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NOTA

The current liquid biofuel production based on sugar and starch crops (for ethanol) and oilseed crops (for biodiesel) is

generally referred to as first-generation biofuels. A second generation of technologies under development may also

make it possible to use lignocellulosic biomass. Cellulosic biomass is more resistant to being broken)

Conversion of cellulose to ethanol involves two steps: the cellulose and hemicellulose components of the biomass are

first broken down into sugars, which are then fermented to obtain ethanol. The first step is technically challenging,

although research continues on developing efficient and cost-effective ways of carrying out the process. The lack of

commercial viability has so far inhibited

significant production of cellulose-based second-generation biofuels. Successful development of commercially viable

second-generation cellulose-based biofuels could significantly expand the dedicated cellulosic energy crops hold

promise as a source of feedstock for secondgeneration

technologies. Potential crops include short-rotation woody crops such

as willow, hybrid poplars and eucalyptus or grassy species such as miscanthus,

switchgrass and reed canary grass. These crops present major advantages over firstgeneration

crops in terms of environmental sustainability. Compared with conventional starch and oilseed crops, they can produce

more biomass per hectare of land because the entire crop is available as feedstock for conversion to fuel. (FAO 2008)

For second-generation biofuels, process energy could be provided by left-over parts of the plants (mainly lignin).While

cellulosic biomass is harder to break down for conversion to liquid fuels, it is also more robust for handling, thus

helping to reduce its handling costs and maintain its quality compared with food crops. It is also easier to store,

especially in comparison with sugar-based crops, as it resists deterioration.

On the other hand, cellulosic biomass can often be bulky and would require a well developed transportation

infrastructure for delivery to processing plants after harvest. Significant technological challenges still need to be

overcome to make the production of ethanol from lignocellulosic feedstocks commercially competitive. It is

still uncertain when conversion of cellulosic biomass into advanced fuels may be able to

contribute a significant proportion of the world’s liquid fuels. Currently, there are a number of pilot and

demonstration plants either operating or under development around the world. The speed of expansion of

biochemical and thermochemical conversion pathways will depend upon the

development and success of pilot projects

currently under way and sustained research

funding, as well as world oil prices and

private-sector investment.

In summary, second-generation biofuels

based on lignocellulosic feedstocks present

a completely different picture in terms

of their implications for agriculture and

food security. A much wider variety of

feedstocks could be used, beyond the

agricultural crops currently used for firstgeneration

technologies, and with higher

energy yields per hectare. Their effects on

commodity markets, land-use change and

the environment will also differ – as will

their influence over future production and

transformation technologies ( Fao 2008 )

Plants collect a total energy equivalent of

about 75 000 Mtoe (3 150 Exajoule) per year

(Kapur, 2004) – or six to seven times the

current global energy demand. However, this

includes vast amounts of biomass that cannot

be harvested. In purely physical terms,

biomass represents a relatively poor way of

harvesting solar energy, particularly when

compared with increasingly efficient solar

panels (FAO, 2006a). 11

Le Direttive Europee sui Biocarburanti

L’Unione Europea da sempre è molto sensibile ai problemi energetici, le lobby agricole ed

industriali si sono da tempo mosse per favorire l’uso di “energie pulite” tra queste i biocarburanti

hanno una rappresentanza particolare.

La DIRETTIVA 2003/30/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’8

maggio 2003 sulla “Promozione dell’uso dei biocarburanti o di altri carburanti

rinnovabili nei trasporti” fissa degli obiettivi che riguardano l’introduzione

progressiva di biocarburanti ottenuti a partire da prodotti agricoli, forestali e rifiuti

organici entro il 2010. Gli Stati membri avevano tempo fino al 31 dicembre

2004 per recepire a direttiva nelle rispettive legislazioni nazionali.

Tale direttiva è stata una delle nuove misure promosse dalla Commissione

per cercare di raggiungere gli obiettivi di Kyoto e, nello stesso tempo, arricchire

le alternative dell’energia rinnovabile migliorando l’efficienza energetica.

Ogni Stato membro dovrà fissare i suoi obiettivi relativi alla quota di biocarburanti

immessi sul mercato. Questi obiettivi dovranno essere basati sui livelli

di riferimento della direttiva, ossia 2% su totale di biocarburanti (benzina e diesel)

immessi entro dicembre 2005 e 5,75% entro dicembre 2010.

La Legislazione Italiana

La DIRETTIVA 2003/96/CE del Consiglio del 27 ottobre 2003 ristruttura

il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità.

Questa direttiva modifica il quadro comunitario delle accise sugli oli minerali,

anche mediante l’abrogazione della Direttiva 92/81/ CEE onde consentire

l’applicazione di aliquote ridotte sulle miscele contenenti biocombustibili, in

In Italia la materia è disciplinata da vari testi legislativi che si susseguono nel tempo richiamando le

norme comunitarie.

La legge italiana n. 81 dell’11 marzo 2006, conversione del D.lgs n. 2 del 10 gennaio

2006 “Interventi urgenti per i settori dell’agricoltura, dell’agroindustria, della

pesca, nonché in materia di fiscalità d’impresa”, ha introdotto disposizioni integrative

a favore del biodiesel sostenendo i produttori di carburanti diesel e di benzina nell’immissione al

consumo dei biocarburanti di origine agricola;

- al fine di promuovere la produzione e l’impiego di biomasse e di biocarburanti

di origine agricola;

- per garantire la tracciabilità e la rintracciabilità delle filiere di produzione e

distribuzione.

La legge finanziaria Italiana per il 2007, recentemente modificata prevede un’accisa da

applicare, per il 2007, con aliquota pari al 20% della corrispondete accisa applicata

sul gasolio usato come carburante, nel limite massimo di un contingente

annuo di 250mila tonnellate.

Si tratta, dunque, di un’accisa di 86,2 euro per mille

litri, contro quella di 413 euro per mille litri del gasolio usato come carburante.

Tra l’altro, corre l’obbligo di rilevare che la fabbricazione o la miscelazione del

biodiesel con carburanti derivati dal petrolio è effettuata in regime di deposito

fiscale, sotto la sorveglianza degli Uffici dell’Agenzia delle Dogane.

Nell’ambito di un programma pluriennale, a decorrere dal 1° gennaio 2007 e

fino al 31 dicembre 2010, il biodiesel, destinato alla miscelazione con gasolio per

12

automazione, è sottoposto ad una accisa, determinata come percentuale dell’accisa

sul gasolio per autotrazione, crescente negli anni e nei limiti di un contingente

annuo crescente in misura corrispondente all’aumento dell’accisa. Per il primo

anno, l’accisa è fissata al 20% della corrispondente accisa sul gasolio per autotrazione,

nel limite di un contingente annuo di 250.000 tonnellate

Da quanto sopra risulta evidente come in questo modo sia stato attivato un

sistema di incentivazione alla produzione e al consumo dei biocarburanti che,

secondo i dati forniti dall’ISTAT, attualmente è rappresentato in Italia da 857.000

tonnellate ed in Europa da 5.212.000 tonnellate.

Altra fonte normativa deriva dal documento COM(2005) 628 definitivo “piano

d’azione per la biomassa” del 7/12/2005:questo documento afferma che affinché

il biodiesel risulti competitivo, il prezzo del petrolio dovrebbe aggirarsi sui 75

EUR al barile. Il Piano d’azione comunitario auspica inoltre che si modifichi la

norma EN 14214 per favorire l’impiego di una gamma più ampia di oli vegetali

per la produzione di biodiesel, nella misura possibile senza che si abbiano

effetti negativi di rilievo sul rendimento del carburante e indica la possibile

strada di introduzione dell’etanolo al posto del metanolo per la produzione di

biodiesel in quanto l’Europa ha un’elevata capacità di produrre etanolo.

La materia è disciplinata anche dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle

Finanze 25 luglio 2003, n. 256 “Regolamento concernente le modalità di applicazione

dell’accisa agevolata sul prodotto denominato biodiesel”.

Tale decreto è stato modificato dalle successive finanziarie ed integrato da specifici

documenti, chiamati Determinazioni, emessi dall’Agenzia delle Dogane, che

regolamentano la materia.

In sostanza il processo di produzione di biodiesel è legato a quattro punti fondamentali:

1) ripartizione delle quote e determinazione del contingente: il Ministero delle

Finanze definisce ogni anno una quota di produzione ripartita fra i diversi soggetti

che ne fanno richiesta;

2) aspetti fiscali: la produzione e la miscelazione di biodiesel con gasolio o olio

combustibile avviene in regime di deposito fiscale e nel limite del contingente

annuo;

3) commercializzazione ed utilizzo: è consentita la commercializzazione e l’uti-

lizzo del biodiesel in miscela in percentuale inferiore o uguale al 5% presso

utenze in rete o extra rete. È consentita altresì la commercializzazione e l’utilizzo

di biodiesel in miscela in percentuale pari al 25% solo presso utenti extra

rete, mentre l’impiego in rete è possibile solamente se vengono rispettate le

specifiche CUNA in emanazione;

BILANCIO AMBIENTALE Le recenti revisioni16 del protocollo di Kyoto impongono un

apprezzabile contenimento

del rilascio di CO2 in atmosfera e, conseguentemente, un necessario

ricorso al risparmio energetico, alimentato da un crescente impiego di fonti energetiche

rinnovabili, quali appunto quelle derivanti da biomasse.

IL Biodiesel 13

Il biodiesel è un biocombustibile liquido, trasparente e di colore ambrato,

ottenuto interamente da oli vegetali (principalmente colza, girasole palma, soia);

ha una viscosità simile a quella del gasolio per autotrazione ottenuto per distillazione

frazionata del petrolio grezzo.

Le specifiche internazionali standard per il biodiesel sono fissate nella

norma ISO 14214; gli Stati Uniti fanno riferimento, inoltre, alla specifica ASTM D

6751; la Germania ad un’apposita specifica DIN che identifica tre tipi di biodiesel:

Dalla struttura chimica si rileva che il biodiesel è un carburante composto

da una miscela di esteri alchilici di acidi grassi a lunga catena.

Esso si ottiene dalla spremitura di semi oleoginosi di colza, soia, girasole e da una reazione detta di

trans esterificazione che determina la sostituzione dei componenti alcolici d’origine (glicerolo)

con alcool metilico (metanolo).

Detto processo di transesterificazione dei lipidi viene usato per convertire l’olio base nell’estere

desiderato e per rimuovere gli acidi grassi liberi.

Dopo questo procedimento, contrariamente al semplice olio

vegetale, il biodiesel possiede proprietà di combustione simili al diesel ricavato

dal petrolio e può sostituirlo nella maggior parte dei suoi impieghi.

Il processo produttivo più diffuso impiega metanolo per produrre esteri

metilici; tuttavia anche l’etanolo può essere usato ottenendo un biodiesel composto

da esteri etilici. Come sottoprodotto del processo di transesterificazione, si

Oli di Base. Per la produzione di biodiesel possono essere usati una varietà di biolipidi:

Oli vegetali vergini; l’olio di colza o di soia sono quelli più comunemente utilizzati

anche se coltivazioni come senape, olio di palma e alghe sono promettenti;

Olio vegetale di scarto;

Grassi animali

La colza è una crocifera del genere brassica dai semi della quale si ottiene

un olio di seconda scelta; è la fonte più diffusa per la produzione di biodiesel,

rispetto all’olio vegetale di scarto ed ai grassi animali, perché se ne produce in

gran quantità; inoltre, grazie alle coltivazioni apposite, gli oli base possono essere

definiti una fonte veramente rinnovabile e sostenibile.

Infatti, le piante utilizzano

la fotosintesi per convertire parte dell’energia del sole in energia chimica; parte

di questa energia chimica viene immagazzinata nel biodiesel e rilasciata quando

bruciata. Le piante partecipano al ciclo produttivo fornendo una fonte sostenibile

per la produzione del biodiesel.

Molti suggeriscono che l’olio vegetale di scarto sia la migliore fonte di olio

per la produzione del biodiesel. Tuttavia, le forniture disponibili sono decisamente

inferiori rispetto al fabbisogno di carburante derivato dal petrolio che viene

bruciato per i trasporti e il riscaldamento domestico di tutto il mondo.

Comunque,sebbene sia economicamente vantaggioso usare oli vegetali di scarto per

produrre biodiesel, è ancor di più profittevole utilizzarli per convertirli in sapone.

I grassi animali hanno limitazioni simili nelle disponibilità

La coltivazione di alghe unicellulari atte ad estrarre olio per il biodiesel non è

stata ancora intrapresa commercialmente; varietà specialmente selezionate di

sènape possono produrre quantità di olio ragionevolmente elevate ed hanno il

valore aggiunto di poter utilizzare alcuni scarti della produzione come un pesticida

biodegradabile.

Ci sono filoni di ricerca indirizzati allo screening di coltivazioni con una rendita

14

di olio più elevata; tuttavia con le tecniche attuali dovrebbero essere messe in

produzione vaste aree di terreno affinché si ottenga olio a sufficienza tale da

poter sostituire l’utilizzo attuale dei combustibili fossili.

Gli oli vegetali vengono trasformati in biodiesel con una modalità di produzione

che arriva ad una miscela finale di esteri metilici degli acidi grassi attraverso il

citato processo di transesterificazione

Il Bioetanolo

Il bioetanolo è un etanolo prodotto mediante un processo di fermentazione delle biomasse, ovvero

di prodotti agricoli ricchi di zucchero (glucidi) quali i cereali, le colture zuccherine, gli amidacei e

le vinacce. In campo energetico il bioetanolo può essere utilizzato come componente per benzine o

per la preparazione dell'ETBE (etere etilbutilico), un derivato ad alto numero di ottano. Può essere

utilizzato nelle benzine in percentuali fino al 20% senza modificare il motore, o anche puro nel

Motore Flex. Inoltre è possibile utilizzare il bioetanolo come combustibile all'interno di biocamini,

sfruttandone il potere calorico per scaldare gli ambienti. La sperimentazione su questo tema, fatta da

"4planet" (che detiene il brevetto Europeo), ha portato allo sviluppo di un camino a bio alcool da

2 . Il processo di produzione del bioetanolo genera, a

13.000 BTU, ovvero + 16° ogni ora in 70 m

seconda della materia prima agricola utilizzata, diversi sottoprodotti con valenza economica,

destinabili a seconda dei casi alla mangimistica, alla cogenerazione, ecc

Nel 2006 la produzione di etanolo da canna da zucchero in Brasile è quasi di 6 mila litri per ettaro

coltivato, nel 1975 era di 2 mila litri. La produzione di etanolo del Brasile copre circa il 20% dei

[1] .

consumi di carburante dei trasporti interni [2]

Tipicamente l'EROEI del bioetanolo da cereali è intorno al valore 1 , l'EROEI ottenuto in Brasile

con la canna da zucchero è probabilmente superiore e fonti brasiliane dichiarano un valore pari a 7-

8 pur senza portare dimostrazioni rigorose. Questo vuol dire che il Brasile per produrre 6 mila litri

di bioetanolo ne consuma 750-860 litri per il ciclo produttivo secondo le ottimistiche fonti

[3] .

brasiliane (non vengono conteggiate le spese amministrative

Bioetanolo dal tronco della pianta [modifica]Un altro metodo che permette di produrre bioetanolo è

quello di ottenere in primis il glucosio per poi produrre etanolo tramite via fermentativa. Il tronco

della pianta, generalmente abete rosso, deve essere opportunamente pretrattato al fine di ottenere

del legno tagliuzzato, il quale poi viene sottosposto a cottura e quindi avviene l'estrazione del

glucosio. una volta estratto l'esoso si sottopone il substrato ad una fermentazione ad opera di

saccharomyces cerevisiae oppure di candida microrganismi i quali operano in condizioni di

anaerobiosi e che danno come ultimo prodotto della loro via glicolitica il piruvato il quale viene

inizialmente decarbossilato ad acetaldeide ed in seguito una idrogenazione ottenendo così, appunto,

[senza fonte] in quanto i

Etanolo. L'etanolo prodotto, però, ha una concentrazione massima del 25-30%

lieviti hanno una bassa capacità di sopportare alte concentrazioni di alcool. Per questo motivo viene

sottoposto ad una distillazione azeotropica al fine di ottenere un etanolo al 94-95%.

Bioetanolo da cellulosa

Vengono idrolizzate grandi quantità di cellulosa che tramite l'uso di funghi o batteri trasformano la

cellulosa in glucosio e altri zuccheri, poi avviene la fermentazione mediante lieviti o altri microbi.

Ricerche innovative mirano a modificare geneticamente sia i batteri che i lieviti come

15 [4]

modificato in modo da produrre il doppio di etanolo . Altro filone di

Saccharomyces cerevisiae

ricerca è quello di combinare le caratteristiche di scindere la cellulosa in glucosio con quella di

trasformare gli zuccheri in etanolo mediante un unico organismo.

Il bioetanolo da cellulosa è molto più costoso di quello ottenuto dalla canna da zucchero e solo

importanti progressi scientifici possono renderlo conveniente. Si noti che il costo non è dovuto alla

materia prima (cellulosa) ma alla sua trasformazione in bioetanolo. I processi industriali attuali

( da

fanno costare il bioetanolo da cellulosa tre volte quello ottenuto da canna da zucchero

Il cibo e i biocarburanti, sono in

competizione ?

Le attuali fonti energetiche nel mondo

Le stime attuali sulla componente delle diverse fonti energetiche usate a livello globale offrono

delle indubbie sorprese.

A livello mondiale troviamo in testa il carbone che fornisce il 23,2 % del fabbisogno,

il petrolio il 35,3 per cento,

l’uranio il 6,5 per cento,

l’idroelettrico il 2,2 per cento,

il gas naturale il 2, 2 per cento,

legna e biomasse il 9,5 per cento,

le fonti rinnovabili il 2,2 per cento.

A livello Europeo (Ue) le proporzioni sono diverse; Nucleare 15 per cento, Carbone 18 5, Gas 24

%, Petrolio 37 per cento, altre 6 per cento.

Il punto di equilibrio tra petrolio ed energie rinnovabili indica che i biocarburanti sono convenienti

solo ad un alto livello del petrolio. Diversi calcoli pongono questa convenienza solo quanto il

petrolio supera i 60 dollari al barile , altre valutazioni collocano il livello a 80 dollari al barile. Un

livello relativamente basso.

Come si nota l’importanza quantitative delle “rinnovabili” è ancora modesta, ma nonostante questa

Il probelema competitivo ta produzioni agricole alimentari e produzioni energetiche si pone.

Le superficie agricola dedita alla coltivazione di vegetali per la trasformazione in bio-carburanti può

certamente entrare in competizione alla terra per gli alimenti e le fibre.

La terra agricola è una risorsa scarsa per definizione. A volte però ci troviamo in presenza di terre

che non sono coltivabili, per diverse ragioni, ma che possono essere “bonificate” e rese coltivabili,

per specie rustiche e non competitive.

Muoviamoci allo stato dei fatti ovvero la conversione di terreni “già” agricoli da colture alimentari

a culture per bio carburanti. Terre a mais negli Stati Uniti, terre a canna del Brasile.

16

Più complesso risulta il giudizio sulla “competizione” agricoltura e bioenergie, sulle palme ad olio

dell’Indonesia e della Malaysia in quanto le alternative di colture a pieno campo rispetto al palmeto

non sono molte.

Tutto ciò premesso, vediamo a due quesiti fondamentali, il primo è approfondire se queste

coltivazioni sottraggono terra alle colture alimentari, il secondo quesito è capire se queste

produzioni non alimentari provocano fluttuazione nei prezzi, dei prodotti alimentari di base,

svantaggiosi per le popolazioni soprattutto per quelle a basso reddito.

Vi sono altri quesiti minori, non tutti di taglio negativo, ad esempio se puta caso non vi è

eventualmente un maggior reddito monetario da queste colture energetiche rispetto alla alimentari

per le garanzie di reddito delle industrie trasformatrici e l’aiuto dei sussidi governativi,

Il dato di fatto è che in meno di un decennio vi è stato un aumento delle produzione agricole rivolte

alle bioenergie.

Vediamo le cifre. Si stima che nel 2006 siano stati messi a coltura per ottenere biocarburanti 14

milioni di ettari. Circa 1 % della superficie agricola mondiale.

Si tratta infatti di un superficie pari a quella agricola coltivata italiana che è 14,7 milioni di ettari.

Questa superficie riguarda in gran parte due soli Paesi, il Brasile con la canna da zucchero e gli Usa

con il mais. Ambedue producono bietanolo. Gli Usa hanno sorpassato il Brasile come quantità di

bioetanolo prodotto .

Il Biodiesel deriva solo in minima parte da colture tradizionali di pieno campo con contenuto

estrattivo di un olio, come il colza e girasole. In Europa sono coltivati colza e girasole, ma i

quantitati indirizzati alla combustione sono minimi. La palma da olio è la principale produttrice di

olio . Sta avanzando la Jatropha una Euphorbiaceae, che ormai sta sorpassato le altre fonti di olio

come bio-carburante.

La Jatropha è’ una pianta rappresentata in numerose famiglie, è originaria del centro America, da

cui si è diffusa nelle are tropicali africane ed asiatiche , specie quelle colonizzate dai portoghesi. E

una pianta molto interessante, perché resistente alla siccità ed alla malattie, per cui si presta a

coltura anche in aree marginali, come quelle africane. Tutti gli studi sono unanime nel prevedere

una espansione delle aree coltivate per biocarburanti.

Al 20030 si prevede la coltivazione di ben 53 milioni di ettari a specie per Biocarburanti. Si tratta

del 2,5 % delle terre coltivabili, ma anche una superficie come quella di Francia e Spagna messe

insieme. ( IEA,2008)

Gli effetti. Non vi è ombra di dubbio che cifre come queste sollevano degli interrogativi. Questi

interrogativi si sono accentuati nel 2008 di fronte allo spettacoloso aumento dei prezzi dei cereali.

Aumenti quasi del cinquanta per cento. Nessuno anche a posteriori ha chiarito completamente le

cause degli aumenti se non con frasi solite del tipo: “Sono cose che succedono”. In effetti tutti gli

occhi si sono puntati sull’efetto della produzione del mais per etanolo. La spiegazione appariva

razionale, ma l’anno dopo 2009 I prezzi sono tornati all’andamento precedente anzi più bassi.

Il principale utilizzo energetico del bioetanolo è sicuramente nel settore dell'autotrazione. A

differenza dell'olio vegetale e in parte anche del biodiesel, che possono trovare interessanti

applicazioni cogenerative, il bioetanolo viene utilizzato quasi esclusivamente nei veicoli a motore.

Un'interessante impiego alternativo del bioetanolo consiste nell'utilizzo all'interno di caminetti e

stufe ecologici appositamente progettati.

Le particolari caratteristiche del bioetanolo, per molti versi simile alla benzina, fanno di questo

carburante un'interessante alternativa ai tradizionali combustibili fossili utilizzati nei motori dei

veicoli.

Usi

Il bioetanolo è impiegabile sia puro al 100% (E100) sia miscelato con benzina in percentuali

variabili, che si possono individuare dal nome commerciale della miscela.

17

Ad esempio, un bioetanolo E85 identifica una miscela composta per l'85% da bioetanolo e per il

restante 15% da benzina.

Meno diffuso rispetto alle miscele di bioetanolo è l'E-diesel, cioè una miscela di gasolio (o

biodiesel), bioetanolo e addittivi, che consente l'impiego nei tradizionali motori diesel.

interni di carburante, è diffuso anche l'E100

In Brasile, dove il bioetanolo copre il 20% dei consumi ,

Normalmente in Brasile si usa un E10 o un E85, ovvero una miscela al 10 o l’85 per cento di

etanolo. Negli Stati Uniti la miscela a più alto contenuto di bioetanolo, l'E85.

I biocarburanti e la terra agricola sono in

competizione ?

La terra adatta ad essere coltivata è una risorsa scarsa per definizione.

Le superficie agricola atta alla coltivazione di vegetali per la trasformazione in bio-carburanti entra

pertanto inevitabilmente in competizione alla terra per alimenti e fibre.

Esistono a dire il vero terreni che sino adora non erano coltivati e ora lo sono dopo opera di bonifica

o terreni marginalizzati dal progresso, come la canna in Brasile che trovano nuova destinazione nei

biocarburanti. Infine ci troviamo in presenza di terre che non sono al momneto coltivabili, ma che

possono essere “bonificate” e rese coltivabili con piante atte a produrre biocarburanti.

Esaminiamo dapprima l’uso di terreni “già” agricoli. Le terre a mais degli Stati Uniti, le terre a

canna del Brasile. La competizione è evidente, ma in anni di surplus “distrarre” tereni da food a

biofuel puo consentire un reddito interessante agli agricoltori

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Più complesso risulta il giudizio sui terreni occupati dalle palme per olio nell’Indonesia e nella

Malaysia in quanto le alternative al palmeto in qui terreni non sono molte.

Vediamo di rispondere ai due quesiti fondamentali, il primo è chiedersi se queste coltivazioni

sottraggono terra alle colture alimentari, il secondo quesito è capire se questi investimenti

provocano fluttuazione nei prezzi dei prodotti alimentari di base, svantaggiosi per le popolazioni

soprattutto per quelle a basso reddito.

Vediamo le cifre. Si stima che nel 2006 siano stati messi a coltura per ottenere biocarburanti 14

milioni di ettari. Circa 1 % della superficie agricola mondiale.

Si tratta infatti di un superficie pari a quella agricola coltivata italiana che è 14,7 milioni di ettari.

Questa superficie riguarda in gran parte due soli Paesi, il Brasile con la canna da zucchero e gli Usa

2 Gli Usa hanno sorpassato il Brasile come quantità di

con il mais. Ambedue producono bietanolo.

bioetanolo prodotto .

Un indicatore grezzo della competitività tra food e no food possono essre i prezzi mondiali agricoli.

Nel 2008 di fronte allo spettacoloso aumento dei prezzi dei cereali molte voci di accusa si sono

levate contro i biocarburanti. Per mais e frumento vi sono stati aumenti quasi del cinquanta per

cento. Nessuno anche a posteriori ha chiarito completamente le cause degli aumenti se non con frasi

solite del tipo: “Sono cose che succedono”. In effetti tutti gli occhi si sono puntati sul mais per

etanolo. La spiegazione appariva razionale, ma l’anno dopo nel 2009 i prezzi sono rientrati nella

media. Dunque glin interrogativi rimangono irrisolti.

La Jatropha

Il Biodiesel deriva solo in minima parte da colture tradizionali di pieno campo come il colza e

girasole , la palma da olio è la principale produttrice di olio. Sta però avanzando la Jatropha una

Euphorbiaceae, che ormai sta sorpassato le altre fonti di olio come bio-carburante.

La Jatropha è’ una pianta rappresentata in numerose famiglie, è originaria del centro America, da

cui si è diffusa nelle are tropicali africane ed asiatiche , specie quelle colonizzate dai portoghesi. E

una pianta molto interessante, perché resistente alla siccità ed alla malattie, per cui si presta a

coltura anche in aree marginali, come quelle africane. Tutti gli studi sono unanime nel prevedere

una espansione delle aree coltivate per biocarburanti.

Al 20030 si prevede la coltivazione di ben 53 milioni di ettari per Biocarburanti. Si tratta del 2,5 %

delle terre coltivabili, o una superficie come quella di Francia e Spagna messe insieme. ( IEA,2008)

Terra e Fondi sovrani

Dopo molti anni della messa a coltura di terreni vergini a livello mondiale si è di nuovo aperta lsa

ricerca di nuove terre. Le modalitè sono nuove. Gli strumenti di investimento sono i cosidetti Fondi

Sovrani

Fondi Sovrani sono “fondi di investimento pubblici” da cui il termine Sovrano. Termine che

echeggia la presenza del Principe, o comunque lo stretto controllo statale. Alcuni Stati, all’inizio

quelli del Golfo Persico e la Norvegia, già nei lontani anni cinquanta hanno creato questi fondi non

speculativi con una quota consistente degli introiti del petrolio, (Fondi Commodity).

A questi fondi sono poi seguiti i cosiddetti fondi “Non commodity”, cioè non legati alle materie

prime.

In questi fondi sono affluiti gli avanzi delle partite correnti delle esportazioni, e le eccedenze fiscali.

degli stati. Tra i FS il principale come patrimonio è L’Abu Dhabi Investment Fund con 875 miliardi

di $ di patrimonio. I fondi cinesi, fondi non commodity, stanno crescendo a vista d’occhio. Il

principale è la China Investment Corporation. La somma del patrimonio di tutti questi fondi , era

stimato prima della crisi a 4.000 miliardi di US $ , circa la metà delle riserve mondiali. La logica di

questi fondi è la prudenza ed il lungo termine per accumulare risparmio, quando si esauriranno, ad

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia dello sviluppo sostenibile del prof. Antonio Piccinini all'interno del quale è affrontato il tema del cambiamento climatico e delle energie rinnovabili ed in particolare: l’anidride carbonica e l’effetto serra, i negazionisti del global warming, i biocarburanti, il Protocollo di Kyoto, il bioetanolo, la legislazione europea e italiana in materia di biocarburanti, il rapporto tra produzione alimentare e biocarburanti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione internazionale e sviluppo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo sostenibile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Piccinini Antonio.

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