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Parte II - Lezione V - pag 14

.

O

0

( )

D = D p

p

0 Quadro V.13

Si osservi che, nel Quadro V.13, il prezzo svolge un ruolo in parte diverso da

quello svolto Quadro V.12 dove l’offerta (non solo la domanda) dipendono dal prezzo

corrente. Infatti, nel Quadro V.12 il prezzo ‘mette d’accordo’ i consumatori e le imprese

convincendo tanto gli uni quanto le altre a scambiare la stessa quantità, mentre nel

Quadro V.13 il prezzo convince i (soli) consumatori a domandare la quantità comunque

offerta dalle imprese.

Il Quadro V.13 ‘fotografa’ il mercato al tempo 0. Al tempo 1 la fotografia è

diversa in quanto ritrae una diversa offerta (retta orizzontale) dalla quale è generato un

prezzo diverso. L’offerta al tempo 1 è quella determinata al tempo 0 dall’equazione (V-

8). La fotografia cambia ancora nei periodi seguenti, in ciascuno dei quali il prezzo è

generato dalla nuova offerta determinata dall’equazione Quadro V.8 in base al prezzo

del periodo precedente.

La sequenza dei nessi causali che emerge dalla successione delle fotografie è

rappresenta nel Quadro V.14.

p 0

O p

1 1

O p

2 2

...

Quadro V.14

Il Quadro V.15 ‘unisce le fotografie’ come fossero fotogrammi di un film, così

da includere l’intera catena di nessi causali descritta nel Quadro V.14. Vi si considera il

prezzo iniziale p il quale comanda l’offerta O , la quale comanda il prezzo p , il

0 1 1

Parte II - Lezione V - pag 15

.

quale comanda l’offerta O , la quale comanda il prezzo p , il quale comanda l’offerta

2 2

O , la quale comanda il prezzo p , il quale comanda l’offerta O , la quale comanda il

3 3 4

prezzo p , etc.. Il ‘processo di aggiustamento’, descritto dalla ‘ragnatela’ raffigurata

4

nel quadro, converge al punto P dove si incontrano la curva di offerta ritardata e la

curva di domanda. L’ascissa di P è il prezzo .

p

∗ sono ‘di equilibrio’ nel senso che sgombrano il

Tutti i prezzi che precedono p

mercato (uguagliando la domanda all’offerta) nelle rispettive fasi del processo di

aggiustamento. Il prezzo è ‘di equilibrio’ due volte: non solo nel senso che uguaglia

p

la domanda all’offerta ‘finale’, ma anche nel senso che è ‘stabile’, cioè non più

destinato a cambiare come i precedenti. Ciò dipende dal fatto che non genera più

un’offerta diversa da quella che l’ha generato. ( )

O = O p

t t −

1

O

2

O

4

O

3

O

1 ( )

D = D p

p p p p p

p*

0 2 4 3 1

Quadro V.15

E’ interessante seguire l’evoluzione del prezzo nel tempo. Lo fa il Quadro V.11

la cui terza figura mostra un andamento ciclico attorno a . Mostra altresì che

p

l’ampiezza delle oscillazioni si riduce progressivamente, così da prefigurare la

convergenza allo stesso . Il teorema della ragnatela fu in grado di spiegare

p

l’andamento oscillante subito dal prezzo della carne di maiale sui mercati americani

degli anni “30. Per tale ragione è anche chiamato modello dell’hog cycle.

Parte II - Lezione V - pag 16

.

( )

O = O p

t t −

1

( )

D = D p

p*

p p p p

p

0 4 3 1

2 p p

1 p

3 ∗

p

p

4

p

2

p

0

45° 0 1 2 3 4 t

Quadro V.16

Esercizi O = O (p )

1

t t t-

Con riferimento alle curve di domanda e offerta ritardata

6. 120

rappresentate in figura, si chiede di indicare:

• la quantità offerta al tempo 1 nel caso che il prezzo al 60

tempo 3 sia 90; 50

• la quantità offerta al tempo 1 nel caso che il prezzo al D = D (p )

tempo 2 sia 90;

• La quantità offerta al tempo 2 nel caso che, al medesimo 50 60 90 100 p

tempo, il prezzo sia 90.

Con riferimento al grafico accluso all’esercizio precedente, si indichi:

7. • la quantità offerta al tempo 2,

• la quantità domandata al tempo 2,

• il prezzo al tempo 3

nel caso che il prezzo al tempo 0 sia 50.

V.3. I mercati dei fattori producibili

Dopo i mercati dei beni di consumo, è ora il momento di analizzare quelli dei

fattori producibili dove si incontrano le imprese produttrici, in qualità di venditori, con

le imprese utilizzatrici in qualità di compratori. Come si ricorderà dalla Lezione I, ci

occuperemo dei soli fattori producibili non durevoli (beni intermedi).

Parte II - Lezione V - pag 17

.

V.3.1. L’offerta

Le imprese che producono i fattori non si comportano diversamente da quelle

che producono i beni di consumo. Perciò l’analisi svolta nella sezione V.2.1 si applica

anche al caso presente, ivi compresa la conclusione che l’offerta è una funzione

crescente del prezzo.

V.3.2. La domanda

Se nulla cambia (rispetto ai mercati dei beni di consumo) dal lato dell’offerta,

altrettanto non può dirsi dal lato della domanda che, nel nuovo contesto, è esercitata

dalle imprese anziché dalle famiglie. Vale la pena di anticipare che, sia pure

percorrendo ragionamenti diversi, concluderemo che la domanda di un fattore è

anch’essa funzione decrescente del prezzo, esattamente come la domanda di un bene di

consumo.

Poiché ciascuna impresa sceglie l’impiego di ogni fattore variabile nel contesto

di un processo decisionale ottimizzante, che punta a massimizzare il profitto, per

indagare come l’impiego reagisce al mutare del prezzo, occorre indagare come la

mutazione influenza l’esito di tale processo.

L’analisi che ci accingiamo a svolgere è indipendente dalla producibilità del

fattore e riguarda pertanto la generalità dei fattori variabili, ivi compresi quelli primari.

Dovremo ricordarcene quando verrà il momento di studiare i mercati del lavoro e della

terra. V.3.2.1. Come reagiscono le imprese ai mutamenti del prezzo di un fattore variabile

Distingueremo il caso (più semplice ma irrealistico) in cui il fattore variabile è

usato ‘da solo’ (congiuntamente ai fattori fissi) dal caso (più complesso) in cui è usato

4

con altri fattori variabili .

V.3.2.1.1. Quando il fattore è usato da solo

Sia X l’unico fattore variabile utilizzato. Nella Figura 1 del Quadro V.13 è

1

indicata la curva (decrescente) della sua produttività marginale in termini monetari. In

′ ′′ ′′ ′

corrispondenza dei prezzi e tali che , la curva consente di individuare

p p p > p

1 1

1 1

′ ′′ ′′ ′

gli impieghi ottimi e tali che . Si conclude pertanto che il rincaro di un

x x x < x

1 1 1 1

fattore induce le imprese a farne un uso più parco, cioè che l’impiego del fattore stesso è

una funzione decrescente del suo prezzo, del tipo rappresentato nel Quadro V.18.

4 In entrambi i casi il fattore variabile è usato congiuntamente ai fattori fissi (le macchine).

Parte II - Lezione V - pag 18

.

Figura 1

′′

p

1 ′

p

1 p ⋅ q.mg

1

x

′′ ′

x x 1

1 1

q Figura 2

q

q′′ x 1

Quadro V.17

La Figura 2 del Quadro V.17 mostra gli effetti negativi che il rincaro del fattore

produce sul volume di produzione.

x 1 p 1

Quadro V.18

V.3.2.1.2. Quando il fattore è usato con altri

Occorre ora considerare il caso in cui il fattore variabile X sia usato

1

congiuntamente al fattore variabile X .

2 Parte II - Lezione V - pag 19

. ′

Nel Quadro V.15 è indicato il sentiero di espansione corrispondente ai prezzi p

1

di X e p di X . Nel medesimo quadro si mostra che, al crescere del prezzo di X da

1 2 1

2

′ ′′

a , gli isocosti diventano più scoscesi. Infatti, dalla Lezione III si ricorderà che la

p p

1 1

loro pendenza è uguale, in modulo, al rapporto fra il prezzo di X e quello di X (che

1 2

cresce in quanto aumenta il numeratore). Su ciascun isoquanto il nuovo punto di ottimo

si trova, pertanto, a nord-est del precedente, a significare che gli stessi volumi di

produzione sono ora realizzati impiegando maggiori quantità di X e minori di X . In

2 1

conclusione, il sentiero di espansione si impenna.

Si consideri ora il Quadro V.15 dove compaiono nuovamente i sentieri di

′ di X e l’altro

espansione costruiti nel Quadro V.14, corrispondenti, l’uno, al prezzo p 1

1

)

(

′′ ′ ′ ′

al prezzo . Sul primo è indicato il punto rappresentativo del

A = x , x

p > p

1 1 1 2 ). Quale sarà il

‘vecchio’ paniere ottimo di fattori variabili (precedente l’aumento di p

1

nuovo? Per rispondere, si ricordi in primo luogo (cfr. Lezione III) che in A vale la

duplice uguaglianza: p ⋅ q.mg p ⋅ q.mg

1 2

(V.1) = = 1 ,

′ ′

p p

1 2

dove p è il prezzo del prodotto.

x 2 x 1

Quadro V.19

In secondo luogo, si consideri il punto B sul sentiero di espansione che segue il

rincaro di X . Rispetto ad A, B è caratterizzato da:

1

• un impiego invariato di X ,

2

• un impiego inferiore di X .

1 Parte II - Lezione V - pag 20

.

p ⋅ q.mg p ⋅ q.mg

1 2

= < 1

p

′′

p 2

1

B A p ⋅ q.mg p ⋅ q.mg

′ 1 2

x = = 1

2 p

p 2

1

C

′′

x

2 p ⋅ q.mg p ⋅ q.mg

1 2

= = 1

p p

1 2

′′ ′

x x

1 1

Quadro V.20

In forza della terza proprietà della tecnologia, in B la produttività marginale di X è

2

quindi minore che in A. D’altra parte, nessun mutamento è avvenuto nel prezzo di X (è

2

). Ne segue che, valendo in A la (V.1), in B deve valere la

aumentato il solo prezzo di X

1

disuguaglianza: p ⋅ q.mg 2

(V.2) .

> 1

p 2

Poiché B appartiene al nuovo sentiero, deve anche valere l’uguaglianza:

p ⋅ q.mg p ⋅ q.mg

1 2

(V.3) = .

p

′′

p 2

1

Dalle (V.2) e (V.3) segue:

p ⋅ q.mg p ⋅ q.mg

1 2

(V.4) = > 1 .

p

′′

p 2

1

Poiché nel nuovo punto di ottimo occorre:

p ⋅ q.mg p ⋅ q.mg

1 2

(V.5) = = 1 ,

′′ ′

p p

1 2

esso dev’essere, come C, intermedio fra B e l’origine degli assi.

Il punto C è caratterizzato, rispetto ad A, da un minore impiego di X . Si

1

conferma pertanto il risultato raggiunto nella sezione V.3.2.1: il rincaro di X induce le

1

imprese a farne un uso più parco.

Ma il rincaro di X produce altri due effetti. In primo luogo, si osservi che in C si

1

riduce (rispetto ad A) anche l’impiego di X . In secondo luogo, basta chiamare in causa

2

le proprietà prima e terza della tecnologia per concludere che C consente una

produzione inferiore ad A. Parte II - Lezione V - pag 21

.

Le conclusioni raggiunte nel caso in cui X è usato congiuntamente a X possono

1 2

essere estese al caso in cui l’uso congiunto riguarda un numero più grande di fattori

variabili.

V.3.2.2. L’aggregazione delle scelte individuali

Per ciascuna impresa che usa il fattore variabile X (da solo o con altri) esiste

1

una curva impiego/prezzo decrescente, come quella rappresentata nel Quadro V.18.

Sommando le curve di tutte le imprese (con procedura analoga a quella usata nella

sezione V.2.2 per sommare le curve produzione/prezzo) si ottiene la curva di domanda

del fattore X . In quanto somma di curve decrescenti, la domanda di un fattore variabile

1

è decrescente, esattamente come quella di un bene di consumo.

V.3.3. L’equilibrio

Offerta e domanda di un fattore producibile generano il prezzo allo stesso modo

dell’offerta e della domanda di un bene di consumo. Si rinvia pertanto, mutatis

mutandis, alle spiegazioni date nella sezione V.2.3, ivi compresa la conclusione che

tende ad affermarsi il prezzo al quale la domanda e l’offerta sono uguali, e perciò al

quale si incontrano le rispettive curve.

Va da sé che l’offerta di un fattore producibile può essere ritardata rispetto al

prezzo, esattamente come quella di un bene di consumo. In tal caso, vale il teorema

della ragnatela sviluppato nella sezione V.2.4.

V.4. I mercati dei fattori primari

Rimangono da esaminare i meccanismi di formazione del prezzo nei mercati del

lavoro (salario) e della terra (rendita).

V.4.1. Il mercato del lavoro

Il mercato del lavoro è il luogo figurato nel quale si incontrano i lavoratori, in

qualità di venditori, e le imprese in qualità di compratori. Quindi i lavoratori esercitano

l’offerta, mentre le imprese esercitano la domanda.

Nel linguaggio ‘di tutti i giorni’, la gente usa dire il contrario, cioè che le

imprese offrono lavoro mentre i lavoratori ne domandano. Nell’uso è implicita, in

realtà, un’accezione del termine ‘lavoro’ diversa da quella usata dagli economisti.

Infatti, il termine è usato per indicare ‘occupazione’ (‘posti di lavoro’) piuttosto che il

fattore produttivo. Quando la gente dice che la tale impresa offre lavoro intende dire, in

realtà, che propone posti di lavoro. Simmetricamente, quando dice che i lavoratori

domandano lavoro intende dire che chiedono posti di lavoro.

Come abbiam fatto per gli altri mercati, costruiremo dapprima le curve di

domanda e di offerta.

V.4.1.1. La domanda

Come annunciato nella sezione V.3.2, l’analisi svolta in quella sede prescinde

dal fattore variabile di riferimento e perciò tiene anche nel caso che questo sia il fattore

lavoro. Perciò già sappiamo che la domanda di lavoro è una funzione decrescente del

prezzo, cioè del salario. Parte II - Lezione V - pag 22

.

V.4.1.2. L’offerta

Il lavoro è un fattore di produzione eterogeneo. La sola distinzione fra ‘colletti

blu’ (blue collars) e‘colletti bianchi’ (white collars) è del tutto insoddisfacente. In

realtà, molte sono le specialità del lavoro manuale ed altrettante quelle del lavoro

intellettuale. Pertanto, esistono tanti mercati quante sono le specialità.

Al mercato di una specialità partecipano, dal lato della domanda, i lavoratori che

ad essa appartengono (ad esempio, gli ingegneri meccanici) mentre, dal lato dell’offerta,

partecipano le imprese che la usano (ad esempio, quelle metalmeccaniche).

Ciò nonostante, in queste Lezioni, a carattere introduttivo, assumeremo l’ipotesi

(piuttosto ingenua) che il lavoro sia un fattore produttivo omogeneo e perciò che esista

un mercato unico del lavoro.

In generale, i lavoratori non hanno la possibilità di scegliere fra lavorare e non.

Nella maggior parte dei casi, essi non sono (anche) imprenditori né capitalisti

(possessori di quote del capitale di una o più imprese) né proprietari terrieri. Perciò non

percepiscono profitti, interessi o rendite che consentano loro di vivere oziando. Al

contrario, essi devono ‘offrirsi’ alle imprese indipendentemente dal fatto che il salario

corrente sia alto oppure basso. In altre parole, si può realisticamente affermare che

l’offerta di lavoro è costante rispetto al salario (non reagisce alle sue variazioni).

Si può obiettare che un salario maggiore stimola casalinghe e studenti a lavorare.

Convince anche i lavoratori già occupati ad accettare il lavoro straordinario. Infine,

‘trattiene’ i lavoratori anziani che hanno già maturato il diritto alla pensione.

Ma si può anche argomentare che un salario più alto, innalzando il livello di

benessere dei nuclei familiari, può invece consentire alle donne e ai giovani,

rispettivamente, di stare a casa e andare a scuola. E che gli occupati, in condizioni di

minor bisogno, sono meno disponibili al lavoro straordinario. Insomma, è possibile che,

al crescere del salario, una parte crescente della popolazione decida di non partecipare

più al mercato (escludendosi dall’offerta) oppure di parteciparvi di meno.

I due effetti contrapposti potrebbero bilanciarsi, col risultato che l’offerta di

lavoro è sostanzialmente costante rispetto al salario. Sul piano cartesiano recante il

salario in ascissa, possiamo allora rappresentarla mediante una retta orizzontale.

Assumendo che ogni individuo possa liberamente distribuire il proprio tempo fra

il lavoro e l’ozio (tempo libero), la teoria economica usa spiegare la scelta della

combinazione ottima fra i due con un approccio simile a quello usato, nella Lezione IV,

5 . Per ogni individuo, la teoria deriva quindi

per spiegare il paniere ottimo di consumo

una curva ‘lavoro/salario’ studiando come la combinazione ottima è influenzata dalle

variazioni del salario stesso. Infine, l’offerta di lavoro è ottenuta sommando le curve

lavoro/salario individuali.

La richiamata teoria costituisce un esercizio elegante sotto il profilo intellettuale

ma scarsamente rilevante sotto quello interpretativo. Nel mondo reale le istituzioni

consentono agli individui di scegliere non ‘quanto’ lavorare ma ‘se’ lavorare. Le

imprese non sono luoghi dove i lavoratori possano entrare e uscire ad orari arbitrari. Al

contrario, esigenze organizzative fin troppo evidenti richiedono orari rigidi o poco

flessibili. Le esigenze riguardano non solo il caso eclatante della ‘catena di montaggio’,

bensì la generalità dei processi produttivi. In diversa misura, tutti i processi esigono il

coordinamento delle mansioni individuali e perciò la compresenza degli addetti.

5 Vedi, ad esempio, H.R. Varian, , Cafoscarina, Venezia, 1988, Capitolo 10.

Microeconomia Parte II - Lezione V - pag 23

.

V.4.1.3. L’equilibrio

Tutto ciò premesso, si faccia riferimento al Quadro V. 21 dove, sul piano

cartesiano recante in ascissa il salario indicato con w (wage), sono rappresentate

l’offerta di lavoro mediante una retta orizzontale e la domanda mediante una curva

decrescente. ∗

w , a proposito del quale valgono considerazioni

Il salario di equilibrio è

analoghe a quelle svolte nella sezione V.2.3 riguardo al prezzo di equilibrio di un bene

w sgombra il mercato dagli eccessi di domanda/offerta

di consumo. In primo luogo,

(uguaglia le due). In secondo luogo, attrae salari tanto inferiori quanto superiori che

possano inizialmente affermarsi. Infatti, gli eccessi di domanda sollecitano salari

∗ ∗

′ ′′

w < w w > w

a salire, mentre eccessi di offerta sollecitano salari a scendere.

O

D=D (w )

′ ′′

w w

w

Quadro V. 21

V.4.1.4. La contrattazione collettiva

Nella generalità dei paesi il mercato del lavoro non è concorrenziale, per cui i

reali meccanismi di formazione del salario sono diversi da quelli fin qui descritti. La

forma più diffusa è quella della contrattazione collettiva che vede protagonisti, da un

lato, le associazioni ‘datoriali’ (dei datori di lavoro, cioè le imprese) e, dall’altro, i

sindacati dei lavoratori.

Normalmente, l’oggetto del contratto collettivo sono i ‘minimi salariali’ (salari

minimi). Imprese e lavoratori possono liberamente pattuire salari superiori a quelli

minimi.

Ove prevalesse la forza contrattuale delle imprese, il contratto collettivo

w . Sarebbe, però, una ‘vittoria di

potrebbe prevedere salari minimi inferiori al salario

Pirro’ perché l’eccesso di domanda, rappresentato dal segmento AB nella Figura 1 del

Quadro V.22, indurrebbe le singole imprese a pagare salari superiori.

Viceversa, ove prevalesse la forza contrattuale dei sindacati, il contratto

w

collettivo potrebbe prevedere salari minimi superiori a . Si tratterebbe nuovamente di

un risultato falsamente positivo per chi lo ottiene. Infatti, lascerebbe ‘a casa’

(disoccupata) una parte dell’offerta: quella rappresentata dal segmento CD nella Figura

2 del Quadro V.22. Parte II - Lezione V - pag 24

.

Figura 1 Figura 2

A C

B D

w w

Quadro V.22

Tali considerazioni inducono a ritenere che, tendenzialmente, la contrattazione

w

collettiva non possa fare a meno di pattuire salari diversi da quello ( ) che sarebbe

generato in regime di libera concorrenza.

Esercizi

Con riferimento alla figura acclusa, che reca le curve di domanda e di

1.

offerta in un mercato del lavoro perfettamente concorrenziale, si indichi: 2.000

• il salario di equilibrio;

• l’occupazione in equilibrio; 1.000

• l’occupazione che le imprese possono garantire quando, nel caso di

monopolio bilaterale, sia pattuito un salario pari a 500. w

500

300

V.4.2. Il mercato della terra

Come il lavoro, così la terra è un fattore di produzione eterogeneo. In primo

luogo, esistono terre diversamente fertili, ma l’eterogeneità può anche essere di diversa

natura. Ad esempio, le terre possono essere ‘servite’ da infrastrutture (strade e ferrovie)

diversamente distanti. L’eterogeneità implica l’esistenza di tanti mercati quanti sono i

tipi di terra esistenti.

In tempi storici nei quali il settore agricolo produceva la quasi

totalità della produzione nazionale, e la terra era perciò un fattore

produttivo molto importante, David Ricardo (1772-1823), economista

inglese universalmente considerato, dopo Smith, padre fondatore della

Scienza Economica moderna, elaborò una teoria della rendita

differenziale in grado di spiegare come si formano le rendite di terre D. Ricardo

diversamente fertili.

Ad onta di tutto ciò, in considerazione del taglio introduttivo ed elementare di

queste Lezioni, supporremo, invece, che anche la terra (come già il lavoro) sia

omogenea, così da prefigurare l’esistenza di un solo mercato.

Sotto tale ipotesi, il mercato della terra non presenta novità rispetto al mercato

del lavoro. In primo luogo, l’offerta è uguale alla quantità di terra esistente perché,

Indipendentemente dal valore della rendita, i proprietari terrieri non traggono alcun

giovamento dal tenere sfitta la terra che posseggono. Segue che l’offerta è

τ

rappresentabile, sul piano cartesiano recante la rendita (indicata con ) in ascissa,

mediante una retta orizzontale del tipo rappresentato nel Quadro V. 23.

Parte II - Lezione V - pag 25

.

O τ

D=D ( )

τ′ ′′

τ

τ

Quadro V. 23

D’altra parte, la domanda non si sottrae alle normali leggi che governano quella

degli altri fattori variabili (producibili e non). La relativa curva, anch’essa rappresentata

nel Quadro V. 23, è pertanto decrescente. ∗

τ , sgombra il mercato

La rendita di equilibrio, indicata nel Quadro V. 23 con

dagli eccessi di domanda/offerta convincendo le imprese (del settore agricolo) a

domandare, tutta e sola, la terra esistente.

Esercizi q

120

Con riferimento alle curve di domanda e di offerta del fattore terra

2.

rappresentate in figura, si chiede di indicare: 60

• l’eccesso di domanda quandola rendita è 60;

• l’eccesso di domanda quando la rendita è 90;

• la rendita di equilibrio. p

90

60

V.5. Interdipendenza fra i mercati

Nelle sezioni precedenti ci siamo imbattuti in casi nei quali il prezzo di un

mercato influenza la domanda e l’offerta di altri mercati.

V.5.1. Fra i mercati di due beni di consumo

In particolare, nella Sezione V.2.2.1 si è visto che il prezzo di un bene di

consumo (Z ) influenza il consumo di altri (Z ). Invertendo, si può allora dire che il

1 2

consumo di un bene dipende dai (è funzione dei) prezzi degli altri beni (oltre che,

primariamente, del prezzo proprio). Ne segue che la curva di domanda subisce

traslazioni ogni volta che muta uno di essi. Nel Quadro V.24 è rappresentata una

traslazione verso il basso il cui effetto è una riduzione del prezzo.

Si osservi che la traslazione rappresentata nel Quadro V.24 può essere causata:

• tanto dall’aumento del prezzo di un altro bene, generatore di un effetto

reddito prevalente sull’effetto sostituzione,

• quanto dalla riduzione del prezzo di un altro bene, generatrice di un effetto

sostituzione prevalente sull’effetto reddito.

Nel caso simmetrico a quello rappresentato nel Quadro V.24, cioè di una

traslazione verso l’alto della curva, l’effetto è un aumento del prezzo. La traslazione può

essere causata:

• tanto dalla riduzione del prezzo di un altro bene di consumo, generatrice di

un effetto reddito prevalente sull’effetto sostituzione,


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico di microeconomia per il corso di Economia Politica della Prof.ssa Simona Pergolesi. Al suo interno sono affrontati i seguenti argomenti: i mercati dei beni di consumo, la curva di offerta, la curva di domanda e l'equilibrio; il teorema della ragnatela; i mercati dei fattori producibili; il mercato dei fattori primari; il prezzo nei mercati concorrenziali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pergolesi Simona.

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