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Omosessualità e regime previdenziale Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea in cui si stabilisce che l'ordinamento interno può stabilire che la pensione per i superstiti spetta solo... Vedi di più

Esame di Diritto Costituzionale Avanzato docente Prof. F. Cerrone

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ESTRATTO DOCUMENTO

18 L’art. 30, n. 5, dello stesso statuto stabilisce le modalità per determinare l’importo della pensione di vecchiaia sulla base della quale viene

calcolata la prestazione ai superstiti.

Causa principale e questioni pregiudiziali

19 L’8 novembre 2001 il sig. Maruko ha costituito, in forza dell’art. 1 del LPartG nella sua versione iniziale, un’unione solidale con un costumista

teatrale.

20 Quest’ultimo era iscritto alla VddB dal 1° settembre 1959 e ha continuato a versare i contributi a tale ente previdenziale a titolo volontario

durante i periodi nel corso dei quali non vi è stato iscritto a titolo obbligatorio.

21 Il partner di unione solidale del sig. Maruko è deceduto il 12 gennaio 2005.

22 Con lettera datata 17 febbraio 2005 il sig. Maruko chiedeva il beneficio di una pensione di vedovo presso la VddB. Quest’ultima, con

decisione 28 febbraio 2005, ha respinto la domanda in quanto il suo statuto non prevedeva tale beneficio per i partner di unione solidale

superstiti.

23 Il sig. Maruko ha proposto ricorso dinanzi al giudice a quo. A suo avviso, il diniego opposto dalla VddB viola il principio della parità di

trattamento, in quanto il legislatore tedesco, a partire dal 1° gennaio 2005, ha attuato una tale parità tra l’unione solidale e il matrimonio,

introducendo in particolare l’art. 46, n. 4, nel codice della previdenza sociale. Il fatto di non accordare ad una persona, dopo il decesso del

suo partner di unione solidale, il beneficio di prestazioni ai superstiti così come ad un coniuge superstite costituirebbe una discriminazione

fondata sull’orientamento sessuale della detta persona. Secondo il sig. Maruko, i partner di unione solidale sono trattati in modo meno

favorevole dei coniugi, mentre, al pari di questi ultimi, essi sono tenuti a prestarsi soccorso e assistenza, si impegnano reciprocamente ad

una comunione di vita e assumono responsabilità l’uno nei confronti dell’altro. Il regime patrimoniale dei partner di unione solidale sarebbe

in Germania equivalente a quello dei coniugi.

24 Chiedendosi, in primo luogo, se il regime previdenziale gestito dalla VddB sia assimilabile ad un regime statale di sicurezza sociale ai sensi

dell’art. 3, n. 3, della direttiva 2000/78 e se il detto regime si trovi al di fuori dell’ambito di applicazione della detta direttiva, il giudice a quo

rileva che il fatto che l’iscrizione presso la VddB sia obbligatoria per legge e che nessuna concertazione relativa all’iscrizione di cui trattasi

possa essere presa in considerazione in seno alle imprese teatrali depone a favore di tale assimilazione. Esso aggiunge tuttavia che, al di

fuori dei periodi lavorati, il personale dei teatri ha la possibilità di continuare volontariamente ad essere iscritto al regime previdenziale

controverso nella causa principale, che quest’ultimo è basato sul principio della capitalizzazione, che i contributi sono pagati per metà dalle

imprese teatrali, da un lato, e dagli assicurati, dall’altro, e che la VddB gestisce e disciplina le sue attività autonomamente, senza

l’intervento del legislatore federale.

25 Tenuto conto della struttura della VddB e dell’influenza decisiva esercitata dalle imprese teatrali e dagli assicurati sul suo funzionamento, il

giudice a quo asserisce di essere incline a ritenere che detto ente previdenziale non gestisca un regime assimilabile a un regime statale di

sicurezza sociale, ai sensi dell’art. 3, n. 3, della direttiva 2000/78.

26 Il giudice a quo si chiede, in secondo luogo, se la prestazione ai superstiti controversa nella causa principale possa essere considerata come

una «retribuzione», ai sensi dell’art. 3, n. 1, lett. c), della direttiva 2000/78, il che giustificherebbe un’applicazione di quest’ultima. Il giudice

a quo asserisce che, in via di principio, alla luce della giurisprudenza della Corte le prestazioni ai superstiti rientrano nella sfera di

applicazione di detta nozione di «retribuzione». A suo avviso, tale interpretazione non è inficiata dal fatto che la prestazione ai superstiti

controversa nella causa principale è versata non al lavoratore, bensì al suo coniuge superstite, poiché il diritto a tale prestazione

costituisce un beneficio che trova la sua origine nell’iscrizione del lavoratore al regime previdenziale gestito dalla VddB, di modo che la

detta prestazione è ottenuta dal coniuge superstite di quest’ultimo nel contesto del rapporto di lavoro tra il datore di lavoro e il detto

lavoratore.

27 Il giudice a quo mira, in terzo luogo, a stabilire se il combinato disposto degli artt. 1 e 2, n. 2, lett. a), della direttiva 2000/78 osti alle

disposizioni di uno statuto come quello della VddB in base alle quali, dopo il decesso del suo partner di unione solidale, una persona non

percepisce prestazioni ai superstiti equivalenti a quelle offerte al coniuge superstite, mentre, così come le persone coniugate, i partner di

unione solidale hanno vissuto in seno ad una comunione fondata sull’assistenza e sull’aiuto reciproco, formalmente costituita per tutta la

durata della vita.

28 Secondo il giudice a quo, qualora la presente causa rientri nella sfera di applicazione della direttiva 2000/78 e sussista una discriminazione,

il sig. Maruko potrebbe invocare le disposizioni di tale direttiva.

29 Il giudice a quo aggiunge che, contrariamente alle coppie eterosessuali che possono contrarre matrimonio ed eventualmente beneficiare di

una prestazione ai superstiti, l’assicurato e il ricorrente nella causa principale non potevano in nessun caso, dato il loro orientamento

sessuale, soddisfare la condizione di matrimonio cui il regime previdenziale gestito dalla VddB subordina detta prestazione. Orbene,

secondo il giudice a quo, il combinato disposto degli artt. 1 e 2, n. 2, lett. a), della direttiva 2000/78 può ostare a che disposizioni, come

quelle dello statuto della VddB, limitino il beneficio della detta prestazione ai coniugi superstiti.

30 Qualora il combinato disposto degli artt. 1 e 2, n. 2, lett. a), della direttiva 2000/78 osti alle disposizioni di uno statuto come quello della

VddB, il giudice a quo si chiede, in quarto luogo, se una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale sia autorizzata, alla luce del

ventiduesimo ‘considerando’ di tale direttiva.

31 Esso rileva che questo ‘considerando’ non è stato riprodotto nel testo della detta direttiva. Esso si chiede se il ‘considerando’ in questione sia

tale da restringere la sfera di applicazione della direttiva 2000/78. Il giudice a quo considera che, alla luce dell’importanza del principio

comunitario della parità di trattamento, occorre non interpretare estensivamente i ‘considerando’ di tale direttiva. Esso chiede a questo

proposito se, nella causa principale, il diniego della VddB di concedere una prestazione ai superstiti ad una persona il cui partner di unione

solidale è deceduto costituisca una discriminazione autorizzata benché fondata sull’orientamento sessuale.

32 In quinto luogo, il giudice a quo mira ad appurare se, in forza della sentenza 17 maggio 1990, causa C­262/88, Barber (Racc. pag. I­1889), il

beneficio delle prestazioni ai superstiti sia limitato ai periodi successivi al 17 maggio 1990. Esso asserisce che le disposizioni nazionali

controverse nella causa principale rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 141 CE e che l’effetto diretto di tale articolo può essere

invocato soltanto per le prestazioni dovute in base ai periodi lavorativi successivi al 17 maggio 1990. A questo proposito, esso cita la

sentenza 28 settembre 1994, causa C­200/91, Coloroll Pension Trustees (Racc. pag. I­4389).

33 In questo contesto, il Bayerisches Verwaltungsgericht München ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti

questioni pregiudiziali:

«1) Se un regime previdenziale obbligatorio di categoria – come nella fattispecie quello gestito dalla VddB – costituisca un regime

assimilabile ad un regime statale ai sensi dell’art. 3, n. 3, della direttiva 2000/78 (…).

2) Se costituiscano una retribuzione ai sensi dell’art. 3, n. 1, lett. c), della direttiva 2000/78 (...) le prestazioni ai superstiti in forma di

assegno vedovile erogate da un ente previdenziale obbligatorio.

3) Se il combinato disposto degli artt. 1 e 2, n. 2, lett. a), della direttiva 2000/78 (...) osti alle disposizioni dello statuto di un regime

previdenziale integrativo del tipo di cui alla presente fattispecie, ai sensi delle quali il partner di unione solidale registrata non ha

diritto a ricevere, alla morte del suo partner, alcuna prestazione ai superstiti analoga a quelle previste per i coniugi, malgrado il

fatto che, come i coniugi, anche il partner di unione solidale viva in una comunione fondata sull’assistenza e sull’aiuto reciproco,

formalmente costituita per tutta la durata della vita.

4) In caso di soluzione affermativa della questione precedente, se sia lecita una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale,

alla luce del ventiduesimo ‘considerando’ della direttiva 2000/78 (...).

5) Se il beneficio delle prestazioni ai superstiti sia limitato ai periodi successivi al 17 maggio 1990 in base alla sentenza Barber [cit.]».

Sulle questioni pregiudiziali

Sulla prima, sulla seconda e sulla quarta questione

34 Con la prima, la seconda e la quarta questione, che vanno risolte congiuntamente, il giudice a quo chiede, in sostanza, se una prestazione ai

superstiti concessa nell’ambito di un regime previdenziale di categoria come quello gestito dalla VddB rientri nella sfera di applicazione

della direttiva 2000/78.

Osservazioni presentate alla Corte

35 Per quanto riguarda la prima e la seconda delle questioni sollevate, la VddB considera che il regime da essa gestito è un regime legale di

previdenza sociale e che la prestazione ai superstiti controversa nella causa principale non può essere considerata come una

«retribuzione» ai sensi dell’art. 3, n. 1, lett. c), della direttiva 2000/78. Tale prestazione esulerebbe quindi dalla sfera di applicazione della

detta direttiva.

36 A sostegno di tale tesi, la VddB sottolinea, in particolare, che essa è un ente di diritto pubblico facente parte dell’amministrazione federale e

che il regime previdenziale controverso nella causa principale è un regime obbligatorio, fondato sulla legge. Essa aggiunge che il contratto

collettivo ha valore di legge ed è stato integrato, con lo statuto della VddB, nel trattato di unificazione del 31 agosto 1990 e che l’obbligo di

iscrizione vale per categorie di lavoratori definite in modo generale. La prestazione ai superstiti controversa nella causa principale sarebbe

legata non direttamente ad un impiego determinato, ma a considerazioni generali di ordine sociale. Essa non dipenderebbe direttamente

dai periodi lavorativi compiuti e il suo importo non sarebbe calcolato in relazione all’ultima restribuzione.

37 La Commissione considera, per contro, che la prestazione ai superstiti controversa nella causa principale rientra nella sfera di applicazione

della direttiva 2000/78 in quanto è concessa in base al rapporto di lavoro instaurato tra una persona e il suo datore di lavoro, rapporto da

cui discende l’iscrizione obbligatoria del lavoratore presso la VddB. L’importo della detta prestazione sarebbe determinato in relazione alla

durata del rapporto di assicurazione e ai contributi versati.

38 Per quanto riguarda la quarta questione sollevata, tanto il sig. Maruko quanto la Commissione sottolineano che il ventiduesimo

‘considerando’ della direttiva 2000/78 non è riprodotto in nessuno degli articoli di tale direttiva. Secondo il sig. Maruko, se il legislatore

comunitario avesse voluto sottrarre alla sfera di applicazione della detta direttiva tutte le prestazioni legate allo stato civile, la formulazione

di detto ‘considerando’ sarebbe stato oggetto di un’apposita disposizione nel testo della detta direttiva. Secondo la Commissione, lo stesso

‘considerando’ riflette soltanto la mancanza di competenza dell’Unione europea in materia di stato civile.

39 La VddB e il governo del Regno Unito considerano, in particolare, che il ventiduesimo ‘considerando’ della direttiva 2000/78 contiene

un’esclusione chiara e generale e che esso fissa la sfera di applicazione di tale direttiva. Quest’ultima non si applicherebbe alle

disposizioni del diritto nazionale relative allo stato civile né alle prestazioni che ne derivano, il che varrebbe per la prestazione ai superstiti

controversa nella causa principale.

Risposta della Corte

40 Dall’art. 3, nn. 1, lett. c), e 3, della direttiva 2000/78 risulta che quest’ultima si applica a tutte le persone, sia del settore pubblico sia del

settore privato, compresi gli enti pubblici, per quanto concerne, in particolare, le condizioni di retribuzione e che essa non si applica ai

pagamenti di qualsiasi genere effettuati dai regimi statali o da regimi assimilabili, ivi inclusi i regimi statali di sicurezza sociale o di

protezione sociale.

41 La sfera di applicazione della direttiva 2000/78 deve intendersi, alla luce di dette disposizioni in combinato disposto con il tredicesimo

‘considerando’ della stessa direttiva, nel senso che non si estende ai regimi di sicurezza sociale e di protezione sociale le cui prestazioni

non siano assimilate ad una retribuzione, nell’accezione data a tale termine ai fini dell’applicazione dell’art. 141 CE, e nemmeno ai

pagamenti di qualsiasi genere, effettuati dallo Stato allo scopo di dare accesso al lavoro o di salvaguardare posti di lavoro.

42 Occorre pertanto stabilire se una prestazione ai superstiti concessa in base a un regime previdenziale di categoria come quello gestito dalla

VddB possa essere assimilata ad una «retribuzione» ai sensi dell’art. 141 CE.

43 Tale articolo stabilisce che per retribuzione debbono intendersi il salario o trattamento normale di base o minimo e tutti gli altri vantaggi

pagati direttamente o indirettamente, in contanti o in natura, dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell’impiego di quest’ultimo.

44 Come la Corte ha già affermato (v. sentenze 6 ottobre 1993, causa C­109/91, Ten Oever, Racc. pag. I­4879, punto 8, e 28 settembre 1994,

causa C­7/93, Beune, Racc. pag. I­4471, punto 21), la circostanza che talune prestazioni siano corrisposte dopo la cessazione del

rapporto di lavoro non esclude che esse possano avere carattere di «retribuzione» ai sensi dell’art. 141 CE.

45 La Corte ha così riconosciuto che una pensione superstiti prevista da un regime pensionistico di categoria, creata con contratto collettivo,

rientra nella sfera di applicazione di detto articolo. Essa ha precisato al riguardo che la circostanza che la suddetta pensione, per

definizione, sia corrisposta non al lavoratore, ma al suo coniuge superstite, non è tale da infirmare questa interpretazione, in quanto tale

prestazione è un vantaggio che trae origine dall’iscrizione al regime del coniuge del superstite, di modo che la pensione spetta a

quest’ultimo nell’ambito del rapporto di lavoro tra il datore di lavoro e il suddetto coniuge e gli è corrisposta in conseguenza dell’attività

lavorativa svolta da questo (v. sentenze Ten Oever, cit., punti 12 e 13; Coloroll Pension Trustees, cit., punto 18; 17 aprile 1997, causa

C­147/95, Evrenopoulos, Racc. pag. I­2057, punto 22, e 9 ottobre 2001, causa C­379/99, Menauer, Racc. pag. I­7275, punto 18).

46 Peraltro, per valutare se una pensione di vecchiaia, in base alla quale è calcolata se del caso la prestazione ai superstiti come nella causa

principale, rientri nella sfera di applicazione dell’art. 141 CE, la Corte ha precisato che, fra i criteri da essa adottati a seconda delle

situazioni di cui è stata investita per qualificare un regime pensionistico, soltanto il criterio relativo alla constatazione che la pensione di

vecchiaia è corrisposta al lavoratore in ragione del rapporto di lavoro che lo lega al suo ex datore di lavoro, vale a dire il criterio

dell’impiego, desunto dalla lettera stessa del detto articolo, può avere carattere determinante (v., in tal senso, sentenze Beune, cit., punto

43; Evrenopoulos, cit., punto 19; 29 novembre 2001, causa C­366/99, Griesmar, Racc. pag. I­9383, punto 28; 12 settembre 2002, causa

C­351/00, Niemi, Racc. pag. I­7007, punti 44 e 45, nonché 23 ottobre 2003, cause riunite C­4/02 e C­5/02, Schönheit e Becker,

Racc. pag. I­12575, punto 56).

47 È vero che a tale criterio non si può attribuire carattere esclusivo, dato che le pensioni corrisposte dai regimi legali previdenziali possono, in

tutto o in parte, tener conto della retribuzione dell’attività lavorativa (citate sentenze Beune, punto 44; Evrenopoulos, punto 20; Griesmar,

punto 29; Niemi, punto 46, nonché Schönheit e Becker, punto 57).

48 Tuttavia, le considerazioni di politica sociale, di organizzazione dello Stato, di etica, o anche le preoccupazioni di bilancio che hanno avuto o

hanno potuto avere un ruolo nella determinazione di un regime da parte del legislatore nazionale, non possono considerarsi prevalenti se

la pensione interessa soltanto una categoria particolare di lavoratori, se è direttamente proporzionale agli anni di servizio prestati e se il

suo importo è calcolato in base all’ultima retribuzione (citate sentenze Beune, punto 45; Evrenopoulos, punto 21; Griesmar, punto 30;

Niemi, punto 47, nonché Schönheit e Becker, punto 58).

49 Per quanto attiene al regime obbligatorio previdenziale di categoria gestito dalla VddB, si deve rilevare, in primo luogo, che esso trova la sua

fonte in un contratto collettivo di lavoro, mirante, secondo gli elementi forniti dal giudice a quo, a costituire un supplemento alle prestazioni

previdenziali dovute in forza della normativa nazionale di applicazione generale.

50 In secondo luogo, è pacifico che il detto regime è finanziato esclusivamente dai lavoratori e dai datori di lavoro del settore considerato, con

esclusione di qualsiasi intervento finanziario pubblico.

51 In terzo luogo, dal fascicolo risulta che lo stesso regime è destinato, ai sensi dell’art. 1 del contratto collettivo, al personale artistico occupato

in uno dei teatri eserciti in Germania.

52 Come l’avvocato generale ha rilevato al paragrafo 70 delle sue conclusioni, perché il diritto alla prestazione ai superstiti sia riconosciuto, si

richiede che il coniuge del beneficiario di tale prestazione sia stato iscritto alla VddB prima del suo decesso. Tale iscrizione concerne

obbligatoriamente il personale artistico dipendente dai teatri tedeschi. Essa riguarda anche un certo numero di persone che decidono di

iscriversi volontariamente al VddB, iscrizione possibile qualora le persone di cui trattasi possano provare di essere state in precedenza,

per un certo numero di mesi, dipendenti da un teatro tedesco.

53 I detti iscritti a titolo obbligatorio e a titolo volontario formano quindi una categoria particolare di lavoratori.

54 Peraltro, quanto al criterio secondo il quale la pensione deve essere direttamente proporzionale agli anni di servizio prestati, occorre rilevare

che, ai sensi dell’art. 30, n. 5, dello statuto della VddB, l’importo della pensione di vecchiaia sulla base della quale è calcolata la

prestazione ai superstiti è determinato in relazione alla durata dell’iscrizione del lavoratore, soluzione questa che è una logica

conseguenza della struttura del regime previdenziale di categoria di cui trattasi che comprende due tipi di iscrizione, come è stato

sottolineato ai punti 52 e 53 della presente sentenza.

55 Per quanto concerne del pari l’importo della stessa pensione di vecchiaia, esso non è fissato dalla legge, ma, in applicazione dell’art. 30,

n. 5, dello statuto della VddB, è calcolato sulla base dell’importo di tutti i contributi versati durante tutto il periodo di iscrizione dal lavoratore

e ai quali si applica un fattore di rivalutazione.

56 Ne consegue – come l’avvocato generale ha rilevato al paragrafo 72 delle sue conclusioni – che la prestazione ai superstiti controversa nella

causa principale dipende dal rapporto di lavoro del partner di unione solidale del sig. Maruko e che essa, di conseguenza, deve essere

qualificata come «retribuzione» ai sensi dell’art. 141 CE.

57 Tale conclusione non è rimessa in discussione dalla qualità di ente pubblico della VddB (v., in tal senso, sentenza Evrenopoulos, cit., punti

16 e 23), né dal carattere obbligatorio dell’iscrizione al regime che dà diritto alla prestazione ai superstiti controversa nella causa principale

(v., in tal senso, sentenza 25 maggio 2000, causa C­50/99, Podesta, Racc. pag. I­4039, punto 32).

58 Per quanto concerne la portata del ventiduesimo ‘considerando’ della direttiva 2000/78, in esso si afferma che la detta direttiva lascia

impregiudicate le legislazioni nazionali in materia di stato civile e le prestazioni che ne derivano.

59 È vero che lo stato civile e le prestazioni che ne derivano costituiscono materie che rientrano nella competenza degli Stati membri e il diritto

comunitario non pregiudica tale competenza. Tuttavia, occorre ricordare che gli Stati membri, nell’esercizio di detta competenza, devono

rispettare il diritto comunitario, in particolare le disposizioni relative al principio di non discriminazione (v., per analogia, sentenze 16

maggio 2006, causa C­372/04, Watts, Racc. pag. I­4325, punto 92, e 19 aprile 2007, causa C­444/05, Stamatelaki, Racc. pag. I­3185,

punto 23).

60 Poiché una prestazione ai superstiti come quella controversa nella causa principale è stata qualificata come «retribuzione» ai sensi

dell’art. 141 CE e rientra nella sfera di applicazione della direttiva 2000/78, per i motivi esposti ai punti 49­57 della presente sentenza il

ventiduesimo ‘considerando’ della direttiva 2000/78 non può essere tale da rimettere in discussione l’applicazione di detta direttiva.


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea in cui si stabilisce che l'ordinamento interno può stabilire che la pensione per i superstiti spetta solo al convivente eterosessuale senza incorrere nel divieto di discriminazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Cerrone Francesco.

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