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Pesca - Commissione vs Francia Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una decisione della Commissione Europea relativa a un caso di violazione delle norme comunitarie sulla pesca.... Vedi di più

Esame di Diritto Internazionale docente Prof. A. Lanciotti

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ESTRATTO DOCUMENTO

«Inadempimento di uno Stato – Pesca – Obblighi di controllo a carico degli Stati

membri – Sentenza della Corte che accerta un inadempimento – Omessa

esecuzione – Art. 228 CE – Pagamento di una somma forfettaria – Imposizione di

una penalità»

Nella causa C-304/02,

avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell’art. 228 CE,

proposto il 27 agosto 2002,

Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai sigg. M. Nolin,

H. van Lier e T. van Rijn, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,

ricorrente,

contro

Repubblica francese, rappresentata dal sig. G. de Bergues e dalla

sig.ra A. Colomb, in qualità di agenti, convenuta,

LA CORTE (Grande Sezione),

composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann (relatore) e

C.W.A. Timmermans, presidenti di sezione, dai sigg. C. Gulmann, J.-P. Puissochet

e R. Schintgen, dalla sig.ra N. Colneric, dai sigg. S. von Bahr e J.N. Cunha

Rodrigues, giudici,

avvocato generale: sig. L.A. Geelhoed

cancelliere: sig.ra M. Múgica Arzamendi, amministratore principale,

successivamente sig.ra M.-F. Contet, amministratore principale, e

sig. H. v. Holstein, cancelliere aggiunto,

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 3 marzo 2004,

sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 29 aprile

2004,

vista l’ordinanza di riapertura della fase orale del 16 giugno 2004 e in seguito

all’udienza del 5 ottobre 2004,

sentite le osservazioni orali:

– della Commissione, rappresentata dai sigg. G. Marenco, C. Ladenburger e

T. van Rijn, in qualità di agenti;

– della Repubblica francese, rappresentata dai sigg. R. Abraham,

G. de Bergues e dalla sig.ra A. Colomb, in qualità di agenti;

– del Regno del Belgio, rappresentato dal sig. J. Devadder, in qualità di

agente;

– della Repubblica ceca, rappresentata dal sig. T. Boček, in qualità di agente;

– del Regno di Danimarca, rappresentato dai sigg. A.R. Jacobsen e J. Molde,

in qualità di agenti;

– della Repubblica federale di Germania, rappresentata dal

sig. W. D. Plessing, in qualità di agente;

– della Repubblica ellenica, rappresentata dalle sig.re Aik Samoni e

E.M. Mamouna, in qualità di agenti;

– del Regno di Spagna, rappresentato dalla sig.ra N. Diaz Abad, in qualità di

agente;

– dell’Irlanda, rappresentata dai sigg. D. O’Donnell e P. Mc Cann, in qualità di

agenti;

– della Repubblica italiana, rappresentata dal sig. I. M. Braguglia, in qualità di

agente;

– dalla Repubblica di Cipro, rappresentata dal sig. D. Lyssandrou e dalla

sig.ra E. Papageorgiou, in qualità di agenti;

– della Repubblica di Ungheria, rappresentata dalle sig.re R. Somssich e

A. Muller, in qualità di agenti;

– del Regno dei Paesi Bassi, rappresentato dalla sig.ra J. van Bakel, in qualità

di agente;

– della Repubblica d’Austria, rappresentata dal sig. E. Riedl, Rechtsanwalt;

– della Repubblica di Polonia, rappresentata dal sig. T. Nowakowski, in qualità

di agente;

– della Repubblica portoghese, rappresentata dal sig. L. Fernandes, in qualità

di agente;

– della Repubblica di Finlandia, rappresentata dalla sig.ra T. Pynnä, in qualità

di agente;

– del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, rappresentato dal

sig. D. Anderson, QC,

sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del

18 novembre 2004,

ha pronunciato la seguente Sentenza

1 Con il ricorso in oggetto, la Commissione delle Comunità europee chiede alla

Corte di:

– dichiarare che, non avendo adottato i provvedimenti necessari per

l’esecuzione della sentenza 11 giugno 1991, causa C-64/88,

Commissione/Francia (Racc. pag. I-2727), la Repubblica francese è venuta

meno agli obblighi che le incombono in forza dell’art. 228 CE;

– condannare la Repubblica francese a pagare alla Commissione, sul conto

«Risorse proprie della Comunità europea», una penalità dell’ammontare di

EUR 316 500 per ogni giorno di ritardo nell’attuazione dei provvedimenti

necessari per conformarsi alla citata sentenza Commissione/Francia, e ciò a

partire dalla pronuncia della presente sentenza e sino all’esecuzione della

citata sentenza Commissione/Francia;

– condannare la Repubblica francese alle spese.

Normativa comunitaria

La normativa in materia di controlli

2 Il Consiglio ha istituito talune misure di controllo nei confronti delle attività di pesca

svolte dai pescherecci degli Stati membri. Tali misure sono state definite,

nell’ordine, dal regolamento (CEE) del Consiglio 29 giugno 1982, n. 2057, che

istituisce alcune misure di controllo delle attività di pesca esercitate dai

pescherecci degli Stati membri (GU L 220, pag. 1), abrogato e sostituito dal

regolamento (CEE) del Consiglio 23 luglio 1987, n. 2241, che istituisce alcune

misure di controllo delle attività di pesca (GU L 207, pag. 1), a sua volta abrogato e

sostituito, dal 1° gennaio 1994, dal regolamento (CEE) del Consiglio

12 ottobre 1993, n. 2847, che istituisce un regime di controllo applicabile

nell’ambito della politica comune della pesca (GU L 261, pag. 1).

3 Le misure di controllo definite da tali regolamenti sono, in sostanza, identiche.

4 L’art. 1, nn. 1 e 2, del regolamento n. 2847/93 prevede:

«1. Per garantire l’osservanza delle disposizioni della politica comune della

pesca, è istituito un regime comunitario comprendente, in particolare, disposizioni

sul controllo tecnico:

– delle misure di conservazione e di gestione delle risorse,

– delle misure strutturali,

– delle misure relative all’organizzazione comune dei mercati,

nonché disposizioni relative all’efficacia delle sanzioni da applicare in caso di

inosservanza delle misure medesime.

2. A tal fine ogni Stato membro adotta, conformemente alla normativa

comunitaria, provvedimenti atti a garantire l’efficacia del regime. Esso dota altresì

le proprie autorità competenti di mezzi sufficienti all’espletamento delle loro

funzioni ispettive e di controllo definite nel presente regolamento».

5 L’art. 2, n. 1, dello stesso regolamento dispone:

«Per garantire l’osservanza di tutta la normativa vigente in materia di

conservazione e controllo, ogni Stato membro controlla, nel proprio territorio e

nelle acque marittime sotto la sua sovranità o giurisdizione, l’esercizio della pesca

e delle attività connesse. Esso ispeziona i pescherecci e controlla tutte le attività

permettendo in tal modo di verificare l’applicazione del presente regolamento, in

particolare le attività di sbarco, di vendita, di trasporto e di magazzinaggio dei

prodotti della pesca, nonché la registrazione degli sbarchi e delle vendite».

6 Ai sensi dell’art. 31, nn. 1 e 2, del detto regolamento:

«1. Gli Stati membri garantiscono che siano prese adeguate misure, compreso

l’avvio di azioni amministrative o penali conformemente alle legislazioni nazionali,

contro le persone fisiche o giuridiche responsabili, qualora sia stata constatata una

violazione delle norme della politica comune della pesca, in particolare in seguito

all’ispezione o al controllo effettuati in conformità del presente regolamento.

2. Le azioni promosse ai sensi del paragrafo 1 devono, secondo le pertinenti

disposizioni legislative nazionali, privare effettivamente i responsabili del beneficio

economico derivante dall’infrazione o produrre effetti proporzionati alla gravità

delle infrazioni, tali da fungere da deterrente per ulteriori infrazioni dello stesso

tipo».

La normativa tecnica

7 Le misure tecniche di conservazione delle risorse di pesca previste dalla

normativa in materia di controlli sono state definite in particolare nel regolamento

(CEE) del Consiglio 25 gennaio 1983, n. 171 (GU L 24, pag. 14), abrogato e

sostituito dal regolamento (CEE) del Consiglio 7 ottobre 1986, n. 3094 (GU L 288,

pag. 1), a sua volta abrogato e sostituito dal 1° luglio 1997 dal regolamento (CE)

del Consiglio 29 aprile 1997, n. 894 (GU L 132, pag. 1), a sua volta parzialmente

abrogato e sostituito dal 1° gennaio 2000 dal regolamento (CE) del Consiglio

30 marzo 1998, n. 850, per la conservazione delle risorse della pesca attraverso

misure tecniche per la protezione del novellame (GU L 125, pag. 1).

8 Le misure tecniche fissate da tali regolamenti sono sostanzialmente identiche.

9 Queste misure riguardano in particolare le maglie minime delle reti, il divieto di

fissare alle reti taluni dispositivi che consentono di ostruire le maglie o di ridurne le

dimensioni, il divieto di mettere in vendita pesci al di sotto di una taglia minima (in

prosieguo: i pesci «sotto taglia»), eccetto le catture che rappresentano solo una

percentuale limitata della cattura totale (in prosieguo: le «catture accessorie»).

Sentenza Commissione/Francia

10 Nella citata sentenza Commissione/Francia, la Corte ha dichiarato e statuito:

«Non avendo assicurato, dal 1984 al 1987, un controllo che garantisse il rispetto

delle misure tecniche comunitarie per la conservazione delle risorse di pesca,

prescritte dal regolamento [n. 171/83], nonché dal regolamento [n. 3094/86], la

Repubblica francese è venuta meno agli obblighi imposti dall’art. 1 del

regolamento [n. 2057/82], nonché dall’art. 1 del regolamento [n. 2241/87]».

11 In tale sentenza la Corte ha accolto cinque censure nei confronti della Repubblica

francese:

– insufficienza dei controlli per quanto riguarda le dimensioni minime delle

maglie delle reti (punti 12-15 della sentenza);

– insufficienza dei controlli per quanto riguarda la fissazione alle reti di

dispositivi vietati dalla normativa comunitaria (punti 16 e 17 della sentenza);

– inadempimento degli obblighi di controllo in materia di catture accessorie

(punti 18 e 19 della sentenza);

– inadempimento degli obblighi di controllo per quanto riguarda il rispetto delle

misure tecniche di conservazione che vietano la vendita dei pesci sotto taglia

(punti 20-23 della sentenza);

– inadempimento dell’obbligo di repressione delle infrazioni (punto 24 della

sentenza).

Procedimento precontenzioso

12 Con lettera 8 novembre 1991, la Commissione chiedeva alle autorità francesi di

comunicarle i provvedimenti adottati per dare esecuzione alla citata sentenza

Commissione/Francia. Il 22 gennaio 1992 le autorità francesi rispondevano che

esse intendevano «fare tutto quanto potevano per conformarsi alle disposizioni»

comunitarie.

13 In occasione di diverse missioni effettuate nei porti francesi, gli ispettori della

Commissione constatavano un miglioramento della situazione, ma rilevavano

parecchie insufficienze nei controlli esercitati dalle autorità francesi.

14 Dopo aver invitato la Repubblica francese a presentare le sue osservazioni, il

17 aprile 1996 la Commissione emanava un parere motivato nel quale constatava

che alla citata sentenza Commissione/Francia non era stata data esecuzione nei

punti seguenti:

– mancanza di conformità delle dimensioni minime delle maglie delle reti alla

normativa comunitaria,

– insufficienza dei controlli, che consentiva la messa in vendita di pesci sotto

taglia;

– atteggiamento permissivo delle autorità francesi nella repressione delle

infrazioni.

15 Attirando l’attenzione sull’eventualità di sanzioni pecuniarie per mancata

esecuzione di una sentenza della Corte, la Commissione fissava alla Repubblica

francese un termine di due mesi per prendere tutti i provvedimenti necessari ai fini

dell’esecuzione della citata sentenza Commissione/Francia.

16 Nell’ambito di uno scambio di corrispondenza tra le autorità francesi e i servizi

della Commissione, le dette autorità hanno tenuto quest’ultima informata delle

misure che avevano adottato e continuavano ad applicare nel senso di un

rafforzamento dei controlli.

17 Parallelamente, venivano effettuate diverse missioni ispettive nei porti francesi.

Sulla base delle relazioni redatte dopo una visita dal 24 al 28 agosto 1996 a

Lorient, a Guilvinec e a Concarneau, dal 22 al 26 settembre 1997 a Guilvinec, a

Concarneau e a Lorient, dal 13 al 17 ottobre 1997 a Marennes-Oléron, ad

Arcachon e a Bayonne, dal 30 marzo al 4 aprile 1998 nella Bretagna meridionale e

in Aquitania, dal 15 al 19 marzo 1999 a Douarnenez e a Lorient nonché, dal 13 al

23 luglio 1999, a Lorient, a Bénodet, a Loctudy, a Guilvinec, a Lesconil e a

Saint-Guénolé, i servizi della Commissione giungevano alla conclusione che

esistevano due problemi, cioè, da una parte, l’insufficienza di controlli che

consentiva la messa in vendita di pesci sotto taglia e, dall’altra, l’atteggiamento

permissivo delle autorità francesi nella repressione delle infrazioni.

18 Le relazioni degli ispettori hanno indotto la Commissione a emettere, il

6 giugno 2000, un parere motivato complementare nel quale essa constatava che

alla citata sentenza Commissione/Francia non era stata data esecuzione nei due

punti di cui sopra. La Commissione precisava che, in tale contesto, essa

considerava «particolarmente grave il fatto che documenti pubblici relativi alle

vendite alle grida utilizzino ufficialmente il codice “00” in violazione manifesta delle

disposizioni del regolamento (CE) del Consiglio 26 novembre 1996, n. 2406, che

stabilisce norme comuni di commercializzazione per taluni prodotti della pesca»

(GU L 334, pag. 1). Essa attirava l’attenzione sull’eventualità di sanzioni

pecuniarie.

19 Nella loro risposta del 1° agosto 2000, le autorità francesi facevano

sostanzialmente valere che, dopo l’ultima relazione di ispezione, nel controllo

nazionale delle attività di pesca erano intervenuti importanti cambiamenti. Esso

sarebbe stato oggetto di una riorganizzazione interna, con l’istituzione di una

«cellula», successivamente divenuta «missione» del controllo delle attività di

pesca, e avrebbe beneficiato di un rafforzamento dei mezzi di controllo, in

particolare con la messa a disposizione di mezzi da ricognizione e di un sistema di

sorveglianza su schermo delle posizioni dei pescherecci nonché la diffusione di

istruzioni ad uso del personale di controllo.

20 Nel corso di una missione ispettiva dal 18 al 28 giugno 2001, presso i Comuni di

Guilvinec, di Lesconil, di Saint-Guénolé e di Loctudy, gli ispettori della

Commissione constatavano la carenza dei controlli, la presenza di pesci sotto

taglia e la messa in vendita di tali pesci con il codice «00».

21 Con lettera 16 ottobre 2001 le autorità francesi trasmettevano alla Commissione

copia di un ordine di servizio indirizzato alle direzioni regionali e dipartimentali

degli affari marittimi che ingiungeva loro di far cessare l’utilizzazione del codice

«00» entro il 31 dicembre 2001 e di applicare, a partire da tale data, le sanzioni

regolamentari agli operatori che non vi si conformavano. Le dette autorità

menzionavano un aumento, a partire dal 1998, del numero di procedimenti penali

per infrazione alle norme relative alle dimensioni minime e il carattere dissuasivo

delle pene irrogate. Esse comunicavano altresì l’adozione, nel 2001, di un piano di

controllo generale delle attività di pesca che fissava delle priorità, tra le quali

l’attuazione di un piano di ripopolamento del nasello e il controllo rigoroso del

rispetto delle dimensioni minime.

22 Considerando che la Repubblica francese continuava a non aver dato esecuzione

alla citata sentenza Commissione/Francia, la Commissione ha proposto il ricorso

in esame.

Procedimento dinanzi alla Corte

23 In risposta ad un quesito posto dalla Corte ai fini dell’udienza del 3 marzo 2004, la

Commissione ha reso noto che, dopo la proposizione del ricorso in esame, i suoi

servizi avevano proceduto a tre nuove missioni ispettive (dall’11 al

16 maggio 2003 a Sète e a Port-Vendres, dal 19 al 20 giugno 2003 a Loctudy, a

Lesconil, a St-Guénolé e a Guilvinec, nonché dal 14 al 22 luglio 2003 a Port-la-

Nouvelle, a Sète, al Grau-du-Roi, a Carro, a Sanary-sur-Mer e a Tolone). Secondo

la Commissione, dalle relazioni su tali missioni risulta che il numero dei casi di

messa in vendita di pesci sotto taglia era diminuito in Bretagna, ma che esistevano

problemi sulla costa mediterranea per quanto riguardava il tonno rosso. Ne

risulterebbe altresì che i controlli allo sbarco erano poco frequenti.

24 La Commissione ha spiegato che per valutare l’efficacia delle misure adottate

dalle autorità francesi sarebbe necessario che essa disponesse dei rendiconti e

dei bilanci statistici relativi all’attuazione delle diverse misure di organizzazione

generale del controllo delle attività di pesca menzionate dal governo francese.

25 Invitato dalla Corte a precisare il numero dei controlli in mare e a terra ai quali,

dopo la proposizione del ricorso in esame, le autorità francesi avevano proceduto

al fine di far rispettare le norme relative alle dimensioni minime dei pesci nonché il

numero delle infrazioni accertate e le conseguenze giudiziarie riservate a tali

infrazioni, il 30 gennaio 2004 il governo francese ha depositato nuovi dati statistici.

Ne risulterebbe che il numero di controlli, di accertamenti di infrazioni e di

condanne sarebbe diminuito durante l’anno 2003 rispetto all’anno 2002.

26 Il governo francese ha spiegato la diminuzione dei controlli in mare con la

mobilitazione delle navi francesi per lottare contro l’inquinamento causato dal

naufragio della petroliera Prestige e la diminuzione dei controlli a terra con il

miglioramento della disciplina dei pescatori. Esso ha spiegato la diminuzione delle

condanne pronunciate con gli effetti della legge 6 agosto 2002, n. 2002-1062,

recante amnistia (JORF n. 185 del 9 agosto 2002, pag. 13647), sottolineando nel

contempo l’aumento dell’importo medio delle ammende inflitte.

Sull’inadempimento contestato

Sull’area geografica interessata

27 In via preliminare, occorre rilevare che la constatazione formulata nel dispositivo

della citata sentenza Commissione/Francia, secondo cui la Repubblica francese

non aveva assicurato un controllo che garantisse il rispetto delle misure tecniche

comunitarie per la conservazione delle risorse di pesca previste dai regolamenti

nn. 171/83 e 3094/86, riguardava, come risulta dalla delimitazione operata

dall’art. 1, n. 1, di tali regolamenti, solo la cattura e lo sbarco delle risorse

alieutiche presenti in talune zone dell’Atlantico nordorientale.

28 Come fatto valere dal governo francese e precisato dalla Commissione all’udienza

del 3 marzo 2004, il presente ricorso verte quindi solo sulla situazione nelle stesse

zone.

Sulla data di riferimento

29 La Commissione ha inviato alla Repubblica francese un primo parere motivato il

14 aprile 1996, poi un parere motivato integrativo il 6 giugno 2000.

30 Ne consegue che la data di riferimento per valutare l’inadempimento contestato si

colloca alla scadenza del termine fissato nel parere motivato integrativo del

6 giugno 2000, ossia due mesi dopo la notifica di quest’ultimo (sentenze

13 giugno 2002, causa C-474/99, Commissione/Spagna, Racc. pag. I-5293,

punto 27, e causa C-33/01, Commissione/Grecia, Racc. pag. I-5447, punto 13).

31 Dato che la Commissione ha chiesto la condanna della Repubblica francese al

pagamento di una penalità, occorre altresì accertare se l’inadempimento

contestato sia perdurato sino all’esame dei fatti da parte della Corte.

Sulla portata degli obblighi che incombono agli Stati membri nell’ambito della

politica comune della pesca

32 L’art. 1 del regolamento n. 284/93, che costituisce, nel settore della pesca,

un’espressione particolare degli obblighi imposti agli Stati membri dall’art. 10 CE,

prevede che questi ultimi adottino provvedimenti atti a garantire l’efficacia del

regime comunitario di conservazione e di gestione delle risorse in materia di

pesca.

33 Il regolamento n. 2847/93 prevede al riguardo una responsabilità congiunta degli

Stati membri (v., a proposito del regolamento n. 2241/87, sentenza

27 marzo 1990, causa C-9/89, Spagna/Consiglio, Racc. pag. I-1383, punto 10).

Tale responsabilità congiunta implica che uno Stato membro, quando viene meno

ai propri obblighi, pregiudica gli interessi degli altri Stati membri e dei loro operatori

economici.

34 Il rispetto degli obblighi che incombono agli Stati membri in forza delle norme

comunitarie è da ritenersi imperativo per garantire la protezione dei fondali, la

conservazione delle risorse biologiche marine ed il loro sfruttamento sostenibile e

in condizioni economiche e sociali appropriate (v., a proposito del mancato rispetto

del regime delle quote per le campagne di pesca 1991-1996, sentenza

25 aprile 2002, cause riunite C-418/00 e C-419/00, Commissione/Francia,

Racc. pag. I-3969, punto 57).

35 A tal fine, l’art. 2 del regolamento n. 2847/93, che riporta gli obblighi previsti

dall’art. 1, n. 1, del regolamento n. 2241/87, impone agli Stati membri di controllare

l’esercizio della pesca e delle attività connesse. Esso richiede che gli Stati membri

ispezionino i pescherecci e controllino tutte le attività, in particolare le attività di

sbarco, di vendita, di trasporto e di magazzinaggio del pesce e la registrazione

degli sbarchi e delle vendite.

36 L’art. 31 del regolamento n. 2847/93, che riporta gli obblighi previsti all’art. 1, n. 2,

dei regolamenti nn. 2057/82 e 2241/87, impone agli Stati membri di perseguire le

infrazioni constatate. Esso precisa al riguardo che le azioni promosse debbono

essere tali da privare effettivamente i responsabili del beneficio economico

derivante dall’infrazione o da produrre effetti proporzionati alla gravità delle

infrazioni, così da fungere da deterrente per ulteriori infrazioni dello stesso tipo.

37 Il regolamento n. 2847/93 fornisce quindi indicazioni precise quanto al contenuto

delle misure che debbono essere adottate dagli Stati membri e che debbono

tendere all’accertamento della regolarità delle operazioni di pesca allo scopo di

prevenire eventuali irregolarità e nel contempo di reprimerle. Tale obiettivo implica

che le misure attuate devono avere un carattere effettivo, proporzionato e

dissuasivo. Come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 39 delle sue

conclusioni del 29 aprile 2004, per le persone che esercitano la pesca o un’attività

connessa deve esistere un serio rischio in caso di un'infrazione alle norme della

politica comune della pesca, di essere scoperte e di vedersi infliggere sanzioni

adeguate.

38 Alla luce di queste considerazioni occorre verificare se la Repubblica francese

abbia adottato tutte le misure che l’esecuzione della citata sentenza

11 giugno 1991, Commissione/Francia, comporta.

Sulla prima censura: l’insufficienza del controllo

Argomenti delle parti

39 La Commissione sostiene che dagli accertamenti operati dai suoi ispettori risulta

che il controllo esercitato dalle autorità francesi per quanto riguarda il rispetto delle

disposizioni comunitarie in materia di dimensioni minime dei pesci è sempre

carente.

40 L’aumento del numero delle ispezioni menzionato dal governo francese non

sarebbe tale da modificare tali accertamenti dato che si tratterebbe unicamente di

ispezioni in mare. Quanto ai piani di controllo adottati da tale governo nel 2001 e

nel 2002, essi non sarebbero, di per sé, tali da porre fine all’inadempimento

contestato. L’attuazione di questi piani presupporrebbe, infatti, la previa fissazione

di obiettivi, indispensabili per poter valutare l’efficacia e l’attuabilità dei detti piani.

Bisognerebbe inoltre che questi ultimi fossero effettivamente applicati, circostanza

che le missioni effettuate nei porti francesi dopo la loro introduzione non avrebbero

permesso di provare.

41 Il governo francese fa rilevare, anzitutto, che le relazioni ispettive sulle quali la

Commissione si basa non sono mai state portate a conoscenza delle autorità

francesi, che non sono state in grado di rispondere alle affermazioni ivi contenute.

Tali relazioni sarebbero inoltre basate su mere supposizioni.

42 Esso fa inoltre valere di non aver cessato, dopo la pronuncia della citata sentenza

11 giugno 1991, Commissione/Francia, di rafforzare i suoi dispositivi di controllo.

Tale rafforzamento avrebbe preso la forma di un aumento del numero delle

ispezioni in mare e dell’adozione, nel 2001, di un piano di controllo generale,

completato, nel 2002, da un piano di controllo «taglie minime di cattura». Quanto

all’efficacia di tali misure, esso sottolinea che la non commercializzazione di pesci

sotto taglia ha potuto essere accertata in occasione di svariate missioni di verifica

effettuate da ispettori della Commissione.

43 Infine, secondo il governo francese, la Commissione si limita ad affermare che le

misure da esso adottate sono inadeguate, ma non indica quelle che sarebbero

idonee a porre fine all’inadempimento contestato.

Giudizio della Corte

44 Come il procedimento di cui all’art. 226 CE (v., a proposito del mancato rispetto

del regime dei contingenti per le campagne di pesca 1988 e 1990, sentenza

1° febbraio 2001, causa C-333/99, Commissione/Francia, Racc. pag. I-1025,

punto 33), il procedimento di cui all’art. 228 CE si basa sull’accertamento oggettivo

dell’inosservanza da parte di uno Stato membro dei suoi obblighi.

45 Nella fattispecie, la Commissione ha fornito a sostegno della propria censura

relazioni di missione redatte dai suoi ispettori.

46 L’argomento del governo francese, sollevato nella fase della controreplica,

secondo il quale le relazioni a cui la Commissione ha fatto riferimento nel suo

ricorso non potrebbero essere utilizzate come prova di persistenza

dell’inadempimento in quanto non sarebbero mai state portate a conoscenza delle

autorità francesi non può essere accolto.

47 Dall’esame delle relazioni presentate dalla Commissione risulta che tutte le

relazioni posteriori al 1998, prodotte agli atti nella loro versione integrale o sotto

forma di ampi estratti, si riferiscono a resoconti di riunioni nel corso delle quali le

autorità nazionali competenti sono state informate dei risultati delle missioni

ispettive e hanno quindi avuto la possibilità di presentare le loro osservazioni sugli

accertamenti degli ispettori della Commissione. Se tale riferimento non si ritrova

nelle relazioni anteriori, prodotte agli atti sotto forma di estratti limitati agli

accertamenti di fatto operati dai detti ispettori, basta a questo proposito ricordare

che, nella sua lettera del 1° agosto 2000, inviata alla Commissione in risposta al

parere motivato integrativo del 6 giugno 2000, il governo francese ha presentato le

sue osservazioni sul contenuto di tali relazioni senza mettere in discussione le

condizioni della loro comunicazione alle autorità francesi.

48 Di conseguenza, occorre verificare se le informazioni contenute nelle relazioni di

missione presentate dalla Commissione siano tali da fondare un accertamento

oggettivo della persistenza di un inadempimento dei suoi obblighi di controllo da

parte della Repubblica francese.

49 Per quanto riguarda la situazione alla scadenza del termine impartito nel parere

motivato integrativo del 6 giugno 2000, risulta dalle relazioni alle quali la

Commissione ha fatto riferimento nel detto parere (v. punto 17 della presente

sentenza) che gli ispettori hanno potuto accertare la presenza di pesci sotto taglia

in occasione di ciascuna delle sei missioni da loro effettuate. Essi hanno potuto

accertare, in particolare, l’esistenza di un mercato per i naselli sotto taglia,

commercializzati con il nome di «merluchons» o «friture de merluchons» e messi

in vendita, in violazione delle norme di commercializzazione fissate dal

regolamento n. 2406/96, con il codice «00».

50 In occasione di cinque di tali sei missioni lo sbarco e la messa in vendita dei pesci

sotto taglia sono avvenuti in assenza di controllo da parte delle autorità nazionali

competenti. Come ha riconosciuto il governo francese nella sua risposta del

1° agosto 2000 al parere motivato integrativo del 6 giugno 2000, le persone che gli

ispettori hanno potuto incontrare «non appartenevano alle categorie degli agenti

autorizzati ad accertare le infrazioni alla disciplina delle attività di pesca né

all’amministrazione degli affari marittimi». In occasione della sesta missione, gli

ispettori hanno accertato che pesci sotto taglia erano stati sbarcati e messi in

vendita in presenza di autorità nazionali competenti ad accertare le infrazioni alla

disciplina della pesca. Tali autorità si sono tuttavia astenute dal perseguire i

contravventori.

51 Tali elementi permettono di accertare che, in mancanza di un efficace intervento

delle autorità nazionali competenti, persista una prassi di messa in vendita di pesci

sotto taglia che presenta un grado di continuità e di generalità tale da

compromettere gravemente, a causa del suo effetto cumulativo, gli obiettivi del

regime comunitario di conservazione e di gestione delle risorse in materia di

pesca.

52 Per giunta, la similarità e la ripetizione delle situazioni accertate in tutte le relazioni

permettono di considerare che tali casi hanno potuto essere solo la conseguenza

di un’insufficienza strutturale delle misure attuate dalle autorità francesi e, di

conseguenza, di un inadempimento, da parte di queste ultime, dell’obbligo di

procedere a controlli effettivi, proporzionati e dissuasivi loro imposto dalla

normativa comunitaria (v., in questo senso, citata sentenza 1° febbraio 2001,

Commissione/Francia, punto 35).

53 Si deve pertanto constatare che, alla scadenza del termine impartito nel parere

motivato integrativo del 6 giugno 2000, la Repubblica francese, non avendo

garantito un controllo delle attività di pesca conforme agli obblighi previsti dalle

disposizioni comunitarie, non aveva adottato tutte le misure che l’esecuzione della

citata sentenza 11 giugno 1991, Commissione/Francia, comportava, venendo

pertanto meno agli obblighi che le incombevano in forza dell’art. 228 CE.

54 Per quanto riguarda la situazione alla data dell’esame dei fatti da parte della Corte,

le informazioni disponibili rivelano la persistenza di carenze significative.

55 Infatti, nel corso della missione effettuata in Bretagna nel giugno 2001 (v. punto 20

della presente sentenza), gli ispettori della Commissione hanno potuto ancora una

volta accertare la presenza di pesci sotto taglia. Una diminuzione del numero di

casi di messa in vendita di tali pesci è stata accertata nel corso di una missione

ulteriore nella stessa regione nel giugno 2003 (v. punto 23 della presente

sentenza). Tuttavia, tale circostanza non è determinante alla luce della

convergenza degli accertamenti, figuranti nelle relazioni redatte in occasione di

queste due missioni, in ordine alla mancanza di efficacia dei controlli a terra.

56 Dato che la Commissione ha fornito sufficienti elementi da cui risulta la

persistenza dell’inadempimento, spetta allo Stato membro interessato contestare

in modo approfondito e particolareggiato i dati prodotti e le conseguenze che ne

derivano (v., in tal senso, sentenze 22 settembre 1988, causa 272/86,

Commissione/Grecia, Racc. pag. 4875, punto 21, e 9 novembre 1999, causa

C-365/97, Commissione/Italia, Racc. pag. I-7773, punti 84-87).

57 Al riguardo, si deve rilevare che l’informazione concernente l’aumento dei controlli

a seguito dei piani adottati nel 2001 e nel 2002, menzionato dal governo francese

nel suo controricorso, contrasta con l’informazione fornita da questo stesso

governo in risposta ai quesiti della Corte (v. punto 26 della presente sentenza), da

cui risulta che il numero dei controlli a terra e in mare è diminuito nell’anno 2003

rispetto all’anno 2002.

58 Anche supponendo che tali informazioni divergenti, come sostiene il governo

francese, possano essere considerate rivelatrici di un miglioramento della

situazione, nondimeno, gli sforzi compiuti non sono tali da scusare gli

inadempimenti accertati (citata sentenza 1° febbraio 2001, Commissione/Francia,

punto 36).

59 In questo contesto, neppure l’argomento del governo francese secondo il quale la

diminuzione dei controlli sarebbe giustificata da una migliore disciplina dei

pescatori può essere accolto.

60 Infatti, come lo stesso governo francese ha fatto valere nel suo controricorso,

l’avvio di azioni dirette a riformare comportamenti e mentalità costituisce un lungo

processo. Si deve quindi considerare che la carenza strutturale, per un periodo

che si estende su oltre dieci anni, dei controlli diretti a far rispettare le norme


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una decisione della Commissione Europea relativa a un caso di violazione delle norme comunitarie sulla pesca. Parole chiave: conservazione risorse del mare, inadempimento dell'obbligo di esecuzione della sentenza, penalità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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