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Opposizione decreto ingiuntivo e termini - C.Cass. n. 19246/10

La dispensa di riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile II, tenute dal Prof. Antonio Carratta nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010. Oggetto della pronuncia è il seguente:... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile II docente Prof. A. Carratta

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dell'opponente, ma dalla data dell'udienza di comparizione, che, tra l'altro, per effetto della

modifica dell'art. 163 bis c.p.c., introdotta dalla L. n. 263 del 2005, art. 2 è ampliato da

sessanta a novanta giorni per l'Italia e da centoventi a centocinquanta giorni se il luogo della

notificazione si trova all'estero. Pertanto, senza un'apprezzabile utilità per la sollecita definizione

del giudizio di opposizione, si finisce per introdurre un onere particolarmente gravoso a carico

dell'opponente, che solo formalmente verrebbe bilanciato da analogo onere imposto al creditore

opposto, il quale non può in alcun modo essere equiparato al convenuto in un giudizio

ordinario, avendo egli, anzi, la qualità di attore in senso sostanziale. In tale situazione, ove si

ritenga operante la riduzione del termine di costituzione per effetto automatico

dell'attribuzione al creditore opposto di un termine inferiore a quarantacinque giorni sarebbe

evidente l'irragionevolezza giacchè, a fronte di un termine di costituzione per l'opponente di soli

cinque giorni, l'opposto dovrebbe costituirsi nel termine di dieci giorni prima dell'udienza di

comparizione, venendo così a godere di ben 35 giorni per provvedere alla propria difesa. La

pressione che in tal modo grava sull'opponente, mentre non vale ad abbreviare i termini di

durata del processo di opposizione risulterebbe ingiustificata tenendo conto che l'opponente è

attore solo in senso formale, ma sostanzialmente è convenuto, e che la necessità di intraprendere

la causa non è frutto di una meditata scelta in un lasso di tempo discrezionale, ma necessitata

dalla notifica dell'ingiunzione, laddove l'opposto dispone di tempi ben più ampi per la

costituzione, anche se, attore in senso sostanziale, ha fruito di ampia disponibilità temporale

nella decisione di presentare ricorso per decreto ingiuntivo.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce l'omessa e/o insufficiente motivazione circa

punti decisivi, in riferimento agli art. 645 c.p.c., comma 2 e art. 647 c.p.c., sostenendo che la corte

d'appello si sarebbe acriticamente adagiata sull'orientamento della giurisprudenza di legittimità,

senza considerare il rilievo, formulato nell'atto di gravame, secondo cui perchè possa operare

l'abbreviazione dei termini di comparizione assegnati al creditore opposto è necessaria una

consapevole manifestazione di volontà dell'opponente di avvalersi della facoltà prevista dalla

legge, formulata in modo esplicito o desunta da elementi concludenti. Nella specie non sarebbero

state adeguatamente valutate le circostanze che il termine di comparizione assegnato era di soli

sette giorni inferiore a quello minimo e che la costituzione era avvenuta il nono giorno, il che

doveva far propendere per un mero errore materiale nel calcolo del termine di comparizione. A

ritenere irrilevante l'errore si introdurrebbe una presunzione assoluta di esercizio della facoltà di

abbreviazione dei termini da parte dell'opponente non prevista dalla legge, trasformando la

facoltà in un obbligo. Inoltre, il ricorrente afferma che la previsione della rinnovazione della

citazione (art. 164 c.p.c.) nel caso di assegnazione di un termine inferiore a quello di legge

dovrebbe trovare applicazione anche nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che

costituisce un ordinario giudizio di cognizione, essendo insufficiente il riferimento alla

specialità del rito per giustificare l'applicazione di una sanzione, quale quella della improcedibilità.

Con il secondo motivo, deducendo la violazione o falsa applicazione dell'art. 645 c.p.c., comma 2,

con riferimento all'art. 647 c.p.c., si sostiene che al giudizio di opposizione, come previsto dall'art.

645 c.p.c., deve applicarsi la disciplina del procedimento ordinario e pertanto in caso di

costituzione in giudizio, non omessa, ma semplicemente ritardata, non sarebbe giustificata la

sanzione processuale dell'improcedibilità, prevista soltanto per il giudizio di appello dall'art. 348

c.p.c., come modificato dalla L. n. 353 del 1990. Viene anche denunciata l'incoerenza consistente

nel ritenere inapplicabile, per la specialità del rito, l'art. 164 c.p.c. facendo allo stesso tempo

applicazione del disposto degli artt. 165 e 163 bis c.p.c..

Con il terzo motivo, il ricorrente deduce errata o falsa applicazione dell'art. 645 c.p.c., comma 2,

in quanto non sarebbe corretta l'estensione della riduzione del termine di costituzione previsto

dall'art. 165, per il caso in cui il giudice abbia autorizzato la riduzione del termine minimo a

comparire, all'ipotesi in cui la riduzione del termine di comparizione sia conseguenza di una

mera scelta di parte.

2. Le ragioni addotte dal ricorrente, in parte recepite e sviluppate nell'ordinanza interlocutoria della

prima sezione civile, non sono idonee a giustificare un mutamento del costante orientamento

della corte, anche se, come sarà in seguito precisato, è opportuno procedere a una

puntualizzazione. A parte un unico risalente precedente contrario, rimasto assolutamente isolato

(Cass. 10 gennaio 1955 n. 8), la giurisprudenza della corte è stata costante nell'affermare che

quando l'opponente si sia avvalso della facoltà di indicare un termine di comparizione inferiore a

quello ordinario, il termine per la sua costituzione è automaticamente ridotto a cinque giorni

dalla notificazione dell'atto di citazione in opposizione, pari alla metà del termine di

costituzione ordinario (principio affermato, nei vigore dell'art. 645, come modificato con il

D.P.R. n. 597 del 1950, art. 13 a cominciare da Cass. 12 ottobre 1955, n. 3053 e poi

costantemente seguito; da ultimo, v. Cass. n. 3355/1987, 2460/1995, 3316 e 12044/1998,

18942/2006).

Più recentemente, nell'ambito di tale orientamento, si è ulteriormente precisato che

l'abbreviazione del termine di costituzione per l'opponente consegue automaticamente al

fatto obiettivo della concessione all'opposto di un termine di comparizione inferiore a quello

ordinario, essendo irrilevante che la fissazione di tale termine sia dipesa da una scelta consapevole

ovvero da errore di calcolo (Cass. n. 3752/2001, 14017/2002, 17915/2004, 11436/2009).

Contrariamente a quanto ritenuto da una parte della dottrina l'orientamento ora richiamato

non è privo della necessaria base normativa.

Se, infatti, è vero che nella formulazione originaria del codice del '42, l'art. 645, comma 2

prevedeva la riduzione a metà dei termini di "costituzione", mentre nell'attuale formulazione

della disposizione la riduzione a metà si riferisce solo ai termini di "comparizione", dai lavori

preparatori non emerge tuttavia che la modifica testuale sia stata introdotta per ridimensionare la

funzione acceleratoria della riduzione a metà dei termini di costituzione prevista dalla disciplina

previgente, ma solo che la norma era stata imposta come necessaria conseguenza dalla

introduzione del sistema della citazione ad udienza fissa.

Non esiste, peraltro, nessuna ragione oggettiva che giustifichi l'opposta opinione che reputa

che il silenzio del legislatore in ordine alla disciplina dei termini di costituzione, a fronte della

espressa previsione contenuta nella disciplina previgente, sia significativo della volontà di

cambiare la regola, espressamente affermata dall'art. 165 c.p.c., comma 1, che stabilisce un legame

tra termini di comparizione e termini di costituzione, al fine di rendere coerente il sistema nei

procedimenti che esigono pronta trattazione.


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa di riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile II, tenute dal Prof. Antonio Carratta nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010. Oggetto della pronuncia è il seguente: i termini di costituzione dell'opponente e dell'opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di assegnazione all'opposto di un termine inferiore a quello legale (art. 645 c.p.c.).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carratta Antonio.

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