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l’accattivante confusione che i gesuiti sembrano proporre fra amor benevolen-

tiae (la virtù teologale della carità), e amor concupiscientiae (retaggio sempre

imperfetto e colpevole, secondo i giansenisti, del peccato originale), tra sacro

e profano, fino ad attaccare alle radici quella “solidarietà fra gesuitismo e ba-

ovvero l’unità di “propaganda” controriformistica e di “sensualità”

rocco” xxx

del gusto barocco. Ed è appunto rispetto a Montalte, al suo “crescere” di let-

tera in lettera, che vorremmo parlare di “romanzo di formazione”.

Per un verso, ci autorizza forse a farlo quella particolarissima “ipertro-

di cui gode (o soffre, a seconda dei punti vista di vista) la

fia semantica” xxxi

definizione stessa di “romanzo di formazione” come ci ha spiegato Franco

Moretti. Nel suo saggio, cosí ricco di humour e di dottrina, ci sono per il per-

sonaggio-Pascal due riferimenti, amabilmente ironici, ci sembra, e non certo

alle Provinciali come “romanzo di formazione” (cosa del resto inimmaginabile

visto l’arco temporale, da fine Settecento al primo Novecento da lui preso in

esame, e vista anche la sua programmatica esclusione della “fortissima di-

presente in autori quali Tolstoj e Dostoevskij).

mensione religiosa” xxxii

Per altro verso, in contesti critici diversi non appare raro imbattersi nel-

la segnalazione di antipazioni seicentesce del Bildungsroman. Basterà qui ri-

chiamarne due, una riferita a un testo di inizio e una a un testo di fine Seicen-

to: la lettura che in questa chiave fa Marc Fumaroli del Pelerin de Lorette

[1604], opera del “retore gesuita” Louis Richehome , e le considerazioni

xxxiii

(fra storia dell’educazione e psicologia dello sviluppo) di Françoise Dolto sul-

.

le Aventures de Télémaque [1699] di Fénélon xxxiv

Ma, se possiamo essere sinceri, Montalte ci ha fatto venire in mente, fra

le nostre letture recenti, soprattutto la protagonista di un altro atipico Bildun-

gsroman, quella del Porto di Toledo [1975] di Anna Maria Ortese così come la

tratteggia Monica Farnetti nel paragrafo “Sulle rovine del Bildungsroman”

11

che si legge nel saggio introduttivo all’edizione critica da lei curata per Adel-

phi:

in particolare poi la Toledana, la giovane ingenua che all’inizio del racconto ha ancora tut-

to da imparare e che seguiamo via via prendere coscienza della vita e di se stessa, accede

alla propria maturità, non meno di quel che fecero Tristano e Parsifal […] sottostando mol-

to diligentemente a quelle due esperienze o prove, originarie e inscindibili, indicate da

sempre come “l’amore e l’avventura” […] Ed è così, del tutto canonicamente, che una “so-

cialità” e un’ “erotica” sigillano il suo apprendistato e la dotano di identità, e che la Tole-

dana fatta adulta infine ci congeda .

xxxv

Perché non provare a leggere - nel secolo aperto dal Pelerin de Lorette e

chiuso dal Télémaque - anche questa storia di Montalte, con la sua canonica

(per come la tratteggia Moretti) disillusione dal modello del mèntore (il bon

père gesuita) e con la convinta rivendicazione dell’ amor benevolentiae rispetto

all’ amor concupiscientiae, come un particolarissimo romanzo di apprendistato

e di iniziazione nonché, sia pur molto a suo modo, di “amore” e di “avventu-

ra”?

12 Traduzione nostra in B. Pascal, Le provinciali. Guida alla lettura a cura di R. Vitiello, Ro-

i

ma, Editori Riuniti, 1988, p. 33. Per la letteratura critica su Pascal ci si limita qui a rinviare

agli apparati di B. Pascal, Pensieri, nuova edizione a cura di Ph. Sellier secondo l’ “ordi-

ne”pascaliano, introduzione e traduzione di B. Papasogli, Roma, Città Nuova, 2003 e a

quelli dell’edizione a cura di C. Carena, Torino, Einaudi, 2004.

Nella grafia originale il titolo è: “Les provinciales ou les Lettres escrites par Louis de

ii

Montalte à un Provincial de ses amis et aux RR. PP. Jésuites sur le sujet de la morale et de

la politique de ces Pères”, con l’indicazione fittizia del luogo di edizione: “A Cologne, chez

Pierre de la Vallée”.

Pascal, Pensées, n. 52 nell’edizione Brunschvicg; n. 888 nell’edizione Lafuma. Cfr. B. Pa-

iii

scal, Oeuvres complètes, “Bibliothèque de la Pléiade”, Paris, Gallimard, 1954, p. 1100, tradu-

zione nostra.

Cornelio Giansenio è il nome italianizzato di Cornelis Jansen (1585-1638), teologo o-

iv

landese, professore a Lovanio e vescovo di Ypres, il cui libro Augustinus apparve postumo

nel 1640. Cinque proposizioni ne furono condannate da Innocenzo X nel 1653 e da Ales-

sandro VII nel 1656. In Giansenio si riprendono alcuni aspetti dell’ “agostinismo”, teologia

della grazia che si ispira, estremizzandole, alle posizioni di Agostino. Di Agostino vi si ri-

prende, fra l’altro, la battaglia contro Pelagio, monaco irlandese nato nel 360 circa. Il pela-

gianesimo (condannato dalla Chiesa nel secolo V e poi dal Concilio di Trento: 1542-1563),

rifiutando la dottrina del peccato originale, non accetta una considerazione inappellabil-

mente negativa della “concupiscenza”, cioè del desiderio proveniente dal mero appetito

sensibile. Per i giansenisti al contrario la concupiscenza è sintomo di un focolaio di deside-

ri impuri, retaggio del peccato originale. E mentre nell’agostinismo si descrive come solo

nello stato originale, cioè nel paradiso terrestre, l’uomo può volere e porre in opera atti di

per sé buoni senza l’intervento divino della “grazia efficace”, per i pelagiani l’uomo può

agire bene e arrivare alla salvezza anche senza, non avendo il peccato originale corrotto la

natura umana. Per loro l’uomo può, con le sole sue forze, operare secondo la legge divina

senza la necessità di un intervento soprannaturale. Da tutto ciò deriva la negazione della

necessità della grazia per osservare la morale e raggiungere la salvezza. E se per

l’agostinismo l’uomo è predisposto alla grazia, ma senza alcun merito da parte sua, per i

13

teologi oggetto polemico delle Provinciali la grazia è data a tutti ed è sufficiente a muovere

la volontà all’azione salutare solo che il libero arbitrio dell’uomo lo voglia.

Sull’insediamento delle istituzioni gesuitiche a Parigi nel sec. XVII, cfr. M. Fumaroli,

v

L’età dell’eloquenza. Retorica e “res literaria” dal Rinascimento alle soglie dell’epoca classica, Mi-

lano, Adelphi, 2002, pp. 259-492. Per la “Ratio studiorum”, la cui pubblicazione definitiva

dopo oltre un cinquantennio di elaborazioni è del 1599, v. Ratio atque institutio studiorum

Societatis Jesu. Ordinamento degli studi della Compagnia di Gesù, introduzione e traduzione di

A. Bianchi, testo latino a fronte, Milano, Rizzoli, 2002. Per la storia della Compagnia si ri-

cordano almeno, dopo il vecchio R. Fülöp-Miller, Segreto e potenza dei gesuiti [1947], Milano,

TEA, 1997, i due voll. di J. Lacouture, I Gesuiti. 1. La Conquista (1540-1773); 2. Il ritorno

(1773-1993), Casale Monferrato, Piemme, 1993-4 e il sintetico P. C. Hartmann, I Gesuiti,

Roma, Carocci, 2003.

G. Martina, La Chiesa nell’età dell’assolutismo, del liberalismo, del totalitarismo [1970], Bre-

vi , p. 155. (Si veda ora dello stesso A., Sto-

scia, Morcelliana, 4 vv; la citazione è dal v. 2, 1983

5

ria della Compagnia di Gesù in Italia, Brescia, Morcelliana, 2003). Sui risvolti “politici” del

pessimismo giansenista cfr. M. Rosa, Settecento religioso. Politica della ragione e religione del

cuore, Venezia, Marsilio, 1999, senza dimenticare gli studi di A. M. Battista, dagli Appunti

sulla crisi della morale comunitaria nel Seicento francese, “Il pensiero politico”, II, 1969, n. 2,

pp. 187-223, fino al postumo Politica e morale nella Francia dell’età moderna, a cura di A. M.

Lazzarini Del Grosso, Genova, Name, 1998. (Per Pascal “politico” ricordiamo qui almeno

E. Auerbach, Sulla teoria politica di Pascal [1951], in Id., Da Montaigne a Proust. Ricerche sulla

storia della cultura francese, Milano, Garzanti, 1973, pp. 102-135 e G. Ferreyrolles, Pascal et la

raison du politique, Paris, PUF, 1984). Per aggiornati riferimenti bibliografici su Port-Royal e

il Seicento filosofico-religioso si vedano ora gli apparati dell’edizione con testo a fronte di

P. Nicole, Sulla commedia, a cura di D. Bosco, Milano, Bompiani, 2003.

G. Sommavilla, La Compagnia di Gesù, Milano, Rizzoli, 1985, p. 137.

vii Pascal, Oeuvres complètes, p. 1458, traduzione nostra. A proposito di Escobar (Antonio

viii

Escobar y Mendoza, 1589-1669, gesuita spagnolo celebre teologo e predicatore), una lonta-

na, gustosa eco dell’ironia pascaliana sulla quasi miracolosa abilità di costui ad adattare le

norme morali alle esigenze della sensualità, ci pare la si possa ben ravvisare in un testo del

1825, La physiologie du goût di Anthelme Brillat-Savarin (1755-1826): “Alle signore spagnole

14

del nuovo mondo la cioccolata piace fino alla mania, tanto che, non contente di prenderne

più volte al giorno, se la fanno portare anche in chiesa. Tale sensualità ha spesso attirato su

di loro la censura dei vescovi: ma essi hanno finito col chiudere un occhio e il reverendo

padre Escobar, la cui metafisica era sottile quanto accomodante era la sua morale, dichiarò

formalmente che la cioccolata sciolta nell’acqua non rompeva il digiuno, stiracchiando in

favore delle sue penitenti l’antico adagio: Liquidum non frangit jejunium” (“Il liquido non

rompe il digiuno”, ndt.). Cfr. A. Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto ovvero meditazioni di ga-

stronomia trascendente, traduzione di D. Provenzal, Milano, Rizzoli, 2002, p. 121. Tutto ciò a

riprova di quanto si dice più avanti sulle Provinciali come capostipite della moderna fami-

glia dei pamphlets.

L. Cognet, Le jansénisme [1961], Paris, PUF, 1985, p. 70.

ix J. Mesnard, Pascal, in Dictionnaire de spiritualité, v. 12, colonna 286.

x Cfr. B. Pascal, La morale dei gesuiti. (Dalle “Provinciali”), a cura di G. Preti, Milano, Uni-

xi

versale economica, 1949. Di G. Preti ricordiamo poi l’antologia, Pascal e i giansenisti, Mila-

no, Garzanti, 1944 e la traduzione completa delle Provinciali, Torino, Einaudi, 1972.

A. Adam, Introduction a B. Pascal, Lettres écrites à un provincial, Paris, Garnier-

xii

Flammarion, 1967, p. 20.

A proposito di giansenismo e illuminismo la più recente storiografia sta individuando

xiii

non poche occasioni di incontri e “simpatie”, ambivalenti, conflittuali e paradossali, rispet-

to alle dichiarate distanze fra eredi di Agostino e deisti, razionalisti, atei… Pensiamo a

quei “fiumi carsici” di cui ha parlato Mario Rosa nei suoi studi su Aufklärung cristiana,

Aufklärung cattolica, Aufklärung tout court : cfr.il già citato Settecento religioso. Politica della

ragione e religione del cuore. Pensiamo ancora alle ricerche di Monique Cottret su una sotter-

ranea alleanza tra giansenisti e illuministi soprattutto dopo la bolla Unigenitus del 1713 - in

cui Clemente XI aveva condannato 101 proposizioni di Quesnel dedicate a riassumere la

dottrina giansenista - fino a quando i giansenisti “militanti”, richiamandosi a Monte-

squieu e a Rousseau, avrebbero finito per battersi, a ridosso della Rivoluzione dell’ ’89, per

la “tolleranza civile” in favore dei protestanti: cfr. M. Cottret, Jansénisme et Lumières. Pour

un autre XVIII siècle, Paris, Albin Michel, 1998.

e

F. Orlando, Illuminismo e retorica freudiana, Torino, Einaudi, 1982, pp. 188-9.

xiv

15 Il molinismo è il sistema elaborato dal teologo gesuita spagnolo Luis de Molina (1535-

xv

1600), professore a Madrid, autore della Concordia del libero arbitrio con i doni della grazia, con

la pre-scienza divina, con la provvidenza, con la predestinazione e la dannazione del 1588. Per

Molina la libertà dell’uomo non è né distrutta né menomata in conseguenza del peccato o-

riginale, e la grazia non toglie la libertà all’uomo perché Dio conosce fin dall’eternità il

modo con cui la volontà libera risponde alla grazia. Si ha così una teoria della predestina-

zione “post praevisa merita”, ossia in previsione dei meriti dell’uomo, e un’idea di grazia

sufficiente che mette la volontà in condizione di scegliere l’azione salutare producendo il

suo effetto per la sola decisione del libero arbitrio.

Orlando, Illuminismo, p. 186.

xvi Orlando, ibidem, dove il riferimento è al Racconto di una conversazione del maresciallo d’

xvii

Hocquincourt col padre Canaye gesuita, di Charles de Saint-Évremond (1614-1703), scrittore

francese legato ai “libertini”, che dal 1661 visse a Londra dove si era rifugiato per evitare

l’imprigionamento alla Bastiglia per ordine di Mazarino. Vedine la traduzione italiana di

L. Cammarano dall’edizione di opere di Saint-Évremond del 1709 (Londres, chez Jacob

Tonson) in G. Macchia, I moralisti classici da Machiavelli a La Bruyère, Milano, Adelphi,1988,

pp. 421-9.

Voltaire, Il secolo di Luigi XIV [1756]. Traduzione italiana di U. Morra, introduzione di

xviii , p. 381.

E. Sestan, Torino, Einaudi, 1971

2

Voltaire, Secolo, p. 451.

xix Cfr. Voltaire, Secolo, p. 451: “È bensí vero che il libro aveva un falso fondamento; vi ve-

xx

nivano attribuite con astuzia a tutta la Compagnia [di Gesú] le opinioni stravaganti di pa-

recchi gesuiti spagnuoli e fiamminghi, opinioni che si sarebbero potute scovare allo stesso

modo presso casuisti domenicani e francescani; ma ogni animosità era rivolta contro i ge-

suiti. In quelle lettere si cercava di provare ch’essi avevano formato il proposito di cor-

rompere i costumi, proposito che non è stato mai né potrebbe essere di alcuna setta né di

alcuna società; ma qui non si trattava d’aver ragione, bensí di alimentare l’interesse del

pubblico”.

Voltaire, Lettere inglesi, a cura di P. Alatri, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 152: “A me

xxi

sembra che, in generale, lo spirito con cui Pascal ha scritto questi Pensieri fosse di descrive-

re l’uomo sotto una luce odiosa. Egli si accanisce a dipingerci tutti bricconi e infelici. Scrive

16

contro la natura umana press’a poco come scriveva contro i gesuiti. Imputa all’essenza

della nostra natura ciò ch’è proprio soltanto di alcuni uomini. Pronuncia ingiurie eloquenti

contro il genere umano. Io ardisco prendere le parti dell’umanità contro questo sublime

misantropo; oso assicurare che noi non siamo né tanto bricconi né tanto infelici com’egli

asserisce” (traduzione di M. T. Mandalari).

P.-L. Courier, Pamphlets, traduzione di C. Alvaro, Roma, Formiggini, 1928, pp. 123-

xxii

124. Per l’originale, v. P.-L. Courier, Oeuvres complètes, “Bibliothèque de la Pléiade”, Paris,

Gallimard, 1940.

Courier, Pamphlets, p. 126.

xxiii C.-A de Sainte Beuve, Port-Royal. 1. Dalle origini a Pascal. 2. La seconda generazione e il

xxiv

tramonto, traduzione di S. d’Arbela, introduzione di A. Adam, Firenze, Sansoni, 1964.

H. Bremond, La conquête mystique. L’école de Port-Royal [1923], Paris, Colin, 1967, tomo

xxv

quinto della sua Histoire littéraire du sentiment religieux en France depuis la fin des guerres de

religion jusqu’à nos jours, undici volumi apparsi a Parigi fra il 1916 e il 1936.

Cfr. A. Adam, Introduzione a Sainte-Beuve, Port-Royal, pp. XLVI-XLVII. Quanto a Sain-

xxvi

te-Beuve, oggi poco letto e ancor meno ripubblicato, merita qui di venir ricordato il “cul-

to” che gli fu tributato da ormai lontane generazioni di lettori. Un esempio per tutti: A. Ca-

jumi, Pensieri di un libertino. Uomini e libri. 1935/1945, Milano, Longanesi, 1947. Il libro fu

successivamente riedito come Id., Pensieri di un libertino, Torino, Einaudi, 1950 (1970 con

2

una presentazione di V. Santoli). L’edizione Einaudi riprendeva il manoscritto originale

dell’autore, che lo stesso Leo Longanesi, curandone la stampa, aveva arbitrariamente ri-

maneggiato.

La persecuzione del giansenismo durò fino alla cosiddetta “pace clementina” (1688-

xxvii

1669), che segnò un compromesso, svoltosi nel timore dello scisma, tra Clemente IX e quat-

tro vescovi filo-giansenisti. Con questa si chiuse la storia del giansenismo come fenomeno

religioso e iniziò un nuovo periodo in cui prevalse l’aspetto politico e parlamentare, di

partito avverso all’assolutismo monarchico, meno legato alle dottrine teologiche di Gian-

senio e piú vicino alle vicende del gallicanesimo. Dopo la bolla Unigenitus (1713) del papa

Clemente XI contro l’apologia di una Chiesa decentralizzata e “presbiteriana”, l’ordinanza

del re del 27 gennaio 1732 chiuse il cimitero di Saint-Médard in seguito ai disordini provo-

cati dai “convulsionnaires”, fanatici giansenisti che affermavano di aver visto risorgere il


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di In Biblioteca con i classici, tenute dal Prof. Raffaele Vitiello nell'anno accademico 2011 e, nell'ambito della didattica della filosofia, tratta il seguente argomento: Le 'Provinciali' di Pascal (1656-7), fra Sorbona e Port- Royal, un 'pamphlet' filosofico, quasi un 'romanzo di formazione'.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di In biblioteca con i classici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Vitiello Raffaele.

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