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Dispensa al corso di Sociologia delle relazioni interculturali della Prof.ssa Enrica Tedeschi. Trattasi di un progetto di ricerca nell'ambito dell'educazione interculturale tra il Centro interculturale Millevoci e l'IPRASE del Trentino. Dopo aver illustrato le finalità, gli obiettive ed i destinatari del progetto, sono esplicate... Vedi di più

Esame di Sociologia delle relazioni interculturali docente Prof. E. Tedeschi

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GESTO – ESPRESSIONE - CULTURA

Cultura, comunicazione e linguaggio non verbale

Claudio Tugnoli

Gli elementi fondamentali di ogni cultura sono radicati in esigenze

biologiche, persistenti nel tempo, orientati al mantenimento dell'integrità

degli individui associati e garantiscono la sopravvivenza della società di

organismi viventi. La nozione di cultura collega strettamente la biologia

all'etologia e all'antropologia culturale (Hall).

1. Interazione

Irritabilità dell'essere vivente: gli schemi di interazione diventano più

complessi man mano che si evolvono sulla scala filogenetica. L'interazione

ha luogo nel tempo e nello spazio.

2. Associazione

Comincia quando due cellule si uniscono. Tutti i viventi si organizzano

in qualche tipo di associazione, come i termitai, i greggi di pecore, le

mandrie di buoi o le società umane.

3. Sussistenza

Gli esseri viventi hanno diverse esigenze di nutrizione e diverse

modalità di procurarsi il cibo; e di conseguenza diversi codici di

comportamento e sistemi di valore in rapporto al reperimento dei mezzi di

sostentamento.

4. Bisessualità

In tutte le culture si trova la distinzione tra maschio e femmina, con la

relativa attribuzione di comportamenti e atteggiamenti esclusivi per

ciascuno dei sessi; ciascun individuo è riconosciuto come appartenente a un

sesso o all'altro in base a un codice stabile. La riproduzione per via sessuale

può essere spiegata in base alla necessità di fornire una certa varietà di

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GESTO – ESPRESSIONE - CULTURA

combinazioni del corredo genetico allo scopo di fronteggiare in modo più

efficace i mutamenti dell'ambiente. Linguaggio e sesso sono profondamente

connessi. Ogni cultura regolamenta le modalità di espressione linguistica di

uomini e donne (tempi, tono di voce, circostanze, ecc.). Certe forme di

ibridismo sessuale contemporaneo hanno un'origine sia biologica, sia

culturale. Il fenomeno della dissociazione della pratica di accoppiamento

dalla procreazione appare già in alcune specie di scimmie antropomorfe

come i bonobo, presso i quali l'accoppiamento frequente e promiscuo

nell'arco della giornata svolge un'evidente funzione di socializzazione,

comunicazione positiva e distensione. Il prolungamento del periodo di

fertilità negli esseri umani e la disposizione a rapporti sessuali durante

l'intero arco dell'anno comporta inevitabilmente la necessità di introdurre

dei meccanismi di regolamentazione delle nascite (meccanismi che ogni

specie sembra possedere). Perciò, da un punto di vista antropologico (non

morale), sia l'introduzione di principi e valori, come la castità, che

impongono una pratica sessuale indirizzata esclusivamente alla

procreazione, sia viceversa le devianze nel comportamento sessuale e le

ambiguità che sollecitano all'accoppiamento omosessuale, si possono

interpretare come le due opposte soluzioni che, con fase alterne, le culture

hanno escogitato per favorire il riadattamento degli individui alla comunità

e la correzione di squilibri demografici tendenziali.

5. Territorialità

Tutti gli organismi viventi devono appropriarsi di un territorio, usarlo

per le necessità vitali e difenderlo da intrusi o nemici esterni. Le diverse

comunità animali possono appropriarsi di spazi contigui o complementari, a

seconda che esistano confini comuni, come tra i territori controllati da

diversi branchi di lupi, oppure che non esistano confini comuni, come nel

caso delle aree controllate rispettivamente dagli animali carnivori e dalle

api. Oggi l'umanità deve fare i conti con la difesa dell'intero pianeta, il solo

territorio la cui integrità sia veramente decisiva per la sua sopravvivenza. I

nemici di questo territorio globale, che è di tutti e di nessuno, sono proprio

gli stati nazionali, che considerano ancora di primaria importanza la difesa

esclusiva, costi quel che costi, dei propri interessi materiali immediati. Il

disastro del pianeta non sarà fermato dalle buone intenzioni e dai proclami,

ma solo da un intervento coercitivo e da governi responsabili, capaci di

promuovere l'impiego su vasta scala di fonti di energia rinnovabili e di

sostenere la diffusione di mezzi di trasporto non inquinanti (come le auto ad

aria compressa). 12

GESTO – ESPRESSIONE - CULTURA

6. Temporalità

Il modo di trattare il tempo è profondamente diverso da una cultura

all'altra. Esiste un vero e proprio linguaggio del tempo. Non si può

interagire con un'altra cultura se non si impara il significato che il tempo

assume in questa cultura, a quali condizioni è sottoposto, come viene

concepito. Esiste un generale accordo tra gli antropologi sull'importanza

fondamentale del codice temporale per definire, comprendere e vivere in

una cultura. Il tempo è fondamentale per tutte le forme di vita, a partire da

quelle inferiori. La vita si fonda su di un sostrato che è governato da ritmi e

cicli oggettivi: respirazione, ciclo mestruale, veglia/sonno, ecc. A questo

sostrato si sovrappongono le convenzioni relative alla misurazione del

tempo (unità di misura, periodizzazioni di lungo termine, sistemi ciclici,

ecc.). Anche la percezione della durata temporale è profondamente diversa

da una cultura all'altra: si pensi ad esempio a partire da quale tempo di attesa

una persona è considerata in ritardo a un appuntamento. Questo tempo di

attesa è sottoposto a un codice non scritto.

7. Apprendimento

L'apprendimento non riguarda solo l'uomo, ma anche gli animali.

L'apprendimento diventa un meccanismo di adattamento in seguito

all'apparizione degli animali a sangue caldo, dotati di un meccanismo di

omeotermia, cioè di controllo del grado di temperatura interno del corpo;

l'emancipazione della dipendenza dell'organismo dalla temperatura esterna

impone tuttavia lo sviluppo di determinate facoltà di adattamento

all'ambiente, tra cui anche l'apprendimento. La formazione del linguaggio

ha consentito la conservazione del contenuto dell'esperienza di

apprendimento nella memoria storica e nella tradizione. Il linguaggio

dunque ha potenziato infinitamente gli effetti e la portata dell'apprendimento

e quindi ha moltiplicato le modalità di adattamento consentite

dall'apprendimento cumulativo. L'importanza dell'apprendimento è primaria

in relazione alla cultura, che è un insieme di comportamenti appresi e

condivisi da tutti coloro che si riconoscono come appartenenti a una certa

comunità che ha fatto propria una determinata cultura. E' un'acquisizione

che risale al positivismo evoluzionistico (Darwin, Spencer). Gli individui

appartenenti a una certa comunità apprendono ogni tipo di regola e di

divieto come principi di comportamento inderogabili, la cui violazione

metterebbe in pericolo l'esistenza della comunità o la loro stessa vita. Il

significato antropologico del sistema di credenze morali che governa una

certa società consiste nel fatto che di solito alcuni comportamenti sono

vietati in assoluto, alcuni sono prescritti in assoluto, altri sono permessi e

lasciati all'arbitrio individuale. I divieti, accanto ai rituali, hanno

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GESTO – ESPRESSIONE - CULTURA

l'importante funzione di tenere sotto controllo la violenza che il desiderio

mimetico incontrollato può innescare in qualsiasi momento (Girard).

8. Divertimento

Ogni cultura concede uno spazio al divertimento, che ha un'importanza

vitale. Il tipo di umorismo di un popolo riflette aspetti sostanziali della

cultura alla quale esso appartiene. La relazione tra divertimento e

apprendimento è molto stretta. Esistono attività che appartengono all'una e

all'altra categoria, come il gioco degli scacchi. Ma ogni gioco di

competizione presenta un aspetto per il quale i giocatori sono indotti a

perfezionare qualche particolare abilità, il cui apprendimento e affinamento

è necessario per vivere in quella cultura. I giochi di guerra sono un'ulteriore

dimostrazione del legame stretto tra l'attività ludica e le funzioni

fondamentali legate alla sopravvivenza della specie, come la sussistenza, la

territorialità e la difesa. I giochi si possono interpretare sul piano

antropologico come il risultato dell'astrazione dei singoli momenti di un

unico processo mimetico (imitazione reciproca, rivalità conflittuale,

parossismo mimetico, selezione della vittima da espellere) che nella realtà

dei rapporti umani è destinato a sfociare nella violenza (Girard). L'attività

ludica non è in ogni caso puramente secondaria e contingente (Caillois).

Secondo una certa teoria le espressioni ludiche dei bambini riprendono in

modo spontaneo attività che nell'evoluzione filogenetica sono state superate

o comunque ridimensionate, come la caccia o la guerra. In realtà i bambini,

giocando, imitano gli adulti o, per meglio dire, quello che sanno di loro.

L'attività ludica svolge un ruolo cognitivo importante come fase di

preparazione delle attività cosiddette serie, nella formazione del pensiero

astratto (Vygotskji). Il significato formativo del gioco consiste

essenzialmente nel fatto che lo svolgimento di una certa attività ludica e

l'eventuale risultato non sono irreversibili, il giocatore può sempre

ricominciare da capo, come se niente fosse. Nel gioco, come in generale

nelle attività di simulazione, è assicurato al giocatore il pieno controllo della

situazione complessiva. A differenza di ciò che accade nella vita, il

giocatore entra nel gioco spontaneamente, è messo al corrente delle regole e

dichiara di condividerle, conosce perfettamente le conseguenze di un suo

ritiro prematuro o gli effetti di una sconfitta (dipende dal tipo di gioco); e,

infine, potrà essere riammesso a giocare un'altra partita senza che l'esito

delle giocate precedenti pregiudichi la sua accettazione da parte degli altri

giocatori. 14

GESTO – ESPRESSIONE - CULTURA

9. Difesa

Uomini e animali condividono la necessità di difendersi da pericoli e

attacchi imprevisti. Alla funzione di difesa corrisponde un'attività molto

specializzata, con tecniche riconoscibili e tipiche di ogni specie. Gli etologi

identificano tra i comportamenti di difesa anche il mimetismo di certe

specie, che simulano forme e colori dell'ambiente circostante per evitare di

essere riconosciuti e attaccati. L'uomo ha dovuto difendersi non solo da

nemici esterni, ma anche da insidie interne, in particolare dalla violenza

ricorrente che distrugge le stesse condizioni di esistenza della comunità. Il

meccanismo del capro espiatorio è un sistema di difesa dalla violenza

generalizzata; esso si fonda sull'individuazione di una vittima che, a certe

condizioni, è sacrificata al posto della comunità. Il sistema di espulsione

vittimaria è un meccanismo quasi fisiologico di eliminazione della violenza

che è possibile adottare anche nei rapporti con le comunità umane esterne

con le quali si entra in competizione. I divieti e i rituali sono strumenti di

prevenzione e di espulsione della violenza, che rappresenta la minaccia più

grave per le comunità umane (Girard). La difesa dalla violenza e dalle

malattie rende conto dell'origine, rispettivamente, della religione e della

medicina, nonché dei successivi processi di differenziazione che conducono

alla politica e all'etica, alla filosofia e alla scienza.

10. Sfruttamento

L'adattamento all'ambiente degli organismi è imposto dalla necessità di

reperire i mezzi di sostentamento e di assimilarli per la sopravvivenza: il

pollice opponibile dell'uomo, la dentatura delle tigri e dell'uomo, il becco

gigantesco di certi uccelli pescatori. Gli organismi possono sviluppare

estensioni del loro corpo che potenziano e organizzano la loro capacità di

sfruttamento dell'ambiente (la tela del ragno, i nidi degli uccelli sono solo

alcuni esempi). L'intera cultura è per certi versi un'espansione della capacità

di sfruttamento non solo del pianeta terra, ma anche dello spazio. Ogni

forma di conoscenza implica un qualche sfruttamento, perché mette a

disposizione della comunità e degli individui tecniche nuove di

sopravvivenza. L'intera umanità, con la memoria storica enormemente

sviluppata della sua fase attuale, può ormai proiettarsi in un futuro molto

lontano e progettare la colonizzazione di certe aree dello spazio come

alternativa o in concomitanza con l'esaurirsi delle condizioni di vita sulla

terra. Ma è solo la conoscenza del passato storico, biologico e geologico

dell'umanità che consente una certa proiezione nel futuro. La conoscenza del

passato insegna che gli organismi sono sottoposti a un processo evolutivo di

adattamento alle mutate condizioni dell'ambiente. L'alternativa

all'adattamento è l'estinzione. Le due principali novità della storia dell'uomo

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GESTO – ESPRESSIONE - CULTURA

consistono: a) nello sviluppo di una grande capacità di conservare

l'esperienza già fatta (da altri individui, da altri popoli) mediante la scrittura

e di comunicarla; b) nella conoscenza esplicativa non solo della realtà

esterna, ma anche dell'uomo, del soggetto di questo sviluppo. La

tecnoscienza mette a disposizione dell'uomo tecniche e strumenti in grado di

potenziare enormemente la sua capacità di adattamento all'ambiente

particolare e globale, aumentando la sua speranza di vita. I trapianti sono

una modalità di riciclaggio simile a quelli della natura, dove gli organismi

estinti o compromessi sono spontaneamente riutilizzati, in tutto o in parte,

da altri esseri viventi per il loro sostentamento. La bioetica ha il compito di

approfondire le condizioni e limiti di questo processo di sviluppo, che deve

rimanere un adattamento progressivo di soggetti umani senzienti e

intelligenti e non può trasformarsi in manipolazione avventuristica o

equivoca degli individui umani e della specie homo sapiens sapiens.

11. Comunicazione

La comunicazione è un processo di interazione che riguarda tutti gli

esseri viventi, siano essi dotati di coscienza oppure no. Il sistema

immunitario di un organismo si può considerare un caso particolare di

struttura comunicativa, in cui intervengono fenomeni di segnalazione e

riconoscimento. Il rapporto fondamentale stimolo/risposta è la base sulla

quale si evolvono tutti i sistemi più complessi di comunicazione tra esseri

viventi: lo stimolo diventa un segnale, il segnale un messaggio intenzionale.

La risposta automatica diventa una reazione specifica e questa a sua volta

una valutazione del messaggio ricevuto. Gli esseri viventi più evoluti

tuttavia non comunicano solo attraverso il linguaggio con i propri simili, ma

anche con il loro corpo. Le forme più evolute di comunicazione permettono

anche di mentire, simulare e dissimulare. L'intenzionalità comunicativa

quindi introduce un elemento di incertezza per il ricevente (ma anche per

l'emittente), dal momento che il messaggio ricevuto potrebbe essere distorto

o semplicemente menzognero. Chi riceve il messaggio dunque deve

utilizzare altri elementi a disposizione per valutare il senso e l'attendibilità di

ciò che gli viene comunicato oralmente o per iscritto: il contesto del

rapporto di comunicazione, la conoscenza che possiede riguardo

all'emittente, i segnali involontari del medesimo soggetto. Tra i segnali

involontari quelli del corpo occupano una posizione di primo piano. Il

vantaggio di questi segnali, che discende direttamente dal loro carattere

involontario, consiste nel fatto che essi non mentono in generale e possono

quindi rappresentare dei test di attendibilità per ciò che viene asserito e

comunicato attraverso il linguaggio o le espressioni facciali, che sono le più

controllabili e perciò più manipolabili, del nostro corpo. Può accadere che,

senza mentire in senso proprio, diciamo qualcosa che non pensiamo

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GESTO – ESPRESSIONE - CULTURA

veramente, solo per fare piacere al nostro interlocutore, ma in molti casi

basterebbe osservare certi tratti del volto, la postura del corpo, la gestualità,

per cogliere una discrepanza tra il contenuto del nostro discorso e ciò che

abbiamo in mente. Esistono dei segnali fisici che parlano nostro malgrado,

perché nessuno possiede una completa padronanza del proprio corpo. In

generale il corpo delle persone con cui entriamo in rapporto ci trasmette

direttamente informazioni irriflesse riguardo alla sua forza/debolezza, alla

sua età, alla sua motivazione e determinazione; il dinamismo corporeo, il

modo di camminare, la scelta dell'abbigliamento, il tono di voce, il modo di

stringere la mano, la distanza alla quale si colloca, ci permettono di valutare

chi abbiamo di fronte in relazione sia ai tratti di fondo della sua personalità,

sia agli stati e agli atteggiamenti passeggeri. Ogni buon detective sa che in

molti casi le persone si tradiscono con un gesto. Desmond Morris osserva

che il volto è la parte del corpo più facile da disciplinare. Ciò dipende dalla

maggiore conoscenza che abbiamo del nostro volto (attraverso lo specchio,

le riproduzioni fotografiche, il ritratto e, eventualmente, la caricatura),

rispetto alle posture del corpo o ai movimenti degli arti inferiori. I

movimenti delle gambe e dei piedi sono quindi quelli di cui siamo meno

consapevoli; essi sono perciò degni del massimo interesse dal punto di vista

della comunicazione espressiva, perché lasciano trapelare molta

informazione sullo stato interiore del nostro interlocutore. Possiamo dunque

ricevere segnali contraddittori dalla stessa persona riguardo lo stesso

oggetto. Partendo dal presupposto che i segnali automatici sono i più

attendibili perché è impossibile controllarli, Morris ha stabilito una

graduatoria di attendibilità dei diversi comportamenti che schematicamente

si può riprodurre qui in ordine decrescente:

1) segnali automatici: arrossire, impallidire, sudare;

2) segnali corrispondenti a movimenti delle gambe e dei piedi;

3) segnali corrispondenti ai movimenti del tronco;

4) gesticolazione spontanea delle mani;

5) gesti della mani identificabili e deliberate;

6) espressioni facciali.

Gli atteggiamenti e i tratti del corpo non permettono solo di risalire a

emozioni, intenzioni e ideazioni contingenti del soggetto che li esprime, ma

possono anche essere oggetto di uno studio sistematico da parte della

fisiognomonica (o fisiognomica, che vanta un'illustre tradizione) e della

psicologia. Lo scopo è quello di delineare un quadro generale delle strutture

caratteriali degli individui come disposizioni permanenti, i tipi caratteriali

(tipo schizoide, orale, psicopatico, masochista, ecc.). Il modo in cui

scegliamo l'abbigliamento, la cura delle mani, la scelta di portare la barba

oppure no sono tutti elementi con i quali comunichiamo agli altri qualcosa

di preciso, spesso tanto più importante o insidioso quanto meno ne siamo

consapevoli. Ad esempio, il segnale involontario che potrebbe mandare chi

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GESTO – ESPRESSIONE - CULTURA

porta la barba è (o almeno questa l'interpretazione più comune): "ho

qualcosa da nascondere", oppure "desidero rimanere nascosto".

Fin qui per quanto riguarda la distinzione tra segnali volontari e

involontari. I segnali involontari si possono ricondurre alla dimensione

espressiva e quindi hanno un solo codice determinato dalla natura stessa del

corpo. Anche i segnali volontari, nella misura in cui si limitano alla

simulazione o alla dissimulazione, obbediscono al medesimo codice del

corpo. Ma i nostri comportamenti possono essere codificati in base a una

convenzione definita. Il loro significato dipenderà allora da convenzioni

prestabilite, che variano da una cultura all'altra o da un gruppo di

appartenenza all'altro. Questo linguaggio di segnali dipendente da un codice

condiviso funziona quando il codice è noto sia all'emittente sia al ricevente.

In caso contrario si possono verificare equivoci o incomprensioni nella

comunicazione. Ad esempio, nel comportamento a tavola, per comunicare

che si è terminato di pranzare in Italia si incrociano le posate sul piatto,

mentre in Inghilterra si allineano le posate di lato. Possiamo anche non

essere compresi affatto e il nostro gesto può addirittura passare inosservato:

questo vale per quasi tutto il repertorio dei gesti italiani intenzionali e

codificati (es.: passare due volte il dorso della mano destra sotto il mento in

sequenza rapida per segnalare enfaticamente il disinteresse per qualcosa). Ci

sono tuttavia gesti che, per quanto codificati, hanno un significato

relativamente indipendente dalla cultura di appartenenza (ad esempio:

picchiettarsi la tempia con l'indice significa quasi ovunque "è matto", tranne

che in Olanda, dove significa: "è un tipo scaltro".

Secondo Hall le differenze dei codici di comportamento (in rapporto

agli atteggiamenti, all'etichetta, all'uso del tempo, ecc.) sono la cause di

molti conflitti interculturali. Dal momento che nella comunicazione attiva il

contenuto trasmesso dal discorso rappresenta solo una parte molto limitata

di ciò che normalmente si comunica in modo complessivo (abbigliamento,

tono di voce, gestualità, espressione del viso, ecc.), l'apprendimento

linguistico puro e semplice si può considerare solo una parte degli strumenti

cognitivi e delle competenze relazionali di cui gli esseri umani devono

entrare in possesso per interagire con i loro simili a ogni latitudine. L'uomo

planetario, a partire dall'identità specifica che esprime la sua biografia, non

può limitarsi a conoscere solo la lingua del suo interlocutore o la lingua in

cui può intendersi con il suo interlocutore, ma deve anche predisporsi

all'apprendimento di codici di comportamento, di modalità e di stili

relazionali adatti alle circostanze e alle attese degli interlocutori, allo scopo

di prevenire le dissonanze e i conflitti. Ci sono comportamenti e gesti il cui

significato è immediatamente evidente per la loro universalità (ad esempio

prostrarsi in ginocchio davanti a qualcuno), ma altri sono governati da

codici del tutto convenzionali. La familiarizzazione con queste dimensioni

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa al corso di Sociologia delle relazioni interculturali della Prof.ssa Enrica Tedeschi. Trattasi di un progetto di ricerca nell'ambito dell'educazione interculturale tra il Centro interculturale Millevoci e l'IPRASE del Trentino. Dopo aver illustrato le finalità, gli obiettive ed i destinatari del progetto, sono esplicate le metodologie da applicare e le modalità concrete d'azione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle relazioni interculturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Tedeschi Enrica.

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