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C S C IL PRINCIPIO DI AFFIDAMENTO

ORTE UPREMA DI ASSAZIONE TRA FLUIDITÀ DELLE REGOLE

NORME PROCESSUALI E MUTAMENTI DI E CERTEZZA DEL DIRITTO

GIURISPRUDENZA Testo provvisorio

Successive pronunce, relative a diverse fattispecie, hanno confermato i criterii discretivi

27

tra disposizioni interpretative ed innovative con efficacia retroattiva ; nella motivazione

della decisione del 2002, la Corte ha anche ribadito che «il legislatore può porre norme che

precisino il significato di altre norme non solo ove sussistano situazioni di incertezza

nell’applicazione del diritto o siano insorti contrasti giurisprudenziali, ma anche in presenza

di indirizzi omogenei, se la scelta imposta per vincolare il significato ascrivibile alla legge

anteriore rientri tra le possibili varianti di senso del testo originario: in tali casi, il problema

da affrontare riguarda non la natura della legge, ma i limiti che incontra la sua portata

retroattiva, alla luce del principio di ragionevolezza».

Per quanto rileva in questo contesto, sembra ovvio osservare che ciò che non è

B)

permesso al legislatore non può essere consentito alla giurisprudenza.

Anche la Cassazione, ai sensi dell’art. 101, co. 2°, Cost., è soggetta soltanto alla

legge e, ai sensi dell’art. 65 r.d. 30 gennaio 1941, n. 12, ha il compito di garantire

«l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto

oggettivo nazionale».

I mutamenti di giurisprudenza, al pari delle disposizioni di legge con efficacia

retroattiva, quale che sia la qualificazione ad esse attribuita, pertanto, debbono

28

comunque rispettare il principio di ragionevolezza ; non possono «trasmodare in un

regolamento irrazionale ed arbitrariamente incidere sulle situazioni sostanziali …

frustrando così anche l’affidamento del cittadino nella sicurezza pubblica che

29

costituisce elemento fondamentale ed indispensabile dello Stato di diritto» ; non

30

possono essere «intenzionalmente diretti ad incidere sui giudizi in corso ; non

31

possono limitare gli spazi di tutela giurisdizionale ; le nuove interpretazioni delle

disposizioni processuali incontrano «una serie di limiti che attengono alla

salvaguardia, oltre che dei principî costituzionali, di altri fondamentali valori di

civiltà giuridica posti a tutela dei destinatari della norma e dello stesso ordinamento,

tra i quali vanno ricompresi il rispetto del principio generale di ragionevolezza che

ridonda nel divieto di introdurre ingiustificate disparità di trattamento; la tutela

dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti quale principio connaturato allo

32

Stato di diritto; la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico» .

27 Corte cost. 23 dicembre 1997, n. 432, Foro it., Rep. 1998, voce Corte costituzionale, n. 41; 23

luglio 2002, n. 374, id., Rep. 2002, voce Previdenza sociale, n. 360; 7 luglio 2006, n. 274, 16

giugno 2006, n. 232, e 31 marzo 2006, n. 135, id., 2006, I, 2971; 20 maggio 2008, n. 162, id.,

2009, I, 3251; 23 maggio 2008, n. 170, Giur. costit., 2008, 2057, Società, 2009, 1251, e Dir. e

pratica società, 2008, 58.

28 Corte cost. 8 luglio 1957, n. 118, 26 gennaio 1994, n. 6, 23 novembre 1994, n. 397, 23 luglio 2002,

n. 374, citt.

29 Corte cost. 14 luglio 1988, n. 822, cit.

30 Corte cost. 4 aprile 1990, n. 155, cit.

31 Corte cost. 26 gennaio 1994, n. 6, cit.

32 Corte cost. 23 novembre 1994, n. 397. 9 prof. avv. Giorgio Costantino

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GIURISPRUDENZA Testo provvisorio

Il principio per il quale «non si cambiano le regole del processo quando esso è

C) 33

in corso» , pertanto, non è soltanto un’opzione valutativa, ma costituisce un preciso

dovere per ciascun interprete, quale che sia il suo ruolo e quale che sia la funzione

dell’attività interpretativa.

La giurisprudenza costituzionale, peraltro, consente anche di distinguere,

trasferendo i criterii elaborati in riferimento alle disposizioni interpretative ed

innovative, la soluzione dei contrasti di giurisprudenza dai mutamenti di indirizzo

improvvisati e repentini: nel primo caso, la «norma» o il «diritto vivente» già

presentano elementi di ambiguità, cosicché non appare ragionevole invocare alcun

limite alla efficacia della pronuncia sui rapporti preesistenti; il secondo, invece, non

solo costituisce una palese violazione delle funzioni di nomofilachia scolpite nell’art.

65 r.d. 30 gennaio 1941, n. 12, ma pone il problema della tutela del principio di

uguaglianza, dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti quale principio

connaturato allo Stato di diritto e della «coerenza» e della «certezza

dell’ordinamento giuridico». La distinzione tra la soluzione dei contrasti di

giurisprudenza ed i mutamenti di indirizzo improvvisati e repentini, inoltre, deve

fondarsi su dati obiettivi, basati sull’effettivo decisum delle pronunce, non anche

sulle massime o sugli obiter dicta.

Mentre la reazione alle disposizioni con efficacia retroattiva che violino il

principio generale di ragionevolezza, come sopra specificato, consiste nella

dichiarazione di illegittimità costituzionale e, quindi, nella cancellazione della

norma, resta aperta la questione della individuazione degli strumenti di tutela

dell’affidamento incolpevole della parte in un orientamento giurisprudenziale

consolidato ed improvvisamente e repentinamente abbandonato.

Ai sensi del richiamato art. 101 co. 2°, Cost., infatti, le nuove regole di

comportamento derivanti dalla interpretazione giurisprudenziale traggono comunque

la propria forza cogente dal testo delle disposizioni pur diversamente interpretate.

Occorre allora verificare se vi possa essere un «affidamento incolpevole»

nonostante la preesistenza delle regole.

3. L’errore scusabile conseguente alla incertezza normativa.-

La risposta deducibile dal sistema a tale quesito è positiva.

Basti ricordare, innanzi tutto, la nota decisione della Corte costituzionale che

A)

ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 5 c.p., che sanciva il principio «ignorantia legis

34

non excusat» .

In premessa, la Corte ha rilevato che la conoscenza della legge penale può costituire un

requisito per la sua applicazione; che le regole penali non sempre corrispondono alla

33 Così R. C , Il mutamento di giurisprudenza costante della Corte di cassazione in materia di

APONI

interpretazione di norme processuali come ius superveniens irretroattivo, cit.

34 Corte cost., 24 marzo 1988, n. 364, Foro it., 1988, I, 1385; Giur. it., 1988, I, 1, 1076; Corriere

giur., 1988, 457; Riv. it. dir. e proc. pen., 1988, 686; Impresa, 1988, 1377; Nuovo dir., 1988, 1008.

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«coscienza comune» e non sono sempre «prevedibili»; che «il principio dell’irrilevanza

assoluta dell’ignoranza della legge penale non discende dall’obbligatorietà della stessa

legge», ma non sarebbe comunque opportuno che l’onere della prova della conoscenza fosse

attribuito all’agente; che, per un verso, sarebbe lesiva «della libertà e dignità della persona

umana», la previsione di sanzioni per «per comportamenti (allorché l’ignoranza della legge

sia inevitabile) non implicanti consapevole ribellione o trascuratezza nei confronti

dell’ordinamento»; che, per altro verso, vi sarebbe il rischio di «rimettere alla variabile

«psicologia» dei singoli la tutela dei beni che, per essere tutelati penalmente, si suppone

siano fondamentali per la società e per l’ordinamento giuridico statale»; che «l’oggettiva

impossibilità di conoscenza del precetto, nella quale venga a trovarsi “chiunque” (non

soltanto il singolo soggetto, particolarmente considerato) non può gravare sul cittadino e

costituisce, dunque, un altro limite della personale responsabilità penale». La Corte si è

anche soffermata sui criterii di valutazione dell’errore scusabile: la «(oggettiva) mancanza di

riconoscibilità della disposizione normativa (ad es. assoluta oscurità del testo legislativo)

oppure ad un gravemente caotico (la misura di tale gravità va apprezzata anche in relazione

ai diversi tipi di reato) atteggiamento interpretativo degli organi giudiziari, ecc.».

Analoghi criterii sono utilizzati, in materia civile, in riferimento alla

B) 35

riconoscibilità dell’errore di diritto , che sussiste, ai sensi dell’art. 1431 c.c.

«quando, in relazione al contenuto, alle circostanze del contratto ovvero alla qualità

dei contraenti, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevarlo».

In materia tributaria, ai sensi dell’art. 8 d.lgs. 31 dicembre 1992 n. 546, le

C)

sanzioni non sono applicabili «quando la violazione è giustificata da obiettive

condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni

alle quali si riferisce».

«Vige in materia tributaria il principio giuridico di diritto mite, desunto per induzione da

una serie di disposizioni generali di natura sostanziale e processuale, secondo cui le sanzioni

non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da incertezza normativa oggettiva

tributaria, cioè dal risultato equivoco dell’interpretazione delle norme tributarie accertato dal

36

giudice, anche di legittimità» . L’incertezza normativa «postula una condizione di

inevitabile incertezza sul contenuto, sull’oggetto e sui destinatari della norma tributaria,

ovverosia l’insicurezza ed equivocità del risultato conseguito attraverso il procedimento di

interpretazione normativa, riferibile … al giudice, unico soggetto dell’ordinamento cui è

37

attribuito il potere-dover di accertare la ragionevolezza di una determinata interpretazione» .

35 Nel senso che non sussiste colpa precontrattuale a carico del contraente, che abbia omesso di far

rilevare all’altra parte l’esistenza di norme la cui ignoranza avrebbe potuto o dovuto essere

superata attraverso un comportamento di normale diligenza, v. Cass. 26 giugno 1998, n. 6337,

Foro it., Rep. 1998, voce Contratto in genere, n. 320; Giust. civ., 1998, I, 2773; e nel senso che la

presunzione di conoscenza delle norme giuridiche non può essere invocata per escludere la

configurabilità e la rilevanza, ai fini dell’annullamento del contratto, di un errore determinato dalla

ignoranza o dall’inesatta conoscenza di una norma né per escludere la riconoscibilità dell’errore, v.

Cass. 29 giugno 1985, n. 3892, Foro it., Rep. 1985, voce cit., n. 233.

36 Così Cass. 21 marzo 2008, n. 7765, Foro it., Rep. 2008, voce Tributi in genere, n. 1825.

37 Così Cass. 25 giugno 2009, n. 14987, Foro it., Rep. 2009, voce Tributi in genere, n. 1920. V. anche

Cass. 28 novembre 2007, n. 24760, id., Rep. 2008, voce Tributi locali, n. 198; 13 dicembre 2007,

n. 26142, id., Rep. 2007, voce Tributi in genere, n. 1758; 21 marzo 2001, n. 4053, id., Rep. 2001,

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Ne sono stati analiticamente indicati i presupposti: «1) nella difficoltà d’individuazione delle

disposizioni normative, dovuta magari al difetto di esplicite previsioni di legge; 2) nella

difficoltà di confezione della formula dichiarativa della norma giudica; 3) nella difficoltà di

determinazione del significato della formula dichiarativa individuata; 4) nella mancanza di

informazioni amministrative o nella loro contraddittorietà; 5) nella mancanza di una prassi

amministrativa o nell’adozione di prassi amministrative contrastanti; 6) nella mancanza di

precedenti giurisprudenziali; 7) nella formazione di orientamenti giurisprudenziali

contrastanti, magari accompagnati dalla sollecitazione, da parte dei giudici comuni, di un

intervento chiarificatore della Corte costituzionale; 8) nella formazione di un consolidato

orientamento giurisprudenziale; 9) nel contrasto tra prassi amministrativa e orientamento

giurisprudenziale; 10) nel contrasto tra opinioni dottrinali; 11) nell’adozione di norme di

38

interpretazione autentica o meramente esplicative di norma implicita preesistente» .

Nel processo amministrativo, l’«errore scusabile» era espressamente previsto

D)

dagli art. 34 e 36 r.d. 26 giugno 1924, n. 1054. Il secondo comma di quest’ultima

disposizione stabiliva: «Il ricorso è diretto al Consiglio di Stato in sede

giurisdizionale e deve essere, nei termini suddetti, notificato tanto all’autorità dalla

quale è emanato l’atto o il provvedimento impugnato, quanto alle persone, alle quali

l’atto o il provvedimento direttamente si riferisce, salvo la possibilità di rinnovare o

integrare la notificazione, secondo le norme da stabilirsi col regolamento, nei casi di

errore che dalla sezione sia ritenuto scusabile». Analoga previsione era contenuta

nell’art. 34, co. 2°, l. 6 dicembre 1971, n. 1034, per il quale «in caso di errore

scusabile il Consiglio di Stato può rimettere in termini il ricorrente per proporre

l’impugnativa al giudice competente, che deve essere indicato nella sentenza del

Consiglio di Stato, o per rinnovare la notificazione del ricorso».

La giurisprudenza, tuttavia, aveva utilizzato l’istituto anche al di fuori delle

39

ipotesi espressamente previste. Esso era stato elevato a principio generale .

Il principio è stato, quindi, cristallizzato nell’art. 37 cod. proc. amm., ai sensi del

quale «Il giudice può disporre, anche d’ufficio, la rimessione in termini per errore

scusabile in presenza di oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto o di

gravi impedimenti di fatto». 40

Su tale disposizione si è pronunciata l’adunanza plenaria .

Il Consiglio di Stato ha rilevato preliminarmente la coerenza della nuova disposizione con

la giurisprudenza anteriore; ha affermato che «l’art. 37, al pari della previgente disciplina

voce Tributi in genere, n. 1632; 14 gennaio 2000, n. 354, id., Rep. 2000, voce cit., n. 1877; v.

anche, in relazione alle sanzioni amministrative, Cass. 11 ottobre 2006, n. 21779, id., Rep. 2006,

voce Sanzioni amministrative e depenalizzazione, n. 38.

38 Così, in motivazione, Cass. 11 settembre 2009, n. 19638, id., Rep. 2009, voce Tributi in genere, n.

1872.

39 Anche per indicazioni ai precedenti richiamati, v. Cons. Stato, sez. V, 10 settembre 2009, n. 5427,

Foro it., Rep. 2009, voce Contratti pubblici, n. 1388; 10 marzo 2009, n. 1384, ibid., voce Giustizia

amministrativa, n. 625; 10 marzo 2009, n. 1381, ibid., n. 133; sez. VI 15 giugno 2009, n. 3829, id.,

2009, III, 497.

40 Cons. Stato, ad. plen., 2 dicembre 2010, n. 3, Foro it., 2011, III, 133.

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processuale dell’istituto dell’errore scusabile, è una norma di stretta interpretazione, dal

momento che un uso eccessivamente ampio della discrezionalità giudiziaria che essa

presuppone, lungi dal rafforzare l’effettività della tutela giurisdizionale, potrebbe alla fine

risolversi in un grave vulnus del pariordinato principio di parità delle parti»; ha ricordato che

«la concessione dell’errore scusabile postulava una situazione connotata da un’obiettiva

incertezza, ascrivibile di volta in volta alla difficoltà di interpretare una norma o all’esistenza

di contrasti giurisprudenziali, oppure alla particolare complessità della vicenda dedotta nel

giudizio o, ancora, al comportamento non lineare dell’amministrazione»; ed ha concluso nel

senso che «il riferito quadro di principî si presenta attuale anche al lume del richiamato art.

37 cod. proc. amm.».

Ai sensi dell’art. 193, co. 1°, del codice per la proprietà industriale, approvato

E)

con d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 (e delle corrispondenti disposizioni contenute nella

disciplina anteriore), infine, «il richiedente o il titolare di un titolo di proprietà

industriale che, pur avendo usato la diligenza richiesta dalle circostanze, non ha

potuto osservare un termine nei confronti dell’Ufficio italiano brevetti e marchi o

della Commissione dei ricorsi, è reintegrato nei suoi diritti se l’inosservanza ha per

conseguenza diretta il rigetto della domanda o di una istanza ad essa relativa, ovvero

la decadenza del titolo di proprietà industriale o la perdita di qualsiasi altro diritto o

41

di una facoltà di ricorso» .

Anche nel caso in cui la regola preesista al compimento di un atto, qual è

F)

appunto il caso in cui essa derivi da una nuova interpretazione di disposizioni

processuali, dunque, il riconoscimento dell’«affidamento incolpevole» ovvero della

scusabilità dell’errore non costituisce il frutto di un’opzione valutativa ma la

doverosa applicazione di un principio comunque deducibile dal sistema,

indipendentemente da quanto espressamente previsto dall’art. 153, co. 2°, c.p.c., per i

processi iniziati dopo il 4 luglio 2009.

In relazione alle ipotesi considerate, questa disposizione si presta ad essere

42

considerata espressione di un principio generale già presente nell’ordinamento . Per

ammettere l’affidamento incolpevole o l’errore scusabile o la rimessione in termini

in riferimento a norme preesistenti, non occorre alcuna finzione. Il principio generale

deducibile dal sistema ha una precisa portata precettiva, al pari dell’art. 101, co. 2°,

Cost., per il quale «i giudici sono soggetti soltanto alla legge».

41 Nel senso che «la rimessione in termini ex art. 78 bis l.m. (ora art. 193 c.p.i.), presuppone che il

ritardo non sia imputabile ala parte, ma si sia verificato pur avendo questa usato la massima

diligenza esigibile; la norma indicata, pertanto, non è invocabile laddove si adduca l’ignorantia

legis», v. Trib. Catania, 6 marzo 2008, Foro it., Rep. 2010, voce Proprietà industriale, n. 232,

Giur. dir. ind., 2008, 809.

42 Cfr. soprattutto R. C , La rimessione in termini nel processo civile, Firenze, 1996; I ., voce

APONI D

Rimessione in termini nel processo civile, Il diritto-Encicl. giur., Milano, 2007, XIII, 566; I .,

D

voce Rimessione in termini nel processo civile [aggiornamento-2009], in Digesto civ., Torino,

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4. Le fattispecie esaminate dalla Cassazione.-

Nella giurisprudenza della Cassazione e, in particolare, di quella delle sezioni

semplici, i problemi relativi ai rapporti tra norme processuali e mutamenti di

giurisprudenza sono stati già affrontati in relazione alla impugnazione dei

provvedimenti di liquidazione delle competenze al c.t.u., alla ammissibilità dei

ricorsi per motivi attinenti alla giurisdizione, allorché la relativa questione non sia

stata sollevata nei precedenti gradi di giudizio e la causa sia stata decisa nel merito in

primo grado, alla tempestività della rinnovazione della notificazione non andata a

buon fine, e alla improcedibilità dell’opposizione a decreto ingiuntivo per tardiva

costituzione dell’opponente.

Sulla prima questione, le sezioni unite, avevano affermato che «il ricorso per

cassazione avverso i provvedimenti pronunciati sulle opposizioni alla liquidazione di

compensi agli ausiliari del giudice e ai custodi, nonché ai difensori nominati al

patrocinio a spese dello stato, deve essere assegnato comunque alle sezioni civili,

anche se la decisione gravata venne pronunciata da magistrati addetti al servizio

43

penale» . Dopo l’emanazione di questa decisione, i ricorrenti, che avevano già

proposto il ricorso nelle forme previste dal codice di procedura penale, con le

memorie ex art. 378 c.p.c., hanno chiesto di essere rimessi in termini. La corte ha

44

accolto la richiesta ; successivamente ha precisato che «non sussiste affidamento

incolpevole in orientamenti giurisprudenziali consolidati, se l’atto colpito da

decadenza è stato compiuto dopo la pubblicazione, con adeguato risalto, della

45

decisione delle sezioni unite, che ha mutato orientamento, nel sito web della corte» .

Sebbene, ai sensi dell’art. 37 c.p.c., il difetto di giurisdizione «è rilevato, anche

d’ufficio, in ogni stato e grado del processo», le sezioni unite hanno affermato che «il

difetto di giurisdizione può essere eccepito dalle parti o rilevato d’ufficio dal giudice

fino a quando la causa non sia decisa nel merito in primo grado ovvero può essere

fatto valere mediante impugnazione del relativo capo della sentenza di primo grado,

in assenza della quale si determina il passaggio in giudicato della relativa

46

questione» . E’ stato negato l’affidamento incolpevole nell’orientamento

giurisprudenziale precedente, perché, in questa ipotesi, si è ritenuto che sia stato

43 Cass., ss.uu., 3 settembre 2009, n. 19161, Foro it., Rep. 2009, voce Ausiliari del giudice, n. 4,

nonché in Guida al dir., 2009, fasc. 39, 48, con nota di S , in Giur. it., 2010, 1368, con

ACCHETTINI

nota di C , in Giust. civ., 2009, I, 2362, e 2010, I, 1417, con nota di F , in Cass. pen.,

ARLUCCIO AVI

2010, 127, con nota di S .

ANTALUCIA

44 Cass. 2 luglio 2010, n. 15811 e 17 giugno 2010, n. 14627, citt.

45 Cass. 7 febbraio 2011, n. 3030, cit.

46 Cass. 9 ottobre 2008, n. 24883, Foro it., 2009, I, 806, con nota di G.G. P ; Giur. it., 2009, 406,

OLI

con note di R. V e di A.M. S ; ibid., 1459, con nota di A. C ; Riv. dir.

ACCARELLA OCCI ARRATTA

proc., 2009, 1071, con note di E. F. R e di V. P ; Corriere giur. con note di R. C

ICCI ETRELLA APONI

e F. C U ; Giusto proc. civ., con nota di G. B . V. anche L. P , Il regime

UOMO LLOA ASILICO ICCININNI

di rilevazione del difetto di giurisdizione ed il «giusto processo» civile, Riv. dir. proc., 2009, 897.

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composto un contrasto di giurisprudenza e non sia stato, invece, innovato un

indirizzo anteriore; il ricorso, con il quale era stato dedotto il difetto di giurisdizione,

non eccepito, né rilevato nei gradi di merito, è stato, quindi, dichiarato

47

inammissibile .

Nello stesso senso, la corte si è pronunciata in relazione alla rinnovazione della

48

notificazione non andata a buon fine . Anche in questa ipotesi, il ricorrente, con la

memoria ex art. 378 c.p.c., aveva chiesto di essere rimesso in termini, perché, dopo la

notificazione del ricorso, le sezioni unite avevano ammesso la rinnovazione della

notificazione non conclusasi positivamente per circostanze non imputabili al

49

richiedente .

Sull’ultima questione, rispondendo alla ordinanza di rimessione della prima

sezione, secondo la quale, in base alla lettera dell’art. 645, co. 2°, c.p.c., la

dimidiazione dei termini nella opposizione a decreto ingiuntivo riguarda soltanto

quelli di comparizione e non anche quelli di costituzione, le sezioni unite, in un

obiter dictum, hanno rilevato che «esigenze di coerenza sistematica, oltre che

pratiche, inducono ad affermare che non solo i termini di costituzione dell’opponente

e dell’opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva

assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma che

tale effetto automatico è conseguenza del solo fatto che l’opposizione sia stata

50

proposta» . La terza sezione ha rimesso alle sezioni unite vuoi la questione relativa

alla interpretazione dell’art. 645, co. 2°, c.p.c., vuoi quella relativa all’affidamento

51

incolpevole .

In altre più recenti pronunce, la corte, nell’esercizio della sua funzione

nomofilattica, si è fatta espressamente carico delle conseguenze delle proprie

pronunce.

Quale indice di una ritrovata consapevolezza del ruolo della corte, nella sua

formazione più autorevole, infatti, nella motivazione della sentenza che ha risolto il

contrasto di giurisprudenza sulla forma dell’atto introduttivo dei giudizi di

52

annullamento delle deliberazioni condominiali , le sezioni unite hanno indicato gli

effetti della decisione sui giudizi già instaurati: «si tratta di stabilire se la domanda di

annullamento di una deliberazione condominiale, proposta impropriamente con

ricorso anziché con citazione, possa essere ritenuta valida e se a questo fine sia

sufficiente che entro i trenta giorni stabiliti dall’art. 1137 c.c. l’atto venga presentato

47 V., con diverse motivazioni, Cass. 11 aprile 2011, n. 8127, e 28 gennaio 2011, n. 2067, citt.

48 Cass. 25 febbraio 2011, n. 4687, cit.

49 Cass., ss.uu., 24 luglio 2009, n. 17352, id., Rep. 2010, voce Notificazione civile, n. 37, e in Mass.

giur. lav., 2010, 286, con nota di I .

ANNIRUBERTO

50 Cass., ss.uu., 9 settembre 2010, n. 19246, cit.

51 Cass. 22 marzo 2011, n. 6514, cit.

52 Cass. 14 aprile 2011, n. 8491, Foro it., 2011, I, ___, con nota di D. P .

IOMBO

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al giudice e non anche notificato. A entrambi i quesiti va data risposta affermativa».

E, rispondendo alla ordinanza che aveva chiesto, quale questione di particolare

importanza, ai sensi dell’art. 374, co. 2°, c.p.c., una revisione dell’indirizzo

giurisprudenziale sulla decorrenza del termine per la costituzione dell’attore nel caso

di notificazione della citazione a più convenuti, le stesse sezioni unite hanno rilevato

che «la reinterpretazione così sollecitata riguarda una disposizione, relativa all’ordine

del processo, che da oltre venti anni è stata letta, nella propria giurisprudenza, nel

medesimo modo; così determinando le condizioni perché le parti potessero e

dovessero fare affidamento su di una corrispondente applicazione da parte dei giudici

53

investiti della domanda di tutela» .

I principii deducibili dalla giurisprudenza delle sezioni semplici e dagli obiter

dicta delle sezioni unite possono essere sintetizzati come segue:

I. l’affidamento incolpevole negli orientamenti giurisprudenziali consolidati

assume rilevanza giuridica, cosicché non può essere sanzionata la parte che in

essi abbia confidato;

II. occorre, però, distinguere la composizione di un contrasto dal mutamento di

giurisprudenza. L’affidamento incolpevole e la rimessione in termini possono

utilmente essere invocati soltanto in riferimento al secondo;

III. la valutazione dell’affidamento incolpevole in funzione della rimessione in

termini presuppone il rilievo d’ufficio di una decadenza o l’eccezione di parte,

fondati sull’indirizzo giurisprudenziale sopravvenuto, e la replica fondata sulla

legittima ignoranza della norma frutto della rinnovata interpretazione; essa,

quindi, implica un giudizio di fatto sulla conoscibilità del nuovo indirizzo

giurisprudenziale e sulla diligenza della parte incorsa nella decadenza al

momento del compimento dell’atto. Ne consegue che sembra da escludere il

rilievo d’ufficio dell’affidamento incolpevole in funzione della rimessione in

termini: questa, come, peraltro, è previsto dall’art. 153, co. 2°, c.p.c., deve essere

invocata dalla parte, alla quale incombe anche l’onere della prova della non

conoscibilità del revirement e della propria diligenza;

IV. il riconoscimento dell’affidamento incolpevole implica la negazione della

decadenza frutto della nuova interpretazione giurisprudenziale ovvero la

fissazione di un termine per la rinnovazione dell’atto, a seconda della fattispecie

oggetto del mutamento di giurisprudenza: basti pensare che la costituzione in

giudizio dell’opponente a decreto ingiuntivo non ha bisogno di essere rinnovata,

mentre i ricorsi per cassazione contro i provvedimenti di liquidazione delle

competenze ai c.t.u. nelle forme previste dal codice di procedura penale debbono

essere riproposti o integrati secondo le regole del processo civile;

V. l’affidamento incolpevole e la rimessione in termini non riguardano le parti, che

avrebbero potuto compiere un atto processuale ma non lo hanno fatto, confidando

in un orientamento giurisprudenziale poi superato;

53 Cass. 18 maggio 2011, n. 10864, in www.cortedicassazione.it.

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VI. in riferimento alla eventualità di futuri mutamenti giurisprudenziali nella

interpretazione di disposizioni processuali, il riconoscimento dell’affidamento

incolpevole implica, nell’ambito della specifica controversia, la negazione della

decadenza frutto della interpretazione giurisprudenziale che la Corte intende

accogliere, ma che può essere enunciata, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., quale

principio nell’interesse della legge.

Questi soluzioni si manifestano coerenti con il sistema.

In primo luogo, vuoi in relazione a regole sopravvenute con efficacia retroattiva,

vuoi in relazione a regole preesistenti ma non conoscibili con l’ordinaria diligenza, è

doveroso garantire l’affidamento. In secondo luogo, quest’ultimo è escluso dal

«dovere di precauzione», necessario al cospetto di divergenti interpretazioni. In terzo

luogo, la valutazione dell’errore scusabile e della diligenza della parte implicano un

giudizio di fatto. In quarto luogo, l’accertamento dell’affidamento incolpevole

determina conseguenze diverse a seconda delle concrete fattispecie. In quinto luogo,

esso, comunque, non consente il compimento di un atto o di un’attività che

avrebbero potuto essere compiute tempestivamente, in un contesto normativo o

giurisprudenziale diverso. In sesto luogo ed in una prospettiva futura, tra l’interesse

di colui che si è adoperato per il mutamento di un orientamento giurisprudenziale e

quello di chi ha confidato in quello anteriore prevale il secondo.

A ben vedere, quanto affermato dalla prima giurisprudenza della corte si

manifesta in sintonia con la elaborazione della Corte costituzionale sulle disposizioni

con efficacia retroattiva, nonché con i criterii tradizionalmente adoperati, in sede

penale e in sede civile, in riferimento al principio «ignorantia legis non excusat»,

alla «incertezza normativa tributaria», all’errore di diritto in materia contrattuale,

all’«errore scusabile» nel processo amministrativo e in materia di proprietà

industriale. Ed appare coerente con quanto previsto dall’art. 153, co. 2°, c.p.c., che,

anche in base a queste pronunce, conferma di essere espressione di un principio

generale, applicabile anche ai processi iniziati prima del 4 luglio 2009.

Si manifesta, peraltro, opportuno verificare, anche in relazione alle concrete

fattispecie considerate dalla corte, la portata precettiva di tali principii.

5. Conclusioni.-

In questa prospettiva, si può prescindere dal ribadire l’operatività del principio

generale per il quale «non si cambiano le regole del processo quando esso è in

54

corso» .

I) Esso non costituisce soltanto un’opzione valutativa che gode di ampio, se non

generale, consenso, ma è un preciso dovere dell’interprete; trova una base positiva

nell’art. 153, co. 2°, c.p.c., nonché nell’art. 1431 c.c., nell’art. 37 cod. proc. amm.,

nell’art. 8 d.lgs. 31 dicembre 1992 n. 546, nell’art. 193, co. 1°, d.lgs. 10 febbraio

54 Così R. C , Il mutamento di giurisprudenza costante della Corte di cassazione in materia di

APONI

interpretazione di norme processuali come ius superveniens irretroattivo, cit.

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2005, n. 30; ha un riscontro nella giurisprudenza costituzionale sulle disposizioni con

efficacia retroattiva.

II) L’analisi, pertanto, può partire dal secondo principio e, quindi, dai rapporti tra

affidamento incolpevole e «dovere di precauzione».

Appare ovvio rilevare che la distinzione tra le decisioni che compongono un

contrasto di giurisprudenza e quelle innovative, al pari di quella tra disposizioni

interpretative e retroattive, non può essere affidata alla etichetta ad esse attribuita, ma

deve fondarsi su elementi oggettivi. Il contrasto, inoltre, deve essere reale e non

limitato, come talvolta avviene, a massime divergenti, perché relative a fattispecie

diverse.

Questa limitazione, peraltro, appare destinata ad esaurirsi nel tempo. Ai sensi

dell’art. 374, co. 3°, c.p.c., nel testo modificato dall’art. 8 d.lgs. 2 febbraio 2006,n.

40, infatti, «se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio di diritto

enunciato dalle sezioni unite, rimette a queste ultime, con ordinanza motivata, la

decisione del ricorso». Ne consegue che l’eventualità di contrasti di giurisprudenza

dovrebbe essere esclusa. I contrasti di giurisprudenza che escludono l’affidamento

incolpevole dovrebbero essere soltanto quelli precedenti l’entrata in vigore del d.lgs.

2 febbraio 2006, n. 40.

L’uso del condizionale, peraltro, è d’obbligo, perché l’art. 374, co. 3°, c.p.c. è una

disposizione priva di sanzione: se una sezione semplice muta un orientamento pur

consolidato, semmai condiviso anche dalle sezioni unite, non vi è alcun rimedio

processuale.

III) Il terzo principio, relativo ai criterii di valutazione dell’affidamento

incolpevole, implica che si distinguano i casi nei quali il mutamento di

giurisprudenza riguarda il giudizio innanzi alla stessa corte e, in particolare, i

requisiti di ammissibilità o di procedibilità del ricorso, da quelli nei quali esso

attenga alla disciplina dei gradi di merito: basti pensare alla decisione sulle forme del

ricorso contro i provvedimenti di liquidazione dei compensi al c.t.u. ed a quella sui

termini di costituzione nella opposizione a decreto ingiuntivo.

Al cospetto di mutamenti della giurisprudenza sulla interpretazione di disposizioni

processuali, le reazioni possono essere diverse: i giudici di merito possono non

condividere la nuova interpretazione della corte. Se condividono o, comunque, si

acquietano al nuovo indirizzo giurisprudenziale, possono limitarsi a prenderne atto,

prescindendo dall’affidamento incolpevole della parte che sia incorsa nelle

decadenze e nelle preclusioni conseguenti alla nuova interpretazione, anche in

riferimento agli atti compiuti prima del revirement. I giudici di merito possono,

infine, condividere o acquietarsi alla nuova interpretazione fornita dalla corte ed

affrontare la questione dell’affidamento incolpevole.

A ben vedere, a quest’ultima ipotesi possono ricondursi le due precedenti:

qualora, infatti, il nuovo orientamento sia confermato, la prima soluzione implica la

riforma o la cassazione del provvedimento che lo abbia disatteso; in tal caso, la

valutazione dell’affidamento incolpevole spetta al giudice dell’impugnazione. Anche

qualora, il nuovo orientamento sia stato condiviso ma sia stato negato l’affidamento

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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo provvisorio della relazione del professore al convegno "principio di affidamento tra fluidità delle regole e certezza del diritto", svoltosi presso la Corte di Cassazione in data 24 maggio 2011.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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