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Articolo 15

Valutazione di compatibilità

1. Per l’insediamento di nuovi stabilimenti o per modifiche di stabilimenti esistenti, compor-

tanti aggravio di rischio, i comuni valutano, attraverso i metodi e i criteri esposti nell’allegato al

Dm 9 maggio 2001, la compatibilità territoriale e ambientale del nuovo stabilimento o della

modifica allo stabilimento esistente rispetto alla strumentazione urbanistica ed in coerenza con il

Ptcp.

2. Ove la strumentazione urbanistica vigente non preveda l’insediamento di nuovi stabilimenti

a Rir, i comuni, a fronte di specifiche richieste, valutano la compatibilità territoriale e ambienta-

le dello stabilimento sulla base del rapporto preliminare di sicurezza, di cui all’articolo 9, com-

ma 1 del D.lgs 334/99, approvato dall’organo competente e, nel caso di valutazione positiva

(nulla osta di fattibilità) avviano, ove necessario, le procedure di variante urbanistica, ai sensi e

per gli effetti dell’art. 5 del Dpr 447/1998.

3. I comuni, in base al Dm 9 maggio 2001, per valutare la compatibilità ambientale dello stabi-

limento a rischio di incidente rilevante, considerano la categoria di danno ambientale a seguito

della valutazione effettuata dal gestore sulla base delle quantità e caratteristiche delle sostanze

pericolose e delle specifiche misure tecniche adottate per ridurre o mitigare gli impatti ambien-

tali dello scenario incidentale.

4. I comuni, per individuare le aree sensibili di maggiore o minore vulnerabilità ambientale e

territoriale e determinare i presupposti di ammissibilità degli interventi di trasformazione, devo-

no considerare l’interazione tra scenario di incidente rilevante e componenti ambientali e territo-

riali. Articolo 16

Elaborato tecnico rischio di incidenti rilevanti (Rir)

1. Sono soggetti all’obbligo di redigere l’elaborato “Rischio di incidenti rilevanti” (Rir) i se-

guenti comuni: Carinaro, Casal di Principe, Caserta, Cesa, Curti, Grazzanise, Marcianise, Mon-

dragone, Pignataro Maggiore, Teano, Vitulazio.

2. I suddetti comuni si conformano, per la redazione dell’elaborato tecnico Rir, a quanto di-

sposto dal Dm 9 maggio 2001.

3. Qualora l’iter dell’istruttoria inerente al rapporto di sicurezza di cui all’articolo 6 del Dm

334/1998 o alla scheda di valutazione tecnica di cui all’articolo 8 del citato Dm 334/1998 si sia

concluso con il provvedimento finale, l’elaborato tecnico Rir deve essere recepito nel Puc in

modo da consentire:

− l’analisi dello stato di fatto e degli effetti per il territorio conseguenti ad un evento acciden-

tale;

− la disciplina delle aree immediatamente limitrofe allo stabilimento.

4. Le disposizioni contenute nell’elaborato tecnico Rir devono essere rispettate per ogni inter-

vento di trasformazione urbanistica o edilizia che venga assentito all’interno delle diverse aree

di danno. Le stesse disposizioni possono rendere necessaria la modifica di preesistenti destina-

zioni d’uso; in tal caso il comune adotta apposita variante urbanistica. Fino all’approvazione

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dell’elaborato tecnico Rir i territori dei comuni interessati da stabilimenti a rischio di incidenti

rilevanti sono soggetti a quanto stabilito dal Dm 9 maggio 2001.

Aree gravemente compromesse dal punto di vista am-

Capo IV. bientale

Articolo 17

Aree gravemente compromesse dal punto di vista ambientale

1. La provincia, fatto salvo quanto previsto dagli artt. 73 e 74 delle presenti norme, nei limiti

delle sue attribuzioni, collabora con le amministrazioni competenti alle azioni di recupero e di

bonifica delle aree gravemente compromesse dal punto di vista ambientale.

2. Alle aree gravemente compromesse di cui al comma 1, si applicano, in quanto compatibili,

le disposizione del precedente Capo.

Tutela dell’identità culturale

Titolo III.

Elementi naturali del paesaggio

Capo I. Articolo 18

Integrazione e specificazione degli elementi paesaggistici a scala comunale

1. I piani urbanistici comunali (Puc) integrano la disciplina del presente piano per gli elementi

paesaggistici a matrice naturale e possono rettificare gli elenchi dei beni di cui al presente titolo

e la relativa perimetrazione, attraverso una più completa ricognizione sul territorio di competen-

za. Articolo 19

Boschi e arbusteti

1. Il Ptcp individua come boschi e arbusteti le aree caratterizzate dalla prevalente presenza di

vegetazione naturale e seminaturale – arborea e/o arbustiva – a vario grado di copertura, maturi-

tà e complessità strutturale, anche in associazione ad altri usi del suolo.

2. La coltivazione e l’uso del bosco deve essere condotta in modo da assicurare le funzioni le-

gate alla difesa idrogeologica, alla salvaguardia del patrimonio idrico, alla purificazione

dell’aria, alla fissazione dell’anidride carbonica, alla conservazione della biodiversità, alla pro-

tezione del paesaggio e dell’ambiente, alla produzione legnosa e di altri prodotti tipici, al turi-

smo ed alla ricreazione.

3. È vietata la conversione dei boschi governati o avviati a fustaia in boschi governati a ceduo,

fatti salvi gli interventi disposti dalla Regione ai fini della difesa fitosanitaria o di altri motivi di

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rilevante interesse pubblico. E’ vietato il taglio a raso dei boschi governati a fustaia, ad eccezio-

ne di interventi necessari per la difesa fitosanitaria o per altri motivi di interesse pubblico.

4. La trasformazione del bosco, intendendosi per trasformazione ogni intervento che comporti

l’eliminazione della vegetazione esistente al fine di un’utilizzazione del terreno diversa da quel-

la forestale, può essere condotta esclusivamente per motivi di rilevante interesse pubblico, lì do-

ve risulti compatibile con la conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il

regime delle acque, con la difesa dalla caduta dei massi, con la conservazione del paesaggio,

con l’azione frangivento del bosco e con le condizioni di igiene ambientale locale. La trasfor-

mazione del bosco deve essere compensata da rimboschimenti con specie autoctone su terreni

non boscati di pari superficie.

5. La gestione e la cura delle aree con vegetazione boschiva e arbustiva in evoluzione è fina-

lizzata alla tutela dei processi successionali in atto, con l’obiettivo di favorire la formazio-

ne/recupero di cenosi a maggiore maturità e complessità strutturale, disciplinando i carichi pa-

scolativi e definendo piani di prevenzione degli incendi.

6. I Puc verificano le perimetrazioni delle aree boscate del Ptcp e, attraverso ulteriori appro-

fondimenti e specificazioni, possono modificarle o integrarle. Con ulteriori studi provvedono a:

a) individuare all’interno delle aree boscate le aree agricole di supporto e mantenimento del

territorio per le quali prescrivere specifiche norme di tutela orientate al mantenimen-

to/potenziamento del loro ruolo di habitat complementari;

b) individuare una fascia di rispetto di larghezza non inferiore a 100 m da cui escludere la rea-

lizzazione di insediamenti residenziali, insediamenti industriali, discariche;

c) definire specifici regimi normativi di tutela, valorizzazione, riqualificazione;

d) individuare e ripristinare e/o adeguare i sentieri pedonali esistenti (segnaletica, consolida-

mento con opere di ingegneria naturalistica, sistemazioni idrauliche, pavimentazioni permeabili

con terra locale stabilizzata). Gli interventi devono prevedere la valutazione di incidenza am-

bientale, con particolare attenzione all’impatto sulla fauna, alla stabilità del suolo e in genere a-

gli aspetti idrogeologici. In ogni caso devono essere vietate l’illuminazione artificiale e

l’installazione di cartelloni pubblicitari;

e) localizzare nuovi percorsi di servizio, scientifici o didattici;

f) controllare e mitigare gli eventuali effetti di disturbo prodotti da sorgenti inquinanti presenti

all’interno o al margine delle aree boscate e incompatibili con le caratteristiche dei siti e con

l’equilibrio ecologico (inquinamento acustico, atmosferico);

g) promuovere azioni di recupero e riuso per le costruzioni rurali dismesse o in via di dismis-

sione anche a fini turistici (centri informazione, rifugi attrezzati, eccetera).

7. Per le costruzioni esistenti, legittimamente realizzate o legittimate a seguito di rilascio di

concessione edilizia in sanatoria ai sensi della vigente legislazione in materia di condono edili-

zio, sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e

di risanamento conservativo di cui all’art. 3, comma 1 lett. a), b), e c), del Dpr 380/2001.

8. Gli interventi di cui al precedente comma, ricadenti in aree di interesse naturalistico istitu-

zionalmente tutelate di cui al successivo art. 24, sono subordinati al parere dell’ente gestore del-

le predette aree. 16

9. Gli interventi di cui al presente articolo da realizzare su immobili o nelle aree di notevole

interesse pubblico, di cui agli artt. 134, 136, 142, 157 del D.lgs 42/2004 e successive modifiche,

sono sottoposti, fatti salvi gli interventi elencati all’art. 149 del citato D.lgs 42, ad autorizzazio-

ne di cui all’art. 146 dello stesso decreto. Articolo 20

Aree dunali e litoranee

1. Le aree costiere della provincia di Caserta presentano la morfologia tipica delle coste basse

sabbiose tirreniche, con la presenza di ambienti ed ecosistemi di rilevante valore ambientale,

paesaggistico e vegetazionale. Il riconoscimento delle specificità morfologiche e insediative so-

no riportate nella cartografia allegata al piano in scala 1:50.000, per le diverse zone, ma le nor-

me corrispondenti garantiscono la salvaguardia dell’integrità fisica e della connotazione paesag-

gistica e ambientale di tali ambiti.

2. Il piano individua gli elementi morfologici dell’ecosistema costiero (spiagge, dune litorane-

e, depressioni retrodunari, paleodune, aree di foce), per tutti i quali è vietato ogni intervento che

possa compromettere l’attuale stato di conservazione.

3. Nel rispetto delle normative specifiche riguardanti le fasce costiere, sono consentiti inter-

venti di ripristino dell’originario stato dei luoghi, finalizzati alla tutela ed alla valorizzazione

dell’intera fascia costiera. Articolo 21

Corsi d’acqua

1. Ferme restando le prevalenti disposizioni delle autorità di bacino di cui al precedente art. 9,

per i laghi e i fiumi individuati negli elaborati grafici del presente piano valgono le prescrizioni

di cui ai commi seguenti.

2. Per i laghi:

a) la salvaguardia della risorsa acqua e rispetto o ristabilimento degli equilibri idrogeologici,

coerentemente con le indicazioni dei piani di bacino;

b) il divieto di interventi edificatori o infrastrutturali privati in una fascia di rispetto di larghez-

za non inferiore a 300 m dalle sponde;

c) la naturalizzazione e il recupero di fruibilità delle sponde con aumento (e in assoluto non ri-

duzione) della accessibilità ciclopedonale al lago attraverso percorsi pubblici;

d) per le fasce fluviali vegetali, la continuità di alberature lungo la sponda, da completare e re-

integrare ex novo; eccetto per quelle ricadenti nelle aree inondabili per le quali va rispettato

quando indicato nel Pai dell’autorità di bacino.

3. Per i fiumi:

a) la salvaguardia quantitativa e qualitativa della risorsa acqua negli alvei naturali e nei reticoli

irrigui e di drenaggio, con contenimento degli impatti da inquinamento e degli utilizzi impropri;

b) il rispetto o ristabilimento degli equilibri idrogeologici, coerentemente con le indicazioni dei

piani di bacino;

c) il divieto di interventi edificatori o infrastrutturali privati in una fascia di rispetto di larghez-

za non inferiore a 100 m dalle sponde; 17

d) la naturalizzazione e recupero di fruibilità delle sponde con aumento (e in assoluto non ri-

duzione) della accessibilità ciclopedonale al fiume attraverso percorsi pubblici;

e) per le fasce fluviali vegetali, la continuità di alberature lungo la sponda, da completare e re-

integrare ex novo.

4. Nelle fasce di cui ai precedenti commi 2 e 3, i Puc consentono il restauro, la manutenzione

ordinaria e straordinaria degli edifici esistenti, legittimamente realizzati o legittimati a seguito di

rilascio di atti in sanatoria ai sensi della vigente legislazione in materia di condono edilizio,

nonché la realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili e di parchi pubblici, la coltivazione agri-

cola e la sistemazione a verde, nel rispetto della conservazione dello stato della natura.

5. I Puc, per perseguire la ricomposizione ambientale, paesaggistica e urbanistica delle aree di

cui al comma 4, individuano gli immobili contrastanti con i valori tutelati dal presente articolo

prevedendo la demolizione degli stessi e la ricomposizione delle aree di sedime.

6. Per l’attuazione degli interventi di cui al precedente comma i Puc prevedono che la ricostru-

zione dei volumi demoliti possa avvenire in aree individuate dallo stesso piano per tali fini. Ai

proprietari degli immobili da trasferire può essere riconosciuta una premialità urbanistica di in-

cremento del volume demolito. Articolo 22

Zone umide

1. L’unità comprende le aree umide del territorio provinciale con preminenti caratteri di natu-

ralità. Le aree umide costituiscono componenti strategici della biodiversità e costituiscono ele-

menti chiave della rete ecologica provinciale.

2. In queste aree sono esclusivamente consentiti interventi finalizzati alla gestione naturalistica

ed al recupero ambientale. Articolo 23

Singolarità geologiche

1. Le singolarità geologiche o geositi individuati dal Ptcp corrispondono a quelle identificate

dal servizio Difesa del suolo della regione Campania nel “Censimento dei geositi e dei geotopi e

cartografia degli itinerari geologico-ambientali della Campania” all’interno del territorio pro-

vinciale di Caserta.

2. I geositi costituiscono i luoghi ove sono conservate le più importanti testimonianze della

storia dell'evoluzione geologica del territorio casertano. Essi sono rappresentativi della geodi-

versità provinciale e regionale pertanto e costituiscono elementi a valenza paesaggistica, scienti-

fica e culturale.

3. Nelle aree caratterizzate dalla presenza di singolarità geologiche o geositi sono consentite le

attività agricole e silvo-pastorali compatibili con la loro conservazione.

Articolo 24

Parchi e aree protette

1. Il presente piano si conforma alle vigenti norme di legge, alle prescrizioni e alle previsioni in

materia di aree protette che riguardano: 18

− il parco regionale del Matese;

− il parco regionale del Roccamonfina;

− il parco regionale del Partenio;

− la riserva naturale regionale “Lago Falciano”;

− la riserva naturale regionale “Foce Volturno-Costa di Licola”.

Elementi antropici del paesaggio

Capo II. Articolo 25

Siti archeologici

1. Il Ptcp persegue l’obiettivo di incentivare il ritrovamento, la tutela e la valorizzazione dei

beni di interesse storico-archeologico, costituiti sia dalle presenze archeologiche accertate e vin-

colate ai sensi della legislazione vigente, sia dalle aree che potrebbero essere interessate da ulte-

riori ritrovamenti o comunque ritenute strategiche ai fini della valorizzazione dei beni stessi.

2. Nelle aree archeologiche non tutelate, ogni intervento edilizio e infrastrutturale e ogni lavo-

razione non superficiale, compresi gli interventi di bonifica e per scoli di acque e canali, devono

essere autorizzati dalle competenti Soprintendenze, a meno di interventi da realizzare in condi-

zioni di emergenza per la incolumità pubblica.

3. Le aree cui è attribuibile un valore archeologico potenziale ipotizzato sulla base di ritrova-

menti diffusi, vanno verificate e riportate nei Puc, d’intesa con la Soprintendenza ai beni archeo-

logici competente, la quale provvede ad assicurare anche la supervisione in caso di scavi.

4. Negli ambiti di interesse paesistico individuati dalla pianificazione paesaggistica o comuna-

le, deve essere realizzata la migliore contestualizzazione possibile dei siti archeologici, anche

ripristinando sistemazioni al contorno esistenti all’epoca cui i siti sono riconducibili.

5. Nei contesti paesistici di cui al comma 3 possono essere realizzati, interventi necessari allo

studio, all’osservazione e alla pubblica fruizione dei beni tutelati.

Articolo 26

Beni d’importanza storico-culturale

1. Il Ptcp individua i beni e i monumenti caratterizzati da un particolare valore culturale e do-

cumentale di interesse sovraccomunale di cui ai seguenti articoli.

2. I Puc provvedono a verificare, ed eventualmente a integrare, le individuazioni compiute in

sede di Ptcp ed a recepirne la disciplina di tutela e di valorizzazione.

3. I Puc provvedono sia alla tutela e alla valorizzazione dei singoli elementi di interesse so-

vraccomunale che a quella dell’organizzazione complessiva del territorio storicamente pertinen-

te al bene individuato nell’ambito del sistema di relazioni spaziali storicamente documentate.

4. Per i beni di cui al presente capo, gli interventi ammissibili sono effettuati con l’impiego di

materiali appartenenti alla tradizione locale. La conservazione, il consolidamento ed il ripristino

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sono attuati con l’impiego di tecniche definite in continuità con le caratteristiche costruttive ed

estetiche tradizionali.

5. Nelle more dell’adeguamento dei Puc al Ptcp non sono consentiti interventi in contrasto con

le prescrizioni di cui al presente capo. Articolo 27

Aree di centuriazione

1. Il Ptcp individua aree, prevalentemente agricole, nelle quali è possibile riconoscere la con-

centrazione di elementi riferibili all’impianto storico della centuriazione romana, quali strade,

strade poderali ed interpoderali, canali di scolo e di irrigazione, case coloniche, piantagioni e fi-

lari di antico impianto orientati secondo la centuriazione, nonché ogni altro elemento riconduci-

bile, attraverso l’esame dei dati topografici, alla divisione agraria romana.

2. I comuni, in sede di formazione o di adeguamento del Puc, provvedono a:

a) verificare i riferimenti e le localizzazioni riportate nel Ptcp;

b) proporre modifiche od integrazioni degli elementi citati, sulla base di studi archeologici di

dettaglio.

3. Nelle aree individuate quali sede di centuriazione i Puc impongono che:

a) sia garantita la leggibilità dei tracciati ancora individuabili e riconducibili alla maglia storica

originaria sia essa centuriazione o altro tipo di divisione agraria antica, al fine di non perdere la

leggibilità della traccia storica;

b) siano evitati spostamenti o alterazioni degli allineamenti originari, interventi incongrui di si-

stemazione stradale o edilizi ravvicinati al bordo dei tracciati, alterazioni nell’andamento del si-

stema delle acque e delle canalizzazioni;

c) siano conservati i filari alberati, anche con opportune integrazioni, e favoriti la piantuma-

zione di nuovi filari seguendo l’orientamento degli assi centuriati;

d) siano conservati gli impianti delle colture legnose tipiche del paesaggio agrario storico, le

residue fasce boscate lungo i corsi d’acqua, le opere dell’uomo quali i tabernacoli, le cappelle, le

edicole ed ogni altra opera direttamente collegata alle tradizioni della ruralità antica.

Articolo 28

Rete stradale di epoca romana e viabilità storica in generale

1. Il Ptcp individua nell’elaborato B3.1 “Identità culturale. I paesaggi storici”, la rete stradale

di epoca romana e la viabilità storica in generale, così come indicate dalla Regione e riportate

nella Carta delle strutture storico-archeologiche del Ptr. Il Ptcp assume la viabilità storica quale

elemento strutturale del territorio che ha contribuito alla formazione del sistema insediativo sto-

rico.

2. Lungo i tracciati individuati, gli interventi previsti dai Puc devono essere volti a favorire la

leggibilità dei tracciati viari, in particolare nei punti di contatto con le aree archeologiche, i cen-

tri storici ed i beni puntuali, nonché a recuperare i sedimi esistenti conservandone gli elementi

tradizionali coerenti quali selciati, alberature, eccetera.

3. I Puc, ai fini della tutela, della salvaguardia e della valorizzazione della viabilità storica, de-

vono: 20

a) individuare all’interno del territorio comunale l’eventuale esistenza di assi viari antichi;

b) integrare l’individuazione della viabilità storica indicata dal Ptcp e delle opere stradali com-

plementari di valore storico testimoniale;

c) promuovere la conservazione delle caratteristiche della viabilità di impianto storico, soprat-

tutto nella sua relazione fisica e funzionale con gli insediamenti urbani;

d) favorire la tutela e la valenza paesaggistica della viabilità minore, anche di tipo rurale, nei

contesti di particolare pregio ambientale;

e) promuovere la salvaguardia delle opere d’arte stradale e degli elementi di valore storico te-

stimoniale comunque connessi alla rete viaria storica.

4. Fino all’adeguamento dei Puc al Ptcp i criteri di salvaguardia di cui sopra si applicano per

una fascia di rispetto di 50 metri da ciascuno dei lati degli assi individuati dal presente piano.

5. I Puc possono ridurre la fascia di rispetto di cui al punto precedente fino a una profondità di

10 m da ciascuno dei lati degli assi individuati dagli strumenti comunali.

Articolo 29

Elementi territoriali del paesaggio borbonico

1. Il Ptcp individua e delimita nell’elaborato B3.1 “Identità culturale. I paesaggi storici” i se-

guenti elementi di epoca borbonica, propri del paesaggio storico casertano perimetrati con

l’utilizzo di cartografie storiche:

a) i siti reali, quali: la Reggia di Caserta, il real sito di Carditello e il complesso di San Leucio;

b) l’Acquedotto Carolino e i Regi Lagni;

c) il Viale Carlo III.

2. Il Ptcp persegue la tutela e la valorizzazione dei beni di cui al comma 1 attraverso interventi

di conservazione ovvero di restauro e di ripristino.

3. I Puc, ai fini della tutela e della valorizzazione dei suddetti beni, devono:

a) verificare o integrare, sulla base di specifiche indagini puntuali i beni costituenti gli elemen-

ti del paesaggio borbonico individuati dal Ptcp;

b) promuovere interventi di restauro e valorizzazione degli immobili;

c) per i beni di cui al presente articolo, gli interventi ammissibili sono effettuati con l’impiego

di materiali appartenenti alla tradizione locale. La conservazione, il consolidamento ed il ripri-

stino sono attuati con l’impiego di tecniche definite in continuità con le caratteristiche costrutti-

ve ed estetiche tradizionali. Articolo 30

Sistemazioni idrauliche storiche

1. Il Ptcp persegue in particolare la tutela e la valorizzazione delle canalizzazioni storiche dei

Regi Lagni, dell’Acquedotto Carolino e delle opere a essi connesse, in quanto beni dotati di uno

specifico valore paesaggistico e documentale.

2. I Puc provvedono a verificare e integrare le disposizioni del Ptcp, con le seguenti finalità:

− conservazione del ruolo idraulico attivo con il recupero della qualità delle acque;

− conservazione dei tracciati; 21

− conservazione e integrazione delle alberature presenti sulle sponde;

− divieto di interramento di canali e di sistemazioni che si traducano nella totale cementifica-

zione degli alvei;

− conservazione dei manufatti idraulici storici (opera di presa, vasche, eccetera);

− conservazione di opere d’arte di particolare pregio presenti lungo le canalizzazioni;

− divieto di modifica o di eliminazione dei tracciati viari storici di tipo poderale o interpodera-

le affiancati ai canali;

− riqualificazione dell’organizzazione territoriale in cui ricadono i canali evitando di disperde-

re la riconoscibilità. Articolo 31

Beni storico-architettonici

1. Il Ptcp localizza nell’elaborato B3.1 “Identità culturale. I paesaggi storici” n. 26 beni stori-

co-architettonici individuati dalla Regione come beni storici extraurbani e riportati nella Carta

delle strutture storico-archeologiche del Ptr. I suddetti beni sono classificati secondo le categorie

proposte dalle Linee guida del paesaggio del Ptr, ovvero:

− architetture difensive quali, per esempio, i castelli;

− architetture religiose, quali basiliche, santuari, conventi;

− architetture residenziali, quali castellacci, ville;

− infrastrutture storiche, quali i ponti, l’Acquedotto Carolino, tratti di strada romana.

2. I Puc provvedono a verificare, ed eventualmente a integrare o rettificare, le individuazioni

compiute in sede di Ptcp a seguito di specifiche indagini di dettaglio ed a recepire la disciplina

di tutela e di valorizzazione prevista dal presente piano.

3. Il Ptcp pone come obiettivo principale la conservazione dei caratteri distributivi e strutturali,

degli elementi decorativi e tecnologici, assicurando la leggibilità dei beni di cui al comma 1 del

presente articolo, anche con la demolizione di superfetazioni e con adeguate soluzioni nella rea-

lizzazione di strutture di servizio.

4. Il Ptcp, ai fini della tutela e della valorizzazione dei beni di cui al comma 1, prescrive desti-

nazioni d’uso compatibili con la loro conservazione e coerenti con la loro funzione originaria.

5. I Puc definiscono idonee aree di pertinenza ai manufatti edilizi di cui al presente articolo e

ne prescrivono la conservazione e, ove necessario, il recupero e la riqualificazione.

6. I Puc prescrivono inoltre che il recupero dei beni di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo

avvenga con i materiali e tecniche tradizionali, con eliminazione delle superfetazioni; assicurano

altresì il reinserimento paesaggistico dei beni architettonici extraurbani che abbiano una stretta

relazione con il territorio circostante, anche attraverso le previsioni di adeguate distanze di ri-

spetto.

7. Nelle more dell’adeguamento dei Puc al Ptcp non sono consentiti interventi in contrasto con

le prescrizioni di cui al presente articolo. 22

Articolo 32

Altri beni storico-architettonici con specifico vincolo

1. Il Ptcp nell’elaborato B3.1 “Identità culturale. I paesaggi storici” individua altresì, con fina-

lità di tutela e di valorizzazione, n. 490 beni immobili vincolati ai sensi dell’articolo 13, D.lgs

42/2004 con provvedimenti amministrativi del Ministero per i beni e le attività culturali.

2. Tali beni immobili comprendono i complessi edilizi urbani e non urbani di tipo religioso,

militare, civile, produttivo, turistico, i giardini, i particolari architettonici caratterizzati da valore

culturale e documentale.

3. I Puc, ai fini della tutela, e della valorizzazione dei suddetti beni immobili, devono:

a) integrare, verificare o rettificare, sulla base di specifiche indagini la localizzazione dei beni

individuati dal Ptcp;

b) promuovere interventi di restauro e valorizzazione degli immobili, di cui al comma 1 del

presente articolo.

4. Per i beni di cui al presente articolo, gli interventi ammissibili sono effettuati con l’impiego

di materiali appartenenti alla tradizione locale. La conservazione, il consolidamento ed il ripri-

stino sono attuati con l’impiego di tecniche definite in continuità con le caratteristiche costrutti-

ve ed estetiche tradizionali. Articolo 33

Centri e nuclei storici

1. Il Ptcp individua e delimita nell’elaborato B3.1 “Identità culturale. I paesaggi storici” i cen-

tri e i nuclei storici, indicati dalla Regione e riportati nella Carta delle strutture storico-

archeologiche del Ptr avendo provveduto all’aggiornamento dei loro perimetri sulla base delle

cartografie Igm in scala 1:25.000 risalenti al 1950.

2. I Puc, ai fini della tutela e della valorizzazione dei centri e nuclei storici provvedono a:

a) verificarne e, se necessario, a modificarne la perimetrazione sulla base di adeguati studi ri-

cognitivi e di un’idonea documentazione cartografica;

b) individuare, per ciascun centro e nucleo storico, il contesto paesistico di pertinenza, cioè

l’ambito del paesaggio circostante cui risulta più strettamente legato da relazioni materiali e

immateriali;

c) dettare disposizioni volte a garantire la conservazione e, ove necessario, il ripristino:

− dell’impianto urbano con riferimento ai tracciati viari e agli spazi pubblici;

− dei caratteri formali e costruttivi, dei tessuti edilizi e degli spazi aperti da salvaguardare con

riferimento alle tipologie ricorrenti, ai materiali e alle tecniche costruttive locali, ai rapporti tra

spazi scoperti, spazi coperti e volumi edificati;

d) perseguire la ricomposizione ambientale, paesaggistica e urbanistica dei centri di cui al pre-

sente articolo, individuando gli immobili contrastanti con i valori tutelati dal presente piano, di-

sponendone la demolizione e quindi la ricomposizione delle aree di sedime.

3. I Puc inoltre devono assicurare:

a) la residenzialità come destinazione prevalente, accompagnata da attività commerciali e arti-

gianali tradizionali e compatibili con le tipologie edilizie storiche; 23

b) la massima quantità di servizi ed attrezzature per la residenza consentita dalla configurazio-

ne urbanistica e dalle caratteristiche dell’edilizia storica;

c) il sostegno e l’incoraggiamento alle attività culturali e ricreative;

d) la salvaguardia delle aree libere contigue ai centri e nuclei storici, promuovendone, ove ne-

cessario, il recupero ambientale e consentendo la realizzazione di parchi e giardini pubblici.

Articolo 34

Coltivi di vite maritata al pioppo

1. Il Ptcp incentiva il ritrovamento, la tutela e la valorizzazione dei coltivi di vite maritata al

pioppo, particolare coltura di vite in passato caratteristica essenziale dell’agro di Caserta e di

Aversa.

2. Il Ptcp individua nella tavola B3.1 “Identità culturale. I paesaggi storici” le aree occupate da

coltivi di vite maritata al pioppo, ricadenti in 29 comuni dell’agro-aversano.

3. Le aree occupate dai coltivi di vite maritata al pioppo sono sottoposte dal Ptcp al regime di

tutela e di valorizzazione dell'assetto attuale, nonché al recupero delle situazioni compromesse

attraverso l’eliminazione dei detrattori. Deve essere evitato: il danneggiamento delle specie ve-

getali autoctone; l'introduzione di specie vegetali estranee; l’eliminazione di componenti dell'e-

cosistema; l'apertura di nuove strade o piste e l'ampliamento di quelle esistenti; l'attività estratti-

va; l'allocazione di discariche o depositi di rifiuti ed ogni insediamento abitativo o produttivo; la

modificazione dell'assetto idrogeologico.

4. I Puc, ai fini della tutela e della valorizzazione dei coltivi di vite maritata al pioppo, provve-

dono ad integrare, verificare o rettificare, sulla base di specifiche indagini, la perimetriazione

delle aree occupate da coltivi di vite maritata al pioppo individuate dal Ptcp.

ASSETTO DEL TERRITORIO

Titolo IV. Articolo 35

Articolazione del territorio provinciale

1. Il territorio provinciale è suddiviso in: territorio rurale e aperto e territorio insediato.

2. Nel territorio rurale e aperto possono essere esercitate le sole attività agricole e di protezio-

ne della natura, mentre possono essere eventualmente confermate fra le attività residenziali e

produttive soltanto quelle oggi esistenti e compatibili.

3. Tutte le funzioni urbane di residenza, produzione e riproduzione sono localizzate all’interno

del territorio insediato. 24

Territorio rurale e aperto

Capo I. Articolo 36

Articolazione del territorio rurale e aperto

1. Il presente Ptcp persegue la finalità di tutela strutturale e funzionale del territorio rurale e

aperto, con riferimento:

− alla funzione produttiva agricola, forestale, zootecnico-pascolativa;

− al mantenimento della biodiversità ed allo svolgimento dei processi ecologici legati alla ri-

produzione delle risorse di base (aria, acqua, suolo, ecosistemi);

− alla stabilizzazione del ciclo idrogeologico, alla tutela della qualità della risorsa idrica, alla

difesa del suolo;

− ai valori paesaggistici e storico-culturali;

− alla funzione ricreativa.

2. Ai fini del perseguimento degli obiettivi di tutela definiti al comma precedente i Puc devono

essere corredati da adeguata cartografia, alla scala 1:5.000 che identifichi tutte le aree forestali,

agricole, pascolative, naturali e seminaturali, o comunque non urbanizzate che concorrono a de-

finire il sistema del territorio rurale e aperto, con riferimento sia a quelle caratterizzate da più

elevata integrità, continuità ed estensione, sia a quelle di frangia e a maggior grado di frammen-

tazione o interclusione ad opera del tessuto infrastrutturale ed urbano.

3. Il Ptcp individua e delimita i seguenti sottosistemi del territorio rurale e aperto:

− a più elevata naturalità;

− a preminente valore paesaggistico;

− a preminente valore agronomico-produttivo;

− di tutela ecologica e per la difesa del suolo;

− di tutela ecologica e paesaggistica della fascia costiera;

− complementare alla città. Articolo 37

Edificabilità del territorio rurale e aperto

1. I Puc prevedono che l’edificabilità del territorio rurale e aperto sia strettamente funzionale

all'attività agro-silvo-pastorale, esercitata da imprenditori agricoli a titolo principale definiti ai

sensi del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99 (“Disposizioni in materia di soggetti e attività,

integrità aziendale e semplificazione amministrativa in agricoltura, a norma dell'art. 1, comma

2, lettere d), f), g), l), e), della legge 7 marzo 2003, n. 38”) e nel rispetto del principio del previo

riuso dei manufatti esistenti.

2. L’edificabilità rurale comprende:

− manufatti a uso abitativo;

− annessi agricoli.

3. I Puc prevedono che la nuova edificazione di manufatti a uso abitativo, ove consentita, av-

venga nel rispetto delle superfici colturali minime indicate negli articoli del relativo sottosiste-

ma del territorio rurale. 25

Articolo 38

Annessi agricoli

1. I Puc prevedono che la realizzazione di annessi agricoli, se consentita dalle norme specifiche

di ciascuna articolazione del territorio rurale e aperto, sia realizzata nel rispetto delle seguenti

superfici massime, detratte le superfici esistenti:

− 20 mq/ha per i primi 3 ettari di superficie fondiaria mantenuta in produzione;

− 10 mq/ha per gli ulteriori 3 ettari di superficie fondiaria mantenuta in produzione;

− 5 mq/ha per gli ulteriori ettari di superficie fondiaria mantenuta in produzione.

2. I Puc prevedono che la nuova edificazione e la riedificazione di serre fisse, cioè a ciclo inin-

terrotto, ovvero con ripetizione della stessa specie di prodotto senza soluzione di continuità, av-

venga con estensione non superiore al 10 per cento della superficie agricola totale (Sat).

3. I Puc prevedono che la necessità di annessi agricoli, ivi comprese le serre, in quantità mag-

giori di quelle indicate in precedenza sia dimostrata da un piano di sviluppo aziendale (Psa). Il

piano contiene:

− la descrizione della situazione attuale dell’azienda;

− la descrizione degli interventi programmati per lo svolgimento dell’attività agricola e/o delle

attività connesse nonché degli altri interventi previsti per la tutela e la gestione degli elementi di

naturalità e biodiversità (boschi aziendali, filari arborei, siepi, alberi isolati), delle consociazioni

tradizionali, delle sistemazioni agrarie (terrazzamenti, ciglionamenti), anche con riferimento al

Codice di buona pratica agricola ed alle misure silvoambientali e agroambientali contenuti nel

piano di sviluppo rurale;

− la descrizione dettagliata degli interventi edilizi necessari a migliorare le condizioni di vita e

di lavoro agricolo degli aventi titolo, nonché all’adeguamento delle strutture produttive;

− l’individuazione dei fabbricati esistenti e da realizzare e dei relativi fondi collegati agli stes-

si;

− la definizione dei tempi e le fasi di realizzazione del programma stesso.

4. L’approvazione del Psa costituisce condizione preliminare per il rilascio del permesso di

costruzione.

5. La realizzazione del Psa è garantita da una apposita convenzione, da registrare e trascrivere

a spese del richiedente e a cura del comune, che stabilisca in particolare l’obbligo per il richie-

dente:

− di effettuare gli interventi previsti dal piano di sviluppo aziendale, in relazione ai quali e’ ri-

chiesta la realizzazione di nuove costruzioni rurali;

− di non modificare la destinazione d’uso agricola delle costruzioni esistenti o recuperate ne-

cessarie allo svolgimento delle attività agricole e di quelle connesse per il periodo di validità del

programma;

− di non modificare la destinazione d’uso agricola delle nuove costruzioni rurali eventualmen-

te da realizzare, per almeno 20 anni dall’ultimazione della costruzione;

− di non alienare separatamente dalle costruzioni il fondo alla cui capacità produttiva sono ri-

ferite le stesse;

− di rimuovere gli annessi agricoli al termine della validità del piano di sviluppo aziendale, in

mancanza di sue proroghe o dell’inserimento degli annessi in un nuovo piano di sviluppo azien-

dale. 26

Articolo 39

Territorio rurale e aperto a più elevata naturalità

1. Il territorio rurale e aperto a più elevata naturalità comprende una gamma differenziata di

habitat seminaturali a diverso grado di maturità e complessità strutturale (boschi, arbusteti, aree

in evoluzione), che per estensione e grado di continuità costituiscono le principali aree centrali,

corridoi ecologici e stepping stones della rete ecologica regionale.

2. All’interno del sottosistema a più elevata naturalità, il Ptcp persegue obiettivi di tutela

dell’integrità strutturale delle comunità vegetali, della diversità biologica, delle dinamiche evo-

lutive, dell’estensione e della continuità ecologica delle aree con caratteri prevalenti di naturali-

tà, da conseguirsi mediante l’adozione di tecniche sostenibili di gestione forestale, pascolativa,

naturalistica e ricreativa.

3. La gestione di queste aree deve assicurare la regimazione delle acque, la manutenzione delle

sistemazioni e opere di difesa del suolo, la protezione delle caratteristiche di integrità e continui-

tà delle coperture pedologiche e del manto vegetale, con il ricorso preferenziale a tecniche di in-

gegneria naturalistica.

4. La frammentazione di queste aree deve essere evitata, prevedendo la collocazione di nuove

opere, edificazioni, impianti tecnologici e corridoi infrastrutturali in posizione marginale o co-

munque in continuità con aree urbanizzate esistenti.

5. Nel territorio rurale e aperto a più elevata naturalità non è consentita la realizzazione di

nuovi edifici a uso abitativo e di annessi agricoli.

Articolo 40

Territorio rurale e aperto a preminente valore paesaggistico

1. Il territorio rurale a preminente valore paesaggistico comprende gli spazi agricoli dei rilievi

collinari, vulcanici e montani, caratterizzati dalla presenza di colture tradizionali di elevato valo-

re produttivo e paesaggistico. In queste aree la multifunzionalità agricola deve essere orientata

al mantenimento di paesaggi rurali di elevata qualità, al sostegno delle produzioni tipiche, alla

valorizzazione delle filiere corte, al potenziamento dell’accoglienza rurale.

2. All’interno del territorio rurale e aperto a preminente valore paesaggistico, il Ptcp persegue

l’obiettivo di preservare sia la capacità produttiva di queste aree, sia la loro funzione di habitat

complementari, di zone cuscinetto rispetto alle aree a maggiore naturalità, di zone agricole mul-

tifunzionali, di zone di collegamento funzionale dei rilievi con le pianure e i fondovalle; di con-

servare i mosaici agricoli e agroforestali e gli arboreti tradizionali; di conservare e rafforzare gli

elementi diffusi di diversità biologica (siepi, filari arborei, alberi isolati, boschetti aziendali, ve-

getazione ripariale) e le sistemazioni tradizionali (terrazzamenti, ciglionamenti, muretti divisori

in pietra).

3. I Puc prevedono che, detratte le superfici esistenti, la edificazione di ciascuna nuova abita-

zione rurale sia ammissibile a condizione che, nell’insieme dei fondi rustici dell’azienda agrico-

la interessata, la somma delle superfici fondiarie mantenute in produzione, anche secondo diver-

se qualità colturali, non sia inferiore a quelle indicate nella seguente tabella: 27

Superficie colturale minima

[mq]

Colture ortofloricole protette 12.000

Vigneti 60.000

Oliveti 72.000

Castagneti da frutto 84.000

Mais 96.000

Cereali, foraggere avvicendate 120.000

Bosco, pascolo, pascolo cespugliato e arborato 360.000

Articolo 41

Territorio rurale e aperto a preminente valore agronomico-produttivo

1. Il territorio rurale e aperto a preminente valore agronomico-produttivo comprende le pianu-

re pedemontane e alluvionali nelle quali la multifunzionalità agricola è principalmente imper-

niata sulla funzione produttiva. In queste aree l’obiettivo delle politiche rurali è sostenere un

mosaico di aziende agricole, orientate a produzioni di filiera lunga, con il ricorso a tecniche

produttive sostenibili. Le politiche territoriali di piano sono orientate al contenimento dei con-

sumi di suolo e dei processi di frammentazione dello spazio rurale ad opera della maglia infra-

strutturale.

2. All’interno del territorio rurale e aperto a preminente valore agronomico-produttivo il Ptcp

persegue l’obiettivo di tutelare la condizione di apertura (openess) del paesaggio rurale; di con-

servare e rafforzare la capacità delle terre di sostenere i processi produttivi agricoli e zootecnici,

mantenendo una elevata qualità delle matrici ambientali: acqua, aria, suoli; di rafforzare gli e-

lementi di diversità culturale e biologica delle aree agricole (filari arborei, alberi isolati, bo-

schetti aziendali, lembi di vegetazione seminaturale associati ai corsi d’acqua minori) mediante

il ricorso alle misure contenute nel piano di sviluppo rurale; di mantenere e recuperare le opere e

gli schemi di bonifica, che rappresentano nel loro complesso una capillare infrastrutturazione

multifunzionale (idraulica, naturalistica, ambientale) a servizio del territorio, con riferimento al-

le canalizzazioni, agli impianti di sollevamento, alle opere di adduzione e distribuzione, ai bor-

ghi ed alle masserie, agli elementi tradizionali di perimetrazione delle unità colturali (filari arbo-

rei).

3. I Puc prevedono che, detratte le superfici esistenti, la edificazione di ciascuna nuova abita-

zione rurale sia ammissibile a condizione che, nell’insieme dei fondi rustici dell’azienda agrico-

la interessata, la somma delle superfici fondiarie mantenute in produzione, anche secondo diver-

se qualità colturali, non sia inferiore a quelle indicate nella seguente tabella:

Superficie colturale minima

[mq]

Colture ortofloricole protette 10.000

Colture orticole di pieno campo, tabacco 30.000

Frutteti 40.000

Vigneti 50.000

Oliveti 60.000

Castagneti da frutto 70.000

Mais 80.000 28

Cereali, foraggere avvicendate 100.000

Bosco, pascolo, pascolo cespugliato e arborato 300.000

Articolo 42

Territorio rurale e aperto di tutela ecologica e per la difesa del suolo

1. Il territorio rurale e aperto di tutela ecologica e per la difesa del suolo comprende gli spazi

agricoli di pertinenza dei corsi d’acqua di rilievo provinciale (Garigliano, Savone, Agnene, Vol-

turno, Regi Lagni), caratterizzati da più elevato rischio idraulico secondo la pianificazione di

bacino vigente. In queste aree la multifunzionalità agricola è orientata a fini produttivi, alla tute-

la delle acque, alla mitigazione del rischio idraulico, alla conservazione dei frammenti di habitat

ripariali. Queste aree costituiscono i principali corridoi di collegamento ecologico-funzionale

della rete ecologica provinciale.

2. In questa parte del territorio il Ptcp tutela:

− l’integrità fisica degli elementi morfologici costitutivi (alveo, sponde ed aree ripariali, isole

fluviali, aree golenali, paleoalvei, meandri abbandonati).

− le formazioni naturali e seminaturali presenti e gli elementi diffusi di diversità biologica

(siepi, filari arborei, alberi isolati);

− la continuità strutturale e funzionale longitudinale;

− la condizione di apertura (openess) del paesaggio rurale.

3. Il Ptcp promuove:

− il recupero naturalistico e ambientale dei tratti dei corsi d’acqua interessati da processi di

degrado con il ricorso a tecniche di ingegneria naturalistica;

− il rafforzamento degli elementi di diversità culturale e biologica delle aree agricole (filari

arborei, alberi isolati, lembi di vegetazione seminaturale associati ai corsi d’acqua minori) me-

diante il ricorso alle misure contenute nel piano di sviluppo rurale;

− la tutela e il recupero funzionale delle opere e degli schemi di bonifica, che rappresentano

nel loro complesso una capillare infrastrutturazione multifunzionale (idraulica, naturalistica,

ambientale) a servizio del territorio, con riferimento alle canalizzazioni, agli impianti di solle-

vamento, alle opere di adduzione e distribuzione, ai borghi ed alle masserie, agli elementi tradi-

zionali di perimetrazione delle unità colturali (filari arborei);

− l’inserimento ambientale delle nuove opere, edificazioni, impianti tecnologici, corridoi in-

frastrutturali in posizione marginale, e comunque in modo da assicurare la continuità longitudi-

nale delle funzioni ecologiche e idrologiche;

− la bonifica dei siti inquinati finalizzata al recupero multifunzionale, al restauro ambientale,

paesaggistico e naturalistico, con la possibilità di destinare le aree alla ricreazione, al tempo li-

bero, allo sport, ad attività culturali, alla vita all’aria aperta, alle colture bioenergetiche e no

food, alla forestazione urbana.

4. I Puc consentono la realizzazione di nuovi edifici a uso abitativo e di annessi agricoli, quan-

do non in contrasto con le norme dei piani stralcio di bacino di competenza delle autorità di ba-

cino. Detratte le superfici esistenti, la edificazione di ciascuna nuova abitazione rurale è ammis-

sibile a condizione che, nell’insieme dei fondi rustici dell’azienda agricola interessata, la somma

29

delle superfici fondiarie mantenute in produzione, anche secondo diverse qualità colturali, non

sia inferiore a quelle indicate nella seguente tabella: Superficie colturale minima

[mq]

Colture ortofloricole protette 12.000

Colture orticole di pieno campo, tabacco 36.000

Frutteti 48.000

Vigneti 60.000

Oliveti 72.000

Castagneti da frutto 84.000

Mais 96.000

Cereali, foraggere avvicendate 120.000

Bosco, pascolo, pascolo cespugliato e arborato 360.000

Articolo 43

Territorio rurale e aperto di tutela della fascia costiera

1. Il territorio rurale e aperto di tutela della fascia costiera comprende i sistemi dunari del lito-

rale flegreo, insieme alla fascia retrodunare a morfologia depressa. Si tratta nel complesso di a-

ree di elevatissimo valore paesaggistico e di spiccata fragilità ambientale, che costituiscono il

delicato corridoio costiero di collegamento ecologico-funzionale all’interno della rete ecologica

provinciale, la conservazione della cui continuità costituisce uno degli obiettivi preminenti delle

politiche del Ptcp.

2. Il Ptcp tutela:

− l’integrità delle aree rurali costiere, siano esse caratterizzate da maggiore integrità, apertura,

continuità; ovvero da più elevato grado di frammentazione e interclusione ad opera del tessuto

urbano e infrastrutturale, in considerazione del loro ruolo chiave come spazi aperti multifunzio-

nali necessari per preservare i valori e le funzioni ecologiche, ambientali, paesaggistiche, ricrea-

zionali e turistiche del sistema costiero, nonché per assicurare e mantenere le necessarie condi-

zioni di accessibilità e fruizione pubblica della costa e del mare, prevenendo ulteriori processi di

frammentazione e di dispersione insediativa;

− la tutela della condizione di apertura (openess) del paesaggio rurale.

3. Il Ptcp promuove:

− il rafforzamento degli elementi di diversità culturale e biologica delle aree agricole (filari

arborei, alberi isolati, lembi di vegetazione seminaturale associati ai corsi d’acqua minori) me-

diante il ricorso alle misure contenute nel piano di sviluppo rurale;

− la tutela e recupero funzionale delle opere e degli schemi di bonifica, che rappresentano nel

loro complesso una capillare infrastrutturazione multifunzionale (idraulica, naturalistica, am-

bientale) a servizio del territorio, con riferimento alle canalizzazioni, agli impianti di solleva-

mento, alle opere di adduzione e distribuzione, ai borghi ed alle masserie, agli elementi tradi-

zionali di perimetrazione delle unità colturali (filari arborei);

− la tutela delle aree agricole immediatamente confinanti con gli elementi di rilievo paesaggi-

stico a più elevata naturalità (aree umide, boschi della pianura costiera, laghetti di cava, aree a

maggiore naturalità), preservandone la funzione di cuscinetto ecologico. 30

4. I Puc non consentono la realizzazione di nuovi annessi agricoli e serre. Consentono la edifi-

cazione delle nuove abitazioni rurali, detratte le superfici esistenti, a condizione che,

nell’insieme dei fondi rustici dell’azienda agricola interessata, la somma delle superfici fondia-

rie mantenute in produzione, anche secondo diverse qualità colturali, non sia inferiore a quelle

indicate nella seguente tabella: Superficie colturale minima

[mq]

Colture ortofloricole protette 10.000

Colture orticole di pieno campo, tabacco 30.000

Frutteti 40.000

Vigneti 50.000

Oliveti 60.000

Castagneti da frutto 70.000

Mais 80.000

Cereali, foraggere avvicendate 100.000

Bosco, pascolo, pascolo cespugliato e arborato 300.000

Articolo 44

Territorio rurale e aperto complementare alla città

1. Il territorio rurale e aperto complementare alla città comprende le parti del territorio rurale

previste dal presente Ptcp negli ambiti di Caserta e di Aversa intorno all’attuale territorio urbano

e delimitate all’esterno dalle tracce della centuriazione.

2. Detta previsione è recepita dai Puc, nei limiti di cui all’art. 3, comma 4, al fine di:

− evitare la saldatura dei preesistenti centri e nuclei edificati;

− conservare gli elementi del paesaggio rurale storico (filari, strade e sentieri, canali, fontanili)

e le permanenti attività produttive agricole.

3. Il territorio rurale e aperto complementare alla città è destinato dai Puc ad attività rurali in

regime di inedificabilità, salvo il recupero dell’edilizia esistente senza incremento del carico in-

sediativo.

4. Può altresì ospitare attrezzature di verde pubblico e spazi per attività ricreative e sportive

senza nuova edificazione anche attraverso la realizzazione di un parco agricolo urbano, come

previsto dalla legge della regione Campania 17/2003.

Territorio urbano

Capo II. Articolo 45

Articolazione del territorio urbano

1. Il Ptcp individua e delimita i seguenti sottosistemi del territorio urbano:

− di impianto storico;

− di impianto recente prevalentemente residenziale; 31

− di impianto recente prevalentemente produttivo.

Articolo 46

Territorio urbano di impianto storico

1. I centri e nuclei storici sono le parti del territorio urbano nelle quali l’assetto urbanistico e

fondiario e i caratteri delle tipologie strutturali degli edifici, degli spazi aperti a essi connessi e

degli spazi comuni, sono stati formati in epoca precedente alla seconda guerra mondiale e si so-

no conservati, in tutto o in larga parte. Sono nuclei storici anche quelli non urbani collocati nel

territorio rurale.

2. I Puc recepiscono le perimetrazioni relative ai centri e ai nuclei storici individuati dal pre-

sente Ptcp, ferme restando le possibilità di modifica ai sensi dell’art.3, comma 4, e distinguono:

a) i complessi urbani storici pre-unitari, individuandoli sulla base della cartografia Igm di pri-

mo impianto;

b) i complessi urbani storici otto-novecenteschi, intesi come le ulteriori parti edificate con so-

stanziale continuità entro la prima metà del XX secolo.

3. I Puc dettano le misure di tutela e di valorizzazione dei centri e nuclei storici di cui ai com-

mi precedenti distinguendo:

a) le parti che conservano, nelle caratteristiche dell’organizzazione spaziale e dell’impianto

fondiario, nonché nelle caratteristiche tipologiche e formali dei manufatti edilizi e degli spazi

scoperti, i segni delle regole che hanno presieduto alla vicenda storica della loro formazione;

b) le parti del territorio nelle quali le suddette caratteristiche e regole sono state rilevantemente

e diffusamente alterate e contraddette.

4. I Puc definiscono una disciplina finalizzata alla manutenzione, al restauro, al risanamento

conservativo ovvero al ripristino (facendo riferimento a idonee documentazioni storiche e ico-

nografiche) degli elementi costitutivi delle parti del territorio di cui alla lettera a) del comma 3.

5. Relativamente alle parti del territorio di cui alla lettera b) del comma 3, i Puc dettano le di-

rettive per la formazione di piani urbanistici attuativi volti a disciplinare la ricostituzione della

morfologia insediativa, nonché a disciplinare le trasformazioni fisiche ammissibili e le utilizza-

zioni compatibili delle unità edilizie e degli spazi scoperti.

6. La ricostituzione della morfologia insediativa si realizza attraverso un insieme di interventi

volti a sostituire, in tutto o in parte, l'esistente tessuto di spazi scoperti, spazi coperti e volumi

edificati Grazie all’applicazione delle regole caratterizzanti la vicenda urbanizzativa storica,

come desumibili dalla cartografia storica, dalla lettura critica del tracciato dei lotti, degli isolati,

della rete stradale e degli altri elementi testimoniali superstiti, ovvero dall'interpretazione della

vicenda conformativa degli insediamenti.

7. I Puc e gli eventuali previsti piani urbanistici attuativi definiscono puntualmente le trasfor-

mazioni e le utilizzazioni ammissibili e prescritte alla scala delle singole unità edilizie e degli

spazi scoperti.

8. Gli strumenti urbanistici prevedono che le aree e gli spazi storicamente inedificati e quelli di

pertinenza degli edifici rimangano inedificati e siano prioritariamente utilizzati per migliorare la

dotazione di servizi pubblici. 32

Articolo 47

Territorio urbano d’impianto recente, prevalentemente residenziale

1. Il territorio urbano d’impianto recente, prevalentemente residenziale, identifica quelle parti

del territorio insediato il cui assetto urbanistico e fondiario si è formato e in tutto o in parte dopo

la seconda guerra mondiale, nei quali l’uso residenziale si estende a oltre il 50% delle superfici.

2. I Puc recepiscono le indicazioni del presente Ptcp, ferme restando le possibilità di modifica

ai sensi dell’art.3, comma 4, e distinguono:

a) le parti caratterizzate da un assetto urbanistico riconoscibile e compiuto e da coerenza dimen-

sionale, funzionale e formale fra spazi pubblici e privati;

b) le parti caratterizzate da assetti urbanistici non compiutamente definiti, in cui

l’insoddisfacente rapporto dimensionale, funzionale e formale fra spazi pubblici e privati deter-

mina una diffusa carenza di qualità urbana, ovvero la sussistenza di aree caratterizzate da aggre-

gati urbani malsani e insicuri o edificati illegalmente.

3. La disciplina delle zone sub a) del precedente comma 2 prevede:

− la conservazione degli assetti urbanistici consolidati;

− l’individuazione e la tutela degli edifici e dei complessi edilizi di valore storico, artistico o

documentale e la previsione di usi compatibili con le esigenze di tutela;

− l’adeguamento della dotazione di attrezzature pubbliche prioritariamente attraverso il riuso

di superfici e volumi inutilizzati, dismessi o dismissibili;

− il recupero dei restanti immobili dismessi con usi prioritariamente volti alla rivitalizzazione

del tessuto urbano;

− la riqualificazione degli spazi pubblici (strade e piazze).

4. La disciplina delle zone sub b) del precedente comma 2 deve essere finalizzata alla riquali-

ficazione degli insediamenti mediante appositi piani urbanistici attuativi che prevedano, anche

promuovendo un nuovo assetto urbanistico:

− l’individuazione e la tutela degli edifici e dei complessi edilizi di valore storico, artistico o

documentale e la previsione di usi compatibili con le esigenze di tutela;

− l’eventuale completamento delle zone sub b) attraverso nuovi interventi residenziali e per la

produzione di beni e servizi nei limiti di cui al precedente comma 1;

− l’adeguamento della dotazione di attrezzature pubbliche prioritariamente attraverso il riuso

di superfici e volumi inutilizzati, dismessi o dismissibili.

Articolo 48

Territorio urbano d’impianto recente, prevalentemente produttivo

1. Il territorio urbano d’impianto recente, prevalentemente produttivo, riguarda le aree appar-

tenenti ai nuclei di sviluppo industriale, quelle del sistema logistico, quelle militari nonché altre

aree destinate alla produzione di beni e servizi.

2. Il Ptcp promuove interventi di mitigazione ambientale, di razionalizzazione dell’uso dello

spazio insediato evitando la saldatura dello spazio urbano.

3. Il Ptcp prevede pertanto l’adeguamento normativo-funzionale, incentiva il migliore utilizzo,

prevede interventi di inserimento paesaggistico e contrasta la tendenza alla diffusione insediati-

va lungo i principali assi di collegamento territoriale. 33

Articolo 49

Suoli interessati da aree e consorzi industriali

1. La provincia – attraverso apposite varianti integrative al presente piano – assicura la previ-

sta riduzione dei suoli attualmente destinati ad aree e a consorzi industriali di cui alla legge re-

gionale 13 agosto 1998, n. 16. Reti e nodi infrastrutturali

Capo III. Articolo 50

Disposizioni generali per l’accessibilità

1. Il Ptcp adotta, quali riferimenti strategici per l’accessibilità, le “Linee Guida per la mobilità

ed i trasporti della provincia di Caserta “ e il “Nuovo piano di bacino di traffico” di cui alla leg-

ge regionale 3/2002, approvati dalla giunta provinciale di Caserta nel 2006.

2. I Puc ed i piani di settore aventi per oggetto l’accessibilità sviluppano gli obiettivi del Ptcp;

nella formazione dei Puc i comuni assicurano una specifica attenzione ai temi della organizza-

zione dell’accessibilità, orientando le proprie previsioni al miglioramento di quella sostenibile,

al migliore impiego del trasporto pubblico, alla mitigazione dei disagi indotti dalla circolazione

automobilistica, alla qualità ambientale e sociale degli spazi urbani.

Articolo 51

Aeroporto di Grazzanise

1. Il Ptcp, nel rispetto del Ptr e del piano regionale dei trasporti, prevede l’ampliamento

dell’aeroporto militare di Grazzanise e la sua destinazione anche all’aviazione civile e commer-

ciale.

2. Gli enti statali competenti, la regione Campania e la provincia di Caserta definiscono il pro-

gramma coordinato di interventi attuativi necessari per il potenziamento dello scalo.

Articolo 52

Infrastrutture per il trasporto e la logistica

1. Gli interventi infrastrutturali previsti dal Ptcp sono indicati nella tavola B5.5 che riguarda

”Territorio insediato. L’accessibilità territoriale”.

2. L’efficacia conformativa della localizzazione delle infrastrutture previste è estesa alle perti-

nenze nonché alle fasce di rispetto stabilite dalla normativa di settore per la corrispondente cate-

goria di infrastruttura. Articolo 53

Classificazione della rete stradale

1. Il Ptcp classifica le strade del territorio provinciale in funzione della loro rilevanza ai fini

dei collegamenti extraurbani e dell’interesse della provincia alla costituzione di una rete viaria

di sostegno ad un modello insediativo territoriale diffuso. 34

2. La classificazione di cui al comma 1 è conforme al Dm 5 novembre 2001. “Norme funzio-

nali e geometriche per la costruzione delle strade” e prescinde dal regime amministrativo, es-

sendo finalizzata a caratterizzare la funzione prevalente delle strade ed a disciplinare conseguen-

temente i rapporti con gli insediamenti, sia esistenti che di futura realizzazione.

Articolo 54

Risoluzione della criticità

1. Le condizioni di criticità relative al sistema dell’accessibilità trovano adeguata risoluzione

in uno dei seguenti modi:

− attraverso il piano provinciale dei trasporti (Ppt) e/o il piano di settore per la viabilità (Ptve),

redatti a cura della provincia in forza del nuovo codice della strada (Ncs) e della legge regionale

3/2002;

− attraverso accordi di programma ai sensi del D.lgs 267/2000 e della legge regionale

16/2004;

− per effetto di azioni e misure previste dai singoli comuni nel Puc, da attuare mediante intesa

con la provincia e con i soggetti proprietari e/o gestori della strada.

Articolo 55

Indirizzi per la pianificazione provinciale nel settore dell’accessibilità

1. I piani di settore tengono conto dell’organizzazione gerarchica della rete stradale e dettano

le disposizioni idonee a tutelarne struttura e funzionalità.

2. In riferimento alle criticità, sia a quelle evidenziate nel Ptcp che alle altre individuate in se-

de di pianificazione comunale, i piani di settore approfondiscono, attraverso adeguate analisi, la

conoscenza delle cause che le determinano e stabiliscono le misure più opportune, prevedendo

specifiche procedure di concertazione con i comuni interessati.

3. I piani di settore definiscono:

− le norme in materia di progettazione stradale, coordinate con la vigente legislazione statale e

regionale, da osservare per i progetti relativi alle strade di competenza provinciale e per le ope-

re, stradali e non, che interferiscano con il sistema della viabilità;

− la disciplina della posa di cartelloni ed insegne lungo la rete stradale di competenza provin-

ciale va definita sentiti gli enti gestori. Articolo 56

Compatibilità ambientale delle infrastrutture

1. La progettazione di nuove strade e di stazioni di interscambio, nonché gli interventi di ri-

qualificazione della rete stradale esistente, prevedono azioni o interventi finalizzati alla riduzio-

ne dell’impatto paesaggistico delle opere, anche attraverso l’utilizzo di criteri di ingegneria na-

turalistica.

2. Per i progetti di nuove strade/infrastrutture o di riqualificazione delle strade esistenti, le re-

lazioni tra infrastruttura e contesto (territoriale, paesaggistico, ambientale, insediativo) devono

essere oggetto di specifica valutazione, attraverso adeguati studi di inserimento, estesi a fasce

laterali di profondità variabile, in funzione della natura dell’opera progettata. Detti studi do-

35

vranno individuare gli interventi di mitigazione e di compensazione ambientale e di riqualifica-

zione territoriale. Per le opere soggette a Via, ove tali studi siano già stati redatti, le eventuali

condizioni e prescrizioni dettate in sede di determinazione conclusiva della procedura Via sono

da ritenere prevalenti.

3. L’insieme delle aree adiacenti alla carreggiata è definito “fascia di rispetto “ la cui progetta-

zione deve prevedere:

− tutte le opere e le misure necessarie alla mitigazione o alla compensazione degli impatti de-

rivanti dalla presenza dell’infrastruttura, in relazione alle componenti rumore, atmosfera, suolo e

sottosuolo, acque superficiali e sotterranee, vegetazione, paesaggio;

− le soluzioni morfologiche per ricostruire le relazioni fra l’infrastruttura e l’organizzazione

spaziale del territorio attraversato;

− l’adozione delle misure necessarie per ridurre le eventuali interferenze con la rete ecologica,

secondo gli indirizzi espressi nelle norme relative al progetto delle rete ecologica provinciale.

4. Le fasce di rispetto e le aree in corrispondenza e all’interno di svincoli, come definite dagli

artt. 3 e 16 del D.lgs 285/1992 (Codice della strada) e dall’art. 28 del regolamento di attuazione

(Dpr 495/92), vanno considerate nei Puc come porzioni di territorio rurale non soggette a previ-

sione di nuovi insediamenti urbani, assumono le caratteristiche di fasce di ambientazione e con-

corrono alla costruzione della rete ecologica provinciale.

5. La realizzazione, l’adeguamento e la manutenzione delle infrastrutture viarie extraurbane

deve rispettare le direttive e gli indirizzi del presente articolo, in uno alle norme tecniche (Dm 5

novembre 2001).

6. I Puc individuano opportune misure per garantire la sicurezza dei pedoni, tramite una rete

pedonale continua e interventi relativi alla moderazione della velocità.

7. Nei Puc non possono essere previste nuove immissioni sulla viabilità di classifica statale,

regionale o provinciale ad una distanza inferiore a 500 m con altra immissione già esistente ap-

partenente ad una qualunque delle citate categorie.

8. La realizzazione di nuove infrastrutture stradali e l’adeguamento delle esistenti alle norme

specifiche in materia di inquinamento acustico derivante da traffico veicolare, emanate a livello

nazionale o definite dai singoli piani di zonizzazione dei singoli comuni, devono prevedere so-

luzioni per la riduzione dell’impatto acustico sugli insediamenti latistanti, esistenti e previsti.

Tutte le opere e gli accorgimenti progettuali necessari per rispettare i valori di clima acustico

prescritti sono poste a carico dei soggetti attuatori, che devono realizzare tali opere contestual-

mente alla realizzazione o all’adeguamento dell’infrastruttura. Nella realizzazione di barriere

acustiche devono essere individuate soluzioni compatibili con il contesto ambientale e paesaggi-

stico, utilizzando le relative fasce di ambientazione dell’infrastruttura stradale, attraverso un

qualificato progetto unitario. Articolo 57

Definizione di “centro abitato”

1. Ai fini dell’applicazione dei successivi articoli in materia di viabilità stradale, la definizione

di “centro abitato” fa riferimento a quella riportata all’art. 3, comma 8, del D.lgs 285/1992, nuo-

vo Codice della strada. 36

Articolo 58

Indirizzi per la pianificazione comunale nel settore della mobilità

1. I comuni, nella formazione dei Puc, redigono, quale piano di settore, il piano

dell’accessibilità.

2. Sulla base della documentazione conoscitiva, i comuni valutano la sostenibilità del carico

urbanistico sulla rete viaria, verificando la capacità delle strade in esercizio e di progetto rispetto

ai flussi di traffico esistenti ed indotti dai nuovi insediamenti.

3. I comuni definiscono, in sede di formazione del Puc, i limiti fisici del centro abitato, ai fini

dell’applicazione delle fasce di rispetto, in rapporto alla classificazione gerarchica della rete via-

ria provinciale.

4. I comuni stabiliscono per quali casi e a quali condizioni l’attuazione degli interventi, rica-

denti in aree destinate ad interventi di trasformazione urbanistica o di nuovi insediamenti, debba

essere subordinata alla verifica, da parte del proponente ed a carico dello stesso, delle ricadute

indotte sul sistema dell’accessibilità.

5. I Puc localizzano le aree per i nuovi insediamenti e stabiliscono la conformazione degli

stessi avendo cura di evitare o, almeno, di contenere lo sviluppo parallelo e direttamente con-

nesso ai tracciati della viabilità principale.

6. I Puc possono stabilire misure ed incentivi per realizzare o incrementare la rete di percorsi

ciclopedonali urbani, possibilmente separati e protetti dalla viabilità ordinaria.

7. La pianificazione della rete dei percorsi ciclo-pedonali, di livello urbano, deve tenere conto

dei percorsi extraurbani già realizzati o in progetto, assicurandone la connessione.

8. I Puc stabiliscono gli indirizzi per favorire le modalità di spostamento alternative all’uso dei

veicoli privati, al fine di ridurre i carichi di punta sulla rete stradale.

Articolo 59

Sistema ferroviario provinciale

1. Nella tavola B5.5 recante “Territorio insediato. L’accessibilità territoriale” del presente pia-

no sono rappresentate le linee ferroviarie. Esse sono distinte in esistenti, eventualmente da ri-

qualificare o dismettere, e di progetto, come recepite dagli strumenti di settori vigenti.

2. Il Ptcp articola la riorganizzazione del sistema dell’accessibilità provinciale sulla base del

sistema di metropolitana regionale definito dalla regione Campania.

3. I Puc rilevano l’impatto che i tracciati ferroviari hanno sul territorio; a tale fine, gli enti pro-

prietari e/o gestori delle infrastrutture, in accordo con le amministrazioni comunali devono pre-

disporre ed attuare interventi per ridurre l’inquinamento acustico ed atmosferico.

Articolo 60

Rete ferroviaria: localizzazione

1. Il Ptcp recepisce i tracciati ferroviari dei progetti in corso, previsti da Rfi e regione Campa-

nia. 37


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Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Petrella Bianca.

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