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comporta la riforma dei diritti civili sul piano locale, statale e federale, così da proteggere gay e

lesbiche dalle discriminazioni negli alloggi, nell’occupazione, nei trasporti pubblici, e così via.

L’uguaglianza dei diritti dovrebbe includere il diritto a sposarsi e quello di arruolarsi nell’esercito

senza dovere nascondere la propria identità o preferenza sessuale. L’ottenimento dell’uguaglianza

dei diritti non soltanto stabilirebbe l’uguaglianza di gay e lesbiche di fronte alla legge, ma li

riconoscerebbe anche come cittadini di prima classe, rispettati. Ecco perché la battaglia per il

matrimonio gay portata avanti negli USA è così gravida di connotazioni politiche; l’estensione dei

diritti matrimoniali ai gay significherebbe la fine del privilegio eterosessuale. I gay sarebbero

riconosciuti come buoni cittadini, né migliori né peggiori di altri.

Il perseguimento dell’uguaglianza sociale non è mai limitato ai diritti. Come abbiamo visto, è

impossibile separare il diritto al matrimonio dal diritto alla rispettabilità. Se spesso i due aspetti

vanno di pari passo, le strategie di legittimazione sociale nel corso del tempo si distinguono da

quelle relative alla riforma legale. Di conseguenza, si sono sviluppate organizzazioni gay e lesbiche

separate, che si concentrano sul cambiamento delle rappresentazioni e delle percezioni pubbliche

dei gay. Un’organizzazione nazionale, altamente professionale, si concentra soltanto sulla

responsabilizzazione dei media per il modo in cui rappresentano i gay. Queste organizzazioni si

incontrano coi direttori dei giornali, con le televisioni, coi registi e i produttori cinematografici, con

lo scopo di educarli agli effetti dannosi degli stereotipi e all’importanza di proiettare le immagini

delle lesbiche e dei gay che hanno una certa autorevolezza e rappresentano qualcosa della diversità

dei gay in America. Inoltre, la riforma culturale è stata promossa dallo sviluppo di un’industria

culturale gay e lesbica formata da scrittori, produttori e registi teatrali, musicisti, molti dei quali si

sono fatti strada all’interno della società americana ufficiale. In verità, non è affatto insolito che

l’industria mediatica e dell’intrattenimento promuova scrittori e attori gay in maniera aggressiva.

A mio giudizio, il movimento gay – lesbico americano ha compiuto progressi enormi per il

raggiungimento dell’uguaglianza. Anche se ancora siamo lontani dal raggiungimento dell’effettiva

uguaglianza sociale, mentre permangono sacche diffuse di discriminazione ed omofobia, la

tendenza in atto è quella dell’integrazione sociale, della visibilità, del riconoscimento di gay e

lesbiche come cittadini americani, e una cultura di tolleranza, se non di accettazione sociale.

Come possiamo spiegare queste conquiste realizzate dai gay e dalle lesbiche negli USA?

Innanzitutto, le riforme sociali e legali non sarebbero state possibili senza un movimento gay –

lesbico ben organizzato e mobilitato. Un movimento radicato localmente e professionalizzato a

livello nazionale rimane l’agente chiave del cambiamento. Tuttavia, il movimento non avrebbe

avuto successo senza altri fattori sociali. In particolare, almeno dal 1980 in poi, lo Stato ha abdicato

al suo ruolo attivo di discriminazione dei gay. Va ricordato che dagli anni trenta in poi lo Stato

aveva rappresentato la forza trainante di quella che era poi diventata la crociata nazionale antigay. A

pressare lo Stato erano stati in particolare le forze sociali e politiche conservatrici, in particolare i

movimenti cristiani evangelici, almeno a partire dagli anni settanta. Sebbene la destra cristiana

rimanga anche oggi una forza potente, ed abbia esercitato una considerevole influenza sulle

amministrazioni Reagan e Bush, si è rivelata incapace di utilizzare lo Stato come strumento di

repressione degli omosessuali. Persino nell’attuale amministrazione Bush, forse quella più

influenzata direttamente dai cristiani evangelici, Bush ha evitato di utilizzare il governo per

perseguitare attivamente i gay. Persino nel suo proposito di introdurre un emendamento alla

costituzione federale che escluda i gay dal matrimonio, un emendamento che lui stesso sa bene che

non passerà mai, non si pone dal punto di vista della repressione dei gay, quanto sotto quello di

subordinarli agli eterosessuali. In altre parole, si prefigge di introdurre uno status normativo

dell’eterosessualità, introducendo allo stesso tempo uno status legale e sociale subordinato.

Direi che al giorno d’oggi è impossibile che il governo americano ritorni ad una politica di

repressione. Innanzitutto, il nazionalismo americano, sotto la pressione della globalizzazione, è

stato costretto ad adottare qualcosa simile ad un ideale nazionale multiculturale, indipendentemente

da quanto debolmente l’amministrazione Bush gli abbia tenuto fede. Una politica di repressione dei

gruppi metterebbe a repentaglio la legittimità del governo, sia a livello nazionale che internazionale.

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In secondo luogo, le principali multinazionali americane, oltre a molti dei più importanti sindacati,

delle associazioni professionali, delle università, dei media liberal d’elite, adottano una politica di

integrazione e riconoscimento, e rifiutano esplicitamente tutte le pratiche discriminatorie ed

omofobe. In breve, la cultura mediatica professionale delle multinazionali sostiene nettamente la

tendenza verso il rispetto dei diritti e del rispetto dei gay.

LE POLITICHE GAY E LESBICHE IN EUROPA

Adesso mi piacerebbe passare brevemente all’Europa. Ho suggerito l’esistenza di una correlazione

tra la possibilità che i diritti dei gay vengano rispettati e lo sviluppo di un movimento gay – lesbico.

Praticamente in tutti gli Stati europei, a partire dal 1950, si sono sviluppati movimenti di gay e

lesbiche. Questi movimenti si sono rivelati cruciali nel trasformare la questione dei diritti di gay e

lesbiche in un argomento politico. Senza queste organizzazioni, in Europa le riforme sociali e legali

non avrebbero registrato alcun progresso.

Tuttavia, e questo è il primo punto rilevante che vorrei sviluppare, rispetto agli USA le

organizzazioni gay europee si sono formate soprattutto nelle grandi città, sono diventate raramente

organizzazioni nazionali burocratizzate e professionalizzate, spesso sono state incorporate o

piazzate sotto l’ombrello protettivo dei partiti di sinistra, nel corso degli anni novanta hanno

denotato la mancanza di collegamenti significativi con le subculture gay più sviluppate, e il loro

ruolo principale è stato quello di portare e mantenere le questioni gay nell’arena politica. In altre

parole, se le riforme sociali e legali fossero dipese soltanto dal potere e dall’effettività dei

movimenti gay – lesbici, in Europa si sarebbe ottenuto molto poco.

Però, a differenza degli USA, i governi delle società europee, almeno durante gli anni novanta,

hanno fatto propria la questione dei diritti dei gay, e hanno agito come forza attiva nella promozione

di un pacchetto limitato di diritti dei gay. Negli USA, come abbiamo detto, lo Stato, pressato da

gruppi conservatori e di destra, è stata una delle principali forze promotrici di politiche anti – gay.

Persino oggi l’obiettivo del delle organizzazioni gay consiste o nel ridurre il governo in un’agenzia

neutrale o nel pressarlo nell’accettare un minimo di diritti civili per i gay e le lesbiche. In Europa,

parlando in generale, il governo non ha subito l’influenza dei movimenti di destra di cui l’omofobia

è uno dei principali obiettivi. Quando i partiti di destra sono diventati tra i principali attori

dell’arena politica europea, si sono concentrati più sul versante del welfare state e

dell’immigrazione che su quello dei diritti individuali, che consuma la politica americana (aborto,

diritti dei gay, preghiere a scuola). Inoltre, in Europa, a differenza che negli USA, vi sono delle

tradizioni culturali nazionali che attribuiscono valore ad uno Stato che diriga e promuova quello che

considera come il benessere generale. Infine, dagli anni novanta in poi, c’è stata una considerevole

pressione internazionale verso le nazioni europee, affinché adottassero un programma limitato di

diritti dei gay. Questa pressione proveniva sia dall’Unione Europea che da organizzazioni

internazionali come l’ONU, la Corte di Giustizia, e così via. Di conseguenza, nella misura in cui le

organizzazioni gay e lesbiche sono state in grado di sostenere che i diritti dei gay afferiscono ai

diritti umani, e che i diritti dei gay promuovono la solidarietà nazionale, lo stato è in grado di

mettere in pratica politiche minime di diritti civili senza provocare le profonde divisioni nazionali

che caratterizzano gli USA.

Per farla breve, mancando i movimenti di destra organizzati attorno ad un programma politico anti

– gay, mancando una tradizione statale anti - gay, i movimenti gay europei non si sono mai dovuti

porre il problema di contrastare i movimenti conservatori anti- gay spesso di origine religiosa, o di

lottare contro uno stato ostile ai diritti degli omosessuali. Inoltre, per così dire, hanno goduto del

vantaggio di essere parte di una cultura nazionale in cui le organizzazioni ed i partiti di sinistra

erano considerati parte integrante della società. In poche parole, il ruolo dei movimenti sociali in

Europa è stato di gran lunga meno importante che negli USA nel portare avanti le riforme legali e

sociali. Il loro ruolo principale è stato soprattutto quello di introdurre e patrocinare la causa dei

diritti dei gay, quindi di convincere entrambi i partiti di sinistra a prendere l’argomento sul serio. 5

Un paio di esempi illustreranno meglio il mio argomento. Consideriamo l’Olanda. I movimenti per i

diritti e l’emancipazione dei gay, si svilupparono, fiorirono, tra gli anni sessanta ed ottanta. In una

certa misura, questi movimenti erano radicate nelle subculture emergenti, specialmente se non

esclusivamente ad Amsterdam, e forse a Rotterdam e all’Aja. Tuttavia, a partire dagli anni novanta,

le organizzazioni gay e lesbiche praticamente sparirono o non furono più operative; allo stesso

modo, anche se ad Amsterdam si diffondono i bar gay, parlare di una subcultura gay o lesbica nel

senso americano sarebbe una forzatura.

Nonostante ciò, dagli anni novanta ad oggi l’Olanda è stata all’avanguardia nella promozione dei

diritti di gay e lesbiche, compresi i diritti al matrimonio, oltre ad affrontare la crisi dovuta all’AIDS.

In altre parole, mentre il movimento scompariva come forza politica, l’Olanda sperimentava

un’ondata di riforme legali e sociali significative.

Come si spiega ciò? Vi suggerirò una tesi. Si sa bene che gli Olandesi hanno creato una cultura

politica, radicata in una storia del rispetto dei diversi gruppi o comunità. L’idea dei diritti dei

gruppi e della tolleranza era profondamente radicata. Anche quando le fondamenta vacillarono negli

anni sessanta, furono rimpiazzate da una cultura che permise agli olandesi di affrontare la questione

gay all’interno della cornice del rispetto e della differenza. Bastò che il movimento gay presentasse

l’argomento dei diritti dei gay come una questione di diritti umani e tolleranza; lo Stato riconobbe la

legittimità della rivendicazione e cominciò ad integrare le èlites gay e lesbiche all’interno del

governo, affinché conducessero le politiche pubbliche relative ai problemi dei gay.

Bene, se pensate che l’Olanda e i paesi Scandinavi costituiscano un’eccezione, pensate alla Francia.

Non appena i movimenti studenteschi e i cambiamenti sociali si diffusero, presero forma i

movimenti gay e lesbici. A differenza che negli USA, però, né in Francia né in Olanda si sviluppò

un forte senso identitario o comunitario. Mentre le subculture negli anni novanta si sviluppavano

quantomeno in certe zone di Parigi, i movimenti politici stagnarono e in gran parte sparirono, fatta

eccezione per l’attivismo attorno alla questione dell’AIDS. Tuttavia, fu proprio in questo stesso

periodo che la Francia realizzò i passi avanti più considerevoli in direzione dei diritti dei gay e delle

lesbiche, compresa la legislazione nazionale che riconosce le unioni gay e lesbiche.

Perché i movimenti politici in Francia finirono per stagnare in coincidenza con gli avanzamenti più

significativi delle riforme legali e sociali? Riguardo alla stagnazione dei movimenti politici gay, una

delle ragioni principali, che non riguarda soltanto la Francia, riguarda la tradizione delle politiche di

sinistra, che è inclusiva o, detto diversamente, non tollera la crescita di movimenti di riforma. I

movimenti politici gay furono sottoposti a pressioni per essere assorbiti all’interno di un più ampio

programma politico di sinistra. Un altro fattore chiave che spiega la stagnazione dei movimenti

politici gay è relativo alla cultura nazionale, organizzata attorno ad un ideale civico repubblicano

che è resistente al riconoscimento e alla legittimazione di comunità culturali o gruppi identitari

separati. I cittadini francesi devono essere riconosciuti innanzitutto come Francesi. Se questa cultura

ha impedito che si sviluppasse un movimento gay, dall’altro lato ha reso possibile che lo Stato

riconoscesse l’omosessualità come un argomento di giustizia e di solidarietà nazionale.

PENSIERI CONCLUSIVI: L’ITALIA

Mi piacerebbe concludere con qualche commento sparso sul caso italiano. Per semplificare le cose,

ho suggerito che esistono due modelli o percorsi per lo sviluppo dei diritti e dell’uguaglianza dei

gay. Negli USA, i movimenti sociali, radicati all’interno di subculture elaborate, hanno costituito la

forza trainante delle politiche gay. Lì l’ostacolo principale è stato costituito da gruppi o movimenti

di origine religiosa che hanno fatto pressione sullo Stato affinché implementasse politiche antigay.

In Europa, i movimenti sociali sono stati raramente radicati in subculture densamente elaborate, il

loro ruolo è stato principalmente quello di introdurre la questione dei diritti e dell’uguaglianza dei

gay nell’arena dell’opinione pubblica e in quella politica. Naturalmente, in certi periodi le

organizzazioni politiche dei movimenti in certi paesi europei hanno svolto un ruolo maggiormente

attivo, come una specie di lobby o gruppo di pressione, o sono serviti da risorsa per la politica

statale. E’ stato lo Stato, sotto la pressione delle tradizioni culturali nazionali, delle forze

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta una relazione a seguito dell'incontro con Steven Seidman, riguardo l'omosessualità.
In particolare ci si sofferma sull'evoluzione delle politiche pubbliche nei confronti degli omosessuali in America, in Europa e in Italia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

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