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La Conferenza di pianificazione è una fase necessaria del processo di

elaborazione dei piani generali ed ha l’obiettivo principale di realizzare l’integrazione

delle diverse competenze degli enti partecipanti per gli aspetti conoscitivi e valutativi.

La conferenza esprimere valutazioni preliminari, di natura istruttoria, sugli

obiettivi generali e sulle scelte strategiche di piano e sulla individuazione di massima

dei limiti e condizioni per lo sviluppo sostenibile del territorio, supportate da un

quadro conoscitivo condiviso e prospettate in un documento preliminare ed in uno

schema di assetto territoriale.

La conferenza consente inoltre un confronto con le associazioni economiche e

sociali.

Più analiticamente la conferenza di pianificazione è chiamata:

• Alla verifica della completezza e all’aggiornamento del quadro conoscitivo

del territorio, nonché al suo esame al fine di verificare la condivisione, da

parte delle amministrazioni partecipanti, dello stato del territorio, dei suoi

processi evolutivi e dei limiti e delle condizioni alla sua trasformazione

necessari per assicurare la sostenibilità.

• Alla raccolta e alla integrazione delle valutazioni dei soggetti partecipanti

in merito agli obiettivi generali ed alle scelte strategiche presentate nel

documento preliminare.

• Alla valutazione degli esiti della valutazione preventiva di sostenibilità

ambientale e territoriale delle previsioni del documento preliminare.

Poiché l’Amministrazione procedente deve tener conto degli esiti della

conferenza è necessario che i contributi valutativi siano adeguatamente documentati

per gli aspetti conoscitivi e valutativi, motivati e articolati esplicitando le eventuali

prescrizioni o le condizioni cui viene subordinata la valutazione positiva. In

considerazione delle conclusioni della conferenza può essere stipulato una accordo di

pianificazione che definisce l’insieme degli elementi costituenti parametro (di

formazione e valutazione ) per le scelte pianificatorie.

Sulla base delle esperienze maturate nei primi due anni di applicazione della

legge regionale è possibile esprimere alcune considerazioni.

Occorre ribadire la scelta strategica della concertazione istituzionale che la

Legge indica come la condizione necessaria, cui conformare la formazione dei piani.

La conferenza di pianificazione si è confermata, pur nelle difficoltà gestionali iniziali,

momento centrale per praticare la concertazione.

La conferenza è infatti la fase procedimentale in cui tutti i soggetti partecipanti

sono chiamati a dare un contributo conoscitivo e valutativo sui contenuti di tre

specifici documenti di pianificazione elaborati dall’Amministrazione procedente: il

quadro conoscitivo, il documento preliminare e gli esiti della ValSAT.

La fase concertativa della conferenza, per essere efficace e non ridursi

all’assolvimento di una mera procedura burocratica (in questo caso si ridurrebbe ad un

passaggio amministrativo formale in più ed una sostanziale perdita di tempo), deve

anzitutto mettere i soggetti partecipanti in condizione di potersi esprimere nel merito

dei tre documenti di pianificazione. Per questa ragione è indispensabile che gli stessi

risultino completi ed adeguati ai contenuti definiti dalla lr 20/2000 e dall’Atto di

indirizzo n.173/2001.

Occorre ribadire che il quadro conoscitivo comprende sia l’aspetto descrittivo

e valutativo che di bilancio e che la sua completezza e adeguatezza si misura anzitutto

sulla definizione di scenari di riferimento condivisi, che siano sintesi interpretativa

5

dello stato del territorio e del sistema della pianificazione, e permettano la definizione

degli obiettivi e delle scelte del piano e della procedura di ValSAT.

Va ribadito come, in conformità con i disposti dell’art.3, vi sia una stretta

aderenza dei contenuti del piano all’obbligo di motivazione delle scelte strategiche

operate e al principio che “la pianificazione territoriale ed urbanistica garantisce la

coerenza tra le caratteristiche e lo stato del territorio e le destinazioni e gli interventi

di trasformazione previsti,…”.

La conferenza ha la precisa finalità di condividere la diagnosi delle

potenzialità d’uso e delle criticità e vulnerabilità del territorio e dei sistemi socio

economici, ambientali, paesistici, insediativi ed infrastrutturali, nonché dei fabbisogni

che ne derivano di tutela e sviluppo delle risorse naturali e antropiche.

Il quadro conoscitivo condiviso in conferenza individua una specifica parte del

territorio a cui fa riferimento il Documento Preliminare per dichiarare degli obiettivi

da perseguire e ove attivare delle politiche e delle azioni di piano.

Le scelte di pianificazione, indicate nel documento preliminare, hanno la

finalità di concorrere a migliorare le criticità pregresse e di soddisfare i nuovi

fabbisogni con riferimento ed in coerenza con una sintesi interpretativa del quadro

conoscitivo.

Il documento preliminare definisce quindi gli “scenari obiettivo”, generali ed

articolati per parti significative del territorio, che si vogliono perseguire con il piano e

individua le conseguenti politiche e azioni, di valenza strategica e strutturale di

competenza della pianificazione, che si intendono promuovere per attuare quegli

stessi “scenari obiettivo”.

Gli esiti della ValSAT preliminare esplicitano la coerenza tra le scelte di

pianificazione del documento preliminare con il quadro conoscitivo, le motivazioni

poste a fondamento delle scelte strategiche operate, gli effetti derivanti dalla loro

attuazione e le mitigazioni idonee a impedirli, ridurli o compensarli.

La Conferenza di pianificazione è aperta ai soggetti is tituzionali

territorialmente interessati (a seconda dei piani e dei livelli di pianificazione: regione,

provincia e comuni e comunità montane ed enti di gestione delle aree naturali

protette); soggetti competenti per legge a rilasciare pareri, intese ed atti di assenso.

L’Amministrazione procedente può altresì convocare altre amministrazioni coinvolte

o interessate dall’esercizio delle funzioni di pianificazione.

Le determinazioni conclusive della conferenza costituiscono parametro per le

scelte di pianificazione sia per la loro formulazione definitiva che per la loro

valutazione.

In considerazione di tali determinazioni conclusive Provincia e Regione (per la

formazione del PTCP) e Provincia e Comune (per il PSC) stipulano un Accordo di

pianificazione. L'accordo attiene in particolare ai dati conoscitivi e valutativi dei

sistemi territoriali e ambientali, ai limiti e condizioni per lo sviluppo sostenibile del

territorio provinciale nonché alle indicazioni in merito alle scelte strategiche di assetto

dello stesso. La stipula dell’accordo di pianificazione comporta una ulteriore

accelerazione delle procedure di approvazione. 6

Il principio di sostenibilità ambientale e territoriale delle scelte di

pianificazione.

La legge regionale 20/2000 riconosce un rapporto di interazione tra le azioni

del campo di competenza della pianificazione ed i sistemi ambientali, insediativi,

infrastrutturali a rete e della mobilità; la pianificazione concorre quindi a determinare

i livelli di qualità urbana in termini di benessere, salubrità ed efficienza di questi

sistemi, le condizioni di rischio per la salute e la sicurezza delle attività e delle opere

della sfera antropica, nonché alla pressione del sistema insediativo sull’ambiente

naturale.

Sotto questo aspetto viene piename nte sviluppata la disposizione dell’art.80 del

DPR 24 luglio 1977 n. 616 quando stabilisce che “le funzioni amministrative relative

alla materia urbanistica concernono la disciplina dell’uso del territorio comprensiva di

tutti gli aspetti conoscitivi, normativi e gestionali riguardanti le operazioni di

salvaguardia e di trasformazione del suolo, nonchè la protezione dell’ambiente”.

La pianificazione territoriale ed urbanistica viene così esplicitamente chiamata

a regolare il consumo consapevole delle risorse naturali, ambientali e della sfera

antropica del territorio su cui opera, assicurandone la ricostituzione od un uso

prudente per garantirne la disponibilità e la durevolezza.

La pianificazione è per questa ragione chiamata a concorrere, attraverso le

azioni del proprio campo di competenza, alla salvaguardia del valore naturale,

ambientale e paesaggistico ed al miglioramento dello stato dell’ambiente e del

territorio (art.A-1).

Le scelte di piano si informano ai criteri di sostenibilità sia ambientale che

territoriale di cui all’art.2 per assicurare:

- un ordinato sviluppo del territorio,

- la compatibilità dei processi di trasformazione del suolo con la sicurezza e

la tutela della integrità fisica e con la identità culturale del territorio,

- il miglioramento della qualità della vita e la salubrità degli insediamenti,

- la riduzione della pressione degli insediamenti sui sistemi naturali ed

ambientali, anche attraverso opportuni interventi di mitigazione degli

impatti,

- il miglioramento della qualità ambientale, architettonica e sociale del

territorio urbano e la sua riqualificazione,

- il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative

derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro

riorganizzazione e riqualificazione.

Le scelte di piano perseguono per i sistemi territoriali ed ambientali il

miglioramento delle situazioni di criticità pregresse ed escludono la formazione di

nuove criticità.

La legge individua nella procedura di valutazione di sostenibilità dei piani

(art.5 - ValSAT) lo strumento per valutare le interazioni e gli impatti delle scelte di

pianificazione e mitigarne gli eventuali effetti negativi; lo stesso articolo sancisce

inoltre di monitorare gli effetti e l’efficacia delle azioni dei piani e redigerne periodici

bilanci d’attuazione.

La VALSAT si configura come un momento del processo di pianificazione che

concorre a fornire elementi conoscitivi e valutativi per la formulazione delle decisioni

7

definitive del piano e consente di documentare le ragioni poste a fondamento delle

scelte strategiche, sotto il profilo della garanzia della coerenza delle stesse con le

caratteristiche e lo stato del territorio (art. 3, commi 1 e 3). Sotto questo aspetto la

ValSAT diviene anche strumento di partecipazione e confronto sulle scelte di piano e

sui criteri e le motivazioni assunte dalla Amministrazione procedente.

La valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale per essere efficace deve

svolgersi come un processo iterativo, da effettuare durante l’intero percorso di

elaborazione del piano.

A tal scopo l’ente procedente predispone una prima valutazione preventiva del

documento preliminare e provvede poi alla sua integrazione nel corso delle successive

fasi di elaborazione, fino alla approvazione dello strumento di pianificazione. Gli esiti

della valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale sono illustrati in un apposito

documento che costituisce parte integrante dello strumento di pianificazione (art. 5,

comma 2).

I contenuti essenziali della procedura di ValSAT sono riferibili allo

svolgimento delle seguenti fasi:

• Analisi dello stato di fatto

Il Quadro conoscitivo del piano predispone:

La ricognizione e valutazione dello stato di fatto e delle sue tendenze evolutive dei

sistemi naturali ed antropici e delle loro interazioni

La ricognizione e valutazione dell’Insieme delle disposizioni normative vigenti nel

territorio

La sintesi interpretative di riferimento per ambiti territoriali significativi / scenari

territoriali di base;

• Definizione degli obiettivi

Assume gli obiettivi di sostenibilità ambientale e territoriale, di qualificazione

paesaggistica e di protezione dell’ambiente e della salute stabiliti dalla normativa e dalla

pianificazione sovraordinata

Dichiara gli obiettivi strategici di pianificazione nonchè gli scenari obiettivo di futuro

assetto territoriale che intende perseguire.

• Definizione degli scenari di progetto ed individuazione degli effetti

Definisce scenari di progetto: quale insieme di azioni del campo di competenza della

pianificazione per realizzare gli scenari obiettivo.

Analizza, anche attraverso modelli di simulazione, le interazioni e gli effetti attesi sia

delle strategie che delle conseguenti azioni di trasformazione significative dell’assetto

strutturale del territorio;

Valuta e confronta le prestazioni dei diversi scenari di progetto, tenendo conto dei loro

impatti potenziali sui sistemi ambientali, paesaggistici, insediativi, delle infrastrutturali a

rete per l’urbanizzazione degli insediamenti e della mobilità;

Provvede al progressivo affinamento delle scelte di progetto con la loro parallela

valutazione;

Integra i risultati delle valutazioni nella riformulazione dei contenuti degli scenari di

progetto.

• Assunzione delle scelte definitive di piano e delle eventuali mitigazioni 8

Seleziona tra gli scenari di progetto quelli comunque preferibili, sulla base di una

metodologia di prima valutazione dei “costi/benefici” o quanto meno in termini di presenza

di “elementi negativi/positivi”,

Individua le misure atte ad impedire gli eventuali effetti negativi ovvero quelle idonee

a mitigare, ridurre o compensare gli impatti negativi delle scelte di piano.

• Esiti della valutazione di sostenibilità

Illustra in una dichiarazione di sintesi gli esiti delle valutazioni in ordine alla

sostenibilità dei contenuti dello strumento di pianificazione con la indicazione eventuale

delle condizioni cui è subordinata la attuazione delle singole previsioni, tra cui la

contestuale realizzazione di interventi di mitigazioni e compensazione.

• Monitoraggio degli effetti

Definisce gli indicatori necessari al fine di predisporre un sistema di monitoraggio

degli effetti del piano, per la redazione di bilanci in relazione alla efficacia degli obiettivi,

ai risultati attesi ed alla attuazione del piano.

La legge regionale 20/2000 non si limita alle sole procedure di valutazione di

sostenibilità, ma fornisce anche specifici contenuti per l’introduzione di elementi di

sostenibilità nella pianificazione.

Un ulteriore elemento che rafforza la procedura di Valsat è la disposizione che

alla evidenziazione degli impatti negativi delle scelte operate deve fare seguito la

indicazione di misure idonee alla loro mitigazione intesa come azioni/decisioni

idonee a impedirli, ridurli o compensarli.

Gli esiti di tali valutazioni costituiscono parte integrante del piano (dunque

Valsat è elemento costitutivo del piano).

In coerenza con tale disposizione la pianificazione dispone la contestuale

realizzazione delle previsioni di trasformazione urbanistico-territoriale e degli

interventi di mitigazione necessari ad assicurare la sostenibilità.

Dunque non c'è piano senza procedure di VALSAT. I suoi effetti entrano come

vincoli, limiti e condizioni per l’attuazione, indirizzi normativi e disposizioni attuative

nelle disciplina del Piano.

Il supporto giuridico alla efficacia di tali vincoli, limiti e condizioni è indicato

all'art. 6 (“Efficacia della pianificazione”), là dove si sancisce che la pianificazione,

oltre a disciplinare l'uso e le trasformazioni del suolo, accerta limiti e vincoli agli

stessi che derivano da ambiente ed in particolare:

a) da un interesse pubblico insito nelle caratteristiche del territorio inerente alla tutela

del bene ambientale, paesaggistico, naturale e alla difesa del suolo;

b) dalla difesa delle attività antropiche dai rischi naturali;

c) dalla tutele della risorse ambientali dalla pressione antropica.

Tali vincoli, limiti e condizioni sono inerenti alla qualità intrinseca del bene o

alla garanzia per ogni cittadino del bene primario della salute e della sic urezza ed

operano quindi senza alcun limite temporale (quindi non decadono e non sono oggetto

di indennizzo). 9

Riteniamo questi aspetti elementi che rafforzano la procedura di Valsat,

perché vincoli, limiti e condizioni che ne derivano (per garantire la sostenibilità), in

quanto esplicitati nelle motivazioni (art.3) sono efficaci in fase attuativa, non

indennizzabili e durevoli nel tempo (art.6).

Alla pianificazione territoriale di rango provinciale è affidato:

- il quadro delle risorse e dei sistemi ambientali, nonché il loro grado di

riproducibilità, vulnerabilità e potenzialità d'uso;

- le condizioni di sostenibilità degli insediamenti rispetto all'intero ciclo

della risorsa idrica;

- gli indirizzi e le direttive per la razionalizzazione delle dotazioni

ecologiche ed ambientali, delle reti ecologiche e degli spazi di

rigenerazione e compensazione ambientale.

L'obiettivo della qualità urbana ed ambientale degli insediamenti e del

territorio, cioè il grado di riduzione della pressione antropica sull'ambiente naturale e

di miglioramento della salubrità dell'ambiente urbano, è anche esso assunto dalla LR

n. 20/2000 come uno dei contenuti strategici della pianificazione urbanistica. Esso

attiene, in particolare, al campo di competenza proprio della pianificazione urbanistica

e dei suoi strumenti con riguardo:

- alla disciplina di uso e trasformazione del territorio, orientata a limitare il

consumo delle risorse non rinnovabili ed alla prevenzione integrata degli

inquinamenti;

- alla mitigazione degli impatti negativi della attività umana;

- alla individuazione di dotazione territoriali di valenza ecologica ed

ambientale.

Le dotazioni sono volte in particolare:

§ alla tutela ed al risanamento dell'aria e dell'acqua;

§ alla gestione integrata del ciclo idrico;

§ alla riduzione dell'inquinamento acustico ed elettromagnetico;

§ al mantenimento della permeabilità dei suoli ed alla funzionalità delle rete

idraulica superficiale;

§ al riequilibrio ecologico e di un miglior habitat naturale nell'ambito urbano

e periurbano;

§ a preservare e migliorare le caratteristiche meteoclimatiche locali ai fini

della riduzione della concentrazione di inquinanti in atmosfera e di una

migliore termoregolazione degli insediamenti urbani;

§ alla gestione della raccolta dei rifiuti.

Questi elementi, individuano un primo set di settori sensibili a cui riferire la

valutazione degli effetti delle scelte del Piano su ambiente e salute.

Anche per le dotazioni territoriali relative ai servizi pubblici ed alle

infrastrutture per l'urbanizzazione degli insediamenti la legge definisce i criteri per la

valutazione dell'adeguatezza delle reti tecnologiche ed i riferimenti qualitativi e

quantitativi per le attrezzature e spazi pubblici collettivi.

Per le infrastrutture per la mobilità viene introdotto il principio che nella

definizione di un tracciato devono concorrere anche gli aspetti legati alla sicurezza, al

miglioramento degli standard di qualità urbana ed ecologica-ambientale, la

10

sostenibilità ambientale e paesaggistica, la funzionalità rispetto accessibilità e

fruibilità del sistema insediativo. 11

Semplificazione delle procedure ed efficacia degli strumenti di

pianificazione.

La riflessione sulla esperienza attuativa dei PRG ha portato a riconoscere la

natura plurale dello strumento generale di pianificazione comunale, che trattava,

all’interno dello stesso “contenitore/strumento” aspetti molto diversificati nei

contenuti ma con la medesima procedura (tempi e modalità) di formazione, quali:

§ gli obiettivi strategici e le scelte di assetto strutturale del territorio che

mantengono una valenza di lungo periodo, riguardanti obiettivi di sviluppo,

vincoli e tutele, invarianti dell’assetto del territorio che, di norma, per la

loro stessa natura, non sono modificabili nè negoziabili in un periodo

medio- lungo, comunque superiore all’arco temporale delle previsioni del

PRG;

§ previsioni urbanistiche ed aspetti gestionali attuativi che assumono un arco

temporale di riferimento medio e comunque inferiore al decennio e che

richiedono concertazione con i soggetti attuatori e flessibilità operativa;

§ le regole e le norme di attuazione del piano che di per sé sono strumenti

atemporali e convenzionali;

§ Azioni e previsioni di mero interesse locale e di impatto e valenza

sovracomunale;

§ Eguale procedura sia per gli strumenti urbanistici generali che per le loro

varianti parziali, di qualsiasi contenuto e dimensione (tranne procedure

“abbreviate e semplificate” per limitate casistiche di varianti specifiche).

L’innovazione introdotta dalla LR 20/2000 risponde alla scelta di articolare il

piano in diversi strumenti di pianificazione, separando gli aspetti strutturali di tutela

validi a tempo indeterminato e le scelte strategiche di medio- lungo termine, dalle

previsioni operative ed attuative più flessibili e dagli aspetti regolamentari. I contenuti

della pianificazione comunale restano immutati, ma vengono organizzati

separatamente e strutturati in tre diversi strumenti con tre diversi gradi di definizione

delle scelte e dei contenuti della pianificazione:

• nel Piano Strutturale Comunale (PSC): gli aspetti strategici e strutturali, che

interessano tutto il territorio comunale e a tempo indeterminato;

• nel Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE): gli aspetti regolamentari che

disciplinano le parti del PSC del territorio urbano e rurale non sottoposti a

modifiche urbanistiche sostanziali e che definiscono i parametri edilizi ed

urbanistici, gli oneri di urbanizzazione, le condizioni di monetizzazione degli

standard, ecc…;

• nel Piano Operativo Comunale (POC): gli aspetti operativi ed attuativi e la

discip lina di uso del suolo delle sole parti di territorio da sottoporre a modifiche

urbanistiche sostanziali (riqualificazione e nuovi insediamenti) nell’arco di

validità quinquennale del piano; la localizzazione delle opere e dei servizi pubblici

e di interesse pubblico da sottoporre ad esproprio per pubblica utilità. Il POC

opera in coerenza con quanto stabilito dal Bilancio Pluriennale e dal Programma

Triennale delle Opere Pubbliche comunali. Al termine dei 5 anni il piano perde

efficacia e scadono anche i vincoli espropriativi.

Conseguentemente a tale ripartizione si applica il principio che a differenti

contenuti corrispondono (in un processo di semplificazione) diversi livelli di

procedure di formazione coerenti con il principio di sussidiarietà. 12

Il PSC, con contenuti fondanti le politiche del territorio comunale e

caratterizzati da interazioni significative con sistemi ambientali e territoriali d’area

vasta, sono sottoposti a procedure di concertazione con gli altri enti e soggetti operanti

nel territorio alla stessa scala.

Il RUE ed il POC sono sottoposti a procedure limitate al solo ambito

comunale, in quanto dispongono unicamente contenuti relativi al governo locale,

riguardanti aspetti regolamentari o l’attuazione operativa di scelte già concertate

oppure relative ad azioni prive di sostanziali esternalità sui sistemi territoriali e

ambientali sovracomunali.

Il PSC rinvia la disciplina operativa e attuativa delle proprie scelte strategiche

e dei conseguenti assetti strutturali ad altri due strumenti urbanistici: il POC ed il

RUE: § con il POC si disciplinano le trasformazioni urbanistiche sostanziali del

territorio da attuare su un arco temporale quinquennale. Il POC opera

quindi una selezione tra le previsioni dl PSC e si attua, di norma, attraverso

interventi urbanistici preventivi, ma può anche assumere il valore e gli

effetti dei Piani urbanistici preventivi;

§ Con il RUE si disciplinano gli interventi diretti e le modifiche urbanistiche

non sostanziali immediatamente attuabili.

Ciascuno dei tre strumenti urbanistici comunali è condizione necessaria ma

non sufficiente a definire una disciplina completa di pianificazione; l’integrazione dei

contenuti dei tre strumenti costituisce di fatto un “Piano Urbanistico Comunale” come

un unico insieme di regole e previsioni per pianificazione del territorio comunale.

Approfondiamo di seguito i contenuti generali e le procedure di formazione . 13

I contenuti generali del Piano Strutturale Comunale (PSC).

Il PSC è un piano dai contenuti sia strategici che strutturali.

E’ opportuno definire meglio il significato attribuito a questi due termini nel processo

di pianificazione.

Per componente strategica si intende quella parte del piano, a prevalente

contenuto e natura politico programmatica, che dichiara il valore delle risorse presenti

nel territorio ed indica lo scenario obiettivo di tutela e sviluppo urbano e territoriale

che si intende perseguire con il piano e che, in riferimento alla situazione presente,

sviluppa obiettivi e strategie per conseguirlo (esempio: la definizione del ruolo e del

rango del comune nel sistema insediativo provinciale, del livello e tipo di sviluppo

socio economico, della qualità urbana ed ambientale; il livello delle dotazioni

territoriali, le soglie di sostenibilità locali…)

Per componente strutturale si intende l’organizzazione e l’assetto del territorio

nelle sue forme fisiche, materiali e funzionali prevalenti e conformanti stabilmente il

territorio per realizzare gli obiettivi strategici che si intendono perseguire. Costituisce

il quadro di riferimento nel medio- lungo periodo che raccoglie la descrizione

fondativa della città e del territorio, con riferimento a diversi aspetti:

1. gli aspetti strutturanti il territorio, cioè le invarianti riconducibili ai vincoli,

limiti e condizioni di sostenibilità (definite ai sensi dell’art.6) che non

decadono, perché inerenti le qualità intrinseche del territorio e gli interessi

collettivi, la vulnerabilità delle risorse ambientali, la sicurezza, la salubrità ed i

beni culturali. Questi aspetti sono fortemente legati al quadro conoscitivo dello

stato di fatto del territorio, anche di area vasta, e sono caratterizzati da una

lunga permanenza del dato. Tali invarianti costituiscono quello che viene

definito, nella esperienza di pianificazione della Regione Toscana, “lo statuto

dei luoghi”, e le cui regole di uso, salvaguardia e tutela sono scarsamente

negoziabili (pericolosità idraulica, vulnerabilità acquifero, beni culturali…).

2. il quadro di assetto generale delle politiche e delle azioni di medio lungo

termine, di competenza della pianificazione, conformanti il territorio che

individuano:

§ il territorio urbanizzato, urbanizzabile e rurale;

§ le parti del territorio sottoposte a disciplina conservativa o di

consolidamento, da qualificare o trasformare per nuovi insediamenti, e

disciplinate attraverso la zonizzazione per ambiti omogenei (areale di

riferimento e contenuti distintivi normativi).

Tali scelte strutturali non sono negoziabili in fase operativa e, di norma,

riguardano aspetti di assetto territoriale, caratteristiche generali urbanistiche e

funzionali degli ambiti che comportano rilevanti effetti che esulano dai confini

amministrativi comunali. 1

L’articolo 28 della legge definisce i contenuti generali del PSC .

1 1. Il Piano Strutturale Comunale (PSC) è lo strumento di pianificazione urbanistica generale che

deve essere predisposto dal Comune, con riguardo a tutto il proprio territorio, per delineare le scelte

strategiche di assetto e sviluppo e per tutelare l'integrità fisica ed ambientale e l'identità culturale dello

stesso. 14

Al primo comma sono riportate le caratteristiche fondamentali dello strumento:

§ riguarda tutto il territorio comunale

§ delinea le scelte strategiche di sviluppo e tutela nonché le scelte strutturali di

assetto del territorio

§ ha validità a tempo indeterminato.

Al secondo comma si legge una sorta di sequenza operativa del PSC:

§ punto a): fase ricognitiva, valutativa e di bilancio delle risorse

(cioè l’assunzione del Quadro Conoscitivo Condiviso in Conferenza di

pianificazione);

§ punto b): l’assunzione degli obiettivi di sostenibilità, cioè i limiti e le

condizioni per le trasformazioni (e le misure di mitigazione);

§ punti c), d), e), f): si definisce l’assetto strutturale del territorio:

- principali infrastrutture a rete e della mobilità

- ambiti territoriali (caratteristiche urbanistiche e funzionali, obiettivi

sociali e morfologici, requisiti prestazionali)

- trasformazioni disciplinate dal RUE e quelle urbanistiche sostanziali da

sottoporre a POC.

Nel merito è opportuno approfondire tre degli argomenti trattati:

1) La classificazione del territorio comunale.

Il territorio urbanizzato è definito come il perimetro continuo che comprende tutte

le aree effettivamente edificate o in costruzione ed i lotti interclusi (art.A-5).

Il territorio urbanizzabile è l’insieme degli interventi di nuova urbanizzazione

interessato da :

§ Ambiti per i nuovi insediamenti costituito da parti del territorio con equilibrata

compresenza di residenza e di attività sociali, culturali commerciali e

produttive con essa compatibili, oggetto di interventi di trasformazione

intensiva in termini di nuova urbanizzazione per l’espansione del territorio

urbano (art.A-12);

§ Ambiti specializzati per attività produttive per nuovi insediamenti o per

ampliamenti di quelli esistenti (art.A-13);

§ previsioni di nuovi Poli funzionali o gli ampliamenti di quelli esistenti (art.A-

15).

Il territorio rurale è costituito dall’insieme del territorio non urbanizzato e

urbanizzabile caratterizzato dalla necessità di integrare e rendere coerenti politiche

volte alla salvaguardia di valori naturali, ambientali e paesaggistici con politiche volte

a garantire lo sviluppo di attività agricole sostenibili (art.A-16). Di norma il territorio

rurale è suddiviso in quattro tipologie di ambiti territoriali: di valore naturale, a

2. Il PSC in particolare:

a) valuta la consistenza, la localizzazione e la vulnerabilità delle risorse naturali ed antropiche

presenti nel territorio e ne indica le soglie di criticità;

b) fissa i limiti e le condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni pianificabili;

c) individua le infrastrutture e le attrezzature di maggiore rilevanza, per dimensione e funzione;

d) classifica il territorio comunale in urbanizzato, urbanizzabile e rurale;

e) individua gli ambiti del territorio comunale secondo quanto disposto dall’Allegato e definisce le

caratteristiche urbanistiche e funzionali degli stessi, stabilendone gli obiettivi sociali,

funzionali, ambientali e morfologici e i relativi requisiti prestazionali;

f) definisce le trasformazioni che possono essere attuate attraverso intervento diretto, in

conformità alla disciplina generale del RUE di cui al comma 2 dell’art. 29. 15

produttività elevata o marginale e/o di rilievo paesaggistico e periurbani. Rientrano

nel territorio rurale anche gli ambiti interessati da rischi naturali di cui al comma 1

dell’art. A-2: dissesto idrogeologico, instabilità geologica e di pericolosità idraulica o

da valanghe.

2) contenuti specifici della pianificazione strutturale comunale (art.28 lett e)

Occorre distinguere la disciplina degli ambiti territoriali da quella del sistema

delle dotazioni territoriali.

La disciplina degli ambiti territoriali omogenei detta norme relative :

§ al territorio urbano: ambiti urbani consolidati, da riqualificare, per nuovi

insediamenti; ambiti specializzati per attività produttive ed aree ecologiche

attrezzate, poli funzionali. Appartiene al territorio urbano anche il sistema

insediativo storico relativa ai centri storici che costituiscono, di fatto, un

ambito urbano entro cui la pianificazione persegue gli obiettivi dell’art.A-7 –

Centri Storici;

§ al territorio rurale: aree di valore naturale ed ambientale; ambiti agricoli di

rilievo paesistico; ambiti ad alta vocazione produttiva agricola; ambiti agricoli

periurbani. Appartengono di norma al territorio rurale anche il sistema

insediativo storico degli “insediamenti e le infrastrutture storiche del territorio

rurale” (disciplinati dall’art.A-8) e che comprendono le strutture insediative

puntuali o gli assetti o infrastrutture territoriali che costituiscono elementi

riconoscibili dell’organizzazione storica del territorio e quindi elementi di

disciplina conservativa all’interno degli ambiti del territorio rurale; gli

elementi della identità culturale del territorio rurale vanno riconosciuti e

tutelati con norme che si sommano in maniera coerente ed integrata con le

norme degli ambiti rurali in cui si collocano.

§ Il sistema delle infrastrutture per la mobilità di maggiore rilevanza urbana e

territoriale che individua “corridoi” idonei per la localizzazione delle

infrastrutture di maggiore rilevanza urbana e territoriale e la rete principale

delle infrastrutture ed i servizi della mobilità.

L’insieme di questi ambiti copre la totalità del territorio comunale.

La disciplina relativa al sistema delle dotazioni territoriali si configura invece

come un insieme di impianti, opere, spazi che nel loro complesso concorrono a

realizzare gli standard di qualità ecologica ed ambientale all’interno degli ambiti del

territorio urbano e rurale, dunque a questi si legano per la fase attuativa e si

sommano per definirne le caratteristiche urbanistiche di qualità. A questo proposito

(art.A-22) gli strumenti urbanistici stabiliscono per ciascun ambito del territorio

comunale il fabbisogno di dotazioni.

Le dotazioni territoriali concorrono a realizzare gli standard di qualità

ecologica ed ambientale nei diversi ambiti del territorio urbano e rurale e sono

dunque individuate all’interno dei diversi ambiti in forma diffusa o puntuale.

3) Gli ambiti territoriali omogenei

Il PSC provvede sempre ad individuare l’areale di riferimento dei singoli ambiti

territoriali omogenei (o a specifici sub ambiti) e a disciplinarne i contenuti seguenti:

16

• gli obiettivi sociali, funzionali, ambientali e morfologici e i relativi requisiti

prestazionali che, riferiti ai singoli ambiti o sub ambiti. definiscono le specifiche

azioni di competenza quali:

• la disciplina delle destinazioni d’uso e delle trasformazioni che derivano

dall’art.6, 1° e 2° comma :

- le soglie di criticità delle risorse naturali ed antropiche;

- i limiti e le condizioni di sostenibilità degli interventi e delle

trasformazioni pianificabili e le eventuali norme di mitigazione generali da

attuarsi contestualmente alla realizzazione delle previsioni stesse.

- la disciplina conservativa relativa agli edifici di interesse storico

architettonico (restauro scientifico e restauro e risanamento conservativo,

le parti di tessuto urbano privo dei caratteri storico testimoniali da

sottoporre ad eliminazione di elementi incongrui e ad interventi di

ristrutturazione urbanistica);

• le caratteristiche urbanistiche consistenti nel dimensionamento massimo

ammissibile/sostenibile e l’assetto spaziale; il dimensionamento può essere

indicato in termini di carico urbanistico (alloggi, abitanti, Superficie utile,

dimensione di struttura distributiva commerciale, ecc), ma non di indici riferiti a

mq di Superficie fondiaria o territoriale perchè queste vengono definite nel POC o

nel RUE;

• le modalità di trasformazione attuativa diretta o preventiva;

• le dotazioni minime di standard di qualità urbana ed ecologico ambientale;

• le caratteristiche funzionali relative alle destinazioni d’uso ammesse anche in

termini di indicazione di quote minime e massime per tipologie di attività;

• gli indicatori per monitorare la efficacia delle azioni ed il grado di attuazione

degli obiettivi e delle prestazioni.

Tali contenuti disciplinari sono definiti dall’art. 28 e dal Capo A-I e vanno

individuati in tutte le tipologie di ambito, anche se non specificatamente esplicitati

nell’Allegato.

I diritti edificatori, i vincoli e le tutele vengono disciplinati, in conformità alle

previsioni del PSC, con la approvazione di RUE e POC, solo in quella sede infatti

potranno essere regolamentati in maniera definitiva.

In particolare negli ambiti per nuovi insediamenti e da riqualificare (sottoposti

a POC) i contenuti relativi alle caratteristiche urbanistiche e funzionali possono essere

definiti anche in funzione della successiva fase negoziale assegnata al POC. Il PSC

può infatti definire la capacità insediativa minima, comunque riconosciuta all’ambito

territoriale, ed una quota aggiuntiva, fino alla saturazione della capacità insediativa

sostenibile, oggetto della negoziazione in fase di formazione del POC, sulla base delle

disposizioni dell’art.30, commi 10 e 11, in funzione della realizzazione, da parte dei

soggetti attuatori, delle prestazioni sociali, ambientali, funzionali e morfologici,

stabilite dall’art.28, lett.e).

La stessa definizione spaziale degli areali di riferimento può essere intesa come

la individuazione di una parte di territorio all’interno della quale applicare le politiche

definite dalle normative del PSC; la individuazione spaziale dell’ambito territoriale

del PSC non è legato alla assegnazione di diritti edificatori né riferibili ad indici

territoriali o fondiari e individuata in maniera definitiva da POC e RUE.

I contenuti strategici e strutturali del PSC sono orientati in estrema sintesi a

definire e condividere in rapporto con gli enti e gli assetti territoriali di area vasta e la

comunità locale: 17

a) il patto di sviluppo strategico territoriale del comune integrato con il sistema

insediativo provinciale, attraverso la concertazione del suo ruolo e rango e la

individuazione degli assetti urbanistici, infrastrutturali e funzionali necessari per

attuarli;

b) il patto per la sostenibilità ambientale e territoriale delle proprie scelte di

pianificazione con la concertazione dei vincoli, limiti e condizioni per le

trasformazioni d’uso e del suolo;

c) il patto sugli assetti strutturali essenziali del territorio urbano e rurale di lunga

durata necessari a garantire lo sviluppo e la sostenibilità. 18

Associazione di comuni ed elaborazione dei PSC in forma associata.

Dai disposti della LR 20/2000, in particolare all’articolo 15 che istituisce gli

Accordi territoriali tra comuni per lo svolgimento in collaborazione di tutte o parte

delle funzioni urbanistiche, nonché la elaborazione in forma associata degli strumenti

urbanistici, e della LR 11/2001, che promuove all’art 8 la istituzione di Associazioni

Intercomunali finalizzate alla gestione associata di una pluralità di funzioni e servizi

propri dei comuni, si può constatare che la legislazione regionale ammette ed

incoraggia la costituzione di associazioni intercomunali per la redazione di Piani

urbanistici comunali in forma associata.

In tale ottica i PSC elaborati in forma associata costituiscono strumento di

pianificazione urbanistica generale, volti a garantire uniformità e contemporaneità nei

processi di formazione dei piani comunali attraverso lo svolgimento in collaborazione

delle funzioni di pianificazione urbanistica, che utilizza una unica metodologia.

Le condizioni essenziali per la redazione di un PSC elaborato in forma

associata prevedono :

- la sottoscrizione di un Accordo territoriale (art.15 della LR 20/2000) che

preveda l’individuazione del soggetto che presiede alle attività previste e

l’istituzione di un unico Ufficio di piano, per la redazione dei documenti di

pianificazione necessari alla conferenza di pianificazione ed alla adozione

ed approvazione del PSC;

- I contenuti dei diversi elaborati vanno articolati, in ciascuna fase della

formazione del piano, in una parte generale uguale per tutti, relativa alle

scelte strategiche e ad uno schema generale di assetto strutturale dell’intera

area inerenti i sistemi ambientali, paesaggistici, infrastrutturali, insediative

e delle dotazioni territoriali, ed una parte specifica attinente alle scelte

strategiche locali e di assetto strutturale proprie dei singoli comuni;

- La predisposizione in forma associata dei documenti di pianificazione per

la conferenza di pianificazione: quadro conoscitivo, Valsat e documento

preliminare.

- La convocazione e lo svolgimento di una unica Conferenza di

pianificazione;

- La eventuale sottoscrizione di un unico Accordo di pianificazione deve

essere sottoscritto dalla Provincia e da ogni Sindaco dei comuni interessati:

è quindi necessaria la condivisione di tutti i Comuni associati;

- Ogni singolo Consiglio comunale deve adottare ed approvare il proprio

piano sia nei contenuti generali che locali;

- La Giunta Provinciale esprime le riserve e l’intesa su ciascun PSC.

L’Accordo Territoriale può anche prevedere l’affidamento all’Ufficio di piano

della predisposizione del RUE e dei successivi POC, nonché della gestione dei singoli

Piani urbanistici comunali (sportello unico per tutti i comuni associati). 19

I contenuti generali del Regolamento Urbanistico Edilizio.

Il RUE contiene gli aspetti regolamentari e normativi relativi all’attività

edilizia e agli aspetti igienico-sanitari; si configura come la somma del Regolamento

Edilizio e di una parte delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG.

Le norme del RUE si applicano a tutto il territorio comunale, sono valide a

tempo indeterminato e servono a chiarire i termini urbanistici ed attuativi del PSC e

del POC ed i termini edilizi e le caratteristiche tipologiche ed igieniche degli

interventi edilizi diretti. 2

L’articolo 29 della legge definisce i contenuti generali del RUE .

Il RUE regolamenta quindi 3 fondamentali aspetti:

1. Aspetto di definizione dei parametri edilizi ed urbanistici:

la disciplina generale delle modalità attuative urbanistiche ed edilizie e gli

aspetti igienico-sanitari, che non cambiano di norma nel breve periodo e sono

parametro per intendersi tra soggetti e tra enti diversi. (per esempio:

Definizione di superficie utile ed accessorua; definizione di categorie di

categorie intervento edilizio…).

2. Aspetto di fiscalità locale:

il RUE regola anche gli oneri di urbanizzazione, le monetizzazioni delle

dotazioni territoriali e il costo di costruzione.

3. Aspetto urbanistico:

Il RUE regola l’attuazione di quelle parti del territorio non sottoposte a

trasformazioni urbanistiche sostanziali (che vengono invece disciplinate dal

POC) e che quindi possono essere immediatamente attuate tramite intervento

diretto.

Questi interventi diretti sono di norma le regole di attuazione degli interventi

diffusi negli ambiti storici, nella città consolidata e negli ambiti da qualificare,

nel territorio rurale e nelle aree produttive esistenti. E’ il RUE che dispone i

diritti edificatori sul patrimonio edilizio esistente.

E’ opportuno che il RUE, per i suoi aspetti regolamentari e di fiscalità locale e per

garantire continuità interpretativa ed omogeneità attuativa, mantenga un ruolo di

2

1. Il Regolamento Urbanistico ed Edilizio (RUE) contiene la disciplina generale delle tipologie e

delle modalità attuative degli interventi di trasformazione nonché delle destinazioni d'uso. Il

regolamento contiene altresì le norme attinenti alle attività di costruzione, di trasformazione

fisica e funzionale e di conservazione delle opere edilizie, ivi comprese le norme igieniche di

interesse edilizio, nonché la disciplina degli elementi architettonici e urbanistici, degli spazi

verdi e degli altri elementi che caratterizzano l'ambiente urbano.

2. Il RUE, in conformità alle previsioni del PSC, disciplina:

a) le trasformazioni negli ambiti consolidati e nel territorio rurale;

b) gli interventi diffusi sul patrimonio edilizio esistente sia nel centro storico sia negli

ambiti da riqualificare;

c) gli interventi negli ambiti specializzati per attività produttive di cui al comma 6

dell'art. A-13 dell'Allegato.

3. Gli interventi di cui al comma 2 non sono soggetti al POC e sono attuati attraverso intervento

diretto.

4. Il RUE contiene inoltre:

a) la definizione dei parametri edilizi ed urbanistici e le metodologie per il loro calcolo;

b) la disciplina degli oneri di urbanizzazione e del costo di costru zione;

le modalità di calcolo delle monetizzazioni delle dotazioni territoriali. 20

quadro di riferimento costante nel tempo e sia modificato solo per motivi di carattere

generale

Nella più recente sperimentazione comunale gli interventi diretti di

regolamentazione dell’assetto urbanistico e funzionale degli ambiti consolidati si

avvalgono di una rappresentazione cartografica per meglio individuare e disciplinare

la superficie fondiaria, le destinazioni d’uso ed eventuali parametri edilizi ed

urbanistici e le superficie e le opere di urbanizzazione primaria e secondaria. 21

I contenuti del Piano Operativo Comunale

Gli interventi di trasformazione urbanistica sostanziali sono indicati dal PSC

nel loro assetto generale (sito, consistenza urbanistica e funzionale, obiettivi e

prestazioni) e sono sottoposti ad attuazione operativa con il POC.

Il POC, per il suo carattere operativo, individua le trasformazioni e gli

interventi urbanistici sostanziali da realizzare nel breve periodo (5 anni),

assicurandone la fa ttibilità tramite la contestuale attuazione dei servizi, delle

infrastrutture e delle mitigazioni necessarie, prevedendo il coordinamento con i piani

settoriali ed i programmi finanziari del Comune. 3

L’articolo 30 della legge definisce i contenuti generali del POC .

In sostanza il POC ha le seguenti principali caratteristiche:

§ Innanzitutto il POC non riguarda tutto il territorio comunale, ma solo le parti

del territorio interessate dall’attivazione delle previsioni del PSC, non ancora

attuate, di trasformazione urbanistica sostanziale. Elaborati cartografici e

norme tecniche sono quindi riferite solo alle parti del territorio in

trasformazione;

§ il POC, anche sulla base della negoziazione e della concertazione con i

privati (art.18), completa il processo di pianificazione integrando i contenuti

e le scelte strategiche e strutturali del PSC in conformità con i suoi obiettivi e

contenuti normativi;

§ il POC può dunque sviluppare forme di flessibilità e di concertazione, purchè

entro il quadro delineato dal PSC; sotto questo aspetto provvede alla

3 1. Il Piano Operativo Comunale( POC) è lo strumento urbanistico che individua e disciplina

gli interventi di tutela e valorizzazione, di organizzazione e trasformazione del territorio da realizzare

nell'arco temporale di cinque anni. Il POC è predisposto in conformità alle previsioni del PSC e non

può modificarne i contenuti.

2. Il POC contiene, per gli ambiti di riqualificazione e per i nuovi insediamenti:

a) la delimitazione, l'assetto urbanistico, le destinazioni d'uso, gli indici edilizi;

b) le modalità di attuazione degli interventi di trasformazione, nonché di quelli di

conservazione;

c) i contenuti fisico morfologici, sociali ed economici e le modalità di intervento;

d) l'indicazione delle trasformazioni da assoggettare a specifiche valutazioni di

sostenibilità e fattibilità e ad interventi di mitigazione e compensazione degli effetti;

e) la definizione delle dotazioni territoriali da realizzare o riqualificare e delle relative

aree, nonché gli interventi di integrazione paesaggistica;

f) la localizzazione delle opere e dei servizi pubblici e di interesse pubblico.

4. Il POC programma la contestuale realizzazione e completamento degli interventi di

trasformazione e delle connesse dotazioni territoriali e infrastrutture per la mobilità. A tale scopo il

piano può assumere, anche in deroga ai limiti temporali definiti dal comma 1, il valore e gli effetti del

PUA, ovvero individuare le previsioni da sottoporre a pianificazione attuativa, stabilendone indici, usi

e parametri.

….

10. Per selezionare gli ambiti nei quali realizzare nell'arco temporale di cinque anni

interventi di nuova urbanizzazione e di sostituzione o riqualificazione tra tutti quelli individuati dal

PSC, il Comune può attivare un concorso pubblico, per valutare le proposte di intervento che risultano

più idonee a soddisfare gli obiettivi e gli standard di qualità urbana ed ecologico ambientale definiti

dal PSC. Al concorso possono prendere parte i proprietari degli immobili situati negli ambiti

individuati dal PSC, nonché gli operatori interessati a partecipare alla realizzazione degli interventi.

Alla conclusione delle procedure concorsuali il Comune stipula, ai sensi dell'art. 18, un accordo con

gli aventi titolo alla realizzazione degli interventi. 22


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

In questo materiale didattico vengono trattati i seguenti argomenti. Il processo di costruzione del piano: la sostenibilità delle scelte e le tecniche di attuazione. Il piano e le strutture di mercato. La valutazione di piani e programmi vs. la valutazione dei progetti
L’approccio monetario vs. l’approccio multicriteriale. I principi fondativi e fasi della Valutazione Ambientale Strategica. Il modello DPSIR. La perequazione urbanistica: modelli e approcci. La perequazione urbanistica nella LUR Calabria.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in urbanistica
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di Urbanistica - Valutazione e progettazione urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Bevilacqua Carmelina.

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