Che materia stai cercando?

Omosessualità e regime previdenziale Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea in cui si stabilisce che l'ordinamento interno può stabilire che la pensione per i superstiti spetta solo... Vedi di più

Esame di Diritto Costituzionale Avanzato docente Prof. F. Cerrone

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra il sig. Maruko e la Versorgungsanstalt der deutschen Bühnen (ente di

previdenza dei lavoratori dei teatri tedeschi; in prosieguo: la «VddB») in merito al diniego di quest’ultima di riconoscergli una pensione di

vedovo a titolo delle prestazioni ai superstiti previste dal regime previdenziale obbligatorio di categoria al quale era iscritto il suo partner,

poi deceduto, con il quale aveva contratto un’unione solidale.

Contesto normativo

La normativa comunitaria

3 Il tredicesimo e il ventiduesimo ‘considerando’ della direttiva 2000/78 recitano:

«(13) La presente direttiva non si applica ai regimi di sicurezza sociale e di protezione sociale le cui prestazioni non sono assimilate ad

una retribuzione, nell’accezione data a tale termine ai fini dell’applicazione dall’articolo 141 del trattato CE, e nemmeno ai

pagamenti di qualsiasi genere, effettuati dallo Stato allo scopo di dare accesso al lavoro o di salvaguardare posti di lavoro.

(…)

(22) La presente direttiva lascia impregiudicate le legislazioni nazionali in materia di stato civile e le prestazioni che ne derivano.

4 L’art. 1 della direttiva 2000/78 così dispone:

«La presente direttiva mira a stabilire un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali,

gli handicap, l’età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro al fine di rendere effettivo negli Stati

membri il principio della parità di trattamento».

5 Ai sensi dell’art. 2 della detta direttiva:

«1. Ai fini della presente direttiva, per “principio della parità di trattamento” si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o

indiretta basata su uno dei motivi di cui all’articolo 1.

2. Ai fini del paragrafo 1:

a) sussiste discriminazione diretta quando, sulla base di uno qualsiasi dei motivi di cui all’articolo 1, una persona è trattata meno

favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga;

b) sussiste discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere in una

posizione di particolare svantaggio le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone

portatrici di un particolare handicap, le persone di una particolare età o di una particolare tendenza sessuale, rispetto ad altre

persone, a meno che:

i) tale disposizione, tale criterio o tale prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il

suo conseguimento siano appropriati e necessari; (...)

(…)».

6 L’art. 3 della stessa direttiva è formulato come segue:

«1. Nei limiti dei poteri conferiti alla Comunità, la presente direttiva si applica a tutte le persone, sia del settore pubblico che del settore

privato, compresi gli organismi di diritto pubblico, per quanto attiene:

(…)

c) all’occupazione e alle condizioni di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e la retribuzione;

(…)

3. La presente direttiva non si applica ai pagamenti di qualsiasi genere, effettuati dai regimi statali o da regimi assimilabili, ivi inclusi i

regimi statali di sicurezza sociale o di protezione sociale.

(…)».

7 A norma dell’art. 18, primo comma, della direttiva 2000/78, gli Stati membri dovevano adottare le disposizioni legislative, regolamentari e

amministrative necessarie per conformarsi a quest’ultima entro il 2 dicembre 2003 o potevano affidare alle parti sociali il compito di mettere

in atto tale direttiva per quanto riguarda le disposizioni che rientravano nella sfera dei contratti collettivi. Tuttavia, in tal caso, essi dovevano

assicurarsi che, entro il 2 dicembre 2003, le parti sociali avessero stabilito mediante accordo le necessarie disposizioni, fermo restando

che gli Stati membri dovevano prendere le misure necessarie per permettere loro di garantire in qualsiasi momento i risultati imposti dalla

direttiva. Inoltre, essi dovevano informare immediatamente la Commissione delle Comunità europee delle dette disposizioni.

La normativa nazionale

La legge relativa all’unione solidale registrata

8 L’art. 1 della legge relativa all’unione solidale registrata (Gesetz über die Eingetragene Lebenspartnerschaft) 16 febbraio 2001 (BGBl. 2001 I,

pag. 266), come modificata dalla legge 15 dicembre 2004 (BGBl. 2004 I, pag. 3396; in prosieguo: il «LPartG»), recita:

«1) Due persone dello stesso sesso costituiscono un’unione solidale quando dichiarano reciprocamente, personalmente e in presenza

l’uno dell’altro che intendono fondare insieme un’unione solidale (partner di unione solidale). Le dichiarazioni non possono essere rese a

condizione o a termine. Le dichiarazioni producono i loro effetti quando sono rese dinanzi all’autorità competente.

2) Un’unione solidale non può essere validamente costituita:

1. con una persona minore o coniugata o che ha già in atto un’unione solidale con una terza persona;

2. tra ascendenti e discendenti;

3. tra fratelli o sorelle germani, uterini o consaguinei;

4. quando al momento della costituzione dell’unione solidale i partner rifiutano di contrarre obblighi ai sensi dell’art. 2.

(…)».

9 L’art. 2 del LPartG dispone quanto segue:

«I partner di unione solidale sono tenuti a prestarsi reciprocamente soccorso e assistenza e si impegnano reciprocamente ad una

comunione di vita. Essi assumono responsabilità l’uno nei confronti dell’altro».

10 Ai sensi dell’art. 5 della detta legge:

«I partner di unione solidale sono reciprocamente tenuti a contribuire adeguatamente ai bisogni di tale comunione con il loro lavoro e il loro

patrimonio. Gli artt. 1360, seconda frase, 1360 a e 1360 b del codice civile nonché l’art. 16, secondo comma, si applicano per analogia».

11 L’art. 11, n. 1, della stessa legge recita:

«Salvo disposizione contraria, il partner di unione solidale è considerato come un familiare dell’altro partner».

La normativa relativa alle pensioni di vedova o di vedovo

12 Con il LPartG, il legislatore tedesco ha apportato alcune modifiche al libro VI del codice della previdenza sociale – Regime legale di

assicurazione vecchiaia (Sozialgesetzbuch VI – Gesetzliche Rentenversicherung).

13 L’art. 46, figurante nel libro VI del detto codice, nella sua versione vigente a partire dal 1° gennaio 2005 (in prosieguo: il «codice della

previdenza sociale»), così dispone:

«1) Le vedove o i vedovi non risposati hanno diritto, dopo il decesso del coniuge assicurato, ad una piccola pensione di vedova o di

vedovo, a condizione che il coniuge assicurato abbia maturato la durata minima di assicurazione generalmente richiesta. Tale diritto è

limitato a un periodo massimo di 24 mesi civili a decorrere dal mese successivo a quello del decesso dell’assicurato.

(…)

4) Resta inteso, per la determinazione del diritto ad una pensione di vedova o di vedovo, che la celebrazione di un’unione solidale è

equiparata alla celebrazione di un matrimonio, che l’unione solidale è equiparata ad un matrimonio, che un partner superstite è equiparato

ad una vedova ed a un vedovo e che un partner di unione solidale è equiparato a un coniuge. Allo scioglimento o alla dichiarazione di

nullità di un nuovo matrimonio corrispondono rispettivamente la risoluzione o lo scioglimento di una nuova unione solidale».

14 Lo stesso libro VI contiene altre disposizioni simili concernenti l’equiparazione dell’unione solidale al matrimonio, in particolare gli artt. 47,

n. 4, 90, n. 3, 107, n. 3, e 120 d), n. 1.

Il contratto collettivo dei teatri tedeschi

15 L’art. 1 del contratto collettivo dei teatri tedeschi (Tarifordnung für die deutschen Theater) 27 ottobre 1937 (Reichsarbeitsblatt 1937 VI,

pag. 1080; in prosieguo: il «contratto collettivo»), recita:

«1) Ogni persona giuridica che esercisce nel Reich un teatro (impresario teatrale) è tenuta a sottoscrivere per il personale artistico

occupato nella sua impresa teatrale un’assicurazione vecchiaia e superstiti, conformemente alle seguenti disposizioni, e a comunicare per

iscritto a ciascun lavoratore facente parte del personale artistico l’assicurazione sottoscritta.

2) Di concerto con i Ministri del Reich interessati, il Ministro dell’Informazione e della Propaganda designa l’ente previdenziale e

stabilisce le condizioni di assicurazione (statuto). Esso fissa anche la data a partire dalla quale l’assicurazione deve essere sottoscritta

conformemente al presente contratto.

3) Ai sensi del presente contratto, si intende per personale artistico l’insieme delle persone che, in forza della legge sulla Camera della

cultura del Reich e dei regolamenti di applicazione relativi a tale legge, sono obbligatoriamente iscritte alla Camera teatrale del Reich

(sezione palcoscenico), in particolare: i registi, gli attori, i direttori d’orchestra, i direttori di scena, i consulenti artistici, i direttori di coro, i

responsabili delle prove, gli ispettori, i suggeritori e le persone che occupano una posizione analoga, i responsabili tecnici (quali i

capomacchinisti, gli scenografi, i costumisti e le persone che occupano una posizione analoga, nella misura in cui sono responsabili del

loro settore), nonché i consulenti, i coristi, i ballerini e i parrucchieri».

16 Ai termini dell’art. 4 del contratto collettivo:

«I premi assicurativi sono per metà a carico dell’impresario teatrale e per metà a carico del lavoratore facente parte del personale artistico.

L’impresario teatrale è tenuto a riversare i premi assicurativi all’ente assicuratore».

Lo statuto della VddB

17 Gli artt. 27, 32 e 34 dello statuto della VddB dispongono:

«Art. 27 – Natura della previdenza e condizioni generali

1) Gli eventi che danno diritto alla prestazione sono il verificarsi di una incapacità lavorativa o di un’invalidità, l’ammissione alla

pensione anticipata, il compimento della normale età pensionabile e il decesso.

2) Dietro domanda, l’ente eroga (…) a titolo di prestazioni ai superstiti (…) una pensione di vedova (artt. 32 e 33), una pensione di

vedovo (art. 34) (…) se, immediatamente prima del verificarsi dell’evento che dà diritto alla prestazione, l’assicurato era assicurato a titolo

obbligatorio, volontario, o aveva continuato l’assicurazione, e se il periodo di attesa è rispettato (…).

(…)

Art. 32 – Pensione di vedova

1) Ha diritto ad una pensione di vedova la moglie dell’assicurato o del pensionato, se il matrimonio è continuato fino al giorno del

decesso di quest’ultimo.

(…)

Art. 34 – Pensione di vedovo

1) Ha diritto a una pensione di vedovo il marito dell’assicurata o della pensionata, se il matrimonio è continuato fino al giorno del

decesso di quest’ultima.

(…)».

18 L’art. 30, n. 5, dello stesso statuto stabilisce le modalità per determinare l’importo della pensione di vecchiaia sulla base della quale viene

calcolata la prestazione ai superstiti.

Causa principale e questioni pregiudiziali

19 L’8 novembre 2001 il sig. Maruko ha costituito, in forza dell’art. 1 del LPartG nella sua versione iniziale, un’unione solidale con un costumista

teatrale.

20 Quest’ultimo era iscritto alla VddB dal 1° settembre 1959 e ha continuato a versare i contributi a tale ente previdenziale a titolo volontario

durante i periodi nel corso dei quali non vi è stato iscritto a titolo obbligatorio.

21 Il partner di unione solidale del sig. Maruko è deceduto il 12 gennaio 2005.

22 Con lettera datata 17 febbraio 2005 il sig. Maruko chiedeva il beneficio di una pensione di vedovo presso la VddB. Quest’ultima, con

decisione 28 febbraio 2005, ha respinto la domanda in quanto il suo statuto non prevedeva tale beneficio per i partner di unione solidale

superstiti.

23 Il sig. Maruko ha proposto ricorso dinanzi al giudice a quo. A suo avviso, il diniego opposto dalla VddB viola il principio della parità di

trattamento, in quanto il legislatore tedesco, a partire dal 1° gennaio 2005, ha attuato una tale parità tra l’unione solidale e il matrimonio,

introducendo in particolare l’art. 46, n. 4, nel codice della previdenza sociale. Il fatto di non accordare ad una persona, dopo il decesso del

suo partner di unione solidale, il beneficio di prestazioni ai superstiti così come ad un coniuge superstite costituirebbe una discriminazione

fondata sull’orientamento sessuale della detta persona. Secondo il sig. Maruko, i partner di unione solidale sono trattati in modo meno

favorevole dei coniugi, mentre, al pari di questi ultimi, essi sono tenuti a prestarsi soccorso e assistenza, si impegnano reciprocamente ad

una comunione di vita e assumono responsabilità l’uno nei confronti dell’altro. Il regime patrimoniale dei partner di unione solidale sarebbe

in Germania equivalente a quello dei coniugi.

24 Chiedendosi, in primo luogo, se il regime previdenziale gestito dalla VddB sia assimilabile ad un regime statale di sicurezza sociale ai sensi

dell’art. 3, n. 3, della direttiva 2000/78 e se il detto regime si trovi al di fuori dell’ambito di applicazione della detta direttiva, il giudice a quo

rileva che il fatto che l’iscrizione presso la VddB sia obbligatoria per legge e che nessuna concertazione relativa all’iscrizione di cui trattasi

possa essere presa in considerazione in seno alle imprese teatrali depone a favore di tale assimilazione. Esso aggiunge tuttavia che, al di

fuori dei periodi lavorati, il personale dei teatri ha la possibilità di continuare volontariamente ad essere iscritto al regime previdenziale

controverso nella causa principale, che quest’ultimo è basato sul principio della capitalizzazione, che i contributi sono pagati per metà dalle

imprese teatrali, da un lato, e dagli assicurati, dall’altro, e che la VddB gestisce e disciplina le sue attività autonomamente, senza

l’intervento del legislatore federale.

25 Tenuto conto della struttura della VddB e dell’influenza decisiva esercitata dalle imprese teatrali e dagli assicurati sul suo funzionamento, il

giudice a quo asserisce di essere incline a ritenere che detto ente previdenziale non gestisca un regime assimilabile a un regime statale di

sicurezza sociale, ai sensi dell’art. 3, n. 3, della direttiva 2000/78.

26 Il giudice a quo si chiede, in secondo luogo, se la prestazione ai superstiti controversa nella causa principale possa essere considerata come

una «retribuzione», ai sensi dell’art. 3, n. 1, lett. c), della direttiva 2000/78, il che giustificherebbe un’applicazione di quest’ultima. Il giudice

a quo asserisce che, in via di principio, alla luce della giurisprudenza della Corte le prestazioni ai superstiti rientrano nella sfera di

applicazione di detta nozione di «retribuzione». A suo avviso, tale interpretazione non è inficiata dal fatto che la prestazione ai superstiti

controversa nella causa principale è versata non al lavoratore, bensì al suo coniuge superstite, poiché il diritto a tale prestazione

costituisce un beneficio che trova la sua origine nell’iscrizione del lavoratore al regime previdenziale gestito dalla VddB, di modo che la

detta prestazione è ottenuta dal coniuge superstite di quest’ultimo nel contesto del rapporto di lavoro tra il datore di lavoro e il detto

lavoratore.

27 Il giudice a quo mira, in terzo luogo, a stabilire se il combinato disposto degli artt. 1 e 2, n. 2, lett. a), della direttiva 2000/78 osti alle

disposizioni di uno statuto come quello della VddB in base alle quali, dopo il decesso del suo partner di unione solidale, una persona non

percepisce prestazioni ai superstiti equivalenti a quelle offerte al coniuge superstite, mentre, così come le persone coniugate, i partner di

unione solidale hanno vissuto in seno ad una comunione fondata sull’assistenza e sull’aiuto reciproco, formalmente costituita per tutta la

durata della vita.

28 Secondo il giudice a quo, qualora la presente causa rientri nella sfera di applicazione della direttiva 2000/78 e sussista una discriminazione,

il sig. Maruko potrebbe invocare le disposizioni di tale direttiva.

29 Il giudice a quo aggiunge che, contrariamente alle coppie eterosessuali che possono contrarre matrimonio ed eventualmente beneficiare di

una prestazione ai superstiti, l’assicurato e il ricorrente nella causa principale non potevano in nessun caso, dato il loro orientamento


PAGINE

11

PESO

318.34 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea in cui si stabilisce che l'ordinamento interno può stabilire che la pensione per i superstiti spetta solo al convivente eterosessuale senza incorrere nel divieto di discriminazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Cerrone Francesco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto costituzionale avanzato

Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea
Dispensa
Transessualismo - Caso Goodwin
Dispensa
CEDU - Caso Scordino
Dispensa
Aborto donna consenziente - C.Cost. n. 27/75
Dispensa