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contigua di terre dal clima mediterraneo al mondo, e quindi ospita una maggiore

diversità animale e vegetale. Secondariamente, è la zona dove si verificano le più

forti escursioni stagionali, il che favorisce l’evoluzione di un’alta percentuale di

la Mezzaluna Fertile è dunque la regione che presenta il maggior

piante annue:

numero di specie annue diverse.

Il proto-agricoltore mediterraneo aveva a disposizione ben 32 delle 56 specie

«migliori» al mondo; ad esempio l’orzo e il farro, i primi due cereali domestici,

sono rispettivamente terzo e tredicesimo in questa speciale classifica.

Passando alle altre zone dal clima mediterraneo, vediamo che il Cile ha solo

due specie, la California e il Sudafrica una a testa, e l’Australia nessuna. Ecco un

altro fatto che ha conseguenze fondamentali nella storia dell’umanità.

Un’altra caratteristica favorevole della Mezzaluna Fertile (e siamo a tre) è la sua

grande diversità orografica: si va dalla depressione più bassa al mondo (il Mar

Morto) a monti alti più di 5000 metri, passando per pianure irrigue, colline e

deserti. Una tale ricchezza di ambienti favorisce ancor di più la biodiversità, e dà

un ulteriore vantaggio al Medio Oriente rispetto ad altre zone di tipo mediterraneo

più uniformi, come l’Australia ad esempio.

La differenza di altitudine si riflette nei tempi del raccolto, perché le piante col-

tivate in altura maturano più tardi di quelle delle pianure. I cacciatori-raccoglitori

locali, quindi, potevano facilmente spostarsi sulle alte quote man mano che i semi

maturavano, invece di dover concentrarsi su un unico breve periodo di raccolta ad

un’unica altitudine. Con l’inizio dell’agricoltura vera e propria, i primi contadini

poterono trapiantare nelle pianure irrigue le varietà di montagna, che erano più

dipendenti dalla pioggia, migliorandone cosi la resa.

Questa ricchezza e diversità di ambienti è responsabile anche del quarto van-

taggio intrinseco della Mezzaluna Fertile: la sua abbondanza di specie animali di

grossa taglia adatti alla domesticazione, abbondanza che non si riscontra in

nessuna altra zona. Vedremo nel prossimo capitolo che i primi animali ad essere

domesticati, con la possibile eccezione del cane, furono quattro specie

mediorientali: capra, pecora, bue e maiale, tuttora i più importanti mammiferi

domestici. Le zone di diffusione dei loro progenitori selvatici, però, non

coincidevano: la pecora era originaria probabilmente delle zone centrali, la capra

delle alture orientali (i monti Zagros) o del Levante, il maiale del nord, e il bue

dell’ Anatolia. Ma queste aree erano sufficientemente vicine da poter permettere

gli scambi tra i popoli, e alla fine le quattro specie principali furono comuni in

tutta la Mezzaluna Fertile.

Otto piante diverse possono essere considerate le fondatrici dell’agricoltura

mediorientale: tre cereali (farro, einkorn e orzo), quattro legumi (lenticchie, piselli,

ceci e il hathyrus satìvus, volgarmente detto cicerchia) e una fibra (il lino). Sono

specie molto caratteristiche della zona solo due di queste (orzo e lino) erano

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presenti allo stato selvatico a di fuori della Mezzaluna Fertile e dell’Anatolia; e due

altre erano diffuse solo in aree ristrette (i ceci nella Turchia sudorientale e il farro

nel cuore della Mezzaluna). L’agricoltura poté nascere spontaneamente perché

tutte le piante utili erano già li a disposizione.

Il contrasto con l’America centrale non potrebbe essere più stridente: li si tro-

vavano solo due animali domestici (il tacchino e il cane) dal valore alimentare non

eccelso, e un cereale (il mais) difficile da coltivare e probabilmente a lento svi-

luppo. Come conseguenza, i primi tentativi di domesticazione ebbero luogo solo

nel 3500 a.C. e le prime società pienamente sedentarie nacquero non prima del

1500 a.C.

La dinamica demografica e migratoria dei contadini

preistorici. 4

Abbiamo visto la nascita dell’agricoltura, ma chi erano gli “uomini agricoltori”

e quale è stata la loro evoluzione ?

Nei millenni si è formata un’economia “agricola” molto potente, che ha

permesso alla gente che abitava queste zone di riprodursi in misura superiore al

passato, grazie alla maggiore disponibilità di cibo, e di costruire villaggi grandi e

le prime cittadine, di cui rimane un esempio bellissimo Çatal Hüyük, in Turchia.

Il primo effetto dell’agricoltura è stato quindi la possibilità di nutrire molte più

persone nella stessa regione e di consentire un aumento della densità di popola-

zione. Le abitudini, i costumi, che determinano la natalità, sono sempre molto ra-

dicati. Prima dell’agricoltura questi costumi permettevano una crescita lentissima

della popolazione.

L’agricoltura ha reso possibile, e utile, un aumento della natalità. Una volta che

essa è salita diventa difficile arrestarla.

I cacciatori-raccoglitori di allora presumibilmente si comportavano come quelli

di oggi, che hanno in media cinque figli, uno ogni quattro anni circa.

Con un intervallo di quattro anni fra le nascite possono sempre viaggiare

portando con sé, in braccio o sulle spalle, l’ultimo nato, mentre i precedenti sono

già in grado di camminare, se non a un passo veloce, almeno a un’andatura

ragionevole. Distanziando le gravidanze è possibile proseguire l’allattamento

finché il bambino ha tre anni di età, e questo a sua volta diminuisce la probabilità

di una nuova gravidanza.

Con una media di cinque figli per donna, in pratica la popolazione si mantiene

a un livello all’incirca costante, perché di questi cinque figli più della metà muore

“Luca e Francesco Cavalli-Sforza “Chi siamo - La storia della diversità umana” Edizioni Oscar

4

Mondatori, Milano.

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prima di arrivare all’età adulta, in genere nei primi anni di vita. Ogni coppia di

marito e moglie tende così ad avere solo due figli che raggiungono l’età adulta e si

riproducono a loro volta; la popolazione rimane stazionaria, cioè non aumenta, o

tutt’al più aumenta molto lentamente.

Il “contadino” non ha più motivo di limitare il numero dei figli come il

cacciatore-raccoglitore. È diventato sedentario, non ha il problema di spostarsi con

figli troppo piccoli né quello di averne troppi e di non riuscire a nutrirli tutti, anzi

ha bisogno di averne molti per potere coltivare la terra. Se diventano troppo

numerosi per restare sul luogo, possono sempre andare altrove e occupare nuove

terre. All’inizio della rivoluzione agricola, quando i contadini erano pochi, non

c’era limite alla possibilità di migrazione. C’era tutto il mondo da occupare.

In realtà questo movimento di espansione alla ricerca di nuove terre da

coltivare ha continuato a verificarsi in varie regioni fino a quest’ultimo secolo della

storia dell’uomo.

In tempi recenti, quando ogni angolo è stato occupato, specie nelle regioni in

cui lo sviluppo agricolo ha avuto inizio più anticamente, come il Medio Oriente,

l’Europa e la Cina, è stato necessario andare a cercar nuove terre o qualche altro

tipo di lavoro in regioni lontane, spesso al di là degli oceani.

L’emigrazione.

La diffusione dell’agricoltura dalle zone dove ha avuto inizio deve essere

avvenuta perché si è rapidamente creata, a seguito della moltiplicazione dei primi

contadini, una saturazione della popolazione locale. Inevitabilmente una parte dei

figli ha dovuto cercar terra da coltivare nelle aree vicine.

Agli inizi questa era disponibile terra agricola quasi dappertutto, e così le

popolazioni che hanno sviluppato l’agricoltura in Medio Oriente hanno potuto

espandersi in tutte le direzioni. Una di queste portava verso l’Europa.

L’espansione ha avuto inizio intorno ai 9000 anni fa, a partire da una zona

compresa fra l’Iraq e la Turchia odierni. È stata una diffusione molto lenta e

graduale, a macchia d’olio, in alcuni punti lievemente più rapida, in particolare

lungo le coste del Mediterraneo e lungo i fiumi dell’Europa centrale, in altri più

lenta. Una volta raggiunta l’estremità settentrionale del continente, ad esempio la

Scandinavia, si è fermata: ai tempi faceva ancora molto freddo e non esistevano

sistemi adeguati di coltura.

Ha proseguito verso nord solo più tardi e più lentamente. Per raggiungere i

punti più lontani dall’origine, come Inghilterra, Danimarca e Spagna, ha impiegato

4000 anni, procedendo a una velocità che si può calcolare in 1 km all’anno (in linea

d’aria), poiché vi sono circa 4000 km fra la zona di partenza e la zona d’arrivo più

distante.

È ragionevole pensare che in alcune zone si sia venuta a determinare una den-

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sità più elevata di abitanti, che rese difficile sostenere la popolazione locale con la

vecchia economia di caccia e raccolta. Si deve essere creato un problema di

sovrappopolazione. Probabilmente ciò è andato di pari passo con un cambiamento

nelle condizioni ambientali che ha interessato in quel periodo l’intero globo ter-

restre. Il clima è diventato decisamente più freddo, la flora e la fauna sono mutate.

In America, per esempio, intorno a 11.000 anni fa si sono estinti i mammut, o per la

scomparsa delle loro fonti di cibo vegetale oppure perché sterminati dai cacciatori.

Nelle pianure dell’America settentrionale sono stati sostituiti dal bisonte, che è

diventato il nuovo cibo, ma non dappertutto l’avvicendamento è stato così rapido

e indolore; in altri luoghi le popolazioni umane devono essersi trovate in grandi

difficoltà.

Le zone originarie.

Questi due fattori possono spiegare perché l’agricoltura ha avuto inizio più o

meno in una stessa epoca in punti diversi del mondo, probabilmente nelle zone le

cui condizioni favorivano una densità di popolazione più elevata, perché dispone-

vano di un ambiente più ricco, e soprattutto di piante e animali facili da coltivare o

da allevare. Ciò si è verificato originariamente in tre regioni.

a) La prima è il Medio Oriente.

b) Un’altra regione in cui si sono verificati questi stessi sviluppi, pur in

condizioni diverse, è la Cina. Dapprima l’agricoltura in Cina si è affermata nel

nord circa 9000 anni fa, nella zona intorno alla vecchia capitale di Xian, dove sono

stati scavati di recente interi villaggi neolitici, molto grandi, che vivevano

soprattutto di miglio.

Il ruolo delle donne.

In questa zona le donne erano particolarmente in onore, tanto che gli

archeologi cinesi hanno avanzato l’ipotesi che siano state le donne a sviluppare

l’agricoltura.

È una buona ipotesi, perché fra cacciatori-raccoglitori in genere gli uomini

hanno la responsabilità della caccia e le donne della raccolta: erano dunque le

donne a conoscere le piante che normalmente raccoglievano e a trarre il maggior

vantaggio dall’avere i campi in cui coltivarle vicino alle case. Si ritiene che le

donne fossero tenute in grande onore nei villaggi neolitici della Cina

settentrionale, perché le loro tombe sono più ricche di quelle degli uomini, mentre

di solito altrove si verifica il contrario non vi è differenza.

Nel sud della Cina invece, in almeno due regioni, una vicina a Shangai e

un’altra a Taiwan, che allora era connessa con la terraferma, si è sviluppata la

coltura del riso. L’allevamento di animali è stato meno intenso, benché il maiale si

ritrovi in abbondanza in entrambi i territori.

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c) La terza zona di grande importanza nello sviluppo dell’agricoltura

comprende il Messico e le Ande settentrionali, dove già almeno 8000 anni fa si

coltivavano il granoturco – che è arrivato in Europa solo dopo la scoperta

dell’America – le zucche e i fagioli. All’inizio il granoturco era una piantina che

dava pannocchie lunghe due o tre centimetri, ma nel corso dei millenni sono

aumentate di dimensioni con regolarità, fino a raggiungere quelle attuali, grazie

alla cura dedicata alla coltivazione e probabilmente alla continua selezione delle

pannocchie più belle.

Il contributo dell’America all’agricoltura è stato grandissimo. Fra le numerose

piante la cui coltivazione è stata esportata in altri continenti in tempi vicini a noi

troviamo: le patate e i pomodori, il cacao e la manioca.

La manioca – nota in Europa con il nome di tapioca – non può crescere se non

in condizioni tropicali, anzi è una delle pochissime piante che vi si coltivano facil-

mente, tanto che, da quando alcuni missionari l’hanno portata in Africa due o tre

secoli fa, questa pianta vi ha conosciuto uno sviluppo esplosivo. In tutte le zone

tropicali umide d’Africa la manioca ha sostituito le colture precedenti, che

probabilmente erano di sorgo.

Arrivata in Nordafricana, probabilmente dal centro di origine mediorientale,

l’agricoltura si è estesa alle zone tropicali del continente in tempi relativamente

recenti. A cominciare da circa 4000 anni fa i primi coltivatori africani, che

abitavano il Sahara e allevavano anche bovini , hanno abbandonato quella regione,

che stava diventando troppo secca (si sarebbe nel tempo trasformata nel deserto

che oggi conosciamo). Le popolazioni emigrando verso sud hanno dovuto

sviluppare la coltura di numerose nuove piante, fra cui la più importante è stata il

sorgo.

Dal Medio Oriente l’agricoltura si è diffusa in tutte le direzioni percorribili, non

solo verso l’Europa e l’Africa settentrionale ma verso nord, dove ha raggiunto la

steppa, e verso est, dove attraverso Iran e Pakistan ed è arrivata fino in India. Il

contadino neolitico si è rivelato un abile genetista, ha addomesticato molte piante

selvatiche ed ha selezionato nuove varietà.

Vi è stata una diffusione dell’agricoltura anche dagli altri centri di origine.

Dalla Cina l’agricoltura è arrivata in Corea, in Giappone, in Tibet, nel sud-est

asiatico. Una espansione secondaria è partita da Taiwan e attraverso le Filippine

ha raggiunto l’Indonesia, spingendosi fino alla Polinesia, verso est, e al

Madagascar verso ovest. In Nuova Guinea vi fu uno sviluppo precoce e

importante della coltivazione di piante locali, che si diffuse alle isole più vicine

della Melanesia. Esso permise un notevole aumento della densità di popolazione,

ma non vi fu sviluppo della tecnologia dei metalli, come avvenne quasi ovunque

altrove. Ancora 25 anni fa nell’interno della Nuova Guinea si fabbricavano e

usavano strumenti di pietra. In Australia invece l’agricoltura non penetrò prima

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dell’arrivo dei colonizzatori bianchi.

Dal centro dell’America e dalle Ande settentrionali l’agricoltura si diffuse verso

il resto del continente con una certa lentezza; in alcune regioni – come la costa

nordamericana del Pacifico, California compresa, la regione artica e l’estremo sud

delle Ande – arrivò soltanto con i coloni europei.

L’agricoltura si diffonde con gli uomini e non attraverso la

diffusione delle tecniche

L’ipotesi che la diffusione dell’agricoltura sia avvenuta attraverso i contadini e

non per la diffusione di tecniche tra popolazioni diverse contigue è la più

convincente. E’ molto difficile infatti cambiare modi di vita. Le differenze fra la

vita del cacciatore e quella dell’agricoltore sono profondissime. Il cacciatore prefe-

risce restare cacciatore-raccoglitore perché è un modo di vivere molto gradevole,

quando è possibile farlo e permette di sopravvivere bene.

L’invenzione dell’agricoltura probabilmente è stata una pura questione di

necessità. Nelle zone in cui essa ha avuto origine, caccia e raccolta non erano più

sufficienti per la sussistenza di alcune popolazioni per il depauperamento

ambientale dovuto alla pressione di una comunità umana numerosa ed ai

cambiamenti climatici dell’epoca. 5

La genetica aveva già indicato che all’estremo occidente d’Europa si trovavano

popoli diversi da quelli situati vicini all’Asia. Era già stata prospettata l’idea che i

baschi fossero discendenti dei primi uomini moderni che avevano occupato

l’Europa e che oggi identifichiamo con gli uomini di Cro-Magnon. L’elemento

originale che ha portato a questa ipotesi è che i baschi hanno la frequenza più

elevata di geni Rh-negativi nota.

Analisi successive mostrarono che essi erano diversi anche per altri geni. La carta

geografica dei geni Rh-negativi mostra che in Europa orientale e in Asia i geni Rh-

negativi sono molto meno numerosi e sono addirittura del tutto assenti appena ci

si allontana dall’Europa. Questo suggerisce che i geni Rh-positivi fossero

largamente prevalenti fra i neolitici all’inizio della loro diffusione dal Medio

Oriente e che all’opposto gli europei autoctoni fossero largamente, o forse

esclusivamente, Rh-negativi.

Cavalli Sforza, dice: “La nostra ipotesi che nella diffusione dell’agricoltura si fossero mossi

5

agli agricoltori, spinti dalla pressione demografica alle loro spalle, agli inizi fece molta fatica ad

essere accettata in un ambiente in cui dominava come unica spiegazione quella opposta.

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Figura 1. La mezzaluna fertile o fertile crescent {PAGE }

{PAGE } Capitolo 2

Evoluzione demografica e produzioni

agricole

Negli ultimi quarant’anni vi è stato uno straordinario sviluppo demografico a livello mondiale.

Nel grafico 1 si nota come da 3,50 miliardi di abitanti, a livello mondiale nel 1967, si passa ai 6,60 miliardi di

abitanti nel 2006, si stima che nel 2011 ci avviciniamo ai 7 miliardi. Nel 2050 si stima si arrivi a 9 miliardi di

individui. (Faostat) , nonostante che il tasso di crescita sia in diminuzione.

Si tratta di un aumento impressionante, quasi un raddoppio della popolazione mondiale in quaranta anni.

Questo aumento è stato reso possibile dall’aumento di disponibilità di cibo, data dal parallelo aumento della

produzione agricola.

Grafico 1

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Va sottolineato che mentre aumenta la popolazione a livello mondiale cambiano le proporzioni relativamente all’

area sociale e lavorativa di appartenenza.

Parte della “popolazione rurale” si sposta in altri settori principalmente quelli urbani.

Il cambiamento come si nota nel grafico 2 è lento rispetto all’aumento assoluto della popolazione.

Vivendo in paesi sviluppati e industrializzati dove si ha prevalentemente una percezione di vita urbana e di

occupazione principalmente nei settori industriali e dei servizi, sfugge l’ordine di grandezza di questa nuova

distribuzione socioeconomica della popolazione mondiale, anche se ancora è prevalentemente rurale

Fasce importanti della popolazione mondiale rimangono comunque rurali nonostante lo sviluppo economico.

All’interno della fascia rurale, elevate percentuali sono agricole in senso stretto.

I dati sono questi: ammontava a 3, 36 miliardi di

La popolazione mondiale nel 2006, ammontava, a 6,59 miliardi, quella rurale 6

persone.

La popolazione rurale è dunque il 50 % di quella totale. La popolazione agricola è stimata pari a 2,61 miliardi di

persone, ovvero il 40 % della popolazione mondiale.

Grafico 2

Popolazione Rurale , è definita tale come la differenza tra la popolazione totale e quella urbana

6

Popolazione Agricola. La popolazione Agricola è definite tale se tutti gli abitanti dipendono dal loro sostentamento dall’agricoltura,

allevamento, o caccia. {PAGE }

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Il ruolo fondamentale dell’agricoltura

Il grafico seguente numero 3 dimostra come la produzione agricola è riuscita a supplire,

nell’ultimo secolo, ai fabbisogni alimentari dati dall’aumento della popolazione.

E’ evidente che il processo è stato interattivo.

Maggiore popolazione significa maggiore domanda di cibo, maggiore domanda di cibo significa maggior

produzione agricola.

Questa in linea di principio. Come sappiamo il processo è stato imperfetto in quanto sacche di popolazione sono

rimaste fuori da questo evoluzione e sono state relegate in una area di deprivazione, di fame e di povertà.

Osserviamo il grafico 3 della produzione agricola a livello mondiale. E quelli numero 4 e 5 a questo grafico

correlati

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Grafico 5

Fonte Faostat Come si nota la produzione agricola mondiale si triplica in valore assoluto dal 1960 al 2006.

Traducendo questi dati in calorie pro capite si ha la conferma dell’assunto iniziale ovvero che nonostante

l’aumento delle popolazione l’agricoltura ha messo a disposizione dell’umanità un numero “medio” di calorie

procapite, non solo costanti, ma più che proporzionali.

I dati Fao ci dicono che nel 1962 erano disponibili 2.290 calorie pro capite e nel 2003, nonostante il rilevante

aumento della popolazione mondiale, erano disponibili 2.808 calorie pro capite.

Esistono diverse aree, come la fascia sub-shariana o le aree suburbane indiane, e cinesi, dove la produzione

agricola non è riuscita soddisfare le necessità alimentari delle popolazioni. Per le aree rurali sub sahariane è

certamente una carenza di produzioni agricole nelle aree agricole per mancanza di acqua e input per l’agricoltura(

sementi certificate, concimi azotati eccetera), per le aree sub urbane asiatiche è anche problema di distribuzione.

Grafico 4 {PAGE }


PAGINE

25

PESO

1.39 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia dello sviluppo sostenibile del prof. Antonio Piccinini all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: le origini dell'agricoltura nella mezzaluna fertile, la dinamica demografica e migratoria dei contadini preistorici,l'evoluzione demografica e le produzioni agricole.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione internazionale e sviluppo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo sostenibile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Piccinini Antonio.

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