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Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata". Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata".

media tecnologia sono caratterizzati da processi informali di apprendimento interattivo, mentre la negativi del modello del libero mercato sono stati evidenziati dalla crisi economica recente. D’altro

creatività nelle grandi imprese o nei settori a alta tecnologia è connessa con investimenti in R&S lato, il ritorno al modello dirigistico non è fattibile. Ma anche la ricerca di una soluzione intermedia

formale. tra il mercato e lo Stato sembra fuorviante, date le caratteristiche dell’economia attuale, che non è

più internamente omogenea come in un mercato competitivo tradizionale, ma altamente

Molte innovazioni nei settori a media tecnologia devono integrare la tradizionale conoscenza differenziata come indicato dal modello dei network.

ingegneristica (conoscenza “sintetica”) con maggiori elementi di conoscenza scientifica

(conoscenza “analitica”) o conoscenza creativa (conoscenza “simbolica”). In particolare, Invece, in una prospettiva teorica, è possibile distinguere tre forme distinte o modelli delle relazioni

innovazioni complesse richiedono una conoscenza tacita e di tipo “architetturale” o di integrazione, tra gli attori economici in un’economia di mercato o capitalistica: il modello della governance o

della concertazione, il libero mercato e la pianificazione dall’alto (Cappellin e Wink, 2009). Il

come la capacità di combinare in modo originale diversi moduli di tecnologie intermedie e di

tecnologie alte, caratteristiche di settori produttivi diversi, come anche elementi simbolici, che modello della pianificazione dall’alto è basato su un principio di autorità e si applica

all’organizzazione dello stato ma anche all’organizzazione interna delle imprese private. Invece, il

rispondano ai bisogni emergenti dei consumatori finali. modello del mercato libero si basa sul principio della competizione tra un numero infinito di

Inoltre, le innovazioni nelle PMI richiedono migliori capacità di selezionare e combinare in modo imprese tra loro uguali ed implica il conflitto e la sopravvivenza del più adatto. Infine, il modello

originale la conoscenza interna e spesso tacita e le competenze interne con competenze esterne e della governance si basa sul principio dell’accordo tra un numero limitato di attori tra loro diversi e

sparse tramite la creazione di reti e processi di apprendimento focalizzati nella soluzione di complementari e quindi sulla negoziazione ed il meccanismo dei contratti, sulla fiducia e sulla

problemi specifici. Questo indica la necessità di cooperazione con università internazionali e grandi leadership (Streeck and Schmitter, 1985; Powell, 1990; Keeble et al., 1999; Marsh and Smith, 2000;

imprese multinazionali. Pierre, 2000; European Commission, 2001; Nooteboom, 2002; Kaiser e Prange, 2004; Antonelli,

2005; Rhodes, 2008; Dahlstedt, 2009).

La creatività richiede anche che le PMI dedichino più risorse, persone e tempo nelle attività di

ricerca sistematica, esplorazione e sfruttamento e che esse assicurino ai potenziali inventori In sintesi, possiamo definire la governance come un modello di regolazione delle relazioni tra le

autonomia e sicurezza e stimolino il loro impegno in analisi esplorative rischiose e in processi imprese e gli attori che partecipano ad un network, basato su aggiustamenti interdipendenti decisi

faticosi di ricerca sistematica. sulla base di procedure di negoziazione (Cappellin e Wink, 2009).

Governance. La focalizzazione crescente sulla creazione di conoscenza, invece che sugli La governance si riferisce ad un modello non gerarchico di governo caratterizzato dal

coinvolgimento di attori non pubblici nella formulazione, decisione e implementazione delle

investimenti in R&S e i sussidi pubblici, spiega la necessità del disegno e dell’implementazione di politiche pubbliche (Kaiser e Prange, 2004). Il concetto di governance risponde alla necessità di

strumenti nuovi di intervento nelle politiche dell’innovazione per i cluster e i settori a media gestire attività che sono interdipendenti o verticalmente tra i diversi livelli territoriali (comune,

tecnologia. Questi devono essere definiti al fine di migliorare i sei fattori o driver sopra indicati,

come in particolare gli interventi sull’accessibilità e la creatività. Le PMI richiedono infrastrutture regione, Stato Unione Europea) o tra diverse aree di decisione politica (Héritier, 2002).

di supporto e devono essere sviluppati dei collegamenti in modo da ridurre la distanza tra istituzioni

di paesi e regioni diverse. I processi di decisione politica devono basarsi su un approccio di “multi- A differenza da quanto indicato dal modello di concorrenza perfetta, in cui gli attori singoli non

hanno influenza sui prezzi e le informazioni sono a tutti disponibili e gli attori si comportano in

level governance” piuttosto che sugli approcci tradizionale della pianificazione dall’alto e del

mercato libero e mirare alla creazione e rafforzamento di istituzioni ponte, come i centri di modo “non opportunistico”, i settori più moderni dell’economia sono caratterizzati dalla presenza

di “economie esterne” e di “asimmetrie informative” e le relazioni di competizione tra gli attori

competenza, basate sull’accordo di diversi attori locali e una strategia di sviluppo a lungo termine. sono di fatto meno importanti delle pervasive relazioni di complementarietà o interdipendenza tra

Pertanto, i principali fattori di debolezza dei “network di identità”, come i cluster specializzati nei gli stessi. Questo rende opportuno un coordinamento tra gli attori, basato essenzialmente sulla

settori a media intensità tecnologica, sembrano essere i seguenti: 1) una bassa accessibilità prospettiva del raggiungimento di obiettivi comuni, che permettano di raggiungere un

internazionale; 2) la relativa mancanza di creatività e di rilevanti innovazioni di prodotto in miglioramento per ciascuno attore (“ottimo paretiano”).

alternativa alla focalizzazione sull’innovazione di processo nelle produzioni tradizionali; 3) il

bisogno di strumenti formali di governance delle relazioni di conoscenze per far emergere una Il modello del libero mercato è certo inappropriato in un’economia moderna della conoscenza dove

l’informazione, spesso asimmetrica, e la conoscenza, spesso tacita, rappresentano i fattori produttivi

cooperazione più formale tra le imprese. Inoltre, le politiche per l’innovazione in questi cluster più importanti e a volte rappresentano essi stessi il bene finale che si vuole creare e godere. Di fatto

dovrebbero prendere anche in considerazione la natura della loro conoscenza di base, che è le conoscenze tacite o le competenze non possono circolare nei mercati e richiedono il ruolo di

principalmente sintetica e simbolica, e la forma delle loro interazioni cognitive caratterizzate da

processi di apprendimento interattivo. istituzioni intermedie, sia pubbliche che private.

La governance è il metodo di regolazione più adatto nel caso di relazioni complesse come ad

3. La governance delle reti di conoscenza e innovazione esempio quelle esistenti nelle reti di conoscenza e innovazione dei settori industriali a media

tecnologia, dato che queste reti sono composte da molteplici attori tra i quali le conoscenze non

verrebbero scambiate o condivise, dato che un approccio dirigistico non può essere seguito per la

Il dibattito di politica economica nei diversi paesi che è seguito alla crisi economica del 2008-2009

dimostra un movimento pendolare tra due modelli opposti: quello del mercato libero e quello del mancanza di un’autorità superiore e dato che manca la fiducia tra gli attori come nel caso del

sistema di mercato libero.

dirigismo statale e la ricerca confusa di una soluzione ibrida che permetta di contemperare i due

modelli adottando logiche diverse nei singoli campi di intervento e nei singoli paesi. Gli effetti

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Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata". Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata".

In sintesi, il metodo della governance e della concertazione appare indispensabile in quei casi necessario un grande sforzo nella costruzione di un sistema di istituzioni, che quasi mancano in

complessi in cui lo Stato deve intervenire “ex ante” nella ricerca difficile di un consenso tra i diversi questi paesi e che rappresentano l’ambiente istituzionale senza il quale è impossibile promuovere i

portatori di interessi legittimi in contrasto tra loro o altrimenti sarebbe costretto ad intervenire “ex processi complessi di innovazione che caratterizzano questi settori.

post” tramite la magistratura per risolvere le inevitabili contese legali tra gli stessi diversi

“stakeholders” legittimi, se si decidesse di non intervenire prima seguendo la politica del “laissez 4. La velocità del cambiamento e le forme di regolazione delle relazioni

faire” e della libera concorrenza. Il mercato libero, la concertazione (“governance”) e il dirigismo (“government”) sono forme

La distinzione tra la governance e il libero mercato è connessa al vantaggio rispettivo delle diverse di regolazione delle relazioni economiche che sono caratterizzate da livelli diversi di

cosiddette economie di mercato liberiste (LME: come gli Stati Uniti, Gran Bretagna, Austrailia,

Canada, Nuova Zelanda e Irlanda) e delle economie di mercato coordinate (CME: come Germania, integrazione. L’approccio del mercato libero, che implica decisioni atomistiche e autonome delle

Austria, Svizzera, Francia, Italia e anche Giappone) esaminate da Hall e Soskice nel loro volume imprese individuali e il ruolo della “mano invisibile” del mercato, rappresenta il più basso livello di

su: “Varietà di Capitalismo” (2001 e 2003), dato che la gestione delle interdipendenze tra gli attori integrazione. Invece, il modello gerarchico, ove le relazioni tra gli attori sono molto strette e devono

individuali, collettivi e le imprese in una economia di mercato coordinata è differente dal modello rispettare le indicazioni di un potere superiore, che può essere lo stato o i manager in una grande

del dirigismo (“governnment”) o anche dal modello di mercato (neo-liberismo). impresa integrata, rappresentano il più alto livello di integrazione. Pertanto, le reti di imprese che

sono specializzate in diverse fasi produttive specifiche, rappresentano un caso intermedio di

integrazione, basato su un principio di negoziazione, consenso e cooperazione.

Nelle economie di mercato fortemente coordinate dell’Europa continentale, le istituzioni intermedie

giocano un ruolo importante nel processo di scambio tra gli attori economici e le interazioni

strategiche o le relazioni non di mercato tra le imprese e altri attori hanno un ruolo chiave nelle Peraltro, l’innovazione sottolinea l’importanza del concetto di tempo, come indicato da diversi altri

decisioni di investimento e nell’innovazione. In alcuni casi (ad esempio la standardizzazione concetti tra loro collegati, come: just in time nella produzione, tempo di anticipo nella risposta al

tecnica), comunità di attori individuali tramite le rispettive organizzazioni possono creare dei consumatore, rigidità, inerzia, vischiosità, ritardi temporali nell’adozione di innovazioni, time to

“governi di interessi privati” (Streeck e Schmitter, 1985). Sorge e Streek (1998), ad esempio, market, vantaggio temporale, velocità di decisione e di coordinamento e velocità del cambiamento.

individuano questa influenza come la ragione principale del perché l’industria tedesca ha conseguito Pertanto, la figura 2 indica la relazione tra il livello di integrazione implicito nelle tre forme di

un vantaggio comparato nel campo delle “produzioni diversificate di qualità” regolazione delle relazioni tra gli attori economici indicate sopra e la velocità di cambiamento o di

innovazione di un sistema economico. Infatti, una competizione troppo elevata tra le piccole

Infatti, la specializzazione settoriale nei settori a media tecnologia che sono organizzati nella forma imprese locali impedisce la possibilità di combinare le loro risorse limitate. Inoltre, le singole

di reti di PMI è strettamente collegata all’esistenza di un sistema complesso di istituzioni imprese, non solo quelle piccole ma anche quelle medie, possono avere al loro interno capacità

creative, ma la loro creatività e la velocità di cambiamento può essere rallentata dalla impossibilità

intermedie composte da camere di commercio, associazioni industriali settoriali e territoriali, di trovare al loro interno tutte le competenze necessarie per rispondere ad uno stimolo esterno.

sindacati, associazioni professionali, scuole professionali, università locali, organizzazioni di Questo spinge le piccole e medie imprese a creare alleanze o network, che possono avere un ruolo

ricerca, banche locali, ecc. ed all’adozione del modello della concertazione (“governance”) nelle chiave nel governare i cluster locali e nel promuovere il cambiamento e una strategia a lungo

relazioni sociali ed istituzionali ed anche dei principi di sussidiarietà verticale e orizzontale termine.

(Cappellin, 1997) che caratterizzano diversi stati federali o regionalizzati dell’Europa continentale. Alta

Il metodo della governance si ricollega alla ricerca del consenso, che è una caratteristica

tradizionale del modello sociale europeo, come indicato dal modello neo-corporatista (Lehmbruch,

1977; Schmitter e Lehmbruch, 1982; Streeck e Kenworthy, 2005) di collaborazione tripartita sul

mercato del lavoro tra sindacati dei lavoratori, organizzazioni delle imprese e il governo. Velocità

Data la loro diversa forma di regolazione, Hall e Soskice ipotizzano che le economie di mercato del

liberiste (LMEs) si specializzano nelle innovazioni radicali, mentre le economie di mercato cambiamento

coordinate (CMEs) si focalizzano maggiormente sulle innovazioni incrementali. La nostra tesi è

simile anche se diversa, dato che secondo noi l’esistenza di un sistema denso di istituzioni

intermedie gioca un ruolo chiave nella spiegazione della concentrazione dei settori a media

tecnologia nelle economie di mercato coordinate. Viceversa, la mancanza di un tale sistema di Concorrenza

istituzioni intermedie spiega la mancanza di cluster significativi nei settori a media tecnologia ed Networks Gerarchia

atomistica

Bassa

anche il grande deficit commerciale in questi settori nelle economie di mercato liberiste, come gli

Stati Uniti e la Gran Bretagna. 0 1

Mercato libero Governance Dirigismo

I massicci sussidi agli investimenti ed anche le grandi spese pubbliche in R&S dopo la crisi Livelli di integrazione e forme di regolazione

globale del 2008-2009, possono rivelarsi inefficaci per la reindustrializzazione e lo sviluppo dei

settori a media tecnologia in alcuni paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che hanno quasi Figura 2: Le relazioni tra maggiore integrazione e cambiamento

perso le capacità produttive in questi settori già da molti anni. Infatti, a questo fine sarebbe

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D’altro lato, un’integrazione troppo elevata, come in una grande impresa e nelle catene dell’offerta cluster territoriali. Essi promuovono una diversificazione orizzontale delle produzioni tradizionali in

organizzate gerarchicamente e integrate verticalmente da un’impresa leader, può essere meno questi cluster e possono svolgere un’indispensabile attività di esplorazione che porti alla definizione

efficace nello sfruttare il potenziale di creatività rispetto ad un network. Pertanto, di molti progetti industriali

l’esternalizzazione delle produzioni non strategiche e la focalizzazione in quelle aree ove l’impresa

gode di un vantaggio tecnologico sarebbe la strategia più efficace. Infatti, le tecnologie periferiche La politica regionale deve individuare i campi di produzione dei centri di competenza e le aree

obiettivo delle nuove tecnologie da sviluppare. I seguenti tre settori di intervento possono essere

di un’impresa possono essere attività centrali per un’altra impresa e le grandi imprese creano considerati dai centri di competenza secondo lo stadio di sviluppo della rispettiva regione: a) campi

sempre più partecipazioni in altre imprese e alleanze flessibili o reti con altre imprese al fine di di competenza ben sviluppati e ben connessi con la specializzazione corrente dell’economia

accelerare la velocità di innovazione. regionale, b) campi di competenza in sviluppo, ove la forza dell’offerta delle istituzioni di ricerca

Pertanto, un livello intermedio di integrazione può assicurare una maggiore velocità di innovazione regionali non corrisponde alla domanda attuale delle imprese regionali, c) nuovi campi emergenti

che sono in uno stadio preliminare di ricerca e che hanno bisogno di un sostegno pubblico per il

che i due casi estremi delle imprese isolate e della grande impresa integrata verticalmente loro sviluppo futuro.

(Cappellin e Wink, 2009). Un’organizzazione a rete permette alle imprese di avere un accesso facile

a competenze rare e complementari di altre imprese locali, permettendo di aumentare la capacità di La scelta dei settori specifici di attività dei centri di competenza può basarsi sulle proposte

rispondere agli stimoli esterni. Quindi, nuove strutture istituzionali e organizzative sono necessarie autonome dei singoli attori regionali e la selezione di tali proposte può basarsi dall’individuazione

per facilitare l’aggiustamento strutturale ad un’economia della conoscenza, promuovere le dei fattori strategici di vantaggio competitivo dell’Europa rispetto alle economie emergenti. Questi

interazioni sociali e accelerare la velocità del processo di adozione delle innovazioni. sembrano essere: a) una forza lavoro molto qualificata e con elevati livelli di istruzione, b) la grande

diversificazione del settore industriale, che facilita la creazione di nuove produzioni come

5. Il ruolo dei “centri di competenza” nei network di innovazione combinazione delle specializzazioni tradizionali esistenti nei molti cluster industriali in Europa, c)

la complessità delle forme di collaborazione tra le imprese dello stesso settore e di settori diversi,

L’approccio della governance implica un’azione coordinata che mira ad un obiettivo comune e che che consente la produzione di prodotti complessi e non di singoli macchinari, ma di interi sistemi

usa delle risorse dedicate dai diversi partner. Esso può portare a definire una tipologia differenziata produttivi che non sono imitabili da singoli produttori nelle economie meno sviluppate e d)

di istituzioni intermedie o ponte, capaci di definire e di organizzare azioni congiunte, come per l’emergere di nuovi bisogni dei consumatori e dei cittadini soprattutto nelle grandi aree urbane

europee, che hanno una natura collettiva, come sanità, ambiente, energia, sicurezza, cultura e tempo

esempio: scuole di specializzazione, bandi internazionali, progetti industriali comuni, contratti di libero che possono essere i driver di nuovi mercati e promuovere lo sviluppo di nuovi settori e

programma con grandi imprese, progetti di ricerca cooperativa tra PMI, fondi regionali per imprese nuove imprese.

nuove, progetti congiunti di R&S, istituzioni di ricerca autonome o fondazioni, parchi tecnologici

regionali, tavoli di coordinamento degli attori regionali, patti territoriali degli attori locali, RIS – In particolare, la creatività non consiste solamente nell’adozione di uno specifico prodotto o

strategie regionali di innovazione, programmi nazionali di R&S e reti di innovazione nazionali, processo di innovazione all’interno della singola impresa, ma anche nella progettazione di progetti

management territoriale della conoscenza, reti di centri di ricerca di eccellenza e reti regionali e

nazionali di centri di competenza. Queste istituzioni differenti rappresentano sotto altro aspetto il di medio termine che hanno una natura collettiva e si basano sulla partecipazione di diverse PMI e

grandi imprese organizzate nell’ambito di “centri di competenza” (Cappellin e Wink, 2009), come

capitale sociale delle regioni e svolgono il ruolo di infrastrutture immateriali, che organizzano i indicato dall’esperienza di diversi paesi europei. La promozione della creatività richiede la

flussi di conoscenza tra i diversi attori regionali, in particolare nel caso delle PMI specializzate nei facilitazione di relazioni verticali lungo la filiera tra clienti e fornitori, ma anche di relazioni

settori a media tecnologia. orizzontali tra settori diversi sia a livello locale che con partner di altre regioni, come altri cluster,

In particolare, i centri di competenza sono diversi dai “centri di eccellenza”, che per lo più istituzioni di ricerca e grandi imprese internazionali.

consistono in grandi istituzioni di ricerca focalizzati in campi di ricerca avanzata e pre-competitiva

ben definiti, spesso in stretta relazione con industrie specifiche, ed hanno lo scopo di aumentare la I centri di competenza contribuiscono ad una nuova visione e ad una strategia di lungo termine.

qualità della ricerca e di migliorare la visibilità e reputazione internazionale. Infatti, i centri di Aumentano la consapevolezza dei cambiamenti necessari nei cluster e stimolano le imprese e gli

altri attori nei cluster ad innovare. I centri di competenza si focalizzano su nuovi campi di

competenza devono mirare a promuovere l’accumulazione della conoscenza tra imprese e settori

diversi tramite processi di apprendimento interattivo, piuttosto che focalizzarsi su investimenti in produzione, connessi con le specializzazioni tradizionali nelle diverse regioni, e possono

R&S, dato che assegnano un ruolo chiave agli scambi di conoscenze tacite e alla creazione di promuovere la collaborazione di settori diversi che hanno competenze complementari.

competenze specializzate. I centri di competenza possono stimolare le imprese a cambiare le loro strategie adottando una

I centri di competenza sono anche diversi dai “centri tecnologici” tradizionali, che sono stati create prospettiva di medio periodo e rappresentano uno stimolo ad aumentare l’apertura internazionale

dei cluster regionali promuovendo forme di collaborazione con partner esterni, come istituzioni di

da istituzioni locali e regionali e che mirano a fornire servizi tecnologici e organizzativi alle single ricerca internazionali e grandi imprese internazionali. L’apertura a nuovi attori dei centri di

imprese all’interno dei cluster territoriali. Invece, i centri di competenza mirano a definire e competenza è indispensabile per la loro sostenibilità ed evitare effetti di dipendenza dal sentiero e di

organizzare grandi progetti congiunti con diverse imprese e altri partner per lo sviluppo di lock-in o che si verifichino coalizioni oligopolistiche composte da poche imprese isolate dal resto

produzioni innovative per la diversificazione industriale di un cluster. del cluster.

I centri di competenza sono cruciali per ridurre i costi del cambiamento connessi con l’innovazione

e accelerare il processo di adozione delle innovazioni, evitando il rischio di un effetto di lock-in nei

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Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata". Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata".

Un approccio sistemico all’innovazione, che si focalizzi sulla creazione della conoscenza, Uniti, che sono destinati a stimolare l’economia tramite il sostegno a progetti di innovazione anche

di piccole e medie imprese. In modo analogo, anche il Governo italiano potrebbe promuovere

l’apprendimento interattivo e lo sviluppo delle capacità creative delle imprese regionali porta a assieme ad un pool di banche nazionali ed internazionali un Fondo nazionale per l’innovazione,

considerare una serie più complessa di azioni nelle politiche dell’innovazione, rispetto al solo finanziato con l’emissione di obbligazioni sui mercati internazionali, per orientare il credito verso

finanziamento di progetti di R&S. Pertanto le politiche regionali e nazionali per i centri di

competenza dovrebbero: medi e grandi investimenti innovativi di reti di imprese e soprattutto di PMI sia nei settori

• tecnologicamente avanzati che in quelli a media tecnologia. I centri competenza possono svolgere

cambiare dalla focalizzazione sulle imprese individuali alla governance delle reti di imprese, un ruolo chiave in queste politiche.

• cambiare dal rafforzamento della specializzazione settoriale alla promozione dell’integrazione

intersettoriale e la diversificazione settoriale,

• cambiare dalla cooperazione informale basata sulla fiducia tra gli attori locali a progetti 6. Conclusioni

strategici basati su impegni formali,

• cambiare dall’offerta di infrastrutture di R&S alla risposta ai bisogni emergenti degli utilizzatori Gli studi sull’innovazione sono spesso viziati da una focalizzazione sui settori ad alta tecnologia e

finali ed intermedi, individuando ed aggregando domande frammentate, scoprendo nuovi sulla necessità di diffondere la conoscenza basata sulla scienza, spesso formale e di tipo analitico tra

mercati con grande potenziale di crescita nuovi mercati guida (“lead merkets”) per le produzioni le istituzioni di ricerca, le imprese nuove e gli spin-off ad alta tecnologia e le imprese

regionali, multinazionali. Di fatto, i settori industriali a media tecnologia sono complessi e sono tuttora il

• promuovere l’uso della conoscenza accumulate nel cluster, la circolazione della conoscenza motore della crescita di molte economie industriali, come l’Unione Europea e il Giappone. Inoltre, i

tacita e lo sviluppo di nuove competenze tramite processi di apprendimento interattivo tra gli settori a media e quelli ad alta tecnologia sono legati tra loro da diverse forme di interdipendenza.

attori locali,

• creare nuove attività o spin-off strategici, che possono portare ad una diversificazione produttiva Il processo di innovazione nei settori a media intensità tecnologica può essere interpretato secondo

dell’economia regionale in nuovi settori di applicazione, investendo in progetti vicini alla un approccio sistemico e cognitivo ed è diverso da quello indicato dal modello lineare focalizzato

commercializzazione piuttosto che in R&D di base, sulla spesa in R&S e sui processi razionali di ottimizzazione nelle singole imprese. Mentre un

• promuovere la definizione e adozione di nuovi grandi progetti strategici di innovazione, che approccio lineare mira a promuovere il trasferimento dell’informazione e delle tecnologie moderne

richiedino il coordinamento di molti partner, nei cluster geografici o settoriali già esistenti, o a fornire competenze specializzate alle singole imprese, un approccio cognitivo, basato sui fattori

piuttosto che la creazione di nuovi cluster geografici, che determinano i processi di apprendimento interattivo, si focalizza sulla creazione di reti di

• raccogliere fondi tramite la cooperazione pubblico-privato, coinvolgere intermediari finanziari conoscenza e innovazione tra i diversi attori, sia locali che esterni, sullo sviluppo delle loro capacità

moderni nei progetti industriali strategici e fornire competenze chiave a queste istituzioni nella interne e sullo sfruttamento delle complementarietà.

selezione dei progetti più innovativi, dato che il problema è quello della abbondanza di fondi nel

mercato internazionale e della mancanza di progetti profittevoli a scala locale, L’approccio delle reti di apprendimento indica che il tempo è la dimensione chiave

• creare nuove istituzioni formali ed informali, infrastrutture, norme, regole e routine, adottare dell’innovazione. La competitività delle imprese nei sistemi regionali di innovazione richiede una

nuove forme di governance delle regioni di conoscenza e innovazione e disegnare una strategia velocità del processo di cambiamento maggiore che nelle imprese e regioni concorrenti. Reti di

esplicita di lungo termine dei singoli centri di competenza, produzione e innovazione ben strutturate e l’esistenza di un sistema istituzionale ben sviluppato e

• promuovere la partecipazione di nuovi partner nelle reti di innovazione, come i servizi alle stabile riducono i costi di transazione e di aggiustamento e permettono una maggiore velocità del

imprese ad alta intensità di conoscenza (KIBS) e le università, promuovendo così un impegno processo di cambiamento, di accelerare il processo di decisione politica e di diminuire i tempi di

maggiore nell’innovazione e una strategia di sviluppo di medio termine, implementazione.

• è importante promuovere i collegamenti internazionali tra i centri di competenza di diversi

paesi, la partecipazione a progetti europei e facilitare l’integrazione internazionale e la La governance è un approccio di politica industriale diverso dagli approcci del libero mercato e

competitività del cluster in un mondo sempre più complesso e interconnesso. della pianificazione dirigistica ed è più adatto a guidare o governare un sistema capitalistico

moderno e le reti di conoscenza e innovazione che lo caratterizzano. Il modello della governance o

I centri di competenza non devono focalizzarsi solamente sui bisogni delle grandi imprese o concertazione è basato sul principio della negoziazione, dello scambio e del consenso che sono

sull’organizzazione delle loro catene di offerta verticali. Essi devono adottare una prospettiva diversi dai principi dell’autorità tipico del modello della pianificazione e dal principio di

territoriale, cioè occuparsi delle relazioni orizzontali tra settori diversi, ed una prospettiva competizione e della sopravvivenza del più adatto tipico del modello del libero mercato.

istituzionale, cioè promuovere nuove forme di governance multi-livello. Essi devono individuare

bisogni emergenti nei mercati esistenti e nuovi e creare coalizioni di partner regionali e La struttura dell’industria mondiale ed europea sarà probabilmente molto diversa dopo la crisi

internazionali necessarie per risolvere i problemi connessi. finanziaria ed economica globale del 2008-2009. La crisi costringe ad accelerare i tempi

dell’innovazione, a rompere le coalizioni conservatrici, a promuovere la diversificazione delle

I centri di competenza possono essere organizzati come un consorzio o una società pubblico- produzioni e dei mercati e ad innovare il modello di governance delle relazioni tra le PMI, le grandi

privata, ove il governo regionale svolge il ruolo di promotore assieme ad un gruppo di attori privati imprese, le istituzioni finanziarie, i servizi privati basati sulla conoscenza (KIBS) e i centri di

e l’agenzia di sviluppo regionale può svolgere il ruolo di istituzione di supporto e di gestione. ricerca e le istituzioni pubbliche.

Nell’ambito dei pacchetti di stimolo dell’economia, sono state promosse in alcuni paesi forme di In particolare, l’innovazione rappresenta lo stimolo per investimenti normalmente di dimensioni ben

partnership tra Stato e banche private finalizzate a creare o rilanciare istituzioni finanziarie maggiori e più complessi che non l’investimento nella ricerca e sviluppo formale e che

specializzate o fondi ad hoc, come: il KfW in Germania, l’Oseo in Francia o il TARP negli Stati

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Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata". Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata".

comprendono anche investimenti di tipo materiale e immateriale, in macchinari, in servizi e nel Cappellin, R. (2007), Learning, Spatial Changes, and Regional and Urban Policies: The Territorial

capitale umano. Pertanto, l’innovazione non è solo un fattore che porta ad espandere nel lungo Dimension of the Knowledge Economy, American Behavioural Scientist, 50, 7: 897-921.

termine la “supply side” o le capacità produttive dell’economia, ma può rappresentare lo strumento Cappellin, R. (2009), Creazione di conoscenza e innovazione nei cluster a media tecnologia, in:

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per sostenere immediatamente la domanda aggregata nella crisi economica globale tramite la conoscenza: teorie, attori, strategie. Franco Angeli, Milano: 103-124.

crescita degli investimenti e compensare la diminuzione dei consumi privati e delle esportazioni. Cappellin, R. e Wink, R. (2009), International Knowledge and Innovation Networks: Knowledge

Spetta alle istituzioni pubbliche e alle politiche dell’innovazione allungare l’orizzonte temporale del Creation and Innovation in Medium Technology Clusters. Edward Elgar Publishing,

calcolo economico dei diversi attori privati, migliorare le loro aspettative ed indurli ad aumentare la Cheltenham.

loro propensione al rischio ed all’investimento promuovendo tramite il metodo della concertazione Cooke, P. e Morgan, K. (1998), The Associational Economy: Firms, Regions and Innovation.

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Dahlstedt , M. (2009), The Partnering Society: Governmentality, Partnerships and Active Local

basati sull’integrazione di molti settori, assicurando le risorse finanziarie necessarie e

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Working Paper Series Cognitive Economics: Foundations and Historical Evolution,

La mancanza di una guida pubblica o di concertazione spiega la lentezza dei processi di

innovazione, determina inerzia, impedisce di risolvere i conflitti, di trovare soluzioni tempestive e CESMEP, Università di Torino, No. 04.

rallenta i tempi decisionali anche delle imprese private ed è il vero motivo del basso tasso di European Commission (2001), Multi-level governance: linking an networking the various regional

crescita dell’economia italiana. La crisi economica durerà più a lungo se i politici non and local levels, Report by Working Group 4c, Brussels, May.

riconosceranno che è necessario abbandonare i modelli tradizionali di politica economica come Hall, P. A. e Soskice, D. (a cura di) (2001), Varieties of Capitalism. The Institutional Foundation

quelli di tipo liberista e di tipo dirigistico e adottare il metodo della governance o della of Comparative Advantage. Oxford University Press, Oxford.

concertazione per rimuovere i diversi accordi di tipo collusivo e i pervasivi conflitti di interesse e Hall, P.A. e D. Soskice (2003), Varieties of Capitalism and Institutional Change: A Response to

facilitare le relazioni tra i diversi attori, sia privati che pubblici, nelle complesse reti di innovazione Three Critics, Comparative European Politics, 1: 241-250.

che caratterizzano un sistema capitalistico moderno e l’attuale società della conoscenza. Solo la Héritier, A. (2002): Introduction, in: Héritier, A. (a cura di), Common Goods. Reinventing European

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Kaiser, R. e H. Prange (2004), Managing diversity in a system of multi-level governance: the open

complementari possono assicurare i fattori cruciali di competitività internazionale di un’economia

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Economia 2009/10 Cappellin nelle

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Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata".

Nel Merito

http://www.nelmerito.com/index.php?option=com_content&task=view&id=876&Itemid=73

CRISI ECONOMICA, INVESTIMENTI E GOVERNANCE NELL’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA

Economia reale

di Riccardo Cappellin

12 novembre 2009

La mancanza di una guida pubblica o di concertazione impedisce un cambiamento delle aspettative degli operatori privati, che sono diventate

miopi, e quindi un rilancio degli investimenti a medio termine. Il governo italiano non ha fatto dell’innovazione il settore strategico della politica di

sviluppo e lo strumento più importante per uscire dalla crisi, ma ha puntato sulla politica delle infrastrutture, come il ponte sullo Stretto, che non

mobilitano a breve l’attività economica e che in alcuni casi hanno effetti dubbi sullo sviluppo a lungo termine.

Invece, sarebbe necessario stimolare l’economia con la ripresa degli investimenti (-19,8% la diminuzione degli investimenti in macchinari prevista

dall’OECD nel 2009) delle imprese private, soprattutto in capitale umano e in innovazione, che sosterrebbero immediatamente la domanda

aggregata e almeno parzialmente compenserebbero la diminuzione dei consumi privati (-1,5%) e delle esportazioni (-20,2%).

La struttura dell’industria mondiale ed europea sarà probabilmente molto diversa dopo la crisi finanziaria ed economica globale del 2008-2009. La

crisi costringe ad accelerare i tempi dell’innovazione, a rompere le coalizioni conservatrici, a promuovere la diversificazione delle produzioni e dei

mercati, ad aumentare il "value for money" dei beni e dei servizi privati e pubblici e ad innovare il modello di "governance" delle relazioni tra le

istituzioni pubbliche e le PMI, le grandi imprese, le istituzioni finanziarie, i servizi privati basati sulla conoscenza (KIBS) e i centri di ricerca.

In Europa i maggiori standard di vita hanno determinato la saturazione dei bisogni primari mentre emergono bisogni nuovi che possono

rappresentare i "drivers" di un nuovo "know how" produttivo e di nuovi settori produttivi. Infatti, in una prospettiva strategica i fattori di vantaggio

competitivo dell’Europa rispetto alle economie emergenti sembrano essere: a) una forza lavoro molto qualificata e con livelli elevati di istruzione, b)

la grande diversificazione del settore industriale, che facilita la creazione di nuove produzioni come combinazione delle specializzazioni tradizionali

esistenti nei molti cluster industriali in Europa, c) la complessità delle forme di collaborazione tra le imprese dello stesso settore e di settori diversi,

che consente la produzione di prodotti complessi e non di singoli macchinari ma di interi sistemi produttivi che non sono imitabili da singoli

produttori isolati in economie meno sviluppate e d) l’emergere di nuovi bisogni soprattutto nelle grandi aree urbane europee, che hanno una natura

collettiva, come ambiente, energia, sicurezza, cultura, salute e che rappresentano nuovi mercati per lo sviluppo di nuovi settori e nuove imprese.

Molte grandi imprese mondiali hanno approfittato dei bassi tassi di interesse determinati dalla crisi economica per procedere a grandi emissioni di

obbligazioni destinate a finanziare grandi progetti di investimento e di acquisizione. Ad esempio, in Europa solo nel primo semestre 2009 sono stati

2

Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata".

emessi corporate bond per 804,8 mld. (cfr. Sole 24 Ore, 19 settembre 2009) e le emissioni corporate delle principali società italiane, come: Campari,

ENI, Enel, Edison, Fiat, Finmeccanica, Atlantia, Telecom e Wind, sono ammontate a 9,7 miliardi di euro (cfr. Sole 24 Ore, 8 settembre 2009),

mentre gli ordini sono stati molto superiori alla disponibilità. Il presidente Sarkozy ha dichiarato che il prestito nazionale che verrà lanciato l’anno

prossimo dovrà servire a finanziare per 2 mld. gli investimenti dei 2,5 milioni di PMI francesi tramite l’Oseo: la banca pubblica per le PMI

(Financial Times, 6 ottobre 2009). Il governo tedesco (Financial Times, 2 settembre 2009) ha deciso di dare 10 mld. tramite il KfW: una finanziaria

pubblica, alle banche perchè queste aumentino i fondi disponibili alle PMI (Mittelstand). I fondi saranno presi dal "Fondo Germania" di 115 mld.

creato all’inizio di quest’anno per fornire credito e garanzie alle imprese.

In modo analogo, anche il Governo italiano potrebbe creare in collaborazione con un pool di banche nazionali ed internazionali un Fondo nazionale

per l’innovazione, finanziato con l’emissione di obbligazioni sui mercati internazionali, garantite dallo Stato, per orientare il credito verso medi e

grandi investimenti innovativi di reti di imprese e soprattutto di PMI sia nei settori tecnologicamente avanzati che in quelli a media tecnologia.

In particolare, il governo potrebbe adottare i seguenti interventi:

Fondo nazionale per l’innovazione,

1. promosso assieme ad un pool di banche nazionali ed internazionali e finanziato con l’emissione di

obbligazioni sui mercati internazionali per non meno di 1 miliardo di euro: un importo che è inferiore al credito assicurato dalle banche a singoli

immobiliaristi, presenti nei CdA delle banche stesse, come Tronchetti Provera, Pirelli RE e Camfin: 800 e 400 milioni (Sole 24 Ore, 26 settembre e

18 ottobre 2009) o Zunino, Risanamento: 3 miliardi (Sole 24 Ore, 16 aprile 2009). E’ necessario evitare che il credito disponibile presso le banche

serva come ora accade prevalentemente nel salvataggio di grandi gruppi industriali e finanziari in crisi, come era previsto anche nel caso dei

"Tremonti bonds" di fatto neanche utilizzati. In particolare è necessario:

a) Destinare i finanziamenti del Fondo non ad imprese singole ma solo a consorzi creati da diverse imprese legate in reti di collaborazione

produttiva, finanziaria e commerciale e con una partecipazione significativa di PMI.

b) Selezionare i progetti con procedure di gara o competitive nell’ambito di bandi diversi per ciascuna delle 3-4 macroregioni italiane e

assicurare adeguati finanziamenti a progetti innovativi nel Mezzogiorno.

c) Privilegiare il settore dell’ambiente, delle energie rinnovabili e del risparmio energetico ed anche i settori dei servizi collettivi sia materiali

che immateriali a forte contenuto di conoscenza.

d) Sviluppare forme di collaborazione a scala interregionale e internazionale con imprese medie e grandi di altre regioni e paesi e centri di

ricerca di valore internazionale.

e) Promuovere forme di collaborazione con i paesi industriali emergenti (BRIC) e lo sviluppo delle esportazioni verso nuovi mercati

internazionali. 3

Riccardo Cappellin, Corso di Economia dell’Innovazione, Università di Roma "Tor Vergata".

f) Sviluppare la partnership con le imprese di servizio private e pubbliche ed utilizzare sistematicamente nell’assistenza tecnica e

nell’organizzazione dei progetti il sistema dei servizi professionali privati e il sistema dei centri di ricerca universitari, nelle fasi di disegno creativo

dei progetti, valutazione, nel coordinamento tecnico e auditing della realizzazione degli stessi.

g) Orientare il credito verso le PMI ed evitare che la distribuzione del credito rafforzi il "capitalismo di relazione" tipico del sistema industriale-

finanziario italiano e i conflitti di interesse pervasivi, che sono la ragione principale di enormi rendite e delle inaccettabili disparità di reddito,

cresciute negli ultimi dieci anni.

Creazione di reti di "poli di competenza"

2. (analoghi ai poli di competitività francesi e ai centri di competenza finlandesi ed austriaci)

organizzate a livello regionale e destinate a promuovere la progettazione e l’avvio di nuove iniziative innovative orientando le risorse finanziarie

pubbliche e private disponibili prevalentemente agli investimenti in innovazione e ricerca e qualificazione delle risorse umane. Misura certo più

efficace dei periodici bandi di incentivi alla R&S (come Industria 2015) senza alcuna attenzione alla creazione di strutture organizzative ad hoc, che

organizzino la realizzazione dei singoli progetti.

Innovazione nei servizi.

3. Promuovere nei settori della grande distribuzione commerciale, delle assicurazioni e dei servizi a rete di pubblica utilità

(autostrade, elettricità, ecc.) la ristrutturazione e lo snellimento delle imprese, l’innovazione tecnologica ed organizzativa, la riduzione dei prezzi e la

certificazione sistematica della qualità dei servizi agli utenti, dato che i costi eccessivi dei servizi comprimono lo sviluppo della competitività

italiana e che la riduzione delle rendite darebbe un grande impulso al consumo, più delle riduzioni fiscali dai risultati incerti.

bandi regionali per progetti innovativi che stimolino la creatività individuale

4. Promuovere una serie di di reti di imprese o di singoli

innovatori e assicurare uno specifico aiuto finanziario a tutti i progetti giudicati validi e meritevoli di sviluppo futuro e non solo ai progetti vincitori,

creazione di comunità professionali, gruppi, reti di

per compensare e incentivare lo sforzo di progettazione. Sostenere finanziariamente la

ricerca, piattaforme di innovazione con la partecipazione di diverse imprese se coordinati da università e che mirino ad elaborare progetti di

fattibilità di grandi investimenti industriali. Queste misure mirano a promuovere la creatività e a individuare nuove opportunità di investimento e

sono certo più efficaci nello stimolare l’economia a medio termine dei proclami contro i "fannulloni" del Ministero per la Pubblica Amministrazione

e l’Innovazione 4

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Argomenti trattati dalla lezione sono:
- L’evoluzione del concetto di politica industriale
- La politica di regolazione dei mercati
- La dimensione locale delle politiche industriali e dell’innovazione
- Il ruolo del territorio nei cluster a media tecnologia
- La governance delle reti di conoscenza e innovazione
- Il ruolo dei “centri di competenza” nei network di innovazione


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e management
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Cappellin Riccardo.

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