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bene, ma se gli si sospende subito il serotoninergico continuano a riformarsi inibitori della serotonina. Se lo

teniamo per circa 6 mesi, con un meccanismo di feedback l’organismo dovrebbe arrivare a produrre meno

inibitori della serotonina. Sei mesi sono il minimo, poi c’è una grande variabilità su cui noi possiamo agire solo

a livello empirico, perché non si può fare un esame del sangue che verifica quali sono gli inibitori della

serotonina, non esiste.

Adesso c’è il bupropione che è un dopaminergico, non agisce sulla serotonina ma sulla dopamina. Quindi la

serotonina dà un certo distacco quindi è antidepressivo ma anche antiansia; il bupropione che dà solo

dopamina, non è antiansia ma è antiastenia, quindi un paziente che ha astenia, apatia, abulia può funzionare

un po’ di più, non ha effetti collaterali sessuali, ma non interviene molto sull’ansia.

Tutti questi non sono pillole della felicità ma farmaci che agiscono in maniera meccanica; invece ognuno ha un

modo diverso di vivere le cose, perché ci sono vissuti diversi, il farmaco aiuta ma sempre a livello meccanico,

la modulazione poi dobbiamo farla noi.

Se aggiungo da un lato poi, ho problemi dall’altro; ad esempio un farmaco che dà meno problemi sessuali

come la mirtazapina, dà però nel 10% dei casi un aumento di peso perché tende a indurre iperfagia, quindi è

difficile trovare un farmaco che funzioni benissimo e abbia un profilo recettoriale neutro.

Nell’atto sessuale la libido è aumentata dalla dopamina e ridotta dalla prolattina, l’eccitazione è aumentata

dall’acido ossidonitrico e dall’acetilcolina e l’orgasmo è inibito dalla serotonina che allunga i tempi dell’orgasmo

e favorisce la noradrenalina. La prolattina è quella che va a interagire con i recettori D2 eD4 delle cellule

lattotrope dell’ipofisi anteriore per cui; soprattutto la terapia con antipsicotici va a inibire la prolattina quindi

provoca una diminuzione del desiderio e nelle donne in alcuni casi anche la scomparsa del ciclo mestruale

anche se non è sempre così (ad esempio una paziente schizofrenica in cura con antidopaminergici rimane

incinta, sospende i farmaci e dopo 6 mesi dalla nascita della figlia tenta di sopprimerla perché convinta fosse

un clone marziano).

A livello di ipofisi va a interferire sul GABA (neurotrasmettitore delle benzodiazepine) diseccitando la fibra

neuromuscolare, quindi si sta un po’ più tranquilli per un po’, ma dopo qualche ora le benzodiazepine

terminano la loro azione, allora o si rimane tranquillizzati e si va avanti o si ha ancora bisogno di prendere

benzodiazepine per avere lo stesso effetto, ma a questo punto c’è il rischio dopo mesi di andare incontro a

una dipendenza. Le benzodiazepine creano fenomeni di dipendenza e asssuenfazione, quindi bisogno di

aumentare la dose per avere lo stesso effetto e di tolleranza, cosa che non hanno i serotoninergici. La

differenza dal serotoninergico è che se si prende il Prozac, non si sente nessun effetto immediatamente

perché l’effetto è a lungo termine. La benzodiazepina dà invece una sensazione di benessere immediato

favorevole la prima volta, ma pericoloso a lungo termine.

La prolattina (figura 1) ha un suo picco alle otto di mattina e il suo basso verso mezzanotte.

Figura 1: Azione della prolattina

L’iperprolattinemia può dipendere da altri problemi (stress, ipoglicemia, tumore, alcolismo…) e dai farmaci

antipsicotici. Se la prolattina è normale si dà l’antipsicotico, se è aumentata si può cambiare o si può ridurre il

dosaggio o associare un antagonista come il biperidene (va a antagonizzare gli effetti della prolattina però

rallenta un po’ l’apparato cognitivo del paziente). Un farmaco che non ha nessun effetto collaterale non ha

neanche nessuna efficacia. L’aumento dell’iperprolattina dà una riduzione delle gonadotropine e dà una

riduzione del testosterone, quindi diminuzione del desiderio sessuale in entrambi, diminuzione nella donna

degli estrogeni, amenorrea (uguale meccanismo che si ha nell’anoressica), riduzione di un assorbimento di

calcio e riduzione di densità minerale ossea. Bisogna fare quindi un ulteriore esame: la densitometria ossea

(esame che vede nell’osso qual’è la densità per esempio del calcio e se è basso si deve cambiare qualcosa),

il rischio è la fratturazione delle ossa.

Anche il litio dà disfunzioni sessuali; il litio è un farmaco che si dà ai bipolari, cioè chi alterna periodi di

depressione a maniacalità. Con il farmaco si raggiunge un’omeostasi cellulare; è però pericolosissimo perché

un’iperingestione di litio andrà a sregolare l’equilibrio cellulare e le prime cellule a sentirne l’effetto saranno

quelle cardiache. Il litio ha quindi un’attività simpaticolitica sia centrale che periferica, provoca un incremento

della trasmissione serotoninergica e riduce le erezioni peniene indotte da morfina coinvolgendo la dopamina.

Tutti gli stabilizzatori dell’umore causano una riduzione del desiderio del ciclo sessuale. La diminuzione del

desiderio è dovuta non solo dal fatto che può non funzionare con il mio partner ma proprio a livello centrale

viene diminuita l’azione neuronale a livello limbico. Anche le benzodiazepine somministrate nel caso di ansia

cronica portano a un aumento dell’inibizione quindi a eiaculazione precoce, deficit reattivo e nella donna

anorgasmia e vaginismo.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Il materiale, relativo a una lezione del dr. Stefano Sanzovo, illustra gli effetti dei farmaci sul ciclo di risposta sessuale. Gli ormoni, gli estrogeni, il testosterone, la prolattina hanno tutti un impatto sul desiderio. L’eccitazione è diminuita dagli antidepressivi, antiipertensivi, anticolinergici e dagli antidopaminergici. Nell’atto sessuale la libido è aumentata dalla dopamina e ridotta dalla prolattina.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinico-dinamica
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della Sessualità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Panzeri Marta.

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