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Organizzazione e merito di credito delle S.r.l.

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Commerciale, tenute dal Prof. Luigi Salamone nell'anno accademico 2005.
Il documento riporta l'intervento del Prof. Maurizio Sciuto al Convegno del 18/02/2005. La relazione analizza il finanziamento bancario delle S.r.l. con particolare... Vedi di più

Esame di Diritto Commerciale docente Prof. L. Salamone

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O . . . −

RGANIZZAZIONE E MERITO DI CREDITO DELLE S R L Sciuto

O . . .

RGANIZZAZIONE E MERITO DI CREDITO DELLE S R L

Sciuto – testo provvisorio)

(M.

(“ ” ).

1. P

REMESSA PERTINENTIZZAZIONE DEL PROBLEMA

1

.

1.1. Cos’è Basilea 2 (in generale)

1.1.1. Il termine “Basilea 2” identifica l’Accordo raggiunto dal Comitato di

per la Supervisione Bancaria (organismo consultivo istituito presso

la Banca dei Regolamenti Internazionali avente sede, appunto, a

Basilea) finalizzati all’aggiornamento della normativa internazionale

concernente l’adeguatezza patrimoniale delle banche e delle imprese

di investimento. Normativa attualmente vigente nell’ordinamento

2 e che traduce le proposte già formulate nel 1988 dal

comunitario

medesimo Comitato (e designate col nome di “Basilea 1”); e che

poi, sempre in ambito UE, dovrebbe essere novellata − appunto

accogliendo in massima parte i propositi di aggiornamento formulati

dal Comitato − mediante una Direttiva attualmente in fase di

3 )

elaborazione e che dovrebbe entrare in vigore (salvo slittamenti

all’inizio del 2007.

1.1.2. Scopo dell’aggiornamento − limitandosi qui al primo (e più

consistente) dei tre “pilastri” su cui in realtà Basilea 2 si fonda − è

quello di commisurare i requisiti patrimoniali imposti alle banche a

Il testo dell’accordo si può trovare, anche in italiano, sul sito web ufficiale della Banca dei regolamenti

1

internazionali: http://www.bis.org/publ/bcbsca.htm

Dei dati statistici e dell’analisi strettamente tecnica dei criteri fissati dall’Accordo di Basilea 2 mi riconosco

M , Basilea 2 − Che cosa cambia, Il Sole 24 Ore, Milano, 2003, 3^ rist. 2004 (forse il

ampiamente debitore di F. ETELLI

testo più chiaro ed intelligibile fra i molti − per me − inaccessibili che circolano sull’argomento).

Talune considerazioni qui svolte sono riprese da una mia precedente relazione − per ora inedita − intitolata

“Piccole banche e piccole imprese” (ove ulteriori riferimenti qui non riprodotti), tenuta a Milano il 10 dicembre 2004

nell’ambito del Seminario organizzato dall’Associazione Disiano Preite e dedicato al tema: “Quale banca per le

imprese?”.

A livello comunitario cfr. dir. 89/299/CEE del 17 aprile 1989, concernente i fondi propri degli enti creditizi; dir.

2

89/647/CEE del 18 novembre 1989 relativa al coefficiente di solvibilità degli enti creditizi (entrambe “rifluite”, ora, nella

dir. 2000/12/CE del 20 marzo 2000 relativa all’accesso all’attività degli enti creditizi ed al suo esercizio); dir. 93/6/CEE

del 15 marzo 1993, relativa all’adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi. In Italia,

l’art. 53, comma 1, del TUB ( d. lgs. 385 del 1° settembre 1993) delega sostanzialmente alla (potestà regolamentare

esercitata attraverso le Istruzioni della) Banca d’Italia il compito di attuare le prescrizioni comunitarie in materia di

“adeguatezza patrimoniale” e di “contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni””.

Ad esempio quello richiesto (al 2010) dall’Associazione bancaria britannica.

3 1

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4

copertura del rischio, soprattutto creditizio , ad una più adeguata e

sofisticata valutazione di quest’ultimo, sinora misurato secondo criteri

piuttosto rudimentali e rigidi (in discreta misura disancorati

dall’effettiva probabilità di insolvenza dell’affidato). Tale

perfezionamento dovrebbe condurre, secondo i propositi, ad una

stima più bassa − siccome più precisa e meno “prudenziale” − del

predetto rischio; e con ciò ad una “ponderazione” inferiore

dell’attivo vincolato a suo supporto: vale a dire ad una parziale

liberazione dei “fondi propri” sinora vincolati.

1.1.3. Ora, poiché la detenzione di tali fondi “costa” molto − chiedendo

una “remunerazione” ben superiore a quella delle risorse

intermediate direttamente dai risparmiatori (attinte cioè alla raccolta

dai depositanti) − risulta evidente come la contrazione dei fondi

richiesti condurrebbe, in definitiva, ad un complessivo alleggerimento

del costo del credito.

1.1.4. In sintesi:

- quando si concede credito si corre un rischio;

- il rischio va quantificato e coperto da capitale;

- il capitale ha un costo maggiore rispetto ai fondi acquisibili dal

mercato dei depositi;

- maggiore è il rischio, maggiore è il capitale da allocare, e quindi

maggiore il costo del credito (cioè il tasso di remunerazione

5 .

richiesto)

1.2. Perché Basilea 2 incide sul finanziamento bancario delle s.r.l. (in

).

quanto P MI

1.2.1. Il tema è pertinente (al tema del finanziamento della s.r.l.) perché:

a) come presto si vedrà (§ 2), i nuovi criteri di misurazione del

rischio incidono sensibilmente, ed in particolar modo, sul merito

Benché poi rilevino anche il rischio di mercato e, secondo la nuova proposta, quello operativo. Attualmente il

4

rischio di credito assorbe il 92,60 % del patrimonio di vigilanza delle banche; in funzione di Basilea 2 costituirebbe

ancora la maggior parte del rischio complessivo, pur variandone il peso relativo (rispetto ai rischi di mercato e

operativo), a seconda che la banca concentri la propria attività esclusivamente nell’intermediazione creditizia o anche

in attività diverse.

Per questa sintesi, v. M , op. cit., p. …

5 ETELLI 2

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di credito delle P , e quindi − secondo quanto poc’anzi

MI

ricordato − sul costo del loro accesso al finanziamento bancario;

b) le s.r.l. appartengono − in misura statisticamente prevalente − al

(almeno stando ai limiti di fatturato attraverso

novero delle P

MI 6 , anche secondo Basilea 2), benché

cui queste vengono descritte

poi ve ne possano essere di “grandi” e benché, per altro verso, in

quel novero rientrino molte altre imprese aventi diversa veste

giuridica (soprattutto imprese individuale e società di persone,

ma anche molte “piccole” s.p.a.);

c) il finanziamento bancario rappresenta (certo non l’unica, ma in

ogni caso) la principale fonte (mediamente più del 75 per cento)

, e quindi − nei limiti predetti − anche

di finanziamento delle P

MI

delle s.r.l. , benché pertinente,

1.2.2. Il problema del finanziamento bancario alle P MI

non è però assorbente di quello relativo al finanziamento della s.r.l.

perché:

a) non concerne la provvista di capitale proprio o l’erogazione di

altre forme di finanziamento (commerciale, pubblico/agevolato,

dei soci o infragruppo);

b) non riguarda quelle s.r.l. che per dimensione non rientrino fra le

o che per altre ragioni non facciano ricorso al finanziamento

P

MI

bancario (ad es.: perché finanziate dal gruppo cui appartengono,

oppure perché non operative − holding o di comodo);

c) anche rispetto al perimetro entro cui si sviluppa questa relazione

− la rilevanza delle opzioni statutarie nella s.r.l. nella prospettiva

del finanziamento bancario − occorrerà infine ricordare come

l’erogazione di questo dipenda da ulteriori variabili, insensibili

all’esercizio di quelle opzioni. La importanza delle quali dovrà

allora − nella prospettiva qui prescelta − fortemente

relativizzarsi.

“Micro”: < 1 mln €; “piccole”: 1 – 5 mln €; “medie” : 5 – 10 mln €.

6 3

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2. R ’

ILEVANZA DEL PROBLEMA NELL AMBITO GENERALE DEL

B 2 P ( ANCHE

RAPPORTO FRA ASILEA E MI PROFILI CONDIVISI DALLE

. . .)

S R L

2.1. Se ora ci si interroghi sulla specificità dei rapporti fra Basilea 2 e

, potrebbe premettersi, in via

finanziamento bancario delle P MI

generale, come tali specificità siano tutte in qualche misura

riconducibili ai nuovi criteri di valutazione del rischio di credito: che,

pur risultando da un lato più sofisticati dei precedenti, e cioè più

sensibili al rischio, risultano, d’altro canto, rigidamente selettivi delle

informazioni alla cui elaborazione sono rivolti.

2.2. Ora, è noto che tradizionalmente l’affidamento bancario delle P

MI

sconta talune variabili negative quali: la scarsa capitalizzazione; la scarsa

trasparenza delle dinamiche decisionali e talvolta della documentazione

contabile; la forte personalizzazione dei poteri decisionali; l’assenza di

adeguate istanze di controllo della gestione e, più in generale, di forti

contrappesi “corporativi”; l’assenza di procedure di pianificazione

finanziaria (spesso avvertite come uno sterile esercizio accademico);

ben

nonché, complessivamente, un tasso medio di insolvenza delle P

MI

più elevato di quello relativo alle imprese maggiori.

2.3. Nei rapporti con le banche, tuttavia, questi elementi negativi di giudizio

vengono usualmente compensati da valutazioni, indubbiamente

soggettive, sulla “capacità”, patrimoniale relazionale e gestoria, del

“capo” dell’impresa. Ciò che è reso possibile da un rapporto

privilegiato (per lo più “esclusivo”) fra l’impresa e una singola banca,

spesso anch’essa piccola e operante nel medesimo ambito territoriale

dell’impresa: donde la possibilità di attingere informazioni ulteriori

rispetto a quelle ricavabili da fonti “pubbliche” (cioè accessibili alla

7 .

generalità degli altri intermediari creditizi)

2.4. Insomma, se si aggregassero gli elementi che incidono sul merito di

sulla base di un denominatore comune − l’informazione

credito delle P

MI

Oltre alle informazioni ricavabili dal bilancio, dalla Centrale dei rischi (ora Sic, Sistema di informazioni

7

centralizzate), dal Bollettino dei protesti, la banca potrebbe poi attingere informazioni in qualche misura riservata dal

suo intervento nel circuito dei pagamenti (magari facente capo a pochi intermediari locali) e attraverso cui transitino

fornitori e clienti dell’impresa affidata (o da affidare). 4

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(di chi eroga il credito) − potrebbe dirsi che nel rapporto fra banche e

l’opacità della struttura organizzativa e la fragilità finanziaria, e

P

MI

dunque il difetto e/o la negatività delle informazioni “oggettive”

(esprimibili e valutabili in termini formali e, come tali, elaborabili in

termini aggregati), ha potuto essere, sinora − e se del caso −

compensata da valutazioni soggettive (certo anch’esse rilevanti, benché in

qualche misura imponderabili) ricavate da dati “esterni” alla struttura

organizzativa e finanziaria dell’impresa, e relativi piuttosto alla persona

o al gruppo familiare di chi la gestisce e al suo personale credito sul

mercato, di solito locale.

2.5. Di siffatte valutazioni “soggettive”, le banche − specialmente quelle a

loro volta “piccole” e fortemente relazionate all’imprenditoria locale −

si sono sempre avvalse. Ma, com’è noto, è invece sulle informazioni

esprimibili ed elaborabili in algoritmi che il recente Accordo di Basilea

2 sembra aver puntato.

2.6. Ora, una siffatta evoluzione nella valutazione del merito di credito ha

, temendosi che la

da un lato generato allarmi nel mondo delle P

MI

selezione delle informazioni utilizzabili per la formulazione dei rating

provocherà un abbassamento del loro merito di credito.

2.7. D’altro lato, però, i primi “studi di impatto” su Basilea 2 hanno

pronosticato non solo che, in generale, l’applicazione dei nuovi criteri

provocherebbe un complessivo abbassamento dei requisiti patrimoniali

richiesti alla banche, e quindi una generale attenuazione del costo del

credito bancario; ma anche che un siffatto effetto positivo investirà,

teoricamente, tutte le imprese, ivi comprese quindi le piccole e medie.

2.8. Tanto ottimistica prognosi merita però di essere sottoposta a vaglio

critico non solo e non tanto in termini assoluti (ché chi scrive non ne

avrebbe la capacità), quanto piuttosto in termini relativi. Occorre cioè

farsi carico di valutare come, comparativamente (i.e..:

concorrenzialmente), i pronosticati vantaggi si distribuirebbero fra

imprese grandi e minori.

2.9. Ebbene, in questa prospettiva non si è mancato di rilevare che se − per

dovesse emergere

le ragioni che si stanno per elencare − per le P

MI

mediamente un coefficiente di rischio superiore a quello relativo alle

5

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grandi imprese, e dunque più gravoso ai fini del calcolo dei coefficienti

patrimoniali imposti alla banca, risultato ne sarebbe una pressione

concorrenziale che indurrebbe le banche ad incrementare i propri

impieghi sul versante delle grandi imprese; ovvero − che poi è lo stesso

− ad aumentare, se non altro in termini comparativi, il costo medio del

. Una distorsione nell’erogazione del credito

finanziamento delle P

MI

bancario, insomma, che si risolverebbe in uno svantaggio

.

concorrenziale per le P

MI

2.10. In particolare si considerino, allora, i seguenti fattori:

• in primo luogo, molte delle stime emergenti dai cd. studi di impatto

effettuano comparazioni fra il rischio del credito erogato alle

imprese maggiori o minori sulla base di una ipotizzata parità del

rischio di insolvenza (PD, “probability of default”: che in effetti è

soltanto uno dei quattro fattori che concorrono a formulare il

rischio di perdita attesa); quando però, alla verifica dei fatti,

quell’ipotesi si rivela irrealistica, dal momento che le scarse

dimensioni (di patrimonio di fatturato e di redditività) e la più volte

comportano spesso, in

richiamata opacità informativa delle P

MI

realtà, una loro maggiore probabilità di insolvenza rispetto alle

imprese più grandi (come del resto confermato dalle statistiche);

• in secondo luogo va pur ricordato che i rating costano. E costano in

misura esponenzialmente crescente man mano che si riducano le

dimensioni dell’impresa monitorata. E ciò tanto che tali giudizi

vengano commissionati ad agenzie esterne, che non analizzano un

elevato numero di imprese, e soprattutto non le più piccole

(rispetto alle quali la “domanda” di rating sarebbe evidentemente

scarsa, e quindi i costi proibitivi); quanto che si intenda allestire un

sistema di rating interno, il che − oltre a penalizzare ancora le P

MI

per le stesse ragioni appena ricordate − scoraggerebbe anche le

banche di dimensioni minori (con cui le PMI per lo più operano),

che per la loro limitata operatività faticheranno a recuperare i costi

attraverso economie di scala;

• questa sproporzione di costi risulta poi amplificata se si consideri,

tra l’altro, che i vantaggi che i nuovi metodi di valutazione

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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Commerciale, tenute dal Prof. Luigi Salamone nell'anno accademico 2005.
Il documento riporta l'intervento del Prof. Maurizio Sciuto al Convegno del 18/02/2005. La relazione analizza il finanziamento bancario delle S.r.l. con particolare attenzione all'Accordo "Basilea 2".


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Cassino - Unicas
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cassino - Unicas o del prof Salamone Luigi.

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