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Quali dati ufficiali sull’immigrazione straniera in Italia: molte sfide, alcune priorità - Bisogno Appunti scolastici Premium

Dispense per il corso di Differenziali Economici e Migrazioni della Prof.ssa Paola Giacomello e del Dott. Paolo Sellari. Trattasi del rapporto dell'ISTAT redatto da Enrico Bisogno riguardante i dati statistici sulla popolazione di origine straniera residente in Italia: i flussi, gli stock, le modalità di raccolta... Vedi di più

Esame di Differenziali Economici e Migrazioni docente Prof. P. Giacomello

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Figura 2: Flussi migratori di cittadini stranieri in 4 paesi europei - Anni 2001-2007

Germania, flussi migratori di cittadini stranieri (2001-07) Spagna, flussi migratori di cittadini stranieri (2001-07)

1000000 1000000

900000 900000

800000 800000

700000 700000

600000 600000

500000 500000

400000 400000

300000 300000

200000 200000

100000 100000

0 0

2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007

D - inflows D - outflows E - inflows E - outflows

Regno Unito, flussi migratori di cittadini stranieri Italia, flussi migratori di cittadini stranieri (2001-07)

(2001-07) 1000000

1000000 900000

900000 800000

800000 700000

700000 600000

600000 500000

500000 400000

400000 300000

300000 200000

200000 100000

100000

0 0

2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007

UK - inflows UK - outflows I - inflows I - outflows

Fonte: Siti Web degli istituti nazionali di statistica di Germania, Spagna, Regno Unito ed Italia

Si tende a volte a sottostimare l’importanza di avere dati completi e tempestivi sui flussi

migratori effettivi. Tali dati sono invece cruciali per capire l’evoluzione del fenomeno

migratorio, delle caratteristiche demografiche e dell’origine geografica dei migranti e, in

ultima analisi, per monitorare e valutare le politiche di gestione dei flussi.

Un’altra importante sfida consiste nel migliorare la quantificazione e la descrizione

complessiva delle comunità immigrate, coerentemente con il quadro definitorio descritto

nel capitolo 2.2. Come si è già detto, il criterio della cittadinanza può ancora considerarsi

adeguato per identificare la popolazione immigrata nelle prime fasi del processo

migratorio. Ora, in Italia, l’immigrazione straniera non può più considerarsi come un

fenomeno recente: basti pensare che la prima legge per regolarizzare il soggiorno di

cittadini stranieri risale al 1986. Pur mancando dati precisi a riguardo, si può ritenere che

le prime coorti di stranieri nati in Italia stiano progressivamente acquisendo la

cittadinanza italiana, così come prevede la legge, al compimento del 18° anno di età. In

totale, nel periodo 2002-2007, i cittadini stranieri residenti che hanno acquisito la

cittadinanza italiana sono stati quasi 160 mila, passando da una cifra poco superiore a 12

mila nel 2002 ad oltre 45 mila del 2007. È chiaro che tali persone sono state “cancellate”

dal contingente della popolazione straniera, il quale diventa gradualmente inadeguato a

descrivere la popolazione derivante dall’immigrazione.

La necessità, se non addirittura l’urgenza, di passare ad una definizione più ampia del

contingente di persone con background migratorio emerge anche dal confronto con

alcuni paesi con esperienza migratoria consolidata (Tavola 1).

6

Tavola 1: Stranieri, “foreign-born”e persone con “foreign background” in alcuni

paesi (Censimento anni 1999-2001)

Paese Stranier Foreign-born Persone con 'foreign background'

Val. ass. % su pop.resid. Val. ass. % su pop.resid. Val. ass. % su pop.resid.

Italia 2.3 2,240,045 3.9 1,620,671 2.8

1,334,889

Francia 3,258,539 5.6 4,306,094 7.4 5,615,020 9.6

Svezia 477,169 5.4 889,401 10.0 1,162,084 13.1

Stati 18,917,920 6.8 29,984,675 10.8 45,377,355 16.4

Paesi Bassi 661,391 4.1 1,488,697 9.3 2,869,820 18.0

Svizzera 1,495,549 20.5 1,636,398 22.5 2,135,451 29.3

1,358,870 5.7 5,302,710 22.2 7,321,790 30.6

Canada

Fonte: Censimento della popolazione (Current Population Survey negli Stati Uniti), anni 1999-2001

(a) I dati del Canada si riferiscono alla popolazione maggiore di 15 anni.

La tavola 1 consente di evidenziare chiaramente come in tutti i paesi l’aggregato degli

stranieri rappresenti solo una parte del più ampio gruppo di persone con un background

3

straniero, in casi estremi come i Paesi Bassi ed il Canada gli stranieri rappresentano solo

un quinto del totale di persone con background straniero. Tali valori sono senza dubbio

spiegati dall’anzianità del fenomeno migratorio in questi paesi e, ancor di più, dalle

politiche di naturalizzazione ivi esistenti. L’altra importante indicazione fornita dalla

tavola è che i confronti internazionali basati sul contingente di stranieri non sono

appropriati quando con il gruppo di stranieri si intende approssimare la popolazione

immigrata.

Il poter classificare le persone in base al loro background non è solo importante per

consentire una migliore quantificazione delle comunità immigrate: la figura 3 fornisce un

utile quadro della realtà e delle politiche di naturalizzazione dei paesi considerati.

L’Italia, tra questi paesi, è quella in cui le comunità con background straniero avevano,

negli anni intorno al 2000, il più basso livello di naturalizzazione.

Sembra dunque giunto il momento in cui, anche in Italia, si predisponga un quadro

conoscitivo sull’insieme della popolazione connessa al fenomeno migratorio, nell’ottica

di superare un’offerta conoscitiva centrata solo sulla popolazione straniera. Col

procedere del tempo e col maturarsi del fenomeno migratorio, esisteranno categorie

sempre più sfumate di persone con background migratorio (ad esempio, si parla in alcuni

paesi della generazione “1.5”, formata da quanti sono nati all’estero ma scolarizzati nel

paese): non si tratta di una sfida semplice per il sistema statistico nazionale ma, tenendo

conto anche dell’esperienza di altri paesi d’immigrazione, è importante iniziare ad agire

al più presto.

3 Il background è identificato sulla base del luogo di nascita dei genitori in Svezia, Stati Uniti, Paesi Bassi e Canada, mentre la

cittadinanza alla nascita è stata usata per Italia, Francia e Svizzera.

7

Figura 3: Incidenza percentuale degli stranieri in diversi gruppi di persone con

(Censimento anni 1999-2001)

background straniero

100

90

80

70

60

50

40

30

20

10

0 Italia Svizzera Francia Stati Uniti Svezia Paesi Bassi Canada

% stranieri su totale persone con background straniero

% stranieri su totale 'foreign-born' con background straniero

% stranieri su totale discendenti di immigrati (II generazione)

3.2 Oltre la prospettiva demografica, l’integrazione sociale ed economica degli

immigrati

All’inizio del 2008, la popolazione straniera sfiorava 3 milioni e 500 mila unità, con

un’incidenza sulla popolazione pari a quasi 6 per cento. È evidente che tale presenza ha

ormai un carattere strutturale anche da un punto di vista sociale ed economico. Appare

dunque sempre più necessario fornire un’informazione statistica adeguata anche sul

processo di integrazione economica e sociale degli immigrati in Italia, nonchè

sull’interazione tra società autoctona e comunità immigrate.

Esiste una molteplicità di approcci, sia da un punto di vista di politiche che di modelli

analitici, per considerare il processo di avvicinamento ed interazione tra la comunità

autoctona e la/e comunità immigrata/e. Non si intende effettuare qui un’analisi critica di

concetti quali assimilazione, incorporazione, integrazione o acculturazione, ma si

cercherà brevemente di individuare alcuni tratti di una piattaforma statistica per la misura

del processo di consolidamento ed integrazione della presenza immigrata:

integrazione come processo e non come risultato finale: l’esperienza di molti paesi

y indica che il processo d’aggiustamento reciproco di immigrati ed autoctoni è di

durata indeterminata. Da ciò deriva la necessità di approntare strumenti per il

monitoraggio a medio-lungo termine, con indagini ripetute e, se possibile, l’utilizzo di

indagini longitudinali; in tale contesto è anche necessario individuare il gruppo più

ampio di popolazione derivata dall’immigrazione, in modo da poter seguire il

processo integrativo su più generazioni ed indipendentemente da cambi legislativi su

acquisizione e trasmissione della cittadinanza;

8

integrazione come processo bi-direzionale: l’integrazione non è più vista solo come

y una progressiva inclusione della popolazione immigrata in quella autoctona.

L’esperienza mostra che c’è un aggiustamento da entrambe le parti (si pensi

all’impatto sociale delle cosiddette “badanti”). È quindi importante poter descrivere

anche il cambiamento della società autoctona imputabile all’immigrazione;

necessità di comprendere nell’analisi i molteplici ambiti dell’integrazione, con la

y possibilità di ordinarli secondo un possibile percorso di integrazione:

assets di base (status legale, lingua)

y integrazione strutturale (lavoro, educazione)

y integrazione socio-culturale (network sociali, appartenenza comunitaria,

y localizzazione geografica eccetera)

integrazione politica (partecipazione politica, elettorato attivo e passivo)

y

necessità di confrontare i percorsi e le performance degli immigrati rispetto alla

y popolazione non immigrata. Poter includere nelle indagini e quindi nelle analisi anche

un gruppo di ‘controllo’ può dimostrarsi fondamentale per verificare in qual misura le

ineguaglianze esistenti siano imputabili alla diversa origine;

necessità di includere una componente di valutazione soggettiva da parte degli

y immigrati, per comprendere la loro percezione rispetto alla propria esperienza

migratoria e di integrazione nella società ospite.

Da questa prima lista di bisogni informativi sull’integrazione emerge che nuovi strumenti

dovrebbero essere messi in campo per poter fornire dati statistici adeguati.

4. Come raccogliere e produrre dati sull’immigrazione: le fonti

Per poter dare risposte alle maggiori sfide informative sull’immigrazione straniera, si

rende necessario apportare delle modifiche alle principali fonti statistiche esistenti. Ci si

soffermerà qui solo su tre tipologie di fonti:

anagrafe;

y censimento della popolazione;

y indagini campionarie sulle famiglie.

y

L’anagrafe della popolazione rappresenta la spina dorsale delle statistiche demografiche

italiane. In termini generali, l’anagrafe ha per molti anni svolto egregiamente il suo ruolo

di fonte statistica sulla popolazione, in complemento al suo ruolo primario di registro e

certificazione dei vari eventi demografici. Con una copertura pressoché totale del

movimento naturale (nati e morti), una prima sfida all’accuratezza statistica dell’anagrafe

venne dall’emigrazione italiana, a causa della riluttanza di molti emigrati a cancellare la

propria posizione anagrafica. Fu anche per questo motivo che nel 1988 fu istituita l’Aire,

oltre che per offrire un migliore servizio agli italiani residenti all’estero. Ora,

l’immigrazione straniera e le molteplici esigenze informative che ne derivano pongono

ulteriori sfide all’anagrafe e ancor di più all’Istat, che dell’anagrafe è un utente

privilegiato.

Una parziale risposta a tali sfide dovrebbe pervenire dal miglioramento tecnologico e dal

potenziato coordinamento del sistema delle anagrafi. Queste innovazioni avrebbero

9

sicuramente un effetto benefico sulle statistiche demografiche, almeno in termini di

accuratezza e tempestività. Tuttavia, tali processi di ammodernamento si stanno

4

dimostrando lunghi e complessi. Inoltre, l’anagrafe rimarrà primariamente uno

strumento amministrativo il cui utilizzo a fini statistici dovrebbe essere sempre valutato e

monitorato. Tenendo conto di queste limitazioni, diverse opzioni si offrono all’Istat per

migliorare l’utilizzo della fonte anagrafica ai fini di rilevazione delle immigrazioni

straniere e delle popolazioni immigrate:

potenziamento delle rilevazioni condotte sui registri anagrafici: le rilevazioni

y statistiche sull’anagrafe sono basate su prospetti riepilogativi che vengono compilati

e trasmessi dai Comuni. Questa modalità di raccolta dati, imperniata sul modello

cartaceo, limita il contenuto delle informazioni rilevabili. Ad esempio, una raccolta

sistematica e coordinata di record individuali, anche non esaustiva, potrebbe aprire

nuove possibilità di analisi del fenomeno migratorio, anche per rilevare le popolazioni

con background straniero;

utilizzo di metodologie di stima per migliorare i dati statistici derivati dall’anagrafe.

y Esistono infatti alcune criticità delle rilevazioni migratorie basate sull’anagrafe:

misura delle emigrazioni verso l’estero;

y discordanze tra le diverse rilevazioni statistiche sul movimento migratorio

y registrato in anagrafe;

tempi di rilascio dei dati, soprattutto per la rilevazione sui dati individuali (Iscan).

y

Nel nostro Paese si è sempre fatto un uso diretto del dato anagrafico. Il registro di

popolazione, anche se migliorato tecnologicamente e amministrativamente, non sembra

più in grado di poter rispondere da solo alle sfide poste dal fenomeno migratorio. È forse

giunto il momento di pensare ad un utilizzo della fonte anagrafica più attento alle

esigenze finali dell’utente (interpretabilità, tempestività, comparabilità internazionale) e

almeno parzialmente slegato dai vincoli amministrativi. Ad esempio, si potrebbe

sviluppare un sistema di stime che, sulla base dei dati disponibili, possa fornire dati

provvisori, univocità dei dati risultanti da prospetti riepilogativi e records individuali,

stime a livello territoriale e per le varie comunità immigrate.

Il prossimo censimento della popolazione rappresenta un’occasione preziosissima per

migliorare ulteriormente il quadro informativo sulla presenza immigrata. A tale

proposito, esistono tre aspetti particolarmente rilevanti:

definizione della popolazione residente: in Italia il censimento ha sempre usato gli

y stessi criteri dell’anagrafe per determinare il luogo di residenza dei rispondenti e,

quindi, per determinare la popolazione residente. Questo ha, di fatto, determinato

l’esclusione dalla rilevazione censuaria di quanti non potessero procedere

all’iscrizione anagrafica, ad esempio gli stranieri irregolarmente soggiornanti sul

territorio nazionale. Inoltre, tale approccio ha impedito all’Istat di adottare una

definizione del luogo di dimora abituale più conforme alle raccomandazioni

internazionali (ad esempio l’uso del criterio dei 12 mesi di dimora). Il prossimo

censimento della popolazione annuncia una serie di innovazioni fondamentali: in

questo contesto, sarà importante valutare se un diverso approccio alla definizione

della popolazione residente sarà possibile;

4 L’indice nazionale delle anagrafi è stato formalmente istituito nel 2000 (d.l. 392, 27.12.2000).

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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispense per il corso di Differenziali Economici e Migrazioni della Prof.ssa Paola Giacomello e del Dott. Paolo Sellari. Trattasi del rapporto dell'ISTAT redatto da Enrico Bisogno riguardante i dati statistici sulla popolazione di origine straniera residente in Italia: i flussi, gli stock, le modalità di raccolta dei dati etc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in analisi economica delle istituzioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Differenziali Economici e Migrazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Giacomello Paola.

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