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L’aspetto morfologico delle

forme non ostruttive non

ascessuali , di eccezionale

riscontro anatomo­patologico e

senza indicazioni bioptiche,

peraltro responsabile della

formazione di cicatrici che

coinvolgono una o due papille,

non è altrettanto noto.

Le conoscenze morfologiche sono

mutuate dalla patologia sperimentale

(principalmente nel ratto e nel topo).

Nei primi giorni predomina

un’infiltrazione di granulociti

neutrofili nell’interstizio e nei tubuli,

e l’entità della suppurazione è

determinata dalla carica e dalla

virulenza batterica.

La severità dell’essudato di PMN

iniziale condiziona le fasi evolutive

successive dell’infiltrato , le sue

caratteristiche e quelle della

cicatrizzazione. Le cellule tubulari

prossimali hanno un coinvolgimento

attivo, in quanto esprimono sulla loro

superficie antigeni maggiori di

istocompatibilità di classe II e

α

l’antigene per il TNF­ .

Nella fase successiva predominano le

sottopopolazioni CD4+ di linfociti T,

macrofagi e linfociti B. Mentre si

riduce la componente granulocitaria,

l’infiltrato linfocitario si rende più

evidente, inizia la fibrosi e compaiono

fenomeni di necrosi e dilatazione

tubulare. Possono inoltre intervenire

fenomeni di autoimmunità nei

confronti della proteina di Tamm

Horsfall.

Il quadro clinico classico ,

caratterizzato dall’ esordio brusco ed

improvviso di malessere generale,

brividi, febbre e dolore lombare, talora

così rilevante da simulare quadri di

addome acuto di competenza

chirurgica, con disuria, stranguria,

pollachiuria e dolori sovrapubici

incostanti, mantiene il suo valore

fondamentale per indirizzare la

diagnosi.

Altrettanto importanti sono i dati di flogosi

(leucocitosi, VES, proteina C reattiva,

fibrinogeno e secondo alcune recenti

segnalazioni procalcitonina), e quelli

dell'esame delle urine (in primo luogo la

leucocituria e la cilindruria leucocitaria,

presente nel 71% dei nostri casi più recenti)

e della batteriuria, peraltro al momento del

ricovero spesso già negativizzata dal

trattamento iniziale. Prosegue la ricerca

sulla microproteinuria e l'enzimuria tubulare

come marker di danno tubulointerstiziale.

Per definizione consideriamo

la TAC come indagine

fondamentale, superiore

nell'adulto alla stessa

scintigrafia renale (negativa in

4/12 nostri casi più recenti).

Ottima invece la concordanza

con la RMN (16/16 casi più

recenti).

La diagnostica per immagini ha

confermato la validità dei dati clinici

tradizionali ed ha anche permesso di

rilevare come le attuali terapie

consentano di risolvere rapidamente

alcuni degli elementi clinico-

laboratoristici classicamente considerati

fondamentali per la diagnosi e che

quindi tendono a perdere precocemente

significato.

Durata media della febbre nei nostri casi

con evidenti lesioni alla TAC: 48 ore;

Normalizzazione di:

-

VES: mediana 7,5 gg;

-

PCR: mediana 6,5 gg;

-

leucocitosi: mediana 2,5 gg;

NB: positività dell'urocoltura al momento del

ricovero solo nel 23% dei nostri casi, in

relazione al sistematico impiego precedente

di antibiotici.

La TAC ha un ruolo fondamentale

nella diagnostica: per l'evidenza

delle immagini e la possibilità di

una precisa differenziazione dalle

lesioni cicatriziali, almeno nella

patologia dell'adulto, noi la

preferiamo alla pur utile scintigrafia

renale con 99mTc-DMSA(negatività

in 4 su 12 casi con netta positività

TAC).

Indagini di confronto stanno

indicando che la RMN potrà essere

considerata come metodica

alternativa , di grande interesse anche

per il suo più sicuro impiego nel

follow-up (concordanza in 16 su 16

casi con esecuzione temporalmente

confrontabile ).

Per un'alta prevalenza di falsi negativi

(80% dei ns 21 casi con indagini

temporalmente confrontabili),

al momento l’ecografia non può

essere considerata come elemento

diagnostico diretto e la sua normalità

può essere fuorviante.

Ruolo della Power Doppler

Sonography?

Per quanto riguarda la terapia, gli

schemi utilizzati e l’esperienza

riportata in letteratura sono quanto

mai vari, sia nei confronti della

scelta dei farmaci, influenzata da

sensibilità batteriche “ambientali”

Molti elementi sembrano suggerire

che due settimane di terapia

possano essere adeguate per la

maggioranza delle donne con

pielonefrite acuta primitiva, con

equivalenza di risultati rispetto a

cicli di sei settimane.

Il programma terapeutico proposto

da Rubin (‘99), e le linee guida

della Infectious Diseases Society

of America, (‘99), per il trattamento

delle pielonefriti nelle donne

prevedono due settimane di

terapia anche nei casi che

richiedono un'ospedalizzazione.


PAGINE

59

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1.04 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento al corso di Nefrologia, tentuto dalla Prof. Giuseppe Piccoli, nell'anno accademico 2012.
Il documento è dedicato alla pielonefrite acuta.
Tra gli argomenti trattati: nefrite interstiziale, pielite acuta, germi responsabili, immagini della TAC, PNA.


DETTAGLI
Esame: Nefrologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni) (ORBASSANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Nefrologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Piccoli Giuseppe.

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