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Potremmo definire anche questi OGM come applicazione di tecniche tese al

risparmio nei costi di produzione e di sicurezza nei raccolti più che più

cost saving,

che tecniche tese all’aumento di produttività in termini tradizionali.

Occorre tenere conto di un’altra caratteristica importante in questi OGM ovvero la

saldatura obbligata tra produttore di seme OGM, e produttore di diserbanti. Quasi

sempre sono gli stessi attori.

La Soia OGM Modificata detta (rr), resiste al Round Up, nome commerciale un

diserbante di nome Gliphosate. Questo erbicida è prodotto dalla stessa società

Monsanto che produce e vende il seme.

Col tempo il “round up” propagandato per anni come un diserbante innocuo si è

rivelato altamente tossico per la fauna animale, è ormai provata anche

l’assuefazione di certe specie vegetali a questo diserbante con selezione di ceppi di

piante infestanti resistenti.

Circa il Mais Bt i critici individuano nell’inserimento del Bacillus Thurigensis in

questa pianta un sommarsi di interessi pericolosi.

L’uso OGM è molto importante dal punto di vista ambientale per i contadini del

cotone. Il 40 % degli insetticidi consumati nel mondo sono destinati al cotone, ed

immense aree dell’Asia centrale , in particolare area lago Aral, sono inquinate da

questi insetticidi.

Il Cotone BT (Bacillus Thurigensis) , è un cotone nel cui DNA è stato inserito il

gene del Bacillo Thurigensis, innocuo per l’uomo, ma che secerne una proteina

tossica per una larva di insetto ( Boll Worm ) dannoso per la pianta del cotone. In

tale modo a basso costo si combatte il parassita senza uso di insetticida, 2 3

Transgenic crop commercialization (Fao 2003)

2 Transgenic crops were grown commercially in 18 countries on a total of 67.7 million ha in

2003, an increase from 2.8 million ha in 1996

Just six countries, four crops and two traits account for 99 percent of global transgenic crop

production) The most widely grown transgenic crops are soybeans, maize, cotton and canola.

The United States plants almost two-thirds of the transgenic crops grown worldwide.

Although transgenic crop area in the United States continues to expand, its share of global

transgenic area has fallen rapidly as Argentina, Brazil, Canada, China and South Africa have

increased their plantings.

Herbicide tolerance and insect resistance are the most common traits. Herbicide-tolerant soybeans

now comprise 55 percent of the global soybeans production area, and herbicide-tolerant canola

comprises 16 percent of the global canola area.

The transgenic cotton and maize varieties currently being grown commercially include traits for

insect resistance, herbicide tolerance or both, and transgenic varieties now make up 21 percent

and 11 percent, respectively, of the total area sown to those crops (James, 2003).

3

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Figura { SEQ Figura \* ARABIC }

Figura { SEQ Figura \* ARABIC }

In questo grafico si evince la crescita esponenziale delle piante OGM ( soia , mais e

cotone).

I paesi industrializzati sono quelli che per primi si sono aperti a queste piante.

Usa ed Argentina sono i principali utilizzatori degli OGM, mentre Soia e Mais sono

le principali piante OGM coltivate nel mondo.

La Normativa della Ue sugli OGM

L’Europa si è dimostrata diffidente nei confronti degli OGM, l’Italia il paese più

diffidente di tutti. La prima direttiva europea atta a uniformare l’approccio degli

Stati Membri riguardo gli organismi geneticamente modificati risale al 1990

(Direttiva 90/220/CEE). Secondo le procedure riportate in questa direttiva sono

stati autorizzati al rilascio deliberato nell’ambiente, per scopi sperimentali e non,

17 organismi diversi, tra cui 14 piante (ad esempio diverse varietà di mais, colza e

soia) e due vaccini (quello per la rabbia e quello per la malattia di Aujeszky, ad uso

veterinario). {PAGE }

Successivamente, la Commissione Europea, secondo quanto stabilito dal Libro

Bianco 2000, ha concluso nel 2003 la predisposizione del quadro normativo che

regola il settore delle biotecnologie. Tale settore è direttamente correlato al quadro

più generale relativo alla sicurezza alimentare comunitaria, le cui procedure di

base sono descritte nel Regolamento n. 178/2002 che “Stabilisce i principi e i

requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la

sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare” .

4

Le critiche e l’opposizione agli OGM

Critiche ed opposizioni agli OGM risalgono alle origini. All’inizio l’opposizione

aveva un forte contenuto ideologico più che basi scientifiche col tempo si sono

delineati elementi preoccupanti in particolare nei confronti degli OGM rr, ovvero

roundup resistente. Intanto un elemento che solleva perplessità è che il produttore

monopolistico della soia rr e del gliphosate da cui viene derivato il Round Up

(reticella in italiano) è dalla Società Monsanto.

4 Il quadro normativo comunitario è stato completato dal Regolamento (CE) n. 1829/2003 del

Parlamento Europeo e del Consiglio relativo a ”Alimenti e mangimi geneticamente modificati”, e

dal Regolamento (CE) n. 1830/2003 del Parlamento Europeo e del Consiglio concernente ”La

tracciabilità e l’etichettatura di organismi geneticamente modificati e la tracciabilità di alimenti e

mangimi ottenuti da organismi geneticamente modificati nonché recante modifica della direttiva

2001/18/CE”. Tali regolamenti si sono aggiunti alla normativa comunitaria preesistente, ovvero la

direttiva n. 2001/18/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a ”Emissione deliberata

nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la dir. n. 90/220/CE”, che

prevede le procedure di autorizzazione a fini sperimentali e di commercializzazione delle colture

transgeniche. Attualmente, chiunque voglia immettere in commercio un OGM, o prodotti ottenuti

da OGM, destinati all’alimentazione umana e/o animale, può presentare una richiesta di

autorizzazione in base al Reg. 1829 all’Autorità Nazionale Competente di uno Stato Membro che,

a differenza di quanto accadeva per le richieste presentate in base alla Direttiva 2001/18/CE,

informa l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority – EFSA,

istituita con il Regolamento CE n. 178/2002) e le fornisce tutta la documentazione. L’EFSA è tenuta

ad informare immediatamente la Commissione Europea e gli altri SM della domanda, mettendo a

loro disposizione i documenti relativi. Una sintesi della notifica è pubblicata sul sito dell’EFSA.

Inoltre, l’EFSA fornisce alla Commissione Europea e agli Stati membri il parere tecnico scientifico

sulla notifica sul quale si baserà la decisione in merito all’autorizzazione.

L’entrata in vigore del Regolamento 1829 ha suscitato la perplessità di diversi Stati membri per

l’evidente sovrapposizione normativa del Regolamento con la Direttiva 2001/18/CE. In particolare,

per gli OGM sarebbe stato logico che la norma relativa al settore degli alimenti e dei mangimi si

occupasse solo di tali prodotti e non, come proposto dalla Commissione Europea, anche del

rilascio ambientale degli OGM destinati a diventare direttamente o indirettamente alimenti o

mangimi; gli OGM in quanto tali dovevano essere trattati nella Direttiva 2001/18/CE, mentre il

Regolamento doveva occuparsi esclusivamente dei prodotti derivati da OGM, costituiti e/o

contenenti OGM per uso alimentare.

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Le critiche molto fondate (MM Robin 2008) si appuntano, non tanto sulla Soia

OGM, bensì sul Round Up definito tutt’altro che innacquo e con componenti

altamente tossiche e cancerogene. Sono stati inoltre riscontrati casi di

intossicazioni collettive.

Inoltre il RR crea specie resistenti da cui l’uso di dosi sempre più alte di diserbante.

Sul Mais Bt le critiche sono di alterare il biosistema in quanto la tossina del Bacillus

Turigensis, colpisce anche altre larve innocue.

In questo caso non viene valutato il beneficio alla salute dei coltivatori di cotone

specie di India , Cina con il risparmio di insetticidi ad alte tossicità. {PAGE }

Capitolo 5

La fame nel mondo

Secondo la Fao oltre un miliardo di persone nel mondo soffrono la fame

La misura dei “poveri” e di chi soffre “la fame” è diversa anche se strettamente

correlata.

La Banca Mondiale adotta come misura della povertà la disponibilità di meno di

1,25 US Dollari al giorno . Le stime si riferiscono al 2005. Secondo queste stime

troviamo 1,4 miliardi di popolazione “povere”.

La stima della fame nel mondo.

Passando alla stima delle popolazione che soffre la fame, la Fao valuta che essa

ammonti ad oltre un miliardo , 1,02 miliardi, dati 2009, cento milioni in più del

2008.

Mai così tanti sono gli affamati nel mondo. Un sesto della popolazione mondiale 5

La fame nel mondo, spiega la Fao, e' in continua e lenta crescita da 10 anni, ma

quest'anno le stime della Fao prevedono un'impennata superiore al trend degli

ultimi anni, con un tasso di crescita dell'11%, complice la crisi economica.

La quasi totalità degli affamati vive nei paesi in via di sviluppo, ma una fetta

consistente, 15 milioni di persone - riguarda anche i cosiddetti paesi sviluppati.

In Asia e nel Pacifico sono circa 642 milioni le persone che soffrono di denutrizione

cronica; 265 milioni nell'Africa Sub-Sahariana, 53 milioni in America Latina e nei

Caraibi e 42 milioni nel Vicino Oriente e nel Nord Africa.

Ad aggravare la situazione nei paesi in via di sviluppo è la crisi economica globale

che nell'ultimo anno, 2009, ha portato anche ad una diminuzione dei trasferimenti

di denaro degli emigranti nei loro paesi d'origine.

II prezzi dei beni alimentari - sebbene diminuiti nel 2009 nei Paesi in via di

sviluppo, restano ancora molto alti, il 24% in più rispetto al 2006. (Agr) 6

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Figura 1

Come si può notare nell’istogramma 1, la Cina è il paese con la più rapida diminuzione

delle carenze alimentari.

Nell’Africa Centrale, Congo e stati limitrofi la carenze alimentari sono invece in forte

aumento, sia per le guerre dell’ultimo decennio, sia per la mancanza di tecniche

adeguate da applicare alla agricoltura tropicale.

Si sottolinea l’alta percentuale, 36%, delle popolazioni sottoalimentate nell’Africa sub

sahariana.

Sono correlati: I bassi livelli di consumo di cibo, bassi livelli di sviluppo economico

e limitate risorse agricole. 78

Food intake and population growth

7

Projected progress in hunger reduction mirrors significant increases in average per capita food

consumption.

In particular, sub-Saharan Africa will still have an average per capita daily calorie intake of 2.420

kilocalories (kcal) (2.285 kcal when Nigeria is excluded) in 2015 – close to that of South Asia at the

turn of the century. Low initial levels of calorie intake, coupled with high population growth, will

contribute to the slow reductions in the number of undernourished people.

Asia and the Pacific region accounts for 68 percent of the developing world’s population and 64

percent of its undernourished population. {PAGE }

Figura 2

The prevalence of undernourishment – at 16 percent of the total population – is second only to

Africa’s among the developing country regions.

Between 1990-92 and 2001–03, the number of undernourished people in the region declined

from 570 million to 524 million and the prevalence of undernourishment dropped from 20 to 16

percent.

Every country except the Democratic People’s Republic of Korea10 saw a decline in prevalence,

but it was not sufficient in all cases to compensate for population growth – only 9 of the region’s 17

countries reduced the number of undernourished people.

To reach the WFS target by 2015, progress must be accelerated.

The decline in the number of hungry people in Asia and the Pacific was driven mainly by

China, which saw a reduction from 194 million to 150 million.

India has the largest number of undernourished people in the world, 212 million – only

marginally below the 215 million estimated for 1990-92. Bangladesh and Pakistan, both with high

levels of prevalence, account for 15 percent of the hungry people in the region, with Pakistan

showing an increase in both prevalence and in absolute number.

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Figura 3

Figura 4 {PAGE }

Food access

But for most of the malnourished, the lack of access to food is a greater problem

than food availability.

Nobel Laureate Amartya Sen famously wrote that “starvation is a matter of

some people not enough food to eat, and not a matter of there not

having being

enough food to eat.” The irony is that most of the food insecure live in rural areas

where food is produced, yet they are net food buyers rather than sellers (chapter

4). Poverty constrains their access to food in the marketplace. According to the UN

Hunger Task Force, about half of the hungry are smallholders; a fi fth are landless;

and a tenth are agropastoralists, fisherfolk, and forest users; the remaining fi fth

live in urban areas.

Today, agriculture’s ability to generate income for the poor, particularly

women, is more important for food security than its ability to increase local food

supplies. Women, more than men, spend their income on food.

In Guatemala, the amount spent on food in households whose profi ts from

nontraditional agricultural exports were controlled by women was double that of

households whose men controlled the profi ts.

India has moved from food deficits to food surpluses, reducing poverty

significantly and reaching a per capita income higher than that in most parts of

Sub-Saharan Africa. Yet it remains home to 210 million undernourished people

and 39 percent of the world’s underweight children.

Bangladesh, India, and Nepal occupy three of the top four positions in the

global ranking of underweight children. Ethiopia is the fourth, with the same

incidence of underweight children as India. Many believe that the inferior status of

women in South Asia has to some extent offset the food security benefits of

agriculture-led poverty reduction.

Twin track – a tried and effective approach

The concentration of hunger in rural areas suggests that no sustained reduction in

hunger is possible without special emphasis on agricultural and rural

development.

In countries and regions where hunger remains widespread, agriculture often

holds the key to achieving both economic progress and sustained reductions in

undernourishment. History has taught us that, in general, those countries that

have managed to reduce hunger have not only experienced more rapid overall

economic growth but have also achieved greater gains in agricultural productivity

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than those experiencing setbacks or stagnation. It follows that investments in

agriculture, and more broadly in the rural economy, are often a prerequisite for

accelerated hunger reduction. engine

The agriculture sector tends to be the of growth for entire rural

economies, and productivity-driven increases in agricultural output can expand

food supplies and reduce food prices in local markets, raise farm incomes and

boost the overall local economy by generating demand for locally produced goods

and services.

By now, it is well understood that hunger compromises the health and

productivity of individuals and their efforts to escape poverty.

Capitolo 6

Il Commercio Agricolo

Internazionale

Politica agricola e liberalizzazione degli scambi

Politica agricola e liberalizzazione degli scambi sono due temi che si intersecano

1

1 The debate over the role of trade in economic growth and poverty reduction has a long history.

This often contentious debate dates back more than 50 years at FAO and lies at the very roots of

economics.

Advocates of freer trade argue that trade promotes growth and that growth reduces poverty. This

view maintains that trade barriers such as import tariffs and subsidies generally benefit a

powerful, protected few at the expense of the many. Reducing trade barriers promotes more

efficient resource use.

Greater efficiency means that societies can produce more of the things people want, within their

limited resources, raising overall social welfare. The poor are able to improve their levels of

nutrition, health and education, creating a virtuous circle of rising productivity and poverty

reduction.

Critics of freer trade argue that this “neoclassical” model is flawed and that it fails to account

adequately for market imperfections and for inequitable power relations that govern the

multilateral trade negotiation process. Trade liberalization damages food security, they argue,

because liberalization benefits only the larger and more export-oriented farmers, leads to scale

Capitolo 4 - Commercio internazionale dei prodotti agricoli

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da molto tempo . I riferimenti sono molteplici: l’abate Galiani nel 1770 scrisse un

2

trattato sul commercio dei grani che invitava alla prudenza nell’apertura delle

frontiere, sull’altro lato a metà dell’ottocento troviamo gli economisti della scuola

{

di Manchester, HYPERLINK

} {

"http://cepa.newschool.edu/het/schools/manchester.htm" \l "cobden" e

HYPERLINK "http://cepa.newschool.edu/het/schools/manchester.htm" \l

},

"bright#bright" sostenitori del libero commercio e dell’abolizione della Corn

Low. La Corn Low o Legge dei grani era la legge doganale della Gran Bretagna

3

incentives and size concentration, marginalizes small farmers and creates unemployment and

poverty.

Critics also maintain that trade liberalization holds no guarantee that everyone will benefit, even

in the long run, arguing that in reality it is the poorest and vulnerable members of society who

suffer most from the market disruptions arising from the reform process.

They claim, moreover, that agricultural imports from developed countries undermine the

economic and social fabric of poor rural areas, stalling the traditional engine of growth in agrarian

societies. Their fear is that the more the developing countries open their borders, the more they

expose poor food consumers to price shocks and small food producers to risks and disincentives.

Pointing to the existing international trading system for agriculture, many criticize the import

barriers, export subsidies and domestic support retained by some industrial countries in spite of

recent progress under the World Trade Organization (WTO) Agreement on Agriculture.

They question how farmers in developing countries can compete when their governments had

already agreed to trade and agricultural policy changes promoted by the World Bank and the

International Monetary Fund (IMF) under structural adjustment programmes.

Advocates of agricultural trade liberalization argue, on the other hand, that this view is too

pessimistic and one-sided, and that the adjustments associated with policy reform are temporary

and the effi ciency gains from trade outweigh these transitory costs. They claim that trade barriers

are a costly and ineffective way of supporting food security and agricultural development in poor

countries. Rather, productivity-enhancing investments in market institutions, infrastructure,

technology and human capital represent a better strategy for pro-poor growth.

While recognizing the imperfect nature of the WTO trade reform process, supporters argue

that the situation for developing countries could have been much worse without the disciplines of

the Agreement on Agricolture. They point tothe “subsidy wars” of the mid-1980s that generated

huge surplus stocks in Europe and North America, severely depressing and destabilizing global

commodity prices. WTO disciplines helped reduce these excesses and may have prevented far

worse.

La

3 “Corn Laws, era la legge che imponeva i dazi sul grano all’ importazione .

A spinger Cobden e Bright a perseguirne l’abolizione era l'idea, spiega lo storico Jim Powell, che

"il libero scambio potesse conquistare l'immaginario popolare come una questione morale".

La predicazione di Cobden e Bright non lasciò mai adito a dubbi: in ballo non c'era un'idea

aleatoria di efficienza, c'era un principio concreto di giustizia. E per quel principio morale, per la

libertà di scambio, Cobden fu pronto a sacrificare se stesso: fino a vendere la sua quota della

fabbrica che aveva contribuito a creare, un modo come un altro per raggranellare i quattrini

sufficienti a lanciare una campagna in grande stile.

Cobden fu molto abile nel presentare i suoi argomenti. In particolar modo, seppe spiazzare

i suoi interlocutori dimostrando che i dazi rappresentavano un costo altissimo persino per


PAGINE

28

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1.20 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia dello sviluppo sostenibile del prof. Antonio Piccinini all'interno del quale è affrontato il tema degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) ed in particolare: le differenze economiche tra la rivoluzione verde e la nascita degli OGM, le normative UE sugli OGM, politiche agricole e liberalizzazione degli scambi, i leader nel commercio mondiale di prodotti agricoli, l’Uruguay Round e gli accordi del 1994.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione internazionale e sviluppo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo sostenibile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Piccinini Antonio.

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