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Le regole della politica monetaria 37

Le regole della politica monetaria

quando si realizza uno shock negativo, il tasso di

interesse reale viene incrementato

quando si realizza uno shock positivo, il tasso di

interesse viene ridotto

Al contrario, se viene stabilizzato il prodotto

attorno al suo potenziale, aumenta la variabilità

dell’inflazione

in questo caso, quando si realizza uno shock

negativo, il tasso di interesse viene ridotto

quando si realizza uno shock positivo, il tasso di

interesse viene incrementato 38

Le regole della politica monetaria

In pratica, la banca centrale si trova ad

affrontare congiuntamente shock di domanda e

di offerta

l’inclinazione di una particolare funzione MDS

rappresenta un particolare compromesso tra

obiettivo di stabilizzazione dell’inflazione e obiettivo

di stabilizzazione del prodotto

questo implica che l’obiettivo inflazionistico delle

banche centrali sia flessibile

le banche centrali possono scostarsi

temporaneamente dall’obiettivo inflazionistico in

modo da attutire le fluttuazione della produzione 39

Le regole della politica monetaria

In conclusione, la politica monetaria esercita un

potere discrezionale nel reagire a shock

macroeconomici inattesi

l’importante è che le deviazioni dell’inflazione e dei

tassi di interesse dagli obiettivi siano solo

temporanee

una volta che lo shock temporaneo venga superato, i

tassi di interesse devono essere modificati in senso

opposto

in caso contrario, la credibilità anti-inflazionistica

della banca centrale viene minata 40

L’inflazione e la moneta

Abbiamo visto che

nel breve periodo l’inflazione è determinata sia da

shock di domanda che da shock di offerta

nel lungo periodo l’inflazione è determinata

soprattutto dalla politica monetaria

Ora si pongono alcune questioni ulteriori

quale è la relazione di lungo periodo tra inflazione e

moneta?

come si spiegano fenomeni di iperinflazione?

quali sono i costi dell’inflazione?

41

L’inflazione e la moneta

Nel lungo periodo, cioè nel modello classico,

abbiamo già visto che

la moneta è un velo

esiste dicotomia tra variabili nominali e reali

Tuttavia, la relazione tra crescita dell’offerta di

moneta e crescita del livello dei prezzi, cioè

inflazione, non è semplicemente proporzionale

Abbiamo già presentato la funzione della

domanda di moneta

d = P L(Y, r)

M 42

L’inflazione e la moneta

Il tasso di interesse rappresenta il costo

opportunità della moneta

ma quale tasso di interesse? Quello nominale o

quello reale

nel calcolare il costo opportunità della moneta,

individui razionali dovrebbero prendere in

considerazione il rendimento reale, i, di una qualche

attività finanziaria alternativa

tuttavia, nel calcolo del costo opportunità, va

considerato che il rendimento reale della moneta non

è nullo, ma pari a – π

in definitiva, il costo opportunità si calcola per

differenza: i – (– r

π

) = 43

L’inflazione e la moneta

E’ quindi il tasso di interesse nominale che

influenza la domanda di moneta

La relazione esistente tra tasso di interesse

nominale e tasso di interesse reale è chiamata

ipotesi di Fisher

secondo l’ipotesi di Fischer, un aumento dell’un per

cento dell’inflazione viene accompagnato da l’un per

cento di incremento del tasso di interesse nominale

quindi, nel lungo periodo

r = i* + π 44

L’inflazione e la moneta

Questo implica che la relazione tra offerta di

moneta e inflazione è determinata dalla

seguente condizione di equilibrio nel mercato

monetario M * * π

= +

L Y i

( , )

P

un aumento dell’offerta di moneta determina un

incremento dei prezzi, ma anche una variazione

della domanda di moneta, nella misura in cui

modifica il tasso di inflazione

la teoria quantitativa della moneta sintetizza la

relazione esistente tra moneta e prezzi nel modello

classico 45

L’inflazione e la moneta

Teoria quantitativa della moneta

l’inflazione è pari al tasso di crescita della moneta al

netto del tasso di crescita della domanda reale

= –

π ∆M% ∆L%

di solito la domanda reale di moneta varia solo di

pochi punti percentuali

quindi il tasso di inflazione riflette soprattutto il tasso

di crescita dell’offerta di moneta

quando l’inflazione diventa molto alta, si trasforma in

iperinflazione, la riduzione della domanda di moneta

può essere molto rilevante

ha luogo una fuga dalla moneta

46

Il signoraggio

Anche se l’inflazione è un fenomeno

prettamente monetario la sua vera causa ha

spesso a che vedere con le politiche fiscali

soprattutto nei casi di iperinflazione, la creazione di

moneta serve per finanziare il disavanzo del bilancio

pubblico

il governo è costretto a utilizzare la moneta quale

fonte di finanziamento quando il debito pubblico è

così ampio che il governo non riesce più a emettere

ulteriori titoli di debito per assenza di domanda

L’introito reale ottenuto dallo Stato con la

creazione di moneta viene detto signoraggio 47

Il signoraggio

il costo della produzione di moneta è nettamente

inferiore rispetto al suo valore

il valore reale dell’introito per lo Stato dalla

produzione di moneta può essere quindi calcolato

ipotizzando che i costi di produzione siano nulli

il signoraggio è quindi pari a

( )

M

∆ d

∆ ∆ ∆

B M M M L

1

m

= = =

p p M p m M m

Un aumento del tasso di crescita della moneta

aumenta il signoraggio a patto che non sia

controbilanciata da una riduzione della moneta

di pari ammontare 48

Il signoraggio

Esiste un tasso di crescita della moneta, e

quindi un tasso di inflazione, oltre il quale

un’ulteriore accelerazione dell’inflazione

produce una riduzione del signoraggio

superata quella soglia neanche la produzione di

moneta riesce a finanziare il disavanzo pubblico

a quel punto l’unico intervento efficace per

riequilibrare il sistema economico e porre termine ad

un processo di esplosione dei prezzi è il risanamento

del disavanzo fiscale 49

Il signoraggio 50

La curva di Phillips

La curva di Phillips è una regolarità statistica tra

tasso di inflazione e tasso di disoccupazione

la curva di Phillips identifica una sorta di rapporto di

scambio tra disoccupazione e inflazione

la curva di Phillips non è stabile nel lungo periodo

nel lungo periodo il tasso di disoccupazione viene

determinato dal livello di produzione potenziale e

dalla domanda di lavoro connessa a quel livello di

produzione

il tasso di disoccupazione corrispondente al prodotto

potenziale viene anche chiamato tasso naturale di

disoccupazione

nel lungo periodo la curva di Phillips è verticale

51

La curva di Phillips 52

La curva di Phillips

Nel breve periodo la curva di Phillips è legata

alla funzione SAS

a fronte di uno shock di domanda, un aumento del

tasso di inflazione rende possibile un incremento di

produzione e quindi una riduzione del tasso di

disoccupazione, e viceversa

in corrispondenza del tasso naturale di

disoccupazione la curva di Phillips indica il tasso di

inflazione atteso, utilizzato nella contrattazione dei

salari

il tasso di inflazione atteso dipende dalla politica

della banca centrale e dalla sua credibilità 53

La curva di Phillips

Si supponga che la banca centrale annunci una

riduzione del suo obiettivo inflazionistico

inizialmente l’annuncio non può modificare la

posizione della curva di Phillips, che dipende dalle

attese di inflazione esistenti nel momento in cui sono

stati stipulati i contratti al momento applicati

la nuova politica monetaria riduce quindi il tasso di

inflazione ma al costo di un aumento del tasso di

disoccupazione

successivamente, la curva di Phillips si sposta verso

il basso, a patto che l’annuncio della banca centrale

sia creduto 54

La curva di Phillips 55

La curva di Phillips

se l’annuncio non viene creduto il sistema

economico può rimanere per molti anni in una

situazione di disoccupazione superiore al suo livello

naturale

la credibilità della banca centrale contribuisce a

ridurre i costi della riduzione dell’inflazione in termini

di disoccupazione superiore al suo livello naturale

Per ridurre i costi della disinflazione vengono

attuate politiche specifiche

politiche dei redditi che intervengono direttamente

nel processo negoziale di contrattazione dei salari

riforme istituzionali che aumentano l’indipendenza

delle banche centrali e quindi la sua credibilità 56

La curva di Phillips

La curva di Phillips si sposta anche nel caso di

shock di offerta

uno shock permanente di offerta modifica sia il tasso

naturale che il tasso la posizione della curva di

Phillips di breve periodo

uno shock temporaneo, provoca uno spostamento in

alto della curva di Phillips di breve periodo e un

aumento del tasso di disoccupazione

quando lo shock temporaneo viene assorbito, la

curva di Phillips ritorna alla sua posizione iniziale a

patto che le aspettative di inflazione non si siano

modificate 57

La curva di Phillips 58

La curva di Phillips

se la banca centrale non è molto credibile, gli agenti

economici possono pensare che i costi in termini di

disoccupazione per riportare il tasso di inflazione al

suo valore iniziale saranno evitati

in questo caso, le aspettative inflazionistiche

vengono modificate e la curva di Phillips rimane in

una posizione superiore a quella iniziale 59

I costi dell’inflazione

Le banche centrali garantiscono la stabilità

dell’inflazione

ma quali sono i costi dell’inflazione?

L’inflazione non necessariamente si traduce in

una riduzione del potere di acquisto dei redditi

in un processo inflazionistico aumentano sia i prezzi

che i redditi

quando l’inflazione è causata da un aumento dei

prezzi di beni importati, effettivamente si ha

incremento dei prezzi e impoverimento del paese

bisogna produrre di più per consumava ciò che ci si

permetteva prima dell’incremento dei prezzi delle

importazioni 60

I costi dell’inflazione

in questo caso, tuttavia, non è l’inflazione la causa

dell’impoverimento ma il peggioramento delle ragioni

di scambio

Per approfondire i costi dell’inflazione bisogna

distinguere tra

inflazione attesa, anticipata

inflazione inattesa, che coglie di sorpresa gli agenti

economici

Un inflazione perfettamente anticipata comporta

dei costi dovuti a

riduzione della domanda di moneta e inconvenienti

dovuti alla ridotta detenzione di mezzi di pagamento,

i cosiddetti costi delle suole 61

I costi dell’inflazione

i costi di adeguamento dei listini prezzi, i cosiddetti

costi di menù

distorsioni fiscali connesse a imposte le cui aliquote

variano al di sopra di soglie fissate in termini

nominali, oppure a imposte sui redditi da capitale

fissate sui rendimenti nominali e non su quelli reali

Una sorpresa inflazionistica comporta

soprattutto effetti ridistributivi

vengono avvantaggiati i debitori, fra i quali lo Stato, e

colpiti i creditori

in genere, vengono avvantaggiati i giovani e colpiti

gli anziani 62

I costi dell’inflazione

Oltre il livello dell’inflazione, anche l’incertezza

sul futuro livello di inflazione comporta dei costi

è più difficile prendere decisioni che riguardano il

futuro

l’incertezza comporta dei rischi e gli individui non

amano i rischi

l’incertezza sull’inflazione futura diminuisce quando

si riduce il livello

un più basso livello di inflazione è quindi preferito

anche perché riduce l’incertezza inflazionistica 63

La disoccupazione

La curva di Phillips ha mostrato che

anche nell’equilibrio di lungo periodo esiste un tasso

di disoccupazione, detto naturale, maggiore di zero

il tasso di disoccupazione di breve periodo può

essere maggiore di quello naturale

Perché il tasso di disoccupazione naturale non

è nullo?

Definizioni statistiche

i disoccupati sono coloro che dichiarano, in

occasione di apposite rilevazioni statistiche, di non

lavorare e di cercare attivamente lavoro 64

La disoccupazione

la forza lavoro comprende gli occupati e i disoccupati

il tasso di disoccupazione è la percentuale di

disoccupati rispetto alla forza lavoro

tasso disoccupazione = D / (O + D)

il tasso di partecipazione è la percentuale di individui

che fanno parte delle forze lavoro sul totale della

popolazione in età lavorativa

tasso di partecipazione = (O + D) / N

15-65

Il numero di disoccupati rilevati dalle indagini

campionarie sono uno stock

in ciascun periodo di tempo sono tuttavia presenti

flussi in entrata e flussi in uscita 65

La disoccupazione

Anche quando il tasso di disoccupazione

rimane costante sono presenti flussi di entrata e

uscita dalla condizione di

occupato

disoccupato

inattivo

Tipologia della disoccupazione

frizionale

strutturale

classica

ciclica

66

La disoccupazione 67

La disoccupazione 1999 2003 2007 2009

20,847 22,241 23,222 23,025

Occupati 2,559 2,048 1,506 1,945

Disoccupati 23,406 24,289 24,728 24,970

Forza lavoro 10.9 8.4 6.1 7.8

tasso di disoccupazione 53.7 57.5 58.7 57.5

tasso di occupazione 15-64 60.4 62.9 62.5 62.4

tasso di attività 15-64 68

La disoccupazione

Disoccupazione frizionale

misura il numero di individui che transitano

temporaneamente nella condizione di disoccupato

perché stanno cambiando lavoro o stanno

addestrandosi per un nuovo lavoro

Disoccupazione strutturale

è dovuta ad una discrepanza tra domanda e offerta

di lavoro

Disoccupazione classica

è dovuta a salari contrattati troppo alti e ai quali non

si realizza l’equilibrio tra domanda e offerta di lavoro 69

La disoccupazione

Disoccupazione ciclica o keynesiana

è dovuta alla carenza della domanda aggregata, si

realizza quando la produzione è inferiore al

potenziale

Il tasso naturale di disoccupazione è quel tasso

presente anche quando il mercato è in equilibrio

e comprende la disoccupazione

strutturale

frizionale

La disoccupazione naturale è interamente

volontaria 70


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

In questo appunto vengono illustrati i temi riguardo l'offerta aggregata, l'inflazione e la disoccupazione, come sviluppati nel corso di Economia politica dal professor Sergio Ginebri. Gli argomenti specifici sono: funzione macroeconomica della domanda aggregata, aggiustamenti prezzi, inflazione e aspettative, tipologia della disoccupazione e sue cause.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Ginebri Sergio.

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