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VII. Una nuova concezione dei diritti

1. La storia dei diritti è una storia di accumulazione, non di sostituzioni. Ogni nuova

generazione di diritti si è aggiunta alle precedenti, ma non senza fatica. Gli ultimi arrivati, quelli di

cui si discute oggi, da alcune parti vengono vissuti come una inammissibile violazione della natura

o come un intollerabile intralcio al libero funzionamento del mercato.

Un punto di equilibrio estremamente avanzato, in cui convivono diritti vecchi e nuovi, è la

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: «la protezione di diritti fondamentali è un

principio fondativo dell’Unione e il presupposto indispensabile della sua legittimità». Si supera la

concezione fino ad allora prevalente di un’Europa fondata soprattutto sul mercato per passare ad

un’altra fondata sui diritti. A proposito di radici, qui si può cogliere chiaramente la profonda

continuità con la tradizione costituzionale e costituzionalistica europea, espressa nell’art. 16 della

Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: «La società nella quale i diritti non sono garantiti,

e non è assicurata la divisione dei poteri, non ha costituzione». Emerge «l’immagine di una

persona che dev’essere rispettata indipendentemente dal luogo dov’è nata o da quello in cui si

trova. Nasce così un’idea diversa di cittadinanza, non più legata a un territorio, ma espressiva di

una serie di attribuzioni di cui nessuno può essere privato. E la creazione di nuovi diritti, collocati là

dove si fa più intensa l’influenza dell’economia e di scienza e tecnica, si presenta come una via per

cogliere le opportunità offerte da questo nuovo mondo senza doverne patire le tirannie e i rischi,

cercando di riportare così sotto il controllo del diritto e dei cittadini processi che altrimenti

potrebbero travolgere, insieme, le persone e la democrazia» [Rodotà, www.privacy.it].

Contemporaneamente emerge l’attitudine a considerare i diritti non più come attributi di un

individuo astratto, ma di un individuo concreto inserito in una trama di relazioni reali. Sempre

Rodotà: «I nuovi diritti ci immergono nella realtà e ci liberano da un modo di procedere che, agli

occhi di Tocqueville, avvicinava la rivoluzione francese alle rivoluzioni religiose: “questa ha

considerato il cittadino in modo astratto, fuori d’ogni specifica organizzazione, così come le

religioni considerano l’uomo in generale, senza riferimento a un tempo o a un luogo”. Questa

astrazione dalle situazioni concrete, tuttavia, era la condizione per liberare l’uomo dalle gabbie

feudali, dalla tirannia degli status personali immutabili, e affermare così l’eguaglianza. La critica

successiva ai limiti di questa eguaglianza tutta formale, ed alla distorsione che nel tempo

determinava occultando le profonde disuguaglianze materiali, ha fatto emergere la persona in tutta

la sua concretezza, non più collocata in un ambiente asettico e privo di contraddizioni, ma vivente

in una realtà caratterizzata da “ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la

libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva

partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”».

Il soggetto è sempre l’individuo, ma visto in un nesso di solidarietà, oggettiva e soggettiva,

all’interno di un raccordo tra diritti individuali e legame sociale, come cominciò a fare la

Costituzione di Weimar. In questo consiste l’apporto del movimento operaio, che ha aperto ad una

dimensione sociale, completando la rivoluzione borghese del Settecento e dell’Ottocento. Si

afferma a partire dal secondo dopoguerra una visione dei diritti che reinterpreta l’individuo come

incarnato nel proprio corpo e nel proprio ambiente, situato nel proprio tempo e nella propria

condizione effettiva. Si concretizza un modello europeo dei diritti, cui deve corrispondere un potere

civile che se ne fa garante. Nella Carta di Nizza i diritti si pongono tutti sullo stesso piano: civili,

1 Questo capitolo è prescritto per gli esami.

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politici, sociali e “nuovi”, tutti legati da un filo: dignità, libertà, eguaglianza, solidarietà, cittadinanza

e giustizia. «Sono i valori che definiscono la posizione di ciascuno, ma pure le modalità del

processo democratico. Neppure questo può essere indifferente alla concreta situazione delle

persone. Il riconoscimento per tutti del diritto di voto libero ed eguale non può fare astrazione dalle

condizioni materiali in cui viene esercitato. Istruzione, lavoro, abitazione diventano così

precondizioni della partecipazione effettiva dei cittadini, dunque della stessa qualità della

democrazia» [Rodotà].

Si tratta di diritti, il cui concreto esercizio si pone in contrasto con l’ordine fondato sulle

esigenze del mercato e dei grandi potentati economici e che indica la prospettiva di un ordine

nuovo. Viene indicata, per esempio la strada per risolvere la contraddizione tra un paese che, per

esercitare il diritto alla libera gestione delle proprie risorse e quello al benessere dei propri cittadini,

intacca l’equilibrio ecologico del pianeta.

Si possono fare numerosi esempi di diritti, la cui fruizione rimane individuale, ma che

richiedono un forte intervento dei pubblici poteri, e non solo nazionali, per renderli effettivi. Tipico il

diritto all’ambiente, per il quale occorrono politiche concordate a livello internazionale e addirittura

planetario. O anche i diritti alla procreazione e alla buona morte, che richiedono la messa a

disposizione di risorse e strutture scientifiche di tipo sanitario.

C’è il rischio concreto, di fronte all’atteggiamento oscurantista di certe forze e governi, che

un buon numero di diritti, nuovi e non nuovi, diventino “censitari”, cioè fruibili solamente da chi ha

larghezza di disponibilità economica. Questa è una situazione che rischia di aggravarsi per via

delle difficoltà finanziarie che gli Stati attraversano. Si può determinare un forte riduzione della

dotazione dei diritti, soprattutto per alcune categorie di cittadini privi di mezzi economici. Situazioni

che sembravano saldamente inserite nell’area dei diritti vengono ricacciate nell’area del mercato.

Alcuni diritti sono sì disponibili, ma in vendita.

Un diritto controverso, nato dall’evoluzione dei rapporti internazionali e dall’impetuoso

sviluppo degli strumenti di comunicazione, è quello all’ingerenza umanitaria, il diritto di popoli e

gruppi etnici di ricevere soccorso da altri paesi contro le azioni repressive. L’ingerenza umanitaria

negli ultimi anni è stata esercitata spesso, ma non sempre disinteressatamente in favore delle

popolazioni oppresse. Spesso essa è stata veicolo della politica di potenza o di “difesa preventiva”,

reale o spacciata per tale. Ciò si evidenzia dal fatto che gli interventi umanitari vengono realizzati

in situazioni di crisi acute e di violazione evidenti dei diritti umani minimi, quasi mai per combattere

in maniera non bellica situazioni di fame, malattia, sfruttamento. Quando questo si fa, troppo

spesso le risorse servono a sostenere regimi criminali e corrotti o si disperdono lungo il cammino

senza arrivare o arrivando in minima parte a chi ne ha bisogno.

2. Il fatto più notevole a proposito di diritti è la globalizzazione. La quale, come è noto, ha

fortemente ridimensionato la sovranità degli Stati, ma essi, per quanto indeboliti, rimangono

tutt’altro che assenti o impotenti.

L’individualismo liberale di tipo ottocentesco occultava facilmente le differenze, che invece

oggi vengono apertamente esibite, creando difficoltà all’imposizione di regole pensate per una

individualità astratta e sempre eguale a se stessa: «criteri di regolazione risalenti alla tradizione

liberale, come quella della uguaglianza, della laicità e della tolleranza, che apparivano i più

avanzati possibili, appaiono in difficoltà di fronte ai problemi della “cittadinanza multiculturale” e alle

crescenti richieste di riconoscimento delle diversità. […] la laicità non si fa carico di chi sente il

bisogno di esprimere anche esteriormente la propria appartenenza religiosa; […] la tolleranza non

si fa carico dell’ingiustizia, della discriminazione, o della vera e propria violenza che talora la logica

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento al corso di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale tenuto dal prof. Salvatore Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta un analisi dell'evoluzione dei Diritti dell'uomo nella nostra società.
Parole e fonti chiave: Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, dignità, libertà, eguaglianza,solidarietà, cittadinanza, giustizia, multiculturalismo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Costantino Salvatore.

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