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Perdite su crediti - C. Cass. n. 15563/00

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario d'Impresa, tenute dalla Prof. ssa Livia Salvini nell'anno accademico 2010.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 15563 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2000 usata come materiale didattico il 10 novembre 2009.
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Esame di Diritto Tributario d'Impresa docente Prof. L. Salvini

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specificazione del complessivo importo portato in detrazione.

Col quarto motivo di ricorso, adducendo la violazione dell'art. 97 Cost., la ricorrente sostiene che

l'Amministrazione ha agito in violazione delle norme di correttezza ed imparzialità, mutando indirizzo

interpretativo in ordine alla deducibilità delle cessioni "pro-soluto".

Col quinto motivo di ricorso, adducendo la violazione dell'art. 66 D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, il ricorrente

sostiene che, essendo stati i crediti ceduti "pro soluto" per una somma inferiore al loro valore nominale, non si

era verificata una perdita, ma una minusvalenza deducibile, regolamentata dall'art. 57 lett. c) D.P.R. 29

settembre 1973, n. 597, mentre la nozione di plusvalenza è residuale, rispetto a quella di ricavo. La perdita su

crediti avrebbe presupposto un credito da svalutare nel patrimonio della società, mentre nella specie il diritto di

credito era uscito definitivamente da tale patrimonio. Avrebbe dunque errato la sentenza impugnata a definire

"perdita" una minusvalenza.

Col sesto motivo, infine, la ricorrente sostiene che la sentenza impugnata ha violato l'art. 26 del D.P.R. 3

novembre 1981, n. 739, 8 e 49 del D.Lgs 31 dicembre 1992, n. 546, avendo dichiarato dovute dalla

contribuente le sanzioni conseguenti la illegittima detrazione delle perdite, mentre la violazione appariva

giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata delle norme applicate.

Il primo, il secondo e il terzo motivo di ricorso, di cui appare opportuna la trattazione congiunta, non sono

fondati.

L'avviso di accertamento soddisfa infatti l'obbligo della motivazione quando, attraverso l'indicazione degli

elementi costitutivi della pretesa, anche se evidenziati tramite il rinvio al rapporto della Polizia Tributaria ( Cass.

Civ. I, 16 agosto 1993, n. 8685 ), pone il contribuente nella condizione di potersi difendere, non richiede invece

la specificazione e la allegazione delle prove asseritamente idonee ad evidenziare la effettiva sussistenza del

credito ( Cass. Civ. Sez. I, 14 giugno 1996, n. 5506; 7991/1996; 10812/1996; 4 febbraio 1998, n. 1107 ),

incombendo tale onere sull'Amministrazione Finanziaria soltanto nella fase giudiziale instaurata dal

contribuente con l'impugnazione dell'atto.

Ma una volta giustificata, da parte dell'Amministrazione, in sede di contenzioso, l'indeducibilità fiscale delle

perdite su crediti perché ceduti sotto costo, tanto da potersi ritenere trasferiti con atto di liberalità, e comunque

senza il rispetto delle forme legislativamente previste perché si potessero ritenere abbandonati e non

recuperabili, era onere della Società contribuente provare di aver rispettato, in assenza di accantonamento al

fondo di copertura rischi su crediti, come disciplinato dall'art. 71 del D.P.R. 917/86, il disposto dell'art. 66

stesso D.P.R., il quale al n. 3 richiede per la deducibilità delle perdite su crediti, che queste risultino da

elementi certi e precisi, ovvero che il debitore sia assoggettato a procedure concorsuali. Il menzionato art. 66,

che va letto in una con l'art. 25 del D.P.R. 4 febbraio 1988, n. 42, come ha fatto la Corte triestina prevede

infatti, in ipotesi di procedure concorsuali, l'imputazione delle perdite su crediti divenuti inesigibili in quote

costanti per anni successivi, disposto che non appare nella specie in alcun modo essere stato considerato

dalla contribuente, la quale non ha provveduto, neppure in sede contenziosa, come hanno rilevato i giudici

d'appello, "a specificare la composizione del complessivo importo portato in detrazione di guisa che non sono

individuabili ...i singoli crediti e i soggetti debitori", che non risultano non collegabili alle singole procedure

concorsuali; una congerie di documenti, dunque, non idonea a fornire, in punto di merito, quegli elementi "certi

e precisi" richiesti dall'art. 66 comma 3 cit. D.P.R. per la deducibilità dei crediti stessi.

La Corte triestina non ha infatti escluso in assoluto la detraibilità fiscale dei redditi in questione, ma ha negato

rilevanza, sul piano probatorio, agli elementi addotti dalla ricorrente, con ciò attuando un accertamento di fatto,

non censurabile in questa sede in quanto compiutamente motivato.

I motivi di ricorso esaminati debbono essere dunque rigettati.

Sono egualmente infondati il quarto e il quinto motivo di ricorso, in ordine ai quali appare opportuno sviluppare

un discorso congiunto.

Sostiene infatti la Società ricorrente che le perdite in questione non erano rilevabili dall'Amministrazione, la

quale avrebbe tra l'altro mutato indirizzo sul tema, in quanto riferentesi a cessioni "pro soluto" e non "pro

solvendo" di crediti definitivamente usciti dal patrimonio sociale, sicché, invece che di perdite, l'Ufficio avrebbe

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario d'Impresa, tenute dalla Prof. ssa Livia Salvini nell'anno accademico 2010.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 15563 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2000 usata come materiale didattico il 10 novembre 2009.
La Corte ha stabilito che: in tema di imposte sui redditi, nelle ipotesi in cui l'amministrazione finanziaria ha ritenuto indeducibili le perdite su crediti conseguenti a cessioni pro soluto, in sede contenziosa l'onere di provarne la deducibilità spetta al contribuente.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario d'Impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Salvini Livia.

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