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Piano di gestione Appunti scolastici Premium

Per essere inseriti o continuare ad essere iscritti alla Lista del Patrimonio Universale (WHL) l’UNESCO richiede la formulazione di un Piano di Gestione, le cui finalità sono quelle di garantire nel tempo la tutela e la conservazione alle future generazioni dei motivi di eccezionalità che ne hanno consentito il... Vedi di più

Esame di Aspetti teoretici e tecnici della conservazione docente Prof. M. Di Stefano

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ESTRATTO DOCUMENTO

IL DOCUMENTO È UNA SINTESI DEI LAVORI SVOLTI DALLA

CONSULTA NAZIONALE DEI SITI UNESCO E SISTEMI TURISTICI LOCALI

…….

Il Sottosegretario di Stato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali

On.le Nicola Bono con delega all’UNESCO ha istituito una “Commissione

Consultiva per i piani di gestione dei siti UNESCO e per i sistemi turistici

locali” con l’incarico di fornire orientamenti e indirizzi per la redazione e

l’attuazione dei piani di gestione dei siti italiani iscritti nella Lista del

Patrimonio Mondiale, nonché dei sistemi turistici locali.

La Commissione è costituita dai seguenti componenti:

• On.le Nicola Bono, Presidente

• Dott. Roberto Celli, Dirigente d’impresa

• Prof. Avv. Giuseppe Fauceglia, Facoltà di Giurisprudenza -Università

di Salerno

• Prof. Luca Ferrucci, Facoltà di Economia – Università di Perugia

• Prof. Avv. Felice Giuffrè, Facoltà di Giurisprudenza - Università di

Catania

• Arch. Manuel R. Guido, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

• Prof.ssa Tatiana Kirova, Facoltà di Architettura II – Politecnico di

Torino

• Prof. Arch. Pietro Laureano, Facoltà di Architettura, Politecnico di Bari

• Prof. Massimo Paoli, Facoltà di Economia – Università di Perugia

• Prof. Walter Santagata, Dipartimento di Economia – Università di

Torino

• Prof. Lucio Pasquale Scandizzo, Facoltà di Economia – Università Tor

Vergata Roma

• Dott. Alessandro Schiavone, Dirigente d’impresa

• Prof. Tommaso Sediari, Facoltà di Economia – Università di Perugia

• Dott.ssa Anna Maria Trimarchi, Ministero per i Beni e le Attività

Culturali

• Prof. Pietro Valentino, Facoltà di Economia – Università di Roma “La

Sapienza”

• Prof. Felice Vertullo, Facoltà di Economia – Università di Perugia 3

I componenti della Commissione rappresentano le diverse

professionalità, aree disciplinari e classi di sapere necessarie per

affrontare detti compiti.

In fase preliminare, la Commissione ha svolto un lavoro di analisi delle

esperienze già attuate in Italia e all’estero, successivamente i singoli

componenti della Commissione hanno fornito un analitico contributo

concettuale e metodologico, ciascuno nel proprio settore di competenza,

che resta a disposizione quale fonte preziosa per comprendere la

complessità dei temi affrontati.

Il documento che viene presentato è una sintesi dei lavori svolti,

predisposta appositamente per questa occasione, al fine di aprire un

primo confronto e stimolare ulteriori contributi con i partecipanti alla

Seconda Conferenza Nazionale dei Siti Italiani UNESCO.

4 Nota introduttiva

Per essere inseriti o continuare ad essere iscritti alla Lista del

Patrimonio Universale (WHL) L’UNESCO richiede la formulazione di

un Piano di Gestione- le cui finalità sono quelle di garantire nel

tempo la tutela e la conservazione alle future generazioni dei motivi

di eccezionalità che ne hanno consentito il riconoscimento.

Il presente documento descrive gli elementi concettuali del modello

di piano basato sull’esperienza maturata nel nostro Paese in materia

di conservazione e valorizzazione dei beni culturali. E’ anche il primo

atto applicativo del nuovo Codice dei Beni culturali emanato con

Decreto Legislativo del 16 gennaio 2004 , entrato in vigore il primo

maggio 2004.

In questo ambito, l’esperienza accumulata è un valore in se che va

reso disponibile poiché è un asset locale ed universale proveniente

da una nostra tradizione secolare di saper fare e innovare in campo

culturale, riconosciuta da tutto il mondo. Questa nostra peculiarità è

stata anche ribadita dalla richiesta dell’ UNESCO fatta all’attuale

Governo di riservare all’Italia una ruolo guida nell’assistenza ai Paesi

che devono conservare i rispettivi patrimoni .

Il modello gestionale assume quindi anche il ruolo per mostrare al

mondo questa profonda vocazione. Ma è anche la guida per fornire ai

livelli coinvolti - pubblici e privati - una originale via italiana alla

tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali.

Va tuttavia sottolineata che senza un’efficiente gestione economica

integrata dei beni culturali, come risorsa, diventa assai difficoltoso

garantire le finalità della conservazione. Tutela e conservazione sono

infatti condizioni necessarie, ma non sono sufficienti. Occorre anche

una gestione in grado di attivare, assieme alla tutela delle identità, le

filiera delle attività culturali e produttive correlate.

Il modello del piano di gestione posto alla base del documento

considera, quindi, implicitamente definito il Sito, come luogo attivo di

produzione di cultura contemporanea, ampliando il semplice e

tradizionale concetto di luogo di conservazione della cultura storica. 5

Il documento intende fornire alle autorità locali una indicazione come

collegare il piano di gestione alla pianificazione del territorio e di

come una corretta organizzazione della gestione possa fornire un

contributo originale allo sviluppo del sistema economico locale, in

particolare, alla crescita del turismo culturale.

Ovviamente le linee guida contenute nel documento sono il primo

passo per un processo di collaborazione istituzionale, verticale e

orizzontale, con le Autorità responsabili E difatti, la presentazione del

modello alla Conferenza di Paestum del 25/26 maggio 2004 è solo

un punto di partenza: attiva cioè un procedimento che durerà sino

alla condivisione di un metodo di lavoro uniforme in grado di

accogliere tutti i suggerimenti utili

Nella gestione dei siti sono infatti coinvolte ed intrecciate le funzioni

di tutela con quelle della valorizzazione e della promozione ma anche

con quelle dello Stato garante in ordine agli obblighi assunti a livello

internazionale. E queste connessioni suggeriscono una gestione

coordinata in cui si dovrà realizzare un meccanismo di ripartizione

delle funzioni amministrative il più possibile flessibile,in ogni caso,

basate sui principi della sussidiarietà, della differenziazione e dell’

adeguatezza.

Le line guida dovranno pertanto essere condivise e successivamente

portate al livello di regolamento. Esse quindi non sono definitive,

Saranno aggiornate e poi riviste con le buone pratiche e la prassi

applicative tenendo bene in mente le differenze tipologiche dei siti :

seriali, paesaggio culturale, siti monumentali, centri storici.

Il documento è articolato in 4 sezioni. Nella prima sono illustrati i

“Fondamenti” ovvero i principi del modello; nella seconda è descritta

la “Struttura” portante del piano con la metodologia per costruirla.;

nella terza si delineano i profili dell’Organizzazione, ovvero i soggetti

della gestione; nella quarta, infine, è identificato il modello sotto

forma di indice ragionato e la modulistica informatizzata dei beni.

6 SEZIONE 1

FONDAMENTI DEL PIANO DI GESTIONE

Il piano di gestione è una sequenza di azioni ordinate nel tempo in

cui sono identificate le risorse disponibili per conseguire gli obiettivi,

individuate le modalità attraverso cui essi si conseguono e

predisposto il sistema di controllo per essere certi di raggiungerli

Una definizione astratta che implica una preliminare visione dei

fondamenti sui quali esso si costruisce. Questa prima parte è

dedicata appunto a tali principi o fondamenti

1.1 Il Principio del valore universale

Le fondamenta prioritarie sulle quali viene costruito il piano di

gestione di un sito UNESCO sono date dal riconoscimento del valore

universale (statement of significance) che rende il sito unico o di

eccezionale valore mondiale. Si tratta cioè delle motivazioni che

hanno consentito (o potrebbero consentire ai nuovi candidati) di

inserire il sito nelle WHL

Spesso,tale riconoscimento, deriva dalla presenza di una particolare

tipologia di beni o di testimonianze di uno specifico momento della

storia dell’Umanità. Tuttavia, nel caso dei siti italiani, accanto ai

valori riconosciuti dall’UNESCO, sono sempre presenti numerosi altri

valori materiali ed immateriali, forse di rilevanza non eccezionale,

ma che comunque costituiscono le specificità di un dato territorio.

Ciò significa che, se la Convenzione sulla Protezione del Patrimonio

Culturale e Naturale del 1972 si prefigge di mettere in evidenza,

attraverso la Lista, solo alcuni beni di particolare significato a livello

mondiale, nell’affrontare la stesura di un piano di gestione, la

autorità italiane non possono, invece, prescindere dall’evoluzione del

concetto di patrimonio che si è verificata nel corso degli anni.

Ai fini della tutela, della conservazione e della valorizzazione a scala

nazionale, accanto alle tradizionali tipologie di beni archeologici ed

architettonici, vanno prese quindi in considerazione, le testimonianze 7

storiche, materiali ed immateriali, presenti nel territorio fino a

comprendere, ove opportuno, l’intero paesaggio.

1 2 Il concetto di Sistema Culturale

Il sito è un sistema culturale, attuale o potenziale, oppure e’

all’interno di un sistema più grande, e come tale, va analizzato, con

particolare riguardo alle capacità produttive di beni e servizi fondati

sulla cultura. Dalle istituzioni pubbliche, a quelle private, al settore

artigianato di qualità, agli artisti, alle piccole imprese, al settore dei

servizi turistici, di informatica, di restauro etc.

Conoscere il sistema nei suoi dettagli è una operazione necessaria

per poterne mobilitare tutte le componenti. individuando anche la

“forza del carattere” delle comunità locali, la cui identità si rileva solo

nel radicamento nel territorio e nella storia.

Nella sua configurazione generale, il sistema è un’ insieme di “nodi”

o sub sistemi, e più precisamente:

a -il sub sistema delle risorse territoriali,. Che assieme al sito

eccellente, coniuga in un prodotto globale di esperienza distinta, i

beni ambientali del territorio (riserve e parchi naturali, giardini

storici, ); la cultura materiale ed immateriale locale (feste,

gastronomia, ); i prodotti tipici della sua industria agroalimentare

(vini, formaggi, ) e la stessa produzione di eventi (festival, mostre,

ecc.);

b.- il sub sistema risorse umane e sociali, che comprende il

“capitale umano” (ovvero la disponibilità sul territorio di una forza

lavoro qualificata), i processi formativi innovativi collegati alle

esigenze dello sviluppo assieme alle relazioni sociali ;

c- il sub sistema dei servizi di accessibilità che comprende

l’offerta di servizi di trasporto (sia a scala extraterritoriale che

territoriale). Questo sub sistema, gioca un ruolo rilevante, dato che

i servizi culturali sono ancora prevalentemente “servizi alla

persona”, cioè servizi che devono essere acquisiti dal fruitore

direttamente alla fonte;

8 e- il sub sistema dei servizi di accoglienza, che comprende sia i servizi

ricettivi (alberghi, bar, ristoranti, ecc.) che quelli per il tempo libero

e per lo sport (commercio, cinema, teatri, piscine, campi da tennis,

ecc.). In questo caso si tratta prima di tutto di integrare l’offerta in

termini di standard qualitativi. ;

f- il sub sistema delle imprese, fornitrici degli input o

utilizzatrici degli output del processo di valorizzazione. Si tratta di

imprese appartenenti a diversi settori, come l’artigianato,l’agro

alimentare, la comunicazione, il restauro, Essi devono incorporare,

in termini di tipicità e qualità, i segni distintivi della centralità che si

vuole realizzare. In altri termini la “qualità” del processo di

valorizzazione deve rispecchiarsi anche nel carattere dei prodotti e

servizi offerti dalle imprese direttamente connesse, in modo tale

che anche le offerte delle imprese possano essere rese distinguibili

sulla base di un marchio che dovrà caratterizzare l’insieme dei

prodotti del territorio.

1.3 Il metodo della democrazia deliberativa

Un sito culturale è un luogo di interazione complessa tra ambiente,

cultura e attori differenziati. Facilitare i processi di decisione

attraverso la condivisione degli obiettivi nella gestione del bene

comune - con la partecipazione degli interessati in condizioni di

parità - è uno dei principali obiettivi della democrazia deliberativa.

In questo caso, il processo decisionale diventa un valore in sé

positivo quando esprime una capacità di coinvolgimento degli attori;

costituisce invece un mero costo, quando la composizione dei

conflitti è affidata al freddo calcolo della maggioranza. Le scelte

strategiche ed i nodi conflittuali sono quindi definiti e risolti in modo

soddisfacente creando tavoli e occasioni strutturate di confronto e di

discussione tra gli interessati.

Nel caso dei siti culturali, buona parte fortemente localizzati, c’è

tuttavia il rischio di sottostimare i valori di non-uso dei beni. Il

rischio è attenuabile nel quadro di una divisione o assegnazione

negoziata delle competenze, nella osservanza dei principi e delle

regole di grado più elevato, nazionale e internazionale. 9

1.4 Valutazione e valori

Il piano deve garantire un elevato livello di protezione del bene

eccellente ma deve anche promuovere la sua integrazione nei piani e

programmi finalizzati allo sviluppo locale. Esiste infatti uno stretto

legame tra le emergenze antropologiche ed artistiche del sito e la

produzione attiva di cultura materiale. Il legame attribuisce un

valore caratteristico allo sviluppo economico il che suggerisce di

tenere distinti i due momenti: quello (a) della stima dei valori del

sito e quello (b) della creazione dei valore per il tramite delle attività

economiche Questi due momenti sono due facce di una stessa

medaglia. Sono alla base dell’identità’ storica del sito e della vitalità

della cultura che esso esprime. Qualunque progetto di sviluppo

economico locale deve quindi tenere conto delle interdipendenze nei

valori da attribuire ai beni che rappresentano l’aspetto storico ed

emblematico del sito, ma allo tesso tempo, cogliere le opportunità

che esso offre per creare valore alla comunità

1.5 Caratteri distintivi dei valori culturali

Nel caso dei beni e attività culturali, tanto la valutazione quanto la

creazione di valore, sono processi dinamici, complessi ed endogeni.

I processi culturali a base dello sviluppo economico sono processi

non lineari, ovvero hanno natura di sistema, le cui parti sono

interdipendenti, e in cui gli effetti retroagiscono sulle cause,

capovolgendo periodicamente le relazioni tra le variabili coinvolte e

la stessa dinamica in cui i processi di sviluppo si affermano con

successo.

Allo stesso tempo, la produzione culturale e’ un processo largamente

non intenzionale ed incerto. L’incertezza condiziona i valori della

cultura che sono in larga misura determinati dai cosiddetti “valori di

non uso”, ossia dai valori legati all’esistenza, anche immaginaria, dei

prodotti culturali, ed ai cosiddetti valori di opzione.

Per ciascun sito, quindi, e’ possibile definire una serie di scenari o

opzioni, probabili, ma non certe, della loro valorizzazione, ed è

all’interno di tale complesso di possibilità che va ricercata una

definizione del possibile modello di sviluppo della realtà che ruota

intorno al sito.

10 La stessa concezione di bene culturale è una categoria dinamica in

costante evoluzione storica. Si è passati dalla trama storica urbana

alla stretta interazione che questa intrattiene con l’ambiente,

allargando l’interesse fino al territorio ed al paesaggio. Un’evoluzione

parallela ha seguito l’UNESCO che, applicando la convenzione,

scoraggia sempre di più l’adozione di criteri di iscrizione relativi

all’opera singola, frutto del genio creativo di una personalità o

l’inserimento nella Lista del monumento isolato, mentre prediligono

categorie come i paesaggi culturali, i siti multipli, gli itinerari e anche

il patrimonio immateriale.

La realizzazione dei Piani di Gestione è una procedura che può

portare al riesame dei valori universali di iscrizione del sito. Molti dei

beni italiani, già inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale,

potrebbero estendere l’iscrizione ad un contesto più ampio: le opere

singole, i monumenti isolati o i siti archeologici potrebbero

configurare nuove trame estese di relazioni e significati, i centri

storici possono essere interpretati come ecosistemi urbani o come

paesaggi culturali, entrambi possono estendere la loro classificazioni

ad altri siti.

1.6 Il modello dello sviluppo endogeno

I tentativi di politiche di sviluppo economico degli ultimi 50 anni

hanno dimostrato che lo sviluppo e’ possibile solo se esso e’ radicato

nel territorio in modo endogeno, ossia fondato su un circolo virtuoso

capace di autosostenersi.

Lo sviluppo endogeno e’ quindi possibile solo se esiste una fonte

potenziale locale di economie di scala ( o di accumulazione) e una

struttura degli scambi sociali ed economici in grado di liberare tali

potenzialità, in modo che lo sviluppo riesca ad autoalimentarsi.

Per le loro caratteristiche di essere locali, relazionali ed universali nei

loro messaggi, i beni e le attività culturali, appaiono quindi essere i

candidati naturali a sostenere uno sviluppo endogeno, attraverso il 11

dispiegamento di economie di accumulazione che si rafforzano a

vicenda e si autoalimentano.

Il governo delle attività culturali e’ quindi, almeno in parte, esso

stesso una componente della natura evolutiva e relazionale di una

cultura di successo. Come tale, esso non può essere imposto ma

deve essere prodotto dalla capacità del modello di sviluppo di

esprimere l’identità delle comunità locali.

1.7 La forza della cultura locale

Un fattore di forte successo nella valorizzazione di un sito è il suo

legame con la cultura locale. La natura idiosincratica e localizzata del

bene cultura e della produzione basata sui valori dei beni e servizi

identificano il capitale per lo sviluppo e la valorizzazione di un sito.

Sotto questo profilo le radici culturali debbono essere analizzate non

soltanto dal punto di vista storico, ma come asset di valorizzazione

attuale. Un centro storico, che fu centro di cultura nei secoli passati,

per esempio, dovrebbe essere analizzato anche rispetto alla sua

capacità attuale di produrre cultura. Dove si produce cultura oggi ?

Nelle botteghe, nelle accademie, nelle scuole, nei musei, negli atelier

di moda, etc. Il sistema informativo di un sito (SIS) che sarà

spiegato nella seconda sezione dovrà essere in grado di cogliere il

sistema attuale di produzione di cultura.

Se il sito non ha oggi questa vocazione, andrebbe incoraggiata e

riscoperti il fasto e la grandezza passata. In questo contesto,la

conoscenza e consapevolezza del capitale culturale è essenziale per il

piano di valorizzazione.

1.8 Lo sviluppo locale della cultura

Il patrimonio culturale (materiale ed immateriale) può sostenere un

processo di sviluppo locale se è in grado di trasformarsi in una nuova

centralità territoriale che:

a- crea e sostiene un’industria culturale e turistica significativa.

b- appone un marchio di qualità sul territorio di riferimento

12 d- valorizza le risorse culturali con la tipicità e le proprietà che

partecipano, a pieno titolo, alla definizione della “marca” distintiva di

quel territorio.

L’industria culturale così generata è in grado di sostenere processi di

sviluppo economico se:

1- il processo di valorizzazione è capace di realizzare un insieme

diversificato di “prodotti culturali” competitivi sul mercato esterno,

rispondenti alle esigenze della domanda dei residenti e del turismo

e utilizzabili da altri processi produttivi;

2- la complessiva offerta territoriale sarà in grado di attrarre una

“domanda pagante” sufficiente ad assicurare adeguati livelli di

redditività per l’investitore privato;

3- l’industria culturale sarà fortemente integrata, sia

orizzontalmente che verticalmente, con gli altri settori produttivi

dell’area.

1.9 Il turismo culturale

Come insegna l’esperienza italiana, il turismo è una risorsa ed uno

sbocco importante per la valorizzazione di un sito. La potenzialità

del turismo spesso non è gestita nella giusta direzione. Qui preme

sottolineare che è imprescindibile una accurata identificazione della

domanda potenziale, ossia quella che a regime dovrebbe essere

attratta dal sito culturale.

Questa dipende dalle opzioni strategiche sulla valorizzazione del sito.

Tali opzioni riguardano anzitutto l’equilibrio della creazione di valori

di uso e di valori di non uso ed è quindi indispensabile conoscere:

a) le relazioni causali fra le caratteristiche del bene culturale e le

probabilità di scelta preferenziale dei visitatori ;

b) Il processo di scelta, le intenzioni dei visitatori e la disponibilità a

pagare per i valori di esistenza e per i valori di opzione dei beni e

delle attività del sito; 13

c) il bacino di provenienza e la stima della domanda potenziale in

funzione delle caratteristiche dei beni culturali del sito.

La domanda turistica potenziale è dunque un indicatore economico

di primaria importanza per la gestione e per il monitoraggio del

processo di valorizzazione.

1.10 I diritti di proprietà collettivi

Una delle condizioni che ha favorito il decollo economico di territori

integrati in sotto-sistemi quali cultura, turismo, agricoltura, servizi,

tecnologie, infrastrutture e industria, è stato il ruolo svolto dai diritti

di proprietà collettivi assegnato alle risorse locali.

I diritti di proprietà collettivi (marchi territoriali, di prodotto, relativi

a un servizio culturale, ecc.) sono stati una condizione necessaria,

che ha permesso e favorito successive sinergie tra i diversi sotto-

sistemi.

In teoria, un diritto di proprietà collettivo è anche un modo per

offrire ai produttori locali di servizi o beni gli incentivi per la migliore

evoluzione della loro produzione culturale. Tali diritti proteggono

inoltre dalle contraffazioni e dalla concorrenza sleale. Rappresentano

infine un grande contributo alla costruzione collettiva della immagine

del sito.

Lo strumento dei diritti di proprietà collettivi gode di una notevole

flessibilità istituzionale, ma va usato con cautela perché il suo

successo dipende fortemente dal controllo sulla qualità del bene o

servizio collettivo tutelato.

1.11 La mappa del declino La Carta del Rischio

E’ una metodologia messa a punto da studiosi italiani del Ministero

per i Beni e le Attività Culturali, dell’Istituto Centrale del Restauro.

L’idea di fondo è la conoscenza del grado di rischio di

deterioramento, spesso irreversibile, del patrimonio storico-artistico,

monumentale, naturale e archeologico che consente una migliore

programmazione degli interventi di conservazione e di restauro.

14 Nella letteratura sull’argomento è stata formulata una relazione

funzionale che fa dipendere la dimensione del rischio da tre ordini di

cause: il valore del bene culturale, la pericolosità delle azioni umane

che lo riguardano o dalla pericolosità antropica e dalla vulnerabilità

dell’ambiente in cui il bene si trova.

Rischio = f (valore, pericolosità, vulnerabilità)

Il rischio è tanto più rilevante e grave quanto più è alto il valore del

bene, il grado di vulnerabilità e la pericolosità dell’ambiente. Le tre

cause esprimono in generale un allarme verso un aumento della

consapevolezza del rischio e si rivolgono a diversi attori del mondo

dei beni culturali: politici, proprietari fondiari, affittuari, utenti,

personale militare, volontari, operatori dell’informazione e

popolazione in generale. Le cause, inoltre, possono distinguersi in

naturali e prodotte dall’uomo, in impreviste e di lunga durata.

Un particolare aspetto del rischio è legato alla reputazione. delle

attività locali. una delle più importanti garanzie sulla qualità dei beni

e servizi prodotti La reputazione, che qui assume il connotato di

bene collettivo, non è un bene acquisito per sempre, al contrario è

un bene che richiede di essere continuamente alimentato attraverso

una produzione artistica sempre di elevato livello. E’, in altre parole,

necessario un continuo investimento in reputazione ed un costante

monitoraggio sulla tensione qualitativa che la sostiene.

La conservazione dell’identità storica dei siti, la necessità di

conservare ed estendere le economie di rete che la cultura produce,

la stessa rilevanza dei “valori di non uso” comporta che nei processi

da gestire bisogna introdurre differenti tipologie di vincoli.

Dal punto di vista operativo i vincoli potrebbero esprimersi in “soglie”

entro le quali gli effetti derivanti dai processi di gestione e

valorizzazione devono essere contenuti. Queste soglie possono,

come per i beni ambientali, essere espresse in termini di “capacità di

carico”. Per quanto riguarda i beni culturali sarà, quindi, necessario

specificare una:

capacità di carico di tipo fisico che può essere definita sulla base di

un insieme di parametri di tipo prestazionale e che ha lo scopo di

evitare che le attività di gestione possano procurare un consumo 15

fisico irreversibile del patrimonio collettivo. Per esempio, per

conservare le collezioni di un museo o la ricchezza di un parco

archeologico può essere necessario limitarne l’uso fissando la

capacità fisica di carico (soglia) in termini di numero massimo di

visitatori (per ora o per anno) o favorendo il ricorso ad altri

parametri di natura quantitativa;

capacità di carico di tipo culturale che può essere determinata

attraverso l’introduzione di parametri di tipo qualitativo e che

serve ad evitare che le risorse possano essere gestite in modo tale

da erodere il loro stato ;

capacità di carico di tipo sociale, anche questa definita attraverso

l’introduzione di parametri qualitativi, che ha l’obiettivo di non

permettere che una particolare valenza associata alle risorse

culturali - per esempio, quella per cui le risorse rappresentino un

elemento importante per la definizione della identità collettiva e

un forte strumento di inclusione sociale - possa diluirsi o perdersi

a causa delle caratteristiche dei processi di gestione messi in atto.

Particolare attenzione deve quindi essere rivolta all’analisi dei rischi

che il bene corre e degli elementi di imponderabilità.

Modelli come il LAC (Limit of Acceptabile Change) possono essere

usati per identificare e monitorare i fattori della vulnerabilità in

relazione alle pressioni esistenti sul bene. Cosi come nella definizione

delle opzioni si deve valutare il grado di reversibilità ed i fattori di

incertezza sui risultati attesi. Il Piano deve anche prevedere la

possibilità di apprendere dalle esperienze realizzate ed essere

flessibile ,pronto ad essere adeguato alle nuove esigenze.

Ogni fase di stato e di intervento deve essere oggetto di una precisa

documentazione utilizzando schede, descrizioni e metodi di

rappresentazione grafica, fotografica e numerica.

1.12 La gestione integrata

Per tenere conto di tutti questi principi diventa essenziale:

a) non separare le attività di tutela da quelle di conservazione

e valorizzazione poiché solo una programmazione integrata di queste

16 attività può far sì che le attività gestionali siano coerenti con i

vincoli prima illustrati. La non separabilità delle tre attività di base

non esclude la possibilità di attribuire la loro gestione (integralmente

o parzialmente) a soggetti diversi.

b) In altri termini, è possibile mettere in atto processi di

esternalizzazione, solo quando l’agire dei singoli soggetti sia

coordinato e monitorato nell’ambito di un processo di

programmazione, valutazione e monitoraggio, in grado di dare

unitarietà e coerenza ad attività gestite in modo separato.

c) Favorire la partecipazione delle collettività ai processi di

valorizzazione. La crescita di identità deve diventare un obiettivo

strategico delle attività e dei processi di gestione anche perché più

forte è la percezione dell’utilità sociale di un bene da parte delle

collettività e maggiore sarà la loro accettazione dei vincoli d’uso ed il

loro contributo alle attività di conservazione. Contributo che può

esprimersi o attraverso una auto censura dei comportamenti dannosi

o attraverso la messa in atto di processi cooperativi.

d) la “gestione integrata” va proiettata oltre le logiche di tutela e

conservazione per assume una struttura complessa in cui

l’attuazione delle diverse fasi attiva organismi e competenze

differenti, richiedendo costanti momenti di controllo (monitoraggio) e

continui aggiustamenti nella definizione delle metodiche di

attuazione delle strategie.

La struttura di un corretto piano di gestione risponde a tale “visione

dinamica” che coinvolge in modo analogo sia le fasi di analisi che

quelle propositive stabilendo l’attuazione di continui controlli che

ridefiniscono costantemente il piano stesso.

1.13 Il concetto di paesaggio culturale

Il Nuovo Codice dei Beni Culturali ha sancito, per al prima volta, il

principio della tutela del paesaggio come interazione tra bene singolo

e contesto , tra architettura e ambiente, tra arte e società.

In tutto il Mediterraneo, e particolarmente in Italia, l’azione umana

ha organizzato e modellato lo spazio creando fusione tra natura e

cultura. Ogni bene eccezionale ha origine in questa opera corale di 17

lungo periodo all’interno della quale i monumenti sono note

emergenti, parte di una più estesa melodia. Le capacità, le tecniche,

le conoscenze sono diffuse nel territorio. Costituiscono le qualità dei

paesaggi riconosciuti dall’UNESCO nella categoria dei paesaggi

culturali. In essi l’uso appropriato delle risorse naturali determina

l’armonia architettonica ed ambientale, la simbiosi tra le tecniche di

organizzazione nello spazio, le tradizioni, le consuetudini sociali e i

valori spirituali, la fusione di funzionalità e bellezza.

L’UNESCO chiama paesaggio culturale vivente o evolutivo un

paesaggio che conserva un ruolo sociale attivo nella società

contemporanea strettamente associato ad un modo di vita

tradizionale e nel quale il processo evolutivo continua. Paesaggio

culturale associativo è definito un paesaggio che giustifica la sua

iscrizione alla Lista del Patrimonio Mondiale per la forza di fusione dei

fenomeni religiosi, artistici o culturali con l’elemento naturale

piuttosto che per delle tracce culturali tangibili che possono essere

insignificanti o anche inesistenti.

Il paesaggio è luogo delle trasformazioni naturali, storiche, stagionali

o produttive. Il restauro è comunemente associato ad un’idea di

conservazione, alla pretesa del mantenimento di uno stato fisso ed

a- temporale.

In realtà qualsiasi buona pratica di restauro deve collocarsi in un

processo dinamico, considerazione che proprio il tema del

paesaggio ha reso evidente ponendo il restauratore di fronte a nuove

fondamentali problematiche.

Le stesse considerazioni valgono per l’ evoluzione delle categorie

concettuali. Nel concetto del patrimonio culturale, entrano in gioco

nuovi parametri sottoposti a continua rielaborazione storica.

Nel Piano di gestione la definizione di cosa è importante conservare è

indispensabile per la individuazione delle scelte e dei mezzi adatti

allo scopo. La problematica del restauro e della gestione del

paesaggio si inserisce così in un duplice processo dinamico: la

trasformazione continua dell’ambiente fisico e l’evoluzione delle

concezioni e delle valutazioni culturali.

18 Restaurare il paesaggio e gli ecosistemi urbani non è congelare

un’identità o un’autenticità fissa ma intervenire in una dinamica di

inarrestabile mutamento. Il Piano di gestione ha il compito quindi di

cogliere e orientare la direzione di un processo di lungo periodo,

interpretare i significati sopravvissuti alla storia proprio perché

portatori di valori e favorirne il trasferimento alle generazioni future.

Così nel piano dei paesaggi culturali e degli ecosistemi urbani la

tutela si fonde con la problematica della sostenibilità ambientale,

sociale ed economica e la conservazione diventa restauro integrato

nel contesto evolutivo del territorio.

Leggere il paesaggio o un centro antico significa individuarne i valori

dimenticati o negati. Per assicurarne la salvaguardia è necessario

affermare la validità propositiva di questi valori. Occorre a tale fine

dare spazio a futuri possibili, che scaturiscano dalle qualità locali, e

prefigurare scenari diversi rispetto ai destini di degrado fisico e

culturale. 19

SEZIONE 2

STRUTTURA E METODO DEL PIANO DI GESTIONE

2.1 Cos’è un piano di gestione .

Per formulare un piano di gestione è necessario seguire una precisa

procedura senza la quale si rischia di produrre un documento che

non contiene gli strumenti giusti per incidere sui beni da conservare

e non seleziona le opzioni da utilizzare per lo sviluppo dell’economica

locale.

La diversità dei siti riconosciuti, suggerisce infatti, di evitare che ogni

piano segua metodiche diverse e sia l’espressione soggettiva locale

di interpretare l’’obbligo imposto dall’UNESCO. Una metodologia

uniforme, condivisa e coordinata assicura infatti uno scambio di

conoscenze e di pratiche virtuose che potenziano le capacità globali

del sistema culturale italiano.

Il modello che si descrive discende dai fondamenti appena illustrati

ed è in sostanza la sequenza delle attività che i Siti devono adottare

per essere in grado di comprendere e gestire il cambiamento usando

il rigore proprio del metodo scientifico

Ovviamente, il piano di gestione non va confuso con il programma di

sviluppo, con le misure o gli interventi strutturali e/o di promozione,

oppure, con gli strumenti della pianificazione urbanistica. Il piano di

gestione ha una sua autonomia ed una procedura mirata a definire il

modello di sviluppo locale basato sulla cultura ma anche progettare

le attività per rispondere alle richieste dell’UNESCO

I piani territoriali possono invece essere fonti utili per la stesura del

piano di gestione. Gli stessi strumenti urbanistici possono essere

corretti e guidati dalle strategie del piano di gestione

Il piano di gestione definisce quindi le modalità per gestire le risorse

di carattere storico, culturale e ambientale, ed è in grado di orientare

le scelte della pianificazione urbanistica ed economica attraverso la

conoscenza, la conservazione e la valorizzazione.

Svolge un’opera di coordinamento su tutte le altre pianificazioni per

a) Mantenere nel tempo la integrità dei valori che hanno

consentito la iscrizione alla WHL

20 b) Ridefinisce e rende compatibile un processo locale condiviso

da più soggetti e autorità per coniugare la tutela e la conservazione

con lo sviluppo integrato delle risorse d’area

In sintesi. Il Piano preordina un sistema di gestione che, partendo

dai valori che hanno motivato l’iscrizione, perviene ad una analisi

integrata dello stato dei luoghi individuando le forze di

modificazione in atto, valuta poi gli scenari futuri raggiungibili

attraverso obiettivi - opzioni di intervento, ne valuta gli impatti

probabili sul sistema locale, sceglie i progetti strategici per

conseguire i traguardi fissati, ne verifica il conseguimento tramite

una serie di indicatori che attuano il monitoraggio sistematico dei

risultati nel tempo

Modello concettuale del piano di gestione

VALORI

D’AREA

Analisi del Analisi

patrimonio economica

Le forze del cambiamento

SCENARI

Progetto Progetto Progetto

Strategico 1 Strategico 2 Strategico N

INDICATORI DI RISULTATI

Il Piano costituisce anche una “dichiarazione di principi”. Per il suo

tramite, le Autorità responsabili della gestione dei siti e le collettività 21

nazionali e locali alle quali i siti “appartengono”, si impegnano nei

confronti dell’UNESCO e dell’intera umanità - ad una tutela attiva,

alla conservazione ed alla valorizzazione compatibile rispetto alle

identità culturali delle collettività locali.

Viene dunque considerato come piano, il documento che informa

sulle stato di fatto dei beni culturali, identifica i problemi da risolvere

per la conservazione e valorizzazione, seleziona le modalità per

attuare un sistema di azioni, una politica di sviluppo locale

sostenibile di cui valuta, con sistematicità, i risultati, sia sul piano

strategico che su quello operativo.

In quanto tale, il piano si configura così come una progetto

integrato fra oggetti e soggetti diversi, sia in termini orizzontali che

verticali nelle gerarchie settoriali.

Sono quindi piani di gestione integrati quelli elaborati / adottati

dall’autorità responsabile predisposti per essere approvati, mediante

una procedura amministrativa ed inviati ai competenti uffici

dell’organizzazione mondiale UNESCO, dopo l’acquisizione ed il

parere tecnico della Consulta Nazionale Piani di Gestione e Sistemi

turistici Locali e del competente Ufficio UNESCO del MiBAC .

La definizione sottolinea che i piani e i programmi devono soddisfare

determinati requisiti di forma per assolvere al ruolo richiesto

dall’UNESCO.

La preparazione di un piano o di un programma include un processo

che dura fino all’adozione. Essi possono essere elaborati al livello

“orizzontale” (piani e programmi che appartengono allo stesso

livello) e piani “verticali” ( che appartengono a una gerarchia). Va

da se che per la novità dell’oggetto da gestire, le procedure che qui

saranno descritte sono flessibili e naturalmente adattabili alle

specificità sia di area che di tipologia culturale.

Inoltre, il piano di gestione, diventa uno strumento strategico ed

operativo perché, da un lato, dovrà cercare di individuare gli

obiettivi, di breve e lungo periodo, di conservazione e valorizzazione

e, dall’altro, le strategie e le azioni che si intendono mettere in

campo per perseguirli.

Il Piano non dovrà essere, tuttavia, uno strumento centralizzato di

progettazione sociale, ma piuttosto un insieme flessibile di regole

operative, di procedure e di idee progettuali, che coinvolgano una

22 pluralità di soggetti e posseggano natura “epigenetica”, sono cioè in

grado di evolvere e di recepire aggiornamenti e modificazioni con il

cambiare delle circostanze e l’evoluzione dell’ambiente al quale si

rivolge.

l 2.2. Cosa contiene il piano

L’iscrizione di un sito sancisce il riconoscimento dell’importanza

mondiale di un dato patrimonio culturale, ma costituisce anche un

importante momento di riflessione e di analisi delle opportunità per

lo sviluppo reale capace di coinvolgere le risorse locali in una maglia

di azioni integrate di tutela, conservazione e valorizzazione..

Nella sua essenzialità, il modello da adottare per il piano di gestione

deve essere strutturato su 5 livelli progettuali

1- progetto delle conoscenze

2- progetto tutela conservazione

3-progetto valoriz. culturale.

4-progetto valoriz.economica

5-progetto monitoraggio

Analizzeremo contenuti e processi

2.1 Il progetto delle conoscenza :

Si sostanzia nella costruzione di un sistema informativo geo -

referenziale e dinamico idoneo a raccogliere e monitorare in continuo

lo stato delle risorse e dei beni ; identificare, per zone e per ambiti 23

ristretti, i problemi da risolvere, comprendere i fenomeni responsabili

dei cambiamenti, monitorare i fattori critici nell’uso delle risorse con

il modello Minacce / Opportunità, Forze / Debolezze, (SWOT),

paradigmi di un processo conoscitivo ampiamente collaudato nelle

scienze manageriali.

Il sistema informativo deve essere funzionale alla specifica ottica

della conservazione dei beni rilevando i caratteri specifici degli stessi

e il loro stato di conservazione, dando così dati utili alla definizione

dei relativi progetti. Dall’altro, deve poter essere interrogato e quindi

fornire letture trasversali, orientate invece alla definizione dei modelli

locali di valorizzazione e gestione.

E’ la fase diagnostica che si materializza in un vero e proprio

Osservatorio del sistema culturale. In grado di fornire il supporto

informativo al decisore politico ed agli operatori, Offre innovazione,

diffusione di conoscenze, credibilità e direttive ai diversi soggetti

interessati. Quale strumento di ricerca, può incardinarsi nei compiti

assegnati dalla legge di riforma del turismo al soggetto definito come

Sistema Turistico Locale.(Legge n.135 art.5)

In questo modo, l’Osservatorio potrebbe svolgere anche funzioni a

supporto degli operatori locali nel settore della ricerca di marketing,

del monitoraggio della qualità, delle reti per collegare la piccola e

media impresa al mercato mondiale.

L’Osservatorio mette dunque al centro della sua attenzione la

singolare posizione dei sistemi locali come unione di elementi in cui

si mescolano basi conoscitive per le politiche dello sviluppo locale ed

informazioni tecniche per guidare i progetti della conservazione e

della valorizzazione dei beni culturali.

OSSERVATORIO, un insieme di dati derivati e di ricerche originali

sull’ambiente sulla domanda e offerta culturale messi a sistema per

essere raccolti, elaborati, diffusi ed utilizzati a supporto del processo

decisionale legati alla gestione del sito, allo scopo di razionalizzare la

fruizione, migliorare la qualità, rendere accessibile il godimento sia

dei luoghi che dei beni e servizi locali, in un quadro di sviluppo locale

armonico e sostenibile.

24

Questa missione generale configura un modello di ricerca complesso. In una

prima fase vanno individuati i fabbisogni informativi dei

soggetti, in una seconda le fonti , poi il metodo della ricerca, il

nocciolo tecnologico, infine, le funzioni, servizi reali da erogare al

soggetto/i gestore del sito

Sul piano più tecnico, esso ingloba, relazioni, dati cartografie,

elaborati grafici e fotografici, informazioni scientifiche, tecniche,

socio economiche, conoscenze tradizionali e locali,

Il progetto delle conoscenze ha quindi sue finalità specifiche :

a) Dare conto dello stato di fatto

ovvero delle risorse finanziarie (ordinarie e straordinarie) destinate

ai processi di conservazione e valorizzazione; della catalogazione del

patrimonio tangibile (musei, ambiente, archeologia, storia arte e

architettonico), materiale (artigianato e design di qualità, tipicità

alimentari) e intangibile (manifestazioni religiose, folk ed eventi

culturali).; dello stato di conservazione e dei rischi; degli strumenti

giuridici, normativi ed urbanistici disponibili; della capacità attrattiva,

turistica e culturale, del livello di infrastrutturazione del territorio e

della loro accessibilità;

b) Identificare le potenzialità

Confrontare lo stato di fatto con la vision ideale per definire le

trattorie verso cui orientare la gestione. E’ la fase più creativa del

procedimento poiché configura il modello strategico dello sviluppo

culturale.

L’analisi del potenziale permette di individuare i deficit da colmare, le

attività da sostenere, i detrattori da eliminare o mettere sotto

controllo e gli obiettivi che è possibile raggiungere nel medio lungo

periodo. 25

2.3 Nota metodologica del progetto di conoscenza

Il sistema informativo così descritto ha i caratteri tecnici del GIS

(Sistema informativo territoriale) aperto alla totalità dei siti UNESCO

strutturato nella logica della Comunità elettronica” intranet collegata

al Sistema SITAP del MiBAC Una rete digitale di strumenti comuni

che consente una costante interazione tra i responsabili e costruisce

le conoscenze sulle migliori soluzioni che, volta per volta, verranno

adottate (o prospettati) nella gestione, sia della conoscenza che delle

attività operative del sito

Sul piano tecnico, il modello prevede l’uso dei questionari consolidati

dalla prassi di ricerca e di catalogazione ICCD di cui si rimettono

alcune esemplari e che verranno concordati, in una fase successiva,

fra il nuovo Ufficio UNESCO del MiBAC ed i singoli siti

Le fonti sono le banche dati ufficiali della Pubblica Amministrazione

e dell’ISTAT , altra fonte, i leader di opinioni locali, un panel di

residenti ed un campione stratificato della domanda turistica

potenziale

Il metodo prevede condivisioni banca dati, sopralluoghi, interviste

dirette, ricerche originali idonee ad accumulare i sistemi informativi

ed i sistemi multimediali del GIS a supporto delle funzioni gestionali

del sito, compresa la comunicazione ed il marketing territoriale

2.4 Il progetto di tutela e conservazione

La tutela e la conservazione discende dal progetto di conoscenza e

da essa seleziona gli oggetti ed i soggetti da tutelare e conservare Il

progetto specifico si concretizza nella stesura organica per punti e

per motivi di rischio delle azioni da intraprendere per conservare il

bene o i sistemi dei beni. Si estrinseca su diversi piani di lavoro

ovvero:

26

a) definizione delle misure di salvaguardia tempificate ed ordinate in sequenze

puntuali per i singoli oggetti da tutelare

d) indirizzi per adeguare la strumentazione dei piani urbanistici alle

esigenze della tutela dei beni

b) piani esecutivi per gli interventi di conservazione materica,

Il progetto contiene anche indicazioni relative alle interferenze tra

risorse e tra risorse e detrattori che costituiscono la base per la

individuazione dei progetti strategici di valorizzazione.

La valutazione dello stato di conservazione dei manufatti e delle

risorse dovrà seguire per quanto possibile le tipologie di danno

individuate e codificate nell’ambito del già citato progetto per la

costituzione della Carta del Rischio del Patrimonio Culturale sia nella

valutazione del danno e dei fattori di rischio estrinseco che

andranno segnalati tra i detrattori e individuati, sia nella valutazione

del rischio o danno intrinseco.

Per quanto concerne la valutazione del rischio estrinseco, è evidente

che nella valutazione dei fattori di rischio esterni relativi ad ogni

singola risorsa sarà determinante l’analisi dello specifico contesto che

può consentire di individuare fattori di rischio diversi, non

contemplabili a priori, agenti nel microambito o su larga scala, che

solo il censimento puntuale di tutti i dati e i necessari sopralluoghi

possono fornire.

In relazione alla valutazione del rischio intrinseco, la scheda

prevede l’introduzione di una descrizione dello stato di conservazione

che è opportuno compilare riportando i dati di danno rilevabili

secondo una codifica opportuna

Ciò consente di sistemare e confrontare i dati di danno rilevati,

facendo emergere, ad esempio, la preminenza o la frequenza di un

determinato fenomeno su una data area o su determinati tipi di

manufatti, fornendo utili indicazioni per la costruzione dei progetti di

conservazione. 27

E’ del tutto intuitivo che la definizione di un piano di interventi per la

gestione del patrimonio culturale è di per se una funzione complessa

che discende in prima analisi dai caratteri strutturali degli stessi

oggetti di tale gestione.

Caratteri specifici, in ordine alla dimensione, alla omogeneità, allo

stato di conservazione, al tessuto connettivo di tipo economico e

sociale che ruotano intorno, definiscono progetti diversi con azioni e

strumenti attuativi differenti.

È chiaro infatti che quanto potrà essere ritenuto valido in un ambito

ristretto relativo ad esempio ad un singolo monumento, non potrà

ritenersi efficace in situazioni in cui si abbia un notevole incremento

di complessità del sito o, paradossalmente, nel caso in cui si operi in

un vasto ambito urbano, o ancora in un ambito territoriale.

Le azioni di conservazione secondo le logiche manutentive, o del

restauro conservativo, unite talvolta a prassi di rifunzionalizzazione

compatibile (anche solo museale) garantiscono di norma la gestione

dei singoli monumenti.

Attori principali di tale gestione sono singoli organismi (dagli enti

istituzionali preposti alla tutela del patrimonio culturale, alle

associazioni, alle piccole cooperative, ai singoli privati) dotati di

strutture operative in grado di attuare in modo diretto le politiche

conservative e di fruizione.

È evidente che tale organizzazione diviene però insufficiente quando

aumenti la complessità dell’ambito di intervento e, nel caso dei siti

complessi, degli ambiti urbani, delle città, dei siti territoriali definenti

paesaggi culturale, dei parchi e delle riserve naturali, sarà necessario

costruire piani di gestione che di tale complessità tengano conto e

che siano in grado di coordinare azioni sul territorio svolte in maniera

organica, ma da organismi diversi e in tempi diversi.

In una ottica vasta è infatti indispensabile tenere conto in primo

luogo di numerosi fattori intrinseci che entrano in relazione nella

definizione delle politiche di tutela e conservazione. Siti complessi e

ambiti territoriali vasti, ad esempio, porranno problematiche anche

solo di tutela, o conservative, di entità ed impegno esponenziale e

non proporzionale rispetto al singolo bene.

28

Ma tali fattori intrinseci sono comunque insufficienti a descrivere la

complessità del fenomeno ed è necessario fare riferimento a fattori esterni

che influenzano le politiche di gestione di tali beni.

In sostanza accade frequentemente che decisioni e azioni attivate in

ambiti diversi e distanti da quelli propri della tutela e gestione del

bene, entrino in relazione con esso e su di esso determinino effetti

anche importanti.

Nel Piano di gestione, la conservazione dei beni viene dettagliata

seguendo la classificazione delle tipologie dei rischi e dei

cambiamenti, ovvero suddivisa in 6 categorie, come di seguito:

Progetti per la Conservazione

Danni

strutturali Parti Danni per

mancanti umidità

Disgregazion

e materiale Alterazioni

superficiali

Attacchi

biologici 29


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62

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Per essere inseriti o continuare ad essere iscritti alla Lista del Patrimonio Universale (WHL) l’UNESCO richiede la formulazione di un Piano di Gestione, le cui finalità sono quelle di garantire nel tempo la tutela e la conservazione alle future generazioni dei motivi di eccezionalità che ne hanno consentito il riconoscimento. Il presente documento descrive gli elementi concettuali del modello di piano basato sull’esperienza maturata nel nostro Paese in materia di conservazione e valorizzazione dei beni culturali. E’ anche il primo atto applicativo del nuovo Codice dei Beni culturali emanato con Decreto Legislativo del 16 gennaio 2004 , entrato in vigore il primo maggio 2004.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in restauro, conservazione e valorizzazione dei beni architettonici e ambientali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Aspetti teoretici e tecnici della conservazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Di Stefano Maurizio.

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