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Le clausole di coscienza

La necessità di protezione del giornalista dai

condizionamenti derivanti dall’impresa editoriale è alla

base delle rivendicazioni della contrattazione collettiva,

che ha inserito nel contratto di lavoro giornalistico (CNLG)

le c. d. clausole di coscienza:

il giornalista che non condivide più la linea editoriale della

testata può sciogliere unilateralmente il rapporto di lavoro

senza perdere l’indennità di fine rapporto.

Il dovere di rettifica

Art. 8 della l. 47/1948, mod. dall’art. 42 della l. 416/1981:

chi è fatto oggetto di notizie false o inesatte può chiederne la

rettifica all’organo di stampa. La rettifica deve essere

obbligatoriamente pubblicata con lo stesso rilievo

tipografico della notizia inesatta. L’interessato può fare

ricorso al giudice per ottenere la pubblicazione obbligatoria

della rettifica. Il giudice può comminare anche una sanzione

amministrativa.

Art. 13 della l. 675/1996: l’interessato ha diritto di chiedere

la rettificazione o l’integrazione dei dati personali.

Ciascuno dei concetti enunciati nell’art. 2 della

legge 69/1963 va interpretato alla luce delle

sentenze della Corte costituzionale e della Corte di

cassazione, come pure delle norme deontologiche

sulla professione giornalistica.

I codici deontologici

1988: Carta “informazione e pubblicità”

1990: Carta di Treviso per la tutela dei minori nell’attività

giornalistica, intitolata “Per una cultura dell’infanzia”

1993: Carta dei doveri del giornalista

1995: Carta “informazione e sondaggi”

1998: Codice deontologico relativo al trattamento dei dati

personali nell’attività giornalistica

2007: Carta dei doveri dell’informazione economica

Carta “informazione e pubblicità” – 1988

• Il cittadino ha diritto ad una corretta informazione.

• L’autore del messaggio pubblicitario deve essere sempre

riconoscibile.

• Deve essere riconoscibile anche l’identità dell’emittente in

favore del quale viene trasmesso il messaggio pubblicitario.

• Idem per l’identità del committente.

• Il giornalista non deve offrire/accettare compensi di alcun genere

che possono portare alla confusione dei ruoli.

• Il giornalista deve controllare la verità e la correttezza della

notizia ...

• ... e deve rettificare le informazioni inesatte.

Carta di Treviso (protezione dei minori) – 1990

• Si ribadisce l’impegno della Repubblica a proteggere l’infanzia e la gioventù, come previsto

dalla Costituzione italiana.

• Si ribadisce il rispetto dei principi della Convenzione ONU del 1989 sui diritti del fanciullo e

delle altre Convenzioni europee sull’argomento.

• Si precisa che l’interesse dei minori ad una crescita sana, alla tutela della loro privacy e al

benessere psico-fisico deve prevalere su ogni altro interesse.

• Si deve garantire l’anonimato e la non identificabilità del minore coinvolto in fatti di cronaca.

• Il minore non deve esser intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche

che possono turbarlo.

• Nel narrare fatti di cronaca non bisogna indulgere su quei particolari che possono portare il

minore all’emulazione.

• Non bisogna indulgere nella diffusione di immagini di minori malati, feriti, svantaggiati, in

difficoltà.

• Se il minore è coinvolto in un rapimento, i dati relativi alla sua identificazione saranno

diffusi solo con il consenso dei genitori.

• Occorre prestare attenzione alle possibili strumentalizzazioni del minore per interessi di

adulti. Carta dei doveri del giornalista – 1993

• Il giornalista ha il dovere di diffondere notizie di pubblico interesse,

superando ogni ostacolo, perché la responsabilità dinanzi ai cittadini –che

hanno diritto all’informazione – prevale sempre su ogni altra.

• E’ responsabile dinanzi ai cittadini del proprio lavoro.

• Non deve aderire ad associazioni vietate ex art. 18 Cost.

• Non deve accettare incarichi che compromettano la sua indipendenza ed

autonomia. Accetta direttive solo dalle gerarchie redazionali della sua testata.

• Deve osservare il segreto professionale e le relative disposizioni del c. p. p.

• Deve rispettare la riservatezza e la dignità della persona, non deve

compiere arbitrarie discriminazioni, deve essere pronto a rettificare.

• Non deve pubblicare immagini e particolari eccessivamente raccapriccianti.

( ... segue)

• Ha pieno diritto di cronaca e di critica, rispettando sempre la dignità

personale (no all’offesa e alla diffamazioni)

• Pubblica informazioni della vita privata solo se di rilevante interesse

pubblico.

• Deve rispettare la presunzione di innocenza.

• Non pubblica nomi di congiunti di persone coinvolte in casi di

cronaca.

• Non deve rendere identificabili vittime di reati sessuali.

• Pubblica con grande cautela informazioni che possono portare

all’identificazione dei collaboratori di giustizia.

Carta “informazione e sondaggi” – 1995

• Il diritto del cittadino ad una corretta informazione riguarda

anche la conoscenza dei dati provenienti dai sondaggi.

• Il giornalista deve però fornire tutte le informazioni per capire

la provenienza del sondaggio, la sua rilevanza, completezza e

attendibilità.

Codice deontologico sul trattamento dei dati personali – 1998

• Poiché la professione di giornalista deve svolgersi senza autorizzazioni

o censure, il trattamento dei dati nell’esercizio della professione si

differenza nettamente da altre forme di trattamento.

• Il giornalista che accede a banche-dati di uso redazionale deve rendere

nota la sua identità, a meno che questo non pregiudichi la sua incolumità.

• Ha il dovere di rettifica.

• Deve rispettare l’inviolabilità del domicilio ed altri luoghi di privata

dimora.

• Tratta i c. d. “dati sensibili” limitandosi all’essenzialità

dell’informazione.

• Le notizie di interesse pubblico vanno trattate con riguardo

all’essenzialità dell’informazione e alla sfera privata dei soggetti

coinvolti.

(... segue)

• Rispetta il diritto alla riservatezza dei minori secondo i principi della carta

di Treviso e non pubblica dati che possono rendere identificabili i minori

coinvolti in fatti di cronaca.

• Non fornisce notizie o pubblica immagini lesive della dignità della persona

e non pubblica immagini di violenza se non necessario ai fini di una corretta

informazione.

• Non pubblica immagini di persone in stato di detenzione se non con il loro

consenso.

• Tutela il diritto alla riservatezza delle persone malate e della sfera sessuale.

• E’ ammesso il trattamento di dati relativi a processi penali nell’esercizio

del diritto di cronaca.

• Queste norme si applicano a chiunque pratichi attività giornalistica, anche

occasionalmente. Però solo agli iscritti all’albo si applicano le sanzioni

disciplinari.

Carta dei doveri dell’informazione economica – 2007

• Il giornalista riferisce correttamente le informazioni in proprio possesso.

• Non subordina la diffusioni di tali notizie al profitto personali o di terzi.

• Non accetta incarichi o compensi che pregiudicano la sua indipendenza e

autonomia.

• Non può scrivere articoli su fatti rispetto ai quali ha un interesse economico o

finanziario personale.

• Occorre assicurare la trasparenza degli assetti proprietari, azionari e finanziari

del giornale e degli interessi di cui possono essere portatori i singoli giornalisti.

• In caso di articoli che contengono raccomandazioni di investimento, bisogna che

sia chiaramente identificabile l’autore della raccomandazione e l’opinione del

giornalista deve essere chiaramente distinta da essa.

• La presentazione di studi di analisti deve essere fatta con trasparenza circa

l’identità dell’analista e chiarezza sul contenuto dell’informazione.

Il diritto di cronaca, di critica, di

satira

Il diritto di cronaca e di critica

L’art. 21 della Costituzione comprende anche la «libertà di dare e

divulgare notizie, opinioni e commenti» (Corte costituzionale,

sentenza n. 105/1972).

L’onore e la reputazione costituiscono beni costituzionalmente

rilevanti. Altrettanto lo è il diritto alla riservatezza.

Come si possono contemperare queste diverse esigenze?

Infatti, la libertà di cronaca potrebbe scadere nella diffamazione,

oppure nella violazione della privacy.

Su questi problemi si sono espresse la Corte di Cassazione e la

Corte Costituzionale, come si vedrà nelle slides successive.

Prima di definire i limiti del diritto di cronaca e di critica, occorre definire

il reato di diffamazione:

Art. 595 c. p. : Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente,

comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito [...] Se l'offesa è

recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in

atto pubblico, la pena è (aumentata) [...]

Art. 596 c. p., comma 1: Il colpevole dei delitti preveduti dai due articoli precedenti

non è ammesso a provare, a sua discolpa, la verità o la notorietà del fatto attribuito

alla persona offesa.

Art. 596 bis c.p.: Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le

disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore

responsabile, all'editore e allo stampatore [...]

Art. 597 c. p., comma 1: I delitti preveduti dagli articoli 594 e 595 sono punibili a

querela della persona offesa.

La diffamazione a mezzo stampa: circostanze esimenti

Sentenza della Corte Costituzionale n. 175/1971:

Nonostante la non invocabilità dell’exceptio veritatis (art. 596 c. p.),

il colpevole può invocare l'esimente, prevista dall'art. 51 c.p., che

esclude la punibilità in quanto il fatto imputato costituisca esercizio

di un diritto. «E non appar dubbio che tale sia il caso del giornalista

che, nell'esplicazione del compito di informazione ad esso garantito

dall'art. 21 Cost., divulghi col mezzo della stampa notizie, fatti o

circostanze che siano ritenute lesive dell'onore o della reputazione

altrui, sempreché la divulgazione rimanga contenuta nel rispetto dei

limiti che circoscrivono l'esplicazione dell'attività informativa

derivabili dalla tutela di altri interessi costituzionali protetti».

La responsabilità per il reato di diffamazione (e per gli altri reati

a mezzo stampa) si estende anche al direttore della testata:

Art. 57 c. p.: Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione e fuori

dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale

omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo

necessario ad impedire che col mezzo dalla pubblicazione siano commessi

reati, è punito, a titolo di colpa, ........

Art. 57 bis c. p.: Nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al

precedente articolo si applicano all'editore, se l'autore della pubblicazione è

ignoto o non imputabile, ovvero allo stampatore, se l'editore non è indicato

o non è imputabile.

Art. 58 c. p.: Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche se

non sono state osservate le prescrizioni di legge sulla pubblicazione e

diffusione della stampa periodica e non periodica. (stampa clandestina).

La responsabilità del direttore della testata (segue)

In concreto, è difficile per il direttore di un periodico di tiratura nazionale

(data l’ampiezza della redazione) controllare effettivamente il contenuto dei

singoli articoli.

L’art. 57 c. p. è stato quindi sospettato di illegittimità per violazione del

principio di uguaglianza.

Corte costituzionale, sentenza n. 198/1982:

«L'identificazione del responsabile nel direttore, che per tale sua funzione è posto più degli altri in

grado di seguire tutta l'attività del periodico, risponde a sufficienti criteri di razionalità. [...] Tale

conclusione, d'altra parte, non può essere respinta neppure in relazione al caso, indubbiamente

caratterizzato da aspetti propri, dell'unicità del direttore di un grande periodico. [...] Una volta

ammessa, come si è detto, la necessità della previsione di soggetti responsabili dei periodici di fronte

alla legge, ciò che del resto non contestano le ordinanze di rinvio, le modalità di attuazione della

relativa regolamentazione rientrano, in relazione alla scelta tra le possibili soluzioni, nella

discrezionalità del legislatore, ovviamente nei limiti della ragionevolezza, che nella specie, come si è

detto, non possono certo ritenersi violati. [...] Il che consente, d'altra parte, di ritenere che la

responsabilità del direttore venga meno tutte le volte in cui il caso fortuito, la forza maggiore, il

costringimento fisico o l'errore invincibile (artt. 45, 46, 48 c.p.) vietino di affermare che l'omissione

sia cosciente e volontaria (art. 42 c.p.) ... »

La giurisprudenza della Corte di cassazione sul diritto di cronaca

Cass. civ. n. 5259/1984 (c. d. sentenza-decalogo)

Chi si ritiene diffamato può adire direttamente il giudice civile per il

risarcimento dei danni, senza necessariamente aver presentato querela

in sede penale.

Il diritto di diffondere attraverso la stampa notizie e commenti è

legittimo a tre condizioni:

1) utilità sociale dell’informazione;

2) verità dei fatti esposti (anche soltanto putativa, purché frutto di

serio lavoro di ricerca); la verità incompleta (fatti dolosamente o

colposamente taciuti) è da equipararsi alla notizia falsa.

3) forma “civile” dell’esposizione (cioè obiettiva, non con intenti

denigratori, rispettosa della dignità delle persone e dei sentimenti

umani).

(.... segue ...)

La forma della critica non è civile quando:

- è eccedente rispetto allo scopo informativo;

- difetta di serenità e/o di obiettività;

- calpesta la dignità umana;

- non è improntata (intenzionalmente) a leale chiarezza, cioè si serve

di subdoli espedienti quali:

a) il sottinteso sapiente;

b) gli accostamenti suggestionanti;

c) il tono sproporzionatamente scandalizzato/sdegnato;

d) vere e proprie insinuazioni più o meno velate.

Cass. pen. n. 1473/1997 (sul requisito dell’utilità sociale)

Il diritto di cronaca non esime di per sé dal rispetto dell’altrui

reputazione e riservatezza, ma giustifica intromissioni nella sfera

privata dei cittadini solo quando possano contribuire alla formazione

di una pubblica opinione su fatti oggettivamente rilevanti per la

collettività.

Anche le vicende private di persone impegnate nella vita politica o

sociale possono risultare di interesse pubblico, quando da esse

possono desumersi elementi di valutazione sulla personalità o sulla

moralità di chi debba godere della fiducia dei cittadini.

Ma non è certo la semplice curiosità del pubblico a poter giustificare

la diffusione di notizie sulla vita privata altrui, perché è necessario

che tali notizie rivestano oggettivamente interesse per la collettività.

Cass. civ. n. 3679/1998

(sempre sul requisito dell’utilità sociale)

E’ riconosciuto un “diritto all’oblio”, cioè il diritto a non restare

indeterminatamente esposti ai danni ulteriori che la reiterata

pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla

reputazione, salvo che, per eventi sopravvenuti, il fatto precedente

ritorni di attualità e rinasca un nuovo interesse pubblico

all’informazione.

La giurisprudenza della Corte di cassazione sul diritto di critica

Cass. pen. n. 20474/2002

La cronaca è essenzialmente narrazione (mero resoconto) di fatti e

accadimenti, mentre la critica è espressione di opinioni e valutazioni.

Quindi, il limite della verità deve essere rispettato rigorosamente

relativamente alla cronaca, mentre la critica, in quanto espressione di

convincimenti personali, non è vincolata allo stesso modo al rispetto di tale

limite.

Ciò non significa che la critica può essere svincolata dalla verità, ma solo

che essa è attività di interpretazione di determinati fatti e quindi

elaborazione della realtà attraverso il filtro del giudizio di valore.

Quindi la critica deve avere un fondamento di verità – nel senso che deve

riferirsi ad un fatto storicamente vero o ad un evento realmente accaduto –

ma non può essere rigorosamente vera (obiettiva).

La critica svincolata dal fondamento di verità è mera astrazione e può essere

lesiva della dignità personale.

La giurisprudenza della Corte di cassazione sul diritto di critica

Cass. pen. n. 11746/1992 e 935/1998

Nella critica politica il criterio della continenza formale assume maggiore

elasticità, per cui manifestare dissenso rispetto all'operato altrui, anche con

toni aspri ed espressioni che in altro contesto apparirebbero offensive, non

può considerarsi diffamazione.

Cass. pen. n. 7990/1998

Tuttavia non bisogna scadere nell'uso di espressioni offensive gratuite, senza

alcuna finalità di pubblico interesse, screditando l'avversario solo sulla base

di una sua pretesa indegnità morale, anziché criticarne i programmi e le

azioni.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa rifermento alla seconda parte del corso di Teoria etica e regolamentazione del giornalismo tenuto dalla prof.ssa Allegri.L'argomento principale è l'esercizio della professione giornalistica con particolare riferimento ai seguenti punti: l'Ordine e l'Albo dei giornalisti, i diritti e i doveri del giornalista(diritto di cronaca, di critica, di satira, il segreto professionale, tutela della riservatezza).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di TEORIA ETICA E REGOLAMENTAZIONE DEL GIORNALISMO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allegri Maria Romana.

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