esperienza

pratica;

• l’osservazione e l’analisi continua dei risultati dell’apprendimento progressivamente raggiunti dagli

studenti, con particolare riferimento agli studenti con disabilità, al fine di motivarli e sostenerli

competenze chiave per l’esercizio della cittadinanza attiva

nell’acquisizione delle ;

• il sostegno e il recupero dei saperi disciplinari non acquisiti durante il percorso scolastico precedente,

che sono essenziali per il raggiungimento delle competenze che caratterizzano gli assi culturali relativi al

nuovo obbligo di istruzione.

4. Formazione

Nell’ambito delle misure di sistema di cui all’articolo 4 del decreto del Ministro della pubblica istruzione

adottato di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale il 29 novembre 2007, vanno previsti

programmi destinati alla formazione dei docenti della IFP, anche integrati con quelli destinati ai docenti della

scuola, finalizzati da una parte all’accompagnamento degli studenti nella transizione dall’impianto disciplinare

del primo ciclo a quello strutturato sulle competenze della IFP e dall’altra al potenziamento del senso della

prospettiva educativa, fondata sul concetto di competenza e collegata ai saperi e agli assi culturali,

superando così la dimensione soltanto disciplinare e settoriale dell’insegnamento.

Per questo, i piani di formazione, a ogni livello territoriale, vanno progettati per:

• valorizzare gli intrecci tra gli assi culturali, anche con riferimento alla competenza digitale, al fine di una

crescente contestualizzazione e maggiore trasversalità dell’informatica rispetto agli assi culturali stessi;

• adeguare i criteri e le modalità di valutazione all’interazione di conoscenze, abilità/capacità e

competenze;

• sviluppare elementi di continuità e riadattamento tra gli assi culturali e le competenze di base,

individuate per i percorsi triennali sperimentali di istruzione e formazione professionale con l’Accordo del

15 gennaio 2005. 126

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

5. Valutazione e certificazione

La valutazione e la certificazione hanno l’obiettivo prioritario di sostenere i processi di apprendimento dei

giovani e il loro orientamento, anche ai fini di facilitare i passaggi tra i diversi ordini e indirizzi di studio, allo

scopo di far conseguire un diploma di istruzione secondaria superiore o almeno una qualifica professionale a

tutti i giovani entro il 18^ anno di età.

La valutazione in termini di risultati di apprendimento, il concetto di competenza in relazione a conoscenze e

abilità, il ruolo degli assi culturali sono al centro del percorso di sperimentazione appena avviato e

presuppongono un ripensamento profondo sia delle strategie didattiche sia della valutazione.

L'obiettivo si sposta dall’accertamento dei livelli di conoscenza alla verifica dei livelli di competenza, intesi

come livelli minimi essenziali uguali per tutti, acquisiti dagli studenti, che diventano protagonisti consapevoli

del processo valutativo. Nella realizzazione di tale obiettivo si dovrà tener conto dei risultati della

sperimentazione in materia, svolta da INVALSI con alcune Regioni. Di conseguenza, la valutazione

contribuisce alla motivazione/rimotivazione degli studenti, in quanto costituisce uno strumento per

valorizzarne i saperi e le competenze già possedute.

Il raggiungimento di questo obiettivo richiede un costante lavoro collegiale dei docenti per individuare e

sperimentare metodologie didattiche (in particolare di carattere laboratoriale) e modelli di valutazione

coerenti con un impianto culturale e pedagogico centrato sugli assi e sulle competenze.

La ricerca della formazione professionale di strumenti idonei per una migliore comprensione, da parte delle

famiglie e degli studenti, del nuovo processo valutativo fondato sull’acquisizione delle competenze sarà

accompagnata da un impegno istituzionale per l’adeguamento dei modelli di certificazione, già adottati con

l’Accordo del 28 ottobre 2004, in funzione della validità e del riconoscimento dei titoli e dei crediti su tutto il

territorio nazionale, in vista della messa a regime del nuovo assetto del secondo ciclo nell’a.s. 2009/2010.

L’obiettivo è quello di disporre di uno strumento che consenta la “lettura” trasparente delle competenze

acquisite, capace di sostenere i processi di orientamento, favorire il passaggio fra i diversi percorsi formativi

e il rientro in formazione, facilitare la prosecuzione degli studi fino al conseguimento di un diploma di

istruzione secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il 18° anno

di età.

Ai fini della rielaborazione/riadeguamento dei modelli di valutazione e certificazione di cui sopra,

costituiscono un utile riferimento i documenti europei e nazionali riguardanti:

i framework elaborati a livello dell’Unione europea: EQF, ECVET, Key Competencies, Principi per

l’Assicurazione di qualità – CQAF;

la strumentazione e le pratiche valutative diffuse in ambito comunitario (Indagini OCSE-PISA su

conoscenze e abilità in matematica, lettura, scienze e problem solving nei quindicenni; Peer Review ….);

i modelli adottati con l’Accordo in sede di Conferenza Unificata 28-10-2004, per la certificazione finale ed

intermedia e per il riconoscimento dei crediti formativi nell’ambito dei percorsi sperimentali di istruzione

e formazione professionale;

i format di descrizione e validazione delle competenze di cui al D.M. 86/2004, adottato di concerto con il

Ministero del lavoro con il quale sono stati approvati i modelli di “certificato di riconoscimento dei crediti”

validi su tutto il territorio nazionale.

6. Sostegno e osservazione del processo

Il sostegno all’innovazione e l’osservazione della sua attuazione progressiva avvengono prevalentemente

attraverso la predisposizione di mirate azioni di informazione, di consulenza, di facilitazione organizzativa e di

monitoraggio, anche attraverso l’elaborazione di progetti di rete, in un quadro coordinato ed organico ai vari

livelli interessati, per:

sostenere sul territorio il processo di cambiamento, così come delineato nel regolamento di attuazione

- dell’obbligo di istruzione;

sensibilizzare tutti i soggetti coinvolti, a partire da studenti e famiglie, per favorire l’avvio e l’efficace

- svolgimento delle attività di apprendimento;

individuare e sperimentare modelli organizzativi riferiti a percorsi formativi coerenti con il nuovo assetto

- tecnico-metodologico e sistemi di monitoraggio adeguati;

127

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

progettare la formazione congiunta dei docenti dell’Istruzione e della Formazione professionale su

- competenze chiave di cittadinanza, metodologie didattiche specifiche e valutazione delle competenze.

Il Ministero della Pubblica istruzione, d’intesa con l’Invalsi, predisporrà, in tempi brevi, un piano di interventi

da condividere con Regioni e Province autonome, volto a:

• rilevare profili qualitativi e quantitativi delle competenze dei giovani al termine dell’obbligo di

istruzione;

• comparare tali profili con gli esiti delle rilevazioni internazionali.

Il gruppo tecnico nazionale di cui all’articolo 4, comma 2, del citato decreto 29 novembre 2007 avrà il

compito di sostenere il processo di innovazione, avvalendosi della consulenza e dell’assistenza dell’Istituto

per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori e dell’Invalsi nonché dell’apporto di esperti negli

ambiti relativi ai quattro assi culturali.

Questo gruppo di lavoro svolgerà le seguenti funzioni:

osservare lo stato di avanzamento del processo;

- facilitare la creazione di gruppi di lavoro territoriali, di diretto sostegno alle scuole accreditate

- dalle Regioni per i predetti percorsi e agli enti di formazione;

raccogliere e valutare i risultati in itinere della sperimentazione;

- redigere i rapporti intermedi e finali.

-

Ciascuna agenzia formativa accreditata ai sensi del DM del 29/11/2007 (MPI/MLPS), nelle forme che ritiene

più opportune, potrà dotarsi di un nucleo operativo dedicato all’attuazione del nuovo obbligo, a sostegno del

lavoro collegiale. Esso potrà costituire, a sua volta, il riferimento per le iniziative promosse a livello nazionale,

regionale e locale in materia e dei contatti con le articolazioni organizzative territoriali delle attività di

sostegno e monitoraggio della sperimentazione.

Osservazione del processo di innovazione

Entro il 30 settembre 2008, il Gruppo di lavoro nazionale predisporrà un rapporto intermedio contenente:

• il quadro delle attività e delle iniziative promosse dalle agenzie formative accreditate ai sensi del DM del

29/11/2007 (MPI/MLPS) a partire dalla prima restituzione della Scheda di rilevazione (qualora le Regioni

intendano utilizzare la scheda);

• l’individuazione dei principali aspetti di positività e di criticità;

• il repertorio degli strumenti che i docenti hanno ritenuto più validi per il conseguimento degli obiettivi del

nuovo obbligo di istruzione;

• l'individuazione dei modelli più idonei di certificazione.

A conclusione della fase biennale di sperimentazione, il gruppo di lavoro redigerà un rapporto conclusivo

contenente tutti gli elementi di cui sopra, utile per la piena messa a regime dell’obbligo di istruzione

nell’ambito del nuovo assetto del secondo ciclo.

7. Finanziamenti

In questa prima fase di avvio, le Agenzie formative si avvalgono degli specifici stanziamenti nazionali per la

realizzazione dell’obbligo di istruzione secondo quanto previsto dall’articolo 3 del citato decreto

interministeriale 29 novembre 2007.

Alla realizzazione dell’obbligo di istruzione possono concorrere anche le eventuali ulteriori risorse messe a

disposizione dalle Regioni, dagli Enti locali e da altri soggetti pubblici e privati.

128

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

APPENDICE

1) Riferimenti a documenti dell’UE

• Consiglio Europeo di Lisbona del 23 – 24 marzo 2000 - Estratto dal documento

“I sistemi europei di istruzione e formazione devono essere adeguati alle esigenze della società dei

saperi e alla necessità di migliorare il livello e la qualità dell’occupazione. Dovranno offrire possibilità di

apprendimento e formazione adeguate ai gruppi bersaglio nelle diverse fasi della vita: giovani, adulti

disoccupati e persone occupate soggette al rischio che le loro competenze siano rese obsolete dai rapidi

cambiamenti. Questo nuovo approccio dovrebbe avere tre componenti principali: lo sviluppo dei centri

locali di apprendimento, la promozione di nuove competenze di base, in particolare nelle tecnologie

dell’informazione, e qualifiche più trasparenti”

• Consiglio Europeo di Stoccolma marzo 2001 - Estratto dal documento

“La relazione sugli obiettivi futuri e concreti dei sistemi di istruzione e formazione, adottata dal

Consiglio europeo di Stoccolma nel marzo 2001, individua nuovi settori di azione comune a livello

europeo per realizzare gli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Lisbona. Tali settori si basano sui tre

obiettivi strategici che consistono nel migliorare la qualità e l’efficacia dei sistemi di istruzione e di

formazione dell’Unione Europea, nel facilitare l’accesso di tutti ai sistemi di istruzione e formazione e

nell’aprire i sistemi di istruzione e formazione al resto del mondo”.

• Risoluzione del Consiglio 27 giugno 2002 sull’apprendimento permanente - Estratto dal documento

“l’apprendimento permanente viene inteso come qualsiasi attività di apprendimento intrapresa nelle varie

fasi della vita al fine di migliorare le competenze in una prospettiva personale, etica, sociale e/o

occupazionale”.

• Risoluzione del Consiglio 19 dicembre 2002 sulla promozione di una maggiore cooperazione europea in

materia di istruzione e formazione professionale - Estratto dal documento

“… I sistemi di istruzione e di formazione professionale svolgono un ruolo centrale nella diffusione delle

competenze e delle qualifiche. Sviluppare l’Europa basata sulla conoscenza costituisce una sfida

fondamentale per i sistemi di istruzione e formazione professionale in Europa e per tutti i soggetti

interessati. A questo riguardo è importante garantire l’apertura e l’accessibilità del mercato europeo del

lavoro a tutti”

• Risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei Governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio,

sul riconoscimento del valore dell’apprendimento non formale e informale nel settore della gioventù

europea, 20 luglio 2006 - Estratto da documento

“…incoraggiare, pur tenendo conto della specifica situazione in ciascuno Stato membro, lo sviluppo di un

elemento specifico per i giovani, confrontabile e trasparente, nell’ambito dell’Europass, per individuare e

riconoscere le capacità e competenze acquisite dai giovani attraverso l’apprendimento non formale e

informale che possa essere allegato o fare parte integrante dei certificati o altri strumenti di

riconoscimento per permettere a terzi, in particolare in un altro Stato membro ., di meglio comprendere

il significato del certificato originale in termini di conoscenze, capacità e competenze acquisite dal suo

titolare…”

2) Riferimenti a strumenti a livello europeo per la certificazione , la validazione e il riconoscimento dei

risultati di apprendimento nella prospettiva dell’apprendimento permanente.

• Decisione n. 2241 / 2004/ CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 dicembre 2004 relativo ad

un quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze ( Europass).

Tale decisione istituisce un quadro comunitario unico per realizzare la trasparenza delle qualifiche e

delle competenze mediante l’istituzione di una raccolta personale e coordinata di documenti, denominata

Europass, che i cittadini possono utilizzare su base volontaria per meglio comunicare e presentare le proprie

qualifiche e competenze in tutta Europa. ,Passaporto delle

Europass raccoglie in un'unica cornice i dispositivi europei - Curriculum Vitae

Lingue , Supplemento al Diploma , Mobilità ,Supplemento al Certificato, che si propongono di rendere più

chiare e trasparenti le competenze acquisite sia nell'ambito dei percorsi di istruzione e formazione che sul

lavoro e nella vita quotidiana. 129

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

• Entro la fine del corrente anno sarà emanata la Raccomandazione del Parlamento europeo e del

Consiglio sulla costituzione del quadro europeo dei titoli e delle qualifiche per l’apprendimento

permanente ( EQF)

Estratto da documento la proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla

Costituzione del quadro europeo delle qualifiche e dei titoli per l’apprendimento permanente del 5 settembre

2006 “…. Il quadro europeo dei titoli e delle qualifiche è costituito da 8 livelli che fungono da punto

comune e neutro di riferimento per gli enti di istruzione e formazione a livello nazionale e settoriale. Gli 8

livelli coprono l’intera gamma dei titoli, da quelli ottenuti al termine dell’istruzione e della formazione

obbligatoria a quelli assegnate ai più alti livelli di istruzione e formazione accademica e professionale. In

quanto strumento che promuove l’apprendimento permanente, l’EQF comprende istruzione generale e per

adulti, istruzione e formazione professionale e istruzione superiore. Gli 8 livelli di riferimento sono descritti in

base ai risultati dell’apprendimento; questi sono intesi come dimostrazione di ciò che un discente sa, capisce

ed in grado di fare al termine di un apprendimento. Ciò riflette un’importante differenza nel modo di

concepire e descrivere l’istruzione, la formazione e l’apprendimento. Il fatto di puntare sui risultati

dell’apprendimento introduce un linguaggio comune che rende possibile comparare i titoli secondo il loro

contenuto e il loro profilo e non secondo metodi e processi di acquisizione. Nell’EQF i risultati

dell’apprendimento sono definiti da una combinazione di conoscenze, abilità e competenze.

In fase di definizione la proposta di Raccomandazione sul sistema ECVET, Sistema Europeo per il

Trasferimento dei Crediti per l'Istruzione e la Formazione professionale che dovrebbe essere approvata

nel febbraio 2009 - Estratto dal documento del 31 10 2006

“ ECVET è un dispositivo pratico e concreto che ha lo scopo di facilitare il trasferimento e la capitalizzazione

dei risultati dell’apprendimento di una persona che passa da un contesto di apprendimento all’altro e/o da un

sistema di qualifica ad un altro. E’ una metodologia per la descrizione di una qualifica in termini di unità dei

risultati dell’apprendimento trasferibili e capitalizzabili (conoscenze, abilità e competenze) ai quali sono

associati dei punti di credito.

3) Testo dell’art 13, comma 8 bis del Decreto Legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito con la Legge 31

aprile 2007, n. 40, che ha modificato l’art. 1 comma 1 del Decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226

“Il secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione è costituito dal sistema

dell’istruzione secondaria superiore e dal sistema dell’istruzione e formazione professionale. Assolto l’obbligo

di istruzione di cui all’art. 1 comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nel secondo ciclo si realizza,

in modo unitario, il diritto- dovere all’istruzione e alla formazione di cui al Decreto legislativo 15 aprile 2005

n. 76”. Il sistema dell’istruzione secondaria superiore è costituito dai licei, dagli istituti tecnici e dagli istituti

professionali; gli istituti tecnici e professionali devono essere riordinati e potenziati sulla base di uno o più

regolamenti adottati con Decreto del Ministro della Pubblica Istruzione entro il 31 luglio 2008. La decorrenza

del nuovo assetto del secondo ciclo è fissata a partire dall’ anno scolastico e formativo 2009 / 2010.

Roma, 14 febbraio 2008 130

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

LEGGE 6 agosto 2008, n. 133

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante

“ disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la

stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”

Art. 64, c. 4 bis sull’obbligo di istruzione

Estratto

4-bis) Ai fini di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di razionalizzazione dell'attuale assetto

ordinamentale di cui al comma 4, nell'ambito del secondo ciclo di istruzione e formazione di cui al

decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, anche con l'obiettivo di ottimizzare le risorse

disponibili, all'articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole da: «Nel

rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici» sino a: «Conferenza permanente per i

rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano» sono sostituite dalle

seguenti:

«L'obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui

al Capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e, sino alla completa messa a regime

delle disposizioni ivi contenute, anche nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione

professionale di cui al comma 624 del presente articolo».

Legge 27 dicembre 2006, n. 296

c. 622. L’istruzione impartita per almeno dieci anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il

conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata

almeno triennale entro il diciottesimo anno di età. L’età per l’accesso al lavoro è conseguentemente elevata

da quindici a sedici anni. Resta fermo il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma

2, secondo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226. L’adempimento dell’obbligo di istruzione

deve consentire, una volta conseguito il titolo di studio conclusivo del primo ciclo, l’acquisizione dei saperi e

curricula

delle competenze previste dai relativi ai primi due anni degli istituti di istruzione secondaria

superiore, sulla base di un apposito regolamento adottato dal Ministro della pubblica istruzione ai sensi

dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Nel rispetto degli obiettivi di apprendimento

curricula

generali e specifici previsti dai predetti , possono essere concordati tra il Ministero della pubblica

istruzione e le singole regioni percorsi e progetti che, fatta salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche,

siano in grado di prevenire e contrastare la dispersione e di favorire il successo nell’assolvimento dell’obbligo

di istruzione. Le strutture formative che concorrono alla realizzazione dei predetti percorsi e progetti devono

essere inserite in un apposito elenco predisposto con decreto del Ministro della pubblica istruzione. Il

predetto decreto è redatto sulla base di criteri predefiniti con decreto del Ministro della pubblica istruzione,

sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di

Bolzano. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento

e di Bolzano, in conformità ai rispettivi statuti e alle relative norme di attuazione, nonché alla legge

costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. L’innalzamento dell’obbligo di istruzione decorre dall’anno scolastico

2007/2008. 131

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

132

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

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La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

136

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Accordo tra il Ministro dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministro del

Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, le Regioni e le Province Autonome di

Trento e Bolzano, per la definizione delle condizioni e delle fasi relative alla messa a

regime del sistema di secondo ciclo di Istruzione e Formazione Professionale.

(ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA - LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI)

Accordo ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.

281

Repertorio atti n. 17/CSR del 5 febbraio 2009

LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME

DI TRENTO E BOLZANO

Nell’odierna seduta del 5 febbraio 2009

VISTO l’articolo 2, comma 1 lettera b) e l’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 81;

VISTO il decreto legislativo 15 aprile 2005 n. 76, recante la “Definizione delle norme generali sul diritto-

dovere all’istruzione e alla formazione, a norma dell’articolo 2, comma 1, lettera c) della legge 28 marzo

2003, n. 53”;

VISTO il citato decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, che, tra l’altro, definisce:

a) l’architettura complessiva del secondo ciclo di istruzione e formazione;

b) al capo III°, i livelli essenziali delle prestazioni per il sistema di Istruzione e Formazione Professionale;

c) all’articolo 27 comma 2, lettere a), b) e c), le condizioni per messa a regime del sistema di Istruzione e

Formazione Professionale;

VISTA la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622, che prevede l’innalzamento a 10 anni

dell’obbligo di istruzione;

VISTA la legge 2 aprile 2007, n. 40, contenente, all’articolo 13, disposizioni urgenti in materia di istruzione

tecnico-professionale e di valorizzazione dell’autonomia scolastica, con particolare riferimento al comma 1-

quinquies;

VISTO il regolamento emanato con decreto del Ministro della Pubblica Istruzione 22 agosto 2007, n. 139,

recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione che prevede, tra l’altro, “l’equivalenza

normativa di tutti i percorsi, nel rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli obiettivi che caratterizzano

i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio”;

VISTA l’Intesa del 20 marzo 2008 tra Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Ministero della Pubblica

Istruzione e Ministero dell’Università e della Ricerca, le Regioni, Province Autonome di Trento e Bolzano per

la definizione degli standard minimi del nuovo sistema di accreditamento delle strutture formative per la

qualità dei servizi;

VISTA la legge 6 agosto 2008, n. 133, articolo 64, comma 4bis, che modifica il comma 622, articolo 1, della

legge 27 dicembre 2006, n. 296, prevedendo l’assolvimento del nuovo obbligo di istruzione anche nei

percorsi di istruzione e formazione professionali di cui al Capo III del Decreto legislativo 17 ottobre 2005, n.

226, e, sino alla completa messa a regime delle disposizioni ivi contenute, nei percorsi sperimentali di cui

all’Accordo quadro in sede di Conferenza Unificata 19 giugno 2003;

VISTA la Decisione relativa al “Quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle

competenze (Europass)” del 15 dicembre 2004;

VISTA la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla costituzione del Quadro europeo

delle qualifiche per l’apprendimento permanente – EQF del 23 aprile 2008;

CONSIDERATO il quadro delineato dalla legislazione nazionale e dagli indirizzi dell’Unione europea sopra

richiamati, anche in relazione agli obiettivi indicati dal Consiglio europeo di Lisbona per il 2010;

CONSIDERATO il percorso di collaborazione istituzionale tra lo Stato, le Regioni e le Autonomie locali avviato

con l’Accordo sancito in sede di Conferenza Unificata il 19 giugno 2003 per la realizzazione dall’anno

scolastico 2003/2004 di un’offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale (rep. Atti

n. 660/CU) e i successivi Protocolli d’Intesa stipulati tra le singole Regioni e le Province Autonome di Trento

e di Bolzano, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero del Lavoro e della

Previdenza Sociale nonché quelli sottoscritti tra le singole Regioni e i competenti Uffici Scolastici Regionali;

CONSIDERATO attraverso i

il progressivo consolidamento dei risultati conseguiti nel percorso di cui sopra

successivi accordi di seguito richiamati: 137

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

1) l’Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni 15 gennaio 2004 per la definizione degli standard formativi

minimi relativi alle competenze di base nell’ambito dei percorsi sperimentali di Istruzione e formazione

professionale;

2) l’Accordo in sede di Conferenza Unificata 28 ottobre 2004 sui dispositivi di certificazione finale ed

intermedia e di riconoscimento dei crediti formativi ai fini dei passaggi tra i sistemi;

3) l’Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni 5 ottobre 2006 sugli standard formativi minimi delle

competenze tecnico-professionali relativi a 14 figure in uscita dai percorsi sperimentali di Istruzione e

Formazione Professionale;

VISTA la proposta di accordo in oggetto, inviata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca

con nota del 15 gennaio 2009 e diramata in data 16 gennaio 2009, corredata del concerto del Ministro del

lavoro, della salute e delle politiche sociali e dell’Allegato A) che ne costituisce parte integrante;

CONSIDERATO che il Coordinamento interregionale in materia di istruzione e lavoro, con nota del 19 gennaio

2009, ha comunicato il parere tecnico favorevole delle Regioni e delle Province autonome al perfezionamento

dell’accordo in esame;

ACQUISITO , nel corso dell’odierna di questa Conferenza, l’assenso del Governo, delle Regioni e delle

Province autonome;

SANCISCE ACCORDO

tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nei termini di seguito riportati e come

da tabella, Allegato A, parte integrante del presente atto:

PREMESSO CHE:

è necessario mettere a regime del sistema di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III del

decreto legislativo n. 226/05 secondo modalità e fasi che garantiscano, in coerenza con la costituzione del

Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF) per l’apprendimento permanente di cui alla Raccomandazione del

Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008:

a) la valorizzazione dell’attuale patrimonio dell’offerta di Istruzione e Formazione Professionale, con

particolare riferimento ai risultati conseguiti, in via sperimentale, attraverso l’applicazione dell’Accordo

quadro 19 giugno 2003 sopra richiamato;

b) la prosecuzione del processo di progressiva ed organica definizione degli standard formativi minimi del 2°

ciclo di istruzione e formazione professionale, a partire dalla sistematizzazione di risultati conseguiti con

riferimento all’Accordo-Quadro in Conferenza Unificata del 19 giugno 2003;

c) il rafforzamento della collaborazione istituzionale al fine di realizzare organici raccordi tra i percorsi degli

istituti tecnico-professionali e i percorsi di istruzione e formazione professionale finalizzati al conseguimento

di qualifiche e diplomi professionali di competenza delle Regioni compresi in un apposito repertorio

nazionale, come previsto dall’articolo 13, comma 1-quinquies della legge n. 40/07;

IL MINISTRO DELL’ ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA, IL MINISTRO DEL LAVORO, DELLA

SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO,

CONCORDANO DI

1) Assicurare la messa a regime dell’offerta di Istruzione e Formazione Professionale in due fasi, da attivare

in modo contestuale e parallelo;

2) Individuare la prima fase nelle seguenti azioni:

-garantire per l’anno 2009-10 - in fase di prima attuazione dell’articolo 27, comma 2, lettere a) e b), decreto

legislativo n. 226/05 - la riconduzione delle qualifiche relative ai percorsi di Istruzione e Formazione

Professionale ad un quadro unitario di figure di riferimento a livello nazionale, a banda larga, articolabili in

specifici profili professionali sulla base dei fabbisogni del territorio, che costituiscano anche la base per lo

sviluppo dei diplomi di Istruzione e formazione professionale di cui all’articolo 17, comma 1, lettera b) del

decreto legislativo n. 226/05;

-adottare a tal fine:

a) 5 nuove figure e i relativi standard formativi minimi delle competenze tecnico-professionali, definiti sulla

base di quanto di comune descritto nei profili in esito ai percorsi sperimentali triennali, tratti dai repertori

delle Regioni e Province Autonome;

b) il primo quadro unitario di cui al repertorio nazionale contenuto nell’allegato A), che fa parte integrante

del presente Accordo, relativo alle 19 figure a banda larga, comprensivo delle figure di cui alla lettera a),

anche per lo sviluppo dei diplomi di Istruzione e Formazione Professionale sopra richiamati.

3. Individuare la seconda fase nelle seguenti azioni:

a) definire un programma condiviso per attuare, nei tempi più brevi, del Capo III del decreto legislativo n.

226/05, anche ai fini dell’aggiornamento e manutenzione permanente delle qualifiche e dei diplomi

professionali che valorizzi il lavoro sin qui svolto dal Coordinamento tecnico delle Regioni e che si raccordi

con il costituendo sistema nazionale di standard professionali, formativi e di riconoscimento e certificazione

delle competenze, realizzato a partire da quanto previsto dall’art. 52 del decreto legislativo n. 276/03,

138

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

nonché con il lavoro di definizione dei risultati di apprendimento attesi a conclusione dei percorsi

quinquennali dell’istruzione tecnica e professionale;

b) definire congiuntamente le Linee Guida di cui alla legge n. 40/07, articolo 13, comma 1- quinquies, che

contengano gli elementi di necessario ed organico raccordo tra l’offerta dei percorsi di Istruzione Tecnica e

Professionale e i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale del 2° ciclo;

c) rafforzare la collaborazione istituzionale tra le strutture amministrative e di assistenza tecnica del Ministero

dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e

del Coordinamento della IX^ Commissione della Conferenza delle Regioni, per la realizzazione delle attività

di cui alla lettera a) nonché ai fini della definizione degli accordi di cui all’articolo 1, comma 10, del decreto

legislativo n. 226/05, anche con riferimento a quanto ivi previsto al comma 13;

d) rafforzare le attività di monitoraggio e valutazione di sistema condotte a livello nazionale e territoriale

sulla base di un programma coordinato di interventi, con particolare riferimento a quanto previsto all’art. 7

del d.lgs. n. 76/2005 e dell’art. 22 del d.lgs. n. 226/2005.

Il presente accordo viene recepito con decreto adottato di concerto dal Ministro dell’Istruzione,

dell’Università ed della Ricerca e dal Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali per la durata

della fase transitoria di cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, articolo 28, comma 1.

IL SEGRETARIO

Dott.ssa Ermenegilda Siniscalchi

IL PRESIDENTE

On.le Dott. Raffaele Fitto 139

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Ridefinizione delle figure professionali di riferimento a livello nazionale di cui

all’Accordo in sede di Conferenza Stato Regioni 5 ottobre 2006 e dei relativi standard

formativi minimi delle competenze tecnico-professionali

1) Operatore alla promozione e accoglienza turistica *

2) Operatore della ristorazione – cuoco-cameriere *

3) Operatore del benessere*

4) Operatore amministrativo segretariale *

5) Operatore del punto vendita *

6) Operatore di magazzino merci *

7) Operatore grafico*

8) Operatore edile *

9) Operatore del legno e dell’arredamento *

10) Operatore dell’autoriparazione*

11) Installatore e manutentore impianti termo-idraulici *

12) Installatore manutentore impianti elettrici*

13) Operatore meccanico di sistemi*

14) Montatore meccanico di sistemi*

15) Operatore dell’abbigliamento**

16) Operatore agro-alimentare**

17) Operatore agricolo **

18) Operatore delle lavorazioni artistiche **

19) Operatore delle produzioni chimiche**

* Figure previste dall’Accordo in sede di Conferenza Stato regioni 5 ottobre 2006,

ridefinite dal presente accordo

** Nuove figure

(N.B. Non vengono riportati gli standard poiché superati dall’Accordo 29 aprile 2010

presenti nel contributo) 140

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA

DECRETO 29 maggio 2009 .

Recepimento dell’accordo in sede di Conferenza Stato-regioni e province

autonome di Trento e Bolzano 5 febbraio 2009, per la definizione delle

condizioni e delle fasi relative alla messa a regime del sistema di secondo ciclo

di istruzione e formazione professionale.

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA DI CONCERTO CON IL MINISTRO

DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI

Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, art. 28, comma 1;

-bis

Vista la legge 2 aprile 2007, n. 40, art. 13, comma 8 ;

Visto il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, con la legge 6 agosto 2008, n.

-bis

133 e, in particolare, l’art. 64, comma 4 ;

Visto il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, con la legge 27 febbraio

2009, n. 14, in particolare, l’art. 37;

Visto l’accordo in sede di Conferenza Stato-regioni e province autonome di Trento e Bolzano 5 febbraio 2009

per la definizione delle condizioni e delle fasi relative alla messa a regime del sistema di secondo ciclo di

istruzione e formazione professionale;

Considerata la necessità di recepire il citato accordo nella fase transitoria di cui all’art. 28, comma 1, del

richiamato decreto legislativo n. 226/2005;

Decretano:

Articolo unico

1. Con il presente decreto è recepito l’accordo in sede di Conferenza Stato-regioni e province autonome di

Trento e Bolzano 5 febbraio 2009 per la definizione delle condizioni e delle fasi relative alla messa a regime

del sistema di secondo ciclo di istruzione e formazione professionale e il relativo allegato A) che ne fa parte

integrante riguardante il primo repertorio delle figure professionali di riferimento a livello nazionale e dei

relativi standard formativi minimi delle competenze tecnico-professionali.

2. Le figure professionali di cui al comma 1 costituiscono il riferimento per i percorsi sperimentali di

istruzione e formazione professionale realizzati nella fase transitoria di cui all’art. 28, comma 1, del decreto

legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sino all’entrata in vigore del nuovo ordinamento a decorrere dall’anno

scolastico e formativo 2010/2011, come previsto all’art. 37 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207,

convertito, con modificazioni, con la legge 27 febbraio 2009, n. 14.

Roma, 29 maggio 2009

Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

GELMINI

. Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali

p

Il Sottosegretario delegato

VIESPOLI 141

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C.M. n.17

MIURAOODGOS prot. n. 1171 /R.U.U

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Dipartimento per l'Istruzione

Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l'Autonomia Scolastica

Ufficio VI

Roma, 18 febbraio 2010

Oggetto: Iscrizioni alle scuole di istruzione secondaria di secondo grado relative all'anno scolastico 2010-

2011.

Come è noto, la circolare n. 3 del 15 gennaio 2010 ha previsto che le richieste di iscrizione alle istituzioni

scolastiche di istruzione secondaria di II grado per l’anno scolastico 2010-2011 debbano essere effettuate

nel periodo compreso tra il 26 febbraio e il 26 marzo 2010.

Nel confermare le disposizioni generali per le iscrizioni alle scuole dell’infanzia e del primo ciclo, diramate con

circolare n. 4 del 15 gennaio 2010, si forniscono ulteriori indicazioni, funzionali agli adempimenti e alle

procedure di iscrizione alle scuole secondarie di II grado.

Tempi e organizzazione dell’iscrizione

L’iscrizione riguarda esclusivamente le classi prime delle scuole di istruzione secondaria di secondo grado.

Per gli studenti delle classi successive al primo anno di corso, l’iscrizione è disposta d’ufficio,

salvo i casi in cui venga presentata domanda di trasferimento ad altra scuola, secondo le disposizioni vigenti.

1. Adempimento dell’obbligo

1.1. Obbligo di istruzione

Gli studenti che nel corrente anno scolastico concluderanno con esito positivo il percorso del primo ciclo di

istruzione, per effetto della norma che ha disposto l’innalzamento dell’obbligo di istruzione devono iscriversi

alla prima classe di un istituto secondario di secondo grado. L’obbligo di istruzione, in base all’art. 64,

comma 4 bis, della legge 6 agosto 2008, n. 133, può essere assolto anche nei percorsi di istruzione e

formazione professionale di cui al capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, secondo quanto

indicato nel successivo paragrafo 1.2.

L’adempimento dell’obbligo di istruzione è finalizzato alla acquisizione di un titolo di studio di istruzione

secondaria di II grado o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il

18° anno di età. Con il loro conseguimento si assolve il diritto/dovere di cui al decreto legislativo 15 aprile

2005, n. 76.

1.2. Obbligo di istruzione nei percorsi triennali per il conseguimento di qualifiche professionali

Nella fase transitoria relativa all’anno scolastico 2010-2011, in attesa della compiuta attuazione delle norme

che disciplinano i percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III del decreto legislativo n.

226/05, gli studenti, in possesso del titolo conclusivo del primo ciclo, possono iscriversi a percorsi triennali

per il conseguimento di qualifiche professionali, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione e del diritto

dovere all’istruzione e alla formazione.

1.3. Verifica dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione

Gli Uffici scolastici regionali, al fine di assicurare l’assolvimento dell’obbligo di istruzione da parte di

ogni studente e di prevenire e contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, sono impegnati a

sviluppare adeguate azioni di prevenzione e di sensibilizzazione. Una attenzione particolare va prestata ai

territori più a rischio e alle fasce di utenza che presentano maggiori criticità. In questo loro impegno gli Uffici

scolastici opereranno in sinergia con le Regioni e gli Enti locali, valutando l’opportunità di prevedere e

programmare gli interventi di prevenzione nei Piani territoriali.

Per gli studenti che intendono iscriversi ai percorsi triennali di cui al precedente punto 1.2, il dirigente della

scuola secondaria di I grado assume agli atti la manifestazione formale della famiglia di impegno all’iscrizione

suddetta. In base a tale impegno formalizzato, il dirigente procederà nel prosieguo – di concerto e con la

collaborazione della famiglia interessata - all’accertamento dell’assolvimento dell’obbligo.

2. Procedure 147

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Le domande di iscrizione degli alunni frequentanti l’ultimo anno della scuola secondaria di I grado negli

istituti statali e paritari, ai fini della prosecuzione del proprio percorso di studi nel sistema dell'istruzione,

andranno trasmesse - per il tramite del dirigente della scuola del primo ciclo di appartenenza - all'istituto

secondario di II grado prescelto. Tali domande vengono inoltrate agli istituti di destinazione entro i cinque

giorni successivi alla scadenza del 26 marzo 2010.

In sede di iscrizione, le famiglie possono scegliere una delle diverse tipologie di istituti di istruzione

secondaria di II grado previsti dai regolamenti relativi ai nuovi ordinamenti dei licei, degli istituti tecnici e

degli istituti professionali, approvati in seconda lettura dal Consiglio dei Ministri in data 4 febbraio 2010

(Allegato 1), e dalla programmazione regionale dell’offerta formativa.

Gli studenti che chiedono di iscriversi alla prima classe degli indirizzi degli istituti professionali di cui

all’allegato 1 possono contestualmente chiedere anche di poter conseguire una qualifica professionale a

conclusione del terzo anno. A tal fine, gli istituti professionali propongono agli studenti e alle loro famiglie i

diplomi di qualifica relativi ai percorsi realizzati sino al corrente anno scolastico.

Tali richieste sono accolte con riserva, in quanto è necessario acquisire, nei tempi più brevi, le

determinazioni dei competenti Assessorati delle Regioni in ordine all’attuazione dei percorsi triennali di

istruzione e formazione professionale in relazione alla fase transitoria disciplinata all’articolo 27, comma 2,

del decreto legislativo n. 226/05.

Le domande di iscrizione devono essere presentate ad un solo istituto di istruzione secondaria di II grado,

per evitare che una doppia opzione da parte delle famiglie possa alterare le situazioni di organico. Tuttavia,

in considerazione della possibilità che si verifichi eccedenza di domande rispetto ai posti disponibili e che,

conseguentemente, si renda necessario indirizzare verso altri istituti le domande non accolte (anche in base

ai criteri di ammissione deliberati dal consiglio di istituto), le famiglie, in sede di presentazione della istanza

di iscrizione, possono indicare, in subordine, fino ad un massimo di altri due istituti di proprio gradimento.

Sarà cura del dirigente scolastico dell’istituto

secondario di II grado presso cui la domanda non è stata accolta, provvedere all’inoltro immediato

delle domande di iscrizione, d’intesa con le famiglie, verso gli istituti indicati in subordine.

3. Contrasto dell’evasione scolastica

Sull’obbligo di istruzione e sulla verifica del suo assolvimento si rinvia a quanto già precisato nella circolare

ministeriale n. 4/2010, relativa alle iscrizioni nel primo ciclo.

In merito, si ritiene opportuno richiamare l’attenzione sul contenuto dell’art.1-quater del decreto legge 25

settembre 2009, n. 134, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2009, n.167, concernente

l’acquisizione da parte dell’Amministrazione di “dati personali, sensibili e giudiziari degli studenti e altri dati

utili alla prevenzione e al contrasto della dispersione scolastica”.

4. Trasferimenti di iscrizione

In caso di trasferimento da una scuola ad un'altra, successivamente all’iscrizione a domanda o d’ufficio e

prima dell’inizio ovvero in corso d’anno scolastico, la relativa, motivata richiesta deve essere presentata

dall’interessato sia al dirigente scolastico della scuola di iscrizione, sia a quello della scuola di destinazione.

In caso di accoglimento il dirigente della scuola di prima iscrizione invia, dopo aver accertato la disponibilità

di posto, il nulla osta all’interessato ed alla scuola di destinazione, e inoltra a quest’ultima anche tutti i

documenti dell’alunno.

Si richiama l'attenzione sulla necessità della acquisizione del nulla osta, da parte del dirigente della

scuola di destinazione, quale condizione inderogabile per l'accoglimento della domanda di iscrizione.

Le conseguenti rettifiche di anagrafe sono curate dalle scuole interessate, previa verifica dell’avvenuta nuova

iscrizione.

5. Alunni con disabilità

Le iscrizioni di alunni con disabilità avvengono sulla base di quanto previsto dalla legge 5 febbraio 1992, n.

104, articolo 12, comma 5. La famiglia interessata presenterà l’apposita certificazione rilasciata dalla Asl di

competenza, a seguito degli appositi accertamenti collegiali previsti dal DPCM 23 febbraio 2006, n. 185.

Sulla base di tale certificazione, la scuola attiva l’unità multidisciplinare di cui all’art. 4 del DPR 24 febbraio

1994, al fine di predisporre il profilo dinamico dell’alunno iscritto e di tracciare le basi del Piano educativo

individualizzato, anche al fine di procedere alla richiesta di personale docente di sostegno e di eventuali

assistenti educativi a carico dell’Ente locale.

Con riferimento agli alunni con disabilità certificata, si ricorda che l’adempimento dell’obbligo di istruzione

può avvenire solo al compimento del 18° anno di età (L. n. 104/92, art. 14, comma 1, lettera c), e Sentenza

Corte Costituzionale n. 226/01).

Si rammenta, inoltre, che detti alunni, qualora non abbiano conseguito il diploma di licenza agli esami di

Stato conclusivi del primo ciclo di istruzione, ma l’attestato comprovante i crediti formativi

148

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

documentati in sede di esame, se non hanno superato il 18° anno di età, hanno titolo ad iscriversi alla scuola

secondaria di secondo grado sulla base del semplice predetto attestato (cfr. O.M. n. 90/01, art. 11, comma

12; art. 9, comma 6, DPR n.122 del 22 giugno 2009, art. 9, comma 4).

6. Alunni con cittadinanza non italiana

Si rinvia a quanto già precisato nella circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010.

7. Istruzione parentale

I genitori o gli esercenti la potestà parentale che intendano provvedere in proprio all'istruzione dei minori

soggetti all’obbligo di istruzione, devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola della tipologia richiesta

più vicina alla propria residenza apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, di possedere capacità

tecnica o economica per provvedervi, rimettendo al dirigente medesimo l’onere di accertarne la fondatezza.

Per quanto attiene all'esame di idoneità degli alunni che si siano avvalsi dell'istruzione parentale o comunque

frequentanti scuole non statali e non paritarie, si rinvia alle successive disposizioni che saranno diramate in

materia di valutazione.

8. Insegnamento della religione cattolica

Al momento dell’iscrizione gli studenti esercitano la facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento

della religione cattolica. L’esercizio di tale facoltà si attua mediante la compilazione di apposita richiesta,

secondo il modello B allegato. La scelta ha valore per l’intero corso di studi e comunque in tutti i casi in

cui sia prevista l'iscrizione d'ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l’anno successivo entro il

termine delle iscrizioni.

La scelta relativa alle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica trova invece concreta

attuazione nella opzione di diverse possibili attività:

attività didattiche e formative, attività di studio e/o di ricerca individuali con assistenza di personale docente,

libera attività di studio e/o di ricerca individuale senza assistenza di personale docente, non frequenza della

scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica.

La scelta specifica di attività alternative è operata mediante l’allegato modello C all’inizio delle lezioni e ha

effetto per l’intero anno scolastico cui si riferisce. La firma del genitore dell’alunno minorenne è richiesta solo

nell’ipotesi in cui venga scelta l’opzione “non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione

cattolica”.

9. Corsi per adulti

In attesa della definizione dello schema di regolamento riguardante il riordino dell’istruzione per gli adulti,

possono essere accolte, entro il 31 maggio 2010, le iscrizioni ai corsi per adulti di cui all’articolo 3, comma 1

del decreto del Ministro della Pubblica Istruzione 25.10.2007, riguardanti:

il conseguimento del livello di istruzione corrispondente a quello conclusivo della scuola primaria e/o al titolo

di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione;

il recupero delle competenze per la certificazione dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione (Regolamento

emanato con decreto del Ministro della Pubblica Istruzione n. 139/07);

il conseguimento del diploma di istruzione secondaria di II grado;

la conoscenza della lingua italiana da parte degli immigrati.

Il termine del 31 maggio 2010 non è ovviamente applicabile ai fini dell'ammissione ai corsi a carattere

modulare rientranti nell'offerta formativa libera e non curricolare delle istituzioni scolastiche, nonché ai

progetti di sperimentazione finalizzati a favorire il rientro degli adulti nel sistema formativo.

Resta inteso, comunque, che - attraverso l’adozione di formale e motivato provvedimento per ogni studente

accolto - è consentito accettare iscrizioni anche dopo la data del 31 maggio 2010 e, ordinariamente, non

oltre l’inizio delle lezioni per l’anno scolastico 2010-2011.

10. Funzionalità

Gli Uffici scolastici regionali sono invitati, anche a partire dalle iniziative in tal senso attivate da uffici quale

ad esempio quello lombardo, a verificare d’intesa con l’Ente locale competente il possibile coordinamento

delle anagrafi scolastiche con l’obiettivo di giungere progressivamente a una gestione più puntuale e

tempestiva delle iscrizioni alla classe prima delle scuole secondarie di secondo grado statali e paritarie e ai

CFP.

11. Iniziative per garantire le informazioni alle famiglie

Il sistema informativo metterà a disposizione sul sito www.istruzione.it una funzione che permetterà la

ricerca delle scuole superiori secondo i nuovi ordinamenti approvati con i recenti regolamenti. La funzione

consentirà di individuare le scuole e la loro collocazione sul territorio. Questo servizio, che sarà operativo dal

25 febbraio 2010, è ottenuto in modo “automatico” dall’applicazione delle tabelle di convergenza allegate ai

regolamenti.

La Direzione Generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione ha messo a punto

un fascicolo dettagliato e completo dei quadri orari dei diversi indirizzi, delle articolazioni e delle opzioni

149

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

previste, dei profili professionali e di tutte le informazioni utili a conoscere le caratteristiche della nuova

scuola secondaria superiore. È stata inoltre predisposta una brochure più agile e sintetica, rivolta

particolarmente alle famiglie, contenente le informazioni generali e la presentazione dei nuovi licei, istituti

tecnici e professionali.

Entrambi gli strumenti che saranno inviati direttamente sia alle scuole secondarie di I e di II grado,

sia agli Uffici Scolastici Regionali in un numero di copie adeguato, saranno anche resi scaricabili dal

sito www.istruzione.it a partire dal 25 febbraio 2010.

IL DIRETTORE GENERALE

f.to Mario G. Dutto

Allegati

Allegato 1

Allegato Modello A

Allegato Modello B

Allegato Modello C 150

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Allegato 1

Dall’anno scolastico 2010-11, a cominciare dalle classi prime, si attua la revisione degli assetti

ordinamentali, organizzativi e didattici, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25

giugno 2008, n.112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.133, approvati con appositi

regolamenti in seconda lettura dal Consiglio dei Ministri in data 4 febbraio 2010, dei licei, degli

istituti tecnici e degli istituti professionali, ferma restando per le classi successive alla prima, la

prosecuzione ad esaurimento dei percorsi in atto.

Licei:

Articolazione del sistema dei licei dall’anno scolastico 2010/2011:

- liceo classico

-liceo scientifico, con opzione scienze applicare

- liceo artistico

- liceo linguistico

- liceo musicale e coreutico

- liceo delle scienze umane, con opzione economico-sociale

Istituti tecnici e professionali

Articolazione del sistema degli istituti tecnici e professionali dall’anno scolastico 2010/2011

Istituti tecnici per il settore economico

-

a) Amministrativo, finanza e marketing;

b) Turismo

Istituti tecnici per il settore tecnologico

-

a) Meccanica, Meccatronica ed Energia

b) Trasporti e Logistica

c) Elettronica ed Elettrotecnica

d) Informatica e Telecomunicazioni

e) Grafica e Comunicazione

f) Chimica, Materiali e Biotecnologie

g) Sistema Moda

h) Agraria, Agroalimentare e Agroindustria

i) Costruzioni, Ambiente e Territorio

Istituti professionali per il settore dei servizi

-

a) Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale

b) Servizi socio-sanitari

c) Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera

d) Servizi commerciali

Istituti professionali per il settore industria e artigianato

-

a) Produzioni artigianali ed industriali

b) Manutenzione e Assistenza tecnica 151

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Allegato Modello A

DOMANDA DI ISCRIZIONE alla SCUOLA SECONDARIA di II grado

Al Dirigente scolastico del________________________________________________

(Denominazione dell’istituzione scolastica)

_l_ sottoscritt_ ________________________in qualità di padre madre tutore

(cognome e nome)

CHIEDE

l’iscrizione dell’alunn_ ___________________________________________________

(cognome e nome)

alla classe 1.a di codesto istituto ___________________________ per l’a.s. 2010-11

in subordine

nel caso in cui per indisponibilità di posti non sia possibile ottenere l’iscrizione a codesto istituto,

CHIEDE in ordine di preferenza i seguenti istituti:

1. Liceo/istituto ______________________________ via ______________________

2. Liceo/istituto ______________________________ via ______________________

In base alle norme sullo snellimento dell’attività amministrativa, consapevole delle responsabilità cui va

incontro in caso di dichiarazione non corrispondente al vero, dichiara che:

- l’alunn_ _____________________________________ _______________________

(cognome e nome) (codice fiscale)

- è nat_ a __________________________________ il _______________________

- è cittadino italiano altro (indicare nazionalità)__________________________________________

- è residente a _____________________________ (prov. ) ___________________

Via/Piazza ________________________ n. ______ tel. ________ ______________

- proviene dalla scuola secondaria ________________________________________

- ha studiato le seguenti lingue comunitarie nella scuola di provenienza

________________________ e _____________________

- la propria famiglia convivente è composta, oltre all’alunno, da:

(informazioni da fornire qualora ritenute funzionali per l’organizzazione dei servizi)

1. _______________________ ____________________ ____________________

2. _______________________ ____________________ ____________________

3. _______________________ ____________________ ____________________

4. _______________________ ____________________ ____________________

5. _______________________ ____________________ ____________________

(cognome e nome) (luogo e data di nascita) (grado di parentela)

- il reddito imponibile (rilevabile dall’ultima dichiarazione dei redditi) del nucleo familiare è di euro

_____________________ (

dichiarazione da rilasciare solo ove ricorrano le condizioni

).

per usufruire dell’esonero delle tasse scolastiche o di altre agevolazioni previste

di non aver prodotto domanda ad altro istituto.

-

Firma di autocertificazione

_____________________________

(Leggi 15/1968, 127/1997, 131/1998; DPR 445/2000)

da sottoscrivere al momento della presentazione della domanda all’impiegato della scuola)

Il sottoscritto dichiara di essere consapevole che la scuola può utilizzare i dati contenuti nella presente

autocertificazione esclusivamente nell’ambito e per i fini istituzionali propri della Pubblica Amministrazione

(Decreto legislativo 30.6.2003, n. 196 e Regolamento ministeriale 7.12.2006, n. 305)

Data _____________ firma _________________________________

firma congiunta se i genitori sono divorziati o separati; altrimenti, a firma dell’affidatario, il quale si obbliga a comunicare

alla scuola eventuali variazioni dell’affido. I genitori dichiarano se concordano che la scuola effettui le comunicazioni più

rilevanti, tra cui quelle relative alla valutazione, a entrambi i genitori o soltanto all’affidatario

N.B. I dati rilasciati sono utilizzati dalla scuola nel rispetto delle norme sulla privacy, di cui al

Regolamento definito con Decreto Ministeriale 7 dicembre 2006,n. 305

152

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Allegato Modello B

Modulo per l’esercizio del diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi

dell’insegnamento della religione cattolica per l’anno scolastico 2010/2011

_________________________________________________

Alunno

Premesso che lo Stato assicura l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole di

ogni ordine e grado in conformità all’Accordo che apporta modifiche al Concordato

Lateranense (art.9.2), il presente modulo costituisce richiesta all’autorità scolastica in

ordine all’esercizio del diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi

dell’insegnamento della religione cattolica.

La scelta operata all’atto dell’iscrizione ha effetto per l’intero anno scolastico cui si

riferisce e per i successivi anni di corso in cui sia prevista l’iscrizione d’ufficio, fermo

restando, anche nelle modalità di applicazione, il diritto di scegliere ogni anno se

avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.

Scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

Scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

non

Firma:________________________________

Studente

Data ___________________

Scuola __________________________________ Classe _____ Sezione ______

Art. 9.2 dell’Accordo, con protocollo addizionale, tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede firmato il 18

febbraio 1984, ratificato con la legge 25 marzo 1985, n. 121, che apporta modificazioni al Concordato

Lateranense dell’11 febbraio 1929:

“La Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del

cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro

delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie

di ogni ordine e grado.

Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il

diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento.

All’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità

scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione”.

153

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Allegato Modello C

Modulo integrativo per le scelte degli alunni che non si avvalgono

dell’insegnamento della religione cattolica

__________________________________________________

Alunno

La scelta operata ha effetto per l’intero anno scolastico cui si riferisce.

ATTIVITÀ DIDATTICHE E FORMATIVE

A) ATTIVITÀ DI STUDIO E/O DI RICERCA INDIVIDUALI CON ASSISTENZA DI

B)

PERSONALE DOCENTE

LIBERA ATTIVITÀ DI STUDIO E/O DI RICERCA INDIVIDUALI SENZA

C)

ASSISTENZA DI PERSONALE DOCENTE

NON FREQUENZA DELLA SCUOLA NELLE ORE DI INSEGNAMENTO DELLA

D)

RELIGIONE CATTOLICA

(La scelta si esercita contrassegnando la voce che interessa)

Firma:______________________________________

Studente

________________________________________

Controfirma del genitore o di chi esercita la potestà dell’alunno minorenne frequentante un istituto di

istruzione secondaria di II grado che abbia effettuato la scelta di cui al punto D), a cui successivamente

saranno chieste puntuali indicazioni per iscritto in ordine alla modalità di uscita dell’alunno dalla scuola,

secondo quanto stabilito con la c.m. n. 9 del 18 gennaio 1991.

Data ______________________ 154

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Decreto Ministeriale n. 9 del 27 gennaio 2010

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

VISTO il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76 di “Definizione delle norme generali sul diritto-dovere

all’istruzione e alla formazione, a norma dell’articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 28 marzo 2003, n.

53;

VISTO il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive modificazioni, recante “Norme generali e

livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai

sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53”;

VISTA la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622 come modificato dall’articolo 64 comma 4

bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, con legge 6 agosto 2008, n. 133;

VISTO il decreto del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca (ex Ministro Pubblica Istruzione) 22 agosto

2007, n. 139, concernente il regolamento recante le norme in materia di adempimento dell’obbligo di

istruzione;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, concernente il regolamento recante

norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122, concernente il regolamento recante

il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni;

VISTO il decreto del Ministro della pubblica istruzione adottato di concerto il Ministro del lavoro e delle

politiche sociali in data 29/11/2007, ai sensi dell’articolo 1 comma 624 legge 27 dicembre 2006, n. 296;

VISTO l’accordo in sede di Conferenza unificata 28 ottobre 2004, per la certificazione finale e intermedia e il

riconoscimento dei crediti formativi e relativi modelli allegati;

SENTITA la Conferenza Stato, Regioni, Province autonome di Trento e Bolzano nella seduta del 17 dicembre

2009;

RITENUTO di adottare, in applicazione dell’articolo 4, comma 3, del citato decreto 22 agosto 2007, n. 139 un

modello di certificazione dei saperi e delle competenze di cui all’articolo 2, comma 1, del medesimo decreto

acquisite dagli studenti nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione della durata di 10 anni, in attesa della

messa a regime del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi del decreto

legislativo n. 226/05 e successive modificazioni e della emanazione del decreto di cui all’articolo 8, comma 6

del decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122 sopra citato;

DECRETA

Articolo 1

1. L’allegato modello di certificazione, che costituisce parte integrante del presente decreto, è adottato a

decorrere dall’anno scolastico 2009/2010, in attesa della completa messa a regime del secondo ciclo del

sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi del decreto legislativo n. 226/05 e successive

modificazioni. 155

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

2. La certificazione dei livelli di competenza raggiunti, nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione, è rilasciata

a richiesta dello studente interessato. Per coloro che hanno compiuto il diciottesimo anno di età è rilasciata

d’ufficio.

3. I consigli di classe, al termine delle operazioni di scrutinio finale, per ogni studente che ha assolto l’obbligo

di istruzione della durata di 10 anni, compilano una scheda, secondo quanto riportato nella seconda pagina

del modello di certificato di cui al comma 1. Le schede riportano l’attribuzione dei livelli raggiunti, da

individuare in coerenza con la valutazione finale degli apprendimenti che, per quanto riguarda il sistema

scolastico, è espressa in decimi ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 22 giugno

2009, articoli 4, 5 e 8.

4. Le schede di cui al comma 3 sono conservate agli atti dell’istituzione scolastica.

Articolo 2

1. Le strutture formative accreditate dalle Regioni, che realizzano i percorsi di istruzione e formazione

professionale finalizzati all’assolvimento dell’obbligo di istruzione secondo i criteri indicati nel decreto

interministeriale 29/11/2007, citato in premessa, utilizzano il modello di certificazione di cui all’articolo 1,

comma 1, sulla base delle linee guida che saranno adottate dalle Regioni, anche ai fini di integrare il modello

di cui all’articolo 1, comma 1, con ulteriori declinazioni in rapporto alle specificità dei propri sistemi e alle

esigenze territoriali. IL MINISTRO

Mariastella Gelmini

156

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Allegato MINISTERO DELL’ISTRUZIONE,

DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA (*)

(DENOMINAZIONE DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA)(**)

CERTIFICATO delle COMPETENZE DI BASE

acquisite nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione

N° ........... IL DIRIGENTE SCOLASTICO (***)

Visto il regolamento emanato dal Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca (ex Ministro

della Pubblica Istruzione) con decreto 22 agosto 2007, n.139;

Visti gli atti di ufficio; (1)

certifica

che l... studente/ssa

cognome ............................................... nome ......................................

nato/a il ..../..../......, a ........................................... Stato .......................

iscritto/a presso questo Istituto nella classe ....... sez ....... (****)

indirizzo di studio (*****)..............................................................

nell’anno scolastico .....................

nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione, della durata di 10 anni,

ha acquisito

le competenze di base di seguito indicate.

(*) Nel caso di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) occorre affiancare al logo

del MIUR anche quella della REGIONE di riferimento.

(**) Nel caso di percorsi di IeFP realizzati da Strutture formative accreditate dalle Regioni, occorre

sostituire “Istituzione scolastica” con “Struttura formativa accreditata”.

(***) Nel caso di percorsi di IeFP realizzati da Strutture formative accreditate dalle Regioni occorre

sostituire ‘Il Dirigente Scolastico’ con ‘Il Direttore/Legale Rappresentante della Struttura formativa

accreditata’. Per le istituzioni scolastiche paritarie, il certificato è rilasciato dal Coordinatore delle

attività educative e didattiche.

(****) Nel caso di percorsi di IeFP realizzati da Strutture formative accreditate dalle Regioni

occorre sostituire ‘Istituto nella classe ... sezione ...’ con “Struttura formativa accreditata”.

(*****) Nel caso di percorsi di IeFP occorre sostituire ‘indirizzo di studio’ con ‘percorso di qualifica

o diploma professionale’. 157

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere (2)

COMPETENZE DI BASE E RELATIVI LIVELLI RAGGIUNTI

Asse dei linguaggi LIVELLI

lingua italiana:

• padroneggiare gli strumenti espressivi ed argomentativi indispensabili per

gestire l’interazione comunicativa verbale in vari contesti

• leggere comprendere e interpretare testi scritti di vario tipo

• produrre testi di vario tipo in relazione ai differenti scopi comunicativi

lingua straniera (3)

• utilizzare la lingua ..................... per i principali scopi comunicativi ed

operativi

altri linguaggi

• utilizzare gli strumenti fondamentali per una fruizione consapevole del

patrimonio artistico e letterario

• utilizzare e produrre testi multimediali

Asse matematico

• utilizzare le tecniche e le procedure del calcolo aritmetico ed algebrico,

rappresentandole anche sotto forma grafica

• confrontare ed analizzare figure geometriche, individuando invarianti e

relazioni

• individuare le strategie appropriate per la soluzione di problemi

• analizzare dati e interpretarli sviluppando deduzioni e ragionamenti sugli

stessi anche con l’ausilio di rappresentazioni grafiche, usando

consapevolmente gli strumenti di calcolo e le potenzialità offerte da

applicazioni specifiche di tipo informatico

Asse scientifico-tecnologico

• osservare, descrivere ed analizzare fenomeni appartenenti alla realtà

naturale e artificiale e riconoscere nelle varie forme i concetti di sistema e

di complessità

• analizzare qualitativamente e quantitativamente fenomeni legati alle

trasformazioni di energia a partire dall’esperienza

• essere consapevole delle potenzialità e dei limiti delle tecnologie nel

contesto culturale e sociale in cui vengono applicate

Asse storico-sociale

• comprendere il cambiamento e la diversità dei tempi storici in una

dimensione diacronica attraverso il confronto fra epoche e in una

dimensione sincronica attraverso il confronto fra aree geografiche e

culturali

• collocare l’esperienza personale in un sistema di regole fondato sul

reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione, a tutela

della persona, della collettività e dell’ambiente

• riconoscere le caratteristiche essenziali del sistema socio economico per

orientarsi nel tessuto produttivo del proprio territorio

Le competenze di base relative agli assi culturali sopra richiamati sono state acquisite dallo studente con

riferimento alle competenze chiave di cittadinanza di cui all’allegato 2 del regolamento citato in premessa (1.

imparare ad imparare; 2. progettare; 3. comunicare; 4. collaborare e partecipare; 5. agire in modo

autonomo e responsabile; 6. risolvere problemi; 7. individuare collegamenti e relazioni; 8. acquisire e

interpretare l’informazione). (1) ......................................................

Lì .................. il .................. IL DIRIGENTE SCOLASTICO

158

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

(1) Il presente certificato ha validità nazionale.

(2) Livelli relativi all’acquisizione delle competenze di ciascun asse:

Livello base: lo studente svolge compiti semplici in situazioni note, mostrando di possedere conoscenze ed

abilità essenziali e di saper applicare regole e procedure fondamentali

Nel caso in cui non sia stato raggiunto il livello base, è riportata l’espressione ”livello base non

raggiunto”, con l’indicazione della relativa motivazione

Livello intermedio: lo studente svolge compiti e risolve problemi complessi in situazioni note, compie

scelte consapevoli, mostrando di saper utilizzare le conoscenze e le abilita acquisite

Livello avanzato: lo studente svolge compiti e problemi complessi in situazioni anche non note, mostrando

padronanza nell’uso delle conoscenze e delle abilità. Sa proporre e sostenere le proprie opinioni e assumere

autonomamente decisioni consapevoli

(3) Specificare la prima lingua straniera studiata. 159

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Indicazioni per la certificazione delle competenze

relative all’assolvimento dell’obbligo di istruzione nella scuola secondaria superiore

Premessa

I saperi e le competenze, articolati in conoscenze e abilità, con l’indicazione degli assi culturali di riferimento,

sono descritti nel documento tecnico allegato al regolamento emanato con decreto del Ministro della

pubblica istruzione n. 139 del 22 agosto 2007.

Nel quadro della complessiva riforma del sistema educativo di istruzione e formazione, l’obbligo di istruzione

indica “una base comune”, alla quale si riferiscono gli ordinamenti del primo e del secondo ciclo, necessaria

a tutti gli studenti per proseguire con successo gli studi, costruire il proprio progetto personale e

professionale, per svolgere un ruolo attivo nella società.

La certificazione dei saperi e delle competenze acquisite dagli studenti nell’assolvimento dell’obbligo di

istruzione nelle istituzioni scolastiche e nelle strutture formative accreditate dalle Regioni è prevista all’art. 4,

comma 3, del citato regolamento.

La certificazione è uno strumento utile per sostenere e orientare gli studenti nel loro percorso di

apprendimento sino al conseguimento di un titolo di studio o, almeno, di una qualifica professionale di

durata triennale entro il diciottesimo anno di età. Il relativo modello è strutturato in modo da rendere

sintetica e trasparente la descrizione delle competenze di base acquisite a conclusione del primo biennio

della scuola secondaria superiore, con riferimento agli assi culturali che caratterizzano l’obbligo di istruzione

(dei linguaggi; matematico; scientifico-tecnologico e storico-sociale), entro il quadro di riferimento

rappresentato dalle competenze chiave di cittadinanza, in linea con le indicazioni dell’Unione europea, con

particolare riferimento al Quadro Europeo dei titoli e delle qualifiche (EQF).

La certificazione delle competenze di base «è espressione dell'autonomia

La valutazione delle competenze da certificare in esito all’obbligo di istruzione,

professionale propria della funzione docente, nella sua dimensione sia individuale che collegiale, nonché

dell'autonomia didattica delle istituzioni scolastiche» (articolo 1, comma 2, del D.P.R. 22 giugno 2009, n.

122) ed è effettuata dai consigli di classe per tutte le competenze elencate nel modello di certificato, allo

scopo di garantirne la confrontabilità.

Il modello adottato costituisce una prima risposta alle esigenze di trasparenza e comparabilità dei risultati

conseguiti dagli studenti, a seguito della valutazione condotta collegialmente dai consigli di classe sulla base

delle proposte dei singoli insegnanti e dei risultati di misurazioni valide e affidabili.

I consigli di classe utilizzano le valutazioni effettuate nel percorso di istruzione di ogni studente in modo che

la certificazione descriva compiutamente l’avvenuta acquisizione delle competenze di base, che si traduce

nella capacità dello studente di utilizzare conoscenze e abilità personali e sociali in contesti reali, con

riferimento alle discipline/ambiti disciplinari che caratterizzano ciascun asse culturale.

Allo scopo di evitare l’automatica corrispondenza tra livelli di competenza e voti numerici, i consigli di classe

rendono coerenti, nella loro autonomia, i risultati delle predette valutazioni con la valutazione finale

espressa in decimi di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto ministeriale n. 9/2010 soprarichiamato.

Per l’accertamento delle competenze, un utile riferimento può essere costituito anche dalla documentazione

messa a disposizione dal Compendio INVALSI sulle prove PISA-OCSE. Le rilevazioni degli apprendimenti

effettuate periodicamente dall’INVALSI, secondo quanto stabilito dalla direttiva del Ministro dell’istruzione,

dell’università e della ricerca, rendono disponibili strumenti di valutazione e metodologie di lavoro oggettive

utili alla comparabilità delle certificazioni e forniscono anche una informazione analitica, in termini di

valutazione di sistema dei risultati di apprendimento dei singoli studenti per ciascuna istituzione scolastica.

160

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Il modello di certificato

Il modello di certificato, che è unico sul territorio nazionale, contiene la scheda riguardante competenze di

base e relativi livelli raggiunti dallo studente in relazione agli assi culturali, con riferimento alle competenze

chiave di cittadinanza, di cui all’allegato 1 al Regolamento n. 139 del 22 agosto 2007.

I consigli delle seconde classi della scuola secondaria superiore, al termine delle operazioni di scrutinio finale,

compilano per ogni studente la suddetta scheda, che è conservata agli atti dell’istituzione scolastica.

La definizione per livelli di competenza è parametrata secondo la scala, indicata nel certificato stesso, che si

base intermedio avanzato

articola in tre livelli: , , . Ai fini della compilazione delle singole voci del modello di

certificato, si precisa che il raggiungimento delle competenze di base va riferito a più discipline o ambiti

disciplinari. “livello

Nel caso in cui il livello base non sia stato raggiunto, è riportata, per ciascun asse culturale, la dicitura

base non raggiunto”. La relativa motivazione è riportata nel verbale del consiglio di classe nel quale sono

anche indicate le misure proposte per sostenere lo studente nel successivo percorso di apprendimento.

Ai fini dell’adempimento dell’obbligo d’istruzione da parte degli alunni diversamente abili si fa riferimento a

quanto previsto dal citato Decreto 22 agosto 2007 n. 139, art. 3, c. 1, e le indicazioni contenute nelle “Linee

guida sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità” di cui alla nota prot. n. 4274 del 4 agosto 2009.

161

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

IL

Regolamento recante “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico

dei licei ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112,

convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”. (15 MARZO 2010)

Il Presidente della repubblica

VISTI gli articoli 87 e 117 della Costituzione;

VISTO l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

VISTO l’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6

agosto 2008, n. 133 che prevede, al comma 3, la predisposizione di un piano programmatico di interventi e

misure finalizzati ad un più razionale utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili e ad una maggiore

efficacia ed efficienza del sistema scolastico e, al comma 4, in attuazione del piano e in relazione agli

interventi e alle misure annuali ivi individuati, l’adozione di uno o più regolamenti ai sensi dell’articolo 17,

comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni;

VISTO il piano programmatico di interventi predisposto dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della

ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 64, comma 3, del sopra

citato decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;

VISTO l’articolo 15 della legge 20 maggio 1982, n. 270, recante norme sulla revisione della disciplina del

reclutamento del personale docente;

VISTO il testo unico delle leggi in materia di istruzione approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n.

297;

VISTA la legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia

nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli istituti superiori per le industrie

artistiche, dei Conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati;

VISTO il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, recante definizione delle norme generali sul diritto-dovere

c) , della legge 28 marzo 2003, n.

all’istruzione e alla formazione, a norma dell’articolo 2, comma 1, lettera

53, e successive modificazioni;

VISTO il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, recante definizione delle norme generali relative

all’alternanza scuola-lavoro, a norma dell’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53”;

VISTO il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive modificazioni, recante norme generali e

livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, a

norma dell'articolo 2 della legge 28 marzo 2003, n. 53;

VISTO l’articolo 1, commi 605, lettera f), e 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni

per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, con il quale è stata sancita l’obbligatorietà

dell’istruzione per almeno dieci anni;

VISTA la legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di

studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le

università;

VISTO il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40;

VISTO il decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007,

n. 176;

VISTO il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, relativo alle norme per la definizione dei percorsi di

orientamento all’istruzione universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica;

VISTO il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 22, relativo alla definizione dei percorsi di orientamento

finalizzati alla professione e al lavoro;

VISTO il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre

2008, n. 169, ed in particolare l’articolo 3, comma 4, che ha abrogato il comma 3 dell’articolo 13 del decreto

legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;

VISTO l’articolo 3 del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4

dicembre 2008, n. 189;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, concernente il regolamento recante

norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 21 della legge 15 marzo

1997, n. 59;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122, concernente regolamento recante

coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia,

ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla

legge 30 ottobre 2008, n. 169; 162

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale n.86 dell’11 aprile 2008, recante linee guida per la riorganizzazione del Sistema dell’istruzione e

formazione tecnica superiore e costituzione degli istituti tecnici superiori;

VISTO il decreto del Ministro della pubblica istruzione 13 giugno 2006, n. 47, relativo alla quota dei curricoli

rimessa all’autonomia delle istituzioni scolastiche;

VISTO il decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139, concernente il regolamento

recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione;

VISTA la Raccomandazione 2006/961/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006,

relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente;

VISTA la Raccomandazione, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, sulla costituzione del

Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente;

VISTA la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 12 giugno 2009 ;

VISTO il parere reso dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione, nell’adunanza del 7ottobre 2009, con il

quale il Consiglio medesimo ha condiviso gli aspetti caratterizzanti dei nuovi assetti liceali formulando nel

contempo alcune osservazioni relativamente all’introduzione di nuovi insegnamenti ed al potenziamento di

altri, ad interventi a sostegno dell’autonomia, alla definizione di modalità di valutazione dei crediti scolastici,

all’inserimento nei percorsi di studio di pratiche laboratoriali centrate sulla flessibilità organizzativa;

CONSIDERATO che, delle osservazioni dal predetto Consiglio, alcune sono state accolte, altre sono state

parzialmente accolte compatibilmente con i vincoli imposti dalla finanza pubblica, altre

ancora saranno oggetto di distinti provvedimenti;

SENTITA la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, e preso

atto che, nella seduta del 29 ottobre 2009, le Regioni hanno espresso parere negativo a maggioranza; le

regioni Veneto, Molise, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, hanno espresso parere favorevole, con la richiesta

da parte delle due ultime regioni che “per quanto riguarda il liceo musicale e coreutico sia quantificata a

livello regionale la previsione di attivare in prima applicazione a livello nazionale 40 sezioni musicali e 10

coreutiche” e considerato, altresì, che ANCI, UPI e UNCEM hanno espresso parere favorevole;

RITENUTO che la predetta richiesta delle regioni Lombardia e Friuli Venezia Giulia può trovare accoglimento

grazie al combinato disposto dei commi 6 e 7 dell’articolo 13 del presente regolamento, in considerazione

della specificità del percorso liceale in questione, per il quale è

richiesto un attento monitoraggio della fase di avvio e dei limiti di spesa previsti;

ACQUISITO il parere del Consiglio di Stato espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi

nell'adunanza del 21 dicembre 2009;

ACQUISITI i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei Deputati e del Senato della

Repubblica;

VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del 4 febbraio 2010;

SULLA proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con i Ministri

dell’economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l’innovazione;

E M A N A

il seguente regolamento:

Articolo 1

(Oggetto)

1. I licei sono disciplinati dal decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive modificazioni,e dal

presente regolamento in attuazione del piano programmatico di interventi di cui all’articolo 64, comma 3, del

decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, volto

alla razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, tali da conferire efficacia ed

efficienza al sistema scolastico.

Articolo 2

(Identità dei licei)

1. I licei sono finalizzati al conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore e costituiscono

parte del sistema dell’istruzione secondaria superiore quale articolazione del secondo ciclo del sistema di

istruzione e formazione di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive

modificazioni. I licei adottano il profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del

secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e di formazione di cui all’allegato A del suddetto decreto

legislativo.

2. I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione

approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico,

di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti

163

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore,

all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro.

3. I percorsi liceali hanno durata quinquennale. Si sviluppano in due periodi biennali e in un quinto anno che

completa il percorso disciplinare. I percorsi realizzano il profilo educativo, culturale e professionale dello

studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e di formazione per il sistema

dei licei di cui all’Allegato A al presente regolamento con riferimento ai piani di studio di cui agli Allegati B, C,

D, E, F e G ed agli obiettivi specifici di apprendimento di cui all’articolo 13, comma 10, lettera a).

4. Il primo biennio è finalizzato all’iniziale approfondimento e sviluppo delle conoscenze e delle abilità e a

una prima maturazione delle competenze caratterizzanti le singole articolazioni del sistema liceale di cui

all’articolo 3, nonché all’assolvimento dell’obbligo di istruzione, di cui al regolamento adottato con decreto

del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139.

Le finalità del primo biennio, volte a garantire il raggiungimento di una soglia equivalente di conoscenze,

abilità e competenze al termine dell’obbligo di istruzione nell’intero sistema formativo, nella salvaguardia

dell’identità di ogni specifico percorso, sono perseguite anche attraverso la verifica e l’eventuale integrazione

delle conoscenze, abilità e competenze raggiunte al termine del primo ciclo di istruzione, utilizzando le

modalità di cui all’articolo 10, comma 4, del presente regolamento.

5. Il secondo biennio è finalizzato all’approfondimento e allo sviluppo delle conoscenze e delle abilità e alla

maturazione delle competenze caratterizzanti le singole articolazioni del sistema liceale.

6. Nel quinto anno si persegue la piena realizzazione del profilo educativo, culturale e professionale dello

studente delineato nell’Allegato A, il completo raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento, di

cui all’articolo 13, comma 10, lettera a), e si consolida il percorso di orientamento agli studi successivi e

all’inserimento nel mondo del lavoro di cui al comma 7.

7. Nell’ambito dei percorsi liceali le istituzioni scolastiche stabiliscono, a partire dal secondo

biennio, anche d’intesa rispettivamente con le università, con le istituzioni dell’alta formazione artistica,

musicale e coreutica e con quelle ove si realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore ed i

percorsi degli istituti tecnici superiori, specifiche modalità per l’approfondimento delle conoscenze, delle

abilità e delle competenze richieste per l’accesso ai relativi corsi di studio e per l’inserimento nel mondo del

lavoro. L’approfondimento può essere realizzato anche nell’ambito dei percorsi di alternanza scuola-lavoro di

cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, nonché attraverso l’attivazione di moduli e di iniziative di

studio-lavoro per progetti, di esperienze pratiche e di tirocinio.

Articolo 3

(Articolazione del sistema dei licei)

1. Il sistema dei licei comprende i licei artistico, classico, linguistico, musicale e coreutico, scientifico e delle

scienze umane.

2. Alla riorganizzazione dei percorsi delle sezioni bilingui, delle sezioni ad opzione internazionale, di liceo

classico europeo, di liceo linguistico europeo e ad indirizzo sportivo, si provvede con distinto regolamento

adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni,

sulla base dei criteri previsti dal presente regolamento.

Articolo 4

(Liceo artistico)

1. Il percorso del liceo artistico è indirizzato allo studio dei fenomeni estetici e alla pratica artistica. Favorisce

l’acquisizione dei metodi specifici della ricerca e della produzione artistica e la padronanza dei linguaggi e

delle tecniche relative. Fornisce allo studente gli strumenti necessari per conoscere il patrimonio artistico nel

suo contesto storico e culturale e per coglierne appieno la presenza e il valore nella società odierna. Guida lo

studente ad approfondire e a sviluppare le conoscenze e le abilità e a maturare le competenze necessarie

per dare espressione alla propria creatività e capacità progettuale nell’ambito delle arti.

2. Il percorso del liceo artistico si articola, a partire dal secondo biennio, nei seguenti indirizzi:

a. arti figurative;

b. architettura e ambiente;

c. design;

d. audiovisivo e multimediale;

e. grafica;

f. scenografia.

3. Gli indirizzi si caratterizzano rispettivamente per la presenza dei seguenti laboratori, nei quali lo studente

sviluppa la propria capacità progettuale: 164

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

,

a. laboratorio della figurazione nel quale lo studente acquisisce e sviluppa la padronanza dei linguaggi delle

arti figurative; ,

b. laboratorio di architettura nel quale lo studente acquisisce la padronanza di metodi di rappresentazione

specifici dell’architettura e delle problematiche urbanistiche;

c. laboratorio del design, articolato nei distinti settori della produzione artistica, nel quale lo studente

acquisisce le metodologie proprie della progettazione di oggetti;

d. laboratorio audiovisivo e multimediale, nel quale lo studente acquisisce e sviluppa la padronanza dei

linguaggi e delle tecniche della comunicazione visiva, audiovisiva e multimediale;

e. laboratorio di grafica, nel quale lo studente acquisisce la padronanza delle metodologie proprie di tale

disciplina;

f. laboratorio di scenografia, nel quale lo studente acquisisce la padronanza delle metodologie proprie della

progettazione scenografica.

4. Le discipline e i laboratori sono organizzati dalle istituzioni scolastiche mediante il piano dell'offerta

formativa nel rispetto delle proprie specificità al fine di potenziarne e arricchirne le caratteristiche.

5. L’orario annuale delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti è di 1122 ore nel primo

biennio, corrispondenti a 34 ore medie settimanali; di 759 ore, corrispondenti a 23 ore medie settimanali nel

secondo biennio, e di 693 ore, corrispondenti a 21 ore medie settimanali nel quinto anno. L’orario annuale

delle attività e degli insegnamenti di indirizzo è di 396 ore nel secondo biennio, corrispondenti a 12 ore

medie settimanali e di 462 ore, corrispondenti a 14 ore medie settimanali nel quinto anno.

6. Il piano degli studi del liceo artistico e dei relativi indirizzi è definito dall’Allegato B al presente

regolamento.

7. Al fine di corrispondere alle esigenze e alle vocazioni delle realtà territoriali il potenziamento e

l’articolazione dell’offerta formativa dei licei artistici possono essere assicurati mediante specifiche intese con

le Regioni, con particolare riferimento alle attività laboratoriali ed alle interazioni con il mondo del lavoro.

Articolo 5

(Liceo classico)

1. Il percorso del liceo classico è indirizzato allo studio della civiltà classica e della cultura umanistica.

Favorisce una formazione letteraria, storica e filosofica idonea a comprenderne il ruolo nello sviluppo della

civiltà e della tradizione occidentali e nel mondo contemporaneo sotto un profilo simbolico, antropologico e

di confronto di valori. Favorisce l’acquisizione dei metodi propri degli studi classici e umanistici, all’interno di

un quadro culturale che, riservando attenzione anche alle scienze matematiche, fisiche e naturali, consente

di cogliere le intersezioni tra i saperi e di elaborare una visione critica della realtà. Guida lo studente ad

approfondire ed a sviluppare le conoscenze e le abilità e a maturare le competenze necessarie.

2. L’orario annuale delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti è di 891 ore nel primo

biennio, che mantiene la denominazione di ginnasio, corrispondenti a 27 ore medie settimanali, e di 1023

ore nel secondo biennio e nel quinto anno, corrispondenti a 31 ore medie settimanali.

3. Il piano degli studi del liceo classico è definito dall’Allegato C al presente regolamento.

Articolo 6

(Liceo linguistico)

1. Il percorso del liceo linguistico è indirizzato allo studio di più sistemi linguistici e culturali.

Guida lo studente ad approfondire e a sviluppare le conoscenze e le abilità, a maturare le competenze

necessarie per acquisire la padronanza comunicativa di tre lingue, oltre l’italiano, e per comprendere

criticamente l’identità storica e culturale di tradizioni e civiltà diverse.

2. Dal primo anno del secondo biennio è impartito l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non

linguistica, prevista nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti o nell’area

degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche nei limiti del contingente di organico ad esse

assegnato e tenuto conto delle richieste degli studenti e delle loro famiglie. Dal secondo anno del secondo

biennio è previsto inoltre l’insegnamento, in una diversa lingua straniera, di una disciplina non linguistica,

compresa nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti o nell’area degli

insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche nei limiti del contingente di organico ad esse assegnato e

tenuto conto delle richieste degli studenti e delle loro famiglie. Gli insegnamenti previsti dal presente comma

sono attivati nei limiti degli organici determinati a legislazione vigente.

3. L’orario annuale delle attività e insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti è di 891 ore nel primo

biennio, corrispondenti a 27 ore medie settimanali, e di 990 ore nel secondo biennio e nel quinto anno,

corrispondenti a 30 ore medie settimanali.

4. Il piano degli studi del liceo linguistico è definito dall’Allegato D al presente regolamento.

165

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Articolo 7

(Liceo musicale e coreutico)

1. Il percorso del liceo musicale e coreutico, articolato nelle rispettive sezioni, è indirizzato all’apprendimento

tecnico-pratico della musica e della danza e allo studio del loro ruolo nella storia e nella cultura. Guida lo

studente ad approfondire e a sviluppare le conoscenze e le abilità e a maturare le competenze necessarie

per acquisire, anche attraverso specifiche attività funzionali, la padronanza dei linguaggi musicali e coreutici

sotto gli aspetti della composizione, interpretazione, esecuzione e rappresentazione, maturando la necessaria

prospettiva culturale, storica, estetica, teorica e tecnica. Assicura altresì la continuità dei percorsi formativi

per gli studenti provenienti dai corsi ad indirizzo musicale di cui all’articolo 11, comma 9, della legge 3

maggio 1999, n. 124, fatto salvo quanto previsto dal comma 2.

2. L’iscrizione al percorso del liceo musicale e coreutico è subordinata al superamento di una prova

preordinata alla verifica del possesso di specifiche competenze musicali o coreutiche.

3. L’orario annuale delle attività e insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti è di 594 ore nel primo

biennio, nel secondo biennio e nel quinto anno, corrispondenti a 18 ore medie settimanali. Al predetto orario

si aggiungono, per ciascuna delle sezioni musicale e coreutica, 462 ore nel primo biennio, nel secondo

biennio e nel quinto anno, corrispondenti a 14 ore medie settimanali.

4. Il piano degli studi del liceo musicale e coreutico e delle relative sezioni è definito dall’Allegato

E al presente regolamento.

Articolo 8

(Liceo scientifico)

1. Il percorso del liceo scientifico è indirizzato allo studio del nesso tra cultura scientifica e tradizione

umanistica. Favorisce l’acquisizione delle conoscenze e dei metodi propri della matematica, della fisica e delle

scienze naturali. Guida lo studente ad approfondire e a sviluppare le conoscenze e le abilità ed a maturare le

competenze necessarie per seguire lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica e per individuare le

interazioni tra le diverse forme del sapere, assicurando la padronanza dei linguaggi, delle tecniche e delle

metodologie relative, anche attraverso la pratica laboratoriale.

2. Nel rispetto della programmazione regionale dell’offerta formativa, può essere attivata, senza nuovi o

maggiori oneri per la finanza pubblica, l’opzione “scienze applicate” che fornisce allo studente competenze

particolarmente avanzate negli studi afferenti alla cultura scientificotecnologica, con particolare riferimento

alle scienze matematiche, fisiche, chimiche, biologiche, della terra, all’informatica e alle loro applicazioni.

3. L’orario annuale delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti è di 891 ore nel primo

biennio, corrispondenti a 27 ore medie settimanali, e di 990 ore nel secondo biennio e nel quinto anno,

corrispondenti a 30 ore medie settimanali.

4. Il piano degli studi del liceo scientifico e della relativa opzione ”scienze applicate” è definito dall’Allegato F

al presente regolamento.

Articolo 9

(Liceo delle scienze umane)

1. Il percorso del liceo delle scienze umane è indirizzato allo studio delle teorie esplicative dei fenomeni

collegati alla costruzione dell’identità personale e delle relazioni umane e sociali.

Guida lo studente ad approfondire ed a sviluppare le conoscenze e le abilità ed a maturare le competenze

necessarie per cogliere la complessità e la specificità dei processi formativi. Assicura la padronanza dei

linguaggi, delle metodologie e delle tecniche di indagine nel campo delle scienze umane.

2. Nell’ambito della programmazione regionale dell’offerta formativa, può essere attivata , senza nuovi o

maggiori oneri per la finanza pubblica, l’opzione economico-sociale che fornisce allo studente competenze

particolarmente avanzate negli studi afferenti alle scienze giuridiche,

economiche e sociali.

3. L’orario annuale delle attività e insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti è di 891 ore nel primo

biennio, corrispondenti a 27 ore medie settimanali e di 990 nel secondo biennio e nel quinto anno,

corrispondenti a 30 ore medie settimanali.

4. Il piano degli studi del liceo delle scienze umane e della relativa opzione economico-sociale è definito

dall’Allegato G al presente regolamento.

Articolo 10

(Orario annuale e attività educative e didattiche)

1. I percorsi dei licei sono riordinati secondo i seguenti criteri:

166

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

a. i risultati di apprendimento sono declinati in conoscenze, abilità e competenze in relazione alla

Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008, sulla costituzione del quadro

europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF), anche ai fini della mobilità delle persone sul

territorio dell’Unione europea;

b. l’orario annuale, comprensivo della quota riservata alle regioni, alle istituzioni scolastiche autonome ed

all’insegnamento della religione cattolica in conformità all’accordo che apporta modifiche al concordato

lateranense e al relativo protocollo addizionale reso esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121, ed alle

conseguenti intese, è articolato in attività e insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti e negli

insegnamenti eventualmente previsti dal piano dell’offerta formativa di cui ai commi 2, lettera c) e 3;

c. la quota dei piani di studio rimessa alle singole istituzioni scolastiche nell’ambito degli indirizzi definiti dalle

Regioni in coerenza con il profilo educativo, culturale e professionale di cui all’articolo 2, comma 3, come

determinata nei limiti del contingente di organico ad esse annualmente assegnato e tenuto conto delle

richieste degli studenti e delle loro famiglie, non può essere superiore al 20 per cento del monte ore

complessivo nel primo biennio, al 30 per cento nel secondo biennio e al 20 per cento nel quinto anno, fermo

restando che l’orario previsto dal piano di studio di ciascuna disciplina non può essere ridotto in misura

superiore a un terzo nell’arco dei cinque anni e che non possono essere soppresse le discipline previste

nell’ultimo anno di corso nei piani di studio di cui agli Allegati B, C, D, E, F e G. L’utilizzo di tale quota non

dovrà determinare esuberi di personale.

2. Ai fini della realizzazione dei principi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.

275, e per il conseguimento degli obiettivi formativi di cui al presente regolamento, nell’esercizio della loro

autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, le istituzioni scolastiche:

a. possono costituire, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dipartimenti, quali articolazioni

funzionali del collegio dei docenti, per il sostegno alla progettazione formativa e alla didattica;

b. possono dotarsi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di un comitato scientifico composto

di docenti e di esperti del mondo del lavoro, delle professioni, della ricerca scientifica e tecnologica, delle

università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, con funzioni consultive e di

proposta per l’organizzazione e l’utilizzazione degli spazi di autonomia e flessibilità; ai componenti del

comitato non spettano compensi a nessun titolo;

c. possono organizzare, attraverso il piano dell’offerta formativa, nei limiti delle loro disponibilità di bilancio,

attività ed insegnamenti facoltativi coerenti con il profilo educativo, culturale e professionale dello studente

previsto per il relativo percorso liceale. La scelta di tali attività e insegnamenti è facoltativa per gli studenti.

Gli studenti sono tenuti alla frequenza delle attività e degli insegnamenti facoltativi prescelti. Le materie

facoltative concorrono alla valutazione complessiva. Al fine di ampliare e razionalizzare tale scelta, gli istituti

possono organizzarsi anche in rete e stipulare contratti d’opera con esperti, nei limiti delle risorse iscritte nel

programma annuale di ciascuna istituzione scolastica.

3. Le attività e gli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti sono finalizzati al conseguimento delle

conoscenze, delle abilità e delle competenze essenziali ed irrinunciabili in rapporto allo specifico percorso

liceale. Nell’ambito delle dotazioni organiche del personale docente definite annualmente con il decreto

interministeriale ai sensi dell’articolo 22 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni,

fermi restando il conseguimento, a regime, degli obiettivi finanziari di cui all’articolo 64 del decreto-legge 25

giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e subordinatamente

alla preventiva verifica da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il

Ministero dell’economia e delle finanze, circa la sussistenza di economie aggiuntive, può essere previsto un

contingente di organico da assegnare alle singole istituzioni scolastiche e/o disponibile attraverso gli accordi

di rete previsti dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, con il quale

possono essere potenziati gli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti e/o attivati ulteriori insegnamenti,

finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dell’offerta formativa mediante la

diversificazione e personalizzazione dei piani di studio. L’elenco di detti insegnamenti è compreso

nell’Allegato H al presente regolamento.

4. Ai fini del conseguimento del successo formativo, le istituzioni scolastiche attivano gli strumenti di

autonomia didattica previsti dall’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.

5. Fatto salvo quanto stabilito specificamente per il percorso del liceo linguistico, nel quinto anno è impartito

l’insegnamento, in lingua straniera, di una disciplina non linguistica compresa nell’area delle attività e degli

insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti o nell’area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni

scolastiche nei limiti del contingente di organico ad esse annualmente assegnato. Tale insegnamento è

attivato in ogni caso nei limiti degli organici determinati a legislazione vigente.

167

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

6. Attraverso apposito decreto emanato dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sono

definite le linee guida per l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica e gli specifici

requisiti richiesti per impartire il predetto insegnamento.

Dall’adozione di tale decreto non devono scaturire nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

7. Le attività e gli insegnamenti relativi a “Cittadinanza e Costituzione”, di cui all’articolo 1 del decreto-legge

1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, si sviluppano

nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e nel monte ore complessivo in esse previsto, con

riferimento all’insegnamento di “Diritto ed economia” o, in mancanza di quest’ultimo, all’insegnamento di

“Storia e Geografia” e “Storia”.

Articolo 11

(Valutazione e titoli finali)

1. La valutazione periodica e finale degli apprendimenti è effettuata secondo quanto previsto dall’articolo 13

del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive modificazioni, dall’articolo 2 del decreto-legge

1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, e dal decreto

del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122.

2. I percorsi dei licei si concludono con un esame di Stato, secondo le vigenti disposizioni sugli esami

conclusivi dell’istruzione secondaria superiore.

3. Al superamento dell’esame di Stato conclusivo dei percorsi liceali è rilasciato il titolo di diploma liceale,

indicante la tipologia di liceo e l’eventuale indirizzo, opzione o sezione seguita dallo studente. Il diploma

consente l’accesso all’università ed agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, agli istituti

tecnici superiori e ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore di cui ai capi II e III del decreto

del Presidente del Consiglio dei Ministri n data 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.86

dell’11 aprile 2008, fermo restando il valore del diploma medesimo a tutti gli altri effetti previsti

dall’ordinamento giuridico. Il diploma è integrato dalla certificazione delle competenze acquisite dallo

studente al termine del percorso liceale.

Articolo 12

(Monitoraggio e valutazione di sistema)

1. I percorsi dei licei sono oggetto di costante monitoraggio e valutazione. A tal fine, il Ministro

dell’istruzione, dell’università e della ricerca può avvalersi dell’assistenza tecnica dell’Agenzia nazionale per lo

sviluppo dell’autonomia scolastica (ANSAS) e dell’Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo di

istruzione e formazione (INVALSI).

2. Il profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema

educativo di istruzione e di formazione per il sistema dei licei, nonché le indicazioni di cui all’articolo 13,

comma 10, lettera a), sono aggiornati periodicamente in relazione agli sviluppi culturali emergenti nonché

alle esigenze espresse dalle università, dalle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e

dal mondo del lavoro e delle professioni.

3. Il raggiungimento, da parte degli studenti, degli obiettivi specifici di apprendimento previsti dalle

indicazioni nazionali di cui all’articolo 13, comma 10, lettera a), è oggetto di valutazione periodica da parte

dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI). Il

medesimo Istituto cura la pubblicazione degli esiti della valutazione.

4. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca ogni tre anni presenta al Parlamento un rapporto

avente ad oggetto i risultati del monitoraggio e della valutazione.

Articolo 13

(Passaggio al nuovo ordinamento)

1. A partire dalle classi prime funzionanti nell’anno scolastico 2010/2011, gli attuali percorsi liceali di ogni

tipo e indirizzo con le relative sperimentazioni confluiscono nei nuovi percorsi liceali di cui al presente

regolamento, secondo quanto previsto dalla tabella contenuta nell’Allegato I, ferma restando, per le classi

successive alla prima, la prosecuzione ad esaurimento dei percorsi in atto.

2. Gli istituti d’arte con le relative sperimentazioni confluiscono nei licei di cui al presente regolamento

secondo quanto previsto dal comma 1.

3. I percorsi sperimentali musicali e coreutici autorizzati con decreto ministeriale confluiscono nei nuovi licei

musicali e coreutici disciplinati dal presente regolamento a partire dalle prime classi funzionanti nell’anno

scolastico 2010-2011. 168

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

4. La corrispondenza dei titoli di studio rilasciati al termine dei percorsi liceali di ogni tipo e indirizzo

dell’ordinamento previgente con i titoli di studio rilasciati al termine dei percorsi liceali di cui al presente

regolamento è individuata nella tabella contenuta nell’Allegato L del presente regolamento.

5. In rapporto alla specificità dei percorsi di origine sperimentale effettivamente attuati, le istituzioni

scolastiche, statali e paritarie, possono presentare ai competenti uffici scolastici regionali motivate proposte

finalizzate alla individuazione di una confluenza diversa da quella indicata nella tabella di cui al comma 1,

purché compresa tra quelle indicate nella tabella medesima. Gli istituti d’arte possono presentare ai

competenti uffici scolastici regionali proposte finalizzate alla confluenza negli istituti professionali per

l’industria e l’artigianato. Le proposte di confluenza presentate dalle istituzioni scolastiche statali sono

valutate dalle Regioni nell’ambito della programmazione dell’offerta formativa regionale.

6. Le sezioni di liceo musicale e coreutico sono istituite nel quadro della programmazione della rete scolastica

b),

di cui all’articolo 138, comma 1, lettera del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. In prima

applicazione del presente regolamento, sono istituite sul territorio nazionale non più di quaranta sezioni

musicali e di dieci sezioni coreutiche. Alla ripartizione delle sezioni a livello regionale si provvede con

riferimento ai criteri fissati in sede di intesa di cui all’articolo 64, comma 4-quinquies del decreto-legge 25

giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive

modificazioni.

7. Eventuali sezioni aggiuntive di liceo musicale e coreutico possono essere istituite con decreto del Ministro

dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e finanze.

8. L’istituzione di sezioni di liceo musicale è subordinata in prima attuazione alla stipula di apposita

convenzione con i conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati ai sensi dell’articolo 2, comma 8,

lettera g), della legge 21 dicembre 1999, n. 508. La convenzione deve in ogni caso prevedere le modalità di

organizzazione e svolgimento della didattica, nonché di certificazione delle competenze acquisite dagli

studenti nelle discipline musicali previste nell’Allegato E del presente regolamento.

9. Per l’istituzione di sezioni di liceo coreutico è richiesta, in prima attuazione, una specifica convenzione con

l’Accademia nazionale di danza.

10. Con successivi decreti del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze sono definiti:

a. le indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento con riferimento ai profili di cui

all’articolo 2, commi 1 e 3, in relazione alle attività e agli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti

per i percorsi liceali di cui al presente regolamento;

b. l’articolazione delle cattedre per ciascuno dei percorsi liceali di cui agli articoli 4, 5, 6, 7, 8 e 9, in relazione

alle classi di concorso del personale docente; le cattedre sono costituite, di norma, con non meno di 18 ore

settimanali e comunque nel rispetto degli obiettivi di contenimento della finanza pubblica;

c. gli indicatori per la valutazione e l’autovalutazione dei percorsi liceali, anche con riferimento al quadro

europeo per la garanzia della qualità dei sistemi di istruzione e formazione.

11. Il passaggio al nuovo ordinamento è accompagnato da misure nazionali di sistema idonee a sostenere,

anche in collaborazione con le associazioni professionali e disciplinari di settore, l’aggiornamento dei

dirigenti, dei docenti e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario dei licei e a informare i giovani e le

loro famiglie in relazione alle scelte degli studi.

Articolo 14

(Regioni a statuto speciale e Province autonome di Trento e di Bolzano)

1. All’attuazione del presente regolamento nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di

Trento e di Bolzano si provvede in conformità ai rispettivi statuti e relative norme di attuazione, nonché alla

legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

2. Le disposizioni del presente regolamento si applicano anche alle scuole con lingua di insegnamento

slovena, fatte salve le modifiche ed integrazioni per gli opportuni adattamenti agli specifici ordinamenti di tali

scuole, nel limite massimo di 1254 ore annuali per il liceo artistico e di 1188 per il liceo classico, il liceo

linguistico, il liceo musicale e coreutico, il liceo scientifico e il liceo delle scienze umane.

Articolo 15

(Abrogazioni)

1. Sono abrogati gli articoli 2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 11, 12, 23, 25, 26 e 27 con esclusione dei commi 2 e 7 del

decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e relativi Allegati.

Articolo 16

(Disposizioni finali) 169

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

1. All’attuazione del presente regolamento si provvede nei limiti delle risorse finanziarie previste a

legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, fermi restando gli obiettivi previsti

dall’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, della legge 6 agosto

2008, n. 133, da realizzare anche con la successiva emanazione dei regolamenti di completamento della

riforma concernenti la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri per l’istruzione per gli adulti,

ivi compresi i corsi serali e la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre ed i posti

di insegnamento, nel quadro generale di riforma del sistema scolastico.

2. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta

Ufficiale.

Il presente decreto, munito di sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della

Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 15 marzo 2010

F.to Napolitano-Berlusconi –Gelmini- Brunetta 170

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Regolamento recante norme concernenti il riordino degli istituti tecnici ai sensi

dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla

legge 6 agosto 2008, n. 133.

Il Presidente della Repubblica

VISTI gli articoli 87 e 117 della Costituzione;

VISTO l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988 n. 400 e successive modificazioni;

VISTO il decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40,

ed in particolare, l’articolo 13, commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater, che prevedono il riordino e il potenziamento

degli istituti tecnici con uno o più regolamenti da adottarsi entro il 31 luglio 2008 con decreto del Ministro

della pubblica istruzione, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della citata legge n. 400 del 1988 e successive

modificazioni;

VISTO il decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.

133, ed in particolare l’articolo 64, che prevede, al comma 3, la predisposizione da parte del Ministro

dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore

razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse disponibili e che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza

al sistema scolastico e, al comma 4, in attuazione del piano e nel quadro di una più ampia revisione

dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, l’emanazione di regolamenti

governativi, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della citata legge n. 400 del 1988 e successive modificazioni,

per la ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi

ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orario, con

particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;

VISTO il piano programmatico predisposto dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 64, comma 3, del citato decreto

legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;

VISTO il testo unico delle leggi in materia di istruzione approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n.

297 e successive modificazioni;

VISTO il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, recante definizione delle norme generali sul diritto-dovere

c)

all'istruzione e alla formazione, a norma dell'articolo 2, comma 1, lettera , della legge 28 marzo 2003, n.

53;

VISTO il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, recante definizione delle norme generali relative

all'alternanza scuola-lavoro, a norma dell'articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53;

VISTO il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive modificazioni, recante norme generali e

livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai

sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53;

VISTA la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e

pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2007), ed in particolare l’articolo 1, comma 622, come modificato

dall’articolo 64, comma 4-bis, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n.

133 del 2008, che ha sancito l’obbligatorietà dell’istruzione per almeno 10 anni;

VISTA la legge 11 gennaio 2007, n. 1 recante disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di

studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le

università;

VISTO il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, relativo alle norme per la definizione dei percorsi di

orientamento all’istruzione universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica;

VISTO il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 22 relativo alla definizione dei percorsi di orientamento

finalizzati alle professioni e al lavoro;

VISTO il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre

2008, n. 169; a) con la quale sono state apportate

VISTA la legge 18 giugno 2009, n. 69, articolo 5, comma 1 lett.

modifiche all’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988 n. 400 ;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, recante norme in materia di

autonomia delle istituzioni scolastiche; 171

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122, relativo al coordinamento delle

norme vigenti per la valutazione degli alunni;

VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale

n.86 del’11 aprile 2008, recante linee guida per la riorganizzazione del sistema dell’istruzione e formazione

tecnica superiore e costituzione degli istituti tecnici superiori;

VISTO il decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139, relativo al regolamento

recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione;

VISTA la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre 2006 relativa alle

competenze chiave per l’apprendimento permanente;

VISTA la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio 23 aprile 2008 relativa alla costituzione

del Quadro europeo delle qualifiche dell’apprendimento permanente;

VISTA la deliberazione preliminare del Consiglio dei ministri adottata nella seduta del 28 maggio 2009;

VISTO il parere reso dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione, nell’adunanza in data 22 luglio 2009,

con il quale il predetto Consiglio richiama il parere positivo già espresso sul riordino dell’istruzione tecnica

nell’esaminare il documento culturale di riferimento “Persona, tecnologie e professionalità – gli istituti tecnici

e professionali come scuole dell’innovazione”; sottolinea l’obiettivo di valorizzare la cultura del lavoro quale

riferimento fondamentale per la formazione delle giovani generazioni; sostiene che la progettazione

formativa mirata alla piena realizzazione della persona in tutte le sue dimensioni sia lo strumento più idoneo

per raccordare le istanze del mondo del lavoro con le vocazioni e gli interessi dei singoli studenti; fornisce

indicazioni e formula osservazioni sul rafforzamento del ruolo dell’autonomia scolastica e della progettazione

formativa, sull’organico raccordo con l’obbligo di istruzione, sul ruolo del Comitato tecnico scientifico, e

sull’organizzazione dei Dipartimenti, sugli indirizzi, profili e quadri orari, considerando necessario e

inderogabile il graduale avvio dei nuovi ordinamenti a partire dalle prime classi;

CONSIDERATO che la maggior parte delle osservazioni del Consiglio nazionale della pubblica istruzione

trovano accoglimento, altre una parziale attuazione, compatibilmente con i vincoli imposti dalla finanza

pubblica, altre ancora saranno recepite con separati provvedimenti da assumere nella fase applicativa del

riordino;

ACQUISITO il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.

281 espresso nella seduta del 29 ottobre 2009;

CONSIDERATO che la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta

del 29 ottobre 2009, si è espressa a maggioranza positivamente, con alcune condizioni che, compatibilmente

con i vincoli imposti dalla finanza pubblica, sono state accolte e che soltanto la regione Calabria, ha espresso

parere negativo senza peraltro esplicitare alcuna motivazione;

ACQUISITO il parere del Consiglio di Stato espresso nell’adunanza della sezione consultiva per gli atti

normativi nella seduta del 21 dicembre 2009 ;

ACQUISITI i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della

Repubblica, espressi rispettivamente il 20 gennaio e 27 gennaio 2010;

CONSIDERATO che le condizioni contenute nei predetti pareri delle competenti Commissioni parlamentari

trovano puntuale accoglimento mentre talune osservazioni sono state recepite compatibilmente con i vincoli

imposti dalla finanza pubblica, e altre ancora saranno recepite con separati provvedimenti da assumere nella

fase applicativa del riordino;

VISTA la deliberazione del Consiglio dei ministri adottata nella riunione del 4 febbraio 2010;

SULLA proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto

con il Ministro dell’economia e delle finanze:

EMANA

il seguente regolamento

Articolo 1

Oggetto

1. Il presente regolamento detta le norme generali relative al riordino degli istituti tecnici in attuazione del

piano programmatico di interventi di cui all’articolo 64, comma 3, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112,

convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, volti ad una maggiore razionalizzazione

dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, tali da conferire efficacia ed efficienza al sistema

scolastico. 172

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

2. Gli istituti tecnici di cui all’articolo 13 del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con

modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, fanno parte dell’istruzione secondaria superiore quale

articolazione del secondo ciclo del sistema di istruzione e formazione di cui all’articolo 1 del decreto

legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 e successive modificazioni.

3. Gli istituti tecnici sono riorganizzati e potenziati, secondo le norme contenute nel presente regolamento, a

partire dalle classi prime funzionanti nell’anno scolastico 2010- 2011 in relazione al profilo educativo,

culturale e professionale dello studente a conclusione dei percorsi del secondo ciclo di istruzione e

formazione di cui all’allegato A) del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.

4. A partire dall’anno scolastico 2010/2011 le classi seconde, terze e quarte proseguono secondo i piani di

studio previgenti sino alla conclusione del quinquennio con un orario complessivo annuale delle lezioni di

1056 ore, corrispondente a 32 ore settimanali.

Articolo 2

Identità degli istituti tecnici

1. L’identità degli istituti tecnici si caratterizza per una solida base culturale di carattere scientifico e

tecnologico in linea con le indicazioni dell’Unione europea, costruita attraverso lo studio, l’approfondimento e

l’applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico ed è espressa da un limitato

numero di ampi indirizzi, correlati a settori fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo del Paese,

con l’obiettivo di far acquisire agli studenti, in relazione all’esercizio di professioni tecniche, saperi e

competenze necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro e per l’accesso all’università e

all’istruzione e formazione tecnica superiore.

2. I percorsi degli istituti tecnici hanno durata quinquennale e si concludono con il conseguimento di diplomi

di istruzione secondaria superiore in relazione ai settori e agli indirizzi di cui agli articoli 3 e 4, con riferimento

al profilo di cui all’articolo 1, comma 3, riguardante tutti i percorsi del secondo ciclo di istruzione e

formazione, nonché al profilo educativo, culturale e professionale di cui all’allegato A) e ai profili di uscita con

i rispettivi quadri orario relativi a ciascun indirizzo di cui agli allegati B) e C), costituenti parte integrante del

presente regolamento. L’insegnamento di scienze motorie è impartito secondo le indicazioni nazionali relative

al medesimo insegnamento dei percorsi liceali.

3. Gli istituti tecnici collaborano con le strutture formative accreditate dalle Regioni nei Poli tecnico

professionali costituiti secondo le linee guida adottate dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della

ricerca ai sensi dell’articolo 13, comma 1- quinquies del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito con

modificazioni dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, anche allo scopo di favorire i passaggi tra i sistemi di

istruzione e formazione.

4. Agli istituti tecnici si riferiscono gli istituti tecnici superiori secondo quanto previsto dal decreto del

Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile

2008, con l’obiettivo prioritario di sostenere lo sviluppo delle professioni tecniche a livello terziario, mediante

le specializzazioni richieste dal mondo del lavoro, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese.

Articolo 3

Istituti tecnici per il settore economico

1. I percorsi degli istituti tecnici del settore economico di cui all’Allegato B) si riferiscono ai risultati di

apprendimento e agli strumenti organizzativi e metodologici di cui ai punti 2.1 e 2.4 dell’Allegato A) comuni a

tutti i percorsi degli istituti tecnici e al profilo culturale specifico e ai risultati di apprendimento di cui al

punto 2.2 dell’allegato medesimo, in relazione ai seguenti indirizzi:

a) Amministrazione, Finanza e Marketing (B1);

b) Turismo (B2).

Articolo 4

Istituti tecnici per il settore tecnologico

1. I percorsi degli istituti tecnici del settore tecnologico di cui all’Allegato C) si riferiscono ai risultati di

apprendimento e agli strumenti organizzativi e metodologici di cui ai punti 2.1 e 2.4 dell’Allegato A) comuni a

tutti i percorsi degli istituti tecnici e al profilo culturale specifico e ai risultati di apprendimento di cui al punto

2.3 dell’allegato medesimo, in relazione ai seguenti indirizzi:

a. Meccanica, Meccatronica ed Energia (C1)

b. Trasporti e Logistica (C2) 173

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

c. Elettronica ed Elettrotecnica (C3)

d. Informatica e Telecomunicazioni (C4)

e. Grafica e Comunicazione (C5)

f. Chimica, Materiali e Biotecnologie (C6)

g. Sistema Moda (C7)

h. Agraria, Agroalimentare e Agroindustria (C8)

i. Costruzioni, Ambiente e Territorio (C9)

2. I percorsi di cui al comma 1 prevedono, nell’ambito delle attività e degli insegnamenti di cui all’articolo 5,

comma 2, lettere a), b), c) e d) le seguenti ore di compresenza in laboratorio: 264 ore nel primo biennio,

891 ore nel triennio di cui 561 ore nel secondo biennio e 330 ore nel quinto anno.

3. Gli istituti tecnici per il settore tecnologico sono dotati di un ufficio tecnico con il compito di sostenere la

migliore organizzazione e funzionalità dei laboratori a fini didattici e il loro adeguamento in relazione alle

esigenze poste dall’innovazione tecnologica, nonché per la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Per i

relativi posti, si fa riferimento a quelli già previsti, secondo il previgente ordinamento, dai decreti istitutivi

degli istituti tecnici confluiti negli ordinamenti di cui al presente regolamento in base alla tabella di cui

all’Allegato D).

Articolo 5

Organizzazione dei percorsi

1. I percorsi degli istituti tecnici sono riordinati secondo i seguenti criteri:

a) i risultati di apprendimento dei percorsi sono determinati in base a quanto previsto all’articolo 3, comma

1, e all’articolo 4, comma 1, in relazione agli insegnamenti di cui agli Allegati B) e C) del presente

regolamento. La declinazione dei risultati di apprendimento in competenze, abilità e conoscenze è effettuata

dalle istituzioni scolastiche, nella loro autonomia, sulla base delle linee guida di cui all’articolo 8, comma 3,

anche in relazione alla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio 23 aprile 2008 sulla

costituzione del Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF), anche ai fini della

mobilità delle persone sul territorio dell’Unione europea;

b) l’orario complessivo annuale è determinato in 1.056 ore, corrispondente a 32 ore

settimanali di lezione, comprensive della quota riservata alle regioni e dell’insegnamento della religione

cattolica;

c) i percorsi attengono a due ampi settori: 1) economico; 2) tecnologico;

d) l’area di istruzione generale è comune a tutti i percorsi e le aree di indirizzo, che possono essere

ulteriormente specificate in opzioni secondo quanto previsto dall’articolo 8, comma 2, lettera d), si riferiscono

a ciascuno dei due settori di cui alla lettera c);

e) attività e insegnamenti relativi a “Cittadinanza e Costituzione”, di cui all’articolo 1 del decreto legge 1

settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, sono previsti in

tutti i percorsi secondo quanto indicato nell’Allegato A) del presente regolamento.

2. I percorsi di cui al comma 1 hanno la seguente struttura:

a) un primo biennio articolato, per ciascun anno, in 660 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale

e in 396 ore di attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di

istruzione di cui al regolamento adottato con decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007,

n. 139 e dell’acquisizione dei saperi e delle competenze di indirizzo in funzione orientativa, anche per

favorire la reversibilità delle scelte degli studenti;

b) un secondo biennio articolato, per ciascun anno, in 495 ore di attività e insegnamenti di istruzione

generale e in 561 ore di attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo;

c) un quinto anno articolato in 495 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e in 561 ore di

attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo;

d) il secondo biennio e il quinto anno costituiscono articolazioni, all’interno di un complessivo triennio nel

quale, oltre all’area di istruzione generale comune a tutti i percorsi, i contenuti scientifici, economico-giuridici

e tecnici delle aree di indirizzo di cui agli Allegati B) e C) vengono approfonditi e assumono connotazioni

specifiche che consentono agli studenti di raggiungere, nel quinto anno, una adeguata competenza

professionale di settore, idonea anche per la prosecuzione degli studi a livello di istruzione e formazione

superiore con particolare riferimento all’esercizio delle professioni tecniche;

e) si realizzano attraverso metodologie finalizzate a sviluppare, con particolare riferimento alle attività e agli

insegnamenti di indirizzo, competenze basate sulla didattica di laboratorio, l’analisi e la soluzione dei

problemi, il lavoro per progetti; sono orientati alla gestione di processi in contesti organizzati e all’uso di

modelli e linguaggi specifici; sono strutturati in modo da favorire un collegamento organico con il mondo del

174

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

lavoro e delle professioni, compresi il volontariato ed il privato sociale. Stage, tirocini e alternanza scuola

lavoro sono strumenti didattici per la realizzazione dei percorsi di studio.

3. Ai fini di cui al comma 1, gli istituti tecnici:

a) possono utilizzare la quota di autonomia del 20% dei curricoli, nell’ambito degli indirizzi definiti dalle

regioni e in coerenza con il profilo di cui all’Allegato A), sia per potenziare gli insegnamenti obbligatori per

tutti gli studenti, con particolare riferimento alle attività di laboratorio, sia per attivare ulteriori insegnamenti,

finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dell’offerta formativa. Nei limiti del contingente

di organico ad esse annualmente assegnato, tale quota è determinata, in base all’orario complessivo delle

lezioni previsto per il primo biennio e per il complessivo triennio, tenuto conto delle richieste degli studenti e

delle loro famiglie, fermo restando che ciascuna disciplina non può essere decurtata per più del 20%

previsto dai quadri orario di cui agli Allegati B) e C). A tal fine, nell’ambito delle dotazioni organiche del

personale docente determinate annualmente con il decreto adottato dal Ministero dell’istruzione,

dell’università e della ricerca di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze può essere previsto un

contingente di organico da assegnare alle singole istituzioni scolastiche e/o disponibile attraverso gli accordi

di rete previsti dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, fermi

restando il conseguimento, a regime, degli obiettivi finanziari di cui all’articolo 64 del decreto-legge 25

giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e subordinatamente

alla preventiva verifica da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il

Ministero dell’economia e delle finanze circa la sussistenza di economie aggiuntive.

b) utilizzano i seguenti spazi di flessibilità, intesi come possibilità di articolare in opzioni le aree di indirizzo di

cui agli Allegati B) e C) per corrispondere alle esigenze del territorio e ai fabbisogni formativi espressi dal

mondo del lavoro e delle professioni, con riferimento all’orario annuale delle lezioni: entro il 30% nel

secondo biennio e il 35% nell’ultimo anno. La citata flessibilità è utilizzata nei limiti delle dotazioni organiche

assegnate senza determinare esuberi di personale;

c) possono costituire, nell’esercizio della loro autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, senza nuovi e

maggiori oneri per la finanza pubblica, dipartimenti, quali articolazioni funzionali del collegio dei docenti, per

il sostegno alla didattica e alla progettazione formativa;

d) possono dotarsi, nell’esercizio della loro autonomia didattica e organizzativa, di un comitato tecnico-

scientifico, senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, composto da docenti e da esperti del mondo

del lavoro, delle professioni e della ricerca scientifica e tecnologica, con funzioni consultive e di proposta per

l’organizzazione delle aree di indirizzo e l’utilizzazione degli spazi di autonomia e flessibilità; ai componenti

del comitato non spettano compensi ad alcun titolo;

e) possono stipulare contratti d’opera con esperti del mondo del lavoro e delle professioni con una specifica

e documentata esperienza professionale maturata nel settore di riferimento, ai fini dell’arricchimento

dell’offerta formativa e per competenze specialistiche non presenti nell’istituto, nei limiti degli spazi di

flessibilità di cui alla lettera a) e delle risorse iscritte nel programma annuale di ciascuna istituzione

scolastica.

Articolo 6

Valutazione e titoli finali

1. La valutazione periodica e finale degli apprendimenti è effettuata secondo quanto previsto dall’articolo 13

del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 e successive modificazioni, dall’articolo 2 del decreto legge 1°

settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, e dal

regolamento emanato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122.

2. I percorsi degli istituti tecnici si concludono con un esame di Stato, secondo le vigenti disposizioni sugli

esami conclusivi dell’istruzione secondaria superiore.

3. Le prove per la valutazione periodica e finale e per gli esami di Stato di cui ai commi 1 e 2 sono definite in

modo da accertare, in particolare, la capacità dello studente di utilizzare i saperi e le competenze acquisiti

nel corso degli studi anche in contesti applicativi. A tal fine, con riferimento a specifiche competenze relative

alle aree di indirizzo, le commissioni di esame si possono avvalere di esperti del mondo economico e

produttivo con documentata esperienza nel settore di riferimento.

4. Al superamento dell’esame di Stato conclusivo dei percorsi degli istituti tecnici viene rilasciato il diploma di

istruzione tecnica, indicante l’indirizzo seguito dallo studente e le competenze acquisite, anche con

riferimento alle eventuali opzioni scelte. Il predetto diploma costituisce titolo necessario per l’accesso

all’università ed agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, agli istituti tecnici superiori e ai

percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore di cui ai capi II e III del decreto del Presidente del

Consiglio dei Ministri in data 25 gennaio 2008, fermo restando il valore del diploma medesimo a tutti gli altri

effetti previsti dall’ordinamento giuridico. 175

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Articolo 7

Monitoraggio, valutazione di sistema e aggiornamento dei percorsi

1. I percorsi degli istituti tecnici sono oggetto di costante monitoraggio, anche ai fini della loro innovazione

permanente, nel confronto con le regioni, gli enti locali, le parti sociali e gli altri Ministeri interessati,

avvalendosi anche dell’assistenza tecnica dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di

istruzione e formazione (I.N.VAL.S.I), dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica

(A.N.S.A.S.), dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (I.S.F.O.L), di Italia

lavoro e dell’Istituto per la promozione industriale (I.P.I), senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica.

2. Gli indirizzi, i profili e i relativi risultati di apprendimento degli istituti tecnici sono aggiornati,

periodicamente, con riferimento agli esiti del monitoraggio di cui al comma 1 e agli sviluppi della ricerca

scientifica e alle innovazioni tecnologiche nonché alle esigenze espresse dal mondo economico e produttivo.

3. I risultati di apprendimento sono oggetto di valutazione periodica da parte dell’Istituto nazionale per la

valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (I.N.VAL.S.I), che ne cura anche la

pubblicizzazione degli esiti. I risultati del monitoraggio e della valutazione sono oggetto di un rapporto

presentato al Parlamento ogni tre anni dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Articolo 8

Passaggio al nuovo ordinamento

1. Gli attuali istituti tecnici di ogni tipo e indirizzo confluiscono, a partire dall’anno scolastico 2010-2011, negli

istituti tecnici di cui al presente regolamento secondo quanto previsto alla tabella contenuta nell’Allegato D).

Per la confluenza di percorsi sperimentali non indicati espressamente nell’Allegato D), si fa riferimento alla

corrispondenza dei titoli finali prevista dai provvedimenti di autorizzazione alla sperimentazione adottati dal

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Gli indirizzi sperimentali corrispondenti ai percorsi liceali funzionanti presso gli istituti tecnici, ivi compreso

l’indirizzo scientifico-tecnologico, sono ricondotti nei nuovi ordinamenti dei licei definiti in applicazione

dell’articolo 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto

2008, n. 133.

Negli istituti tecnici agrari specializzati per la viticoltura ed enologia, confluiti negli istituti tecnici del settore

tecnologico ad indirizzo “Agraria, Agroalimentare e Agroindustria“ come indicato nell’Allegato D), i percorsi si

sviluppano in un ulteriore sesto anno, ai fini del conseguimento della specializzazione di “Enotecnico” già

prevista dal previgente ordinamento. L’ulteriore sesto anno, definito con i decreti di cui al comma 2 lettera

d), può essere attivato nei limiti delle dotazioni organiche del personale docente a tal fine previste per l’anno

scolastico 2009/2010.

2. Con successivi decreti del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze, sono definiti:

a) l’ articolazione delle cattedre, in relazione alle classi di concorso del personale docente, per ciascuno degli

indirizzi di cui agli Allegati B) e C), da determinarsi anche con riferimento alla ridefinizione dell’orario

complessivo annuale delle lezioni di cui all’articolo 1, comma 4, a partire dalle classi seconde, terze e quarte

degli istituti tecnici funzionanti nell’anno scolastico 2010-2011. La ridefinizione, da realizzare in ogni caso nei

limiti degli organici determinati a legislazione vigente, è effettuata in modo da ridurre del 20% l’orario

previsto dall’ordinamento previgente con riferimento alle classi di concorso le cui discipline hanno

complessivamente un orario annuale pari o superiore a 99 ore, comprese le ore di compresenza degli

insegnanti tecnico-pratici; le cattedre sono costituite, di norma, con non meno di 18 ore settimanali e

comunque nel rispetto degli obiettivi finanziari di cui all’articolo 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112,

convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

b) i criteri generali per l’insegnamento, in lingua inglese, di una disciplina non linguistica compresa nell’area

di indirizzo del quinto anno, da attivare in ogni caso nei limiti degli organici determinati a legislazione

vigente;

c) gli indicatori per la valutazione e l’autovalutazione degli istituti tecnici, anche con riferimento al quadro

europeo per la garanzia della qualità dei sistemi di istruzione e formazione;

d) la definizione, previo parere della Conferenza Stato, Regioni e Province autonome di cui al decreto

legislativo 28 agosto 1997, n. 281, degli ambiti, dei criteri e delle modalità per l’ulteriore articolazione delle

aree di indirizzo di cui agli articoli 3 e 4, negli spazi di flessibilità di cui all’articolo 5, comma 3, lettera b), in

un numero contenuto di opzioni incluse in un apposito elenco nazionale, nonché la ripartizione, per il

secondo biennio e l’ultimo anno di ciascun indirizzo, delle ore di compresenza degli insegnanti tecnico pratici

di cui agli Allegati B) e C), da realizzare in ogni caso nei limiti degli organici determinati a

176

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

legislazione vigente.

3. Il passaggio al nuovo ordinamento è definito da linee guida a sostegno dell’autonomia organizzativa e

didattica delle istituzioni scolastiche, anche per quanto concerne l’articolazione in competenze, abilità e

conoscenze dei risultati di apprendimento di cui agli Allegati B) e C), nonché da misure nazionali di sistema

per l’aggiornamento dei dirigenti, dei docenti e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti

tecnici e per informare i giovani e le loro famiglie in relazione alle scelte degli studi da compiere per l’anno

scolastico 2010-2011.

4. I posti relativi all’Ufficio tecnico di cui all’articolo 4, comma 3, sono coperti prioritariamente con personale

titolare nell’istituzione scolastica e, in mancanza, con personale appartenente a classe di concorso in esubero

con modalità da definire in sede di contrattazione collettiva nazionale integrativa sulla mobilità e sulle

utilizzazioni.

5. In fase di prima applicazione del presente regolamento, le ore di compresenza in laboratorio degli

insegnanti tecnico pratici, per l’indirizzo “Costruzioni, Ambiente e Territorio” di cui all’articolo 4, comma 1,

lettera i), sono previste a partire dal secondo biennio.

Articolo 9

Disposizioni finali

1. All’attuazione del presente regolamento si provvede nei limiti delle risorse finanziarie previste dagli

ordinari stanziamenti di bilancio senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, fermi restando

gli obiettivi previsti dall’articolo 64 del decretolegge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,

dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, da realizzare anche con la successiva emanazione dei regolamenti di

completamento della riforma concernenti la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri per

l’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, e la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di

concorso a cattedre ed a posti di insegnamento, nel quadro generale di riforma del sistema scolastico.

2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono alle finalità del

presente regolamento nell’ambito delle competenze ad esse spettanti ai sensi dello statuto speciale e delle

relative norme di attuazione e secondo quanto disposto dai rispettivi ordinamenti.

3. Le disposizioni del presente regolamento si applicano anche alle scuole con lingua di insegnamento

slovena, fatte salve le modifiche e integrazioni per gli opportuni adattamenti agli specifici ordinamenti di tali

scuole.

4. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta

Ufficiale della Repubblica italiana.

Articolo 10

Abrogazioni

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, all’articolo 191, comma 3, del

decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, sono soppressi: a) al primo periodo, le

parole :”gli istituti tecnici hanno per fine precipuo quello di preparare all’esercizio di funzioni tecniche od

amministrative, nonché di alcune professioni, nei settori commerciale e dei servizi, industriale, delle

costruzioni, agrario, nautico ed aeronautico”; b) l’ultimo periodo.

Il presente decreto, munito di sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli

atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 15 marzo 2010 F.to Napolitano-Berlusconi -Gelmini

177

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Regolamento recante norme concernenti il riordino degli istituti professionali ai sensi

dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla

legge 6 agosto 2008, n. 133.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

VISTI gli articoli 87 e 117 della Costituzione;

VISTO l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988 n. 400 e successive modificazioni;

VISTO il decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40

e, in particolare, l’articolo 13, commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater, che prevedono il riordino e il potenziamento

degli istituti professionali con uno o più regolamenti da adottarsi entro il 31 luglio 2008 con decreto del

Ministro della pubblica istruzione, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della citata legge n. 400 del 1988 e

successive modificazioni;

VISTO il decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.

133, ed in particolare l’articolo 64, che prevede, al comma 3, la predisposizione da parte del Ministro

dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore

razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse disponibili e che conferiscano una

maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico e, al comma 4, in attuazione del piano e nel quadro di

una più ampia revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico,

l’emanazione di regolamenti governativi, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della citata legge n. 400 del 1988

e successive modificazioni, per la ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi

ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orario, con

particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;

VISTO il piano programmatico predisposto dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 64, comma 3, del citato decreto

legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;

VISTO il testo unico delle leggi in materia di istruzione approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n.

297 e successive modificazioni;

VISTO il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, recante definizione delle norme generali sul diritto-dovere

c) , della legge 28 marzo 2003, n.

all'istruzione e alla formazione, a norma dell'articolo 2, comma 1, lettera

53;

VISTO il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, recante definizione delle norme generali relative

all'alternanza scuola-lavoro, a norma dell'articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53;

VISTO il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive modificazioni, recante norme generali e

livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai

sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53;

VISTA la legge 27 dicembre 2006, n. 296 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e

pluriennale dello Stato, ed in particolare l’articolo 1, comma 622, come modificato dall’articolo 64, comma 4

bis, del decreto legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, che ha

sancito l’obbligatorietà dell’istruzione per almeno 10 anni;

VISTA la legge 11 gennaio 2007, n. 1 recante disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di

studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le

università;

VISTO il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21 relativo alle norme per la definizione dei percorsi di

orientamento all’istruzione universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica;

VISTO il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 22 relativo alla definizione dei percorsi di orientamento

finalizzati alle professioni e al lavoro;

VISTO il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre

2008, n. 169;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, recante norme in materia di

autonomia delle istituzioni scolastiche;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122, relativo al coordinamento delle

norme vigenti per la valutazione degli alunni; 178

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale

n.86 dell’11 aprile 2008, recante linee guida per la riorganizzazione del sistema dell’istruzione e formazione

tecnica superiore e costituzione degli istituti tecnici superiori;

VISTO il decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139, relativo al regolamento

recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione;

VISTA la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre 2006 relativa alle

competenze chiave per l’apprendimento permanente;

VISTA la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio 23 aprile 2008 relativa alla costituzione

del Quadro europeo delle qualifiche dell’apprendimento permanente;

VISTA la deliberazione preliminare del Consiglio dei ministri adottata nella seduta del 28 maggio 2009;

VISTO il parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, reso nell’adunanza del 22 luglio 2009, con il

quale il predetto Consiglio richiama il parere positivo già espresso in relazione al documento “Persona,

tecnologie e professionalità – gli istituti tecnici e professionali come scuole dell’innovazione”; sottolinea

l’esigenza di perseguire l’obiettivo di valorizzare la cultura del lavoro quale riferimento fondamentale per la

formazione delle giovani generazioni; evidenzia la necessità di sostenere l’innovazione attraverso l’attivazione

di metodologie didattiche ed organizzative ispirate a criteri che rafforzino l’autonomia scolastica e la

progettazione formativa anche per quanto riguarda la costituzione del comitato tecnico scientifico e

l’organizzazione dei dipartimenti; sottolinea l’esigenza di una stretta cooperazione tra istruzione professionale

e il sistema di istruzione e formazione professionale di competenza regionale, al fine di favorire l’erogazione

di una offerta formativa in grado di raccordare le istanze del mondo del lavoro con le vocazioni e gli interessi

dei singoli studenti;

CONSIDERATO che la maggior parte delle osservazioni del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione

trovano accoglimento, altre una parziale attuazione, compatibilmente con i vincoli imposti dalla finanza

pubblica, altre ancora saranno recepite con separati provvedimenti da assumere nella fase applicativa del

riordino;

VISTO il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,

reso nella seduta del 29 ottobre 2009, con il quale la maggioranza delle regioni si è espressa negativamente,

in quanto non risulterebbe chiaro e definito il quadro del complessivo assetto del secondo ciclo. Le regioni

Lombardia, Molise e Veneto hanno espresso invece parere favorevole. La regione Lombardia ha chiesto

inoltre uno specifico emendamento all’articolo 2, comma 3. Nel parere della Conferenza è chiesto comunque

l’inserimento di una specifica disposizione per le Province autonome di Trento e Bolzano finalizzata al

conseguimento del diploma di istruzione professionale da parte degli studenti in possesso del diploma

professionale di tecnico conseguito al termine di un percorso quadriennale di istruzione e formazione

professionale;

CONSIDERATO che il predetto parere non tiene conto del fatto che gli istituti tecnici e professionali, in base

all’articolo 13 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile

2007, n. 40, appartengono ad un’area tecnico-professionale unitaria, finalizzata al rilascio di titoli di studio a

conclusione di percorsi scolastici di durata quinquennale e dotata di una propria identità ordinamentale, che

il provvedimento di riordino caratterizza con il riferimento, per gli istituti tecnici, alle filiere tecnologiche e,

per gli istituti professionali, alle filiere produttive, che la suddetta norma prevede, altresì, l’emanazione di

specifiche linee guida per i raccordi tra gli istituti tecnici e professionali e il sistema dell’istruzione e

formazione professionale di competenza delle regioni le quali, per essere definite, richiedono la previa

adozione dei regolamenti riguardanti il riordino degli istituti tecnici e degli istituti professionali e l’avvio della

messa a regime del sistema di istruzione e FORmazione professionale secondo quanto previsto all’articolo

27, comma 2, del decreto legislativo del 17 ottobre 2005, n. 226;

ACQUISITO il parere del Consiglio di Stato espresso nell’adunanza della sezione consultiva per gli atti

normativi nella seduta del 21 dicembre 2009;

ACQUISITI i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della

Repubblica;

CONSIDERATO che tutte le condizioni contenute nei predetti pareri delle competenti Commissioni

parlamentari trovano puntuale accoglimento e che numerose osservazioni sono state recepite

compatibilmente con i vincoli imposti dalla finanza pubblica, e altre ancora saranno recepite con separati

provvedimenti da assumere nella fase applicativa del riordino;

VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del 4 febbraio 2010;

SULLA proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze: 179

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

EMANA

il seguente regolamento

Articolo 1

Oggetto

1. Il presente regolamento detta le norme generali relative al riordino degli istituti professionali in attuazione

del piano programmatico di interventi di cui all’articolo 64, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.

112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, volti ad una maggiore razionalizzazione

dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, tali da conferire efficacia ed efficienza al sistema

scolastico.

2. Gli istituti professionali, di cui all’articolo 13 del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con

modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, fanno parte dell’istruzione secondaria superiore quale

articolazione del secondo ciclo del sistema di istruzione e formazione di cui all’articolo 1 del decreto

legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 e successive modificazioni; sono riorganizzati a partire dalle classi prime

funzionanti nell’anno scolastico 2010/2011, secondo le norme contenute nel presente regolamento, con

riferimento al profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione dei percorsi del

secondo ciclo di istruzione e formazione di cui all’allegato A del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.

3. Le classi seconde e terze degli istituti professionali continuano a funzionare, per l’anno scolastico

2010/2011, sulla base dei piani di studio previgenti con l’orario complessivo annuale delle lezioni di 1122 ore,

corrispondente a 34 ore settimanali; per le classi terze funzionanti nell’anno scolastico 2011/2012 l’orario

complessivo annuale delle lezioni è determinato in 1056 ore, corrispondente a 32 ore settimanali.

Articolo 2

Identità degli istituti professionali

1. L’identità degli istituti professionali si caratterizza per una solida base di istruzione generale e tecnico-

professionale, che consente agli studenti di sviluppare, in una dimensione operativa, saperi e competenze

necessari per rispondere alle esigenze formative del settore produttivo di riferimento, considerato nella sua

dimensione sistemica per un rapido inserimento nel mondo del lavoro e per l’accesso all’università e

all’istruzione e formazione tecnica superiore.

2. I percorsi degli istituti professionali hanno durata quinquennale e si concludono con il conseguimento di

diplomi di istruzione secondaria superiore in relazione ai settori e agli indirizzi di cui agli articoli 3 e 4, con

riferimento al profilo di cui all’articolo 1, comma 2, riguardante tutti i percorsi del secondo ciclo di istruzione

e formazione, nonché al profilo educativo, culturale e professionale di cui all’allegato A) e ai profili di uscita

con i rispettivi quadri orario relativi a ciascun indirizzo di cui agli allegati B) e C), costituenti parte integrante

del presente regolamento. L’insegnamento di scienze motorie è impartito secondo le Indicazioni nazionali

relative al medesimo insegnamento dei percorsi liceali.

3. Gli istituti professionali possono svolgere, in regime di sussidiarietà e nel rispetto delle competenze

esclusive delle Regioni in materia, un ruolo integrativo e complementare rispetto al sistema di istruzione e

formazione professionale di cui al Capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, ai fini del

conseguimento, anche nell’esercizio dell’apprendistato, di qualifiche e diplomi professionali previsti all’articolo

17, comma 1, lettere a) e b), inclusi nel repertorio nazionale previsto all’articolo 13 del decreto legge 31

gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, secondo le linee guida

adottate ai sensi del comma 1– quinquies dell’articolo medesimo.

4. Agli istituti professionali si riferiscono gli istituti tecnici superiori secondo quanto previsto dal decreto del

Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile

2008, con l’obiettivo prioritario di sostenere lo sviluppo delle professioni tecniche a livello terziario, mediante

le specializzazioni richieste dal mondo del lavoro, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese.

Articolo 3

Istituti professionali per il settore dei servizi

1. I percorsi degli istituti professionali per il settore dei servizi di cui all’allegato B) si riferiscono ai risultati di

apprendimento e agli strumenti organizzativi e metodologici di cui ai punti 2.1 e 2.4 dell’allegato A) comuni a

tutti i percorsi degli istituti professionali e al profilo culturale specifico e ai risultati di apprendimento di cui al

punto 2.2 dell’allegato medesimo, in relazione ai seguenti indirizzi:

a. Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (B1)

b. Servizi socio-sanitari (B2)

c. Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera (B3)

d. Servizi commerciali (B4) 180

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

2. Le ore di compresenza in laboratorio relative ai percorsi di cui al comma 1 sono indicate nell’allegato B), in

relazione a ciascun indirizzo.

Articolo 4

Istituti professionali per il settore industria e artigianato

1. I percorsi degli istituti professionali per il settore industria e artigianato di cui all’allegato C) si riferiscono

ai risultati di apprendimento e agli strumenti organizzativi e metodologici di cui ai punti 2.1 e 2.4 dell’allegato

A) comuni a tutti i percorsi degli istituti professionali e al profilo culturale specifico e ai risultati di

apprendimento di cui al punto 2.3 dell’allegato medesimo, in relazione agli indirizzi:

a) Produzioni industriali ed artigianali (C1);

b) Manutenzione e assistenza tecnica (C2).

2. Le ore di compresenza in laboratorio relative ai percorsi di cui al comma 1 sono indicate nell’allegato C).

3. Gli istituti professionali per il settore industria ed artigianato sono dotati di un ufficio tecnico con il compito

di sostenere la migliore organizzazione e funzionalità dei laboratori a fini didattici e il loro adeguamento in

relazione alle esigenze poste dall’innovazione tecnologica nonché per la sicurezza delle persone e

dell’ambiente. Per i relativi posti, si fa riferimento a quelli già previsti, secondo il previgente ordinamento, dai

decreti istitutivi degli istituti professionali confluiti negli ordinamenti di cui al presente regolamento in base

alla tabella di cui all’allegato D).

Articolo 5

Organizzazione dei percorsi

1. I percorsi degli istituti professionali sono riordinati secondo i seguenti criteri:

a) i risultati di apprendimento dei percorsi sono determinati in base a quanto previsto all’articolo 3, comma

1, e all’articolo 4, comma 1, in relazione agli insegnamenti di cui agli allegati B) e C) del presente

regolamento. La declinazione in competenze, abilità e conoscenze è effettuata dalle istituzioni scolastiche,

nella loro autonomia, sulla base delle linee guida di cui all’articolo 8, comma 6, in relazione anche alla

Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio 23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro

europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF), anche ai fini della mobilità delle persone sul

territorio dell’Unione europea;

b) l’orario complessivo annuale è determinato in 1.056 ore, corrispondente a 32 ore settimanali di lezione,

comprensive della quota riservata alle regioni e dell’insegnamento della religione cattolica secondo quanto

previsto all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;

c) i percorsi attengono a due ampi settori: 1) industria e artigianato; 2) servizi;

d) l’area di istruzione generale è comune a tutti i percorsi e le aree di indirizzo, che possono essere

ulteriormente specificate in opzioni secondo quanto previsto dall’articolo 8, comma 4, lettera c), si riferiscono

a ciascuno dei due settori di cui alla lettera c);

e) attività e insegnamenti relativi a “Cittadinanza e Costituzione”, di cui all’articolo 1 del decreto-legge 1

settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, sono previsti in

tutti i percorsi secondo quanto indicato nell’allegato A) del presente regolamento.

2. I percorsi di cui al comma 1 hanno la seguente struttura:

a) un primo biennio articolato, per ciascun anno, in 660 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale

e in 396 ore di attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di

istruzione di cui al regolamento adottato con decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007,

n. 139 e dell’acquisizione dei saperi e delle competenze di indirizzo in funzione orientativa, anche per

favorire la reversibilità delle scelte degli studenti;

b) un secondo biennio articolato per ciascun anno, in 495 ore di attività e insegnamenti di istruzione

generale e in 561 ore di attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo;

c) un quinto anno articolato in 495 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e in 561 ore di

attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo, che consentano allo studente di acquisire una conoscenza

sistemica della filiera economica di riferimento, idonea anche ad orientare la prosecuzione degli studi a livello

terziario con particolare riguardo all’esercizio delle professioni tecniche;

d) si sviluppano soprattutto attraverso metodologie basate su: la didattica di laboratorio, anche per

valorizzare stili di apprendimento induttivi; l’orientamento progressivo, l’analisi e la soluzione dei problemi

relativi al settore produttivo di riferimento; il lavoro cooperativo per progetti; la personalizzazione dei

prodotti e dei servizi attraverso l’uso delle tecnologie e del pensiero creativo; la gestione di processi in

contesti organizzati e l’alternanza scuola lavoro.

3. Ai fini di cui al comma 1, gli istituti professionali: 181

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

a) possono utilizzare la quota di autonomia del 20% dei curricoli, nell’ambito degli indirizzi definiti dalle

regioni e in coerenza con il profilo di cui all’allegato A), sia per potenziare gli insegnamenti obbligatori per

tutti gli studenti, con particolare riferimento alle attività di laboratorio, sia per attivare ulteriori insegnamenti,

finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dell’offerta formativa. Nei limiti del contingente

di organico ad esse annualmente assegnato, tale quota è determinata, in base all’orario complessivo delle

lezioni previsto per il primo biennio e per il complessivo triennio, tenuto conto delle richieste degli studenti e

delle loro famiglie, fermo restando che ciascuna disciplina non può essere decurtata per più del 20%

previsto dai quadri orario di cui agli allegati B) e C). A tal fine, nell’ambito delle dotazioni organiche del

personale docente determinate annualmente con il decreto adottato dal Ministero dell’istruzione,

dell’università e della ricerca di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze può essere previsto un

contingente di organico da assegnare alle singole istituzioni scolastiche e/o disponibile

attraverso gli accordi di rete previsti dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999,

n. 275, fermo restando il conseguimento, a regime, degli obiettivi finanziari di cui all’articolo 64 del decreto-

legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e

subordinatamente alla preventiva verifica da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca

di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze circa la sussistenza di economie aggiuntive;

b) utilizzano gli spazi di flessibilità, intesi come possibilità di articolare in opzioni le aree di indirizzo di cui agli

allegati B) e C) per corrispondere alle esigenze del territorio e ai fabbisogni formativi espressi dal mondo del

lavoro e della professioni, con riferimento all’orario annuale delle lezioni entro il 35% nel secondo biennio e il

40% nell’ultimo anno. L’utilizzo della citata flessibilità avviene nei limiti delle dotazioni organiche assegnate

senza determinare esuberi di personale;

c) possono utilizzare gli spazi di flessibilità anche nel primo biennio entro il 25% dell’orario annuale delle

lezioni per svolgere un ruolo integrativo e complementare rispetto al sistema dell’istruzione e della

formazione professionale regionale di cui all’articolo 2, comma 3, nei limiti degli assetti ordinamentali e delle

consistenze di organico previsti dal presente regolamento.

Nella fase transitoria gli istituti professionali di Stato possono svolgere detto ruolo a seguito della stipula

delle intese di cui all’articolo 8, comma 2, e, a regime, previa intesa in Conferenza Unificata di cui all’articolo

13, comma 1- quinquies, del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge

2 aprile 2007, n. 40.

d) possono costituire, nell’esercizio della loro autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, senza nuovi e

maggiori oneri per la finanza pubblica, dipartimenti, quali articolazioni funzionali del collegio dei docenti, per

il sostegno alla didattica e alla progettazione formativa;

e) possono dotarsi, nell’esercizio della loro autonomia didattica e organizzativa, di un comitato tecnico-

scientifico, senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, composto da docenti e da esperti del mondo

del lavoro, delle professioni e della ricerca scientifica e tecnologica, con funzioni consultive e di proposta per

l’organizzazione delle aree di indirizzo e l’utilizzazione degli spazi di autonomia e flessibilità; ai componenti

del comitato non spettano compensi ad alcun titolo;

f) possono stipulare contratti d’opera con esperti del mondo del lavoro e delle professioni con una specifica e

documentata esperienza professionale maturata nel settore di riferimento, ai fini dell’arricchimento

dell’offerta formativa e per competenze specialistiche non presenti nell’istituto, nei limiti degli spazi di

flessibilità di cui alla lettera a) e delle risorse iscritte nel programma annuale di ciascuna istituzione

scolastica.

Articolo 6

Valutazione e titoli finali

1. La valutazione periodica e finale degli apprendimenti è effettuata secondo quanto previsto dall’articolo 13

del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 e successive modificazioni, dall’articolo 2 del decreto legge 1°

settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169 e dal regolamento

emanato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122.

2. I percorsi degli istituti professionali si concludono con un esame di Stato, secondo le vigenti disposizioni

sugli esami conclusivi dell’istruzione secondaria superiore.

3. Le prove per la valutazione periodica e finale e per gli esami di Stato di cui ai commi 1 e 2 sono definite in

modo da accertare la capacità dello studente di utilizzare i saperi e le competenze acquisiti nel corso degli

studi anche in contesti applicativi. A tal fine, con riferimento a specifiche competenze relative alle aree di

indirizzo, le commissioni di esame si possono avvalere di esperti del mondo economico e produttivo con

documentata esperienza nel settore di riferimento. 182

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

4. Al superamento dell’esame di Stato conclusivo dei percorsi degli istituti professionali viene rilasciato il

diploma di istruzione professionale, indicante l’indirizzo seguito dallo studente e le competenze acquisite,

anche con riferimento alle eventuali opzioni scelte. Il predetto diploma costituisce titolo necessario per

l’accesso all’università ed agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, agli istituti tecnici

superiori e ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore di cui ai capi II e III del citato decreto del

Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, fermo restando il valore del diploma medesimo a tutti

gli altri effetti previsti dall’ordinamento giuridico.

5. Le Province autonome di Trento e Bolzano per gli studenti che hanno conseguito il diploma professionale

al termine del percorso di istruzione e formazione professionale quadriennale di cui all’articolo 20, comma 1,

lettera c) del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 e intendono sostenere l’esame di Stato di cui

all’articolo 15, comma 6, del medesimo decreto, realizzano gli appositi corsi annuali che si concludono con

l’esame di Stato. Le commissioni d’esame sono nominate, ove richiesto dalle Province medesime, dal

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, con le modalità e i programmi di cui alle rispettive

norme di attuazione dello statuto della regione Trentino-Alto Adige. Attraverso specifiche intese tra il

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e le Province autonome di Trento e Bolzano sono

definiti i criteri generali per la realizzazione dei corsi di cui sopra in modo coerente con il percorso seguito

dallo studente nel sistema provinciale dell’istruzione e formazione professionale.

Articolo 7

Monitoraggio, valutazione di sistema e aggiornamento dei percorsi

1. I percorsi degli istituti professionali sono oggetto di costante monitoraggio, anche ai fini della loro

innovazione permanente, nel confronto con le Regioni, gli Enti locali, le Parti sociali e gli altri Ministeri

interessati, avvalendosi anche dell’assistenza tecnica dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema

Educativo di Istruzione e Formazione (I.N.VAL.S.I), dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia

Scolastica (A.N.S.A.S.), dell’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori (I.S.F.O.L),

di Italia Lavoro e dell’Istituto per la Promozione Industriale

(I.P.I), senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica.

2. Gli indirizzi, i profili e i relativi risultati di apprendimento degli istituti professionali sono aggiornati

periodicamente, con riferimento agli esiti del monitoraggio di cui al comma 1 e agli sviluppi della ricerca

scientifica e alle innovazioni tecnologiche nonché alle esigenze espresse dal mondo economico e produttivo.

3. I risultati di apprendimento sono oggetto di valutazione periodica da parte Istituto Nazionale per la

Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione (I.N.V.A.L.S.I), che ne cura anche la

pubblicizzazione degli esiti. I risultati del monitoraggio e della valutazione sono oggetto di un rapporto

presentato al Parlamento ogni tre anni dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Articolo 8

Passaggio al nuovo ordinamento

1. Gli attuali istituti professionali di ogni tipo e indirizzo confluiscono negli istituti professionali di cui al

presente regolamento secondo quanto previsto dalla tabella contenuta nell’allegato D) a partire dall’anno

scolastico 2010/2011, ferma restando la prosecuzione dei percorsi attivati, sino all’anno scolastico

2009/2010, secondo il previgente ordinamento. Per la confluenza di percorsi sperimentali non indicati

espressamente nell’allegato D), si fa riferimento alla corrispondenza dei titoli finali prevista dai provvedimenti

di autorizzazione alla sperimentazione adottati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

2. Ai fini della realizzazione dell’offerta coordinata tra i percorsi di istruzione degli istituti professionali e quelli

di istruzione e formazione professionale di cui al capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 e in

relazione alla definizione e allo sviluppo del processo di attuazione del titolo V della Costituzione, possono

essere concordate specifiche intese tra il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, il Ministero

dell’economia e delle finanze e le singole Regioni interessate per la sperimentazione di nuovi modelli

organizzativi e di gestione degli istituti professionali, anche in relazione all’erogazione dell’offerta formativa.

3. L’area di professionalizzazione di cui all’articolo 4 del decreto del Ministro della pubblica istruzione 15

aprile 1994 è sostituita, nelle quarte e quinte classi, funzionanti a partire dall’anno scolastico 2010/2011 e

sino alla messa a regime dell’ordinamento di cui al presente regolamento, con 132 ore di attività in

alternanza scuola lavoro a valere sulle risorse di cui all’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 15 aprile

2005, n. 77.

4. Con successivi decreti del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze, sono definiti: 183

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

a) l’ articolazione delle cattedre, in relazione alle classi di concorso del personale docente, per ciascuno degli

indirizzi di cui agli allegati B) e C), da determinarsi anche con riferimento alla ridefinizione dell’orario

complessivo annuale delle lezioni di cui all’articolo 1, comma 3. La ridefinizione è effettuata in modo da

ridurre del 20% l’orario previsto dall’ordinamento previgente con riferimento alle classi di concorso le cui

discipline hanno complessivamente un orario annuale pari o superiore a 99 ore, comprese le ore di

compresenza degli insegnanti tecnico-pratici; le cattedre sono costituite, di norma, con non meno di 18 ore

settimanali e comunque nel rispetto degli obiettivi finanziari di cui all’articolo 64 del decreto legge 25 giugno

2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

b) gli indicatori per la valutazione e l’autovalutazione degli istituti professionali, anche con riferimento al

quadro europeo per la garanzia della qualità dei sistemi di istruzione e formazione.

c) la definizione, previo parere della Conferenza Stato, Regioni e Province autonome di cui al decreto

legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di ambiti, criteri e modalità per l’ulteriore articolazione delle aree di

indirizzo di cui agli articoli 3 e 4, negli spazi di flessibilità di cui all’articolo 5, comma 3, lettera b), in un

numero contenuto di opzioni incluse in un apposito elenco nazionale, nonché la ripartizione, per il secondo

biennio e l’ultimo anno di ciascun indirizzo, delle ore di compresenza degli insegnanti tecnico pratici di cui

agli allegati B) e C).

5. Ai fini di assicurare la continuità dell’offerta formativa, sino all’emanazione delle linee guida di cui

all’articolo 2, comma 3, in caso di mancata adozione, da parte delle Regioni, degli atti dispositivi di cui

all’articolo 27, comma 2, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 ed in assenza delle intese di cui al

comma 2, gli istituti professionali possono continuare a realizzare, nei limiti degli assetti ordinamentali e delle

consistenze di organico previsti dal presente regolamento, ai sensi dell’articolo 27, comma 7, del decreto

legislativo medesimo, corsi triennali per il conseguimento dei diplomi di qualifica previsti dagli ordinamenti

previgenti, nei limiti dell’orario annuale delle lezioni di 1.056 ore, corrispondente a 32 ore settimanali, per il

primo, secondo e terzo anno. A tale scopo, gli istituti professionali si riferiscono ai quadri orario di cui agli

allegati B) e C), utilizzando la quota di autonomia del 20% e le quote di flessibilità del 25% per il primo

biennio e del 35% per il terzo anno di cui all’articolo 5, comma 3, lettere a), b) e c).

6. Il passaggio al nuovo ordinamento è definito da linee guida a sostegno dell’autonomia organizzativa e

didattica delle istituzioni scolastiche, anche per quanto concerne l’articolazione in competenze, conoscenze

ed abilità dei risultati di apprendimento di cui agli allegati B) e C), nonché da misure nazionali di sistema per

l’aggiornamento dei dirigenti, dei docenti e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti

professionali e per informare i giovani e le loro famiglie in relazione alle scelte degli studi da compiere per

l’anno scolastico 2010-2011.

7. I posti relativi all’Ufficio tecnico di cui all’articolo 4, comma 3, sono coperti prioritariamente con personale

titolare nell’istituzione scolastica e, in mancanza, con personale appartenente a classe di concorso in esubero

con modalità da definire in sede di contrattazione collettiva nazionale integrativa sulla mobilità e sulle

utilizzazioni.

Articolo 9

Disposizioni finali

1. All’attuazione del presente regolamento si provvede nei limiti delle risorse finanziarie previste dagli

ordinari stanziamenti di bilancio senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, fermi restando

gli obiettivi previsti dall’art. 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla

legge 6 agosto 2008, n. 133, da realizzare anche con la successiva emanazione dei regolamenti di

completamento della riforma concernenti la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri per

l’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali e la razionalizzazione ed accorpamento della classi di

concorso a cattedre ed a posti di insegnamento, nel quadro generale di riforma del sistema scolastico.

2. Le Regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono alle finalità del

presente regolamento nell’ambito delle competenze ad esse spettanti ai sensi dello statuto speciale e delle

relative norme di attuazione e secondo quanto disposto dai rispettivi ordinamenti .

3. Le disposizioni del presente regolamento si applicano anche alle scuole con lingua di insegnamento

slovena, fatte salve le modifiche e integrazioni per gli opportuni adattamenti agli specifici ordinamenti di tali

scuole.

4. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta

Ufficiale. 184

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Articolo 10

Abrogazioni

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, all’articolo 191, comma 3, del

decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti

modificazioni:

a) al primo periodo, le parole: “gli istituti professionali hanno per fine precipuo quello di fornire la specifica

preparazione teorico-pratica per l’esercizio di mansioni qualificate nei settori commerciale e dei servizi,

industriale e artigiano, agrario e nautico”;

b) l’ultimo periodo.

Il presente decreto, munito di sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della

Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 15 marzo 2010

F.to Napolitano-Berlusconi -Gelmini 185

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

ACCORDO

tra il Ministro dell' istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministro del lavoro e delle

politiche sociali, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano riguardante il primo

anno di attuazione 2010-11 dei percorsi di istruzione e formazione professionale a norma

dell’articolo 27, comma 2, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.

Repertorio atti n. del

LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCE

AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

Nell'odierna seduta del 29 aprile 2010

VISTO l'articolo 2, comma 1, lettera b), e l'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.

281;

VISTO il decreto legislativo 15 aprile 2005 n. 76, recante la "Definizione delle norme generali sul diritto-

dovere all'istruzione e alla formazione, a norma dell'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 28 marzo

2003, n. 53";

VISTO il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, articolo 27, comma 2;

VISTA la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622, che prevede l'innalzamento a 10 anni

dell'obbligo di istruzione;

VISTA la legge 2 aprile 2007, n. 40, contenente, all'articolo 13, disposizioni urgenti in materia di istruzione

tecnico-professionale e di valorizzazione dell'autonomia scolastica, con particolare riferimento al comma 1-

quinquies;

VISTO il regolamento, emanato con decreto del Ministro della Pubblica Istruzione 22 agosto 2007, n. 139,

recante norme in materia di adempimento dell'obbligo di istruzione che prevede, tra l'altro, "l'equivalenza

formativa di tutti i percorsi, nel rispetto dell'identità dell'offerta formativa e degli obiettivi che caratterizzano i

curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio";

VISTA l'intesa, del 20 marzo 2008, tra Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Ministero della

pubblica istruzione e Ministero dell'università e della ricerca, le Regioni, Province Autonome di Trento e

Bolzano, per la definizione degli standard minimi del nuovo sistema di accreditamento delle strutture

formative per la qualità dei servizi;

VISTO il Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni in Legge 6 agosto 2008, n .

133, articolo 64, comma 4bis, che modifica il comma 622, articolo 1, della legge 27 dicembre 2006, n . 296,

prevedendo l'assolvimento del nuovo obbligo di istruzione anche nei percorsi di istruzione e formazione

professionale, di cui al Capo III, del Decreto Legislativo 17 ottobre 2005, n . 226, e, sino alla completa

messa a regime delle disposizioni ivi contenute, nei percorsi sperimentali, di cui all'Accordo quadro in sede di

Conferenza Unificata 19 giugno 2003;

VISTO il Decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito con la legge 27 febbraio 2009, n. 14, articolo

37, comma 1, che ha prorogato l’avvio del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione a

partire dall’anno scolastico 2010/2011;

VISTA la Decisione, relativa al "Quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle

competenze (Europass)", del 15 dicembre 2004;

VISTA la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio, sulla costituzione del Quadro europeo

delle qualifiche per l'apprendimento permanente – EQF, del 23 aprile 2008;

VISTA la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio 18 giugno 2009 sull’istituzione di un

sistema europeo di crediti per l’istruzione e la formazione professionale (ECVET);

VISTO l'Accordo quadro in sede di Conferenza Unificata 19 giugno 2003 per la realizzazione, dall'anno

scolastico 2003/2004, di un'offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale (rep. Atti

n. 660/CU);

VISTO l'Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni 15 gennaio 2004 per la definizione degli standard

formativi minimi relativi alle competenze di base nell'ambito dei percorsi sperimentali di Istruzione e

formazione professionale;

VISTO l'Accordo in sede di Conferenza Unificata 28 ottobre 2004 sui dispositivi di certificazione finale ed

intermedia e di riconoscimento dei crediti formativi ai fini dei passaggi tra i sistemi;

VISTO l'Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni 5 ottobre 2006 sugli standard formativi minimi delle

competenze tecnico-professionali relativi a 14 figure in uscita dai percorsi sperimentali di Istruzione e

Formazione Professionale; 186

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

VISTO l’Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni 5 febbraio 2009 per la definizione delle condizioni e

delle fasi relative della messa a regime del sistema del secondo ciclo di Istruzione e Formazione

Professionale;

CONSIDERATO il quadro delineato dalla legislazione nazionale e dagli indirizzi dell'Unione europea, sopra

richiamati, anche in relazione agli obiettivi per il 2010, indicati dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000;

CONSIDERATO il percorso di collaborazione istituzionale tra lo Stato, le Regioni e le Autonomie locali, avviato

con l'Accordo quadro sopra citato e sviluppato ulteriormente con gli accordi sopra richiamati e con i Protocolli

d'Intesa, stipulati tra le singole Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, il Ministero

dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonché quelli

sottoscritti, a livello territoriale tra le singole Regioni e i competenti Uffici Scolastici Regionali;

CONSIDERATA la necessità di avviare ai sensi dell’articolo 27, comma 2, del decreto legislativo n. 226/05

sopra citato, il 1° anno dei percorsi di istruzione e formazione professionale sulla base della disciplina

specifica definita da ciascuna Regione nel rispetto dei livelli essenziali di cui al Capo III del decreto legislativo

medesimo, previa definizione degli aspetti ivi indicati con accordi in Conferenza Stato-Regioni ai sensi del

decreto legislativo n. 281/97;

CONSIDERATA la necessità, ai fini di cui sopra, di raccogliere e consolidare i risultati conseguiti in attuazione

dell’Accordo quadro sopra richiamato dal 2003 al 2009, con riferimento al primo anno dei percorsi di

istruzione e formazione professionale funzionanti nell’anno scolastico e formativo 2010/2011 e sino alla

completa applicazione dei livelli essenziali di cui al Capo III del decreto legislativo n. 226/05;

VISTA la proposta di accordo in oggetto, inviata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca

con nota del 7 dicembre 2007 e diramata in data 15 dicembre 2009, corredata del concerto del Ministro del

lavoro e delle politiche sociali e degli allegati 1), 2), 3), 4) e 5) che ne costituiscono parte integrante;

ACQUISITO, nel corso dell'odierna seduta di questa Conferenza, l'assenso del Governo, delle Regioni, delle

Province autonome di Trento e Bolzano;

SANCISCE IL SEGUENTE ACCORDO:

Premesso che

a) con il presente Accordo, anche a seguito degli impegni assunti con l’accordo in sede di Conferenza Stato-

Regioni 5 febbraio 2009, citato in premessa, si intende definire gli aspetti relativi al passaggio al nuovo

ordinamento di cui alle lettere a), b) e c) dell’articolo 27, comma 2, del decreto legislativo n 226/05, per

avviare la messa a regime dei livelli essenziali delle prestazioni di cui al Capo III del decreto medesimo, in

modo da consolidare e valorizzare i risultati del percorso di collaborazione istituzionale sopra richiamato;

b) vanno individuate le competenze di base che tutti gli studenti devono acquisire nei percorsi di istruzione e

formazione professionale di cui all’art.17 del D.Lgs. n. 226/05 con riferimento a quanto previsto nel

regolamento emanato con decreto del Ministro della Pubblica Istruzione n. 139/2007, ai fini dell’assolvimento

dell’obbligo di istruzione, nei percorsi medesimi ai sensi dell’art. 64, comma 4 bis, della Legge 6 agosto 2008,

n. 133;

c) è necessario che le Regioni completino l’applicazione dei criteri contenuti nell’intesa in sede di Conferenza

Stato Regioni 20 marzo 2008, relativa alla definizione degli standard minimi del nuovo sistema di

accreditamento delle strutture formative per la qualità dei servizi, con particolare riferimento all’articolo 2 del

decreto adottato dal Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche

sociali 29 novembre 2007, che costituisce parte integrante della citata intesa;

d) occorre completare e ridefinire - in vista della messa a regime dei livelli essenziali dei percorsi di cui

all’articolo 18, comma 1, lettera d) - il repertorio delle figure professionali di riferimento a livello nazionale e

dei relativi standard formativi minimi delle competenze tecnico professionali di cui all’Accordo in sede di

Conferenza Stato-Regioni 5 febbraio 2009 sopra citato, con il quale sono stati raccolti i risultati della

sperimentazione realizzata a seguito dell’Accordo quadro in sede di Conferenza Unificata 19 giugno 2003

richiamato in premessa;

e) è opportuno richiamare i livelli essenziali delle prestazioni di cui al Capo III del decreto legislativo n.

226/05, che costituiscono il riferimento per la disciplina specifica che ciascuna Regione deve definire a norma

dell’articolo 27, comma 2, per il passaggio al nuovo ordinamento;

f) occorre monitorare costantemente l’attuazione dei percorsi del sistema di istruzione e formazione

professionale, ai fini di quanto previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo n. 76/05 in merito

all’assolvimento del diritto dovere all’istruzione e alla formazione almeno sino al conseguimento di una

qualifica di istruzione e formazione professionale di durata triennale entro il diciottesimo anno di età;

il Ministro dell' istruzione, dell'università e della ricerca,

il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, 187

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano

CONCORDANO CHE

1. l’avvio della messa a regime dei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III del

decreto legislativo n. 226/05, in concomitanza con il riordino del sistema di Istruzione di cui all’articolo 64,

comma 4, del decreto legge n. 112/08, convertito dalla legge n. 133/08, riguarda per il primo anno di

attuazione 2010/2011, i percorsi di durata triennale e quadriennale finalizzati al conseguimento dei titoli di

qualifica e di diploma professionale di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) e b) del decreto legislativo

medesimo. Tali percorsi vengono attuati, sulla base della specifica disciplina definita da ciascuna Regione nel

rispetto dei livelli essenziali indicati dal citato Capo III, di seguito richiamati:

- articolo 15: livelli essenziali delle prestazioni;

- articolo 16: livelli essenziali dell’offerta formativa;

- articolo 17: livelli essenziali dell’orario minimo annuale e articolazione dei percorsi formativi;

- articolo 18, comma 1, lettera a), b), c) e d): livelli essenziali dei percorsi.

Per quanto riguarda i livelli essenziali di cui alla lettera b) relativi alle competenze linguistiche, matematiche,

scientifiche, tecnologiche,storico sociali ed economiche, al fine di assicurare l’assolvimento dell’obbligo di

istruzione e l’equivalenza formativa di tutti i percorsi del secondo ciclo nel rispetto dell’identità dell’offerta

formativa e degli obiettivi che caratterizzano i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio, si fa

riferimento ai risultati di apprendimento relativi alle competenze, conoscenze e abilità di cui agli allegati 1 e 2

al Regolamento emanato con decreto del Ministro della Pubblica Istruzione n. 139/07, nonché alle

competenze chiave per l'apprendimento permanente di cui alla Raccomandazione del Parlamento europeo e

del Consiglio 18 dicembre 2006. Tali risultati di apprendimento costituiscono la base culturale generale di

riferimento per lo sviluppo nel terzo e nel quarto anno dei percorsi per il conseguimento dei titoli di qualifica

e di diploma professionale delle competenze definite a partire dal quadro europeo delle competenze chiave

per l’apprendimento permanente e nel rispetto della specifica fisionomia dei percorsi di Istruzione e

formazione professionale. Per quanto riguarda il riferimento alle figure e alle relative aree professionali di cui

alla lettera d), nonché agli standard formativi minimi relativi alle competenze professionali di cui alla lettera

b), per il primo anno 2010/2011 di attuazione, si assumono le figure e gli standard minimi delle competenze

tecnico-professionali contenute negli allegati 1, 2, 3, 4 e 5.

- articolo 20: livelli essenziali della valutazione e certificazione delle competenze;

- articolo 21: livelli essenziali delle strutture e dei relativi servizi. Si assume come riferimento in via transitoria

quanto previsto dall’intesa in sede di Conferenza Stato Regioni 20 marzo 2008, relativa alla definizione degli

standard minimi del nuovo sistema di accreditamento delle strutture formative per la qualità dei servizi, con

particolare riferimento all’articolo 2 del decreto interministeriale 29 novembre 2007, che ne costituisce parte

integrante;

- articolo 22: valutazione.

2. I percorsi di istruzione e formazione professionale di cui sopra sono oggetto di costante monitoraggio e

valutazione di sistema anche ai fini dell’assolvimento del diritto dovere all’istruzione e alla formazione di cui

al decreto legislativo n. 76/05.

3. Per i titoli di cui al punto 1 del presente accordo, è fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo 6

novembre 2007, n. 206, concernente “Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle

qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera

circolazione delle persone a seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania”.

4. Fermo restando quanto previsto all’articolo 27, comma 7, del decreto legislativo n.226/05, riguardante la

fase transitoria, al fine della completa messa a regime del sistema di istruzione e formazione professionale di

cui al richiamato Capo III del medesimo, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, il Ministero

del lavoro e delle politiche sociali, le Regioni e le Province Autonome, predispongono un Piano di lavoro

condiviso, che preveda - entro 60 giorni dalla sottoscrizione del presente accordo - le modalità e le fasi del

confronto per la definizione di organiche proposte in materia di:

- definizione di quanto previsto, nel confronto con le Parti sociali, all’articolo 18, comma 1, lettera d) e

comma 2 e agli articoli 19 e 21 del suddetto Capo III, a partire dai processi e dalle attività di riferimento

riguardanti gli standard minimi delle competenze tecnico-professionali contenuti negli allegati 1, 2, 3, 4 e 5 al

presente accordo;

- certificazioni in esito ai percorsi di Istruzione e formazione professionale;

Nell’ambito del piano di lavoro congiunto di cui al punto 4, si conviene che vengano definite proposte anche

ai fini della predisposizione delle linee guida di cui all’articolo 13, comma 1-quinquies, della legge n. 40/07

soprattutto con l’obiettivo di realizzare organici raccordi tra i percorsi degli istituti tecnico-professionali e i

percorsi di istruzione e formazione professionale finalizzati al conseguimento di qualifiche e diplomi

professionali di competenza delle Regioni compresi in un apposito Repertorio nazionale.

188

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere

Le Regioni a Statuto speciale e le Province Autonome di Trento e Bolzano provvedono alle finalità del

presente Accordo nell'ambito delle competenze ad esse spettanti ai sensi dello Statuto speciale, delle relative

norme di attuazione e secondo quanto disposto dai rispettivi ordinamenti.

Il presente accordo viene recepito con Decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di

concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

IL SEGRETARIO

IL PRESIDENTE 189

La regolamentazione dell’obbligo di istruzione/diritto-dovere


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196

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AUTORE

Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistema formativo italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scalmato Valeria.

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