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La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea in cui si discute il diniego del datore di lavoro di concedere una riduzione del prezzo del trasporto al convivente... Vedi di più

Esame di Diritto Costituzionale Avanzato docente Prof. F. Cerrone

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ESTRATTO DOCUMENTO

«1) Se sia compatibile (in relazione al successivo punto 6) con il principio della parità delle retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile

e quelli di sesso femminile, sancito dall'art. 119 del Trattato che istituisce la Comunità europea e dall'art. 1 della direttiva del Consiglio

75/117, negare ad un dipendente le agevolazioni di trasporto a favore di un compagno dello stesso sesso convivente senza essere

coniugato qualora agevolazioni dello stesso tipo vengano concesse a favore dei coniugi dei dipendenti della stessa categoria o dei loro

compagni di sesso opposto con essi conviventi senza essere coniugati.

2) Se la 'discriminazione fondata sul sesso‘, di cui all'art. 119, ricomprenda la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale del

dipendente.

3) Se la 'discriminazione fondata sul sesso‘, di cui all'art. 119, ricomprenda la discriminazione fondata sul sesso del compagno del detto

dipendente.

4) In caso di soluzione affermativa della questione sub 1), se un dipendente al quale vengano negate agevolazioni del genere disponga

di un diritto conferitogli dalla normativa comunitaria che può direttamente opporre al datore di lavoro.

5) Se un diniego del genere sia incompatibile con le disposizioni della direttiva del Consiglio 76/207.

6) Se un datore di lavoro possa giustificare un diniego del genere dimostrando (a) che le agevolazioni di cui trattasi sono state istituite a

vantaggio dei compagni coniugati o dei compagni che si trovano in una situazione equivalente ai compagni coniugati e che (b) i rapporti

tra compagni conviventi dello stesso sesso non sono stati tradizionalmente considerati dalla società, e non lo sono in genere, come

equivalenti al matrimonio, invece che fondarlo su motivi economici o organizzativi inerenti al posto di lavoro in questione».

12. Vista la stretta connessione tra le sei questioni, esse vanno esaminate congiuntamente.

13. Si deve ricordare anzitutto che la Corte ha dichiarato che agevolazioni di viaggio concesse da un datore di lavoro ad ex dipendenti, al

loro coniuge o alle persone a carico in ragione del rapporto di lavoro subordinato, andavano qualificate come «retribuzione» ai sensi

dell'art. 119 del Trattato (v. in tal senso la sentenza 9 febbraio 1982, causa 12/81, Garland, Racc. pag. 359, punto 9).

14. Nel caso di specie, è assodato che una riduzione del prezzo dei trasporti concessa da un datore di lavoro, in forza del contratto di

lavoro, a favore del coniuge o della persona di sesso opposto con cui il lavoratore intrattiene una relazione stabile fuori del matrimonio,

rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 119 del Trattato. Un'agevolazione del genere non è quindi ricompresa nella sfera della direttiva

76/207, menzionata nella quinta questione sollevata dal giudice a quo (v. sentenza 13 febbraio 1996, C­342/93, Gillespie e a., Racc.

pag. I­475, punto 24).

15. Dal tenore delle altre questioni, nonché dalla motivazione dell'ordinanza di rinvio, emerge che il giudice a quo intende accertare se il

diniego, da parte di un datore di lavoro, di concedere agevolazioni di viaggio a favore della persona, dello stesso sesso, con cui un

lavoratore ha una relazione stabile, costituisca una discriminazione vietata dall'art. 119 del Trattato e dalla direttiva 75/117 qualora

un'agevolazione del

genere venga concessa a favore del coniuge del lavoratore o della persona, di sesso opposto, con cui quest'ultimo intrattiene una

relazione stabile fuori del matrimonio.

16. La signora Grant assume anzitutto che un diniego del genere integri una discriminazione direttamente fondata sul sesso. Ella afferma

che il datore di lavoro avrebbe preso una decisione diversa se le agevolazioni controverse nel processo a quo fossero state richieste da

un uomo convivente con una donna e non da una donna convivente con una donna.

17. A questo proposito la signora Grant sostiene che il semplice fatto che il lavoratore di sesso maschile che occupava in precedenza il suo

posto di lavoro abbia ottenuto agevolazioni di viaggio per la sua compagna, senza essere coniugato con quest'ultima, è sufficiente a

configurare una discriminazione diretta fondata sul sesso. A suo parere, se un lavoratore di sesso femminile non fruisce degli stessi

vantaggi di un lavoratore di sesso maschile, a parità delle altre condizioni, è vittima di una discriminazione fondata sul sesso (cosiddetto

metodo del «criterio dell'elemento distintivo unico» — «but for test»).

18. La signora Grant sostiene poi che un diniego del genere costituisce una discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, ricompresa

nella nozione di «discriminazione fondata sul sesso» di cui all'art. 119 del Trattato. A suo parere, le disparità di trattamento fondate

sull'orientamento sessuale trovano origine nei pregiudizi relativi al comportamento sessuale o affettivo delle persone di un determinato

sesso e sono fondate in realtà sul sesso di tali persone. Essa aggiunge che siffatta interpretazione deriva dalla citata sentenza P./S. ed

è conforme sia alle risoluzioni e raccomandazioni adottate dalle istituzioni comunitarie sia allo sviluppo delle norme internazionali in

materia di diritti dell'uomo e delle norme nazionali in materia di parità di trattamento.

19. Infine, la signora Grant contesta che il diniego oppostole sia oggettivamente giustificato.

20. La SWT nonché il governo francese e quello del Regno Unito ritengono che il diniego di un'agevolazione come quella in discussione nel

processo a quo non sia in contrasto con l'art. 119 del Trattato. Essi sostengono anzitutto che la citata sentenza P./S., limitata al caso dei

mutamenti di sesso, si limita ad equipararediscriminazioni fondate sul mutamento di sesso di una persona alle discriminazioni fondate

sull'appartenenza di una persona ad un determinato sesso.

21. Essi sostengono poi che la disparità di trattamento lamentata dalla signora Grant non è fondata sul suo orientamento o sulle sue

tendenze sessuali bensì sul fatto che non possiede i requisiti stabiliti dal regolamento aziendale.

22. Infine, a loro parere, le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale non sono «discriminazioni fondate sul sesso», ai sensi dell'art.

119 del Trattato o della direttiva 75/117. A questo proposito, essi si richiamano in particolare al dettato ed

allo scopo del detto articolo, all'insussistenza di consenso fra gli Stati membri sull'equiparazione delle relazioni stabili tra persone dello

stesso sesso alle relazioni stabili tra persone di sesso opposto, alla mancanza di tutela di tali relazioni in forza degli artt. 8 o 12 della

Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali 4 novembre 1950 (in prosieguo: la

«Convenzione») nonché all'insussistenza di discriminazioni che ne deriva ai sensi dell'art. 14 della medesima convenzione.

23. La Commissione ritiene altresì che il diniego opposto alla signora Grant non sia contrario all'art. 119 del Trattato né alla direttiva 75/117.

Dal suo punto di vista, le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale dei lavoratori possono essere considerate «discriminazioni

fondate sul sesso» ai sensi del detto articolo. Essa sostiene tuttavia che la discriminazione lamentata dalla signora Grant non è fondata

sul suo orientamento sessuale bensì sul fatto che non conduce una vita di «coppia» o con un «coniuge» nel senso in cui tali nozioni

vengono intese dall'ordinamento giuridico della maggior parte degli Stati membri, dal diritto comunitario e dal diritto derivato dalla

Convenzione. Essa ritiene quindi che la disparità di trattamento derivante dall'applicazione della normativa vigente nell'impresa in cui

lavora la signora Grant non sia in contrasto con l'art. 119 del Trattato.

24. Alla luce degli elementi agli atti occorre anzitutto risolvere la questione se un requisito stabilito da un regolamento aziendale, come

quello di cui trattasi nel processo a quo, configuri una discriminazione fondata direttamente sul sesso del lavoratore. In caso negativo,

occorrerà indi accertare se il diritto comunitario esiga che le relazioni stabili tra due persone dello stesso sesso siano equiparate da

qualunque datore di lavoro alle relazioni tra persone sposate o alle relazioni stabili fuori del matrimonio di due persone di sesso opposto.

Infine, andrà esaminata la questione se una discriminazione fondata sull'orientamento sessuale costituisca una discriminazione fondata

sul sesso del lavoratore.

25. In primo luogo, va rilevato che la normativa che si applica nell'impresa in cui lavora la signora Grant prevede la concessione di riduzioni

sui prezzi dei trasporti al lavoratore, al «coniuge», cioè alla persona con cui sia coniugato e da cui non sia legalmente separato, opppure

alla persona di sesso opposto con cui abbia una relazione «significativa» da almeno due anni, ai figli, ai familiari a carico nonché al

coniuge superstite.

26. Il diniego opposto alla signora Grant è fondato sul fatto che non possiede i requisiti previsti dalla detta normativa e più in particolare non

vive con un «coniuge» o con una persona di sesso opposto con la quale abbia una relazione «significativa» da almeno due anni.

27. Quest'ultimo requisito, che implica che il lavoratore deve vivere in modo stabile con una persona del sesso opposto per poter fruire delle

agevolazioni di viaggio,

viene applicato, come del resto gli altri requisiti alternativi previsti dal regolamento aziendale, a prescindere dal sesso del lavoratore

interessato. Infatti, le agevolazioni di cui trattasi vengono negate al lavoratore di sesso maschile che viva con una persona dello stesso

sesso così come vengono negate al lavoratore di sesso femminile che vive con una persona dello stesso sesso.

28. Dal momento che la condizione stabilita dal regolamento aziendale si applica nello stesso modo ai lavoratori di sesso femminile e a

quelli di sesso maschile, essa non può essere considerata una discriminazione direttamente fondata sul sesso.

29. In secondo luogo, si deve accertare se, per quanto riguarda l'applicazione di una condizione come quella controversa nel processo a

quo, le persone che hanno una relazione stabile con un compagno dello stesso sesso si trovino nella stessa situazione delle persone

coniugate o di quelle che hanno una relazione stabile fuori del matrimonio con un compagno del sesso opposto.

30. La signora Grant sostiene in particolare che i diritti degli Stati membri nonché quello della Comunità e di altre organizzazioni

internazionali equiparano sempre più spesso le due situazioni.

31. A questo proposito, sebbene il Parlamento europeo abbia dichiarato, come ha osservato la signora Grant, di deplorare qualsiasi

discriminazione motivata dalla tendenza sessuale di un individuo, cionondimeno la Comunità non ha sino ad ora emanato norme che

comportino un'equiparazione del genere.

32. Per quanto riguarda l'ordinamento giuridico degli Stati membri, sebbene per taluni di essi la comunione di vita tra due persone dello

stesso sesso venga equiparata al matrimonio, benché in modo incompleto, nella maggior parte degli Stati membri essa non viene

considerata equivalente alle relazioni eterosessuali stabili fuori del matrimonio se non per quanto riguarda un numero limitato di diritti

oppure non è oggetto di nessun riconoscimento particolare.

33. Da parte sua la Commissione europea dei diritti dell'uomo considera che, nonostante i mutamenti odierni delle mentalità nei confronti

dell'omosessualità, le relazioni omosessuali durevoli non rientrano nell'ambito d'applicazione del diritto al rispetto della vita famigliare

tutelato dall'art. 8 della Convenzione (v. in particolare le decisioni 3 maggio 1983, X e Y/Regno Unito, n. 9369/81, D R 32 pag. 220; 14

maggio 1986; S./Regno Unito, n. 11716/85, D R 47 pag. 274, paragrafo 2, e 19 maggio 1992, Kerkhoven e Hinke/Paesi Bassi, n.

15666/89, non pubblicata, paragrafo 1) e che norme nazionali volte a garantire, a scopo di tutela della famiglia, un trattamento più

favorevole alle persone coniugate e alle persone di sesso opposto conviventi more uxorio rispetto alle persone dello stesso sesso che

abbiano relazioni durevoli non sono in contrasto con l'art. 14 della Convenzione che vieta in particolare le discriminazioni fondate sul

sesso (v. decisioni S./Regno Unito, loc.cit., paragrafo 7; 9 ottobre 1989; C e LM/Regno Unito, n. 14753/89, non

pubblicata, paragrafo 2, e 10 febbraio 1990, B/Regno Unito, n. 16106/90, D R 64 pag. 278, paragrafo 2).

34. In un diverso contesto la Corte europea dei diritti dell'uomo interpreta del resto l'art. 12 della Convenzione nel senso che si applica

unicamente al matrimonio tradizionale tra due persone di sesso biologico diverso (v. Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenze 17

ottobre 1986, Rees, Serie A n. 106, pag. 19, paragrafo 49, e 27 settembre 1990, Cossey, Serie A n. 184, pag. 17, paragrafo 43).

35. Da quanto precede si desume che allo stato attuale del diritto nella Comunità, le relazioni stabili tra due persone dello stesso sesso non

sono equiparate alle relazioni tra persone coniugate o alle relazioni stabili fuori del matrimonio tra persone di sesso opposto. Di

conseguenza, un datore di lavoro non è tenuto in forza del diritto comunitario ad equiparare la situazione di una persona che abbia una

relazione stabile con un compagno dello stesso sesso a quella di una persona che sia coniugata o abbia una relazione stabile fuori del

matrimonio con un compagno di sesso opposto.

36. Pertanto compete unicamente al legislatore emanare eventualmente provvedimenti atti ad incidere su questa situazione.

37. Infine la signora Grant sostiene che dalla citata sentenza P./S. risulta che le disparità di trattamento fondate sull'orientamento sessuale

rientrano nel novero delle «discriminazioni fondate sul sesso» vietate dall'art. 119 del Trattato.

38. In quella causa è stato domandato alla Corte se un provvedimento di licenziamento fondato sul mutamento di sesso del lavoratore

interessato andasse considerato come una «discriminazione fondata sul sesso» ai sensi della direttiva 76/207.

39. Il giudice a quo si domandava infatti se tale direttiva non avesse un'ambito d'applicazione più ampio del Sex Discrimination Act 1975

(legge relativa alle discriminazioni fondate sul sesso) che era tenuto ad applicare e che a suo parere riguardava unicamente le

discriminazioni fondate sull'appartenenza all'uno o all'altro sesso del lavoratore subordinato interessato.

40. Nelle osservazioni presentate alla Corte, il Governo del Regno Unito e la Commissione avevano sostenuto che la direttiva vietava solo

le discriminazioni dovute all'appartenenza all'uno o all'altro sesso del lavoratore subordinato interessato ma non quelle fondate sul

mutamento di sesso del medesimo.

41. In risposta a quest'argomento, la Corte ha osservato che le disposizioni della direttiva che vietano le discriminazioni tra gli uomini e le

donne erano solo l'espressione, nel limitato settore di loro competenza, del principio di uguaglianza, che è uno dei principi fondamentali

del diritto comunitario. Essa ha considerato che tale circostanza deponeva contro un'interpretazione restrittiva dell'ambito

d'applicazione delle dette disposizioni con la conseguenza che esse vanno applicate alle discriminazioni dovute al mutamento di sesso

del lavoratore.

42. La Corte ha rilevato che siffatte discriminazioni erano in realtà fondate essenzialmente, se non esclusivamente, sul sesso

dell'interessato. Un ragionamento del genere, in forza del quale le dette discriminazioni vanno vietate analogamente a quelle fondate

sull'appartenenza di una persona ad un determinato sesso, cui sono strettamente connesse, è limitato al caso del cambiamento di

sesso di un lavoratore e non si applica quindi alle disparità di trattamento fondate sull'orientamento sessuale di un individuo.

43. La signora Grant ritiene tuttavia che, sul modello di talune disposizioni di diritto nazionale o di convenzioni internazionali, le disposizioni

comunitarie in materia di parità di trattamento tra gli uomini e le donne vadano interpretate nel senso che si applicano alle


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea in cui si discute il diniego del datore di lavoro di concedere una riduzione del prezzo del trasporto al convivente dello stesso sesso come invece spetta a quello di sesso opposto. Per la Corte non c'è discriminazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Cerrone Francesco.

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