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Principio non contestazione Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nel 2011.
Il documento riporta una serie di riflessioni relative al principio di non contestazione e all'ammissibilità o meno delle contestazioni tardive.

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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ESTRATTO DOCUMENTO

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

Il principio di non contestazione

La situazione anteriore

Cass. ss.uu. 23 gennaio 2002, n. 761

controversie relative a diritti disponibili,

o nelle quali non sia previsto l’intervento obbligatorio del pubblico ministero

o

i fatti allegati da una parte, in tanto possono considerarsi pacifici, in quanto siano stati

esplicitamente ammessi dall’altra, quando quest’ultima abbia impostato le proprie difese su

argomenti logicamente incompatibili con il disconoscimento dei fatti stessi, oppure si sia

limitata a contestarne esplicitamente e specificamente taluni soltanto, evidenziando in tal modo

il proprio disinteresse ad un accertamento degli altri

non esiste a carico della parte un vero onere di contestare o di dichiararsi sui fatti di causa,

tranne che in alcune ipotesi specifiche e, perciò, eccezionali (come ad es. il giudizio per la

convalida dello sfratto). Per tale ragione, le parti, tranne che nelle ipotesi eccezionali in cui il

legislatore ha imposto espressamente di dichiararsi sui fatti di causa, sarebbero libere di

adottare anche una condotta silente, confidando nell’applicazione del principio dell’onere della

prova di cui all’art. 2697 c.c.

Ipotesi specifiche: 186 bis, 423, co. 1°; 263, 663

 art. 167, 1° comma, c.p.c. impone al convenuto un onere di prendere posizione, ma non produce alcun

effetto in ordine alla possibilità di chiedere la prova contraria anche dopo lo svolgimento dell’udienza ex

art. 183 c.p.c.;

 art. 183, 4° comma, c.p.c. da cui si desume il principio per cui il giudice non può usare la sua scienza

privata nella ricerca dei fatti rilevanti e quello della necessità che sulle questioni di fatto e di diritto

rilevabili d’ufficio si formi il contraddittorio;

 art. 416, 3° comma, c.p.c. che onera, nel processo del lavoro, il resistente a contestare specificamente le

pretese del ricorrente e che impone la preclusione anche in ordine alle richieste istruttorie, oltre che alle

eccezioni di rito e di merito non rilevabili d’ufficio: l’effetto più rilevante di una mancata contestazione,

voluto dal legislatore, è dato dalla impossibilità di richiedere la prova contraria;

art. 10, comma 2 bis, d. leg. n. 5/2003, secondo cui la notificazione dell’istanza di fissazione d’udienza

 rende pacifici i fatti non specificamente contestati, costituisca un valido argomento a favore dell’esistenza

di un generale onere di contestazione nel processo civile

art. 99, co. 7°: «La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di una memoria difensiva

 contenente, a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, nonché

l'indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti prodotti».

La riforma: Il giudice «deve porre a fondamento della decisione … i fatti non

specificatamente contestati dalla parte costituita».

Ammissibilità delle contestazioni tardive?

La struttura generale della cognizione

Ogni processo di cognizione, quale che ne sia la disciplina, si snoda attraverso una serie di passaggi obbligati, che non

possono essere ignorati o pretermessi. La normativa può fissare diversi tempi e scadenze, può concentrare o diluire le diverse

attività; non può ignorarle.

In primo luogo, sono necessarie alcune verifiche formali. Compiute queste attività, che solo eventualmente richiedono un

autonomo e specifico spatium deliberandi, il passaggio successivo consiste nella definizione del thema decidendum, ossia

nella individuazione dei fatti rilevanti ai fini del decidere, ovvero dei termini della controversia.

Tale attività presuppone la tradizionale opera di ricognizione della fattispecie. A seconda del rapporto dedotto in giudizio o

della pretesa fatta valere, tale attività può essere più o meno complessa, perché implica una ricognizione degli elementi

costitutivi del diritto dedotto in giudizio. Si tratta, comunque, di un’attività tradizionale e fisiologica per il giurista, tenuto a

scomporre la fattispecie per individuarne i singoli elementi costitutivi: un primo momento valutativo è, quindi, possibile già

in base alla mera prospettazione dell’attore; indipendentemente dalla strategia difensiva del convenuto, il giudice è tenuto a

verificare la sufficienza o l’idoneità dei fatti costitutivi allegati dall’attore a fondare la pretesa dedotta in giudizio.

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

Le strategie di difesa del convenuto possono consistere: nella negazione dei fatti costitutivi allegati dall’attore, nella

allegazione di fatti estintivi, modificativi ed impeditivi e nella proposizione di domande riconvenzionali. La prima attività,

consistente nelle mere difese, assume rilevanza soprattutto in riferimento alla pianificazione della istruzione probatoria.

Il terzo momento valutativo, relativo alla rilevanza dei fatti estintivi, modificativi ed impeditivi, è quello più complesso e

delicato nella gestione delle attività processuali e nella direzione del processo: è possibile omettere l’accertamento dei fatti

costitutivi, allorché sussistano fatti estintivi, modificativi ed impeditivi. Nello stabilire se la causa sia matura per la decisione

prima dell’accertamento dei fatti costitutivi controversi e indipendentemente dai risultati della istruzione probatoria ad essi

relativa, infatti, il giudice è tenuto ad una prognosi della presumibile ed apparente fondatezza delle eccezioni proposte, ossia

della presumibile ed apparente sussistenza dei fatti estintivi, impeditivi e modificativi allegati dal convenuto e, quindi, della

sufficienza di questi ultimi a fondare il rigetto della domanda, indipendentemente dall’accertamento dei fatti costitutivi.

L’esperienza indica che, sovente, anche tali possibilità non vengono colte. Non sono infrequenti i casi in cui, nonostante la

manifesta infondatezza della domanda o la manifesta fondatezza delle eccezioni proposte dal convenuto, il processo prosegua

per l’accertamento dei fatti costitutivi e addirittura si apra e si svolga l’istruzione probatoria su tali fatti e, al momento della

decisione, tale attività si riveli affatto inutile. La possibilità di definire immediatamente le controversie nelle quali si pongano

questioni preliminari di rito aventi carattere impediente, di rigettare subito le domande manifestamente infondate, di evitare

l’accertamento dei fatti costitutivi in presenza di questioni preliminari di merito aventi carattere assorbente, costituisce un

potere-dovere del giudicante in ciascun modello processuale.

L’attenzione tradizionalmente dedicata alla fase introduttiva dei processi di cognizione riflette l’esigenza di realizzare un

effetto deflattivo definendo le controversie in limine litis: non essendo possibile incidere sui flussi in entrata, l’impegno

riformatore si è sempre orientato su quelli in uscita, in base all’ovvio presupposto che è più semplice definire una causa

correttamente impostata, piuttosto che cercarne il bandolo in un fascicolo farraginoso.

Non contestazione e preclusioni: inammissibilità, in generale, delle contestazioni

tardive.

esonero del giudice dall’accertamento dei fatti, principali e secondari, non contestati:

• il giudice è tenuto a ritenere veri i fatti non contestati e, quindi, a dichiarare irrilevanti le

• prove dirette a negarne l’esistenza o ad affermarla.

le preclusioni ex artt. 183 e 416 c.p.c. riguardano esclusivamente l’allegazione di nuovi

• fatti principali (id est, costitutivi, modificativi, impeditivi, estintivi);

nessun termine preclusivo esiste per le mere difese e per l’allegazione di fatti secondari

Eccezioni rilevabili d’ufficio: allegazione del fatto o proposizione della eccezione.

Proporre una eccezione implica la allegazione di un fatto estintivo, modificativo o impeditivo e dichiarare di

volersene avvalere;

la distinzione tra eccezioni rilevabili d’ufficio ed eccezioni rilevabili ad istanza di parte si fonda appunto

sulla distinzione tra

 fatti estintivi, modificativi o impeditivi immediatamente efficaci e

 fatti la cui efficacia distruttiva è subordinata ad una espressa manifestazione di volontà della parte che

vi abbia interesse.

Il rilievo d’ufficio di una eccezione presuppone la rituale allegazione del fatto e sostituisce la manifestazione

di volontà.

Inammissibilità delle contestazioni tardive.

Orientano verso questa interpretazione, oltre al generale divieto, per il giudice, di acquisire e di conoscere

fatti non allegati dalle parti, le circostanze,

 in primo luogo, che l’esercizio dei poteri di cui all’art. 183, co. 4° (già 3°), c.p.c. è limitato ai «fatti

allegati»,

 in secondo luogo, che il fatto nuovo non potrebbe comunque essere provato dopo che siano maturate le

preclusioni istruttorie e, quindi, al momento della decisione o in appello,

 in terzo luogo, nel contesto normativo successivo al 4 luglio 2009, che, ai sensi dell’art. 115, co. 1°, i

fatti costitutivi debbono essere specificatamente contestati ed appare ragionevole ritenere che debba

avvenire prima che siano ammessi i mezzi di prova.


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AUTORE

Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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