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ORGANIZZAZIONE

CROMOSOMICA II

PLOIDIA, AUTOPOLIPLOIDI E

ALLOPOLIPLOIDI

APLOIDIA E ANEUPLOIDIA

La situazione polipoide è molto comune nelle specie vegetali

dove ha rappresentato uno strumento di notevolissima

importanza dal punto di vista evolutivo. Circa la metà dei

generi di piante conosciute contiene specie polipoidi e sono

polipoidi i due terzi delle graminacee. La moltiplicazione del

genoma è perciò da ritenere un evento mutazionale piuttosto

comune tra le angiosperme ed ha contribuito in modo

marcato alla speciazione, soprattutto tra le specie arboree.

.

Una conseguenza abbastanza generalizzata della

poliploidia è l’aumento delle dimensioni cellulari

che, in generale, si traduce in un aumento di

dimensioni dell’organismo. Le specie polipoidi

tendono ad essere più grandi delle loro omologhe

diploidi e questo implica, di solito, la tendenza a

produrre semi, frutti, radici, foglie di maggiori

dimensioni e, quindi, a fornire una più consistente

produzione utile (vd. Campione)

E’ presumibilmente per questo motivo che esempi di

poliploidia sono molto frequenti tra le specie coltivate le

quali, per circa due terzi, sono da ritenersi polipoidi (2n >

18). Tra le piante coltivate è inoltre abbastanza agevole

rintracciare quelle che sono individuate come “serie

polipoidi” che comprendono specie con numeri di

cromosomi che, per ciascuna serie, sono multipli di uno

stesso numero cromosomico di base.

A seconda dell’origine degli assetti cromosomici,

si fa distinzione tra:

autopoliploidia = quando tutti gli assetti

cromosomici derivano dalla medesima

specie;

allopoliploidia = quando gli assetti cromosomici

derivano da specie diverse

Nei poliploidi non sono rari fenomeni più o meno

accentuati di sterilità in quanto, alla meiosi,

possono formarsi gameti scompensati (n ­­­± 1)

che, unendosi o tra loro o con gameti normali,

possono formare zigoti scarsamente vitali, o

completamente non in grado di sopravvivere,

oppure sterili.

La sterilità è particolarmente frequente negli

autopoliploidi nei quali, la presenza di serie

di cromosomi uguali comporta difficoltà di

appaiamento degli omologhi alla prima

divisione meiotica che possono causare

anche perdita di tratti di uno o più

cromosomi con perdita di informazione

genetica e la conseguente formazione di

gameti non vitali.

In molte specie (es. graminacee) questi fenomeni

sono superati con la propagazione vegetativa

oppure con meccanismi che comportano la

formazione di semi senza che vi sia unione tra

gameti (apomissia).

Tra gli autopoliploidi, inoltre, è opportuno

distinguere fra omozigoti e eterozigoti

In questo caso, il termine “omozigote” sta ad

indicare che nella costituzione genetica

dell’autopoliploide non vi è unione tra gameti di

individui diversi. Il termine “eterozigote” indica

invece che la situazione polipoide si è generata

con il contributo di individui diversi. I due termini

non fanno quindi riferimento al tipo di alleli

presenti nel polipoide

autopoliploidi omozigoti = si originano per unione di

gameti non ridotti prodotti dallo stesso individuo

oppure in seguito a duplicazione del numero di

cromosomi in cellule somatiche (meristematiche) di un

individuo originatosi per autofecondazione, come

conseguenza di irregolarità nella mitosi analoghe a

quelle indotte dal trattamento con colchicina .

autopoliploidi eterozigoti = si originano dall’unione

gameti prodotti da individui diversi

di non ridotti

della stessa specie, oppure in seguito a duplicazione del

numero di cromosomi in cellule somatiche

(meristematiche) di un individuo originatosi per incrocio.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in biotecnologie
SSD:
Università: L'Aquila - Univaq
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di GENETICA VEGETALE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università L'Aquila - Univaq o del prof Poma Anna Maria.

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