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Problemi aperti nello schema NDC italiano Appunti scolastici Premium

Materiale didattico per il corso di Diritto ed economia della previdenza sociale del prof. Sandro Gronchi e della Prof.ssa Paola Bozzao. Trattasi delle slides delle lezioni del prof. Gronchi aventi ad oggetto i problemi aperti nel sistema contributivo italiano nonchè gli errori e le lacune della riforma contributiva... Vedi di più

Esame di Diritto ed economia della previdenza sociale docente Prof. S. Gronchi

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ESTRATTO DOCUMENTO

15. La ripartizione trasferisce reddito nello spazio ...

... ma è come se lo facesse nel tempo

Si è detto che i contributi versati dai giovani e le pensioni contestualmente erogate ai

vecchi sono facce del trasferimento spaziale eseguito dalla ripartizione.

E’ altresì vero che i contributi versati dal Sig. Rossi da giovane (a beneficio dei vecchi

dell’epoca) e le pensioni da lui medesimo percepite da vecchio (a spese dei giovani

dell’epoca) sono facce del trasferimento temporale che la ripartizione riesce

implicitamente ad eseguire.

SISTEMA A PARTIZIONE

spoertello contributi SISTEMA A PARTIZIONE sportello pensioni

Rossi da giovane Rossi da vecchio

16. Sono eque le modalità del trasferimento nel tempo?

I trasferimenti nel tempo dovrebbero avvenire senza disparità fra gli individui. E’

davvero così?

Conviene concepire la ripartizione come una banca virtuale, i contributi come

depositi e le pensioni come prelievi. Allora la domanda può essere così

riformulata: riconosce la banca il medesimo tasso d’interesse su tutti i conti

correnti?

La risposta è senz’altro positiva nella ripartizione contributiva, dove tutti i conti

ricevono esplicitamente l’interesse convenzionale scelto dal policy maker.

Così non è nella riparizione retributiva. Le ragioni emergono solo in contesti più

complicati del Pianeta X dove si vive due anni. Traslocheremo pertanto sul

Pianeta Y dove si vive 5 anni ed è consentito andare in pensione in età

compresa fra 3 e 4 anni.

Durante il viaggio, ripasseremo le modalità di calcolo della pensione retributiva.

17. Calcolo e indicizzazione della pensione retributiva

Lo schema retributivo è stato fin qui identificato con l’uniformità del replacement rate. In

realtà, l’uniformità è la conseguenza di una formula di calcolo che ancora non conosciamo.

La pensione retributiva è il seguente prodotto di 3 fattori:

retribuzione pensionabile x aliquota di rendimento x anzianità contributiva

ultima retribuzione, oppure una percentuale anni lavorati

media delle ultime, oppure scelta dal policy

media di tutte maker (in Italia il 2%)

comunque definita, la retribuzione pensionabile può essere scaglionata e

le aliquote di rendimento differenziate per scaglione

Sul Pianeta X il primo fattore coincide con l’unica annualità di retribuzione percepita e il terzo

vale uno. Perciò il replacement rate e l’aliquota di rendimento sono la stessa cosa.

Per una stessa anzianità, la formula garantisce replacement rate uguali a condizione che:

• la retribuzione pensionabile sia l’ultima,

• l’aliquota di rendimento non sia differenziata per scaglioni.

L’indicizzazione della pensione retributiva è liberamente scelta dal policy maker. In Italia, le

pensioni sono rimaste indicizzate ai salari fino al 1992. Da allora sono indicizzate ai prezzi.

Negli esempi che seguono, l’indicizzazione è trascurata.

18. La ripartizione retributiva premia le carriere esponenziali 60%

dell’ultimo

salario

1) carriera esponenziale

salario in crescita al 100% 100 200 400

contributi e prestazioni -30 -60 -120 240 240

tasso nascosto (IRR) del 47%

lo scarto è del 31% 60%

1+0,47

 

-1 0,31

;

 ÷

1+0,12

 ÷ dell’ultimo

 

2) carriera piatta salario

100 100 100

salario stazionario

contributi e prestazioni -30 -30 -30 60 60

IRR = 12%

ipotesi del modello

aliquota contributiva: 30%

 aliquota di rendimento: 20%

19. Verifica dell’IRR nel caso della carriera esponenziale

Non dobbiamo imparare la tecnica con cui si calcola l’IRR ma possiamo almeno

verificare che sia davvero il 47%. Ecco come:

si aggiungono si aggiungono

gli interessi gli interessi

si aggiungono

si aggiungono gli interessi

gli interessi

tempo 1 2 3 4 5

il 1.o 30 44

+47%

contributo 104 153

+47%

va sul conto 273 403

+47%

si aggiunge

il 2.o contributo 163 240

+47% 0

si aggiunge

il 3.o contributo è prelevata la la 2.a annualità

1.a annualità svuota il conto

30 60 120 240 240

contributi e prestazioni

20. Giova ‘estendere’ la retribuzione pensionabile?

60% del salario

medio degli

1) carriera esponenziale ultimi 2 anni

(300)

100 200 400

salario in crescita al 100%

contributi e prestazioni -30 -60 -120 180

180

IRR = 29%)

lo scarto scende al 15% 60% del salario

1+0,29

 

-1 0,15 medio degli

;

 ÷

1+0,12

 ÷

  ultimi 2 anni

2) carriera piatta (100)

100 100 100

salario stazionario -30 -30 -30 60

contributi e prestazioni 60

IRR = 12%

ipotesi del modello

aliquota contributiva: 30%

 aliquota di rendimento: 20%

21. Giova ‘scaglionare’ la retribuzione pensionabile ?

= 110 x 0,2 x 3 +

1) carriera esponenziale (400-110) x 0,1 x 3

100 200 400

salario in crescita al 100% 153

153

contributi e prestazioni -30 -60 -120

IRR = 20%

lo scarto scende al 7%

1+0,20

 

-1 0,07

;

 ÷

1+0,12

 ÷

 

2) carriera piatta 100 100 100

salario stazionario 60

60

-30 -30 -30

contributi e prestazioni IRR = 12%

ipotesi del modello

aliquota contributiva: 30%

 aliquota di rendimento:

 - 20% fino a 110 euro

- 10% oltre

22. La ripartizione retributiva premia le carriere brevi

40%

dell’ultimo

1) carriera breve salario

100 150

salario in crescita al 50%

contributi e prestazioni -30 -45 60 60 60

IRR = 46%

lo scarto è dell’11%!

1+0,46

  60%

-1 0,11

;

 ÷

1+0,32

 ÷

  dell’ultimo

2) carriera lunga salario

100 150 225

salario in crescita al 50%

contributi e prestazioni -30 -45 -67,5 135 135

IRR = 32%

ipotesi del modello

aliquota contributiva: 30%

 aliquota di rendimento: 20%

23. Giova ‘estendere’ la retribuzione pensionabile ?

40% del

salario medio

degli ultimi 2

1) carriera breve anni (125)

100 150

salario in crescita al 50%

contributi e prestazioni -30 -45 50 50 50

IRR = 35%

lo scarto resta dell’ 11% 60% del salario

1+0,35

 

-1 0,1

;

 ÷ medio degli ultimi

1+0,22

 ÷

 

2) carriera lunga 2 anni (187,5)

100 150 225

salario in crescita al 50%

contributi e prestazioni -30 -45 -67,5 112,5 112,5

IRR = 22%

ipotesi del modello

aliquota contributiva: 30%

 aliquota di rendimento: 20%

24. Giova ‘scaglionare’ la retribuzione pensionabile ?

= 110 x 0,2 x 2 +

(150-110) x 0,1 x 2

1) carriera breve 100 150

salario in crescita al 50%

contributi e prestazioni -30 -45 52 52 52

IRR = 37%

lo scarto sale al 18% ! = 110 x 0,2 x 3 +

1+0,37

 

-1 0,18

;

 ÷ (225-110) x 0,1 x 3

1+0,16

 ÷

2) carriera lunga  

100 150 225

salario in crescita al 50%

contributi e prestazioni 30 45 67,5 100,5 100,5

IRR = 16%

ipotesi del modello

aliquota contributiva: 30%

 aliquota di rendimento:

 - 20% fino a 110 euro

- 10% oltre

25. Concludendo ...

Lo schema retributivo privilegia i casi meno bisognosi e meno virtuosi. Infatti

premia:

le carriere esponenziali (direttive e manageriali) rispetto a quelle piatte

 (operaie e impiegatizie)

i pensionamenti ‘precoci’ rispetto a quelli ‘tardivi’.

Il premio alle carriere esponenziali può essere attenuato:

calcolando la retribuzione pensionabile sull’intera vita lavorativa (Amato “92)

 ripartendola in scaglioni ad aliquota di rendimento decrescente (finanziaria

“88).

Nessuna delle due ‘tecniche’ risolve il premio ai pensionamenti precoci.

26. La ripartizione retributiva nasconde le iniquità sotto il tappeto

L’iniquità dello schema retributivo è aggravata dalla opacità (assenza di

trasparenza): i privelegi delle carriere esponenziali e delle carriere brevi restano

sconosciuti.

Più in generale, nessuno conosce ex ante il tasso d’interesse che remunera i

propri contributi, né i tassi che remunerano i contributi degli altri.

Lo schema contributivo garantisce la trasparenza perché il policy maker deve

dichiarare pubblicamente (legiferare) l’interesse convenzionale da riconoscere a

tutti i partecipanti allo schema, nessuno escluso.

In ragione di tutto ciò, molti paesi del pianeta Y hanno abbandonato la forma

retributiva della ripartizione in favore di quella contributiva !

27. La ripartizione contributiva: approfondimenti

Sul pianetà X lo schema conributivo è estremamente semplice: l’unica

annualità di pensione (percepita nel secondo anno di vita) restituisce l’unico

contributo (versato nel primo anno) aumentato dell’interesse convenzionale.

Sul pianetà Y la tecnica della restituzione è più complessa e, in dipendenza

della maggiore complesità, lo schema contributivo si presenta ‘flessibile’ sotto

vari aspetti.

A tali approfondimenti dobbiamo ora dedicare l’attenzione.

28. La tenuta del conto virtuale del pensionato

La tenuta del conto individuale non presenta alcuna difficoltà durante la vita attiva:

ogni anno il saldo cresce perché sono accreditati l’interesse sul saldo precedente oltre

al nuovo contributo. Col pensionamento cessa l’accredito dei contributi ma non quello

degli interessi. Comincia, d’altra parte, il prelievo delle annualità di pensione.

Nelle ipotesi indicate in calce, la prima annualità, di 450 euro, si ottiene spalmando il

montante di 900 euro sui 2 anni di vita attesa, ovvero moltiplicandolo per 1/2. Restano

sul conto 450 euro che, remunerati al 10%, dopo un anno generano un montante

residuo di 495 euro interamente erogato come seconda e ultima annualità.

1 +10%

×

900 = 450

2 450 + 10% = 495 : 1 = 495

L’esempio mostra come:

l’interesse convenzionale sia accreditato (sul conto virtuale) anche dopo il

pensionamento,

l’accredito consenta di indicizzare la pensione in base al tasso d’interesse

convenzionale. ipotesi del modello:

 montante contributivo: 900 euro

vita attesa al pensionamento: 2 anni

interesse convenzionale: 10%

29. Calcolo e indicizzazione della pensione contributiva

1 +10%

×

900 = 450

2 450 + 10% = 495 : 1 = 495

regola di indicizzazione

regola di calcolo

La tenuta del conto individuale non è necessaria. L’esempio insegna che il conto

risulta correttamente tenuto seguendo due semplici regole:

calcolando la prima annualità come prodotto del montante contributivo maturato al

pensionamento per un coefficiente di trasformazione uguale al reciproco della vita

attesa,

indicizzando le annualità successive in base al tasso d’interesse convenzionale.

 30. Le ‘flessibilità’ dello schema contributivo

Si è dimostrato che, sul pianeta X dove gli umani vivono solo due anni, lo schema

contributivo garantisce il pareggio di bilancio quando sia inserito il pilota

automatico, cioè il policy maker scelga un interesse convenzionale uguale al tasso

di crescita del monte salari, per ciò chiamato interesse sostenibile.

I policy maker di quel pianeta sanno che, adottando un interesse in-sostenibile

(superiore alla crescita della massa salariale) avranno bilanci in disavanzo, mentre

ne avranno in avanzo adottando un interesse iper-sostenibile (inferiore alla

crescita della massa salariale).

Con l’uso di strumenti matematici ‘impegnativi’, si può dimostrare che tutto ciò

resta vero sul pianeta Y e, più in generale, in tutte le parti dell’universo (comprese

le nostre) dove la specie umana vive più di 2 anni.

A parità di interesse convenzionale (e perciò delle condizioni di bilancio volute) lo

schema contributivo consente alcune importanti ‘flessibilità’, ancora da discutere:

consente di scegliere l’età di pensione,

 consente di scegliere il profilo temporale della rendita.

31. Lo schema contributivo permette di scegliere l’età di pensione

Nelle ipotesi indicate in calce, la tenuta del conto individuale è la seguente:

regola di calcolo regola di indicizzazione

1

×

900 = 300 +10%

3 1 +10%

×

600 + 10% = 660 = 330

2 = =

330 + 10% 363 x 1 363

‘Morale’: chi anticipa la pensione non costringe lo schema a remunerare meglio i suoi

contributi. Insomma, lo schema contributivo consente l’anticipazione del

pensionamento a costo zero.

Il policy maker può cogliere tale opportunità determinando una fascia (anche ampia)

di età pensionabili cui corrispondono coefficienti in crescita.

ipotesi del modello:

montante contributivo: 900 euro

 vita attesa al pensionamento: 3 anni

 interesse convenzionale: 10%

32. Lo schema contributivo permette di scegliere il profilo della

rendita

Si è visto che l’interesse convenzionale accreditato sul conto del pensionato permette

di indicizzare la rendita. Opportune tecniche finanziarie consentono di ‘anticiparne’

una quota, come per generare una sorta di maggiorazione del montante contributivo,

spalmabile anch’essa sulla vita attesa.

In realtà, le tecniche accennate non sommano l’interesse anticipato al montante ma lo

incorporano nel coefficiente che, in tal modo, supera il reciproco della vita residua.

Per indicizzare la rendita resta disponibile la sola senza

parte non anticipata dell’interesse convenzionale. Ne

segue che l’anticipazione aumenta la prima annualità con

ma rallenta la crescita delle successive. anticipazione

Il nuovo profilo temporale della rendita è età

rappresentato (in azzuro) nella figura acclusa.

33. Longevità crescente e ‘manutenzione’ dei coefficienti

Se la longevità è crescente, i nati nell’anno t sopravvivono al pensionamento più a

lungo dei nati nell’anno t-1. Per garantire la corrispetività, occorre assegnar loro

coefficienti più piccoli. Nasce quindi un problema di manutenzione periodica..

Le regole per aggiornamento periodico dei coefficienti sono:

alla vigilia dell’anno solare in cui una generazione raggiunge l’età pensionabile

minima, ad essa (soltanto) sono assegnati nuovi coefficienti in grado di rifletterne

l’accresciuta longevità,

l’assegnazione è a titolo definitivo nel senso che le assegnazioni successive

devono riguardare le successive coorti.

In sintesi, la corrispettività (fondamento dello schema contributivo) richiede che ogni

generazione debba avere specifici coefficienti in grado di rifletterne la specifica

longevità a ciascuna delle età ammesse al pensionamento.

34. Manutenzione dei coefficienti (continua)

Una delle poche fortune degli ‘umani terrestri’ è quella di vivere sempre più a

lungo. Il fenomeno stia prendendo piede anche sul pianeta Y dove, da qualche

anno la longevità è in crescita.

Curiosamente, gli umani di quel pianeta nascono con un ‘tatuaggio genetico’ sul

palmo della mano destra, indicante la durata esatta della vita che li attende (a

detta di taluni, qualcosa di simile accade agli umani terrestri che sul palmo

recano la ‘linea della vita’).

Sul palmo delle generazioni nate fino al 2006 compreso, era sempre comparso il

numero 5. Ma, da allora, la vita ha cominciato ad allungarsi al ritmo di un anno

ogni anno. Sul palmo dei nati nel 2007 è comparso il numero 6, su quello dei nati

nel 2008 il numero 7, etc.

35. Manutenzione dei coefficienti (continua)

Nel 2010 l’età pensionabile minima ( 3 anni) è raggiunta dalla generazione nata nel

2007, destinata a vivere 6 anni. Perciò il 31/12/2009 alla stessa generazione sono stati

assegnati i coefficienti:

1/4 valido per andare in pensione a 3 anni (nel 2010);

 1/3 valido per andare in pensione a 4 anni (nel 2011).

Nel 2009 all’età pensionabile minima era arrivata la generazione nata nel 2006,

destinata a vivere 5 anni, cui erano stati perciò assegnati i coefficienti:

1/3 valido per andare in pensione a 3 anni (nel 2009);

 1/2 valido per andare in pensione a 4 anni (nel 2010).

 3 4

Tav. 2010

I menzionati coefficienti (4 perché rivolti a due età e due 2006 1 1

generazioni) formano la Tavola in vigore nel 2010. In verità, 3 2

quelli utili sono i tre di colore nero perché quello di colore rosso è

‘fuori servizio’ avendo i nati nel 2006 raggiunto l’età di 4 anni. 2007 1 1

4 3

La Tavola in vigore nel 2011 vedrà salire sulla prima riga i 3 4

Tav. 2011

coefficienti dei nati nel 2007, il primo dei quali diventerà rosso, e 2007 1 1

4 3

comparire nella seconda quelli dei nati nel 2008 (1/6 e 1/5). 2008 1 1

Allo stesso modo cambieranno le tavole successive 5 4

36. Due ‘novità’ sul Pianeta Terra

Rispetto agli umani del Pianeta Y, quelli terrestri presentano due ‘novità’:

i membri di una generazione (pur andando in pensione alla stessa età) non

sopravvivono gli stessi anni;

la sopravvivenza media di ogni nuova generazione non è conosciuta ex-ante.

La prima novità ‘attenua’ la nozione di corrispettività. Infatti:

il coefficiente di trasformazione non può che riflettere la sopravvivenza media della

generazione;

perciò la corrispettività è disturbata dagli scostamenti dalla media: i meno longevi

donano i contributi ai più longevi.

La seconda novità costringe a calcolare i coefficienti sulle sopravvivenze (medie)

previste. Benché attendibili, le previsioni faticano a guadagnare consenso sociale. Al

loro posto, sono usate le sopravvivenze dedotte dall’osservazione di generazioni

precedenti. Per quanto recenti siano i dati, tale procedura backward looking genera

coefficienti ritardati e perciò errati in eccesso. Allora le pensioni tendono a superare i

contributi (al lordo degli interessi).


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Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Diritto ed economia della previdenza sociale del prof. Sandro Gronchi e della Prof.ssa Paola Bozzao. Trattasi delle slides delle lezioni del prof. Gronchi aventi ad oggetto i problemi aperti nel sistema contributivo italiano nonchè gli errori e le lacune della riforma contributiva italiana.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze delle pubbliche amministrazioni
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ed economia della previdenza sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gronchi Sandro.

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