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Processi produttivi regionali

Argomenti trattati in questa lezione:
- La crescita economica secondo un modello d’offerta
- La crescita economica secondo un modello da domanda
- Fattori e relazioni nello sviluppo locale
- Effetti cumulativi dello sviluppo delle capacità innovative
- Effetti cumulativi della crescita dell’occupazione e della produzione
-... Vedi di più

Esame di Economia dell'innovazione docente Prof. R. Cappellin

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Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata" Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata"

Sviluppo economico Sviluppo economico

e dell’occupazione e dell’occupazione

Apertura Produttivita’ e Apertura Produttivita’ e

esterna 10 adozione di esterna adozione di

innovazioni innovazioni

6 6

4 7

Networking locale, Sviluppo del Sviluppo del

Networking locale,

know-how locale know-how locale

subfornitura e subfornitura e

gruppi di imprese gruppi di imprese 12 13

Nascita e morte Nascita e morte

di imprese di imprese

Figura 4: Effetti cumulativi della cooperazione tra le imprese locali Figura 5: Effetti cumulativi della cooperazione tra le imprese locali

La stretta integrazione tra le imprese locali nelle relazioni di subfornitura e la Lo sviluppo delle reti di subfornitura e del networking tra le imprese locali

complementarietà tra le imprese locali aumenta l’efficienza del sistema facilita la nascita di nuove imprese e promuove la diversità del know-how

produttivo locale e favorisce i processi innovativi e quindi la competitività tecnologico e produttivo e delle capacità imprenditoriali, che favoriscono la

delle esportazioni locali. D’altro lato, la maggiore apertura verso l’economia dinamica innovativa. D’altro lato l’accelerazione del processo di cambiamento

internazionale stimola la cooperazione tra le imprese locali per fare fronte alle tecnologico a sua volta stimola la cooperazione o il networking tra le imprese

sfide della competizione internazionale (effetti: 6b-10b-4b) locali, tramite uno sviluppo ulteriore dei processi di esternalizzazione e delle

relazioni di subfornitura (effetti: 12b-13b-7b-6a).

7 8

Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata" Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata"

Inoltre, l’indebolirsi delle capacità tecnologiche e imprenditoriali locali e la

Sviluppo economico minore crescita dell’economia locale comportano una riduzione del tasso di

e dell’occupazione natalità delle imprese e soprattutto delle imprese tecnologic

amente innovative ed un aumento del tasso di mortalità. Questo determina una

1 3 2 crescente concentrazione settoriale tra le imprese e quindi l’adozione di forme

di tipo gerarchico che indeboliscono il processo di “networking” locale.

Apertura Produttivita’ e

esterna 10 adozione di

innovazioni Infine, anche la forte concorrenza tra le imprese che operano in produzioni

molto simili riduce le possibilità di cooperazione produttiva e tecnologica

7 locale. Questo forte individualismo ostacola uno sforzo congiunto nello

sviluppo del know-how produttivo locale in termini di attività di ricerca

11 congiunta e l’adozione di innovazioni importanti nei prodotti (effetti 13a, 12a,

Networking locale, Sviluppo del

subfornitura e know-how locale 11a).

gruppi di imprese 12 13

Nascita e morte

di imprese

Figura 6: Effetti cumulativi dell’esaurirsi del know-how locale

Il progressivo inaridirsi del know-how produttivo locale dovuto al fatto che

esso si basa essenzialmente su processi di apprendimento interni alle singole

imprese e non su espliciti investimenti in ricerca né sull’utilizzo di corsi di

formazione continua dei lavoratori riduce le innovazioni e la dinamica della

produttività. Questo comporta una minore competitività delle produzioni

locali, una maggiore dipendenza tecnologica dall’esterno e quindi un minore

tasso di crescita delle esportazioni e del prodotto lordo locale. D’altro lato, la

minore dinamica della produttività delle risorse endogene locali una riduce le

capacità produttive locali e comporta un minore tasso di crescita del prodotto

(effetti 7b, 2b, e 10b, 1a, 3a). 9 10

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Sviluppo economico

e dell’occupazione Sviluppo economico

e dell’occupazione

3 2 1 3

Produttivita’ e

Apertura

esterna Apertura Produttivita’ e

10 adozione di esterna 10 adozione di

innovazioni innovazioni

5 7

Networking locale, Sviluppo del Networking locale, 11 Sviluppo del

subfornitura e know-how locale subfornitura e know-how locale

gruppi di imprese 8 gruppi di imprese 8

12

Nascita e morte Nascita e morte

di imprese di imprese

Figura 7: Effetti negativi della globalizzazione sull’economia locale Figura 8: Effetti cumulativi della crisi di imprese locali

Il processo di globalizzazione e la crescente concorrenza internazionale La chiusura di alcune di grandi imprese e di molte imprese intermedie mette in

possono da un lato determinare la crisi di alcune imprese locali e dall’altro crisi il sistema della fornitura, introduce un elemento di rottura

costringere le imprese esistenti a processi di ristrutturazione, con effetti nell’organizzazione della rete di rapporti tra le imprese locali.

negativi sulle capacità produttive e sull’occupazione locale. (effetti 10a, 2b, e

8b). Questo limita lo sviluppo del know-how tecnologico e la diversificazione dello

stesso, rispetto a quello che sarebbe necessario per poter introdurre innovazioni

In termini negativi sulla nascita di nuove imprese può agire anche la più sistematiche e profonde nelle produzioni tradizionali.

concorrenza esercitata sul mercato del lavoro locale del pendolarismo verso le

aree contigue con maggiore tasso di sviluppo. Questo comprime le motivazioni Inoltre, la crisi di alcune imprese locali che attivavano forti flussi di

soprattutto da parte dei giovani ad una scelta imprenditoriale. esportazioni comporta una rottura delle relazioni con l’esterno. Anche lo

sviluppo inadeguato delle esportazioni e l’orientamento sempre maggiore verso

Questo mette in modo un processo moltiplicativo negativo sui redditi e il mercato locale rende più difficile lo sviluppo di rapporti di collaborazione

sull’occupazione tramite la crisi di molte imprese rivolte al mercato locale (3a tecnologica con imprese estere, che sarebbe cruciale in un settore condizionato

e 3b). In particolare i quadri tecnici ed i lavoratori licenziati dalle imprese che dai rapidi sviluppi delle tecnologie elettroniche e informatiche.

hanno chiuso possono essere indotti a creare imprese molto piccole che

conducono una vita relativamente precaria, senza un mercato consolidato e un

know-how distintivo. 11 12

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Questo ripiegarsi delle imprese locali su modelli di tipo localistico riduce la

velocità di adozione delle innovazioni. La minore adozione di innovazioni Sviluppo economico

e dell’occupazione

determina una minore competitività delle produzioni locali e quindi un

rallentamento del tasso di crescita, che a sua volta ostacola la nascita di nuove

imprese e quindi isola ancora di più l’economia locale(effetti 5a, 7b, 10b, 1b,

3a, 8a). Apertura Produttivita’ e

esterna adozione di

innovazioni

5

4 11

Networking locale, Sviluppo del

subfornitura e know-how locale

gruppi di imprese Nascita e morte

di imprese

Figura 9: Effetti cumulativi della crescente dipendenza esterna

L’acquisizione di imprese locali da parte di gruppi internazionali comporta una

crescente dipendenza dall’esterno e indebolisce il ruolo degli attori locali. Ne

segue una riduzione delle forme di cooperazione a scala locale che porta ad un

ulteriore indebolimento del processo di produzione autonoma delle conoscenze

a scala locale, che aumenta la dipendenza dall’esterno (effetti 4b, 11a, 5b).

13 14

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Altre letture di riferimento: Sforzi, F., I distretti industriali marshalliani nell’economia italiana, in Distretti industriali e cooperazione

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Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata"

Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata"

Facoltà di Economia NOTE ALLE FIGURE

Università di Roma "Tor Vergata" 1. Lo sviluppo economico è stato più rapido nelle aree caratterizzate dalle PMI e dai

Anno accademico 2010/11 distretti industriali

Secondo semestre 2. I settori di specializzazione delle aree più dinamiche possono essere sia i settori

Corso: terziari che quelli industriali e perfino l’agricoltura

3. Tra le aree più sviluppate in Europa sono quelle che definiscono una direttrice di

Economia dell’Innovazione sviluppo (cfr. “banana” della Datar) da Londra a Milano

4. La deflazione dei dati espressi a prezzi correnti utilizzando gli indici di parità di

Docente poteri d’acquisto rende solo più confuso il quadro complessivo. L’uso di questi

Prof. Riccardo Cappellin indici sembra sempre meno giustificabile dopo l’adozione dell’Euro e

l’omogeneizzazione dei prezzi dei beni industriali a scala europea. L’Italia centro-

settentrionale è tra quelle con maggiori standard di ricchezza pro-capite.

5. Il grafico permette di distinguere le disparità di reddito tra i diversi paesi della UE

e le disparità regionali all’interno dei singoli paesi. Esistono forti disparità tra i

LEZIONE 7 paesi dell’Europa Occidentale e i paesi dell’Europa Orientale. Le disparità

regionali sono forti all’interno di tutti i paesi.

IL PROCESSO DI SVILUPPO NEI SISTEMI PRODUTTIVI 6. Gli indicatori della produttività pro-capite sono molto simili a quelli delle disparità

REGIONALI di sviluppo ed indicano che i differenziali di produttività sono il principale fattore

delle disparità di prodotto procapite. Ne emerge la necessità di politiche europee

per la modernizzazione del sistema produttivo dei paesi nell’Europa Orientale e

ALLEGATI nel Sud Europa.

7. I livelli salariali sono fortemente correlati con quelli della produttività per addetto,

sia perché una maggiore produttività consente di pagare maggiori salari, sia

Gli allegati non fanno parte del programma d’esame ma servono perché maggiori salari costringono le imprese ad adottare tecnologie produttive

per contestualizzare i concetti teorici illustrati nelle lezioni più efficienti. I livelli salariali in Italia sono particolarmente bassi, così come

anche la produttività per addetto.

8. Le aree più dinamiche a scala europea non sono le aree più centrali ma quelle

nell’Europa orientale e diverse aree periferiche

2

9. La densità delle attività industriali per Km è molto forte in Italia, Germania e

Regno Unito, determinando una forte congestione

10. La specializzazione terziaria caratterizza le regioni del Nord Europa e le aree

metropolitane. La specializzazione industriale è molto forte in Germania e Italia e

in particolare nelle regioni contigue all’arco alpino, ma anche in molti paesi

17 18

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dell’Europa Orientale. La specializzazione agricola caratterizza vaste aree 25. Le regioni turistiche non sono solo quelle specializzate nelle attività turistiche e

nell’Europa Orientale e del Sud Europa. dove sono carenti altre attività produttive ma anche le aree urbane in cui gli arrivi

turistici sono consistenti ma sono presenti molte altre attività produttive.

11. La crescita della popolazione è connessa soprattutto con l’intensità delle

immigrazioni extracomunitarie

12. Le regioni meno ricche sono nell’Europa Orientale e Meridionale e le regioni più

ricche sono lungo un asse Nord-Sud da Londra a Milano e ove sono le grandi città

13. I tassi di disoccupazione sono un buon indicatore del livello relativo di sviluppo

economico oltre che un problema sociale urgente per la politica regionale europea

14. I tassi di crescita del prodotto anche misurato a parità dei poteri di acquisto non

rivelano un andamento chiaro a livello regionale e rispecchiano gli andamenti

delle economie nazionali che dipendono da fattori macroeconomici

15. Più significative sono le disparità regionali della crescita dell’occupazione che

indicano le regioni più dinamiche

16. La composizione settoriale è importante per spiegare gli andamenti

dell’occupazione.

17. Le industrie meccaniche si concentrano in Germania, Italia e paesi dell’Est.

18. Le aree specializzate nell’industria a media e alta tecnologia sono ancora più

concentrate e definiscono il cuore industriale dell’economia europea.

19. Le aree specializzate nell’industria tessile e dell’abbigliamento sono

prevalentemente in Italia, Spagna e nei paesi dell’Europa Orientale.

20. I settori terziari sono più sviluppati nelle regioni che sono più ricche.

21. I settori dei servizi basati sulla conoscenza sono concentrati nelle maggiori aree

urbane.

22. La distribuzione regionale delle spese in RS è simile a quella della produttività cui

è legata da una relazione interdipendente.

23. I livelli di inquinamento sono maggiori nelle aree urbane e nelle aree industriali.

24. Gli assi di trasporto organizzano il territorio europeo e collegano le regioni

confinanti in aree relativamente omogenee. 19 20

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http://www.cittalia.com/images/file/comuni2009.pdf?phpMyAdmin=95af31fc7e586d80e7d664 Average yearly increase of value added at current prices in the period 1991- 1999

a36f07b8b6 Incremento medio annuo

< media Italia (4,8%)

> media Italia (4,8%)

Nota 1:

Lo sviluppo economico è stato più rapido nelle aree caratterizzate dalle PMI

e dai distretti industriali

21 22

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Agricoltura Industria Servizi

28 province 14 province 92 province http://ec.europa.eu/regional_policy/consultation/terco/paper_terco_annex.pdf

Source: Istituto G. Tagliacarne, I dati del reddito provinciale. Il bilancio dell’ultimo decennio:

Crescono i divari di sviluppo territoriale 3. DEFINITION OF TERRITORIES

The main objective of cohesion policy is to reduce disparities between regions,

defined at the NUTS2 level, the level at which eligibility for support (though not for

the Cohesion Fund) and the distribution of financial resources is also defined, though

Nota 2: operational programmes may be designed at a higher level (either NUTS1 or

I settori di specializzazione delle aree più dinamiche possono essere sia i national).

settori terziari che quelli industriali e perfino l’agricoltura One of the most interesting ideas arising from the concept of territorial cohesion is

that there may be other territorial levels (intra-regional or supra-national) which

might be relevant for policy intervention. The second section of the Green Paper is,

therefore, based on a more finely defined unit than NUTS2. Indeed, the Green Paper

uses different classifications of NUTS3 regions in the analysis of settlement patterns.

This section briefly explains how they were created.

3.1. Settlement pattern

The settlement pattern is based on three types of area:

3.1.1. Agglomerations: Urban Audit Larger Urban Zones (LUZ)

23 24

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3.2. The OECD Urban-Rural Classification

All the larger urban zones were defined by Eurostat in cooperation with the National

Statistical Institutes. The objective was to find the group of LAU2s (local

administrative units at level 2, formerly known as NUTS5) that most closely The OECD Urban-Rural classification has three steps:

corresponds to a commuting area or a functional urban area. The first step consists in classifying LAU2 as rural if their population density is

The principle is that if a LAU2 has at least 20% commuting to the central city it is below 150 inhabitants per square kilometer.

included in the LUZ. In some cases, the central city consists of multiple LAU2s,

depending on job densities. In dense conurbations, one LUZ may include multiple The second step consists in aggregating this lower level into NUTS3 regions and

cities such as in the Ruhr area3. classifying the latter as predominantly urban, intermediate and predominantly rural

using the percentage of population living in local rural units.

3.1.2. Cities with at least 100 000 inhabitants A NUTS3 region is classified as:

The Urban Audit covers all EU cities with over 100 000 inhabitants. These cities Predominantly Urban (PU), if the share of population living in rural local units is

were identified using a harmonised approach across the EU as a whole, taking below 15%;

account of where a city is part of a large LAU2 and where it is spread over multiple Intermediate (IN), if the share of population living in rural local units is between

LAU2s. As a result, this approach corrects for the distortions created by only 15% and 50%;

allowing for densities (as in the case of OECD) or the size of individual LAU2s (as Predominantly Rural (PR), if the share of population living in rural local units is

the case of the UN). higher than 50%

3.1.3. Cities with between 50 000 and 100 000 inhabitants In a third step the size of the urban centres in the region is considered:

A region classified as predominantly rural by steps 1 and 2 becomes intermediate

The Urban Audit includes 121 towns and cities with a population of between 50 000 if it contains an urban centre of more than 200 000 inhabitants representing at

and 100 000, but it includes by no means all of them. As a result, data for these cities least 25% of the regional population.

had to be complemented by another source of information: the urban morphological

zones (UMZ), as defined by the European Environmental Agency, supplemented by As in the 4th Cohesion Report, predominantly rural regions are divided according to

the disaggregated population grid of the Joint Research centre (JRC) combined with travel time to the nearest city with 50 000 or more inhabitants. If more than half the

a grid of registered population in Sweden and Finland4. population lives over 45 minutes drive away, the region is classified as remote,

otherwise it is classified as close to a city7.

These sources of information enable UMZs to be identified with populations of

between 50 000 and 100 000 which are at present not captured by the urban audit. 3.3. Metro regions based on functional urban areas

The UMZs5 have the same advantage as the urban audit cities in the sense that they

enable both cities within a large LAU2 or a city spread over several LAU2 to be To analyse metropolitan regions using NUTS3 data, metro regions were created

identified. based on Urban Audit'

s Larger Urban Zones (see above). To ensure that the metro

regions are sufficiently representative of the wide diversity of cities and their sizes

3.1.4. Small and medium-sized towns within EU Member States, all of the LUZ with more than 250 000 inhabitants were

included.

Small and medium-sized towns with a population of between 5 000 and 50 000 were

also identified using the UMZs and population grids as well as by drawing on the To identify which NUTS3 regions to include in a metro region, a threshold of 40% or

ESPON project, "The role of small and medium-sized towns"6. more was used. In most cases NUTS3 regions had far higher shares of their

population living inside the LUZ. In a few cases, a NUTS3 region which contain a

The benefit of this approach is that it provides a more nuanced and realistic LUZ of more than 250 000 inhabitants but had less than 40% of their population

indication of the share of a population living in an urban area. For example, the within a LUZ were added to ensure that all agglomeration over 250 000 inhabitants

World Urbanization Prospects, Revision 2005 estimates that 73% of the EU27 could be included. (see Map 3.2)

population lives in an urban LAU2, while the approach adopted here produces an

estimate of 57% of the EU population living in cities or agglomerations of over Since this is a functional and not physically or morphological definition, metro

50 000 and another 14% living in small and medium-sized towns. regions contain areas with a low population density. As a result, a small number of

NUTS3 regions that are classified as predominantly rural by the OECD are included

25 26

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in the metro regions. For example, the metro region of Pozna includes the

surrounding region Pozna ski, which the OECD approach classifies as rural.

More research is required to find an appropriate method to combine metropolitan

regions with a classification of rural regions.

3.4. Island Regions

For analytical purposes, island regions are defined as NUTS3 regions composed

completely of one or more islands, an island being defined according to the criteria

used in the Eurostat publication "Portrait of the Islands" and in the DG REGIO study

on island regions 2003-2004. These criteria are:

Minimum surface area of 1 square km

Minimum distance between the island and the mainland of 1 km

Resident population of 50 or more

No fixed link (bridge, tunnel or dyke) between the island and the mainland

No Member State capital on the island

3.5. Mountain Regions

Mountain regions are defined as NUTS3 regions with at least 50% of their

population living in topographically defined mountain areas, as identified in the DG

REGIO study on mountain areas in Europe (2004)8.

3.6. Sparsely Populated Regions

Sparsely populated areas are defined as NUTS3 regions with a population density of

less than 12.5 inhabitants per square km9.

3.7. Border Regions

Internal border regions are NUTS3 regions eligible for cross-border cooperation

under Structural Funds 2007-2013.

External border regions are NUTS3 regions eligible for cross-border cooperation

under the Instrument for Pre-accession Assistance (IPA) or the European

Neighborhood and Partnership Instrument (ENPI). 27 28

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Vergata"

"Tor

Roma

di

Università

dell’Innovazione,

Economia

di

Corso

Cappellin,

Riccardo Nota 4: Tra le aree più sviluppate in Europa sono quelle che definiscono

una direttrice di sviluppo (cfr. “banana” della Datar) da Londra a Milano 32


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DESCRIZIONE DISPENSA

Argomenti trattati in questa lezione:
- La crescita economica secondo un modello d’offerta
- La crescita economica secondo un modello da domanda
- Fattori e relazioni nello sviluppo locale
- Effetti cumulativi dello sviluppo delle capacità innovative
- Effetti cumulativi della crescita dell’occupazione e della produzione
- Effetti cumulativi della cooperazione tra le imprese locali
- Effetti cumulativi della cooperazione tra le imprese locali
- Effetti cumulativi dell’esaurirsi del know-how locale
- Effetti negativi della globalizzazione sull’economia locale


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e management
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Cappellin Riccardo.

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