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Rapporto Isae 2000

Dispensa al corso di Scienza delle finanze della Prof.ssa Gaetana Trupiano. Trattasi del rapporto "Politiche pubbliche e redistribuzione" dell'ottobre 2000 dell'ISAE, Istituto di Studio e Analisi Economica, dedicato all’analisi strutturale di tematiche relative alla distribuzione del reddito e all’intervento pubblico in campo sociale e... Vedi di più

Esame di Scienza delle finanze docente Prof. G. Trupiano

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ESTRATTO DOCUMENTO

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8WLOL]]D]LRQLGHOO ,6((

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GDOPHGHVLPRSURYYHGLPHQWRQRUPDWLYRODOHJJHO DVVHJQRDLQXFOHLIDPLOLDULFRQDOPHQR

WUHILJOLPLQRULHO DVVHJQRGLPDWHUQLWjDPDGULQRQODYRUDWULFL

/ LVWLWXWR GHO UHGGLWR PLQLPR GL LQVHULPHQWR DQFK HVVR LPSURQWDWR D FULWHUL GL VHOHWWLYLWj H

DWWXDOPHQWHRJJHWWRGLXQDOLPLWDWDVSHULPHQWD]LRQHXWLOL]]DODVFDODGLHTXLYDOHQ]DGHOO ,6((PD

VLULIjDFULWHULUHGGLWXDOLHSDWULPRQLDOLGLYHUVL

'HOODSRUWDWDULGRWWDGLTXHVWHPLVXUHGjFRQWRODWDEHOODVHJXHQWH

ASSEGNO AL NUCLEO FAMILIARE, ASSEGNO DI MATERNITÀ E

REDDITO MINIMO DI INSERIMENTO: BENEFICIARI E SPESA

Nuclei beneficiari Spesa

(migliaia) (miliardi di lire)

Assegno al nucleo familiare (anno 1999) 225,2 513,5

Assegno di maternità (anno 1999) 80,9 81,5

Reddito minimo di inserimento 25,6 476,2

(periodo ottobre 1998 - aprile 2000)

Fonti: INPS dati non pubblicati, Commissione di Indagine sull’Esclusione Sociale (2000).

- 41 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

diversi può essere visto come una conseguenza di fenomeni di carente

coordinamento nello svolgimento dell'attività di elaborazione normati-

va (Commissione Tecnica per la Spesa Pubblica, 1999); ma non do-

vrebbe essere trascurata la possibilità che incidano anche dubbi

persistenti sulla funzionalità del congegno dell'ISEE, per difetti intrin-

seci e di comprensibilità.

Perciò assume risalto la circostanza rilevata nel riquadro

precedente, del soltanto parziale riferimento all'ISEE compiuto dalla

normativa che ha introdotto il reddito minimo di inserimento: si tratta,

infatti, di una prestazione sociale che, per quanto erogata su basi

sperimentali, si configura già adesso, in ragione degli intendimenti

emersi nel dibattito parlamentare e delle modalità stesse di costruzione,

come misura utilizzabile generalmente per contrastare le situazioni di

indigenza.

'HILQL]LRQHGHO La definizione del nucleo familiare accolta inizialmente (D.Lgs.

QXFOHRIDPLOLDUH 109/98) è risultata difettosa in relazione alla possibilità, che la normati-

va lasciava aperta, di appartenenze multiple: ci si riferiva al soggetto

richiedente le prestazioni e si consideravano parte del suo nucleo fa-

mialiare i soggetti conviventi e quelli a suo carico ai fini dell'IRPEF,

senza esame preventivo della eventualità di conflitto fra i due criteri,

anagrafico e fiscale.

Ma questo problema può dirsi superato dagli aggiornamenti ap-

portati alla normativa, che, come si è visto, ha risolto le situazioni di

conflitto fra i due criteri, facendo prevalere tendenzialmente quello

VXSUD,

anagrafico (cfr. l’illustrazione dello strumento, e, più ampia-

mente, la discussione in Tangorra-Izzi, 2000).

1HFHVVLWjGHL Al fine del buon funzionamento dell'ISEE sono necessari controlli

FRQWUROOL efficaci dell'attendibilità delle autocertificazioni. Per quanto riguarda i

controlli formali, è individuato nell'INPS l'organismo responsabile, e

in una banca dati costituita presso questo Istituto lo strumento; sembra,

invece, rimanere ancora aperta la questione dei controlli sostanziali. A

tale proposito si può solo ripetere quanto suggerito da più parti, che oc-

corrono un impulso e una strategia per gli interventi

dell'amministrazione finanziaria, e, in particolare, della Guardia di

Finanza.

7UDWWDPHQWRGHO Nella formulazione attuale dell'ISEE si rispecchia in maniera

SDWULPRQLR evidente l'intenzione di non far pesare nel computo i patrimoni di

dimensione relativamente contenuta, e, allo stesso tempo, di favorire

- 42 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

l'abitazione di proprietà. Ma proprio di qui sembrano derivare i

maggiori problemi, di macchinosità di calcolo, di non agevole

decifrabilità e di discutibile equità. In questo, gli aspetti salienti

sembrano riguardare:

- la franchigia generalizzata sul patrimonio mobiliare;

- la franchigia riguardante la casa di residenza di proprietà;

- la detrazione per affitti;

- la valorizzazione del patrimonio mobiliare ed immobiliare.

- 43 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

75$77$0(172'(/3$75,021,2$63(77,&5,7,&,

La discussione seguente è dedicata all’approfondimento delle que-

stioni, di rilievo centrale, inerenti al trattamento del patrimonio.

)UDQFKLJLD Per la previsione della franchigia generalizzata relativa al patrimo-

JHQHUDOL]]DWD nio mobiliare vengono portate due giustificazioni: evitare di inserire

VXOSDWULPRQLR nel sistema, attraverso l’ISEE, incentivi all’occultamento dei piccoli

PRELOLDUH patrimoni mobiliari; evitare di costringere il fisco a misurarsi con i pro-

blemi connessi alla valutazione finanziaria e contabile dei piccoli patri-

moni mobiliari.

Entrambe queste posizioni sollevano, però, qualche perplessità.

L’ISEE si propone come strumento di rilevazione della condizione

economica e pertanto non è scelta valida quella di piegarlo a svolgere

funzioni riguardanti direttamente l’organizzazione tributaria e ispettiva

dell’amministrazione. Inoltre, se il fisco ha difficoltà a individuare i

patrimoni mobiliari piccoli (anche per motivi collegati al basso gettito

che ne otterrebbe e che non rendono conveniente destinarvi risorse),

l’effetto di non far comparire questi patrimoni nel computo dell’ISEE è

H[OHJH

già operante; la creazione di una franchigia duplica tale risulta-

VWRFN

to e, soprattutto, lo estende a tutti i contribuenti e all’intero dei

patrimoni mobiliari, producendo un effetto che va nella direzione op-

posta al principio di selettività.

Quest’ultima osservazione rimanda ad una questione ancor più

ampia: che senso hanno le franchigie generalizzate, quando si vogliono

stabilire le posizioni relative delle situazioni economiche familiari?

VWRFN

Poiché lo preso in esame (in questo caso il patrimonio mobi-

liare) diviene rilevante solo al di sopra di un certo livello (quello della

franchigia, per l’appunto), le franchigie generalizzate equivalgono a

spostare in avanti la soglia critica a cui confrontare l’indicatore che si

sta costruendo: è, infatti, sempre possibile (è soltanto un problema

computazionale) determinare una soglia più alta, tale che il costo della

politica assistenziale o di tutela rivolta agli individui che ne restano al

di sotto eguagli quello che si verificherebbe in presenza di una soglia

inferiore, con franchigie sui patrimoni; identico ragionamento può es-

sere ripetuto quando il confronto avvenga a parità non di costo della

politica, ma di numerosità delle unità interessate dalla stessa.

A livello aggregato, quindi, le franchigie generalizzate costitui-

scono un meccanismo inutilmente complicato, poiché i medesimi risul-

- 44 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

tati potrebbero essere replicati manovrando la soglia di riferimento.

Al livello dei singoli nuclei familiari, per giunta, si possono verifi-

care implicazioni controverse e non completamente prevedibili. Se tut-

ti i nuclei possono utilizzare l’intera franchigia perchè in possesso di

dotazioni patrimoniali almeno pari ad essa, si produce l’effetto della

progressività per detrazione: il vantaggio della franchigia decresce più

che proporzionalmente all’aumentare delle dotazioni. Se tale condizio-

ne non si verifica, si ha un generale appiattimento delle posizioni al di

sotto della franchigia, con danno maggiore per chi ha dotazioni minori.

Se, però, tale capienza non si verifica uniformemente per tutta la platea

dei possibili destinatari, l’effetto complessivo può tendere alla regres-

sività ed avere conseguenze redistributive non controllabili ed opposte

alle finalità stesse alla base dell’applicazione dell’ISEE. )UDQFKLJLD

Le motivazioni addotte per giustificare l’uso della franchigia ULJXDUGDQWH

nell’abitazione di residenza in proprietà sono di due ordini: accordare O¶DELWD]LRQHGL

un trattamento privilegiato per questa forma di ricchezza, vista come SURSULHWj

un investimento importante a completamento della struttura familiare;

tener conto della difficile liquidabilità di questo cespite, anche qualora

lo si volesse dismettere per far fronte con il ricavato a situazioni di bi-

sogno immediato.

La possibilità, tramite la franchigia, di abbattere in modo consi-

stente il valore della casa di proprietà in cui si risiede è coerente con le

finalità per le quali l’ISEE è stato disegnato?

La mancanza di una abitazione di proprietà individua una specifi-

ca necessità di spesa che deve essere considerata nella valutazione del-

la condizione economica familiare. Allo stesso tempo, la proprietà di

un immobile, per quanto adibito a prima abitazione, è un elemento og-

gettivo di ricchezza.

Si ritiene che la formula della franchigia tenda in questo caso a

convogliare nell’ISEE una istanza politico-economico-sociale (quella

di favorire l’accesso alla proprietà di abitazione), che andrebbe affidata

a strumenti diversi. E’ in realtà contraddittorio pretendere, da un indi-

catore volto a misurare la condizione economica, di compiere anche

una valutazione di merito tra tipologie di investimenti. Sarebbe molto

più efficace e selettivo lasciare all’ISEE la funzione sua propria, e affi-

dare a strumenti fiscali più circoscritti e specifici, eventualmente anche

collegati ad un indicatore completo di condizione economica come

l’ISEE, la finalità di incentivare l’acquisto ed eventualmente il mante-

- 45 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

nimento della prima casa di residenza.

Oltretutto, poiché l’ISEE è disegnato per far emergere soprattutto

le situazioni di indigenza, è contraddittorio inserirvi meccanismi di

premio per l’acquisto della casa di abitazione quando, ai livelli bassi di

reddito sui quali l’indicatore dovrebbe concentrarsi, esigenze di consu-

mo immediato e di risparmio sono contrastanti, indipendentemente

dalla volontà del singolo di prediligere investimenti ai quali è attribuito

un valore di meritorietà come la casa di abitazione.

Lo stesso argomento della difficile liquidabilità, in realtà invocato

anche per talune tipologie di patrimonio mobiliare, deve essere

verificato.

Se la finalità prima dello strumento consiste nel discriminare tra

condizioni economiche diverse, la considerazione della liquidabilità

del patrimonio introduce una distinzione ulteriore che, alla luce delle

distorsioni che potrebbero derivarne, non appare determinante.

Se si volesse continuare su questo stesso piano, verrebbe facile

dover sostenere che le modalità di inclusione del patrimonio dovrebbe-

ro tener conto anche della tipologia degli investimenti in cui esso com-

pare, privilegiando eventualmente quelli a minor rischio, o a più lunga

scadenza, o individuati con vari criteri di durata o di merito.

Nel momento in cui ci si allontani dalla misura oggettiva dei valo-

ri degli elementi della ricchezza, vengono ad assumere rilievo le alter-

native, le preferenze ed i giudizi di valore, e quindi ad aprirsi spazi

crescenti di arbitrarietà.

E’ opportuno chiedere all’ISEE di privilegiare la discriminazione

tra chi è in possesso di patrimonio e chi non lo è, rispetto all’altra tra

chi ha costituito prudentemente un patrimonio di più facile liquidabilità

e chi ha compiuto altri investimenti, anche perchè l’indicatore deve

VWRFN

guidare gli interventi nelle aree di bisogno ed indigenza dove gli

detenuti sono limitati o nulli.

La considerazione della difficile liquidabilità dell’immobile adibi-

to ad abitazione introduce una posizione di sfavore per le altre tipolo-

gie patrimoniali; la caratteristica della facile liquidabilità, infatti, non è

garanzia della vantaggiosità dell’operazione, ossia della possibilità di

effettuarla senza perdite in conto capitale.

Occorre tener conto che l’investimento in una abitazione ha un ta-

glio minimo più elevato della generalità delle altre forme di investi-

mento, e che gli investimenti di taglio più piccolo e di più agevole

- 46 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

liquidabilità sono i più facilmente accessibili per i piccoli risparmiato-

ri; dunque, la previsione della franchigia rischia di essere un fattore fa-

vorevole per chi è già proprietario di abitazione, e negativo per chi, non

proprietario, si trovi in fase di accumulazione in previsione di un futuro

acquisto.

In relazione a queste considerazioni, risulterebbero più efficaci e

selettivi interventi mirati direttamente ad evitare che cespiti importanti

come l’abitazione vengano smobilizzati a motivo di sfavorevoli contin-

genze. Tali interventi potrebbero far riferimento ad un indicatore eco-

nomico-patrimoniale di base, come un ISEE depurato dalla franchigia. )UDQFKLJLH

Indipendentemente dalla particolare specificazione dell’ISEE, le VRQRLOPHWRGR

franchigie sono uno degli strumenti cui normalmente si ricorre nel ten- PLJOLRUHSHU

tativo di ridurre la cosiddetta trappola della povertà. Si tratta dell’effet- FRQWUDVWDUHOD

WUDSSRODGHOOD

to di disincentivo al lavoro, e in generale alla produzione di reddito, SRYHUWj"

che subentra quando il soggetto è chiamato a confrontare i benefici ot-

tenibili dal maggior reddito, con le minori prestazioni sociali cui avreb-

be accesso in virtù della sua migliorata condizione economica.

:HOIDUH

Un organizzato su principi di selettività, nel tentare di far

coesistere efficacia ed efficienza degli interventi, deve necessariamen-

te misurarsi con questo effetto distorsivo. La natura del problema ed il

contesto di informazione incompleta e asimmetrica comportano l’im-

ILUVWEHVW

possibilità della messa a punto di soluzioni di (ossia tali da in-

dividuare per ciascun componente della platea dei beneficiari il livello

di indifferenza tra redditi ottenuti con lo sforzo individuale e vantaggi

economici conseguiti attraverso le politiche di sostegno).

VHFRQGEHVW

Le soluzioni devono essere di e proporsi di minimiz-

zare gli effetti di disincentivo. Da questo punto di vista, la formula

dell’ISEE appare fragile, perchè quasi completamente incentrata

sull’adozione delle franchigie.

Da un punto di vista teorico, come anche alla luce delle esperienze

di paesi che prima del nostro hanno sperimentato e calibrato indicatori

generali della situazione economica, il compito di contrastare la trap-

pola della povertà dovrebbe richiedere un maggior ricorso a forme di

modulazione dell’accesso ai benefici (perdita graduale), collegate a ca-

ratteristiche personali o a stati di fatto quanto più oggettivamente deter-

minabili. Molto probabilmente, queste connessioni non sono ancora

apparse evidenti e fattibili in Italia, perché il collegamento tra ISEE e

specifici ambiti di intervento è rimasto ancora limitato.

- 47 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

E’ vero che le franchigie riescono a spostare verso l’alto la soglia

delle variabili economiche rilevanti, a livelli in cui l’effetto di sostitu-

zione (alla base della trappola della povertà) tra produzione di reddito e

rinuncia a quest’ultimo per ottenere accesso alle politiche sociali do-

vrebbe essere operante in misura molto ridotta rispetto alle unità

marginali; ma è anche vero che le franchigie allargano direttamente la

platea dei potenziali beneficiari, contraddicendo gli obiettivi della

selettività.

Sembrerebbe più opportuno introdurre la considerazione di varia-

bili specifiche, in grado di orientare ulteriormente la selettività in un

momento successivo a quello dell’applicazione dell’ISEE, e cioè nella

fase della definizione delle singole prestazioni che possono essere

concesse.

La considerazione dei sistemi adottati nei principali paesi ad eco-

:HOIDUH

nomia industrializzata e con progredito mostra, infatti, come le

franchigie, pur presenti, vengano utilizzate in combinazione con uno

spettro di variabili aggiuntive specifiche più ampio che nel caso italia-

DODWHUHdel

no (cfr. Toso, 2000); queste tuttavia concorrono test sulla

condizione economica. Tale direzione è stata intrapresa nel nostro Pae-

se nel disegno di strumenti quali il reddito minimo di inserimento, l’as-

segno di maternità, l’assegno a nuclei familiari con almeno tre minori

ed il cosiddetto sanitometro; è mancata, però, la scelta definitiva di la-

sciare all’ISEE il compito di valutare la condizione economica in senso

stretto, e ad altri strumenti quello di aggiungere vincoli settoriali.

'HWUD]LRQHSHU Anche la scelta di accordare una detrazione a fronte del pagamen-

JOLDIILWWL to di un affitto per l’abitazione appare discutibile rispetto alle finalità

dell’ISEE: essa sembra dettata piuttosto dalla necessità di compensare

il vantaggio di cui godono, in sede di computo dell’ISEE (e, più in ge-

nerale, in sede di imposizione progressiva sui redditi) i proprietari di

immobili, a causa della sottostima dei coefficienti di rendimento cata-

stale rispetto a quelli di mercato. Essa è, oltretutto, contrastante con

l’altra condizione, che permette, tramite la franchigia riguardante la

casa di residenza in proprietà, un notevole abbattimento del valore del-

VWRFN

lo patrimoniale a vantaggio dei proprietari di abitazione. Le due

clausole, infatti, vanno in direzioni opposte e tendono a neutralizzarsi

reciprocamente.

Si può obiettare, inoltre, sul valore assoluto di questa detrazione; il

tetto appare elevato rispetto alle grandezze economiche che con ogni

- 48 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

probabilità si trovano a fronteggiare i nuclei familiari in condizioni di

insufficienza di reddito, permettendo detrazioni maggiori a coloro che

sostengono una spesa più elevata per l’affitto dell’abitazione, indipen-

dentemente da considerazioni che riguardino la numerosità familiare o

la capacità di spesa. Infine, così come prevista, la detrazione è accessi-

bile sia a coloro che sono in affitto per necessità, non possedendo altri

immobili, sia a coloro che possiedono un patrimonio immobiliare, ad

uso abitativo o non abitativo, e scelgono di vivere in un’abitazione in

affitto. Probabilmente, sarebbe preferibile distingure tra coloro che vi-

vono in affitto in quanto non dispongono di dotazioni patrimoniali in

grado di permettere l’acquisto di una casa e quanti lo fanno per libera

scelta ed hanno compiuto investimenti immobiliari a diversa finalità.

La considerazione congiunta della detraibilità degli affitti, del ri-

ferimento a valori patrimoniali distorti e della franchigia per la casa

complica senza vantaggi evidenti la struttura dell’ISEE. Sarebbe prefe-

ribile utilizzare un ISEE ‘purificato’ di queste componenti come stru-

mento di selezione da applicare anche a specifiche politiche di favore

all’acquisto della casa di residenza o di sostegno al pagamento degli af-

fitti (una simile misura, del resto, già opera in Italia con il Fondo Na-

zionale per gli Affitti), se ritenute desiderabili. 9DORUL]]D]LRQH

La valorizzazione del patrimonio è l’aspetto probabilmente più GHOSDWULPRQLR

controverso della formulazione attuale dell’ISEE. Sono offerte diverse PRELOLDUHHG

D SRVWHULRUL α

interpretazioni del parametro al quale è assegnato il LPPRELOLDUH

VWRFN:

compito di miscelare i valori di flusso e quelli di percentuale

esprimente il grado di liquidabilità del patrimonio (secondo una consi-

derazione simile a quella già vista nella discussione sulle franchigie);

misura esprimente l’aumento che i consumi in ogni anno potrebbero

avere se il patrimonio fosse utilizzato lungo tutto il ciclo vitale in modo

da non lasciare eredità; rendimento finanziario complessivo medio (in-

teressi più guadagni in conto capitale) ottenibile sul mercato mobiliare

e su quello immobiliare.

Quest’ultima interpretazione è la più fondata da un punto di vista

economico-finanziario. Se la finalità prima dell’ISEE è quella di valu-

tare la capacità di spesa immediata a fronte delle esigenze vitali, il me-

todo migliore per combinare grandezze reddituali e patrimoniali è

quello di far riferimento al flusso totale dei benefici provenienti da tutti

i fattori produttivi a disposizione.

α

L’interpretazione di come rendimento totale medio si sposereb-

- 49 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

be perfettamente con l’eliminazione della franchigia sia sul patrimonio

mobiliare che sulla casa di residenza in proprietà: in tal caso i valori in-

seriti nel calcolo dell’ISEE corrisponderebbero esattamente ai flussi

reddituali complessivi ottenibili dalla gestione patrimoniale (sarebbe

anche possibile una interpretazione in termini di costo opportunità).

L’attuale normativa, commisurando i rendimenti del patrimonio

mobiliare al tasso corrente sui BTP decennali e facendo rientrare

α di questo capitale al netto della franchigia,

nell’ISEE una percentuale VWRFN

associa correntemente allo al di sopra della franchigia un flusso

di benefici (effettivo rendimento e vantaggi del possesso) nell’ordine

del 25%. Allo stesso modo, la normativa, facendo rientrare nell’ISEE

α

una percentuale del capitale immobiliare al netto della eventuale

VWRFN

franchigia per la casa, associa correntemente allo al di sopra della

franchigia un flusso di benefici nell’ordine del 20 per cento.

- 50 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

3523267(

Sulla base delle precedenti considerazioni, sembra possibile soste-

nere che un nuovo ISEE, costituito dalla somma del reddito complessi-

vo a fini IRPEF al netto dei redditi immobiliari e dei flussi di benefici

derivanti dall’attivo patrimoniale calcolati facendo riferimento ad uno

o due coefficienti di valorizzazione, possa assolvere meglio dell’attua-

le ISEE il compito di riportare ad una misura sintetica la condizione

economica familiare.

Il nuovo ISEE avrebbe una struttura più semplice e lineare e sa-

rebbe più obiettivo dal punto di vista metodologico. L’ISEE che rece-

pisse le considerazioni sin qui svolte, inoltre, sarebbe coerente con

l’interpretazione e la valutazione degli elementi patrimoniali accolta

nella normativa fiscale IRPEF. 3URSRVWH

Le modificazioni proponibili possono essere riassunte nei seguenti GHOO¶,6$(

punti:

- eliminazione delle franchigie, sia quella riguardante il patrimonio

mobiliare che quella relativa alla casa di residenza in proprietà;

- eliminazione della possibilità di detrarre gli affitti per la casa di

residenza;

- considerazione del patrimonio attraverso un coefficiente di valorizza-

zione per entrambi i tipi di patrimonio, o di due coefficienti distinti.

Sul piano pratico, il terzo punto comporterebbe la deduzione dal

reddito complessivo a fini IRPEF dei redditi immobiliari; questi sareb-

bero, infatti, inglobati nella valorizzazione del patrimonio immobiliare

attraverso l’apposito coefficiente. Inoltre, la voce del rendimento del

patrimonio mobiliare, attualmente prevista, verrebbe anch’essa accor-

pata nel nuovo metodo di valorizzazione del patrimonio.

Esemplificativamente, volendo mantenere il senso generale degli

orientamenti della normativa attuale sul peso da attribuire al patrimo-

nio, i coefficienti di valorizzazione del patrimonio mobiliare ed immo-

biliare potrebbero cadere all’interno dell’intervallo compreso tra il

15% ed il 20%.

La formulazione dell’indicatore diverrebbe quindi la seguente:

α α

ISEE = (RFIS - RIMM + KIMM + KMOD) / (COEQ + MAGG),

1 2

che si riduce a α

ISEE = [RFIS - RIMM + (KIMM + KMOD)] / (COEQ + MAGG),

- 51 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

se i coefficienti di valorizzazione del capitale mobiliare ed immobiliare

sono eguali.

Nelle formule è:

RFIS = somma dei redditi complessivi IRPEF,

RIMM = somma dei redditi immobiliari,

KIMM = patrimonio immobiliare,

KMOB = patrimonio mobiliare,

α = coefficiente di valorizzazione del patrimonio immobiliare,

1

α = coefficiente di valorizzazione del patrimonio mobiliare.

2 - 52 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

6,08/$=,21,

Di seguito si presentano alcune simulazioni al fine di valutare la

SHUIRUPDQFH differenziale della struttura dell’ISEE proposta dall’ISAE

rispetto all’attuale. In primo luogo si verificano gli effetti attraverso

una comparazione per figure tipo (Tabb. 10-12); in secondo luogo si

riportano alcuni risultati ottenuti attraverso analisi sui microdati

derivanti dall'Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d'Italia

(Tabb. 13-17). &RQIURQWRIUD

Nel primo tipo di analisi (Tabb. 10-12) si prescinde dalla scala di ILJXUHWLSR

equivalenza (si può ipotizzare che i nuclei familiari considerati siano

tutti monocomponente). Si considera, dunque, unicamente il numerato-

re dell’ISEE, ossia l’ISE.

L’analisi è incentrata su tre confronti di casi, svolti a parità di va-

riabili reddituali:

1) quello tra una unità ad elevata dotazione patrimoniale mobiliare ed

immobiliare, una a media dotazione ed una a dotazione piccola e

concentrata sulla casa di residenza (Tab.10);

2) quello tra una unità ad elevata dotazione patrimoniale mobiliare ed

immobiliare, una a media dotazione ed una priva di patrimonio e re-

sidente in abitazione in affitto (Tab. 11).

3) quello tra una unità ad elevata dotazione patrimoniale mobiliare ed

immobiliare, una a media dotazione residente in abitazione in affitto

ed una priva di patrimonio residente anch’essa in abitazione in affit-

to ma con un affitto inferiore (Tab. 12).

Questi tre casi sono scelti in quanto appaiono esemplificativi di

tutte quelle situazioni in cui valori reddituali modesti si combinano con

patrimoni mobiliari ed immobiliari di diversa consistenza, ma

comunque relativamente contenuti. Le modifiche proposte sono

rivolte, infatti, proprio a incidere sulle posizioni delle famiglie con

caratteristiche di questo tipo, che peraltro sono quelle cui le prestazioni

PHDQVWHVWLQJ

soggette a sono rivolte.

Il caso 1), in cui le tre unità posseggono tutte l’abitazione, permet-

VWRFN,

te di effettuare confronti sui livelli degli e di cogliere il vantag-

gio assegnato dall’attuale normativa ai proprietari di patrimoni che si

collocano approssimativamente sugli stessi livelli delle franchigie. Si

tratta di situazioni che l'attuale metrica ISEE distingue troppo poco da

quelle di coloro che non posseggono pressoché patrimoni.

- 53 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH 1,5 48,5

150,0 53,3 150,0

-

50,0 31,5 34,5

- 50,0 11,5

30,0

60,0 60,0 60,0 80,0 83,0

69,3

16,0

100,0 30,0

3,3

Alto 1,0

100,0 49,0 100,0

- -

51,6

- - 7,1

30,0 30,0 19,5 21,0

-

50,0 56,1 68,5 70,0

51,6

100,0 30,0

1,6

Medio

50,0

REDDITO 0,5

50,0 50,0

- 49,5

-

- -

- - 2,7

-

50,0 7,5 7,5

50,0 -

- 52,2 57,0 57,0

50,0

50,0

Basso

DEL

VARIARE 150,0 1,5 150,0

28,5

-

50,0

- 11,5

30,0

60,0 60,0

33,3 16,0 31,5 34,5

100,0 40,0 60,0 63,0

49,3

30,0

3,3

30,0

Alto

AL

ISAE 100,0 1,0 100,0

- 29,0

-

- - 7,1

30,0

-

31,6 19,5 21,0

30,0 100,0 36,1 48,5 50,0

31,6

30,0

1,6

30,0

Medio

30,0

PROPRIETÀ

PROPOSTA 0,5

- 29,5

-

50,0 - -

- 2,7

50,0

-

30,0 7,5 7,5

- 32,2 37,0 37,0

30,0

- - 50,0

30,0

Basso

DI

DALLA ABITAZIONE 1,5 8,5

-

50,0

- 11,5

30,0 60,0

150,0

13,3

150,0 31,5 34,5

16,0 20,0 40,0 43,0

29,3

30,0

60,0 100,0

3,3

10,0

Alto

E

ATTUALE ISE). - 1,0 9,0

-

-

- 7,1

11,6 100,0

- 19,5 21,0

30,0 16,1 28,5 30,0

11,6

100,0 100,0

30,0 1,6 30,0

10,0

IN Medio

10,0

valori

RESIDENTI

NORMATIVA e

lire 9,5

- -

10,0 -

- 2,7

- 7,5 7,5

0,5 12,2 17,0 17,0

10,0 50,0

50,0 - -

- 50,0 -

10,0

Basso

di

(milioni

NUCLEI +

DALLA -FRIMM)

FRMOB)

3

PATRIMONIO: KMOB

DERIVANTI (KIMM

-

(KMOB 2

α

α +

+ KIMM

-DETR

α FRMOB)

DELL’ISE KMOB

+

DEL FRIMM) 1

α

FRMOB

KMOB KMOB

FRIMM +

E 2

RIMM RIMM

α

-

(KMOB +

VALORI - KIMM

(KIMM

r r

FRMOB -

KMOB FRIMM -

+ +

KMOB

KMOB KMOB

- -

DETR RIMM

KIMM KIMM

KIMM RFIS RFIS RFIS

RFIS

RFIS AFF α 1

α

α +

r

FRA (α=20%)

CONFRONTO rilevante rilevante 20%

20%

rilevante rilevante

(r=5,5%)

OL =

5,5%

Irpef =

5,5%

patrimonio patrimonio 15%

15%

LD 2

2 ISAE.

Q α

α

immobiliare immobiliare immobiliare

immobiliare

R attuale 15%,

15%,

complessivo mobiliare

mobiliare mobiliare = =

mobiliare

P = =

immobiliare

L

U ISAE 2 2

2 2

W elaborazioni

mobiliare α α

α α

D affitto

rilevante rilevante

OH

S = = =

= = =

Valorizzazione Valorizzazione

D normativa

H 1 1 1 1 1 1

L proposta

X (

affitto α α

α

α α

α

O W

W $

D Detrazione

Patrimonio

Patrimonio Patrimonio Patrimonio Patrimonio Patrimonio

Franchigia Franchigia

D –

– – –

X 6

W ,

Patrimonio L

D 1

2 2 3

3

1

Reddito Reddito Reddito

Reddito

Reddito

G LY D

10 W Ipotesi

Ipotesi Ipotesi Ipotesi

Ipotesi

Ipotesi

Spesa W

G

Reddito V

D

H Fonte:

R

U ISE

ISE

Tab. P

L S

W U R

D R U

' 1 3

- 54 -

,6((FKHFRVDIDUQH" 1,5

-

53,3 48,5

150,0 60,0 80,0 83,0

50,0 30,0

- 69,3

60,0 60,0

100,0 34,5

11,5 31,5

16,0

50,0 30,0

3,3 150,0

Alto

Medio - 1,0

51,6 49,0 56,1 68,5 70,0

- -

100,0 - 51,6

30,0 30,0

- 21,0

7,1 19,5

100,0

50,0 1,6 30,0 100,0

50,0

REDDITO Basso -

50,0 50,0

10,0 50,0 50,0 50,0

- -

- -

40,0

10,0

- -

- -

-

-

50,0 50,0

- -

DEL

VARIARE - 1,5

33,3 28,5 40,0 60,0 63,0

50,0 30,0 49,3

60,0 60,0

-

150,0 34,5

11,5 31,5

16,0

30,0 100,0 30,0

3,3 150,0

Alto

AFFITTO

AL

ISAE Medio -

31,6 29,0 36,1 48,5 50,0

- - 1,0

31,6

-

-

100,0 21,0

7,1 19,5

30,0 30,0

30,0 100,0 30,0

1,6 100,0

30,0

IN

PROPOSTA 1

PROPRIETÀ, Basso 30,0 10,0 30,0 30,0 30,0 30,0

- - -

20,0 -

- -

-

10,0

-

30,0 - -

-

- - -

DALLA -

13,3 8,5 20,0 40,0 43,0

1,5

50,0 30,0 29,3

- 34,5

31,5

11,5

16,0

10,0 150,0 60,0 60,0

100,0

3,3 30,0 150,0

Alto

DI

E ABITAZIONE

ATTUALE ISE). Medio -

11,6 9,0 16,1 28,5 30,0

- - 11,6 1,0

-

- 21,0

7,1 19,5

10,0 30,0 30,0

100,0 1,6 100,0 30,0 100,0

10,0

valori

NORMATIVA e

IN lire

RESIDENTI Basso 5,0 10,0

10,0 - - 10,0 10,0 10,0

5,0 -

- -

-

5,0 -

- -

-

10,0 - - - -

di

(milioni +

DALLA -FRIMM)

FRMOB)

NUCLEI KMOB

DERIVANTI (KIMM

-

2 (KMOB 2

PATRIMONIO: α

α +

+ KIMM

-DETR

α FRMOB)

DELL’ISE KMOB

+

FRIMM) 1

α

FRMOB

KMOB KMOB

FRIMM +

2

RIMM RIMM

α

-

DEL (KMOB +

VALORI - KIMM

(KIMM

r r

FRMOB -

KMOB FRIMM -

+ +

KMOB

KMOB KMOB

- -

DETR

E RIMM

KIMM

KIMM KIMM

RFIS RFIS RFIS

RFIS

RFIS AFF α 1

α

α +

r

FRA (α=20%)

CONFRONTO rilevante rilevante 20%

20%

rilevante rilevante

(r=5,5%)

OL =

5,5%

Irpef =

5,5%

patrimonio patrimonio 15%

15%

LD 2

2 ISAE.

Q α

α

immobiliare immobiliare immobiliare

immobiliare

R attuale 15%,

15%,

complessivo mobiliare

mobiliare mobiliare = =

mobiliare

P = =

immobiliare

L

U ISAE 2 2

2 2

W elaborazioni

mobiliare α α

α α

D affitto

rilevante rilevante

OH

S = = =

= = =

Valorizzazione Valorizzazione

D normativa

H 1 1 1 1 1 1

L proposta

X (

affitto α α

α α

α α

O W

W $

D Detrazione

Patrimonio

Patrimonio Patrimonio Patrimonio Patrimonio

Patrimonio

Franchigia Franchigia

D – – –

– –

X 6

W ,

Patrimonio L

D 2 2 3

3

1 1

Reddito Reddito Reddito Reddito

Reddito

G LY D

11 W Ipotesi Ipotesi Ipotesi

Ipotesi

Ipotesi Ipotesi

Spesa W

G

Reddito V

D

H Fonte:

R

U ISE

ISE

Tab. P

L S

W U R

D R U

' 1 3

- 55 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

- 1,5

53,3 48,5 80,0 83,0

150,0 60,0

- 50,0 30,0 34,5

31,5

60,0 60,0

150,0 11,5

16,0

50,0 69,3

100,0 30,0

3,3

Alto

Medio 10,0 -

51,6 50,0 54,5 56,0

51,6

- - -

10,0

30,0 30,0

- 6,0

1,6 4,5

-

50,0 41,6

1,6 30,0

-

50,0

REDDITO Basso 5,0 -

50,0 50,0 50,0 50,0

50,0

- - -

- -

5,0 -

- -

-

- -

50,0 45,0

- -

DEL

VARIARE - 1,5

33,3 8,5 40,0 43,0

20,0

- 50,0 30,0 150,0

60,0 60,0 34,5

11,6 31,5

16,0

30,0 150,0 49,3

30,0

3,3 100,0

Alto

AFFITTO

AL

ISAE Medio 10,0

31,6 10,0 14,5 16,0

11,6

- - 1,0 -

10,0 - 6,0

1,6 4,5

30,0 30,0

21,6

30,0 - - 30,0

1,6

30,0

IN

PROPOSTA 2

PROPRIETÀ, Basso 5,0

30,0 10,0 10,0 10,0

10,0

- - - -

5,0 -

- -

- 25,0

30,0 - -

- -

- -

DALLA - 8,5

13,3 40,0 43,0

20,0

1,5

- 50,0 30,0 150,0

29,3 34,5

31,5

11,6

16,0

10,0 60,0 60,0

150,0 100,0

3,3 30,0

DI Alto

ABITAZIONE

E

ATTUALE ISE). Medio 10,0 10,0

11,6 14,5 16,0

11,6

- - 1,0

10,0 1,6

- 6,0

1,6 4,5

-

10,0 - 30,0 30,0

-

1,6 30,0

10,0

valori

NORMATIVA IN e

lire

RESIDENTE Basso 5,0 10,0

10,0 - - 10,0 10,0 10,0

5,0 -

- -

- - -

5,0

- -

-

10,0 - - -

di

(milioni +

DALLA -FRIMM)

NUCLEO FRMOB) KMOB

DERIVANTI (KIMM

-

(KMOB

1 2

α

PATRIMONIO: α +

+ KIMM

-DETR

α FRMOB)

DELL’ISE KMOB

+

FRIMM) 1

α

FRMOB

KMOB KMOB

FRIMM +

2

RIMM RIMM

α

-

(KMOB +

DEL

VALORI - KIMM

(KIMM

r r

FRMOB -

KMOB FRIMM -

+ +

KMOB

KMOB KMOB

- -

DETR RIMM

KIMM KIMM

KIMM RFIS RFIS RFIS

RFIS

RFIS

E AFF α 1

α

α +

r

FRA (α=20%)

CONFRONTO rilevante rilevante 20%

20%

rilevante rilevante

(r=5,5%)

OL =

5,5%

Irpef =

5,5%

patrimonio patrimonio 15%

15%

LD 2

2 ISAE.

Q α

α

immobiliare immobiliare immobiliare

immobiliare

R attuale 15%,

15%,

complessivo mobiliare

mobiliare mobiliare = =

mobiliare

P = =

immobiliare

L

U ISAE 2 2

2 2

W elaborazioni

mobiliare α α

α α

D affitto

rilevante rilevante

OH

S = = =

= = =

Valorizzazione Valorizzazione

D normativa

H 1 1 1 1 1 1

L proposta

X (

affitto α α

α α

α α

O W

W $

D Detrazione

Patrimonio

Patrimonio Patrimonio Patrimonio Patrimonio Patrimonio

Franchigia Franchigia

D – – – –

X 6

W ,

Patrimonio L

D 2 3 2 3

1 1

Reddito Reddito Reddito Reddito

Reddito

G LY D

12 W Ipotesi Ipotesi Ipotesi Ipotesi

Ipotesi Ipotesi

Spesa W

G

Reddito V

D

H Fonte:

R

U ISE

ISE

Tab. P

L S

W U R

D R U

' 1 3

- 56 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

Il caso 2) modifica, rispetto al primo, la condizione dell’unità pre-

cedentemente a bassa dotazione di patrimonio, che questa volta ne è

del tutto priva e risiede in un’abitazione in affitto. Esso è utile per illu-

strare l’accresciuto divario, nel passaggio all'indicatore proposto

dall'ISAE, tra l’unità a media e quella a nulla dotazione patrimoniale.

Da un altro punto di vista, questo caso è finalizzato a mettere in evi-

denza quanto effettivamente la detraibilità degli affitti possa compen-

sare la mancanza di un modesto cespite patrimoniale, come una piccola

abitazione di proprietà.

Nel caso 3), anche l’unità a media dotazione di patrimonio risiede

in abitazione in affitto, per la quale paga più dell'unità meno benestan-

te. Questo caso è utile per evidenziare come la detraibilità degli affitti,

accessibile indipendentemente dal livello delle dotazioni patrimoniali,

sortisca anch’essa l’effetto di ridurre, in metrica ISEE, la distanza tra

unità a media ed unità a bassa (o nulla) dotazione patrimoniale (cfr. le

osservazioni sulla detraibilità degli affitti svolte sopra).

Nel primo caso, l’unità ad elevata dotazione possiede un patrimo-

nio mobiliare ed immobiliare rispettivamente di 60 e 150 milioni di li-

re; l’unità a dotazione media rispettivamente di 30 e 100; l’unità a

bassa dotazione è priva di patrimonio mobiliare e possiede un patrimo-

nio immobiliare di 50 milioni, cioè l’abitazione in cui risiede.

Nel secondo caso, l’unità ad elevata e a media dotazione continua-

VWRFN,

no a possedere gli stessi mentre quella a bassa dotazione è priva

di patrimonio e risiede in abitazione in affitto.

Nel terzo caso, l’unità ad elevata dotazione continua a possedere

VWRFN,

gli stessi mentre quella a dotazione media possiede patrimonio

mobiliare di 30 milioni di lire ed è priva di immobili, e quella a bassa

dotazione è priva di patrimonio. In quest’ultimo caso, sia l’unità a me-

dia che quella a bassa dotazione patrimoniale, come si è già detto, risie-

dono in casa in affitto, con la differenza, però, che la prima paga 10

milioni di lire e la seconda 5 milioni.

Ogni caso (quindi ogni configurazione patrimoniale) è sviluppato

a partire da tre diverse ipotesi reddituali: 10 milioni di lire lorde annue,

20 milioni e 50 milioni. In totale, quindi, i confronti impostati sono 9:

le tabelle 10, 11 e 12 sono dedicate ciascuna ad un caso e, all’interno di

ogni tabella, si utilizzano alternativamente le tre ipotesi reddituali pri-

ma appena descritte.

Le simulazioni sono condotte prendendo a riferimento tre criteri di

- 57 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

valorizzazione del patrimonio immobiliare ed mobiliare: a) un coeffi-

ciente pari a 5,5% per entrambi; b) un coefficiente pari a 15% per

entrambi; c) un coefficiente pari a 15% per l’immobiliare e a 20% per

il mobiliare. Il coefficiente di 5,5% è utilizzato a fini di confronto, per

mostrare gli effetti di una valorizzazione del patrimonio sulla base del

tasso di rendimento medio presunto correntemente attribuito al patri-

monio mobiliare.

In tutti e tre i casi, e per ogni ipotesi reddituale, dalla comparazio-

ne tra il valore dell’ISEE secondo l’attuale normativa e quello dell’in-

dicatore inglobante le proposte dell’ISAE, si evincono le seguenti

caratteristiche:

- i valori dell’indicatore proposto dall’ISAE sono sempre maggiori

per le unità a bassa e a media dotazione di capitale;

- per le unità ad alta dotazione di capitale i valori dell’indicatore pro-

posto dall’ISAE sono inferiori quando il coefficiente di valorizzazio-

ne del patrimonio è quello più basso, 5,5%, mentre sono sempre

superiori quando esso è pari al 15% o al 20%;

- nel passare dalla situazione attuale a quella proposta dall’ISAE, l’in-

cremento percentuale dell’indicatore relativo alle unità a media dota-

zione patrimoniale è quasi sempre superiore agli aumenti riscontrati

per le altre unità; le uniche eccezioni si verificano quando il coeffi-

ciente di valorizzazione del patrimonio è pari a 5,5%: in tal caso, so-

prattutto quando l’ipotesi reddituale è quella più bassa (10 milioni di

lire), può accadere che l’indicatore delle unità a bassa dotazione pa-

trimoniale cresca in proporzione maggiore di quello delle unità a

media dotazione;

- il differenziale di incremento a favore dell’indicatore delle unità a

media dotazione patrimoniale è amplificato al crescere del coeffi-

ciente di valorizzazione del patrimonio;

- l'analisi specifica dei tre casi sopra descritti evidenzia come il "salto"

di posizione delle unità a media dotazione patrimoniale sia attribui-

bile sia all’eliminazione della franchigie (Tab. 10), sia a quella della

detraibilità degli affitti - accessibile indipendentemente dal patrimo-

nio posseduto (Tab. 12);

- il confronto tra i risultati del caso 1) e del caso 2) mostra, infine, co-

me, dopo l’eliminazione contestuale della detraibilità degli affitti per

le unità sprovviste di patrimonio (affittuari) e delle franchigie per le

- 58 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

unità con dotazioni patrimoniali, l’indicatore di queste ultime cresca

in proporzione maggiore, posto che il coefficiente di valorizzazione

del patrimonio sia il 15% o il 20%.

Alla luce di queste osservazioni, il nuovo ISEE si rivela in grado

di inserire un cuneo tra le unità con dotazioni di patrimonio medio-pic-

cole e quelle con dotazioni minime o inesistenti. Tale guadagno di se-

lettività avviene a scapito di un avvicinamento tra le unità ad elevata

dotazione patrimoniale e quelle a media dotazione, tanto più evidente

quanto minore è il coefficiente di valorizzazione del patrimonio. In

considerazione della finalità prima dell’ISEE, questo cambiamento ap-

pare, tuttavia, nel complesso positivo: la minor selettività all’interno

delle fasce alte della distribuzione della ricchezza non rappresenta un

problema molto rilevante, poiché si tratta di una platea in linea di mas-

sima non interessata dall'operatività dell’ISEE; viceversa, la maggiore

selettività all’interno delle fasce basse è estremamente funzionale alle

applicazioni dell'indicatore.

Inoltre, si osserva che solo con il coefficiente al 5,5% si rischia di

svantaggiare le unità a bassa dotazione patrimoniale. Ciò avvalora

l'ipotesi di collocazione del valore di tale coefficiente nell'intervallo

15-20 per cento. 0LFURVLPXOD]LRQL

Al fine di una verifica più generale, non limitata alle singole figu-

re tipo considerate, si ritiene opportuno compiere un esercizio utiliz-

zando il modello di microsimulazione ITAXMOD dell'ISAE, che usa i

dati dell'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie (Banca

d'Italia, 1997) e riporta i redditi netti originari dell'inchiesta ai redditi

lordi, includendo il sistema di imposte e benefici e tenendo conto del

livello meno elevato dell'imponibile dichiarato al fisco. I valori patri-

moniali disponibili non coincidono con le rendite catastali, quelle rile-

vanti ai fini dell'ISEE. Pertanto, i risultati vanno considerati con

cautela. Purtroppo, non è possibile utilizzare i dati delle dichiarazioni

al fisco dei redditi delle persone fisiche, perché quelli disponibili risal-

gono a parecchi anni addietro (1994).

Attraverso opportune elaborazioni (riferite all'anno 2000), le unità

familiari sono ordinate per valori crescenti dell’ISEE, assegnando la

prima posizione all’unità con ISEE più basso. Questa operazione è ef-

fettuata sia con riferimento all'attuale ISEE, sia a quello modificato. E’

possibile, quindi, determinare le caratteristiche dei soggetti che, nel

passaggio dal primo al secondo, vedrebbero aumentare la probabilità di

- 59 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

ottenere prestazioni sociali. Nelle tabelle 13-17, la voce “guadagno”

indica la percentuale delle unità che si avvicinano alla prima posizione

(quella con ISEE più basso); simmetricamente, la voce “perdita” indica

la percentuale delle unità che se ne allontanano.

L'analisi è ripetuta nelle tre ipotesi già illustrate con riguardo alla

α

valorizzazione del patrimonio ( eguale per i due tipi di patrimonio e

α

pari a 5,5%, oppure a 15%, e differenziato e pari a 15% per il patri-

monio immobiliare e a 20% per quello finanziario).

Tab. 13 IMPATTO (1) DELLE PROPOSTE DELL’ISAE PER TITOLO DI POSSESSO

DELL’ABITAZIONE DI RESIDENZA

(valori percentuali)

Coefficienti di valorizzazione del patrimonio (2)

5,50% 15% 15% e 20%

3URSULHWj

Perdita 56,1 55,0 54,3

Parità 0,2 0,1 0,2

Guadagno 43,7 44,9 45,5

Totale 100,0 100,0 100,0

$IILWWR

Perdita 78,3 30,3 30,7

Parità 1,9 2,0 1,9

Guadagno 19,8 67,7 67,4

Totale 100,0 100,0 100,0

5LVFDWWR

Perdita 11,2 0,0 0,0

Parità 0,0 0,0 0,0

Guadagno 88,8 100,0 100,0

Totale 100,0 100,0 100,0

8VXIUXWWR

Perdita 9,7 0,0 0,0

Parità 0,0 0,0 0,0

Guadagno 90,3 100,0 100,0

Totale 100,0 100,0 100,0

8VRJUDWXLWR

Perdita 38,3 0,9 1,8

Parità 3,2 3,0 3,0

Guadagno 58,5 96,1 95,2

Totale 100,0 100,0 100,0

7RWDOH

Perdita 58,2 42,9 42,6

Parità 0,8 0,7 0,8

Guadagno 41,0 56,4 56,6

Totale 100,0 100,0 100,0

Fonte: elaborazioni ISAE.

(1) All'interno delle tabelle la voce “perdita" indica la percentuale delle unità che, con l'applicazione delle propo-

ste dell'ISAE, slittano in graduatoria e vedono ridotta la possibilità di ottenere prestazioni; simmetrica-

mente, la voce “guadagno” indica la percentuale delle unità per le quali aumentano la possibilità di ottenere

prestazioni.

(2) Nei primi due casi il coefficiente è unico per il patrimonio mobiliare e per quello immobiliare; nel terzo caso

il primo valore si riferise al coefficiente valido per il patrimonio immobiliare (15%), ed il secondo a quello per

il patrimonio mobiliare (20%). - 60 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

La tabella 13 offre indicazioni rispetto alla percentuale di soggetti

che si sposta in graduatoria a seconda della proprietà o meno della ca-

sa. Limitando il commento ai casi della proprietà e dell'affitto (e

trascurando l'ipotesi dell'usufrutto, del riscatto e dell'uso gratuito), si

può osservare che i proprietari perdono posizione più frequentemente,

sotto tutte le ipotesi di valorizzazione del patrimonio. Tuttavia, perché

la posizione della maggior parte degli affittuari migliori, bisogna che il

α sia superiore al 5,5%: con il 15%, come mostra la tabel-

coefficiente

la, il ruolo del patrimonio diventa sufficiente a discriminare in favore

di coloro che non detengono l'abitazione in cui risiedono.

Tab. 14 IMPATTO (1) DELLE PROPOSTE DELL’ISAE PER

ZONA GEOGRAFICA DI RESIDENZA

(valori percentuali)

Coefficienti di valorizzazione del patrimonio (2)

5,50% 15% 15%-20%

1RUG

Perdita 59,8 44,3 45,2

Parità 0,4 0,3 0,4

Guadagno 39,9 55,4 54,3

Totale 100,1 100,0 100,0

&HQWUR

Perdita 50,2 38,2 35,8

Parità 0,5 0,5 0,7

Guadagno 49,3 61,3 63,5

Totale 100,0 100,0 100,0

6XG

Perdita 60,2 43,5 42,4

Parità 1,7 1,5 1,5

Guadagno 38,0 55,0 56,1

Totale 100,0 100,0 100,0

7RWDOH

Perdita 58,2 42,9 42,6

Parità 0,8 0,7 0,8

Guadagno 41,0 56,4 56,6

Totale 100,0 100,0 100,0

Fonte: elaborazioni ISAE.

(1) All'interno delle tabelle la voce “perdita" indica la percentuale delle unità che, con l'applicazione delle propo-

ste dell'ISAE, slittano in graduatoria e vedono ridotta la possibilità di ottenere prestazioni; simmetrica-

mente, la voce “guadagno” indica la percentuale delle unità per le quali aumentano la possibilità di ottenere

prestazioni.

(2) Nei primi due casi il coefficiente è unico per il patrimonio mobiliare e per quello immobiliare; nel terzo caso

il primo valore si riferise al coefficiente valido per il patrimonio immobiliare (15%), ed il secondo a quello per

il patrimonio mobiliare (20%). - 61 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

La tabella 14 mostra che sotto tutte le ipotesi di valorizzazione del

patrimonio, ma soprattutto quando il coefficiente è pari a 5,5%, la per-

centuale di soggetti che si sposta verso posizioni migliori in graduato-

ria è molto elevata al Centro.

Una disaggregazione attenta al numero di componenti (Tab. 15)

consente di rilevare che le famiglie più numerose trarrebbero vantaggio

dalle proposte del nostro Istituto. Probabilmente questo dipende dal

fatto che le maggiori dimensioni medie delle loro abitazioni ed il

valore più elevato delle stesse, superiore al tetto della franchigia,

rendono quest'ultima, con l'attuale normativa, in proporzione meno

vantaggiosa.

La tabella 16 e la tabella 17 offrono informazioni complementari:

la prima descrive i cambiamenti all’interno dei decili di reddito, la se-

conda per composizione del patrimonio. Nel caso in cui il patrimonio

sia valorizzato con il coefficiente più basso (5,5%), la variabile reddito

diventa più rilevante, e quindi i guadagni sono più frequenti tra coloro

che si trovano nei decili inferiori. Negli altri due casi il patrimonio as-

sume importanza crescente, e dunque aumenta fortemente la percen-

tuale di coloro che guadagnano tra i non possessori di patrimonio

mobiliare ed immobiliare.

E’ importante rilevare che la frequenza dei soggetti che migliora-

no la loro posizione all'interno dei decili di reddito non presenta un an-

damento continuo ed univoco, cioè non accade che la percentuale di

coloro che guadagnano cresca sempre nel passaggio a decili superiori.

Presumibilmente questo dipende dal fatto che l'effetto delle franchigie

(e dunque anche della loro soppressione) non è esso stesso costante ed

univoco. - 62 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

Tab. 15 IMPATTO (1) DELLE PROPOSTE DELL’ISAE PER NUMEROSITÀ

DEL NUCLEO FAMILIARE

(valori percentuali)

Coefficienti di valorizzazione del patrimonio (2)

5,50% 15% 15%-20%

FRPSRQHQWH

Perdita 66,1 53,9 56,1

Parità 1,4 1,4 1,5

Guadagno 32,5 44,7 42,4

Totale 100,0 100,0 100,0

FRPSRQHQWL

Perdita 62,7 51,2 51,6

Parità 0,7 0,7 0,6

Guadagno 36,6 48,1 47,8

Totale 100,0 100,0 100,0

FRPSRQHQWL

Perdita 58,1 42,2 42,6

Parità 0,6 0,3 0,3

Guadagno 41,3 57,5 57,2

Totale 100,0 100,0 100,0

FRPSRQHQWL

Perdita 52,1 34,7 32,0

Parità 0,9 0,7 1,1

Guadagno 47,0 64,6 67,0

Totale 100,0 100,0 100,0

FRPSRQHQWL

Perdita 48,4 26,9 24,9

Parità 1,1 1,0 1,0

Guadagno 50,5 72,2 74,1

Totale 100,0 100,0 100,0

FRPSRQHQWL

Perdita 50,6 23,6 19,4

Parità 0,0 0,0 0,7

Guadagno 49,4 76,4 79,9

Totale 100,0 100,0 100,0

FRPSRQHQWL

Perdita 32,3 6,2 7,3

Parità 0,7 0,7 0,7

Guadagno 67,0 93,1 92,1

Totale 100,0 100,0 100,0

FRPSRQHQWL

Perdita 56,9 15,5 15,5

Parità 0,0 0,0 0,0

Guadagno 43,1 84,5 84,5

Totale 100,0 100,0 100,0

FRPSRQHQWL

Perdita 41,8 4,3 4,3

Parità 0,0 0,0 0,0

Guadagno 58,2 95,7 95,7

Totale 100,0 100,0 100,0

7RWDOH

Perdita 58,2 42,9 42,6

Parità 0,8 0,7 0,8

Guadagno 41,0 56,4 56,6

Totale 100,0 100,0 100,0

Fonte: elaborazioni ISAE.

(1) All'interno delle tabelle la voce “perdita" indica la percentuale delle unità che, con l'applicazione delle propo-

ste dell'ISAE, slittano in graduatoria e vedono ridotta la possibilità di ottenere prestazioni; simmetrica-

mente, la voce “guadagno” indica la percentuale delle unità per le quali aumentano la possibilità di ottenere

prestazioni.

(2) Nei primi due casi il coefficiente è unico per il patrimonio mobiliare e per quello immobiliare; nel terzo caso

il primo valore si riferise al coefficiente valido per il patrimonio immobiliare (15%), ed il secondo a quello per

il patrimonio mobiliare (20%). - 63 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

Tab. 16 IMPATTO (1) DELLE PROPOSTE DELL’ISAE PER FASCIA

DI REDDITO (DECILE) DEL NUCLEO FAMILIARE

(valori percentuali)

Coefficienti di valorizzazione del patrimonio (2)

5,50% 15% 15%-20%

I Perdita 39,0 42,8 42,5

Parità 7,2 6,7 6,7

Guadagno 53,8 50,5 50,8

Totale 100,0 100,0 100,0

II Perdita 47,6 42,4 43,8

Parità 0,1 0,0 0,0

Guadagno 52,3 57,6 56,2

Totale 100,0 100,0 100,0

III Perdita 51,8 42,4 43,4

Parità 0,4 0,3 0,0

Guadagno 47,8 57,3 56,6

Totale 100,0 100,0 100,0

IV Perdita 57,6 39,9 41,7

Parità 0,2 0,0 0,0

Guadagno 42,2 60,1 58,3

Totale 100,0 100,0 100,0

V Perdita 62,1 38,6 38,0

Parità 0,0 0,1 0,2

Guadagno 37,9 61,3 61,9

Totale 100,0 100,0 100,0

VI Perdita 58,2 41,0 43,2

Parità 0,0 0,0 0,1

Guadagno 41,8 59,0 56,8

Totale 100,0 100,0 100,0

VII Perdita 64,2 45,2 43,6

Parità 0,0 0,2 0,0

Guadagno 35,8 54,6 56,4

Totale 100,0 100,0 100,0

VIII Perdita 60,4 41,2 41,0

Parità 0,1 0,0 0,2

Guadagno 39,5 58,7 58,9

Totale 100,0 100,0 100,0

IX Perdita 71,2 52,1 50,0

Parità 0,1 0,0 0,1

Guadagno 28,7 47,9 49,9

Totale 100,0 100,0 100,0

X Perdita 69,4 43,2 42,6

Parità 0,5 0,1 0,8

Guadagno 30,1 56,7 56,6

Totale 100,0 100,0 100,0

Totale Perdita 58,2 42,9 42,6

Parità 0,8 0,7 0,8

Guadagno 41,0 56,4 56,6

Totale 100,0 100,0 100,0

Fonte: elaborazioni ISAE.

(1) All'interno delle tabelle la voce “perdita" indica la percentuale delle unità che, con l'applicazione delle propo-

ste dell'ISAE, slittano in graduatoria e vedono ridotta la possibilità di ottenere prestazioni; simmetrica-

mente, la voce “guadagno” indica la percentuale delle unità per le quali aumentano la possibilità di ottenere

prestazioni.

(2) Nei primi due casi il coefficiente è unico per il patrimonio mobiliare e per quello immobiliare;nel terzo caso il

primo valore si riferise al coefficiente valido per il patrimonio immobiliare (15%), ed il secondo a quello per il

patrimonio mobiliare (20%). - 64 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

Tab. 17 IMPATTO (1) DELLE PROPOSTE DELL’ISAE PER POSSESSO

E NATURA DEL PATRIMONIO

(valori percentuali)

Coefficienti di valorizzazione del patrimonio (2)

5,50% 15% 15% e 20%

1RQSRVVHVVRULDWWLYLWjLPPRELOLDUL

Perdita 74,0 25,5 26,3

Parità 2,5 2,5 2,4

Guadagno 23,5 72,0 71,3

Totale 100,0 100,0 100,0

3RVVHVVRULDWWLYLWjLPPRELOLDUL

Perdita 51,9 49,8 49,0

Parità 0,2 0,0 0,2

Guadagno 47,9 50,2 50,8

Totale 100,0 100,0 100,0

1RQSRVVHVVRULDWWLYLWjPRELOLDUL

Perdita 62,2 38,7 35,6

Parità 4,3 4,1 4,1

Guadagno 33,5 57,1 60,3

Totale 100,0 100,0 100,0

3RVVHVVRULDWWLYLWjPRELOLDUL

Perdita 57,4 43,7 43,9

Parità 0,2 0,1 0,2

Guadagno 42,4 56,2 55,9

Totale 100,0 100,0 100,0

7RWDOH

Perdita 58,2 42,9 42,6

Parità 0,8 0,7 0,8

Guadagno 41,0 56,4 56,6

Totale 100,0 100,0 100,0

Fonte: elaborazioni ISAE.

(1) All'interno delle tabelle la voce “perdita" indica la percentuale delle unità che, con l'applicazione delle propo-

ste dell'ISAE, slittano in graduatoria e vedono ridotta la possibilità di ottenere prestazioni; simmetrica-

mente, la voce “guadagno” indica la percentuale delle unità per le quali aumentano la possibilità di ottenere

prestazioni.

(2) Nei primi due casi il coefficiente è unico per il patrimonio mobiliare e per quello immobiliare; nel terzo caso

il primo valore si riferise al coefficiente valido per il patrimonio immobiliare (15%), ed il secondo a quello per

il patrimonio mobiliare (20%). - 65 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

&21&/86,21,

In questo capitolo si presentano: una valutazione della funzionali-

tà dell'ISEE nell'attuale formulazione; alcune proposte di modificazio-

ne; simulazioni illustrative degli effetti derivanti dalle modificazioni

proposte.

Sul piano delle valutazioni, sembra che l'ISEE presenti difetti di

equità e comprensibilità, soprattutto in relazione al trattamento accor-

dato al patrimonio.

In particolare, la previsione delle due franchigie, immobiliare e

mobiliare, produce un generale avvicinamento delle posizioni delle

unità con patrimonio al di sotto della franchigia. Un effetto analogo di

avvicinamento delle posizioni ha anche la detraibilità degli affitti, con-

cessa indipendentemente dalla situazione patrimoniale complessiva.

L’ISAE propone di eliminare contemporaneamente sia le

franchigie che la detraibilità degli affitti. Come conseguenza di tali

modifiche, il patrimonio rientrerebbe integralmente all’interno del

calcolo dell’ISEE, tramite due coefficienti di valorizzazione che

possono anche essere mantenuti distinti per la parte mobiliare e per

quella immobiliare.

Le simulazioni condotte con riferimento a nuclei familiari tipo

confermano che un indicatore che recepisse le proposte dell’ISAE ga-

rantirebbe maggior selettività all’interno delle fasce di ricchezza me-

dio-basse, riducendola all’interno di quelle medio-alte. In particolare,

le proposte dell’ISAE permetterebbero una più marcata differenziazio-

VWRFN

ne tra unità a media dotazione patrimoniale (con approssimativa-

mente pari ai livelli delle franchigie attualmente esistenti) ed unità a

bassa dotazione o pressoché prive di patrimonio. Poiché in quest’ulti-

ma categoria rientrano tutti i nuclei familiari residenti per necessità e

non per scelta in abitazione in affitto, le proposte dell’ISAE favorireb-

bero in particolare queste unità.

Le simulazioni condotte tramite il modello ITAXMOD dell’ISAE

confermano le valutazioni dell’analisi precedente. Inoltre, esse indica-

no che le nostre proposte avvantaggerebbero anche i nuclei familiari

numerosi.

In considerazione della finalità prima dell’ISEE, la minor seletti-

vità all’interno delle fasce alte della distribuzione della ricchezza non

rappresenta una perdita, poiché l’ISEE non trova la sua applicazione su

- 66 -

,6((FKHFRVDIDUQH"

quella platea; viceversa, la maggiore selettività all’interno delle fasce

basse è estremamente funzionale alle sue applicazioni.

Quest’ultima considerazione dovrebbe far riflettere sull’opportu-

nità di assegnare all’ISEE la duplice funzione di indicatore volto a se-

lezionare le unità cui consentire l’accesso alle prestazioni sociali, e di

strumento per la graduazione di interventi anche a carattere universali-

stico. Per svolgere la prima funzione, infatti, è sufficiente una capacità

di selezione maggiormente focalizzata sull’area più bassa della distri-

buzione congiunta di reddito e patrimonio. Per la seconda, invece, po-

trebbe essere necessario uno strumento più articolato.

- 67 -

Manovra per il 2001: effetti sull’economia e

impatto distributivo

,1752'8=,21(

Gli aspetti congiunturali e l'attualità delle politiche distributive

collegate alla manovra di finanza pubblica sono esaminati in questo ca-

pitolo, che si apre con la valutazione degli andamenti dell'economia

italiana nel biennio 2000-2001.

Segue l’analisi dell'evoluzione dei conti pubblici e degli effetti

della manovra sul bilancio.

Infine, i provvedimenti principali che riguardano le famiglie sono

considerati per le loro implicazioni distributive, mentre non sono trat-

tati quelli concernenti le imprese. Si stima l'impatto di tre gruppi di

provvedimenti. In primo luogo il cosiddetto "pacchetto energetico", al-

meno per quanto concerne gli sgravi sulle accise dei derivati del

petrolio: i risultati sono espressi in termini di percentuale di famiglie

avvantaggiate dalla misura e di quota del beneficio rispetto alla spesa

equivalente familiare complessiva. In secondo luogo si calcolano gli

effetti della revisione dell'IRPEF, sia con riferimento alla sola estensio-

ne dell'esenzione del reddito dell'abitazione principale, sia con

riferimento alla manovra integrale. In questo caso, oltre all'incidenza

dei beneficiari, si valuta la misura del risparmio di imposta in rapporto

al reddito familiare equivalente disponibile. In terzo luogo si stimano

gli effetti delle due principali misure in campo previdenziale (aumento

delle maggiorazioni sociali alle pensioni minime e incremento del li-

vello di copertura) in termini di incremento percentuale del

trattamento pensionistico. Altre misure, di cui non si quantifica l'im-

patto sui bilanci familiari, sono prese in conto ai fini della valutazione

qualitativa della manovra dal punto di vista dell'avvicinamento ad

obiettivi di equità.

Oltre alle conseguenze immediate delle misure previste, si valuta

anche l'impatto strutturale delle politiche di bilancio sulla sostenibilità

di lungo periodo del debito pubblico e sullo squilibrio

intergenerazionale. - 69 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

48$'5235(9,6,92$%5(9(7(50,1(

3(5/¶(&2120,$,7$/,$1$

L’espansione dell’economia italiana, che sino all’inizio di

quest’anno aveva mantenuto ritmi sostenuti, ha subito nei mesi più re-

centi un rallentamento. L’attenuazione della ripresa ciclica sembra

essere il risultato di un indebolimento della componente estera della

domanda a cui si è contrapposta una dinamica di quella interna com-

plessivamente favorevole, nonostante il permanere di un andamento

dei consumi privati piuttosto discontinuo. Allo stesso tempo, gli indi-

catori tratti dalle inchieste dell’ISAE indicano un aumento

dell’incertezza degli operatori, prefigurando una crescita produttiva re-

lativamente modesta nella parte finale dell’anno. Un contenuto

peggioramento delle prospettive di breve termine è, peraltro, comune a

tutti i principali paesi dell’area dell’euro, con l’emergere, nel corso

dell’estate, di un clima di aspettative delle imprese e dei consumatori

meno ottimista.

(YROX]LRQH La ripresa dell’economia ita-

FRQJLXQWXUDOH liana, iniziata nella primavera

UHFHQWH dello scorso anno, ha mante-

nuto sino all’inizio del 2000

un ritmo piuttosto sostenuto:

nel primo trimestre di

quest’anno il PIL ha registrato

una crescita congiunturale

dell’1,1%, risultando superio-

re del 3% rispetto al livello di

un anno prima. Successiva-

mente, la dinamica dell’attivi-

tà si è fortemente attenuata: nel secondo trimestre il PIL è aumentato,

in termini congiunturali, di appena lo 0,3%, segnando il risultato peg-

giore dall’inizio dell’attuale ripresa; il differenziale rispetto all’area

dell’euro, dove si è invece osservato uno sviluppo ancora robusto, è

tornato ad allargarsi (superando il punto percentuale in termini di tasso

di variazione tendenziale).

Riguardo alle principali componenti della domanda, ad una com-

plessiva tenuta di quella interna si è contrapposto, nel secondo trime-

stre, l’apporto marcatamente sfavorevole di quella estera. I consumi

- 70 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

privati, pur manifestando una progressione discontinua, sembrano aver

superato la fase di ristagno prevalsa nella seconda parte dello scorso

anno; l’incremento su base annua è risalito al di sopra del 2%. Gli inve-

stimenti hanno continuato a crescere a ritmi sostenuti (superiori al 7%

su base tendenziale), grazie all’evoluzione favorevole sia degli acquisti

di beni strumentali, sia delle costruzioni. Il riemergere di un marcato

contributo negativo del saldo degli scambi con l’estero alla variazione

del PIL (pari a quasi un punto percentuale in termini congiunturali) è

stato essenzialmente il risultato del forte aumento delle importazioni di

beni e servizi; le esportazioni hanno, invece, mantenuto una discreta

dinamica, con un incremento di quasi il 10% sull’arco di un anno.

L’indebolimento della ripresa congiunturale è confermato dall’an-

damento incerto della produzione industriale, che (misurata al netto de-

gli effetti stagionali) in agosto ha recuperato solo in parte il calo dei

due mesi precedenti.

Tab. 18 PREVISIONI PER L’ECONOMIA ITALIANA: QUADRO RIASSUNTIVO

(variazioni percentuali salvo diversa indicazione)

1999 2000* 2001*

Prodotto interno lordo 1,4 2,8 2,6

Importazioni di beni e servizi 3,4 7,9 8,4

Esportazioni di beni e servizi -0,4 8,8 6,8

Spese per consumi delle famiglie residenti 1,7 2,1 2,6

Investimenti fissi lordi 4,4 6,9 5,7

Contributo alla crescita del PIL

- domanda interna (al netto della var. scorte) 2,0 2,8 2,9

- variazioni delle scorte ed oggetti di valore 0,4 -0,3 0,1

- esportazioni nette -1,0 0,4 -0,3

Saldo conto corrente e conto capitale 0,8 -0,1 -0,5

(in percentuale del PIL)

Tasso di cambio dollaro/euro (livello) 1,067 0,927 0,925

Tasso di cambio lira/dollaro (livello) 1.817 2.094 2.095

Prezzi al consumo 1,7 2,5 2,3

Prezzi alla produzione -0,2 5,7 2,4

Propensione al consumo (livello percentuale) 87,4 88,7 89,1

Retribuzione pro capite nell'economia 2,3 2,3 3,2

Occupazione totale (1) 1,0 1,3 1,2

Tasso di disoccupazione 11,4 10,6 10,0

Indebitamento della P.A. (in percentuale del PIL) 1,9 1,3 1,1

Avanzo primario della P.A. (in percentuale del PIL) 4,9 5,1 5,1

Debito della P.A. (in percentuale del PIL) 115,1 112,0 106,5

PIL nominale (2) 2.128.165 2.220.601 2.328.410

SP

Fonte: ISTAT.

(*) Previsioni ISAE.

(1) In unità di lavoro VWDQGDUG

(2) Miliardi di lire correnti. - 71 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

Per quel che concerne le prospettive di breve termine, i segnali

provenienti dagli indicatori tratti dalle inchieste congiunturali

dell’ISAE, vanno nella direzione di una crescita moderata. Nel corso

dell’estate si è osservato un lieve peggioramento dei giudizi delle im-

prese industriali sull’andamento degli ordini, in particolare quelli pro-

venienti dall’estero. Le valutazioni relative alla tendenza della

domanda e della produzione, pur restando positive, hanno segnalato

una maggiore incertezza rispetto alla primavera.

Un ulteriore elemento di cautela è costituito dal netto peggiora-

mento del clima di fiducia dei consumatori registrato in settembre, che

ha pressochè annullato il significativo recupero emerso nei mesi imme-

diatamente precedenti. E’ probabile che il deterioramento delle aspet-

tative dei consumatori, manifestatosi con intensità analoga anche in

altri paesi europei (tra cui Francia e Spagna), sia stato determinato

dall’accentuarsi dei timori di risalita dell’inflazione, connessi all’im-

pennata del prezzo del petrolio e all’acuta debolezza del cambio. Ad

ottobre, tuttavia, il clima di fiducia è risalito, senza però riportarsi al li-

vello dei mesi estivi.

L’aspetto più positivo dell’attuale fase congiunturale è rappresen-

tato dalla prosecuzione della tendenza positiva dell’occupazione, che

non sembra aver sin qui risentito del rallentamento della crescita

dell’attività. In luglio, il numero degli occupati è risultato superiore

dello 0,5% rispetto ad aprile (al netto della stagionalità) e del 2% ri-

spetto ad un anno prima. Il tasso di disoccupazione è diminuito, al net-

to dei fattori stagionali, al 10,5 per cento.

$QGDPHQWR Nei mesi recenti, i forti rialzi delle quotazioni del petrolio e il de-

GHOO¶LQIOD]LRQH prezzamento del cambio si sono riflessi in una marcata accelerazione

del ritmo di crescita dei prezzi industriali, mentre hanno determinato

nel complesso un impatto moderato sull’inflazione al consumo, soprat-

tutto se quest’ultima viene considerata al netto della componente

energetica.

Le tensioni sui prezzi alla produzione hanno continuato a riguar-

dare essenzialmente i beni intermedi, trasferendosi in modo molto gra-

duale sui beni finali. In particolare, i prezzi all’origine dei prodotti

destinati al consumo, dopo l’accelerazione emersa nei mesi primaveri-

li, hanno successivamente registrato un lieve rallentamento della dina-

mica. Tuttavia, le intenzioni di modifica dei listini, espresse dalle

imprese industriali nell’ambito delle inchieste ISAE, indicano il per-

- 72 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

manere anche nei prossimi mesi di significative spinte al rialzo.

L’inflazione al consumo negli ultimi mesi è risultata stabile. L’in-

cremento tendenziale dell’indice nazionale per l’intera collettività a

settembre è stato pari al 2,6%, analogo a quello dei due mesi preceden-

ti, mentre l’evoluzione congiunturale, al netto dei fattori stagionali, ha

evidenziato un rallentamento. La componente di fondo dell’inflazione

FRUHLQIODWLRQ,misurata

(la cosiddetta al netto dei prezzi dei beni ener-

getici e alimentari) è rimasta quasi invariata: il relativo indice, calcola-

to da EUROSTAT, ha registrato in Italia un incremento su base

annua del 2,0%, a fronte di un valore dell’1,4% nei paesi dell’area

dell’euro.

In questi ultimi, le spinte provenienti dal rincaro del petrolio e

dall’aumento del costo dei prodotti importati dall’esterno dell’area,

connesso al deprezzamento del cambio, hanno determinato, nel corso

dell’estate, una progressiva risalita dell’inflazione. La tendenza ascen-

dente si è rafforzata in settembre, quando il tasso di crescita tendenzia-

le dell’indice dei prezzi armonizzato ha toccato il 2,8%. In

corrispondenza di tale dato, il differenziale di inflazione del nostro Pa-

ese rispetto alla media dell’area dell’euro è risultato, per la prima volta

dall’unificazione monetaria, negativo (-0,2 punti percentuali). 6FHQDULR

Nel corso dell’estate il quadro economico internazionale, che nel- LQWHUQD]LRQDOH

la prima metà dell’anno si era caratterizzato in senso fortemente espan-

sivo, è andato mutando. Il marcato incremento del prezzo del petrolio

ha indotto un progressivo rafforzamento delle spinte inflazionistiche,

provocando, da un lato, un effetto di erosione del potere d’acquisto dei

consumatori e, dall’altro, un irrigidimento della politica monetaria.

Tali tendenze sono state amplificate, nell’area dell’euro, dal contempo-

raneo indebolimento del cambio. Il tasso di inflazione è salito ben al di

sopra della soglia del 2% e la BCE ha operato, in tre riprese a partire da

giugno, un rialzo dei tassi di intervento pari, complessivamente, a un

punto percentuale.

L’acuirsi delle tensioni inflazionistiche e l’aumento dei tassi di in-

teresse hanno fatto affiorare elementi di incertezza sulla possibilità di

una prosecuzione della fase di veloce espansione dell’economia euro-

pea. Il clima di fiducia dell’industria manifatturiera ha mostrato, a par-

tire da giugno, segni di peggioramento, soprattutto in Francia. Un

comportamento analogo, seppure meno accentuato, si è manifestato in

Germania, dove si registrano giudizi meno positivi sulle tendenze della

- 73 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

produzione, oltre a un lieve incremento delle giacenze di prodotti finiti.

In particolare, l’indicatore dell’IFO sulla tendenza dell’attività nel set-

tore manifatturiero, che nel passato ha anticipato in modo regolare

l’andamento del ciclo della produzione industriale dell’area dell’euro,

negli ultimi tre mesi è sceso in misura significativa. Come già accenna-

to, anche il clima di fiducia dei consumatori europei ha mostrato, in

settembre, un brusco deterioramento.

Tab. 19 PREVISIONI PER L’ECONOMIA INTERNAZIONALE: QUADRO RIASSUNTIVO

(variazioni percentuali salvo diversa indicazioni)

1999 2000* 2001*

&DPELR

dollaro/euro (livello) 1,067 0,927 0,925

3UH]]LFRPPHUFLRPRQGLDOHLQGROODUL

materie prime 2,6 16,1 2,2

30,1 49,7 2,0

FRPEXVWLELOL

manufatti -3,1 -5,3 -1,0

'RPDQGDPRQGLDOH

media esportazioni - importazioni 5,1 11,3 8,9

3URGRWWRLQWHUQRORUGR

OCSE 2,8 3,9 2,8

2,4 3,4 3,0

8(0 4,2 5,3 3,0

6WDWL8QLWL 0,3 1,9 2,3

*LDSSRQH

3UH]]LDOFRQVXPR

OCSE 1,5 2,4 2,1

1,1 2,2 2,0

8(0 2,2 3,3 2,7

6WDWL8QLWL -0,3 -0,5 0,4

*LDSSRQH

Fonte: elaborazioni ISAE.

(*) Previsioni ISAE.

Nel complesso, l’indebolimento dell’espansione ciclica che si va

delineando per la parte finale del 2000 e il permanere di pressioni sui

prezzi rendono probabile, per il prossimo anno, una crescita dell’area

dell’euro inferiore a quella prevista prima della pausa estiva. All’inter-

no di tale quadro, e tenendo conto dei segnali di rallentamento con-

giunturale descritti in precedenza, anche le prospettive di sviluppo

dell’economia italiana risultano meno favorevoli di quanto apparissero

nel luglio scorso, in occasione della pubblicazione del precedente Rap-

porto trimestrale dell’ISAE.

Lo scenario internazionale per il 2001, assunto quale base della

- 74 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

previsione, resta positivo ma caratterizzato da un graduale rallenta-

mento del commercio internazionale. Questo, dopo una crescita di oltre

l’11% stimata per quest’anno, dovrebbe incrementarsi di circa il 9%

nel prossimo. Per quel che riguarda l’economia americana, si mantiene

un’ipotesi di decisa attenuazione dello sviluppo che, sebbene più volte

smentita nel recente passato, viene considerata come più probabile da

tutti i centri di previsione internazionali, anche in considerazione della

presumibile fine del ciclo politico, dopo le elezioni presidenziali. La

proiezione relativa all’area dell’euro evidenzia un temporaneo rallenta-

mento dell’espansione produttiva, già iniziato nel terzo trimestre di

quest’anno e destinato a protrarsi sino al primo trimestre del 2001; la

crescita si riporta su ritmi più sostenuti nella seconda parte del prossi-

mo anno. Ne deriva un incremento del PIL nella zona euro pari al 3,4%

nella media del 2000 e al 3% nel 2001. Tale profilo di sviluppo implica

una chiusura del differenziale negativo di crescita dell’Europa rispetto

agli Stati Uniti nel corso del prossimo anno. Ciò conduce a ipotizzare

un progressivo, anche se lento, apprezzamento dell’euro rispetto al dol-

laro (sino a 0,96 alla fine del 2001), che si traduce in un tasso di cam-

bio medio pressochè identico nei due anni. Riguardo, infine, al prezzo

del petrolio, la previsione assume una stabilizzazione delle quotazioni

appena al di sotto dei 30 dollari per barile nella parte finale di quest’an-

no e una lieve discesa nel corso del 2001 (sino a 27,5 dollari nell’ulti-

mo trimestre), con un prezzo medio di circa 28 dollari sia nel 2000

(con un incremento di quasi il 60% rispetto all’anno precedente), sia

nel 2001.

Tab. 20 CONTRIBUTI ALLA CRESCITA DEL PIL IN TERMINI REALI

(variazioni e incidenze percentuali)

1999 2000* 2001*

Prodotto interno lordo 1,4 2,8 2,6

Saldo estero beni e servizi -1,0 0,4 -0,3

Impieghi interni 2,4 2,5 3,0

Investimenti fissi lordi 0,8 1,4 1,2

Spesa per consumi finali 1,1 1,4 1,7

- delle famiglie residenti 1,0 1,3 1,5

Variazioni delle scorte ed

oggetti di valore 0,4 -0,3 0,1

Fonte: ISTAT.

(*) Previsioni ISAE. - 75 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

3UHYLVLRQHSHU Le prospettive di crescita dell’economia italiana risentono di spin-

O¶HFRQRPLD te contrastanti. Un contesto internazionale meno favorevole si combina

LWDOLDQD con gli effetti di freno derivanti dalle condizioni più restrittive verso

cui si è orientata la politica monetaria dell’area dell’euro. D’altro can-

to, la ripresa della domanda interna trova supporto in una politica di bi-

lancio che, sulla base delle misure attualmente in discussione, genera, a

partire dall’ultimo scorcio di quest’anno, impulsi espansivi di dimen-

sioni significative. Nel complesso, le condizioni di sviluppo del nostro

Paese restano molto positive, ma non tali da evitare, nel confronto tra

2000 e 2001, un lieve rallentamento della crescita dell’attività produtti-

va, peraltro meno accentuato di quello atteso per l’area dell’euro. In

particolare, si prevede che il profilo di sviluppo segni una temporanea

attenuazione nella parte finale di quest’anno e nel primo scorcio del

prossimo, per poi tornare a ritmi vicini al 3% nella seconda parte del

2001. Ciò implica un’espansione dell’economia italiana del 2,6% nella

media del prossimo anno, inferiore di due decimi di punto rispetto a

quella che, sulla base delle attuali proiezioni, può essere stimata per il

2000. Giova ricordare come tali tassi si confrontino comunque favore-

volmente con quello osservato in Italia nella media degli anni novanta,

pari all’1,4 per cento.

L’attenuazione della dinamica dell’economia prevista per il 2001

è essenzialmente il risultato del peggioramento del saldo degli scambi

con l’estero che, dopo aver fornito un apporto positivo alla crescita per

0,4 punti percentuali nel 2000, torna a determinare un contributo nega-

tivo (di 0,3 punti). A una lieve accelerazione delle importazioni, traina-

ta dal recupero della domanda interna, si contrappone, infatti, una

- 76 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

sensibile decelerazione delle esportazioni, il cui tasso di sviluppo pas-

serebbe da quasi il 9% stimato per quest’anno, a meno del 7%. Il ral-

lentamento delle vendite all’estero è la risultante del più contenuto

dinamismo del commercio mondiale e della domanda proveniente da-

gli altri paesi dell’area dell’euro, nonché del venire meno dello stimolo

fornito dal deprezzamento del cambio. 'RPDQGD

La domanda interna pre- LQWHUQD

senta una tendenza al rafforza-

mento, trainata dalla ripresa

dei consumi privati. Questi

sono alimentati dall’espansio-

ne del reddito disponibile delle

famiglie che beneficia, oltre

che dell’effetto favorevole

delle misure di riduzione del

prelievo fiscale, di un’accen-

tuazione della crescita dei red-

diti da lavoro dipendente,

derivante dalla creazione di nuovi posti di lavoro e dai maggiori incre-

menti del salario pro capite. Nonostante il permanere di un tasso di in-

flazione di poco inferiore a quello di quest’anno determini ancora un

importante effetto di erosione del potere d’acquisto, il tasso di incre-

mento del reddito reale sale dallo 0,5% di quest’anno a circa il 2%

l’anno prossimo. Ciò rende possibile un significativo rafforzamento

della dinamica dei consumi privati: da poco più del 2% nel 2000 a oltre

il 2,5% nel 2001. Tale previsione incorpora un calo limitato della pro-

pensione al risparmio nel corso del prossimo anno. La dinamica degli

investimenti in beni strumentali, pur restando elevata (di poco inferiore

all’8%), subisce una decelerazione dovuta alla maggiore incertezza

sulle prospettive di sviluppo e al rialzo dei tassi di interesse. L’attenua-

zione del ritmo di espansione è più marcata per la componente delle

costruzioni, per la quale si prevede nel 2001 un incremento inferiore al

3% (a fronte di un aumento di quasi il 5% stimato per quest’anno). 0HUFDWRGHO

Il temporaneo e limitato rallentamento della crescita dell’attività ODYRUR

economica non ostacola il protrarsi della tendenza positiva del mercato

del lavoro. Il ritmo di aumento dell’occupazione, pur se lievemente in-

feriore a quello previsto per quest’anno (pari all’1,3% in termini di uni-

VWDQGDUG),

tà di lavoro si mantiene al di sopra dell’1%. In termini di

- 77 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

posizioni lavorative, l’incremento è di quasi 460mila unità nel 2000 e

di circa 400mila nel 2001. L’attenuarsi del processo di creazione di

nuovi posti di lavoro nei servizi è, in parte, compensato dal recupero

della domanda di lavoro nel settore manifatturiero. Nonostante l’au-

mento sostenuto delle forze di lavoro, lo sviluppo dell’occupazione

rende possibile una sostanziale riduzione del tasso di disoccupazione,

che scende al 10% nella media del 2001 (dal 10,6% stimato per il

2000).

&RVWRGHOODYRUR La dinamica salariale, che si è

HLQIOD]LRQH Graf. 8 - INVESTIMENTI FISSI LORDI mantenuta molto moderata

(miliardi di lire 1995, dati destagionalizzati) quest’anno, è destinata a se-

gnare un’accelerazione; il tas-

so di incremento della

retribuzione media pro capite

sale dal 2,3% stimato per il

2000, al 3,2% l’anno prossi-

mo. Tale evoluzione riflette

l’effetto del rinnovo degli ac-

cordi nazionali in scadenza

nell’industria e nei servizi, per

i quali si ipotizza un parziale

recupero dello scarto tra infla-

zione programmata ed effetti-

va del biennio 1999-2000,

nonché l’impatto dei migliora-

menti retributivi riguardanti il

pubblico impiego. Il salario

reale subisce, nelle previsoni

dell’ISAE, una lieve diminu-

zione quest’anno e un recupe-

ro dell’1% nel 2001.

Il costo del lavoro per occupa-

to manifesta un’evoluzione

più contenuta, grazie alle mi-

sure di riduzione del cuneo

contributivo contenute nella manovra di finanza pubblica per il prossi-

mo anno. In presenza di un ritmo di crescita della produttività presso-

ché stabile (pari all’1,5% sia nel 2000, sia nel 2001), la dinamica del

- 78 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

Tab. 21 UNITA’ DI LAVORO

Migliaia Variazioni percentuali

1999 2000* 2001* 1999 2000* 2001*

,1&203/(662

Agricoltura 1.372 1.333 1.289 -5,5 -2,8 -3,3

Industria 6.759 6.753 6.802 0,0 -0,1 0,7

-in senso stretto 5.252 5.219 5.254 -0,4 -0,6 0,7

-costruzioni 1.507 1.534 1.548 1,6 1,8 0,9

Servizi 15.005 15.358 15.624 2,0 2,4 1,7

-privati (1) 9.025 9.323 9.535 2,7 3,3 2,3

-pubblici (2) 5.980 6.035 6.089 1,1 0,9 0,9

TOTALE 23.136 23.444 23.714 1,0 1,3 1,2

',3(1'(17,

Agricoltura 513 508 487 -4,3 -0,9 -4,2

Industria 5.190 5.176 5.218 -0,2 -0,3 0,8

-in senso stretto 4.338 4.295 4.325 -0,4 -1,0 0,7

-costruzioni 852 881 893 1,1 3,4 1,4

Servizi 10.464 10.742 10.943 2,7 2,7 1,9

-privati (1) 5.255 5.497 5.651 4,3 4,6 2,8

-pubblici (2) 5.209 5.245 5.293 1,1 0,7 0,9

TOTALE 16.167 16.426 16.648 1,5 1,6 1,4

Fonte: ISTAT.

(*) Previsioni ISAE.

(1) Comprendono commercio, alberghi, trasporti, intermediazione creditizia, servizi vari ad imprese e famiglie.

(2) Comprendono Amministrazioni Pubbliche, istruzione, sanità, altri servizi pubblici, servizi domestici presso

le famiglie.

Tab. 22 RETRIBUZIONE E COSTO DEL LAVORO PRO CAPITE

(variazioni percentuali)

Retribuzione Costo del lavoro

1999 2000* 2001* 1999 2000* 2001*

Agricoltura 1,4 1,0 2,0 1,5 -0,1 0,6

Industria 2,8 2,6 3,0 2,1 2,9 2,5

-in senso stretto 2,9 2,8 3,2 2,2 3,2 2,7

-costruzioni 2,7 2,4 2,0 2,1 1,9 1,3

Servizi 1,8 2,1 3,1 1,6 2,0 2,8

-privati (1) 1,5 2,1 2,4 1,0 1,8 2,1

-pubblici (2) 2,1 2,1 3,9 2,3 2,2 3,6

TOTALE 2,3 2,3 3,2 1,9 2,3 2,8

Fonte: ISTAT.

(*) Previsioni ISAE.

(1) Comprendono commercio, alberghi, trasporti, intermediazione creditizia, servizi vari ad imprese e famiglie.

(2) Comprendono Amministrazioni Pubbliche, istruzione, sanità, altri servizi pubblici, servizi domestici presso

le famiglie. - 79 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

costo del lavoro per unità di prodotto si rafforza leggermente portando-

si, l’anno prossimo, all’1,3% nell’insieme dell’economia.

L’andamento dell’inflazione al consumo riflette soprattutto l’evo-

luzione della componente estera dei costi, a sua volta influenzata dai

movimenti del cambio e delle quotazioni del petrolio. Sulla base delle

ipotesi adottate nella previsione, i prezzi dei beni e servizi importati se-

gnano una decisa frenata, aumentando nel 2001 di poco meno del 2%

(l’incremento stimato per l’anno in corso supera il 10%). Ciò fornisce

un importante contributo alla disinflazione che è, tuttavia, frenata dalla

risalita del costo del lavoro e dall’emergere di condizioni favorevoli a

un recupero dei margini di profitto. Il tasso di inflazione tendenziale

scende da un livello di poco superiore al 2,5%, previsto per la fine di

quest’anno, a circa il 2% alla fine del 2001. Il tasso medio annuo si ri-

duce in misura assai più contenuta, abbassandosi dal 2,5% stimato per

quest’anno al 2,3 per cento.

Tab. 23 RISORSE E IMPIEGHI

1999 2000* 2001*

Miliardi Variazioni percentuali Variazioni percentuali

di lire Quantità Prezzi Valori Quantità Prezzi Valori

correnti

Prodotto interno lordo 2.128.165 2,8 1,5 4,3 2,6 2,2 4,9

Importazioni di beni e servizi 500.416 7,9 10,8 19,6 8,4 1,7 10,2

Esportazioni di beni e servizi 543.048 8,8 4,7 13,9 6,8 1,0 7,9

Domanda interna 2.085.533 2,5 2,9 5,5 3,0 2,4 5,5

Spesa per consumi delle famiglie

residenti 1.257.113 2,1 2,8 5,0 2,6 2,5 5,2

Spesa per consumi delle AAPP e

delle ISSL 395.629 1,1 2,2 3,3 1,2 2,1 3,3

Investimenti fissi lordi 402.659 6,9 2,4 9,4 5,7 2,0 7,9

- costruzioni 166.649 4,8 2,8 7,7 2,7 2,1 4,9

- macchinari, attrezzature,

mezzi di trasporto e beni

immateriali 236.010 8,3 2,1 10,6 7,8 2,0 10,0

Variazione delle scorte ed oggetti

di valore 30.132 -0,3(1) 0,1(1)

Fonte: ISTAT.

(*) Previsioni ISAE.

(1) Contributo alla variazione del PIL.

5LVFKLGHOOD Il quadro previsivo presentato in questa sede risente di margini di

SUHYLVLRQH incertezza particolarmente ampi, connessi essenzialmente alla possibi-

lità di sviluppi dello scenario internazionale sensibilmente diversi da

- 80 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

quelli qui ipotizzati.

Per un verso, i segnali di indebolimento dell’espansione ciclica

dell’area dell’euro, e con essa dell’economia italiana, sono molto re-

centi e, in quanto tali, ancora poco netti e caratterizzati da un’elevata

probabilità di errore. E’ possibile che essi corrispondano a un tempora-

neo peggioramento delle aspettative, derivante dall’amplificazione dei

VKRFN

timori legati al ripetersi di uno petrolifero. Una stabilizzazione

del mercato del petrolio su una situazione più equilibrata ed una perce-

zione, presso gli operatori, dell’aumento dei prezzi dell’energia quale

impulso inflazionistico di durata e intensità limitata, potrebbero con-

durre a un rapido superamento delle difficoltà. In questo caso, il rallen-

tamento della crescita europea potrebbe essere assai meno marcato, se

non addirittura smentito, e le prospettive di sviluppo per l’economia

italiana nel corso del prossimo anno tornerebbero ad avvicinarsi alla

soglia del 3 per cento.

Per altro verso, i rischi (anche di origine politica) connessi alla

possibilità di una significativa accentuazione delle spinte inflazionisti-

che a livello internazionale, e in particolare nell’area dell’euro, restano

elevati. Le recenti fluttuazioni del prezzo del petrolio e i reiterati se-

gnali di debolezza dell’euro ne forniscono una conferma. I riflessi in

termini di peggioramento del clima di aspettative dei consumatori e

delle imprese potrebbero essere rilevanti. Ad essi potrebbero aggiun-

gersi quelli derivanti da un ulteriore irrigidimento della politica mone-

taria, con notevoli effetti di freno allo sviluppo dell’attività economica,

sino a poter configurare una vera e propria battuta d’arresto dell’attuale

fase di espansione internazionale. - 81 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

$1'$0(172'(,&217,38%%/,&,1(/%,(11,2

GHILFLW

5DSSRUWR Nel biennio 2000-2001 il delle Amministrazioni Pubbliche

GHILFLW3,/ prosegue il percorso di progressiva riduzione, sia in termini nominali

sia in rapporto al PIL. Per l’anno in corso, secondo le stime dell’ISAE,

è atteso un indebitamento netto pari all’1,3% del PIL, in linea con

l’obiettivo ufficiale (contro l’1,9% nel 1999). Nel 2001 il disavanzo

dovrebbe ulteriormente calare, portandosi all’1,1% del prodotto, cioè

ad un livello superiore a quello, dello 0,8%, indicato nella recente Nota

GHILFLW/PIL

di aggiornamento del DPEF. Il rapporto del prossimo anno,

come evidenziato anche da altri organismi di previsione, risulterebbe,

WDUJHW

dunque, appena superiore al dell’1% riportato nell’aggiorna-

mento del Programma di stabilità, inviato alla Commissione Europea

alla fine del 1999. Ciò non dovrebbe implicare particolari motivi di

preoccupazione, anche perché si attende per il 2001 qualche doveroso

piccolo intervento sulla spesa pensionistica, come richiesto dalla “ri-

forma Dini” del 1995. L’andamento dei conti pubblici rimane, comun-

que, in linea con i dettami del Patto di stabilità e crescita.

L’incidenza sul PIL dell’avanzo primario aumenta dal 4,9%, regi-

strato nel 1999, al 5,1% in entrambi gli anni. Nel DPEF e nella sua

VXUSOXVprimario

Nota di aggiornamento si prevede, invece, un pari al

5,2% del PIL nel 2000 e al 5,3% nell’anno successivo.

Nel 2000, la riduzione di 0,6 punti di PIL del disavanzo deriva

unicamente da un contenimento dell’incidenza delle uscite, in larga

misura dovuto alla diminuzione della spesa per interessi (che si contrae

dal 6,8 al 6,4%). La quota delle entrate sul prodotto viene, infatti, man-

ERQXV

tenuta invariata dagli effetti combinati del fiscale (un’evoluzio-

ne delle entrate notevolmente più sostenuta di quanto inizialmente

previsto, la quale avrebbe consentito quasi di dimezzare il disavanzo) e

delle misure di sgravio introdotte recentemente dal Governo con il de-

creto legge di fine settembre. Così la pressione fiscale si mantiene al

livello indicato nel DPEF (e confermato nella Nota di aggiornamento),

cioè al 43,2% (un decimo inferiore a quello dell’anno precedente).

FDSLWDOJDLQ,

Oltre agli alti incassi derivanti dall’imposizione sui

nei primi otto mesi dell’anno è risultato particolarmente consistente il

gettito dell’IVA e dell’IRPEG. L’aggiornamento delle stime in base

agli esiti dell’autotassazione ha condotto il Governo a quantificare in

oltre 13.000 miliardi i possibili sgravi. Gran parte delle misure di

- 82 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

alleggerimento fiscale è, tuttavia, di natura temporanea. Una

diminuzione transitoria delle entrate deriva, oltre che dagli interventi

sulle accise, da quelli relativi alla riduzione delle percentuali di

acconto di IRPEF, IRPEG e IRAP, che si limitano a rinviare al 2001 il

versamento di quanto dovuto. Le misure strutturali riguardano, invece,

l’ampliamento del primo scaglione di reddito fiscale e l’aumento delle

detrazioni per i redditi di lavoro.

Nel prossimo anno, scontando il buon andamento delle entrate e

gli effetti degli interventi disposti nel disegno di legge Finanziaria, se-

condo le previsioni dell’ISAE, i conti pubblici miglioreranno, ma in

misura inferiore a quanto riportato nei documenti ufficiali. Ciò, oltre

che da un quadro macroeconomico leggermente meno favorevole di

quello confermato nella Relazione previsionale e programmatica, deri-

va da una valutazione di non completa efficacia della manovra per il

2001, in particolare con riferimento ai risparmi sui consumi intermedi.

Rispetto alle previsioni del Governo risulta differente la

composizione tra spesa per interessi e avanzo primario. Quest’ultimo,

come ricordato, si prospetta più contenuto nelle previsioni dell’ISAE.

La spesa per il servizio del debito si contrarrebbe ulteriormente,

portandosi al 6,2% del PIL. Nel 2001, la pressione fiscale dovrebbe

calare, rispetto al 2000, di sette decimi di punto, collocandosi al 42,5%

(un decimo superiore al livello indicato nel DPEF e confermato nella

Nota di aggiornamento).

Il debito pubblico, grazie anche ai 65.000 miliardi di dismissioni

(al lordo dei proventi derivanti dalla concessione delle licenze UMTS),

dovrebbe ridursi di quasi 9 punti percentuali di PIL nel biennio, pas-

sando dal 115,1% del 1999 al 112% nel 2000 e al 106,5% nel 2001.

- 83 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

Tab. 24 CONTO ECONOMICO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

(miliardi di lire) Variazioni percentuali

1999 2000* 2001* 1999 2000* 2001*

86&,7(

Redditi da lavoro dipendente 227.262 232.500 241.000 2,6 2,3 3,7

Consumi intermedi 150.803 157.400 162.300 6,3 4,4 3,1

Altre poste consumi collettivi 7.439 8.000 7.500 -15,9 7,5 -6,3

&RQVXPLFROOHWWLYL

Contributi alla produzione 28.038 30.500 30.500 1,8 8,8 0,0

Prestazioni sociali 370.367 383.500 402.000 5,5 3,5 4,8

Altre spese correnti 25.686 26.900 27.800 4,8 4,7 3,3

6SHVHFRUUHQWLDOQHWWRLQWHUHVVL

Interessi passivi 145.726 142.000 144.000 -13,0 -2,6 1,4

727$/(63(6(&255(17,

Investimenti 56.113 60.900 65.600 9,2 8,5 7,7

Contributi agli investimenti 20.815 22.500 22.800 8,7 8,1 1,3

Altre spese in c/capitale 6.765 5.000 4.500 -8,6 -26,1 -10,0

727$/(63(6(,1&2172&$3,7$/(

727$/(63(6($/1(772,17(5(66,

727$/(63(6(

(175$7(

Imposte dirette 321.587 335.200 341.700 8,3 4,2 1,9

Imposte indirette 326.421 340.200 356.000 2,6 4,2 4,6

Contributi sociali 270.819 281.500 290.500 1,6 3,9 3,2

Altre entrate correnti 68.892 72.100 76.500 3,8 4,7 6,1

727$/((175$7(&255(17,

(175$7(,1&2172&$3,7$/(

727$/((175$7(

6$/'2&255(17(

6$/'2,1&2172&$3,7$/(

,1'(%,7$0(1721(772

,1'(%1(772$/1(772,17(5(66,

Fonte: ISTAT.

(*) Previsioni ISAE. - 84 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

Tab. 25 CONTO ECONOMICO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

(in percentuale del PIL)

1999 2000* 2001*

86&,7(

Redditi da lavoro dipendente 10,7 10,5 10,4

Consumi intermedi 7,1 7,1 7,0

Altre poste consumi collettivi 0,3 0,4 0,3

&RQVXPLFROOHWWLYL

Contributi alla produzione 1,3 1,4 1,3

Prestazioni sociali 17,4 17,3 17,3

Altre spese correnti 1,2 1,2 1,2

6SHVHFRUUHQWLDOQHWWRLQWHUHVVL

Interessi passivi 6,8 6,4 6,2

727$/(63(6(&255(17,

Investimenti 2,6 2,7 2,8

Contributi agli investimenti 1,0 1,0 1,0

Altre spese in c/capitale 0,3 0,2 0,2

727$/(63(6(,1&2172&$3,7$/(

727$/(63(6($/1(772,17(5(66,

727$/(63(6(

(175$7(

Imposte dirette 15,1 15,1 14,7

Imposte indirette 15,3 15,3 15,3

Contributi sociali 12,7 12,7 12,5

Altre entrate correnti 3,2 3,2 3,3

727$/((175$7(&255(17,

(175$7(,1&2172&$3,7$/(

727$/((175$7(

6$/'2&255(17(

6$/'2,1&2172&$3,7$/(

,1'(%,7$0(1721(772

,1'(%1(772$/1(772,17(5(66,

35(66,21(),6&$/(,17(51$

'(%,72

Fonte: ISTAT.

(*) Previsioni ISAE.

(1) (Imposte dirette, imposte indirette, contributi sociali, imposte in conto capitale)/PIL. Al netto della quota

delle risorse proprie IVA di pertinenza dell’Unione Europea. - 85 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

0$1295$',),1$1=$38%%/,&$3(5,/

Il percorso di risanamento della finanza pubblica, avviato agli ini-

zi degli anni novanta, offre finalmente i suoi frutti. Sul piano quantita-

tivo, ciò è evidenziato dal fatto che per la prima volta la manovra di

bilancio non ha bisogno di essere restrittiva, o severamente restrittiva,

come ad esempio è avvenuto nel 1996-97. Sul piano qualitativo, molto

resta ancora da fare, perché a saldi di bilancio appropriati (o addirittura

dal 2003 in pareggio o in avanzo) potrebbero e dovrebbero corrispon-

dere sia livelli di spesa e di entrata pubblici più contenuti (con effetti

maggiormente propulsivi sull’economia), sia una maggiore quota di

uscite pubbliche produttive rispetto a quelle improduttive.

1RWDGL Secondo le indicazioni della Nota di aggiornamento del DPEF, le

DJJLRUQDPHQWR tendenze a legislazione vigente dei conti pubblici determinerebbero già

GHO'3() nel 2001 un avanzo di bilancio (di circa 3.000 miliardi). L’evoluzione

in atto del quadro macroeconomico e degli aggregati di finanza pubbli-

ca, infatti, comporterebbe, rispetto a quanto esposto nel DPEF dello

scorso giugno, un aumento delle entrate pari a 26.800 miliardi e, dun-

GHILFLW,

que, un incremento in grado di più che compensare il di 23.700

miliardi, riportato nel Documento di programmazione economico-fi-

nanziaria. Senza interventi, l’avanzo primario aggiornato raggiunge-

rebbe i 148.700 miliardi, con un’incidenza sul PIL del 6,4%, molto

vicina a quella realizzata nel 1997 per poter partecipare alla terza fase

dell’Unione Europea sin dal suo inizio.

,QWHUYHQWLSHUOR In tale contesto, la politica di bilancio è orientata verso la riduzio-

VYLOXSSRH ne della pressione fiscale su famiglie e imprese, il sostegno degli inve-

PDQRYUD stimenti e la razionalizzazione e il contenimento delle spese di

FRUUHWWLYD funzionamento delle Amministrazioni Pubbliche. Il disegno di legge

Finanziaria propone interventi per lo sviluppo per 32.600 miliardi e

una manovra correttiva di 8.000 miliardi. I primi si articolano in sgravi

fiscali per 22.400 miliardi e in aumenti di spese correnti (inclusi gli

esborsi relativi ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego) e in conto

capitale, rispettivamente per 6.400 e 3.800 miliardi. L’intervento cor-

rettivo prevede risparmi (per 5.600 miliardi, come indicato in una inte-

grazione alla Relazione tecnica al disegno di legge Finanziaria) negli

acquisti di beni e servizi delle amministrazioni, misure minori (per

1.600 miliardi) e ulteriori dismissioni immobiliari (per 800 miliardi).

Agli effetti, sul conto delle Amministrazioni Pubbliche, derivanti da

- 86 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

quanto sopra descritto, si aggiunge la riduzione di 2.000 miliardi della

spesa per interessi (generalmente in passato sovrastimata nei documen-

ti pubblici), evidenziata nella Nota di aggiornamento.

In complesso, rispetto al DPEF, la Nota di aggiornamento introdu-

ce, per il 2001, alcune variazioni che comportano:

- un incremento delle entrate di 6.500 miliardi

- un aumento delle spese di 2.300 miliardi

GHILFLWdi

- una conseguente riduzione del 4.200 miliardi.

L’effetto delle variazioni apportate implica, pertanto, un ridimen-

sionamento del disavanzo, che scende dai 23.700 miliardi, riportati nel

DPEF, ai 19.500 miliardi indicati nella Nota di aggiornamento. Secon-

GHILFLWpassa

do il Governo, in rapporto al PIL, il dall’1 allo 0,8%; il to-

tale delle uscite mantiene sostanzialmente invariata la sua incidenza sul

PIL (che passa dal 47,1 al 47,2%), sebbene con una diversa composi-

zione tra spesa primaria e per interessi; il totale delle entrate aumenta la

propria quota sul prodotto (dal 46,1 al 46,4%). 5LVFKLGHOOD

L’articolata manovra del Governo presenta rischi che potrebbero, PDQRYUD

in parte, comprometterne l’efficacia.

Con riferimento all’aumento inatteso delle entrate, quale perno

dell’intero intervento, è da sottolineare, in primo luogo, un generico ri-

schio di previsione legato, come più volte ricordato, ai profondi e con-

tinui cambiamenti delle norme in materia tributaria. In secondo luogo,

tra le motivazioni dell’aggiornamento del gettito viene indicata una

consistente revisione verso l’alto degli incassi relativi all’imposta so-

FDSLWDOJDLQ,

stitutiva sui per i quali sarebbe forse necessaria una previ-

sione più prudente in relazione alla volatilità della base imponibile.

Evoluzioni delle entrate diverse dalle attese implicherebbero conse-

guenze indesiderabili, in presenza di provvedimenti di sgravio fiscale

che mostreranno dal canto loro una notevole efficacia in quanto non

subordinati alla modifica dei comportamenti degli operatori economici

(come ad esempio era nel caso di alcune agevolazioni previste dalle

misure di intervento per il 2000).

Per quanto concerne la manovra correttiva di 8.000 miliardi, ele-

menti di incertezza riguardano i risparmi derivanti dalla prospettata ge-

stione più economica e coordinata degli acquisti di beni e servizi delle

Amministrazioni Pubbliche. I provvedimenti in questione vanno co-

munque nella corretta direzione di razionalizzazione della spesa. Con

riferimento, infine, alle ulteriori entrate per dismissioni immobiliari,

- 87 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

permane il rischio di una non piena realizzazione degli incassi com-

plessivamente previsti per la vendita degli immobili, anche se il mi-

glioramento della normativa, attuato con la Finanziaria per il 2000,

sembra aver consentito successi sino allo scorso anno inimmaginabili.

Nel 2000 la vendita degli immobili degli Enti Previdenziali dovrebbe,

infatti, garantire introiti per oltre 1.500 miliardi.

&DUDWWHUH Ai fini del giudizio circa il carattere strutturale delle disposizioni

VWUXWWXUDOHGHOOD contenute nel disegno di legge Finanziaria, si deve sottolineare che gli

PDQRYUD interventi a sostegno della crescita sono, in massima parte, di natura

non temporanea, salvo quelli dichiaratamente congiunturali disposti al

fine di attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dei prodotti petroli-

feri. Di tipo strutturale sono le azioni di razionalizzazione delle spese

di funzionamento delle Amministrazioni Pubbliche, mentre le ulteriori

dismissioni del patrimonio immobiliare si limitano al biennio 2001-

2002. Con riferimento, infine, ai destinatari dei provvedimenti, come

evidenziato nel riquadro seguente, oltre il 60% degli effetti finanziari

delle misure va ad aumentare il reddito disponibile delle famiglie, il

33%, circa, riguarda le imprese e il rimanente 7% va a beneficio sia

delle famiglie che delle imprese e non è facilmente attribuibile alle une

o alle altre.

Tale composizione sembra condivisibile dal punto di vista delle

priorità di gestione anticiclica della domanda, nel quadro macroecono-

mico che si va profilando per il prossimo anno. Il sostegno dei consumi

privati, che solo all’inizio di quest’anno hanno evidenziato i primi se-

gnali di recupero, sembra costituire, infatti, la misura più appropriata

per stimolare un’espansione della domanda interna, capace di compen-

sare l’atteso indebolimento degli impulsi espansivi provenienti dal-

l’estero. - 88 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

3ULQFLSDOLPLVXUHHGHVWLQDWDULGHOODPDQRYUDGLILQDQ]DSXEEOLFDSHULO

3HU LO VRQR VWDWL LPSRVWDWL QHOO¶DUWLFRODWR H QHOOH WDEHOOH GHO GLVHJQR GL OHJJH

)LQDQ]LDULDPLVXUHFRUUHWWLYHSHUPLOLDUGLHLQWHUYHQWLSHUODFUHVFLWDSDULDPLOLDUGL

GLVWLQWL LQ ULGX]LRQL ILVFDOL SHU PLOLDUGL H PDJJLRUL VSHVH FRUUHQWL H LQ FRQWR FDSLWDOH

DPPRQWDQWLULVSHWWLYDPHQWHDHPLOLDUGL

,SURYYHGLPHQWLSULQFLSDOLULJXDUGDQR

7UDJOLLQWHUYHQWLFRUUHWWLYL

0LVXUH YROWH D FRQWHQHUH O¶HVSDQVLRQH GHL FRQVXPL LQWHUPHGL SHU XQ WRWDOH GL PLOLDUGL

$OFXQH QRUPH SRQJRQR YLQFROL GL ELODQFLR DOOH DPPLQLVWUD]LRQL GHFHQWUDWH WUDPLWH OLPLWL

DOO¶LQFUHPHQWRGHOODVSHVDSULPDULDFRUUHQWHFRQWUROOLVXLIOXVVLGL7HVRUHULDRSHUOH5HJLRQLLO

ULFRUVR DOO¶DXWRQRPLD LPSRVLWLYD SHU LO ILQDQ]LDPHQWR GL HYHQWXDOL VIRUDPHQWL GL VSHVD QHO

VHWWRUHVDQLWDULR$OWUHQRUPHSURSRQJRQRXQDUD]LRQDOL]]D]LRQHGHOODVSHVDGLDFTXLVWRSHUEHQL

HVHUYL]LDWWUDYHUVRODFHQWUDOL]]D]LRQHGHOVLVWHPDGHOOHJDUHSHUOHDPPLQLVWUD]LRQLVWDWDOLHOD

IRUPD]LRQH GL FRQVRU]L GL DFTXLVWR FRQ VWDQGDUGL]]D]LRQH GHJOL RUGLQL SHU JOL DOWUL HQWL 3HU

XQ¶DQDOLVLGHWWDJOLDWDGHJOLLQWHUYHQWLQHOFRPSDUWRVDQLWDULRVLULPDQGDDOULTXDGURLQPDWHULD

'LVSRVL]LRQLSHUXOWHULRULGLVPLVVLRQLGHOSDWULPRQLRLPPRELOLDUHFRQXQDXPHQWRDWWHVRGHOOH

HQWUDWHSDULDPLOLDUGL

7UDJOLLQWHUYHQWLSHUODFUHVFLWD

5LGX]LRQLWULEXWDULHHFRQWULEXWLYHSHUPLOLDUGL*OLVJUDYLILVFDOLDIDYRUHGHOOHIDPLJOLH

ULJXDUGDQR SULQFLSDOPHQWH O¶,53() H GHULYDQR LQ ODUJD PLVXUD GD XQD ULGX]LRQH JUDGXDOH

GHOOHDOLTXRWHGDXQLQFUHPHQWRGHOOHGHWUD]LRQLHGDOO¶HVHQ]LRQHSHUO¶DELWD]LRQHSULQFLSDOH/H

PLVXUHGLDOOHJJHULPHQWRGHOO¶LPSRVL]LRQHVXOOHLPSUHVHFRQVLVWRQRLQXQDGLPLQX]LRQHJUDGXDOH

GHOO¶DOLTXRWD,53(*QHOO¶HOLPLQD]LRQHGHOYLQFRORGHOO¶DOLTXRWDPHGLDPLQLPDSHUOD',7QHO

SRVVLELOHULFRUVRDOO¶DVVRJJHWWDPHQWRDOO¶LPSRVL]LRQHSURSRU]LRQDOHSHUOHLPSUHVHLQGLYLGXDOLH

OH VRFLHWj GL SHUVRQH LQ XQD SDU]LDOH GHWDVVD]LRQH GHOOD EDVH LPSRQLELOH GHOO¶,5$3 H LQ XQD

ULGX]LRQH GHJOL RQHUL VRFLDOL SHU DVVHJQL IDPLOLDUL 6RQR LQROWUH GLVSRVWL SURYYHGLPHQWL GL

ULGX]LRQHGHOFDULFRILVFDOHVXLSURGRWWLSHWUROLIHULHVXOO¶HQHUJLDHOHWWULFD

0DJJLRULVSHVHFRUUHQWLSHUPLOLDUGL6RQRSUHYLVWLLQWHUYHQWLQHOO¶DPELWRGHOOHSROLWLFKH

VRFLDOLHGHOVHWWRUHSUHYLGHQ]LDOHHVVHQ]LDOPHQWHFRQFHUQHQWLLOUHGGLWRPLQLPRGLLQVHULPHQWR

O¶LQGLFL]]D]LRQHGHOOHSHQVLRQLHODPDJJLRUD]LRQHVRFLDOHGHLWUDWWDPHQWLSHQVLRQLVWLFLPLQLPL

6RQR LQROWUH GLVSRVWL VWDQ]LDPHQWL SHU L ULQQRYL FRQWUDWWXDOL GHO SXEEOLFR LPSLHJR H DOWUL

VWDQ]LDPHQWLGLQDWXUDFRUUHQWH

0DJJLRUL VSHVH LQ FRQWR FDSLWDOH SHU PLOLDUGL 2OWUH D PLVXUH YROWH D LQFUHPHQWDUH JOL

LQYHVWLPHQWL GLUHWWL GHOOH $PPLQLVWUD]LRQL 3XEEOLFKH LQ SDUWLFRODUH TXHOOL HIIHWWXDWL GDJOL HQWL

WHUULWRULDOLHGDOO¶$1$6 YHQJRQRSURSRVWLSURYYHGLPHQWLDIDYRUHGHOVHWWRUHGHOODULFHUFDH

VYLOXSSR GL ULILQDQ]LDPHQWR GHOOH DJHYROD]LRQL GHULYDQWL GDOOD OHJJH H GL XOWHULRUL

LQFHQWLYLDOOHLPSUHVH - 89 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

0$1295$3(5,/

(in miliardi di lire)

,QWHUYHQWLFRUUHWWLYL

8VFLWH

- Consumi intermedi: 5.600

- Altre uscite: 300

(QWUDWH

- Entrate in conto capitale: dismissioni patrimonio immobiliare 800

- Altre entrate: 1.300

,QWHUYHQWLSHUODFUHVFLWD

19.701

Famiglie:

Imprese: 10.628

Economia: 2.271

5LGX]LRQLILVFDOLHFRQWULEXWLYH

Famiglie: 13.301

- Irpef: 12.196

- Iva: 1.105

6.828

Imprese:

- Irpeg: 3.732

- Oneri sociali: 2.212

- Credito di imposta per l’occupazione: 884

2.271

Economia:

- Imposte indirette: 3.266

- Irap: 3.060

- Altre: -4.055

0DJJLRULVSHVHFRUUHQWL

Famiglie: 6.400

- Pensioni: 1.383

- Politiche sociali: 495

- Rinnovi contrattuali e altro: 4.522

6RVWHJQRVSHVDLQFRQWRFDSLWDOH

3.800

Imprese:

- Investimenti enti territoriali e ANAS: 665

- Ricerca e sviluppo: 180

- Altri investimenti, L.488/92 e altri incentivi: 2.955

- 90 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

,QWHUYHQWLQHOVHWWRUHVDQLWDULR

1HOO¶DPELWR GHO VHWWRUH VDQLWDULR LO GLVHJQR GL OHJJH )LQDQ]LDULD SHU LO LQGLFD

SURYYHGLPHQWLVLDGLFRQWHQLPHQWRVLDGLUD]LRQDOL]]D]LRQHGHOODVSHVD

/D5HOD]LRQHWHFQLFDDOGLVHJQRGLOHJJHFRQWHPSODODFDQFHOOD]LRQHGHOO REEOLJRGLULPERUVR

GHOGHOORVIRUDPHQWRGHOWHWWRGLVSHVDIDUPDFHXWLFDGDSDUWHGHJOLRSHUDWRULGHOVHWWRUHHOD

VXDFRPSHQVD]LRQHFRQO¶LQWURGX]LRQHGLPLVXUHDOWHUQDWLYH$OORVWHVVRPRGRDIURQWHGLOLPLWDWH

ULGX]LRQL QHOOD FRPSDUWHFLSD]LRQH DOOD VSHVD GHO FLWWDGLQR q SUHYLVWD XQ PLQRUH HVERUVR

FRQVHJXHQWHDOODILVVD]LRQHGHOULPERUVRGHLIDUPDFLDOSUH]]RGHOJHQHULFR

,O SURJHWWR GL OHJJH )LQDQ]LDULD PRGLILFD LQROWUH OD GLVFLSOLQD ILVFDOH SHU OH D]LHQGH

IDUPDFHXWLFKH H SHU O¶DWWLYLWj LQWUDPXUDULD QHJOL VWXGL SULYDWL H LQWURGXFH QRUPH SHU OD

UHDOL]]D]LRQHGLFRVSLFXLULVSDUPLQHOO¶DFTXLVWRGLEHQLHVHUYL]L

/H5HJLRQLLQILQHQHOO¶DPELWRGHO3DWWRGLVWDELOLWjLQWHUQRVRQRWHQXWHDSURYYHGHUHDOOD

FRSHUWXUD GHJOL HYHQWXDOL GLVDYDQ]L GL JHVWLRQH HVHUFLWDQGR OD PDVVLPD DXWRQRPLD LPSRVLWLYD

VHFRQGRSURFHGXUHHPRGDOLWjILVVDWHLQVHGHGL&RQIHUHQ]DSHUPDQHQWH6WDWR5HJLRQL

5LVSHWWR DJOL DQGDPHQWL WHQGHQ]LDOL OD 5HOD]LRQH WHFQLFD YDOXWD SHU LO XQ PLQRUH

IDEELVRJQRSDULDTXDVLPLOLDUGL

Manovra nel settore sanitario (in miliardi di lire) Effetti sul fabbisogno

Cancellazione del previsto rimborso degli operatori del settore (1) +2.500

Introduzione di misure alternative al ripiano - 2.500

Abolizione della fascia B +83

Riduzione della quota fissa sulla ricetta +208

Rimborso dei farmaci al prezzo del generico - 291

Disciplina fiscale per le aziende produttrici di medicinali - 370

Attività intramuraria negli studi privati +38

Acquisto di beni e servizi - 850

Totale - 1.182

Fonte: Relazione tecnica al disegno di legge Finanziaria per il 2001.

(1) Stime ISAE.

,Q PHULWR DO FRQWULEXWR GHJOL RSHUDWRUL GHO VHWWRUH DO ULSLDQR GHOOD VSHVD IDUPDFHXWLFD

SUHYLVWRGDOODOHJJHGLFHPEUHQHFRQIHUPDWRFRQLO'0PDJJLR O¶,6$(

VWLPDXQULPERUVRSDULDFLUFDPLOLDUGLQHOELHQQLRHDPLOLDUGLQHO

,QVHJXLWRDOODVXDFDQFHOOD]LRQHVLSRQJRQRQXRYLRQHULDFDULFRGLSURGXWWRULJURVVLVWLH

IDUPDFLVWL FKH GLVFHQGRQR GDOOD PRGLILFD GHJOL LPSLDQWL SURGXWWLYL SHU OD PHVVD D SXQWR GHOOH

FRQIH]LRQLRWWLPDOLGDOODULGX]LRQHGHOGHOSUH]]RGHLIDUPDFLIXRULEUHYHWWRGDOODQXPHUD]LRQH

SURJUHVVLYDGHOOHIXVWHOOHGLRJQLFRQIH]LRQHGLPHGLFLQDOHHGDOODULOHYD]LRQHGHLFRGLFLGHLPHGLFL

HGHJOLDVVLVWLWLGDSDUWHGHOOHIDUPDFLH

$WXWWRFLzVLDJJLXQJRQRXOWHULRULPLVXUHTXDOLODVSHULPHQWD]LRQHGLXQbudgetSHULPHGLFL

GL PHGLFLQD JHQHUDOH H SHU L SHGLDWUL LO PRQLWRUDJJLR GHOOD VSHVD IDUPDFHXWLFD H OD ULGX]LRQH

WDULIIDULD SHU L ULFRYHUL RUGLQDUL LQ OXQJRGHJHQ]D FKH VXSHULQR LO YDORUH VRJOLD GHL JLRUQL

4XHVW¶XOWLPDQRUPD DUWFRPPDGHOGLVHJQRGLOHJJH)LQDQ]LDULD ULFKLHGHXQDULGX]LRQHGL

- 91 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

DOPHQR LO GHOOD UHODWLYD WDULIID / ,6$( YDOXWD FKH D UHJLPH OD VXD DSSOLFD]LRQH SRWUHEEH

FRQVHQWLUHXQULVSDUPLRSHULO661SDULDFLUFDPLOLDUGL7DOHVWLPDqRWWHQXWDDSSOLFDQGROD

ULGX]LRQHWDULIIDULDGHODOFRVWRGHLULFRYHULGLOXQJRGHJHQ]D SDULDPLOLDUGLGHULYDQWLGD

PLOLRQLGLJLRUQDWHDOFRVWRXQLWDULRGLOLUHLQGLFDWLGDO0LQLVWHURGHOOD6DQLWjSHULO

$OFXQHSHUSOHVVLWjVXOO¶HIILFDFLDGHOODQRUPDVXGGHWWDHPHUJRQRWXWWDYLDVHVLRVVHUYDOD

FRPSRVL]LRQH GHOOH JLRUQDWH GL ULFRYHUR LQ OXQJRGHJHQ]D QHOO¶DPELWR GHO SXEEOLFR H GHO SULYDWR

FRQYHQ]LRQDWR ULVSHWWLYDPHQWH H 8QD GLPLQX]LRQH GHJOL LQWURLWL SHU OH VWUXWWXUH GL

ULFRYHUR VRSUDWWXWWR GL TXHOOH SRWUHEEH LQIDWWL SURYRFDUH LO IHQRPHQR GHOOH GLPLVVLRQL

profit

DQWLFLSDWH GHL SD]LHQWL &Lz LPSOLFKHUHEEH XQD HVSDQVLRQH GHOOD VSHVD HURJDWD VXO WHUULWRULR LQ

SDUWLFRODUHGHOO¶DVVLVWHQ]DLQWHJUDWDGRPLFLOLDUHHGHOODIDUPDFHXWLFDFRQYHQ]LRQDWD TXHVW¶XOWLPD

RULJLQDWDLQEXRQDPLVXUDGDXQPDJJLRUULFRUVRDOODPHGLFLQDJHQHUDOH

&RQULIHULPHQWRDOODULGX]LRQHQHOODFRPSDUWHFLSD]LRQHDOODVSHVDGHOFLWWDGLQRVLVWDELOLVFH

O¶DEROL]LRQHGHOODIDVFLD%FKHSUHYHGHYDODULPERUVDELOLWjGDSDUWHGHO661GHOGHOFRVWRGHL

IDUPDFL H OD GLPLQX]LRQH GHOOD TXRWD ILVVD VXOOD ULFHWWD GD D OLUH SHU SUHVFUL]LRQH

VLQJROD H GD D OLUH SHU OH SOXULSUHVFUL]LRQL ,O FRVWR GL WDOL PLVXUH GRYUHEEH HVVHUH

FRSHUWROLPLWDQGRLOULPERUVRGHLIDUPDFLGDSDUWHGHO661DOSUH]]RGHOJHQHULFRRFRPXQTXH

GHOODVSHFLDOLWjFRQLOSUH]]RSLEDVVRWUDLPHGLFLQDOLFRQWHQHQWLORVWHVVRSULQFLSLRDWWLYRPHWRGR

GLVRPPLQLVWUD]LRQHHGRVDJJLRXQLWDULR/DGLIIHUHQ]DGLSUH]]RTXDORUDLOPHGLFRQRQSUHVFULYDLO

IDUPDFR DO FRVWR LQIHULRUH UHVWD D FDULFR GHO FLWWDGLQR 6HPEUD LQROWUH FKH LO *RYHUQR VLD

RULHQWDWRDGLQWHUYHQLUHDWWUDYHUVRXQDSSRVLWRHPHQGDPHQWRSHUULGXUUHLOWHWWRGHOticketVXOOD

GLDJQRVWLFDHSHUHVHQWDUHFRPSOHWDPHQWHDOFXQHSUHVWD]LRQLGLSUHYHQ]LRQH

9D ULOHYDWR FKH VH GD XQ ODWR OD VRSSUHVVLRQH WRWDOH R SDU]LDOH GL RJQL IRUPD GL

FRPSDUWHFLSD]LRQH SRWUHEEH FRPSRUWDUH XQD QRWHYROH ULGX]LRQH GHL FRVWL DPPLQLVWUDWLYL GL

JHVWLRQH GHOOD VDQLWj H ULVROYHUH DOOD UDGLFH OD FRPSOHVVD TXHVWLRQH GHOO¶DWWULEX]LRQH GHOOH

HVHQ]LRQLGDOO¶DOWURLPSOLFDLOULVFKLRGLXQLQFUHPHQWRLQFRQWUROODWRGHOODGRPDQGDDOPHQRQHOOD

PLVXUD LQ FXL LO PRGHUDWRUH SXz FRVWLWXLUH XQ GHWHUUHQWH DO ULFRUVR LPSURSULR DO FRQVXPR

ticket

VDQLWDULR

3HUTXDQWRULJXDUGDLOULPERUVRGHLIDUPDFLDOSUH]]RGHLSURGRWWLJHQHULFLHODORURSRVVLELOH

PDJJLRUH GLIIXVLRQH VL SRVVRQR IDUH DOFXQH RVVHUYD]LRQL ,Q SULPR OXRJR q QRWR LO IRUWH ULWDUGR

QHOORVYLOXSSRGHOPHUFDWRLWDOLDQRGHOJHQHULFRQHO &(16,6 ODTXRWDLWDOLDQDGL

PHUFDWRGHLJHQHULFLVXOWRWDOHGHOODVSHVDIDUPDFHXWLFDQRQVXSHUDYDORDIURQWHGHO

LQ*HUPDQLDGHOO QHO5HJQR8QLWRGHOLQ)UDQFLDHGHOO¶LQ6SDJQDQHOLQ

VHJXLWRDOODVFDGHQ]DGLLPSRUWDQWLEUHYHWWLODTXRWDGLPHUFDWRSRWUHEEHRVFLOODUHIUDO¶HLO

DVHFRQGDGHLGLIIHUHQWLOLYHOOLGLSUHVFUL]LRQH ,QVHFRQGROXRJRHVLVWHXQDGLIILFROWj

RJJHWWLYD GL VHQVLELOL]]D]LRQH GHL PHGLFL GHO 661 FKH GRYUHEEHUR SUHVFULYHUH LO IDUPDFR PHQR

FRVWRVR 3XU LQ SUHVHQ]D QHO GLVHJQR GL OHJJH )LQDQ]LDULD GL XQD QRUPD FKH FRQWHPSOD

HVSUHVVDPHQWH O¶DGR]LRQH GL LQL]LDWLYH LGRQHH DG XQD FRUUHWWD LQIRUPD]LRQH SHU L PHGLFL

SUHVFULWWRUL SHU L IDUPDFLVWL H SHU JOL DVVLVWLWL DUW FRPPD VL VDUHEEH IRUVH GRYXWR

SUHYHGHUHDQFKHODSRVVLELOLWjGDSDUWHGHLIDUPDFLVWLGLVRVWLWXLUHODSUHVFUL]LRQHGHOPHGLFRFRQOD

WLSRORJLDFRUULVSRQGHQWHGHOIDUPDFRJHQHULFR

/HPLVXUHVLQRUDFLWDWHQRQGRYUHEEHURFRPSRUWDUHDOFXQHIIHWWRQHWWRVXOIDEELVRJQR4XHOOH

FKHLQYHFHHVHUFLWDQRXQLPSDWWRVXLVDOGLULJXDUGDQRODPLQRUHGHGXFLELOLWjGHOOHVSHVHVRVWHQXWH

GDOOH LQGXVWULH IDUPDFHXWLFKH SHU O RUJDQL]]D]LRQH GL FRQYHJQL QHOO¶DXPHQWR DO GHOOD

GHGX]LRQHIRUIHWDULDGHOOHVSHVHSHUO¶DWWLYLWjLQWUDPXUDULDQHJOLVWXGLSULYDWLHQHOFRQWHQLPHQWR

GHOODVSHVDSHUDFTXLVWRGLEHQLHVHUYL]L - 92 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

())(77,',675,%87,9,'(//$0$1295$68//()$0,*/,(

La manovra di Governo provoca notevoli effetti distributivi sulle

famiglie, che qui vengono valutati.

Sul fronte tributario si esamina l'impatto degli sgravi fiscali più

consistenti, riguardanti le agevolazioni comprese nel pacchetto

energetico (fra le imposte indirette) e la revisione dell'IRPEF (fra

quelle dirette).

Dal lato delle spese, si calcola il peso degli interventi in campo

previdenziale. Non si offrono, invece, stime degli effetti distributivi di

alcuni provvedimenti minori in campo sociale e sanitario, che, però,

vengono considerati ai fini del giudizio complessivo sulle direzioni in

cui si muove la politica distributiva del Governo. 3DFFKHWWR

Al fine di contrastare le spinte inflazionistiche dovute all'aumento HQHUJHWLFR

del prezzo del petrolio greggio, e in particolare di compensare l'incre-

mento dell'IVA conseguente alla variazione dei prezzi, sono previste

alcune misure di attenuazione delle imposte sulla produzione applicate

agli oli minerali. Il decreto legge del 30 settembre 2000 n. 268 dispone

una riduzione, fino al 31 dicembre 2000, delle aliquote di accisa su al-

cuni prodotti utilizzati come combustibile per riscaldamento. Il taglio

interessa il gasolio ed il GPL (riduzione di 100 lire, IVA inclusa), ed il

gas metanoper usi civili (riduzione media di 33,66 lire, IVA inclusa).

Contestualmente, il disegno di legge Finanziaria prevede il manteni-

mento fino al 30 giugno 2001 di queste e di precedenti agevolazioni sui

prodotti petroliferi da autotrazione (benzina super, benzina senza

piombo, gasolio, GPL e metano da autotrazione). Il costo di queste mi-

sure è valutato nella Relazione tecnica al disegno di legge Finanziaria

in quasi 2.000 miliardi.

Di seguito si presenta una stima dell'impatto sulla spesa comples-

siva delle famiglie, elaborata attraverso il modello di microsimulazione

IVAMOD dell'ISAE (che utilizza i dati dell'indagine ISTAT sui consu-

mi delle famiglie relativa al 1997). L'esercizio è riferito all'anno 2001 e

riguarda solo alcune voci (benzina super, benzina verde, gasolio per

autotrazione e da riscaldamento). Lo "sconto" sui beni considerati rap-

presenta il 65% di quello complessivo. La valutazione degli effetti del-

le riduzioni di imposta relative al metano, invece, non è agevole, per

motivi legati alla complessità del meccanismo tariffario, differenziato

a seconda della località. Si può osservare comunque che gli esborsi per

- 93 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

metano rappresentano il 2,4% della spesa familiare equivalente com-

plessiva e presentano un andamento crescente tra il primo e il secondo

quintile, decrescente in seguito.

Le stime mostrano che circa l’80% delle famiglie - tutte quelle che

consumano i prodotti oggetto di sgravio - trae vantaggi dal provvedi-

mento, ma la frequenza aumenta dal 54 al 93% nel passare a quintili di

spesa via via più elevati (Tab. 26).

Tab. 26 BENEFICIARI DELLO SCONTO FISCALE SUI PRODOTTI PETROLIFERI

(valori percentuali)

Quintili di spesa equivalente Totale

1 2 3 4 5

Famiglie non avvantag- 46,1 22,6 14,5 10,2 7,5 20,2

giate

Famiglie avvantaggiate 53,9 77,4 85,5 89,8 92,5 79,8

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Fonte: elaborazioni ISAE su ISTAT (2000a).

Il beneficio ammonta, in media, a 80mila lire per famiglia. Se cal-

colato in rapporto alla spesa familiare equivalente complessiva, è pari

allo 0,16%, e risulta crescente nel passare dal primo al secondo e poi al

terzo quintile (Tab. 27), contraendosi progressivamente nelle fasce an-

cora superiori. L'andamento riflette quello delle quote di spesa per i

prodotti soggetti a riduzione di aliquota: queste aumentano tendenzial-

mente con il miglioramento del benessere delle famiglie (approssimato

dalla spesa familiare complessiva), i beni energetici non essendo infe-

riori (come gli alimentari); tuttavia, si raggiunge poi un livello di satu-

razione, oltre il quale la percentuale delle voci considerate comincia a

calare.

Tab. 27 SCONTO FISCALE SUI PRODOTTI PETROLIFERI

(per quintili di spesa familiare equivalente)

Vantaggio medio in percentuale

Quintili Vantaggio medio in migliaia di lire della spesa totale

1 31 0,13

2 60 0,17

3 81 0,18

4 102 0,17

5 125 0,14

Totale 80 0,16

Fonte: elaborazioni ISAE su ISTAT (2000a).

- 94 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

Le misure del pacchetto energetico favoriscono, dunque, in parti-

colare i soggetti collocati nei quintili centrali della distribuzione della

spesa. Si deve, peraltro, rammentare che gli obiettivi del provvedimen-

to non sono di tipo distributivo, ma di ordine macroeconomico. 5HYLVLRQH

La legge Finanziaria e il decreto legge 30 settembre 2000 n.268 GHOO ,53()

contengono una serie di misure di riduzione del carico fiscale delle

imposte dirette sulle famiglie, le principali delle quali, rispettivamente

per gli anni 2000 e 2001, in termini di competenza, sono qui più

specificatamente rielencate.

Per il 2000 (l'onere stimato nella Relazione tecnica è pari a circa

10.650 miliardi, più 700 miliardi, circa, relativi all'esenzione del reddi-

to dell'abitazione principale):

- ampliamento del primo scaglione IRPEF, dagli attuali quindici mi-

lioni fino a venti milioni;

- aumento delle detrazioni per redditi da lavoro, sia dipendente sia au-

tonomo o d’impresa minore, e ridisegno delle stesse in modo tale da

garantire l’esenzione per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 12

milioni di lire e per i lavoratori autonomi con redditi fino a 6 milioni

di lire;

- esenzione totale del reddito derivante dal possesso dell’abitazione

principale.

Per il 2001, oltre alle modifiche già apportate per il 2000 (l'onere

stimato nella Relazione tecnica è pari a circa 16.530 miliardi):

- riduzione pari a 1,1 punti percentuali delle aliquote IRPEF del se-

condo e terzo scaglione e a 0,1 punti percentuali delle rimanenti ali-

quote;

- aumento di lire 36.000 dell’importo della detrazione per figli e altri

familiari a carico.

Restano esclusi da questo elenco altri provvedimenti di agevola-

zione fiscale (il cui costo ammonta a qualche centinaio di miliardi), che

probabilmente recheranno benefici alle famiglie più bisognose.

Si presenta qui una prima valutazione, elaborata sulla base del

modello di microsimulazione ITAXMOD dell’ISAE, degli effetti di-

stributivi che scaturiscono da queste misure annunciate per il 2000 e

per il 2001. Il modello è costruito sui dati dell’indagine della Banca

d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane nel 1995, aggiornati al 2000,

- 95 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

e riporta i redditi netti originari dell’indagine ai redditi lordi, includen-

do il sistema di tasse e benefici dell’anno di microsimulazione 2000. I

quintili di reddito familiare sono calcolati sulla base delle scale di equi-

valenza previste dal D.Lgs. 109/98.

7UDWWDPHQWR Per quanto riguarda gli effetti della totale esenzione del reddito

GHOO DELWD]LRQH derivante dal possesso dell’abitazione principale, l’onere si valuta in

SULQFLSDOH circa 900 miliardi.

Tab. 28 BENEFICIARI DELL’ESENZIONE DEL REDDITO DELL’ABITAZIONE PRINCIPALE

(valori percentuali)

Quintili di reddito equivalenti Totale

1 2 3 4 5

Famiglie non avvantag- 99,4 94,8 89,9 82,2 63,5 86,0

giate

Famiglie avvantaggiate 0,6 5,2 10,1 17,8 36,5 14,0

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Fonte: elaborazioni ISAE su Banca d’Italia (1997).

Secondo la tabella 28 il 14% delle famiglie - il 21% dei proprietari

- ottiene un beneficio dall’estensione dell’agevolazione. Il provvedi-

mento garantisce un vantaggio soprattutto ai nuclei con redditi più ele-

vati: i beneficiari rappresentano il 36,5% degli appartenenti al quintile

di reddito più alto, e questa quota si riduce fino allo 0,6% nel primo

quintile. La spiegazione di tale andamento è evidentemente collegata al

fatto che, per ottenere uno sgravio, bisogna disporre di un'abitazione il

cui reddito imponibile (cioè la rendita catastale) risulti superiore alla

deduzione precedentemente concessa (1,8 milioni): le famiglie pro-

prietarie di immobili di questo tipo si collocano più frequentemente

nella parte alta della distribuzione dei redditi. Ci si aspetterebbe addi-

rittura un coinvolgimento maggiore delle fasce benestanti. Al contra-

rio, la percentuale di beneficiari, persino tra i soli proprietari collocati

nell'ultimo quintile, resta inferiore al 50%, perché, anche in questo

gruppo di soggetti più agiati, la rendita catastale media, così come ri-

sulta dai dati dell’indagine Banca d’Italia (nel caso di risposte mancan-

ti il valore della rendita catastale è stimato dall’ISAE), supera di poco

1,8 milioni.

Le famiglie che si avvantaggiano dell’ampliamento dell’esenzione

guadagnano in media circa 306mila lire, cioè lo 0,3% del reddito fami-

liare equivalente disponibile (Tabb. 29 e 30). Per i rari soggetti colloca-

- 96 -

0DQRYUDSHULOHIIHWWLVXOO¶HFRQRPLDHLPSDWWRGLVWULEXWLYR

ti nel primo quintile, con abitazioni di valore catastale elevato, il

beneficio, in rapporto al reddito, è particolarmente alto (0,6%).

Tab. 29 ESENZIONE DEL REDDITO DELL’ABITAZIONE PRINCIPALE

(per quintili di reddito familiare equivalente)

Vantaggio medio in migliaia Vantaggio medio in percentuale

Quintili di lire (solo famiglie favorite) del reddito (1)

1 170 0,61

2 130 0,28

3 181 0,30

4 246 0,32

5 398 0,28

Totale 306 0,29

Fonte: elaborazioni ISAE su Banca d’Italia (1997).

(1) Reddito disponibile familiare medio dei soli beneficiari del quintile.

Tab. 30 ESENZIONE DEL REDDITO DELL’ABITAZIONE PRINCIPALE

(per area geografica di residenza))

Vantaggio medio in migliaia Vantaggio medio in percentuale

di lire (solo famiglie favorite) del reddito (1)

Nord 321 0,29

Centro 302 0,30

Sud 252 0,29

Italia 306 0,29

Fonte: elaborazioni ISAE su Banca d’Italia (1997).

(1) Reddito disponibile familiare medio dei soli beneficiari per area.

Infine si osserva (Tab. 31) che le famiglie proprietarie che otter-

rebbero un beneficio sono più frequenti al Nord (17%), e al Centro

(21%), e meno al Sud (6%).

Tab. 31 BENEFICIARI DELL’ESENZIONE DEL REDDITO DELL’ABITAZIONE PRINCIPALE

(valori percentuali)

Nord Centro Sud Italia

Famiglie non avvantaggiate 82,9 79,4 94,1 86,0

Famiglie avvantaggiate 17,1 20,6 5,9 14,0

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0

Fonte: elaborazioni ISAE su Banca d’Italia (1997).

Il provvedimento favorisce, in definitiva, soprattutto i percettori di

redditi elevati e i soggetti che non risiedono nel Mezzogiorno. Questo

risultato discende dalla motivazione stessa che dà origine all'interven-

to, e cioè dalla volontà di estendere il trattamento agevolato della pri-

- 97 -

5DSSRUWRWULPHVWUDOH

ma casa anche alle rendite catastali più elevate. Si osserva, però, che

esistono anche esempi, sia pur rari, di famiglie a reddito contenuto,

proprietarie di immobili con imponibile superiore a 1,8 milioni: queste

famiglie ottengono un beneficio particolarmente elevato rispetto al red-

dito disponibile.

(IIHWWL Passando alla stima congiunta degli effetti di tutte le misure sopra

FRPSOHVVLYL elencate, volte a ridisegnare l'imposta sui redditi delle persone fisiche,

VXOO ,53() l’onere per il bilancio pubblico è valutato dall’ISAE in circa 11.650

miliardi per la competenza 2000 e in 18.100 miliardi per il 2001.

Il risparmio medio di imposta, calcolato su tutte le famiglie, am-

monta a 552mila lire nel primo anno, e a 858mila in quello successivo.

In percentuale del reddito disponibile familiare equivalente, si tratta

dello 0,96%, che diventa quasi l'1,5% l'anno dopo. Questi valori diven-

gono rispettivamente pari a 601mila lire (920mila nel 2001) e allo

0,99% (1,53%), se prendiamo in considerazione esclusivamente le fa-

miglie avvantaggiate dalla totalità dei provvedimenti (Tab. 32). Sem-

pre con riferimento a quest’ultimo insieme, si nota che il vantaggio

medio cresce, in termini assoluti, passando dal primo quintile di reddi-

to disponibile equivalente (485mila lire nel 2001) all’ultimo (1,373 mi-

lioni), mentre, in rapporto al reddito familiare disponibile, il beneficio

medio risulta decrescente (dall’1,98% nel primo quintile allo 1,2%

nell’ultimo), indicando la progressività della manovra congiunta

sull’IRPEF.

Tab. 32 INTERVENTI SULL’IRPEF PREVISTI PER IL 2000 E IL 2001

(per quintili di reddito familiare equivalente)

Vantaggio medio in migliaia di lire Vantaggio medio in percentuale

(solo famiglie favorite) del reddito (1)

Quintili 2000 2001 2000 2001

1 353 485 1,40 1,98

2 446 671 1,22 1,84

3 583 868 1,19 1,77

4 696 1.071 1,06 1,64

5 835 1.373 0,73 1,20

Totale 601 920 0,99 1,53

Fonte: elaborazioni ISAE su Banca d’Italia (1997).

(1) Reddito disponibile familiare medio dei soli beneficiari del quintile.

Guardando alla qualifica professionale del capofamiglia (Tab. 33),

si può osservare che i soggetti più favoriti (in quota del reddito dispo-

nibile) sono, nell’ordine, i pensionati, gli operai, le persone in cerca di

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130

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1.64 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa al corso di Scienza delle finanze della Prof.ssa Gaetana Trupiano. Trattasi del rapporto "Politiche pubbliche e redistribuzione" dell'ottobre 2000 dell'ISAE, Istituto di Studio e Analisi Economica, dedicato all’analisi strutturale di tematiche relative alla distribuzione del reddito e all’intervento pubblico in campo sociale e all’illustrazione degli effetti redistributivi delle manovre di finanza pubblica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche per il governo e l'amministrazione
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Trupiano Gaetana.

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