Che materia stai cercando?

Reati a forma libera - C.Cost. n. 34/95

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Penale, tenute dal Prof. David Brunelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 34 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1995.
La Corte ha dichiarato ammissibili i reati a forma libera che... Vedi di più

Esame di Diritto Penale docente Prof. D. Brunelli

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Le fattispecie concretamente rapportabili alla previsione astratta sono molteplici, ma

questo è un tratto comune a gran parte dei reati omissivi propri nonchè ai reati "a

forma libera", la cui conformità a Costituzione è stata ripetutamente affermata dalla

Corte. L'attività doverosa non è indivi duata nella fattispecie, ma ciò è comune a

svariate ipotesi di reato; la tassatività del precetto non coincide infatti - ricorda

l'Avvocatura - con la "descrittività" della fattispecie, come puntualizzato nella

sentenza n. 188 del 1975 della Corte costituzionale.

Quanto all'asserita violazione dell'art. 24 della Costituzione, l'interveniente ritiene

errata la premessa da cui muove il giudice a quo nel dedurre questo profilo, premessa

consistente in un carattere di onnicomprensività e dilatazione della fattispecie oltre i

limiti ad essa propri.

L'Avvocatura dello Stato conclude quindi per una declaratoria di inammissibilità o di

infondatezza della questione. Considerato in diritto

1.- Oggetto dell'incidente di costituzionalità è l'art. 7-bis, comma 1, del decreto-legge

n. 416 del 1989, convertito in legge n. 39 del 1990 (introdotto dall'art. 8 del decreto-

legge n. 187 del 1993, convertito in legge n. 296 del 1993), il quale stabilisce che lo

straniero che distrugge il passaporto o il documento equipollente per sottrarsi

all'esecuzione del provvedimento di espulsione o che non si adopera per ottenere

dalla competente autorità diplomatica o consolare il rilascio del documento di

viaggio occorrente è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Ad avviso del giudice a quo tale disposizione, nella parte in cui sanziona penalmente

lo straniero destinatario di un provvedimento di espulsione che "non si adopera per

ottenere dalla competente autorità diplomatica o consolare il rilascio del documento

di viaggio occorrente", è in contrasto sia con l'art. 25, secondo comma, della

Costituzione, data l'indeterminatezza della fattispecie espressa nella norma

incriminatrice, sia con l'art. 24, secondo comma, della Costituzione, per lesione del

diritto di difesa, in quanto "la vaga fattispecie penale in esame comporta ... una vera

presunzione di colpevolezza dell'imputato tale da rovesciare l'onere della prova".

2.- La questione è fondata.

Come osserva il giudice a quo, l'espressione, impiegata dal legislatore, di "non

adoperarsi per ottenere il rilascio del documento di viaggio", in mancanza di precisi

parametri oggettivi di riferimento diversi da mere sinonimie lessicali, impedisce di

stabilire con precisione quando l'inerzia del soggetto che si sia intesa sanzionare

raggiunga la soglia penalmente apprezzabile.

Tale indeterminatezza da un lato pone il soggetto destinatario del precetto

nell'impossibilità di rendersi conto del comportamento doveroso cui attenersi per

evitare di soggiacere alle conseguenze della sua inosservanza (sent. n. 282 del 1990 e

n. 364 del 1988), tanto più che il precetto è rivolto esclusivamente a stranieri, e,

d'altro canto, non consente all'interprete di esprimere un giudizio di corrispondenza

sorretto da un fondamento controllabile nella operazione ermeneutica di

riconduzione della fattispecie concreta alla previsione normativa (sent. n. 96 del

1981).

Per tali ragioni la norma impugnata non è rispettosa del "principio di tassatività della

fattispecie contenuta nella riserva assoluta di legge in materia penale, consacrato

nell'art. 25 della Costituzione" (sent. n. 96 del 1981 cit.), rimanendo la sua

applicazione affidata all'arbitrio dell'interprete.

Non risulta difatti in alcun modo possibile stabilire - data la generica indicazione

della fattispecie incriminatrice nel comportamento dello straniero espulso che "non si

adopera per ottenere" - nè il grado dell'inerzia punibile, nè il tempo entro il quale la

condotta doverosa ipotizzata dal legislatore debba essere compiuta; elementi, questi,

indispensabili per la realizzazione del reato di omissione, che neppure possono

essere desunti da prescrizioni eventualmente (ma non obbligatoriamente) contenute

nel provvedimento di espulsione, il quale, nella previsione così configurata,

costituisce - come affermato anche in giurisprudenza - solo un presupposto esterno

alla struttura del fatto tipico.

Nè per superare l'indeterminatezza della previsione può soccorrere il riferimento

all'uso del verbo "adoperarsi" fatto nella legislazione penale vigente, dato che esso,

nelle sue più note esplicazioni, non risulta impiegato, come nella specie, in negativo

("non si adopera") per individuare fattispecie di reati di mera omissione.

Il verbo "adoperarsi" è invece impiegato in positivo per indicare comportamenti

commissivi - relativamente ai quali può risultare apprezzabile di per sè anche una

condotta minima - assoggettati a sanzioni penali (art. 1, comma 4, del decreto-legge

15 gennaio 1991, n. 8, convertito in legge 15 marzo 1991, n. 82) o amministrative

(art. 189, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285) o per indicare,

sempre in positivo, comportamenti considerati cause di diminuzione di pena (art. 62,

n. 6, cod. pen.; artt. 289 bis e 630 cod. pen.; artt. 73, comma 7, e 74, comma 7, del

d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309) o, con locuzioni analoghe, cause di non punibilità (art.

398, secondo comma, n. 2, cod.pen.).

3. - Come questa Corte ha affermato, la verifica del rispetto del principio di

determinatezza del precetto penale impone che ad essa si proceda non già isolando

un singolo elemento descrittivo dell'illecito, bensì considerando questo nel raccordo

con gli altri dati costitutivi della fattispecie ed altresì nell'ambito della disciplina in

cui si inserisce (sent. n. 247 del 1989). Non può infatti essere imposto al legislatore il

medesimo coefficiente di specificazione di ogni singolo elemento del reato, nè può

essere certamente escluso a priori il ricorso ad espressioni indicative di comuni

esperienze o a termini presi dal linguaggio comunemente usato (sentt. n. 31 del 1995,

n. 122 del 1993, n. 475 del 1988, n. 79 del 1982), se la descrizione complessiva del

fatto-reato consente al giudice una operazione ermeneutica non esorbitante

plurimis, sentt. n. 203 del

dall'ordinario compito interpretativo a lui affida to (ex

1991, n. 475 del 1988 cit., n. 49 del 1980, n. 188 del 1975, n. 20 del 1974, n. 133 del

1973); il che consente, in via di principio, il ricorso a figure di reati cosiddetti a

forma libera, o l'inserimento di elementi normativi o di clausole generali nelle

fattispecie penali.

Ma nella previsione in esame neppure la valorizzazione dell'elemento finalistico ("...

per ottenere il rilascio del documento") risulta idonea a delimitare e specificare in

qualche modo la condotta dell'"adoperarsi", giacchè la natura omissiva del reato non

consente di prestabilire una relazione causale tra condotta e finalità: al di fuori e

prima dell'ottenimento del documento è indeterminata e potenzialmente illimitata la

serie dei comportamenti che possano dirsi non orientati a quel fine.


PAGINE

6

PESO

31.81 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Penale, tenute dal Prof. David Brunelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 34 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1995.
La Corte ha dichiarato ammissibili i reati a forma libera che consentono di individuale le fattispecie di reato con una normale attività di interpretazione, essendo quindi perfettamente compatibili con il principio di stretta legalità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Brunelli David.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto penale

Furto d'uso - C. Cost. n. 1085/88
Dispensa
Libertà di manifestazione del pensiero - C. Cost. n. 65/70
Dispensa
Armi giocattolo - C. Cost. ord. n. 11/89
Dispensa
Nullum crimen sine lege - C. Cost. n. 27/61
Dispensa