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Un po’ di storia: i protagonisti

• Le Bon, Psychologie des

foules, Francia 1895.

• Sighele, La folla

delinquente, Italia 1891;

Pagina 12

Un po’ di storia: il contesto

• In Europa: industrializzazione, crescita

demografica, proletariato urbano in condizioni

miserabili e di sfruttamento lavorativo, socialismo

come movimento da strada, concetti in embrione di

sindacato e sciopero

• Gestione politica incerta e ambivalente

(repressione, concessioni)

• Studiosi come consiglieri della gestione della folla

• Studiosi come valutatori della responsabilità

individuale legale (Lombroso) Pagina 13

Un po’ di storia: l’impatto

• Le Bon : folla come declino della razionalità

europea, consigli di gestione letti da Mussolini,

Hitler, Roosevelt, De Gaulle

• Psicologia delle folle: scienza nata per rispondere

ad esigenze della storia, ma anche “scienza che ha

fatto la storia” (Moscovici,1981) Pagina 14

Le idee nell’aria: la suggestionabilità

• Charcot

• Salpetrière

• Suggestionabilità

• Ipnosi Pagina 15

Le idee nell’aria: l’evoluzione e la risoluzione “positiva” dei

problemi della responsabilità

• Soluzione “positiva” del

tema del libero arbitrio

• Imputabilità minore per chi

ha “predisposizione” a

delinquere

• Tra questi casi, chi è in

stato di “eccitazione”

all’interno di una folla Pagina 16

La scuola criminologica italiana: Sighele

• Fine Ottocento: brigantaggio al Sud, sommosse al Nord

• Lombroso, Ferri, Sighele

• Sighele

• Folla: eterogenea e inorganica (psicologia delle folle) società

omogenea e organica (sociologia)

• Unisono della folla (Tarde) non solo per imitazione o contagio,

ma per suggestionabilità

• Convergenza naturale verso sentimenti esasperati, difficoltà

interpretativa dei gesti dell’oratore

• Non cause ideologiche (socialismo) ma antropologiche,

processo cui sono esposti i più deboli

• Folla fattore di attutimento della pena (concetto recepito nel

codice penale) Pagina 17

La scuola criminologica italiana: Rossi

• Fonda nel 1900 in Calabria l’Archivio di psicologia collettiva e

scienze affini con il “supremo fine pratico dell’educazione della

folla”

• Attenzione alle folle silenziose; problema non di reprimere, ma

di svegliare la partecipazione popolare

• Tre leggi della folla: è più della somma degli individui; il

pensiero si elide, il sentimento si assomma, gli animi si

accomunano in quel che hanno di più atavico

• A queste leggi, Rossi aggiunge il concetto di polarizzazione,

cioè del facile cambiare di segno del sentimento dominante

della folla

• La folla non è necessariamente regressiva o criminale: “le

masse ineducate possono essere criminali, ma le masse

educate lo sono poco o nulla” e in esse il sentimento si

stabilizza, si equilibra con il pensiero e acquista senso morale

Pagina 18

Psicologia della politica

Roma 3 novembre 2010

La scuola criminologica francese: Le Bon e Tarde

• Fine Ottocento, inizi del Novecento: periodo di forte

sviluppo ma anche di violenza e esaltazione

• Creazione di miti o persecuzioni: Boulanger,

Dreyfus (antisemitismo che riverbera anche in

Algeria)

• Marginalità accademica, vicinanza con ambienti

molto conservatori (Le Bon) o giuridici (Tarde)

Pagina 19

Un approccio reazionario e romantico : Le Bon e

l’era delle folle

• Fine del sogno nel progresso illimitato, primato del sentimento

nello sviluppo dei popoli: guidato dal mito e dal sogno

condiviso, declinante quando il sogno declina

• Idolatria dell’individuo, fatalismo pessimistico nelle folle, di cui

è ormai arrivata l’era (l’age des foules)

• La civilizzazione differenzia tra individui e razze: razze

inferiori, individui inferiori (ovviamente le donne); la

mescolanza tra inferiori e superiori porta alla degenerazione

• Il politico cerca il consenso democratico per manipolare la

folla, ma la folla lo travolgerà perché naturalmente incline alla

dittatura. Pagina 20

La Psychologie des foules

• I veri cambiamenti storici sono cambiamenti delle credenze e delle idee

• Era attuale: delle città, del suffragio universale, della comunicazione che porta

al cambiamento nell’idea di diritto divino del potere: dal sovrano alla folla l’age

des foules

• Piccola aristocrazia intellettuale miglioramento, folle decadenza della

civilizzazione

• Governarle per non esserne governati

• Formazione psicologica della folla dalla reazione emotiva ad eventi di portata

nazionale

• Confusione tra folla psicologica e folla di strada

• Unità mentale delle folle: perdita di controllo individuale “anima della folla”

• Livellamento degli individui, perdita delle caratteristiche personali e

riemergere dell’anima della razza

• Credulità per immagini e slogan ripetuti, eccitazione al seguito del leader,

emergenza della violenza criminale o dell’eroismo, per le folle “storiche”

Pagina 21

I processi psicologici nella folla

• Dall’interesse individuale (razionale) ad un senso collettivo di

potenza invincibile

• Suggestione

• Rapporto capo-gregario come rapporto ipnotico

• Non ragionamenti, ma immagini, meraviglioso e leggendario

come movente di eventi storici

• Illusioni che devono essere governate, manipolate

• Credenze (basilari) e opinioni (effimere): le rivoluzioni che

cominciano sono credenze che finiscono

• La credenza richiede qualche assurdità misteriosa: è il

meneur che ne è padrone e conduce il gregge, ripetendole

concisamente e ipnoticamente

• “Passare dalla barbarie alla civiltà inseguendo un sogno, per

declinare e morire quando il sogno è finito, tale è il ciclo della

vita di un popolo” (p. 251) Pagina 22

Dal pessimismo romantico di Le Bon al rifiuto del

determinismo di Tarde

• Tarde: magistrato, studioso razionale e isolato

• Primato dell’individuo

• Ma legato agli altri per il legame basilare dell’imitazione

• Distinguere tra folla (disorganizzata, transitoria) e

corporazione (organizzata, durevole)

• La corporazione è il lievito della folla

• Folla regressiva, con capo nascosto; corporazione che porta i

componenti all’efficacia del suo capo palese

• Differenza tra folla e pubblico, “folla spiritualizzata”

• Folla brutale, violenta, transitoria; pubblico spiritualizzato e

astratto: ma entrambi vibrano all’unisono, e il pubblico più di

una folla Pagina 23

L’unisono dei pubblici

• Folla: qualcosa di nuovo concentra gli sguardi e gli spiriti

• Pubblico: aderenza ad un’idea e ad una passione

• Folla e pubblico “credenti” o “desiderosi”; ma è sempre una

corporazione che aizza una folla, la folla non è spontanea

• Passaggio repentino da uno stato all’altro, dalla divinizzazione all’a

morte

• Folle aspettanti (di colpo impazienti), folle attente (anche senza

udire), folle manifestanti (ripetitivamente), folle agenti

(distruttivamente)

• Si vedono di più le folle distruttive, ma sono più importanti nella storia

le folle di amore e di festa (funzione sociale della folla)

• Folla talvolta violenta, ma più spesso vittima di violenza e raggiro

• Volontà di farsi giustizia manovrata da individui sinistri e determinati,

che trasformano la folla in criminale

• Non ricette di manipolazione (come in Le Bon) ma osservazione

“pura” a favore dell’individuo: per pensare bisogna “ritrarsi”: sia dalla

folla, sia dal pubblico Pagina 24

La psicologia delle folle all’inizio del Novecento

• Tutti i grandi temi sono ormai posti

• Manca ancora la comprensione dei processi

psicologici (psicologia agli esordi)

• Negli anni ‘20, apporto del comportamentismo e

dalla psicoanalisi

• Duplice anima della psicologia delle folle

• Decadimento, manovrabilità, distruttività

• Desiderio di ristabilire la giustizia, motore di

cambiamento contro un potere manipolatorio Pagina 25

Psicologia della politica

Roma 4 novembre 2010

La psicologia delle folle: dall’Europa all’America

• Dai primi anni del Novecento alla prima guerra

mondiale: consolidamento del tema in Europa

(Germania, Inghilterra)

• Duplice approfondimento: sociologico, psicologico

• Il “difficile salto” in America Pagina 26

La psicologia delle folle: dall’Europa all’America

Un problema di rapporto storico-culturale

• Cooley (1904) la folla di Le

Bon ben diversa dalla gente

allegra e animata di New York

• Una differenza storica: folla

che nasce da una rivoluzione

contro un potere statico e

accentratore

• Una differenza culturale: folla

apatica, popolo abituato alla

lettura piuttosto che alla

partecipazione democratica

• Negazione degli aspetti

gravemente violenti della folla

americana: es. accettazione

della pena di morte, linciaggi. Pagina 27

Due eccezioni: Park e Ross

• Park (1904) tesi di dottorato in tedesco (Mass und Publikum)

mai tradotta in inglese

• Influenza sociologica di Simmel: importanza della dimensione

numerica degli aggregati, che si ferma al confine con la folla

• Folla: suggestionabile, caratterizzata dalla reciprocità

psicologica del suo fine comune; ma momento di passaggio

necessario e funzionale al cambiamento istituzionale

• Ross (1908) riprende sia Le Bon che Tarde

• Due tradizioni: sociologica e psicologica, con la lezione

interazionista (G.H.Mead) “caduta nel fossato” tra le due

correnti Pagina 28

La tradizione anglossassone: la forza dell’istinto

Mc Dougall (1908) e Trotter (1916)

• Trotter: l’istinto essenziale è gregario: la voce del gregge

(Istinto del gregge in pace e in guerra)

• Mc Dougall: molteplicità di istinti (18!) che possono essere

vissuti irriflessivamente (folla “cieca”) oppure inserirsi in un

contesto organizzato

• L’organizzazione trasforma l’energia istintuale in un

progresso: il gruppo si consolida, prende una struttura e una

direzione, nasce la mente di gruppo.

• Mc Dougall ha più successo; trasferito in America e a

confronto con il comportamentismo, corregge la sua teoria

dando più importanza al contesto e meno al concetto

psicologico di mente di gruppo, considerato irrealistico nella

tradizione individualista e pragmatica americana. Pagina 29

Dopo la prima guerra mondiale: tra choc e profezia

La prima guerra mondiale è uno

choc

• Perdita di ogni illusione sulla

guerra eroica, il progresso

indefinito, la forza della

ragionevolezza

• Non narrabilità e condivisibilità

della violenza: “fine

dell’esperienza” (Benjamin)

• La presenza degli altri è il solo

conforto della guerra di massa,

in trincea

• Ma i sogni e i timori delle

masse non si placano con la

pace, cercano “un pastore e un

mastino” (Ortega y Gasset,

1936) Pagina 30

Cosa sta succedendo alle folle?

Quattro lezioni dalla nuova psicologia Europea

• Sigmund Freud: oltre il concetto passpartout di

suggestionabilità

• Ortega Y Gasset: l’uomo-massa

• Willhelm Reich: la peste psichica del fascismo

• Ciacotine: i riflessi collettivi Pagina 31

Freud: Psicologia delle masse e analisi dell’Io

Tre moventi: clinico nel

dopoguerra,

consapevolezza

dell’antisemitismo,

insoddisfazione per il

concetto di

suggestionabilità

• Esperienza alla Salpétrière,

presto superata

• Attaccamento tra capo e

seguaci come chiave di

spiegazione delle grandi

organizzazioni (Chiesa,

esercito) Pagina 32

Freud: identificazione con il capo, ideale dell’Io,

vacanza carnevalesca

Gregarietà non istinto originale

(paura dell’estraneo nel bambino: si

desidera la madre, non il compagno

anonimo)

Bisogno di sentirsi amati dalla figura di primo

attaccamento

Nascita dei fratelli: compromesso di essere

amato “come gli altri”

Grandi organizzazioni: illusione che il capo

ami tutti di uno stesso amore personale

Coesione come soluzione compromissoria

(soddisfacimento parziale di una

pulsione inibita alla meta)

Il capo rappresenta la proiezione dell’ideale

dell’Io, da cui ogni tanto ci si può

dimenticare (festa carnevalesca)

• Sole eccezioni: il sintomo,

l’innamoramento! Pagina 33

Psicologia della politica

Roma 10 novembre 2010

Ortega Y Gasset

consapevolezza della dimensione storica dell’azione

• L'individuo umano, nascendo, va osservando

tutte le forme di vita (esistenti): ne assimila la

maggior parte, ne rifiuta altre. Il risultato è che,

nell'un caso come nell'altro, egli è , costituito,

positivamente o negativamente, da questi modi

di essere uomo che erano già presenti prima

della sua nascita. Ciò comporta una strana

condizione della persona umana, che

possiamo cbiamare la sua essenziale

preesistenza. Cioè che un uomo, o un'opera

dell'uomo, non comincia con la sua esistenza,

bensì la precede. Si trova preformato nella

collettività in cui comincia a vivere. Questo

precedersi in gran parte a se stessi, questo

essere prima di essere, dà alla condizione

dell'uomo un carattere di continuità . Nessun

uomo comincia ad essere uomo, nessun uomo

esaurisce l'umanità ma ogni uomo continua

l'umano che già esisteva. Questa

continuazione può essere indifferentemente

positiva o negativa, può consistere

nell'accettare o nel rifiutare ciò che è vigente;

in entrambi i casi, l'apriori storico che è l'epoca,

che è il tempo in cui l'uomo vive, agisce su di

lui e lo costituisce Pagina 34

Ortega Y Gasset

consapevolezza della dimensione storica dell’azione

• Vivere consiste nel fatto che l'uomo è

sempre in una circostanza, nel fatto

che egli si trova immediatamente, e

senza sapere come, immerso,

proiettato in un orbe o contorno che

non si può cambiare, in questo

mondo che ora è presente. Per

reggersi in piedi in questa

circostanza, deve fare sempre

qualcosa. Però questo "dover fare"

non gli è imposto dalla circostanza,

al modo in cui, ad esempio, al

grammofono è imposto un repertorio

di dischi, o ad un astro la traiettoria

dell'orbita. L'uomo, ciascun uomo,

deve decidere in ciascun istante ciò

che farà , ciò che sarà nell'istante

successivo. Questa decisione è

intrasferibile, nessuno può

sostituirmi nel compito di decidermi,

di decidere della mia vita. Pagina 35

Ortega Y Gasset

la ribellione delle masse (1930)

• (Bolscevismo e fascimo

sono) movimenti tipici

dell’uomo-massa, diretti

come tutti quelli che lo

sono, da uomini spesso

mediocri, estemporanei e

senza lunga memoria,

senza “coscienza

storica”(…) sono pseudo-

aurore: non portano il

mattino di domani, ma

quello di un giorno antico,

sorto più di una volta:

sono primititivismo Pagina 36

Ortega Y Gasset

la ribellione delle masse (1930)

• sono pseudo-aurore: non

portano il mattino di

domani, ma quello di un

giorno antico, già sorto

più di una volta: sono

primitivismo. E così

saranno tutti i movimenti,

se ricadono nella

semplicità di stabilire un

pugilato con questa o

quella parte del passato,

invece di procedere alla

sua digestione Pagina 37

Ortega Y Gasset

la ribellione delle masse (1930)

• L’uomo-massa non valuta

se stesso(…) si sente

come “tutto il mondo” e

tuttavia non se ne

angustia, anzi si sente a

suo agio, nel riconoscersi

identico agli altri. (…)

Travolge tutto ciò che è

differente, singolare,

individuale, qualificato e

selezionato. Chi non sia

come tutto il mondo, chi

no pensi come tutto il

mondo corre il rischio di

essere eliminato Pagina 38


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa riferimento al corso di Psicologia della politica tenuto dalla Prof.ssa Leone. Viene ripercorsa la storia della Psicologia delle folle e i contributi dagli inizi del 900 con Le Bon e Tarde appartenenti alla scuola criminologica francese, e Sighele e Rossi, a quella italiana. Fino, poi, ad arrivare al dopo guerra con Freud, Ortega Y Gasset e Willhelm Reich e all'approccio americano dagli anni '40 agli anni '90.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di PSICOLOGIA DELLA POLITICA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Leone Giovanna.

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