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esempio, il giudice Sedley, membro del partito laburista, fu nominato dal conservatore

Mackay). Dunque, nonostante nella storia costituzionale inglese si siano avuti

numerosi esempi di influenze politiche nel processo di selezione dei giudici,

attualmente vi è scarso interesse ad indagare sulla visione politica e sociale dei

candidati, e questo rappresenta senz’altro un punto di distinzione rispetto

all’esperienza Americana. Dunque, l’istituzione della commissione mira senza ombra di

dubbio a creare una sorta di barriera contro le eventuali pressioni, influenze

dell’esecutivo.

Rafforzare la diversity. Al fine di rendere la magistratura maggiormente rappresentativa

delle varie espressioni della società inglese. Sappiamo che prima del CRA, i giudici

delle corti superiori erano selezionati dal Lord Chancellor e nominati dalla Corona,

secondo il Queen’s Counseil System. In base ad esso la carica di giudice veniva

attribuita solo agli apparteneti alla categoria dei barristers, maschi, di mezza età e con

una certa esperienza personale. Nacque perciò il bisogno di reclutare candidati di altri

sottogruppi (solicitors, donne ecc..) al fine di diversificare la composizione delle corti. E’

stato tuttavia necessario incoraggiare potenziali candidati a farsi avanti, attraverso

varie iniziative; per, esempio a Ontario (Canada) la JAAC invitò l’Attorney General ad

inviare a 1200 donne una lettera per chiedere loro di fare domanda per la nomina

giudiziaria, ed effettivamente si ebbe un incremento importante del numero delle

richiedenti, tanto che tra il 1991-92 il 41% dei giudici nominati dalla JAAC erano di

sesso femminile. A tal fine la commissione dovrà aumentare la gamma dei percorsi per

accedere alla magistratura. Il tutto al fine di promuovere il processo di diversificazione.

Qualità delle nomine. I due criteri del merito e della diversity, secondo alcuni noti

giuristi inglesi, sono sempre in tensione tra loro, in quanto si potrebbe affermare che

nominare i giudici selezionandoli da un più ampio bacino di persone, potrebbe voler

dire, attenuare la qualità dei candidati scelti. Tuttavia, questo timore può essere

giustificato solo nel caso in cui sia la commissione a selezionare candidati meno

meritevoli! Infatti, l’inclusione di altri gruppi, oltre a quello dei barristers, maschi, di

mezza età, aumenterebbe la competizione, innalzando gli standard qualitativi. Una

conseguenza inevitabile di selezionare candidati soltanto da un gruppo ristretto è data

dal fatto che le caratteristiche del gruppo tendono a diventare sinonimo di merito.

Se guardiamo ad altre esperienze, come a quella del Canada, l’effetto principale della

diversificazione dei membri della magistratura è stato proprio quello di ampliare il

concetto di merito ai fini delle nomine giudiziarie. L’impatto della commissione sulla

qualità delle nomine, genera però un pericolo: attribuire la scelta del candidato da un

individuo ad un gruppo, può portare a compromessi: infatti, i membri della

commissione devono trovarsi d’accordo nella scelta del nome e ciò può comportare la

bocciatura di candidati meritevoli. Ciò è accaduto soprattutto nell’esperienza

americana, in cui i giudici vengono nominati anche per rappresentare l’interesse

politico di chi li seleziona. Un rischio di questo genere è tuttavia remoto nella diversa

esperienza inglese.

Circa la composizione della commissione: è stata oggetto di un intenso dibattito,

dato il disaccordo nella ricerca del giusto equilibrio tra membri laici, magistrati e

appartenenti alla professione legale. Nonostante sia stata più volte rivendicata la

necessità di includere in commissione almeno la metà di membri laici,dato che la loro

esperienza può esser fonte di innovazione ed efficacia del sistema, la JAC per

l’Inghilterra e il Galles, composta da 15 membri (numero piuttosto alto, rispetto a quello

di altre commissioni, dato il più vasto numero di nomine che grava su questa

commissione), è dominata da giuristi. Essa è composta da 6 membri laici, 5 togati, 1

solicitor, 1 barrister 1 justice of the peace e un membro tra le varie cariche elencate dal

CRA.

L’unico elemento che attenua la maggioranza dei giuristi è dato dal fatto che la

commissione è presieduta da un membro laico; questa scelta è dovuta al particolare

successo riscosso Sir Colin Campbell, eletto presidente della JAC nel 2001. La ricerca

del giusto equilibrio nella composizione della commissione è un fattore importante che

rafforza la sua imparzialità e riduce il pericolo per cui la commissione potrebbe esser

dominata da un’interesse di tipo individuale o di un particolare gruppo ristretto. A tal

fine, ciascun membro, quando svolge la propria funzione di selezione dei candidati

all’interno della commissione dovrà farsi portavoce dell’identità collettiva, lasciandosi

alle spalle gli interessi del gruppo sociale o professionale di appartenenza.

Da sottolineare che in pochi hanno sostenuto la necessità di includere nella JAC

membri del legislativo. In forza di legge nessun membro del parlamento può prender

parte alla commissione. Da notare come tale impostazione non sia condivisa da altri

ordinamenti: per esempio, la Judicial Service Commission del sud Africa e anche la

commissione Israeliana sono composte anche da membri del legislativo al fine di

rafforzare la propria legittimazione democratica. Tuttavia col crescendo del potere della

magistratura, potrebbe venir meno la riluttanza verso i membri parlamentari, proprio

come è avvenuto recentemente in Canada. Non è infatti da escludere che la rinascita

dell’interesse alla partecipazione del parlamento nel processo di nomina dei giudici

avvenuta in Canada, rappresenti una sorta di anticipazione di futuri sviluppi nel Regno

Unito.

Brevemente sulla nomina dei commissari: i membri laici sono nominati dal

segretario di stato per gli affari costituzionali (Lord Chancellor), previa consultazione di

un organo composto dal Lord Chief Justice, dal presidente della commissione una

volta nominato, e un membro laico nominato dal ministro stesso. Per la nomina degli

altri membri (giuristi), il ministro deve inoltre consultare il Judicial Council e Legal

Governing Bodies(organi consultivi a carattere giuridico). Tuttavia non è ancora certo il

ruolo svolto da questi organi e non è certo che essi siano presieduti dal Lord Chief

Justice. La magistratura svolge cmq un ruolo portante, in quanto compone in parte la

commissione, si occupa della nomina dei commissari stessi e inoltre, svolge un ruolo

fondamentale nel c.d. processo di consultazione che vedremo in seguito.

Procedura: dunque la commissione ha il compito di selezionare un candidato per ogni

posto vacante presso qualunque corte. Ma come avviene la selezione dei candidati da

parte della commissione? Il fulcro del processo delle nomine giudiziarie è

rappresentato dal processo di consultazione, volto alla raccolta di tutte le informazioni

utili per vagliare l’idoneità dei candidati ai vari incarichi giudiziari. Annualmente la

commissione elabora una lista di nomi per tutta la gamma degli uffici giudiziari e la

trasmette ai senior judges ai quali è richiesto di effettuare una valutazione circa

l’idoneità di ogni candidato alla nomina giudiziaria. La valutazione positiva costituisce

un prerequisito per la nomina. Da ciò emerge la notevole influenza esercitata dalla

magistratura sul processo delle nomine, a cui prima si è accennato, sia la mancanza di

trasparenza del processo di consultazione. Proprio per questi motivi si è più volte

proposto di abbandonarlo, anche se con la consapevolezza del rischio di perdere molte

informazioni potenzialmente utili a proposito dei candidati.

Poi una volta che la commissione ha selezionato il nome, ha il compito di comunicarlo

al segretario di stato per gli affari costituzionali che provvederà alla nomina diretta,

oppure a raccomandare il candidato per la nomina regia. E’ importante sottolineare che

il ministro non è vincolato alla scelta effettuata dalla commissione, in quanto ha il

potere di respingere la proposta o chiedere alla stessa commissione di riconsiderarla.

Un punto di forza del nuovo sistema di nomine è dato dal fatto per cui se il ministro

respinge la proposta, dovrà darne motivazione. In Scozia, invece, il primo ministro ha il

potere di respingere la proposta della Judicial Appointment Board soltanto quando

ritenga la scelta giustificata da un “motivo valido” e non deve darne conto in alcuna

motivazione. Nonostante fino ad oggi non sia mai stato respinto alcun nome proposto

dalla JAC, è necessario capire che tipo di motivazione di rigetto sia legittima.

Distinguiamo 3 casi:

1) il ministro non può respingere un candidato per motivi politici, cioè al fine ottenere un

nuovo nome per promuovere la politica di governo; è ovvio che ciò costituisce

un’influenza politica impropria;

2) il ministro è legittimato a respingere la proposta della commissione: in caso di

violazione della procedura di selezione (ad es, incompetenza, corruzione) o nel caso in

cui il ministro stesso abbia ottenuto delle informazioni sulla vita personale o

professionale del candidato, tali da compromettere la sua idoneità per la nomina. Da

notare come in queste ipotesi il ministro svolga un’importante funzione di controllo

sull’operato della commissione;

3) il caso più problematico è quello in cui il ministro respinge la proposta per contrasto

con un obiettivo politico legittimo, per es. rafforzare l’elemento delle diversity della

magistratura. Per esempio, se la commissione raccomanda una lista di candidati per

un certo numero di posti vacanti, che non comprende solicitors, donne, può il ministro

chiedere alla commissione di riconsiderare la propria proposta o l’elaborazione di una

nuova lista? E’ ovvio che in questo caso la scelta del ministro si fonderebbe sul merito

collettivo dei candidati, più che sul merito individuale. Una situazione di questo genere

si è verificata in Canada nel 1990 di fronte alla necessità di reclutare in magistratura un

certo numero di francofoni e la JAAC presentò una lista di nomi che non comprendeva

nessun francofono. Proprio per questo motivo il ministro canadese chiese alla

commissione di elaborare una nuova lista che comprendesse candidati sia inglesi che

francesi. La scelta del ministro canadese fu accolta positivamente, tanto che il

presidente della JAAC la ritenne opportuna e utile. Viceversa, in sud Africa il ministro

respinse la candidatura di un bianco nella lista della Judicial Service Commission a

favore di un candidato di colore, suscitando ovviamente numerose critiche.

Ovviamente proprio quest’ultima problematica ci suggerisce la necessità di richiedere

alla commissione un resoconto annuale sull’andamento del processo di nomina (con

tutte le limitazioni e attenzioni volte a garantire la riservatezza personale) e la necessità

di definire chiare regole circa il suo funzionamento. E’ da segnalare a tal proposito che

a Ontario, negli ultimi anni, il governo ha chiesto alla JAAC di elaborare liste con un più

ampio numero di candidati, sollevando numerosi sospetti. Dato che la legge, infatti,

non prevede in modo specifico quanti nomi debba comprendere una lista, è stato

difficile controllare questa prassi e più che altro capire se essa è mossa da ragioni di

tipo politico.

Concludendo, una volta nominati, i giudici, come nell’esperienza americana, restano in

carica “during good behaviour”, possono essere rimossi attraverso un procedimento di

impeachment di prerogativa del governo (rimozione da parte della Corona su richiesta

congiunta delle due camere).

CONCLUSIONI

La domanda che sorge spontanea dinnanzi all’esperienza inglese è questa: i giudici

inglesi sono realmente indipendenti rispetto al potere esecutivo? Sono immuni da ogni

influenza di tipo politico? Non credo sia possibile dare una risposta univoca alla

domanda, soprattutto perché il modo di intendere ed interpretare il concetto di

indipendenza, e conseguentemente il principio della separazione dei poteri, varia da

ordinamento a ordinamento, come già abbiamo avuto modo di constatare studiando le

varie esperienze costituzionali mondiali.

La compatibilità della posizione del Lord chancellor, sia Old-Style che New- Style, col

principio della separazione dei poteri, può essere valutata solo tenendo conto del fatto

che l’ ordinamento britannico è basato, anziché sulla separazione di poteri come nel

caso USA, sulla loro fusione. In passato la maggior parte dei Lord chancellors hanno

affermato di costituire, anziché “un’anomalia”, la garanzia principale della separazione

dei poteri.

In questo sistema di poteri così intrecciati, il Lord Chancellor è sempre stato visto come

il garante dell’indipendenza dei giudici verso il Parlamento e il Governo; la sua

presenza tanto nella compagine governativa, che in quella parlamentare, costituiva, a

loro vedere, “a bridge and a fortification” come affermato da Lord Mackay, fra l’ordine

giudiziario e gli altri poteri. Dunque, paradossalmente, era proprio la “non

indipendenza” del Lord Chancellor (intesa nel senso della sua compresenza in più

poteri) a garantire l’indipendenza dell’ordine giudiziario e a porre quest’ultimo al riparo

da eventuali abusi di potere da parte del Governo e/o del Parlamento.

Dice il Lord chancellor Hailsham, nel 1972: “per chi abbia studiato Montesquieu e la

Costituzione americana, l’ufficio del Lord Chancellor rappresenta un’anomalia difficile

da spiegare e, a prima vista, da difendere. Ma, all’esame delle sue funzioni attuali,

questa anomalia, nella pratica, scompare. Il Lord chancellor c’è non per derogare al

principio della separazione dei poteri, che è, anzi, inderogabile. In particolare, il

principio dell’indipendenza dell’ordine giudiziario dal potere politico.. è una garanzia di

libertà da difendere ad ogni costo. Proprio quella di garantire la separazione dei poteri

è la funzione primaria del Lord chancellor, un compito che questi può assolvere solo

ponendosi, in qualche modo, vicino al vertice della piramide costituzionale, quasi fosse

un nocchiere che con la sua gaffa tiene lontano le altre barche che vogliono scheggiare

la sua”.

Credo che questa affermazione sia, nonostante la riforma costituzionale, ancora

piuttosto attuale, considerato che il Lord Chancellor, al di là del solo incarico

governativo, svolge tutt’oggi una forte influenza sulla magistratura provvedendo, come

abbiamo visto, alla nomina dei giudici (anche se secondo una diversa procedura). Se,

oggi, nella pratica, egli abusi oppure no della propria “carica” fortemente politica, è un

dato che ancora non si può valutare. Certo è che la riforma costituzionale sembra

essere soltanto una riforma di facciata, di tipo formale, che almeno per il momento,

pare lasciare inalterato il quadro istituzionale inglese ante-riforma.

Senza dubbio il principio di separazione dei poteri, in G.B. è inteso in maniera assai

diversa da come teorizzato da Montesquieu e da Madison. All’idea triadica di

Montesquieu, in un primo tempo invocata per vietare ogni forma di controllo successivo

di costituzionalità delle leggi, e al sistema dei checks and balances americano che ha

portato alla nascita in via giurisprudenziale della giustizia costituzionale (con la

sentenza Marbury vs. Madison), si contrappone il sistema inglese, fatto di poteri

ineguali, che anziché separarsi, sembrano ancora oggi fondersi tra loro.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Giustizia Costituzionale Comparata, tenute dalla Prof. ssa Vittoria Barsotti nell'anno accademico 2011.
Il documento spiega l'organizzazione giudiziaria inglese, in particolare: Corti superiori e inferiori, Lord Chancellor old style e new style, judicial appointment commission.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Giustizia Costituzionale Comparata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Barsotti Vittoria.

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