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Il socio che il socio che aveva 100.000 azioni, cioè il 10%:

- non ha potuto sottoscrivere 100.000 nuove azioni, ed è

dunque sceso al 5%, ma…..

- aveva 100.000 azioni che valevano € 300.000 [1 azione =

€ 3 patrimonio netto]

100.000 azioni che valgono tuttora €

- ed ora ha ancora

300.000 [1 azione = € 3 patrimonio netto]

NB: se non ci fosse stato il soprapprezzo, le sue 100.000 az.

avrebbero perduto valore, poiché ora varrebbero solo € 200.000

Ipotesi 2): aumento da liberare mediante

conferimenti in natura

In questo caso, l’interesse della società è acquisire un

determinato bene, e non semplice denaro

- ad esempio: ancora, la formazione di un’alleanza con un

partner strategico che sottoscriverà le azioni apportando

un’azienda

Procedimento e cautele:

a) occorre che gli organi sociali illustrino le

motivazioni dell’operazione

b) occorre che il prezzo d’emissione sia commisurato

al patrimonio netto, mediante l’imposizione di un

soprapprezzo

NB: non occorre qui l’approvazione di oltre la metà

del capitale sociale

Ricorda: vi è la possibilità di conferire beni in natura senza la

relazione di stima (2440-bis, che rinvia al 2343 ter e

quater)

- si possono omettere i dettagli

Ipotesi 3): una quota di azioni ai dipendenti

In questo caso, l’interesse della società è implicito

Solo per una quota max di ¼ delle azioni da emettere

- per questa ipotesi, non ci sono cautele e ulteriori

limitazioni

disciplina diversa per le quotate (1% del capitale esistente:

-

134 comma 2 TUF), quindi l’aumento può essere tutto per i

dipendenti, se di modesto ammontare

Ipotesi 4): esclusione permanente per quantitativi

limitati (solo per le soc. quotate in borsa)

Eccezione che può essere prevista dallo statuto, una

volta per tutte (2441 comma 4 seconda parte)

- max 10% del capitale esistente

- a prezzo di mercato confermato dalla soc. di

revisione

L’eccezione è probabilmente illegittima alla luce della

II direttiva CE:

Art. 29 par. 1: “Nel caso di aumento di capitale

sottoscritto mediante conferimenti in denaro, le azioni devono

essere offerte in opzione agli azionisti in proporzione della

quota di capitale rappresentata dalle loro azioni.”

La c.d. opzione indiretta

Le società hanno (ovviamente) interesse a che l’aumento

venga sottoscritto

A questo scopo, si costituiscono spesso, con banche e

pool,

intermediari finanz., dei detti “consorzi di collocamento

e garanzia” (ma non sono veri “consorzi”), i cui membri

- sottoscrivono subito le azioni

- le offrono quindi, entro i termini, agli aventi diritto

In tal caso, il diritto d’opzione non si considera limitato

né escluso (e dunque non scatta la disciplina della

limitazione)

NB: l’intermediario non può votare fino a che non sono

scaduti i termini per l’opzione

Il “warrant”

Il diritto d’opzione è il diritto di sottoscrivere azioni, ad un

prezzo prestabilito

Esso ha un valore in quanto tale, e tanto maggiore quanto più

lungo è il termine per la sottoscrizione

Es.: un diritto di sottoscrivere azioni Unicredit a € 4,00 entro il 31-12-

2015 (che è un prodotto “derivato”) vale anche se (come accade oggi) il

titolo vale di meno, perché è possibile che le azioni Unicredit (titolo

sottostante) entro il 2015 superi il prezzo di esercizio

Il diritto d’opzione può dunque assumere un valore

autonomo, e può come tale circolare

In tal caso, si chiama “warrant”. Se la società percepisce un

prezzo per questo, lo tratterà come una sorta di

soprapprezzo (conferimento senza imputaz. a capitale)

La riduzione effettiva del capitale ex 2445

I soci possono ridurre il capitale, “liberando” così

patrimonio precedentemente vincolato

Si può attuare:

1) mediante una riduzione del capitale, finalizzata

alla distribuzione di una riserva che può essere

distribuita ai soci

- vedi successivo esempio

2) mediante liberazione dei soci dall’obbligo di

versamenti ancora dovuti

- in questo caso, si elimina il credito verso i soci, ma

l’effetto è identico a quello della distribuzione di una

riserva

3) mediante acquisto e successivo annullamento di

azioni proprie

- in questo caso, si crea una riserva che, anziché essere

distribuita a tutti, serve ad acquistare le azioni (ricorda,

esiste il principio di parità di trattamento)

4) se consegue all’esercizio del diritto di recesso,

mediante annullamento di azioni del socio

recedente

- in questo caso, la riserva serve a liquidare un socio

quando gli altri mezzi ex art. 2437-quater (offerta agli

altri soci, offerta a terzi, acquisto con utili e riserve) non

sono andati a buon fine

La convocazione dell’assemblea ha un ordine del giorno

“lungo”

indica “le ragioni e le modalità della riduzione”

-

I creditori possono opporsi entro 90 gg. dall’iscrizione

della delibera, denunziando un pregiudizio alle loro

ragioni

- se si oppongono:

- il tribunale può comunque disporre che la riduzione abbia

luogo

- deve farlo se la società presta garanzia a favore

dell’opponente

- altrimenti, l’operazione non è eseguibile

- caso particolare: se la riduzione è necessaria per

liquidare il socio recedente e l’opposizione è

accolta, la società si scioglie! – FASE 1

RIDUZIONE EFFETTIVA

Prima della deliberazione

(Debiti + Patr. netto)

Attivo Passivo

Immobili Capitale sociale

1.500 2.000

Macchinari Utili/ris. disp.

1.000 0

Rimanenze 500 Tot. Patr. netto 2.000

Debiti 1.000

Totale attivo Totale debiti

3.000 1.000

TOTALE 3.000 TOTALE 3.000

La società ha un capitale elevato, e non può distribuire nulla

ai soci (anche se la struttura finanziaria è solida, perché i

debiti sono bassi) – FASE 2

RIDUZIONE EFFETTIVA

Dopo la deliberazione e il decorso del termine ex 2445

(Debiti + Patr. netto)

Attivo Passivo

Immobili Capitale sociale

1.500 1.000

Macchinari Riserva disp.

1.000 1.000

Rimanenze 500 Tot. Patr. netto 2.000

Debiti 1.000

Totale attivo Totale debiti

3.000 1.000

TOTALE 3.000 TOTALE 3.000

La società ha ora un capitale minore, e ha reso possibili future

distribuzioni. I creditori sono già potenzialm. pregiudicati, in

quanto la distrib. delle riserve può avvenire in qualsiasi momento

– FASE 3

RIDUZIONE EFFETTIVA già

L’eventuale epilogo: NB, la riduzione è avvenuta!

(Debiti + Patr. netto)

Attivo Passivo

Immobili Capitale sociale

1.500 1.000

Macchinari Riserva disp.

1.000 0

Rimanenze 500 Tot. Patr. netto 1.000

Debiti 2.000

Totale attivo Totale debiti

3.000 2.000

TOTALE 3.000 TOTALE 3.000

La società ha distribuito la riserva, prendendo il denaro a prestito (i

debiti sono ora 2.000). Si ricordi che la riserva non è un “mucchietto”

di denaro: è solo un vincolo giuridico sul patrimonio.

Se la riserva è disponibile, il vincolo è molto tenue, perché i soci

possono rimuoverlo con una semplice deliberaz. ex art. 2433

ex

La riduzione del capitale per perdite 2446-2447

Qualora la società, anziché fare utili, subisca perdite, il

suo patrimonio si riduce

Esempio:

- nel corso dell’esercizio, la società vende a € 1.000.000 prodotti

che le è costato € 2.000.000 produrre: il conto economico mostrerà

una perdita d’esercizio di € 1.000.000, che andrà iscritta al

patrimonio netto, abbattendone il valore

v. art. 2424, “PASSIVO”, voce “A) Patrimonio netto”, n. “IX

Utile (perdita) dell’esercizio”

Se la riduzione è “oltre un terzo”, allora scatta un sistema

di allarme, che può portare alla riduzione obbligatoria del

capitale

Art. 2446: scritto male. Va letto come se disponesse:

è inferiore di

“Quando risulta che il patrimonio netto in

oltre un terzo alla cifra del capitale sociale

conseguenza di perdite, gli amministratori….”

Quindi: la legge considera tollerabile una diminuzione

del patrimonio netto fino ad un livello di 2/3 della

cifra del capitale

Esempio:

- capitale € 1.000.000, patrimonio netto € 800.000: nessun

effetto

- salva l’impossibilità di distribuire utili fino a che il

patrimonio netto non sia tornato almeno al livello del

capitale sociale: art. 2433 comma 2 (è un principio generale

del diritto societario: vedi già l’art. 2303 comma 2 per la

s.n.c.)

- patrimonio netto € 600.000: scatta l’art. 2446

[- vedremo dopo che se patrimonio netto è addirittura sotto

€ 120.000 in conseguenza di perdite oltre un terzo, scatta

una disciplina ancor più rigorosa]

Effetto immediato: convocazione dell’assemblea “senza

indugio”, a fini di informazione dei soci

- deve essere predisposta una relazione sulla

situazione patrimoniale: v. 2446 comma 1

- i soci devono essere informati, anche per poter

decidere se intervenire con versamenti, o

sostituendo gli amministratori

- cosa vuol dire“senza indugio”? v. art. 2631 c.c.:

trenta giorni

L’evento si può verificare anche nel corso dell’esercizio

gli amministratori devono costantemente monitorare

- l’andamento della società

- se risultano perdite, non possono attendere la fine

dell’esercizio per convocare l’assemblea

Se entro l’esercizio successivo le perdite non si sono

ridotte al di sopra della soglia di tollerabilità (patrimonio

+ 2/3 della cifra del capitale):

- riduzione obbligatoria alla cifra del patrimonio

netto

Nota bene:

- può provvedere l’assemblea ordinaria (eccezionale)

- in mancanza, provvede il tribunale

- se azioni senza valore nominale, può provvedere il

cda (v. ultimo comma)

Ricorda: scatta anche l’art. 2250 comma 2: la società

deve dichiarare qual è il capitale “esistente”, e dunque

dovrà indicare che il capitale è X, ma che è esistente per

una somma minore

Esempio: – FASE 1

RIDUZIONE PER PERDITE ex 2446

Prima della deliberazione

(Debiti + Patr. netto)

Attivo Passivo

Immobili Capitale sociale

1.500 2.000

Macchinari Perdita

1.000 -1.000

Rimanenze 500 Tot. Patr. netto 1.000

Debiti 2.000

Totale attivo Totale debiti

3.000 2.000

TOTALE 3.000 TOTALE 3.000

La società ha subito perdite. Ha un patrimonio netto positivo, ma

inferiore ai 2/3 del capitale sociale. Scatta l’art. 2446, che consente di

attendere fino all’esercizio successivo.

Scatta anche l’art. 2250 comma 2: la società dichiarerà un

capitale di € 2.000.000, ma esistente solo per € 1.000.000

– FASE 2

RIDUZIONE PER PERDITE ex 2446

Dopo la deliberazione

(Debiti + Patr. netto)

Attivo Passivo

Immobili Capitale sociale

1.500 1.000

Macchinari Perdita

1.000 0

Rimanenze 500 Tot. Patr. netto 1.000

Debiti 2.000

Totale attivo Totale debiti

3.000 2.000

TOTALE 3.000 TOTALE 3.000

La società ha “coperto” la perdita con la riduzione del capitale.

Nulla è entrato né uscito dal patrimonio sociale.

L’unico effetto è che la società non può più esporre un capitale

di 2.000.000

Art. 2447: stesso concetto, ma la perdita riduce il

patrimonio netto al di sotto del minimo legale:

Ricorda: deve pur sempre essere superiore al terzo

Esempio: se una società ha un capitale di €

120.000 e un patrimonio netto di € 100.000, NON

scatta l’art. 2447! – FASE 1

RIDUZIONE PER PERDITE ex 2447

Prima della deliberazione, gravissime perdite

(Debiti + Patr. netto)

Attivo Passivo

Immobili Capitale sociale

1.500 2.000

Macchinari Perdita

1.000 -2.000

Rimanenze 500 Tot. Patr. netto 0

Debiti 3.000

Totale attivo Totale debiti

3.000 3.000

TOTALE 3.000 TOTALE 3.000

La società ha subito gravi perdite. Ha un patrimonio netto pari a

zero, dunque sotto il minimo legale. Scatta l’art. 2447, che non

consente di attendere fino all’esercizio successivo – FASE 2

RIDUZIONE PER PERDITE ex 2447

Dopo la deliberazione

(Debiti + Patr. netto)

Attivo Passivo

Immobili Capitale sociale

1.500 120

Macchinari Perdita

1.000 0

Rimanenze 500 Tot. Patr. netto 120

Debiti 2.880

Totale attivo Totale debiti

3.000 2.880

TOTALE 3.000 TOTALE 3.000

La società ha “coperto” la perdita azzerando il capitale, e

ricostituendolo al minimo legale.

I versamenti in conto capitale

I soci possono effettuare conferimenti anche senza

imputarli a capitale

l’esempio principe è il soprapprezzo

-

Tali conferimenti consentono dunque alla società di

disporre definitivamente della ricchezza, ma senza

alcun riflesso sul capitale sociale

si distinguono dunque dai prestiti, che la società può

- ricevere anche dai soci

- se i soci prestano denaro alla società, sono creditori

- unica differenza: art. 2467 per la s.r.l. e art. 2497-

quinquies per i prestiti ricevuti da società di gruppo: in

tal caso i prestiti sono postergati

Nel caso di versamento in conto capitale, i soci non

hanno diritto alla restituzione del capitale

- il vers. in conto capitale va a costituire una riserva,

iscritta nel patrimonio netto

- la società potrà utilizzarla per aumentare il capitale

(ex 2442, previa deliberazione dell’assemblea str.,

ovviamente!) o per coprire eventuali perdite

A che titolo il socio abbia versato è una questione di

volontà negoziale

- talvolta è chiaro (se prestito o versamento in conto

capitale)

- talvolta non lo è, e allora si tratterà di interpretare

la volontà del socio (è una questione di fatto)

Perché i soci fanno i versamenti in conto capitale? Per lo

stesso motivo per cui fanno i conferimenti!

- per dotare la società di mezzi, che le consentano di

fare profitti e distribuirli. I soci non “regalano”:

“conferiscono”

Commento [facoltativo]: la differenza è che, non essendo imputati

a capitale, non danno luogo all’emissione di azioni e dunque

alla variazione dei rapporti di forza. Ne consegue che, almeno


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Commerciale A, tenuto dal Prof. Lorenzo Stanghellini nell'anno accademico 2011.
Il documento descrive le operazioni di aumento e di riduzione del capitale dai seguenti punti di vista: aumento gratuito, aumento effettivo, opzione indiretta, warrant, versamenti in conto capitale, obbligazioni convertibili.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale A e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Stanghellini Lorenzo.

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