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15 luglio 2010

La povertà in Italia nel 2009

Anno 2009 L'Istituto nazionale di statistica comunica i dati relativi alla povertà

relativa e assoluta delle famiglie residenti in Italia, sulla base delle

informazioni desumibili dall’indagine sui consumi, condotta nel corso del

2009 su un campione di circa 23 mila famiglie. Le stime presentate sono

di tipo campionario e quindi sono soggette a un errore (si veda la voce

errore campionario nel glossario a pagina 12), che può rendere alcune

differenze tra i valori osservati nei confronti spazio-temporali non

statisticamente significative. Per questo di seguito verranno commentate

solo le variazioni statisticamente significative; se non commentate le altre

variazioni non vanno considerate come significative.

Nel 2009 l’incidenza della povertà relativa è pari al 10,8%, mentre quella

della povertà assoluta risulta del 4,7%. Tenuto conto dell’errore

campionario, la povertà risulta stabile rispetto al 2008. Nel 2009, il

Mezzogiorno conferma gli elevati livelli di incidenza della povertà

raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l’assoluta) e mostra un

valore dell’intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al

aumento del

18,8%), dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere

è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono

peggiorate.

L’incidenza di povertà assoluta aumenta, tra il 2008 e il 2009, per le

Direzione centrale famiglie con persona di riferimento operaia, (dal 5,9% al 6,9%), mentre

comunicazione ed editoria l’incidenza di povertà relativa, per tali famiglie, aumenta solo nel Centro

Tel. + 39 06 4673.2243-2244 (dal 7,9% all’11,3%).

L’incidenza diminuisce, invece, a livello nazionale, tra le famiglie con a

Centro di informazione

statistica capo un lavoratore in proprio (dall’11,2% all’8,7% per la povertà relativa,

Tel. + 39 06 4673.3106 dal 4,5% al 3,0% per l’assoluta), più concentrate al Nord rispetto al 2008.

1

Nel 2009, la linea di povertà relativa è risultata pari a 983,01 euro ed è di

Informazioni e chiarimenti circa 17 euro inferiore a quella del 2008. Nel 2009, infatti, la spesa per

Condizioni economiche consumi ha mostrato una flessione in termini reali, particolarmente

delle famiglie evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti (cfr. Comunicato

Via A. Ravà, 150 – 00142 Roma

Nicoletta Pannuzi stampa “I consumi delle famiglie Anno 2009” del 5 luglio 2010). La

Tel. + 39 06 4673.4723-4719 condizione delle famiglie con i consumi più contenuti non risulta

Donatella Grassi peggiorata rispetto a quella delle altre famiglie.

Tel. + 39 06 4673.4705

Alessandra Masi Il motivo per il quale la povertà non è cresciuta nell’anno della crisi va

Tel. + 39 06 4673.4704 ricercato nella lettura fornita dal Rapporto Annuale dell’Istat sul mercato

del lavoro e la deprivazione nel 2009; in tale periodo, infatti, l’80% del

calo dell’occupazione ha colpito i giovani, in particolare quelli che vivono

nella famiglia di origine, mentre due ammortizzatori sociali fondamentali

hanno mitigato gli effetti della crisi sulle famiglie: la famiglia, che ha

protetto i giovani che avevano perso l’occupazione e la cassa integrazione

guadagni, che ha protetto i genitori dalla perdita del lavoro (essendo i

genitori maggioritari tra i cassaintegrati).

1 La linea di povertà individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale

una famiglia viene definita povera in termini relativi ed è funzione della spesa

media mensile per persona.

La povertà relativa

In Italia, nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni 657 mila e rappresentano

il 10,8% delle famiglie residenti; si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell’intera

popolazione. La stima dell’incidenza della povertà relativa (la percentuale di famiglie e persone povere

sul totale delle famiglie e persone residenti) viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea

di povertà) che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita

povera in termini relativi. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla

spesa media mensile per persona, che nel 2009 è risultata di 983,01 euro (-1,7% rispetto al valore della

soglia nel 2008). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a

tale valore vengono classificate come povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si

ottiene applicando una opportuna scala di equivalenza che tiene conto delle economie di scala

realizzabili all’aumentare del numero di componenti (si veda la voce scala di equivalenza nel Glossario

a pagina 12).

Grafico 1. Povertà relativa per ripartizione geografica. Anni 2006-2009 (valori percentuali)

2006 23.8 22.7

22.6 22.5

2007

2008

2009 11.3

11.1 11.1 10.8

6.9 6.7

6.4 5.9

5.5

5.2 4.9

4.9

Nord Centro Mezzogiorno Italia

Nel 2009, la stima dell’incidenza di povertà relativa è risultata pari al 10,8%, valore che, con una

probabilità del 95%, oscilla tra il 10,2% e l’11,4%. Negli ultimi quattro anni (Graf.1) l’incidenza di

povertà relativa è rimasta sostanzialmente stabile e tale stabilità si ripropone per quasi tutti i sottogruppi

di popolazione.

Il valore dell’incidenza di povertà relativa mostra una flessione, a livello nazionale, per le famiglie con

occupati (senza ritirati dal lavoro): l’incidenza di povertà si riporta sui livelli del 2007 (dal 9,7% del

2008 al 9,0% del 2009), in particolare quando la persona di riferimento è un lavoratore in proprio

(dall’11,2% all’8,7%). Il risultato è essenzialmente indotto dal fatto che, tra il 2008 e il 2009, aumenta il

peso, tra le famiglie di lavoratori in proprio, di quelle residenti al Nord. Una diminuzione dell’incidenza,

che si mantiene tuttavia su un valore decisamente elevato, si osserva anche tra le famiglie con persona di

riferimento in cerca di occupazione (dal 33,9% al 26,7%), non tanto per un miglioramento della

condizione di tali famiglie, quanto piuttosto perché tra queste, nel 2009, sono aumentate, in valore

assoluto, quelle con al proprio interno almeno un percettore di reddito, peraltro proveniente, in oltre la

metà dei casi, da occupazioni a medio-alto profilo professionale. Sono, quindi, entrate in questo gruppo

famiglie tendenzialmente in stato di non povertà (cfr. Rapporto Annuale par. 3.1).

Nel Nord la situazione non è significativamente mutata rispetto al 2008, mentre nel Centro l’incidenza

di povertà relativa aumenta tra le famiglie con a capo un operaio (dal 7,9% all’11,3%), costituite per i

due terzi da coppie con figli. Tra esse diminuisce la percentuale di famiglie con più di un occupato, a

conferma del fatto che, nel 2009, i giovani che hanno perso il lavoro appartenevano in maniera superiore

alla media a famiglie con persona di riferimento operaia (cfr. Rapporto Annuale 2010, par. 3.5). Il

2

Mezzogiorno, infine, dopo l’aumento osservato tra il 2007 e il 2008, non presenta variazioni

significative, confermando un valore quattro volte superiore a quello rilevato nel resto del Paese.

Tavola 1. Indicatori di povertà relativa per ripartizione geografica. Anni 2008-2009 (migliaia di unità e valori percentuali)

Nord Centro Mezzogiorno Italia

2008 2009 2008 2009 2008 2009 2008 2009

Migliaia di unità

famiglie povere 572 587 317 288 1.847 1.783 2.737 2.657

famiglie residenti 11.716 11.894 4.771 4.860 7.771 7.856 24.258 24.609

persone povere 1.592 1.582 945 886 5.541 5.342 8.078 7.810

persone residenti 26.919 27.182 11.601 11.724 20.740 20.769 59.261 59.674

Composizione percentuale

famiglie povere 20,9 22,1 11,6 10,8 67,5 67,1 100,0 100,0

famiglie residenti 48,3 48,3 19,7 19,8 32,0 31,9 100,0 100,0

persone povere 19,7 20,3 11,7 11,3 68,6 68,4 100,0 100,0

persone residenti 45,4 45,6 19,6 19,7 35,0 34,8 100,0 100,0

Incidenza della povertà (%)

Famiglie 4,9 4,9 6,7 5,9 23,8 22,7 11,3 10,8

Persone 5,9 5,8 8,1 7,6 26,7 25,7 13,6 13,1

Intensità* della povertà (%)

Famiglie 18,0 17,5 19,6 17,4 23,0 22,5 21,5 20,8

* vedi Glossario

In sintesi, il fenomeno della povertà relativa continua a essere maggiormente diffuso nel Mezzogiorno,

tra le famiglie più ampie, in particolare con tre o più figli, soprattutto se minorenni; è fortemente

associato a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali e all’esclusione dal mercato del lavoro:

l’incidenza di povertà tra le famiglie con due o più componenti in cerca di occupazione (37,8%) è di

quattro volte superiore a quella delle famiglie dove nessun componente è alla ricerca di lavoro (9%).

circa 17 euro inferiore a quella del Si tratta, in altri termini, delle

CONGIUNTURA ECONOMICA E 2008. famiglie che hanno conseguito livelli

LINEA DI POVERTÀ La linea di povertà del 2008 di spesa lievemente inferiori, a prezzi

La linea di povertà relativa, per come rivalutata, in base all’indice dei costanti, a quelli del 2008, ma che

è definita, si sposta di anno in anno a prezzi al consumo per l’intera non risultano povere se si tiene conto

causa della variazione sia dei prezzi collettività (pari a +0,8%), risulta della diminuzione delle condizioni di

al consumo, sia della spesa per pari a 1.007,67 euro e l’incidenza di vita medie della popolazione. Nel

consumi delle famiglie o, in altri povertà, rispetto ad essa, sale 2009, infatti, la spesa per consumi ha

termini, dei loro comportamenti di all’11,7% (2.880mila famiglie mostrato una flessione in termini

consumo. Nell’analizzare la povere). reali, particolarmente evidente tra le

variazione della stima della povertà La differenza tra le due stime famiglie con livelli di spesa medio-

relativa si deve, dunque, tener conto rappresenta il numero delle famiglie, alti, e la condizione delle famiglie

dell’effetto dovuto a entrambi gli circa 223mila, con una spesa per con i consumi più contenuti non

aspetti. consumi superiore alla soglia di risulta quindi peggiorata rispetto a

Nel 2009, la linea di povertà relativa povertà del 2009, ma inferiore alla quella delle altre famiglie.

è risultata pari a 983,01 euro ed è di soglia di povertà del 2008 rivalutata.

Tavola 2. Indicatori di povertà relativa rispetto alla linea di povertà 2008, alla linea 2008 rivalutata al 2009

e alla linea di povertà 2009 (migliaia di unità e valori percentuali

)

Linea di povertà 2008 Linea di povertà 2008 rivalutata al 2009 Linea di povertà 2009

1.007,67 euro

999,67 euro 983,01 euro

Famiglie Incidenza (%) Famiglie Incidenza (%) Famiglie Incidenza (%)

Nord 572 4.9 661 5,6 587 4,9

Centro 317 6.7 313 6,4 288 5,9

Mezzogiorno 1.847 23.8 1.907 24,3 1.783 22,7

Italia 2.737 11.3 2.880 11,7 2.657 10,8 3

L’intensità della povertà, che indica in termini percentuali di quanto la spesa media mensile equivalente

delle famiglie povere si colloca al di sotto della linea di povertà, nel 2009, è risultata pari al 20,8% (era

il 21,5% nel 2008). La diminuzione dell’intensità è, tuttavia, legata alla diminuzione del valore della

linea di povertà: le famiglie povere mostrano una spesa media equivalente che, nel 2009, è di circa 6

euro inferiore a quella del 2008 (779 euro al mese, contro i 784 euro del 2008).

Nel Mezzogiorno alla più ampia diffusione della povertà si associa anche una maggiore gravità del

fenomeno. L’intensità è, infatti, pari al 22,5% e la spesa media mensile equivalente delle famiglie

povere residenti nel Sud e nelle Isole è di circa 50 euro inferiore a quella delle famiglie povere del

Centro-nord (762 euro contro gli 811 e 812 euro del Nord e del Centro). Osservando il fenomeno con un

maggior dettaglio territoriale, l’Emilia Romagna rappresenta la regione con la più bassa incidenza di

povertà (pari al 4,1%), seguono la Lombardia, il Veneto e la Liguria, con valori inferiori al 5%.

Tavola 3. Incidenza di povertà relativa, errore di campionamento e intervallo di confidenza per regione e ripartizione

geografica. Anni 2008-2009 (valori percentuali)

2008 2009

Intervallo di Intervallo di

confidenza confidenza

Incidenza (%) Errore (%) Errore( %)

Incidenza (%)

lim.inf. lim.sup. lim.inf. lim.sup.

ITALIA 11,3 2,39 10,8 11,8 10,8 2,62 10,2 11,4

Piemonte 6,1 11,26 4,8 7,4 5,9 9,69 4,8 7,1

Valle d'Aosta/Valleè d’Aoste 7,6 25,39 3,8 11,4 6,1 17,58 4,0 8,3

Lombardia 4,4 11,69 3,4 5,4 4,4 11,62 3,4 5,4

Trentino Alto Adige 5,7 10,77 4,5 6,9 8,5 13,26 6,3 10,7

Bolzano-Bozen 5,7 15,44 4,0 7,4 7,1 18,37 4,6 9,7

Trento 5,8 15,01 4,1 7,5 9,7 18,38 6,2 13,2

Veneto 4,5 13,26 3,3 5,7 4,4 13,72 3,2 5,6

Friuli Venezia Giulia 6,4 18,45 4,1 8,7 7,8 13,13 5,8 9,7

Liguria 6,4 12,33 4,9 7,9 4,8 15,40 3,3 6,2

Emilia Romagna 3,9 15,44 2,7 5,1 4,1 13,83 3,0 5,2

NORD 4,9 5,54 4,4 5,4 4,9 5,26 4,4 5,4

Toscana 5,3 13,79 3,9 6,7 5,5 15,53 3,8 7,2

Umbria 6,2 13,34 4,6 7,8 5,3 12,51 4,0 6,6

Marche 5,4 17,04 3,6 7,2 7,0 11,23 5,5 8,6

Lazio 8,0 12,52 6,0 10,0 6,0 16,81 4,0 8,0

CENTRO 6,7 8,21 5,6 7,8 5,9 9,40 4,8 7,0

Abruzzo 15,4 12,28 11,7 19,1 * * * *

Molise 24,4 6,64 21,2 27,6 17,8 10,99 14,0 21,6

Campania 25,3 5,12 22,8 27,8 25,1 7,29 21,5 28,6

Puglia 18,5 7,55 15,8 21,2 21,0 6,31 18,4 23,6

Basilicata 28,8 7,50 24,6 33,0 25,1 7,13 21,6 28,6

Calabria 25,0 7,47 21,3 28,7 27,4 8,29 23,0 31,9

Sicilia 28,8 5,76 25,5 32,1 24,2 5,55 21,6 26,9

Sardegna 19,4 9,01 16,0 22,8 21,4 11,76 16,5 26,4

MEZZOGIORNO 23,8 2,76 22,5 25,1 22,7 3,16 21,3 24,1

* Valore non significativo a motivo della scarsa numerosità campionaria

In tutte le regioni del Mezzogiorno, infine, la povertà è significativamente più diffusa rispetto al resto

del Paese. Situazioni gravi si osservano tra le famiglie residenti in Sicilia (24,2%), in Campania e in

Basilicata (25,1%); la situazione peggiore è tuttavia quella della Calabria dove l’incidenza di povertà

(27,4%) è significativamente superiore rispetto alla media ripartizionale.

Un quarto delle famiglie con cinque o più componenti (il 24,9%) risulta in condizione di povertà

relativa; l’incidenza raggiunge il 37,1% per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. Si tratta per lo più di

coppie con tre o più figli e di famiglie con membri aggregati, tipologie familiari tra le quali l’incidenza

di povertà è pari rispettivamente al 24,9% e al 18,2% (36,0% e 33,3% nel Mezzogiorno). Se all’interno

della famiglia sono presenti più figli minori, il disagio economico aumenta: l’incidenza di povertà, pari

4

al 15,2% tra le coppie con due figli e al 24,9% tra quelle con almeno tre, sale al 17,2% e al 26,1%,

rispettivamente, se i figli sono minori. Il fenomeno, ancora una volta, è particolarmente diffuso nel

Mezzogiorno, dove oltre un terzo (il 36,7%) delle famiglie con tre o più figli minori è povero.

Tavola 4. Incidenza di povertà relativa per ampiezza, tipologia familiare, numero di figli minori e di anziani presenti in

famiglia, per ripartizione geografica. Anni 2008-2009 (valori percentuali)

Nord Centro Mezzogiorno Italia

2008 2009 2008 2009 2008 2009 2008 2009

Ampiezza della famiglia

1 componente 3,0 3,3 3,3 2,9 17,2 15,1 7,1 6,5

2 componenti 4,8 4,9 7,1 4,5 21,7 21,5 9,9 9,5

3 componenti 4,8 4,5 5,7 7,7 23,0 23,3 10,5 11,0

4 componenti 7,4 7,8 9,2 8,5 28,6 27,3 16,7 15,8

5 o più componenti 12,8 11,2 18,1 16,1 38,1 37,1 25,9 24,9

Tipologia familiare

persona sola con meno di 65 anni 1,5 1,8 * * 9,0 6,7 3,4 2,8

persona sola con 65 anni e più 4,6 4,9 5,3 4,7 24,3 21,4 10,7 10,2

coppia con p.r. (a) con meno di 65 anni 1,7 3,1 * * 13,0 15,3 4,6 5,8

coppia con p.r. (a) con 65 anni e più 6,5 6,3 8,5 6,2 25,8 26,3 12,6 12,1

coppia con 1 figlio 4,6 4,1 5,2 6,8 21,1 22,4 9,7 10,2

coppia con 2 figli 6,9 7,4 8,2 7,3 28,0 26,4 16,2 15,2

coppia con 3 o più figli 11,2 10,1 * * 36,6 36,0 25,2 24,9

monogenitore 6,4 5,8 11,1 7,2 26,6 23,5 13,9 11,8

altre tipologie 10,9 9,7 13,4 12,8 37,3 33,3 19,6 18,2

Famiglie con figli minori

con 1 figlio minore 6,4 4,9 6,4 6,9 24,3 25,0 12,6 12,1

con 2 figli minori 8,7 8,7 10,0 9,4 31,1 30,1 17,8 17,2

con 3 o più figli minori 15,5 14,2 * * 38,8 36,7 27,2 26,1

con almeno 1 figlio minore 7,8 6,9 8,4 8,9 28,3 28,1 15,6 15,0

Famiglie con anziani

con 1 anziano 5,0 5,3 6,8 5,8 24,1 23,1 11,4 11,1

con 2 o più anziani 7,8 7,7 8,8 10,5 30,1 29,9 14,7 15,1

con almeno 1 anziano 5,9 6,1 7,5 7,2 26,0 25,2 12,5 12,4

(a) persona di riferimento; * dato non significativo a motivo della scarsa numerosità campionaria.

La povertà tra le famiglie con almeno un anziano è superiore alla media (12,4%), soprattutto se gli

anziani sono due o più (15,1%). Tale evidenza è più marcata nel Nord e nel Centro (le incidenze tra le

famiglie con almeno due anziani sono pari a 7,7% e 10,5% contro medie ripartizionali del 4,9% e 5,9%),

dove si osserva una povertà relativamente più diffusa anche tra i monogenitori (5,8% e 7,2%

rispettivamente). La povertà risulta, infine, meno diffusa tra i single e le coppie senza figli di

giovani/adulti (di età inferiore ai 65 anni): l’incidenza è pari al 2,8% tra i primi e al 5,8% tra le seconde.

Se il livello d’istruzione della persona di riferimento è basso (nessun titolo o licenza elementare)

l’incidenza di povertà è elevata (17,6%) ed è quasi quattro volte superiore a quella osservata tra le

famiglie con a capo una persona che ha conseguito almeno la licenza media superiore (4,8%).

Tavola 5. Incidenza di povertà relativa per età della persona di riferimento e ripartizione geografica. Anni 2008-2009 (valori

percentuali) Nord Centro Mezzogiorno Italia

Età 2008 2009 2008 2009 2008 2009 2008 2009

5,0 4,8 * 7,6 22,8 18,9 10,4 9,9

fino a 34 anni 6,0 5,6 7,2 7,8 24,9 26,9 12,1 12,5

da 35 a 44 anni 3,5 3,7 6,6 4,1 22,6 22,0 10,7 9,6

da 45 a 54 anni 2,9 3,5 4,7 4,1 19,9 16,9 8,8 7,9

da 55 a 64 anni 6,0 6,1 7,5 6,8 26,3 25,1 12,7 12,4

65 anni e oltre

*dato non significativo a motivo della scarsa numerosità campionaria. 5


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia pubblica del professor Stefano Toso. Trattasi di un rapporto redatto dall'Istat nel luglio del 2010 dal titolo "La povertà in Italia nel 2009", contenente le misure e le stime della povertà relativa e assoluta in Italia, suddivise per aree geografiche.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in occupazione, mercato, politiche sociali e servizio sociale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Toso Stefano.

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