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La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni del Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 22840 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2009. La pronuncia si occupa della rappresentazione... Vedi di più

Esame di Diritto di Famiglia e delle Successioni docente Prof. G. Furgiuele

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I ricorrenti rilevano che, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, per

l'operatività della rappresentazione occorre che il c.d. rappresentato sia figlio del de

cuius. In tal senso, ricordano quanto affermato nella sentenza n. 1366 del 1975, secondo

cui le limitazioni soggettive della rappresentazione sono connaturate e intrinsecamente

necessarie alla coerenza giuridica dell'istituto, che è di diritto singolare, giacchè in essa

vengono alla successione soggetti che senza tale istituto ne resterebbero esclusi e per la

quale possono farsi tendenzialmente coincidere le figure del rappresentato e del

rappresentante con la categoria generale dei successibili. Altrettanto chiaramente, Cass.

n. 5077 del 1990 ha affermato che presupposto determinante della vocazione indiretta è

il rapporto di filiazione o di fratellanza della persona, al cui posto si vuoi succedere, col

de cuius. E tale sentenza non è stata minimamente presa in considerazione dalla Corte

d'appello, la quale, ha anzi affermato che non si rinvengono specifiche pronunce di

legittimità sul punto, anche se quella del 1975 sembrerebbe aderire a quella dalla

medesima Corte territoriale definita seconda impostazione.

Il motivo è fondato e va accolto.

Contrariamente a quanto affermato nella sentenza impugnata, la questione dei limiti

soggettivi di applicabilità dell'istituto della rappresentazione ha formato oggetto di esame

nella giurisprudenza di questa Corte, la quale ha dato alla questione risposta univoca, nel

senso della non estensibilità dell'istituto oltre i casi previsti dall'art. 468 c.c..

Già nella sentenza n. 911 del 1946, si affermò che "l'art. 468 c.c. circoscrive

rigorosamente i limiti di applicazione dell'istituto della rappresentazione, sia nella

successione legittima sia in quella testamentaria, nel senso che essa ha luogo a favore

dei discendenti legittimi del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella

collaterale, fratello o sorella del defunto. Sono, pertanto, esclusi dalla rappresentazione i

discendenti dei collaterali di terzo o ulteriore grado (es. nipoti ex fratre)". In

motivazione, si è precisato che "la rappresentazione (...) non ha luogo a favore dei

discendenti legittimi di qualunque chiamato, ma solo dei discendenti del chiamato, che

sia figlio ovvero fratello o sorella del defunto.

Ciò dispone l'art. 468 c.c., circoscrivendo l'ambito di applicazione dell'istituto nei

confronti dei soggetti a cui favore opera, e cioè della persona del rappresentante e del

rappresentato. Sicchè, per aversi rappresentazione nella linea retta, è necessario che il

chiamato sia figlio della persona della cui eredità si tratta, e nella linea collaterale che sia

fratello o sorella del de cuius.

Sono invece esclusi dalla rappresentazione i discendenti dei collaterali di terzo o ulteriore

grado: ond'è che quando (...) gl'istituiti con testamento siano nipoti ex fratre, e alcuni di

essi non possano accettare l'eredità perchè premorti al testatore, non si fa luogo alla

rappresentazione, perchè manca l'istituzione del fratello o della sorella che, nella linea

collaterale, è la persona che la legge considera debba essere rappresentata".

La Corte si pose altresì il problema della esistenza di un diverso orientamento, maturato

nella vigenza del codice del 1865, che ammetteva la rappresentazione anche a favore dei

discendenti dei nipoti ex fratre, istituiti eredi e premorti al testatore. Ma, si è osservato,

il legislatore del 1942 ha mostrato di volersi deliberatamente discostare da tale

orientamento. Infatti, mentre "il progetto preliminare aveva, nella successione

testamentaria, ammesso la rappresentazione anche a favore dei discendenti dell'erede o

legatario "istituito", non solo se fratello o sorella, ma anche se discendente di costoro

(...), la innovazione non passò nel codice, essendo sembrato "inopportuno ampliare il

campo di applicazione dell'istituto nella linea collaterale" (Relazione ministeriale al

progetto definitivo, n. 22)".

Nè, ad avviso della Corte, poteva porsi il problema di ricercare adattamenti nell'ambito

della successione testamentaria, posto che il nuovo codice ha dato all'istituto una

disciplina uniforme per le successioni legittime e quelle testamentarie, e che la lettera

della legge, conforme anche all'intendimento del legislatore, non consentiva l'estensione

della rappresentazione nel caso in cui il rappresentato fosse un soggetto diverso dai figli,

dai fratelli o dalle sorelle.

Nella sentenza n. 1366 del 1975, si è ulteriormente precisato che "La successione per

rappresentazione costituisce un caso di vocazione indiretta in ragione della quale la

posizione dell'erede rappresentante si determina in base al contenuto (luogo e grado)

della vocazione del chiamato (rappresentato), nel presupposto determinante e

qualificante che egli non possa o non voglia venire alla successione, e nei limiti soggettivi

specificamente dettati dagli artt. 467 e 468 c.c.. I suddetti limiti richiedono per la

rappresentazione in linea retta che il c.d. rappresentato sia figlio (senza distinzione tra

figli legittimi, legittimati, adottivi, naturali) del de cuius, e che il c.d. rappresentante sia

discendente anche naturale del rappresentato, e per la rappresentazione in linea

collaterale che il c.d. rappresentato sia fratello o sorella del de cuius e che il c.d.

rappresentante sia discendente anche naturale del medesimo (tenendo anche presente la

sentenza della Corte Costituzione n. 79 del 1969, la quale ha dichiarato l'illegittimità

costituzionale degli artt. 467 e 468 c.c. - oltre che dell'art. 577 c.c. - limitatamente alla

parte in cui esclude dalla rappresentazione il figlio naturale di chi, a sua volta figlio o

fratello del de cuius, non potendo o non volendo accettare, non lasci o non abbia

discendenti legittimi)".

Nella medesima sentenza si è poi ritenuta manifestamente infondata la questione di

legittimità costituzionale degli artt. 467 e 468 c.c. per violazione dell'art. 3 Cost., "in

quanto sono stabiliti limiti soggettivi, in tema di rappresentazione, a proposito sia del

rappresentato sia del rappresentante". In motivazione, la Corte ha chiarito che "le

limitazioni soggettive caratterizzanti le figure dei c.d. rappresentato e rappresentante

nell'istituto in esame sono connaturate ed intrinsecamente necessarie alla coerenza

giuridica della rappresentazione la quale è un istituto di diritto singolare nel quale

vengono alla successione soggetti che senza di esso ne resterebbero esclusi e per il

quale non possono farsi tendenzialmente coincidere le figure del rappresentato e del

rappresentante con la categoria generale dei successibili".

Tali principi sono stati ribaditi da Cass., n. 5077 del 1990, secondo cui "L'indicazione dei

soggetti a favore dei quali ha luogo la successione per rappresentazione, quale

preveduta dagli artt. 467 e 468 c.c., è tassativa, essendo il risultato d'una scelta operata

dal legislatore, sicchè non è data rappresentazione quando la persona cui ci si vuole

sostituire non è un discendente, fratello o sorella del defunto, ma il coniuge di questi", e

da Cass. n. 3051 del 1994.

In quest'ultima pronuncia, la Corte, dopo aver ricostruito le origini dell'istituto della

rappresentazione, ha osservato come sia conseguente alla evoluzione strutturale

dell'istituto anche il variare, nel tempo, del suo fondamento sociale, rilevando che

"superata la tesi iniziale - che ancorava la ratio della rappresentazione a ragioni di tutela

di una volontà presunta del de cuius - la dottrina prevalente, prima della citata sentenza

n. 79 del 1969, aveva finito (...) con l'individuare lo scopo dell'istituto nella protezione

della famiglia legittima e, più precisamente, della stirpe legittima del de cuius. Ma è stata

poi la stessa Corte Costituzionale a rilevare - con la riferita statuizione - che, quale che

sia la natura della rappresentazione, "in concreto questa tutela gli interessi della famiglia

del mancato erede, impedendo che i beni le siano tolti sol perchè il genitore non vuole o

non può accettarli". La Corte, peraltro, ha osservato che, pur se la ratio dell'istituto si è

progressivamente spostata dalla tutela della famiglia del defunto alla tutela di quella del

mancato successore, tuttavia non è venuto meno il carattere eccezionale della

rappresentazione, nel sistema successorio. "Questa opera infatti in deroga ai principi

generali sull'ordine dei successibili, anteponendo nelle ipotesi di cui agli artt. 467 e 468

c.c., i discendenti del chiamato, che non voglia o non possa accettare, a quegli che

sarebbero stati - altrimenti - chiamati in linea ulteriore. Ed è e- vidente che il margine di

estensibilità di una tale deroga, che esprime una valutazione squisitamente discrezionale

del legislatore, non può essere divaricato senza impingere in quella discrezionalità. Il che

neppure al Giudice delle leggi è consentito, dovendo anche i più sofisticati strumenti

decisori a sua disposizione (sentenze additive, manipolative etc.) rispettare la nota linea

di confine che separa la funzione sindacatoria della Corte Costituzionale da quella

propriamente normativa riservata al Parlamento".


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni del Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 22840 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2009. La pronuncia si occupa della rappresentazione nella successione legittima e testamentaria e della disciplina del nipote ex filio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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