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Precedentemente a questa data, infatti, la classica struttura organizzativa del ministero era

formata dagli Ispettorati regionali, provinciali e i cosiddetti enti o uffici di zona. L'avvento delle

regioni a statuto ordinario ha determinato il passaggio dei compiti svolti dagli Ispettorati

regionali agli Assessorati, con la riduzione dei compiti dei primi o in alcuni casi la loro

soppressione. Sono quindi sorti praticamente in tutte le regioni gli Enti regionali di sviluppo

agricolo (Ersa), che hanno sostituito i vecchi Enti di riforma, che prima del 1972 erano presenti

solo in alcune regioni.

Di fatto, il passaggio delle competenze si è realizzato con un appesantimento delle istituzioni

responsabili dell'attuazione della politica regionale, chiaramente messo in evidenza dal sensibile

aumento del numero di dipendenti pubblici che si occupano di problemi inerenti l'agricoltura di

fronte a un settore agricolo che perde progressivamente di importanza nel contesto economico

nazionale.

Il ministero ha subito varie modifiche strutturali che di volta in volta ne hanno diminuito o

ampliatono i suoi servizi; le più recenti sono sancite nel 1993 e nel 1997.

Infatti, in seguito all’esito positivo del Referendum abrogativo del 18/4/93, promosso da diverse

Regioni che puntavano ad assumere maggiori competenze in materia di poltica agraria, il MAF

è stato abolito. Al suo posto è stato costituito, con la legge del 4 dicembre 1993, il Ministero per

le risorse agricole, alimentari e forestali (MiRAAF).

Per evitare i temuti effetti di un nuovo referendum promosso dalle regioni (non valido per

insufficiente numero di votanti) è stato varato un Decreto Legislativo, 4 giugno 1997, n° 143,

recante "Conferimento alle regioni delle funzioni amministrative in materia di agricoltura e

pesca e riorganizzazione dell'Amministrazione centrale", che istituisce il nuovo Ministero per le

Politiche Agricole (Mi.P.A.), che sostituisce il MiRAAF, e gli affida i seguenti obiettivi

strategici:

ƒ il coordinamento e il riferimento in materia di politiche agricole, forestali e agroalimentari

degli interessi nazionali, in coerenza con la linea comunitaria, di concerto con le regioni e le

provincie autonome di Trento e Bolzano;

ƒ la rappresentanza degli interessi nazionali nelle apposite sedi comunitarie;

ƒ la cura delle relazioni internazionali;

ƒ la esecuzione degli obblighi comunitari e internazionali riferibili a livello statale;

ƒ la proposta in materia di funzioni governative e di coordinamento ed indirizzo nelle materie

di competenza;

Oltre a tali obiettivi, vengono specificate le competenze operative dell'ente:

ƒ disciplina delle scorte e degli approvvigionamenti alimentari;

ƒ tutela della qualità dei prodotti agroalimentari;

ƒ educazione alimentare di carattere non sanitario;

ƒ ricerca e sperimentazione svolte da istituti e laboratori nazionali;

ƒ regolamentazione delle importazione ed esportazione dei prodotti agricoli ed alimentari;

ƒ interventi di regolazione dei mercati; 4

ƒ regolazione delle sementi e del materiale di propagazione;

ƒ controllo del settore fitosanitario e dei fertilizzanti;

ƒ catalogazione delle varietà vegetali, della genealogia del bestiame e dei boschi da seme;

ƒ salvaguardia e tutela delle biodiversità vegetali e animali;

ƒ gestione delle risorse ittiche marine di interesse nazionale;

ƒ impiego delle biotecnologie innovative nel settore agroalimentare;

ƒ regolamentazione del regime di caccia;

ƒ catalogo delle reti infrastrutturali di irrigazione di rilevanza nazionale;

ƒ riconoscimento e sostegno delle unioni, delle associazioni nazionali, degli organismi

nazionali di certificazione;

ƒ impegno derivante dagli accordi interprofessionali di dimensione nazionale;

ƒ dichiarazione di eccezionali avversità atmosferiche;

ƒ prevenzione e repressione delle frodi nella preparazione e nel commercio dei prodotti

agroalimentari e ad uso agrario;

ƒ raccolta, elaborazione e diffusione di dati e informazioni a livello nazionale, anche ai fini

statistici;

ƒ controllo del rispetto degli obblighi comunitari da parte degli enti nazionali;

Il Ministero, inoltre per svolgere le funzioni di vigilanza previste istituzionalmente si avvale del

Comando Carabinieri Tutela Norme Comunitarie e Agroalimentari

Oltre alla struttura centrale e periferica esistono una pluralità di enti dipendenti dalla

amministrazione centrale. Tra questi, ai fini del funzionamento e dell'attuazione delle misure di

politica agraria, svolge un ruolo strategico e per certi versi controverso l'AIMA (Azienda di

Stato per l'Intervento sui Mercati Agricoli).

L'AIMA, istituita nel 1966 (legge n. 303 del 13 maggio), e riformata definitivamente nel 1982,

nacque come strumento per l'attuazione della politica di mercato e, almeno in un primo

momento, avrebbe dovuto essere sostitutiva della Federconsorzi. Di fatto, non fece altro che

sovrapporsi alle competenze di quest'ultima, con tutti i problemi che successivamente sono

scaturiti dall'ambiguo rapporto tra i due istituti. L'AIMA, non avendo una struttura fisica e di

personale sufficiente a svolgere il complesso compito di intervento sui mercati agricoli (in larga

parte per conto della CE), è stata tra l'altro obbligata ad instaurare stretti rapporti con una

miriade di altri enti collaterali, che svolgono varie funzioni, tra cui il delicato controllo nelle

operazioni di ritiro dei prodotti all'ammasso.

Le competenze dell'AIMA sono le seguenti:

ƒ svolge compiti di organismo di intervento dello Stato italiano, secondo quanto previsto dai

regolamenti della UE, relativi all’organizzazione comune del mercato agricolo

ƒ cura le operazioni di provvista e di acquisto sul mercato interno e internazionale di prodotti

agro-alimentari, ivi compresi i mangimi, e i prodotti della distillazione vitivinicola, per la

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formazione delle scorte necessarie, e quelle relative all’immissione regolata sul mercato

interno nonchè alla collocazione sui mercati comunitari ed extracomunitari per scopi

promozionali

ƒ cura l’ esecuzione delle forniture dei prodotti agro-alimentari, disposte dallo Stato italiano,

in conformità ai programmi annualmente stabiliti dal Ministero degli Affari Esteri in

relazione agli impegni assunti sulla base di accordi internazionali per l’aiuto alimentare e la

cooperazione economica con gli altri paesi; cura altresì l’esecuzione degli analoghi aiuti

disposti dalla UE

ƒ eroga, avvalendosi dei mezzi derivanti dalla propria gestione finanziaria, in relazione

all’andamento del mercato interno e alle disposizioni provenienti in via prioritaria dal

Mezzogiorno e dalle altre aree svantaggiate considerate tali dalla normativa comunitaria,

prodotti agro-alimentari a paesi in via di sviluppo, individuati d’intesa con il Ministero degli

Affari Esteri, sentito il parere dell’Istituto Nazionale per la Nutrizione

ƒ cura l’erogazione delle provvidenze finanziarie, quali aiuti, integrazioni di prezzo,

compensazioni finanziarie e simili, disposte dai regolamenti della UE relativi

all’organizzazione comune dei mercati agricoli. Per tali attività l’AIMA può avvalersi della

collaborazione delle regioni, stipulando con esse apposite convenzioni di durata anche

pluriennale

ƒ fa parte, insieme all’Istituto Nazionale della Nutrizione, del Comitato consultivo per la

cooperazione allo sviluppo

ƒ in presenza di gravi turbative del mercato dei fertilizzanti, determinanti rilevanti difficoltà di

approvvigionamento da parte delle imprese agricole, cura, su specifiche autorizzazioni del

CIPAA, operazioni di provvista e di acquisto sul mercato interno e internazionale di tali

prodotti, per il loro stoccaggio ed immissione regolata sul mercato, alle condizioni stabilite

dallo stesso CIPAA

I principali limiti dell'assetto organizzativo delle politiche agroalimentari italiane sono relativi ai

rapporti tra centro e periferia. Manca infatti una vera azione dirigistica centrale perché le

competenze, che di fatto sono state trasferite alle Regioni. Ma le Regioni, da parte loro, non

sempre sono state in grado di sfruttare con efficienza gli strumenti e i mezzi - legislativi e

finanziari - messi loro a disposizione dall'amministrazione centrale.

Concludendo, i principali limiti dello "Stato agricolo" italiano, sembrano essere da un lato lo

scarso coordinamento tra le politiche regionali e nazionali, che di fatto mancano di una reale

fase di analisi ex ante (preventiva) ed ex post (consultiva), come testimoniano numerose analisi

svolte in proposito. Dall'altro, il quadro delle rispettive competenze appare complesso, con

frequenti sovrapposizioni tra centro e periferia, a causa del proliferare sia a livello di

amministrazione centrale che periferica di enti e uffici di competenza con una funzione non

sempre specifica e chiara. 6

4. L'organizzazione economica dell'agricoltura italiana

In Italia, coesistono tre organizzazioni di agricoltori che sono in un certo senso l'espressione

dell'estrema diversificazione produttiva della nostra agricoltura, e della particolare

frammentazione, unica in Europa, del sistema politico. Tale diversificazione produttiva si

riflette, inevitabilmente, nel mondo agricolo professionale, poiché è ragionevolmente difficile

armonizzare interessi diversi e spesso contrastanti. Da ciò deriva un assetto organizzativo

eterogeneo anche all'interno delle tre principali confederazioni a vocazione generale (Coldiretti,

Confagricoltura e Confederazione degli imprenditori agricoltori), che già di per sè manifestano

la relativa frammentazione del mondo agricolo italiano.

Il quadro agricolo italiano presenta una forte componente politica a causa degli stretti legami

che il mondo organizzativo ha da tempo instaurato con il sistema partitico. In questo senso il

rapporto Nomisma sull'agricoltura italiana (1992) sottolinea in toni abbastanza preoccupati

come, nonostante sussista nel nostro Paese una forte diversificazione produttiva, le differenze e

la frequente contrapposizione delle tre organizzazioni agricole non nascano solo dalla diversa

natura economica dei propri associati, ma anche da differenze sociali colturali e politiche. Di

fatto, in tutte e tre le confederazioni si ha una forte variabilità tra le figure economiche degli

associati.

Le tre organizzazioni di categoria possono in prima analisi classificarsi sulla base dei legami più

o meno stretti che hanno con il sistema partitico.

Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti (Coldiretti)

E' la principale organizzazione agricola italiana, riunisce piccole e medie aziende a conduzione

familiare. La Coldiretti ha storicamente allacciato stretti legami con la Democrazia Cristiana

(DC), legami che specialmente nel passato le hanno permesso di essere attore principale nella

genesi della politica agraria nazionale. Del resto, diversi Ministri agricoli sono stati espressione

di questo potente gruppo di pressione. L'impostazione ideale cristiana- ha sicuramente favorito

un'azione diretta alla protezione della famiglia coltivatrice, promuovendo una politica dai

profondi connotati sociali, finalizzata a mantenere occupazione in un settore che perde

progressivamente importanza nell'economia nazionale. La Coldiretti ha subito un calo di

importanza nella scena politica italiana a causa della riduzione delle comunità rurali nel Paese a

seguito del forte esodo rurale.

Confederazione Nazionale dell'Agricoltura (Confagricoltura)

La Confagricoltura è l'unica associazione nazionale che riunisce tutte le figure o forme di

conduzione aziendali dell'agricoltura italiana, ne fanno parte comunque in larga prevalenza

agricoltori medio grandi. Ha tradizionalmente difeso gli interessi degli imprenditori capitalistici

e dei proprietari terrieri del sud Italia. Ha tra le sue file uomini con notevoli disponibilità

finanziarie per cui il peso politico dell'organizzazione è rilevante, non presenta una posizione

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia e politica agraria a cura del Prof. Roberto Pretolani, all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: i soggetti della politica agraria a livello nazionale ed internazionale; l'organizzazione istituzionale dell'agricoltura comunitaria e dell'agricoltura italiana.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie agrarie
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e politica agraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Pretolani Roberto.

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