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Cass. civ. Sez. V, Ord., 06-12-2010, n. 24764 03/03/11 17:51

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 18-06-

2010, n. 14827

Cass. civ. Sez. V, Sent., 07-07-

2010, n. 16069 IMPOSTE E TASSE IN GENERE -

INTERVENTO IN CAUSA E LITISCONSORZIO -

Cass. civ. Sez. V, Sent., 08-10-

2010, n. 20872 PERSONE FISICHE E GIURIDICHE - PROFESSIONI INTELLETTUALI

Cass. civ. Sez. V, Ord., 06-12-2010, n. 24764

Cass. civ. Sez. V, Ord., 06-12-

2010, n. 24764

Cass. civ. Sez. V, Sent., 12-11- Fatto - Diritto P.Q.M.

2010, n. 23003

Cass. civ. Sez. V, Sent., 13-10-

2010, n. 21139

Cass. civ. Sez. V, Sent., 03-12- Svolgimento del processo - Motivi della decisione

2010, n. 24587

Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 26- Il Collegio, letto il ricorso proposto dall'Agenzia delle Entrate per la

01-2011, n. 1782 cassazione della sentenza n. 22/24/2008 del 18.3.2008 della Commissione

regionale della Sicilia, che aveva accolto il ricorso proposto da M.G., socio

della SAGEA - Studio Associato Geologia Applicata, per l'annullamento

dell'avviso di accertamento con cui l'Ufficio, a seguito della rettifica del

reddito del predetto Studio associato, aveva rideterminato il suo reddito

» Pagina principale per Panno 1996;

» Sentenze letto il controricorso del contribuente;

Ricerche Multiple vista la relazione redatta ai sensi dell'art. 380 bis cod. proc. civ. dal

» Ricerca su tutte le opere consigliere delegato Dott. Mario Bertuzzi, che ha concluso per la

» Ricerca per voci di classificazione fondatezza del ricorso;

osservando che:

» Newsletter - "l'unico motivo di ricorso, lamentando la violazione del D.Lgs. n. 546 del

1992, art. 14, del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5 e del D.P.R. n. 600 del

CREDITS 1973, art. 40 denunzia la nullità della sentenza per mancato rispetto del

principio dell'integrità del contraddittorio, assumendo che il giudizio con

cui viene impugnato l'accertamento relativo al reddito di un'associazione

tra professionisti interessa necessariamente tutti i soci e l'associazione

medesima";

- "il motivo appare ammissibile, tenuto conto della congruità del quesito di

diritto con cui si conclude, nonchè fondato alla luce dell'orientamento fatto

proprio dalle Sezioni unite di questa Corte con la decisione n. 14815 del 4

giugno 2008 applicabile, per identità di situazioni, anche alle associazioni

tra professionisti - secondo cui il ricorso proposto da uno dei soci riguarda

inscindibilmente la posizione della società e quella di tutti i soci (salvo che

l'impugnativa prospetti questioni personali), con l'effetto che tutti questi

soggetti devono essere parte nello stesso processo, e la controversia non

può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi (D.Lgs. n. 546

del 1992, art. 14, comma 1), sicchè, trattandosi di fattispecie di

litisconsorzio necessario originario, il giudizio celebrato senza la

partecipazione di tutti i litisconsorti è nullo per violazione del principio del

contraddittorio di cui all'art. 101 c.p.c. e art. 111 Cost., comma 2, e la

nullità può e deve essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento,

anche di ufficio, con conseguente rimessione della controversia avanti al

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Cass. civ. Sez. V, Ord., 06-12-2010, n. 24764 03/03/11 17:51

giudice di primo grado; rilevato che la relazione è stata regolarmente

comunicata al Procuratore Generale, che non ha svolto controsservazioni,

e notificata alle parti;

ritenuto che le argomentazioni e la conclusione della relazione meritano di

essere interamente condivise, apparendo rispondenti sia a quanto risulta

dall'esame degli atti di causa, che all'orientamento della giurisprudenza di

questa Corte sopra indicato, che, pur formatosi con riferimento alle società

di persone, appare applicabile, per l'identità del regime normativo (D.P.R.

n. 917 del 1986, art. 5), anche alle associazioni;

che, pertanto, il ricorso va accolto, con conseguente cassazione delle

sentenze di primo e di secondo grado e rinvio della causa dinanzi al

giudice di primo grado affinchè, adempiuti i necessari adempimenti per

assicurare l'integrità del contraddittorio, pronunci sul merito del ricorso

introduttivo; che le ragioni della decisione integrano giusti motivi di

compensazione delle spese dell'intero giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza di secondo grado e quella di primo

grado e rinvia la causa alla Commissione tributaria provinciale di

Agrigento. Compensa tra le parti le spese dell'intero giudizio.

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 10-02-2010, n. 2937 03/03/11 17:47

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 10-02-

2010, n. 2937 IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE E GIURIDICHE -

» Pagina principale IMPOSTE E TASSE IN GENERE

Cass. civ. Sez. V, Sent., 10-02-2010, n. 2937

» Sentenze

Ricerche Multiple Fatto Diritto P.Q.M.

» Ricerca su tutte le opere

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» Newsletter Svolgimento del processo

Il Centro Servizi Imposte Dirette di Bologna iscriveva a ruolo ai sensi del

D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, maggiori imposte a carico della società

CREDITS RE.GIO. s.r.l. a rettifica della dichiarazione integrativa presentata dalla

società ai sensi della L. n. 413 del 1991.

Il contribuente impugnava la cartella esattoriale innanzi la CTP di Parma

notificando il ricorso al Centro di Servizio che aveva emesso il ruolo in data

7-4-98. Sosteneva in primo luogo la decadenza della Amministrazione

dalla pretesa tributaria per avere notificato la cartella oltre i termini

previsti dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17, e D.P.R. n. 600 del 1973, art.

43, e, nel merito, si doleva della eccessività della liquidazione effettuata

dall'Ufficio. Si costituiva in giudizio l'Ufficio distrettuale delle imposte

dirette di Parma. La Commissione con sentenza n. 210/2/99 respingeva il

ricorso. Avverso la sentenza proponeva appello la società con atto

notificato il 18-11-1999 al Centro Servizi di Bologna.

Il Centro non si costituiva; neppure si costituiva l'Ufficio Imposte dirette di

Parma, il quale tuttavia depositava nella cancelleria della Commissione una

nota con la quale chiedeva fosse dichiarata la inammissibilità dell'appello

per mancata notifica all'Ufficio del relativo atto. La Commissione Tributaria

Regionale della Emilia - Romagna con sentenza n. 55/13/00, depositata il

18 maggio 2000, decideva nel merito ed accoglieva l'appello del

contribuente. Avverso la sentenza proponeva ricorso per cassazione il

Ministero della Economia e delle Finanze, con tre motivi. Resisteva il

contribuente con controricorso. Il P.G. concludeva per la evidente

fondatezza del ricorso, ex art. 375 c.p.c..

La Corte, ravvisata la insussistenza del presupposto, rinviava la causa alla

pubblica udienza. Motivi della decisione

Con il primo motivo di ricorso, l'Ufficio deduce violazione e falsa

applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 10, 20, 51 e 53, e del D.P.R.

28 novembre 1980, n. 787, art. 10, in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e

4, in quanto la Commissione aveva ritenuto applicabile anche per il

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 10-02-2010, n. 2937 03/03/11 17:47

secondo grado di giudizio il disposto di cui al D.P.R. n. 787 del 1980, art.

10, il quale impone di notificare il ricorso al Centro di Servizio che ha

emesso il ruolo posto in esecuzione con la cartella esattoriale impugnata,

spettando poi al Centro, unitamente al potere di costituzione in proprio,

trasmettere l'atto alla Commissione tributaria ed al competente Ufficio

delle Imposte, parte sostanziale. Conseguentemente, La Commissione di

secondo grado aveva ritenuto necessaria e sufficiente la notifica dell'atto di

appello a detto centro, Ad avviso dell'Ufficio tale disposizione, richiamata

dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 20, comma 3, trova applicazione solo con

riferimento al primo grado di giudizio, laddove per il secondo grado era

applicabile l'art. 53, comma 2, del cit. D.Lgs., il quale dispone che", il

ricorso in appello è proposto nelle forme di cui all'art. 20, commi 1 e 2, nei

confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado".

Poichè alla prima fase di giudizio aveva partecipato esclusivamente l'Ufficio

II.DD di Parma, quale parte sostanziale del rapporto ex art. 10, D.Lgs.

citato, la omessa notifica dell'atto di appello a detto Ufficio determinava la

inammissibilità del ricorso.

Con il secondo motivo, in via subordinata, sosteneva la violazione e falsa

applicazione dell'art. 291 c.p.c., e del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546,

art. 1, comma 2, artt. 31 e 54, in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, in

quanto ad avviso del ricorrente, ove la notificazione dell'appello al solo

Centro di Servizio costituisse causa di nullità e non di inesistenza della

notificazione, la Commissione avrebbe dovuto integrare necessariamente il

contraddittorio disponendo la rinnovazione della notificazione ai sensi

dell'art. 291 c.p.c., applicabile anche al giudizio tributario. Nè valore

sanante poteva essere attribuita alla costituzione dell'Ufficio nel secondo

grado, in quanto lo stesso non aveva accettato il contradditorio nel merito,

insistendo unicamente sulla inammissibilità del gravame. Con il terzo

motivo, svolto in via ulteriormente subordinata, l'Ufficio lamentava un vizio

di ultrapetizione, in quanto nell'originario ricorso il contribuente aveva

sostenuto che la iscrizione a ruolo era stata effettuata oltre il termine

decadenziale di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17, assunto non

condiviso dal giudice di primo grado, ed in appello aveva invece svolto il

diverso assunto che il termine quinquennale predetto si riferiva non già

alla iscrizione a ruolo, ma alla notifica della cartella, svolgendo conciò

domande nuove vietate dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57; nonostante ciò

il giudice di 2^ grado aveva accolto il ricorso sulla base di una asserita

violazione da parte dell'Ufficio del termine di cui al D.P.R. n. 602 del 1973,

art. 25, rilevata d'ufficio. Sosteneva infine che tale conclusione oltre che

affetta da vizio di ultrapetizione era errata come applicazione della legge,

in quanto il termine citato non poteva ritenersi perentorio, quindi a pena di

decadenza. La società contribuente nel controricorso sostiene la

applicabilità anche al secondo grado della procedura disposta per il primo

grado e la inesistenza nella sentenza impugnata del rilevato vizio di

ultrapetizione. Osserva la Corte che appare condivisibile l'assunto

dell'Ufficio che la disposizione di cui al D.P.R. n. 787 del 1980, art. 10, sia

applicabile al primo grado di giudizio, in cui la particolare procedura è

giustificata dalla esigenza che l'Ufficio che ha emesso il ruolo ed è

competente per l'eventuale rimborso possa valutare in via prioritaria il

ricorso proposto dal contribuente, spettando a tale ufficio la delibazione

della fondatezza del ricorso ai fini dell'accoglimento diretto, totale o

parziale, della istanza ovvero della resistenza in giudizio, tramite le

modalità di cui al comma 3, del citato articolo, ovvero la trasmissione

dell'originale del ricorso alla segreteria della Commissione tributaria e del

fascicolo al competente ufficio delle imposte; attività del tutto superflue

nel giudizio di appello, essendosi la situazione processuale già consolidata

in primo grado.

Ed infatti, il richiamo operato dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 20, al citato

art. 10, non trova riscontro nelle norme che regolano il procedimento di

secondo grado. La questione, tuttavia, non può considerarsi definita alla

luce delle considerazioni che precedono. Infatti la norma applicabile, il

D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2, impone di notificare il ricorso "

a tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado"

intendendosi con ciò anche le parti citate che in concreto non si sono

costituite. Occorre rilevare, al di là della definizione teorica delle parti

processuali di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 10, in cui è citata come

parte, quando l'atto è stato emesso da un Centro di servizio, solo il

competente Ufficio delle Entrate, che la procedura delineata dal D.P.R. n.

787 del 1980, art. 10, che regola la proposizione dei ricorsi,dimostra che in

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 10-02-2010, n. 2937 03/03/11 17:47

realtà il Centro di servizio non si limita a regolare la fase extraprocessuale,

ma svolge anche una funzione diretta nel procedimento, in quanto, a

seguito della richiesta della Segreteria della Commissione Tributaria presso

cui è stato incardinato il ricorso, trasmette l'originale del ricorso

medesimo, che le era stato notificato, "unitamente alle proprie deduzioni"

di cui ovviamente deve tenersi conto nel processo anche da parte

dell'Ufficio che assume il ruolo di parte sostanziale. Ne consegue che il

Centro di servizio e l'Ufficio finanziario costituiscono una endiadi di enti

autonomi ed entrambi attivi nella causa. Tale anomala posizione funzionale

del Centro di Servizio, ha determinato una giurisprudenza oscillante della

Corte, che in alcune pronunce (ad es. Cass. n. 12862 del 2004) ha

ritenuto il Centro di Servizio parte anche del processo di primo grado, con

conseguente necessità di notificazione del ricorso in appello sia al Centro

che all'Ufficio delle Entrate, in applicazione dell'art. 53 citato, con

integrazione necessaria, anche di ufficio, del contraddittorio qualora il

ricorso sia stato notificato, come nel caso di specie, ad una sola di esse,

ex art. 331 c.p.c.. In altre ha invece escluso la natura di parte processuale

de Centro di Servizio, ritenendo insuperabile il dato testuale di cui al

D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 10, (Cass. 18508 del 2003; 9059/05;

6403/05). Corollario di tale assunto, che può ritenersi maggioritario e che

questa Corte condivide, è che l'unica parte processuale in primo grado è

l'Ufficio delle Entrate, e pertanto solo a questo deve essere notificato il

ricorso in appello.

Da tale conclusione, tuttavia, non discende l'accoglimento del motivo.

Preso infatti atto di una disciplina processuale controvertibile, idonea a

trarre in inganno il contribuente in ordine alla identificazione dell'Ufficio cui

indirizzare il ricorso, viene in considerazione il principio di affidamento del

contribuente, sancito nella L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 10, ritenuto

immanente nel diritto e nell'ordinamento tributario già prima della

introduzione di detta norma (Cass. n. 17576 del 2002). Secondo tale

principio "i rapporti tra il contribuente e la Amministrazione Finanziaria

sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede". Ne

consegue che la Amministrazione è tenuta nei confronti del contribuente,

in caso, come nella fattispecie, di errore nelle identificazione dell'Ufficio, ad

una condotta collaborativa, vieppiù facile trattandosi di uffici facenti parte

della stessa Amministrazione e funzionalmente tra loro collegati. Pertanto,

ricevuto il ricorso in appello, il Centro di Servizio in ottemperanza al

dovere di collaborazione, era tenuto a trasmetterlo al competente Ufficio

delle Entrate (nella specie, l'Ufficio delle Imposte Dirette di Parma) anzichè

mantenere una condotta inerte, sicchè la mancata tempestiva costituzione

in giudizio dell'Ufficio competente è imputabile non al contribuente bensì

alla stessa Amministrazione, per violazione del predetto principio (v, per

un caso analogo Cass. n. 16346 del 2009).

Deve pertanto ritenersi che nella specie la notifica al Centro di Servizio

deve ritenersi sufficiente a determinare una corretta instaurazione del

rapporto processuale in appello.

Il secondo motivo deve essere rigettato, in quanto non vi è alcuna nullità

di notificazione, bensì una notificazione valida al Centro di Servizio cui non

è correlata alcuna notificazione all'Ufficio delle Imposte; fattispecie nella

specie non rilevante per quanto sopra detto.

Il terzo motivo è invece fondato.

E' invero pacifico che la società contribuente nel ricorso di primo grado si

era limitata a dedurre la decadenza della Amministrazione dalla pretesa

impositiva per avere iscritto a ruolo il tributo oltre i termini previsti dal

D.P.R. n. 603 del 1973, artt. 17, e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, (che

assumeva necessari anche ai fini della notificazione della cartella). A

seguito di apposita istruttoria, detto termine risultava rispettato.

A seguito di ciò, la società contribuente, nell'atto di gravame, con

memoria aggiuntiva, eccepiva il mancato rispetto del termine di cui al

D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, (notifica della cartella al contribuente non

avvenuta entro il quinto giorno del mese successivo a quello della

consegna del ruolo all'esattore).

La Commissione Regionale, respinti gli altri motivi di appello di merito con

decisione non impugnata in via incidentale dalla intimata, accoglieva tale

motivo aggiunto annullando la cartella esattoriale.

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 10-02-2010, n. 2937 03/03/11 17:47

E' quindi assodato che la contribuente ha formulato una domanda nuova in

appello, con ciò contravvenendo al disposto di cui al D.Lgs. n. 546 del

1992, art. 57, conforme all'art. 345 c.p.c.. La novità della domanda nella

fattispecie in caso di doglianza originaria esclusiva con riferimento al

D.P.R. n. 603 del 1973, art. 17, è principio consolidato di questa Corte (v.

Cass. n. 6150 del 2009). Nè appare condivisibile come causa legittimante

tale nuova doglianza l'assunto della società in controricorso, di avere

svolto il motivo a seguito di un mutamento giurisprudenziale di questa

Corte in merito alla perentorietà del termine di cui al citato art. 25 prima

non assodato.

Ne deriva che il motivo di appello doveva essere dichiarato inammissibile

dalla Commissione regionale.

La sentenza deve quindi essere cassata. Non essendo necessari altri

accertamenti di fatto, la causa deve essere decisa nel merito, con il rigetto

del ricorso introduttivo della società contribuente. La sussistenza di

incertezze giurisprudenziali di merito e la peculiare situazione trattata

rendono equa la compensazione tra le parti delle spese dell'intero

processo. P.Q.M.

La Corte respinge il primo ed il secondo motivo di ricorso, accoglie il terzo,

cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso

introduttivo del contribuente. Compensa le spese dell'intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 7 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2010

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Cass. civ. Sez. V, Ord., 22-02-2011, n. 4315 03/03/11 17:52

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 18-06-

2010, n. 14827

Cass. civ. Sez. V, Sent., 07-07-

2010, n. 16069 APPELLO CIVILE - IMPOSTE E TASSE IN GENERE - NULLITA'

Cass. civ. Sez. V, Ord., 22-02-2011, n. 4315

Cass. civ. Sez. V, Sent., 08-10-

2010, n. 20872

Cass. civ. Sez. V, Ord., 06-12-

2010, n. 24764 Fatto Diritto P.Q.M.

Cass. civ. Sez. V, Sent., 12-11-

2010, n. 23003

Cass. civ. Sez. V, Ord., 22-02-

2011, n. 4315 Svolgimento del processo

Cass. civ. Sez. V, Sent., 13-10- Nella causa indicata in premessa è stata depositata in cancelleria la

2010, n. 21139 seguente relazione ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c.:

Cass. civ. Sez. V, Sent., 03-12-

2010, n. 24587 "Il contribuente ricorre avverso la sentenza emessa dal C.T.R. del Veneto

che aveva dichiarato inammissibile l'appello in quanto l'atto depositato

Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 26-

01-2011, n. 1782 rappresentava copia fotostatica del ricorso originale e pertanto a parere

della Commissione non idoneo ad introdurre regolarmente il giudizio

d'Appello. L'Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Nella specie, il contribuente aveva notificato il ricorso mediante consegna

» Pagina principale all'ufficio finanziario di una copia fotostatica, depositando l'originale

dell'atto presso la segreteria della commissione tributaria adita.

» Sentenze Il motivo del ricorso si rivela manifestamene fondato in quanto la decisione

Ricerche Multiple impugnata non è in armonia con il consolidato orientamento di questa

» Ricerca su tutte le opere Corte che, ai fini dell'applicazione della sanzione di inammissibilità del

ricorso introduttivo del giudizio dinanzi alle commissioni tributarie, di cui al

» Ricerca per voci di classificazione D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 18 e 53, ritiene che l'omessa

sottoscrizione dell'atto deve essere intesa in senso restrittivo, ossia come

» Newsletter mancanza radicale del requisito imposto dalla legge, la quale non ricorre

allorchè la copia dell'atto, notificata all'ufficio finanziario, sia una fotocopia

dell'originale regolarmente sottoscritto e depositato nella segreteria della

CREDITS commissione tributaria, ben potendo, in tal caso, l'amministrazione

finanziaria riscontrare l'esistenza della firma della parte o del suo difensore

tramite consultazione di detto originale, cui la fotocopia notificatale

implicitamente rinvia (Cass. n. 21170 del 2005, 4307 del 2005, 11728 del

2005).

Si propone la trattazione in camera di consiglio e l'accoglimento del primo

motivo del ricorso, assorbiti gli altri mezzi". La relazione è stata

comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti

costituite.

Non sono state depositate conclusioni scritte nè memorie.

Motivi della decisione

Che, preliminarmente, va rilevato che il ricorso è ammissibile, perchè,

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Cass. civ. Sez. V, Ord., 22-02-2011, n. 4315 03/03/11 17:52

diversamente da quanto sostenuto in controricorso, i quesiti di diritto sono

stati formulati specificamente, sia pure se riportati alla fine del ricorso

(pag. 20); che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di

consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e

pertanto, ribaditi i principi di diritto sopra enunciati, il primo motivo di

ricorso deve essere accolto, assorbita ogni altra censura, la sentenza deve

essere cassata e la causa rinviata, anche per le spese, ad altra sezione

della medesima Commissione tributaria regionale.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le

spese, alla Commissione tributaria regionale del Veneto.

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 09-04-2010, n. 8510 03/03/11 17:56

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 18-06-

2010, n. 14827

Cass. civ. Sez. V, Sent., 03-12-

2010, n. 24587 IMPOSTE E TASSE IN GENERE

Cass. civ. Sez. V, Sent., 09-04-2010, n. 8510

Cass. civ. Sez. V, Sent., 09-07-

2010, n. 16217

Cass. civ. Sez. V, Sent., 13-10-

2010, n. 21139 Fatto Diritto P.Q.M.

Cass. civ. Sez. V, Ord., 22-02-

2011, n. 4315

Cass. civ. Sez. V, Sent., 09-04-

2010, n. 8510 Svolgimento del processo

Cass. civ. Sez. V, Sent., 30-06- La Neptunus s.p.a., incorporante della s.r.l. "2M 73", impugnò la cartella

2010, n. 15441 di pagamento notificata alla società incorporata il 14.02.2004 chiedendone

Cass. civ. Sez. V, Sent., 12-11- in via cautelare la sospensione deLl'esecutività e lamentando che

2010, n. 23003 l'iscrizione a ruolo era illegittima perchè il giudizio promosso avverso

Cass. civ. Sez. V, Ord., 06-12- l'avviso di accertamento su cui era fondata la pretesa tributaria tuttora

2010, n. 24764 pendente. Il ricorso proposto avverso la cartella fu respinto in primo grado

ed in appello. La società ricorre avverso la sentenza della CTR della

Cass. civ. Sez. V, Sent., 08-10- Lombardia con due motivi. L'Agenzia resiste con controricorso.

2010, n. 20872

» Pagina principale Motivi della decisione

» Sentenze Con entrambi i motivi la ricorrente lamenta, ex art. 360 c.p.c., n. 5,

motivazione "omessa, insufficiente e contraddittoria circa un fatto

Ricerche Multiple controverso e decisivo per il giudizio". La CTR avrebbe omesso di

considerare la eccepita violazione del diritto di difesa incorsa nel giudizio di

» Ricerca su tutte le opere primo grado, allorchè la CTP aveva deciso direttamente il merito della

» Ricerca per voci di classificazione controversia senza pronunciare sulla istanza di sospensione della cartella

di pagamento impugnata; nonchè la violazione della L. n. 289 del 2002,

» Newsletter art. 16, comma 6 eccepita in relazione al giudizio di impugnazione

dell'avviso di accertamento della pretesa tributaria iscritta a ruolo.

Il ricorso è ammissibile, perchè passato per la notificazione il 13 novembre

CREDITS 2007, entro il termine lungo (anno e quarantasei giorni) dalla data di

deposito della sentenza impugnata (20.09.2006). Ma è infondato.

Non viola il diritto di difesa il giudice che, senza ritardo, decide il merito

della causa tralasciando di decidere sull'istanza cautelare. Il D.Lgs. n. 546

del 1992, art. 47 che la ricorrente pretende violato, stabilisce al settimo

comma che "gli effetti della sospensione cessano alla data di pubblicazione

della sentenza di primo grado". Sicchè non è ipotizzabile alcun pregiudizio

per la mancata decisione sull'istanza cautelare che, seppure fosse stata

favorevole, sarebbe rimasta travolta dalla decisione di merito.

Col secondo motivo si lamenta che non sia stato considerato che la

decisione che aveva rigettato il ricorso proposto avverso l'avviso di

accertamento alla base della pretesa tributaria non era passata in

giudicato. Ma la questione è irrilevante. Dalla narrativa del ricorso e dalla

sentenza impugnata risulta che la iscrizione a ruolo contestata in questo

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 09-04-2010, n. 8510 03/03/11 17:56

giudizio era avvenuta "ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68".

Pertanto, come recita la rubrica dell'articolo, "in pendenza del processo".

Senza pregiudizio dell'esito eventualmente favorevole della causa ancora

pendente, dal quale potrà conseguire il diritto alla ripetizione di quanto

pagato in forza della esecutività provvisoria del titolo ancora sub iudice.

Va dunque respinto il ricorso, e condannata la ricorrente al rimborso delle

spese del giudizio di legittimità. P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese del

giudizio, liquidate in Euro 5.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi.

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Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 26-01-2011, n. 1782 03/03/11 17:43

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 07-07-

2010, n. 16069

Cass. civ. Sez. V, Sent., 08-10-

2010, n. 20872 AVVOCATO - IMPOSTE E TASSE IN GENERE -

PROFESSIONI INTELLETTUALI

Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 26-

01-2011, n. 1782 Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 26-01-2011, n. 1782

Fatto Diritto P.Q.M.

» Pagina principale

» Sentenze Svolgimento del processo

Ricerche Multiple

» Ricerca su tutte le opere La controversia nasce a seguito dell'invio da parte di Equitalia Gerit di un

avviso per la riscossione in favore del Consiglio Nazionale Forense a carico

» Ricerca per voci di classificazione degli avvocati del foro di Roma non abilitati al patrocinio innanzi alle

giurisdizioni superiori per la riscossione del contributo annuale previsto dal

» Newsletter D.Lgs.Lgt. n. 382 del 1944, art. 14, contributo che il Consiglio dell'Ordine

degli Avvocati di Roma aveva deciso di non continuare a riscuotere a

decorrere dal 2001, ritenendo che lo stesso non fosse dovuto.

CREDITS Contestando radicalmente la legittimità del preteso contributo, un gruppo

di avvocati ha citato innanzi al Giudice di Pace di Roma il Consiglio

Nazionale Forense, il quale in questa sede ricorre per regolamento

preventivo di giurisdizione a favore del giudice amministrativo, o, in via

subordinata, a favore, del giudice tributario. Si sono costituiti con distinti

controricorsi, da un lato, gli avv.ti M.A., M.S. e M. S., dall'altro, gli avv.ti

A.M., B.F., B.K., F.D.C., F.L., m.m., S.A.. Tutte le parti hanno depositato

memoria. MOTIVAZIONE

Motivi della decisione

1. Preliminarmente va rilevata l'infondatezza della contestazione svolta dal

difensore delle parti controricorrenti (esclusivamente in sede di udienza di

discussione) circa un supposto difetto di rappresentanza del Presidente del

CNF. Infatti, l'art. 6, comma 1, del "Regolamento per le attività del

Consiglio Nazionale Forense" approvato nell'ottobre 1992 prevede che "il

Presidente rappresenta, dirige, presiede il Consiglio Nazionale Forense e

ne coordina l'attività". 2. Il Consiglio Nazionale Forense, nella

prospettazione principale del proprio ricorso, pone in evidenza come dalla

lettura dell'atto di citazione emerga che gli attori contestano, non il singolo

provvedimento adottato nei loro rispettivi confronti, ma "l'atto generale

presupposto con cui il CNF ha deciso di richiedere a tutti gli avvocati il

contributo annuale di Euro 25,8, ai sensi del D.Lgs.Lgt. n. 382 del 1944,

art. 14". Oggetto della contestazione è Vati della pretesa del Consiglio

Nazionale Forense, non l'avviso di pagamento, o il quantum della pretesa

o la possibile conseguenza derivante dal mancato pagamento. Per queste

ragioni, la giurisdizione spetterebbe al giudice amministrativo.

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Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario, tenute dal Prof. Alessandro Turchi nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta i seguenti argomenti riguardo il processo tributario:
- tributi locali: Cass. nn. 14827/10, 21139/10
- IVA: Cass. n. 15441/10
- Patteggiamento IVA: Cass. n. 24587/10
- Intervento in causa e litisconsorzio: ord. Cass. n. 24764/10
- imposte sul reddito di persone fisiche e giuridiche: Cass. n. 2937/10
- nullità: ord. Cass. n. 4315/11
- imposte e tasse in generale: Cass. n. 8510/10
- tasse e avvocati: ord. S.U. n. 1782/11


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Turchi Alessandro.

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