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Procreazione medicalmente assistita - Tri. SA n. 191/10

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni del Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 191 emessa dal Tribunale di Salerno nel 2010. La pronuncia affronta il tema della PMA... Vedi di più

Esame di Diritto di Famiglia e delle Successioni docente Prof. G. Furgiuele

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quale le indagini sullo stato di salute dell'embrione dovevano essere soltanto "di tipo osservazionale". Il

Tar Lazio evidenziò come le Linee guida, a norma dell'art. 7 della legge 40 del 2004, avrebbero dovuto

dettare soltanto la disciplina delle procedure e delle tecniche di procreazione assistita, senza alcun

intervento sull'oggetto di quest'ultima, che appartiene all'esclusiva competenza del legislatore; "fermo il

generale divieto di sperimentazione su ciascun embrione umano, la legge n. 40 del 2004 consente la

ricerca e la sperimentazione e gli interventi necessari per finalità terapeutiche e diagnostiche se volte

alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione, mentre le Linee guida riducono tale possibilità alla

sola osservazione": In seguito, l'11 aprile 2008, il Ministero della salute ha aggiornato Le linee guida

sulla procreazione medicalmente assistita, con decreto ministeriale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale

della Repubblica Italiana del 30 aprile 2008. In sede di revisione delle linee guida, quanto proprio alla

diagnosi preimpianto sull'embrione, risulta del tutto eliminata la disposizione in base alla quale ogni

indagine sull'embrione doveva essere di tipo osservazionale, aprendosi così la strada alle indagini

genetiche preimpianto.

In particolare, le nuove linee guida contemplano:

- la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (pma) anche in ipotesi di

coppia in cui l'uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili e in particolare del virus

HIV e di quelli delle apatiti B e C, riconoscendo che tali condizioni siano assimilabili ai casi di infertilità

per i quali è concesso il ricorso alla pma. Ciò già determina un ampliamento della concezione normativa

di infertilità e quindi consente un maggiore accesso alle pratiche di procreazione assistita;

- la previsione che ogni centro per la pma debba assicurare la presenza di un adeguato sostegno

psicologico alla coppia;

- l'eliminazione essenziale dei commi delle precedenti linee guida che limitavano la possibilità di

indagine a quella di tipo osservazionale.

Ciò rende la diagnosi preimpianto, al pari delle altre diagnosi prenatali, una normale forma di

monitoraggio con finalità conoscitiva della salute dell'embrione, alla stregua dei doverosi criteri della

buona pratica clinica, la cui mancanza dà luogo a responsabilità medica. È vero che nell'altrettanto nota

sentenza della Corte Costituzionale, 8 maggio 2009, n. 151 (la quale ha colpito in primo luogo l'art. 14

comma 2 e comma 3 l. n. 40 del 2004), non v'è riferimento esplicito alla diagnosi preimpianto, che pure

aveva fatto oggetto di apposita precedente rimessione alla Corte da parte del Tribunale di Cagliari.

Tuttavia, nel riassetto della disciplina dato dalla Corte Costituzionale la salute della madre assume un

ruolo dominante, muovendo dal rilievo che la stessa l. n. 40 del 2004 non riconosce una tutela assoluta

all'embrione, in quanto cerca di individuare "un giusto bilanciamento" con la tutela delle esigenze della

procreazione. Riconoscendosi allora alla stessa madre il diritto di abortire il feto malato, deve tutelarsi il

diritto della madre a conoscere se il feto sia malato tramite appunto diagnosi preimpianto, senza

arrivarsi irragionevolmente alla conseguenza di impiantare il feto malato per poi abortirlo.

In dottrina si è elaborato a sostegno dell'assunto il "diritto della donna al figlio", per di più sano. Diritto

soggettivo, da ascriversi tra quelli inviolabili "della donna" ai sensi dell'art. 2 Cost. Conseguentemente,

anche le scelte consapevoli relative alla procreazione vanno inserite tra i diritti fondamentali

costituzionalmente tutelati. Di più, il diritto di autodeterminazione nelle scelte procreative fa parte dei

diritti fondamentali e personalissimi di entrambi i genitori congiuntamente, in maniera da garantire la

pariteticità della tutela alla libera ed informata autodeterminazione di procreare tanto della madre che

del padre. Il diritto a procreare e lo stesso diritto alla salute dei soggetti coinvolti verrebbero

irrimediabilmente lesi da una interpretazione delle norme in esame che impedissero il ricorso alle

tecniche di pma da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che però rischiano concretamente di

procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili; solo la

procreazione assistita attraverso la diagnosi preimpianto e quindi l'impianto solo degli embrioni sani,

mediante una lettura "costituzionalmente" orientata dell'art. 13 legge citata, consentono di scongiurare

simile rischio. La diagnosi preimpianto, richiesta dalle coppie che abbiano accesso a tecniche di

procreazione assistita, è quindi funzionale alla soddisfazione dell'interesse dei futuri genitori ad avere

adeguata informazione sullo stato di salute dell'embrione, nonché sul trattamento sanitario consistente

nell'impianto in utero dell'embrione prodotto in vitro. Lo stesso art. 14 comma 5 l. n. 40 del 2004

prevede il diritto della coppia di chiedere informazioni sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da

trasferire nell'utero, informazioni determinanti per decidere se accettare o rifiutare il trasferimento. Una

interpretazione parimenti costituzionalmente orientata dell'art. 6 comma 3 l. 40/2004 citata, in ordine

alla irrevocabilità del consenso all'applicazione della tecnica una volta che abbia avuto luogo la

fecondazione dell'ovulo, induce del resto a negare la sia pure astratta ammissibilità di un impianto

coattivo degli embrioni laddove la donna intenda revocare il proprio consenso. Come ricordato dalla

stessa Corte Costituzionale, "...in materia di pratica terapeutica la regola di fondo deve essere

l'autonomia e la responsabilità del medico, che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte

professionali".

Deve pertanto affermarsi, quanto al fumus boni iuris della domanda ex art. 700 c.p.c., il diritto dei

ricorrenti coniugi ... e ... a conseguire dal Centro di medicina della riproduzione di Salerno, diretto dal

Dott. D. D., l'adempimento contrattuale delle prestazioni professionali consistenti nelle tecniche

procreative medicalmente assistite, imposte dalle migliori pratiche scientifiche, di diagnosi preimpianto

degli embrioni da prodursi e di trasferimento nell'utero della Signora ... di embrioni che non evidenzino


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni del Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 191 emessa dal Tribunale di Salerno nel 2010. La pronuncia affronta il tema della PMA tra copie non sterile ma gravemente malate, i diritti dell'embrione, la possibilità di ricorrere alla fecondazione eterologa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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