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la condizione di efficienza economica

Il concetto di efficienza economica è legato alla condizione di equilibrio tra la

domanda/benefici e l’offerta/costi e, da tale concetto, derivano le teorie dell’ottimo

paretiano

i e del

d l benessere

b economico.

i

L’ottimo paretiano è sostanzialmente un criterio che aiuta a definire il concetto di benessere

economico ‐ alla base dell’economia del benessere. La metodologia di analisi della

condizione di benessere della collettività si basa,

basa dunque

dunque, sul concetto del Pareto

improvement : ogni intervento pubblico o privato accresce il benessere collettivo nel

momento in cui migliora la condizione di un individuo/gruppo senza peggiorare quella di un

altro individuo/gruppo.

g pp Pertanto ogni

g intervento p

pubblico o p

privato,

, di interesse collettivo,

,

dovrebbe agire secondo l’ottica paretiana, ovvero perseguendo l’obiettivo di raggiungere la

condizione dell’ottimo in cui il benessere è equamente distribuito e non è possibile

individuare situazioni di benessere alternative, senza danneggiare qualcun altro. Nella

pratica

pratica, l’azione

l azione politica è informata al criterio dell’ottimo

dell ottimo paretiano potenziale.

potenziale L’intervento

L intervento

pubblico produce benefici sociali tali da compensare le perdite che inevitabilmente si

vengono a determinare. Il criterio in questo caso è la massimizzazione dei benefici, i

benefici sociali devono superare

p i costi sociali. La differenza con il criterio dell’ottimo

paretiano risiede nella presenza dei costi sociali, l’ottimo paretiano è una condizione che

presuppone la completa assenza di costi sociali, l’ottimo potenziale (definito anche come la

condizione del second best nel linguaggio dell’analisi costi benefici) ne prevede l’esistenza,

anche se bilanciati positivamente dai benefici.

benefici

. la condizione di efficienza economica

L’intervento dello Stato, o comunque di una entità pubblica che tutela gli interessi della

collettività, è orientato a garantire il benessere sociale quando è minato da azioni dei

singoli. L’azione privata, esplicitata nella produzione di beni e servizi, può innescare

meccanismi di inefficienza nell’allocazione delle risorse, nel senso che si creano dei costi

sociali per l’uso non regolato di risorse pubbliche per le quali non esiste un costo diretto

relazionato

l all’uso.

ll In questo caso si parla

l d

di esternalità

l à negative

In generale, si ha una esternalità quando l’attività di produzione o di consumo di un agente

economico influenza l’attività di produzione (il livello di profitto) o di consumo (il livello di

utilità) di altri agenti economici, senza che questo effetto venga in qualche modo

compensato o valutato da un sistema di prezzi. Gli effetti esterni potranno essere positivi,

nel caso si verifichi un aumento nei livelli di profitto o di utilità da parte degli individui

i

interessati,

i oppure negativi

i i nel

l caso contrario.

i I problemi

bl i di i

inquinamento

i generano

esternalità negative. Le forze di mercato non sono in grado da sole di provvedere ad una

allocazione socialmente efficiente dei beni ambientali. In assenza di una precisa

attribuzione dei diritti di proprietà,

proprietà soprattutto nel caso dei beni pubblici,

pubblici non è infatti

possibile disciplinare l’uso delle risorse ambientali attraverso l’operare di un sistema di

prezzi.

. la condizione di efficienza economica

In un’economia di mercato a regime capitalistico, il benessere è massimizzato solo nelle

condizioni di concorrenza perfetta: Efficienza economica. Tale situazione comporta:

a) gran numero di imprese in ogni settore (non esiste monopolio);

b) ogni impresa fornisce un prodotto omogeneo all’interno del settore;

c) l’impresa

l massimizza il

l proprio profitto

f ed

d il

l consumatore agisce razionalmente

l perché

entrambi hanno piena informazione sugli eventi futuri;

d) non ci sono esternalità.

Queste condizioni non sono realizzabili in nessun sistema economico, sia esso capitalista o

socialista per cui le argomentazioni dell’economia del benessere non sono applicabili alla

realtà concreta dei sistemi economici.

Nonostante tutto, la definizione delle condizioni necessarie per il raggiungimento

dell’ottimo paretiano è utile perché rappresenta un punto di riferimento rispetto al quale

pubblico,

p , q

quanto il benessere sociale è salvaguardato

g è a spese

p di chi.

valutare l’intervento

Nella pratica molti governi possono scegliere di ignorare queste indicazioni in quanto

costose, o perché incerti i benefici derivanti.

. In cosa consistono le esternalità

Una volta comunque che la scelta

pubblica

bbli è quella

ll di intervenire,

i t i ci

i

sono due ragioni che la spiegano:

ragioni di equità (distribuzione

1) del benessere welfare) in

termini di distribuzione del

reddito e misure che riguardano

la protezione del consumatore;

ragioni di

d efficienza,

ff intervenire

2) per eliminare le esternalità.

In cosa consistono le esternalità

L’attività di pianificazione, nella sua accezione di

politica pubblica, interviene nel libero mercato per

“aggi

“aggiustare”

stare” le eventuali

e ent ali distorsioni che si verificano

erificano

a danno della collettività. Il piano, come

formalizzazione e coordinamento delle politiche di

settore, vive storicamente il rapporto con il mercato

in maniera conflittuale,

conflittuale a seconda della

predisposizione del pensiero dominante ad

accettare o meno un controllo dello Stato. Questo

ruolo dello Stato ha però cambiato istanze, man

pianificazione

p ha mostrato una

mano che l’attività di

propria identità nell’ambito delle scienze sociali ed

economiche, evolvendosi dalla forma di mero

controllo e regolazione dall’alto, alla forma

comunicativa del coordinamento di esigenze locali.

La flessibilità

fl bl àd

del

l piano tanto auspicata sembra

b

risolversi nell’approccio partecipativo e ambientale,

che richiamano un’impostazione sistemica e

dinamica, in contrapposizione con il freddo e statico

zoning

zoning, ancora baluardo di molte amministrazioni.

amministrazioni

Piano e mercato del lavoro

L’occupazione è generalmente un obiettivo di politica

‡ economica che indirettamente viene traslato nella

formulazione del piano urbanistico, secondo le priorità

poste dal contesto. L’organizzazione delle attività

produttive insieme all’impostazione strutturale che si

vuole dare al territorio crea nuove opportunità di

lavoro, definisce nuovi standard formativi, agisce, in

p

parole,

, sulla domanda e l’offerta di lavoro.

altre

Il mercato del lavoro, senza controllo dello stato, in

‡ regime di laissez faire, funziona nella ricerca

dell’equilibrio tra domanda ed offerta ad un

determinato costo del lavoro, corrispondente al

salario.

salario

La flessibilità del costo del lavoro, quindi, garantisce il

‡ funzionamento del mercato con un’efficiente

allocazione delle risorse. In questa condizione non si

verifica, secondo la teoria classica economica,

disoccupazione

disoccupazione. Nel caso in cui lo Stato interviene

fissando un tetto minimo al di sotto del quale non è

possibile andare, l’offerta di lavoro aumenta L2,

mentre si contrae la domanda. Le imprese assumono

di meno a causa dell’aumento del costo del lavoro. In

questa condizione si crea disoccupazione.

disoccupazione La politica

del salario minimo, in ogni modo, non è mai isolata,

nel senso che è accompagnata da altre politiche

economiche di incentivi alle imprese per impedire la

creazione di disoccupazione.

Piano e mercato del lavoro

Il funzionamento del mercato del lavoro è dettato da alcune peculiarità derivanti dal fatto che in questo tipo di

mercato “chi vende non cede pienamente a chi compra il controllo sull’uso della merce venduta, sicché la relazione

sociale

l tra l

le parti non finisce

f con l

lo scambio,

b ma prosegue nel

l processo produttivo

d ... Il

l mercato del

d l l

lavoro può

ò

essere considerato una duplice arena, una in cui si scambia forza lavoro ed una in cui la forza lavoro è trasformata in

lavoro.» .... Mercato individualistico, contrattazione collettiva ovvero scambio organizzato, stato e comunità sono,

infatti, le istituzioni che regolano ed organizzano le relazioni tra i soggetti presenti sul mercato del lavoro.” Reyneri

nel

l suo saggio individua

d d tre modalità

d l à di

d regolazione

l del

d l mercato del

d l lavoro

l :

Mercato libero dove il rapporto tra la domanda e l’offerta è governato da leggi concorrenziali ed individualistiche.

L’intervento pubblico è comunque presente, “perché è ormai ben noto che anche l’istituzione del libero mercato si

afferma e sopravvive grazie a norme legislative ed a decisioni politiche.”[Reyneri, 1987]. Le politiche pubbliche sono

piuttosto indirizzate ad avvantaggiare le condizioni della domanda in modo da rispondere indirettamente alle

esigenze dell’offerta.

La pianificazione territoriale nella sua attività di rispondenza ad un sistema di politiche è predisposta ad attuare un

processo

p di trasformazione del territorio come espressione

p di una cultura collettiva. E come tale instaura meccanismi

di produzione di attività, di opportunità, di sviluppo. Il planner nel delicato momento di formulazione delle politiche

ha il compito di “contestualizzare” le scelte. La creazione di posti di lavoro è strettamente connessa con le

opportunità localizzative, a loro volta relazionate alla vocazione del luogo. Le politiche di sviluppo del Mezzogiorno

hanno fallito nel tentativo di uniformare le scelte localizzative ad un unico g

grande contesto,

, il Mezzogiorno.

g Scrive a

tal proposito Bagnasco : L’emergenza di aree locali di piccola impresa porta alla luce diversi mezzogiorni. Esistono

regioni che procedono più speditamente (secondo certi indicatori) dell’Italia nel suo complesso ‐ Abruzzo, Puglia,

Molise, Basilicata ‐ e altre meno ‐ Sicilia, Campania, Calabria, Sardegna. Le differenze si ripropongono per province e

aree interne a q

queste. A seguito

g di ciò torna insistente al domanda se si debba continuare a mantenere una visione

unitaria della questione meridionale.

Piano e mercato del lavoro

Il processo di industrializzazione nel Mezzogiorno è stato sponsorizzato da una politica di incentivi

“sugli investimenti e non in rapporto al numero di addetti : denaro a basso prezzo o a fondo

perduto

perduto, prima di tutto,

tutto e poi incentivi fiscali e territoriali

territoriali, sostegno pubblico alla formazione

formazione,

sviluppo di infrastrutture”.

La cultura dell’emergenza ha poi reso il piano sempre meno rispondente agli obiettivi di sviluppo ed

occupazione. Il processo di trasformazione strutturale che il piano avrebbe in un certo senso

garantito

tit è stato

t t settorializzato

tt i li t in

i obiettivi

bi tti i di b

breve periodo

i d che

h garantivano

ti una i

immediata

di t

apparente soluzione dei problemi del Mezzogiorno, lasciando perennemente irrisolti le questioni

caratterizzanti il sottosviluppo.

Il mercato del lavoro del Mezzogiorno si è così arricchito di una forma “sommersa” in cui sembra

f

funzionare

i in

i regime

i lib

liberistico.

i ti

Nella considerazione del mercato del lavoro come duplice arena, il piano interviene nella fase della

trasformazione della forza lavoro in lavoro. Questo aspetto viene enfatizzato dalle strategie

localizzative in cui il mercato del lavoro agisce

g come input

p p

per la definizione della scelta

imprenditoriale. “.... la domanda è : Dove sarebbe opportuno localizzare l’impianto in relazione

alla dispersione nello spazio delle diverse risorse necessarie, dei mercati, della manodopera e

dell’indotto ?” In questo contesto il mercato del lavoro assume la connotazione di una delle

cause che originano le economie di urbanizzazione.

Le capacità di trasformazione del mercato del lavoro da parte del piano verso meccanismi più stabili

si attua nella direzionalità dello sviluppo che si intende perseguire. La città ha specifici mercati

di riferimento con un più o meno esteso bacino di provenienza che necessita strutture adeguate

p

per alimentarlo.

Piano e mercato del lavoro

Riduzione Riduzione Aumento di Valorizzazio Economie

Natura del

La concezione,

concezione quindi

quindi, della dei costi di dei costi di efficienza dei ne della dinamiche

vantaggio di

pianificazione come produzione transazione fattori produzione (riduzione di

impresa

Natura delle

un’attività che ostacola lo produttivi incertezza)

fonti di economie di

sviluppo economico urbanizz.

determinando Settore p

pubblico : • • •

disoccupazione e recessione Presenza di beni pubblici • • •

è messa mirabilmente in Economie di scala nei

servizi pubblici

discussione da Engle, Settore privato output:

Navarro e Carson (1992), i • •

Dimensione del mercato

quali

li affermano

ff che

h l

la urbano

b • • •

Possibili nicchie di

questione principale del specializzazione

mercato del lavoro non Settore privato input:

riguarda la previsione • •

Mercato del lavoro urbano • • •

dell’impatto

dell impatto delle politiche Accesso a funzioni

superiori

territoriali sul tasso di • • • •

Accesso a funzioni

disoccupazione, ma piuttosto specializzate • • •

l’analisi della distribuzione Presenza di capacità

manageriali

geografica

g g del lavoro • • •

Informazioni e contratti

all’interno delle città e

regioni e l’andamento dei

salari.

Il piano e il mercato dei suoli

Da un punto di vista “tecnico”, la terra è un fattore

naturale di produzione la cui offerta non può essere

influenzata dal prezzo. Nel senso che la quantità

offerta

ff t non può

ò aumentare

t i

in risposta

i t ad

d un

aumento dei prezzi o decrescere nel caso inverso. La

curva dell’offerta nel mercato dei suoli è

perfettamente anelastica, il prezzo è determinato

solo dalla domanda.

La terra, oltre al suolo propriamente inteso include

altri fattori “naturali” di produzione, quali l’acqua, il

sole, ecc. Questa peculiarità ha reso il concetto di

proprietà, connesso al bene terra, di incerta

definizione, o perlomeno ambiguo nella

estrinsecazione del diritto di proprietà nella

determinazione degli espropri di pubblica utilità

messi in atto dalle politiche del piano.

Un problema essenziale, anche ai fini della soluzione

di delicate

d li t ed

d attuali

tt li questioni

ti i relative

l ti alla

ll di

disciplina

i li

urbanistica, è quello dell’esistenza o meno nella

Costituzione italiana di un principio di garanzia della

proprietà privata. ... Allo stato attuale i principi

accolti in via del tutto prevalente confermano il

cosiddetto

idd tt carattere

tt misto

i t d

della

ll C

Costituzione

tit i

repubblicana in materia di rapporti economici, nel

senso che il nostro ordinamento non è né di tipo

liberista, né collettivista.

L’uso

L uso del suolo associa alla terra una rendita in

quanto genera un domanda. L’interazione tra la

domanda e l’offerta determina il mercato dei suoli in

cui l’offerta è fissa e la domanda varia secondo le

scelte localizzative, già definite o in fieri.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Il piano e le strutture dinamiche del mercato
In questo materiale didattico vengono trattati i seguenti argomenti. Cosa è il mercato. La condizione di equilibrio del mercato. La condizione di efficienza economica. In cosa consistono le esternalità. Piano e mercato del lavoro. Il piano e il mercato dei suoli:
- la teoria dell’ecologia urbana;
- la teoria neoclassica dell’uso del suolo;
- la teoria strutturalista o di impostazione marxista.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in urbanistica
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di Urbanistica - Valutazione e progettazione urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Bevilacqua Carmelina.

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