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dell'imputato sollevò eccezione di legittimità costituzionale del citato articolo. Si sostenne che, non

essendo il mestiere di custode d'auto espressamente preveduto dall'art. 121 per gli adempimenti ivi

richiesti - cioè la "iscrizione in un registro apposito presso l'autorità locale di pubblica sicurezza" - il

farlo rientrare nella generica categoria di "mestieri analoghi", enunciata nello stesso articolo,

implicherebbe un procedimento di interpretazione analogica, in contrasto col secondo comma

dell'art. 25 della Costituzione. Il Pretore, con ordinanza del 28 maggio 1960, premesso che, a suo

avviso, il secondo comma del citato art. 25 "oltre che sancire il principio della irretroattività

sancisce anche quello della tassatività della legge penale, il quale esclude la possibilità della

interpretazione analogica", ritenuta la questione non manifestamente infondata e rilevante ai fini del

giudizio, il quale, non potrebbe essere definito "indipendentemente dalla risoluzione della questione

di legittimità costituzionale della espressione 'mestieri analoghi", rimise gli atti a questa Corte per la

risoluzione della predetta questione. Considerato in diritto

La Corte ritiene non fondata la proposta questione di legittimità costituzionale. É noto che il

principio in virtù del quale nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente

preveduto come reato dalla legge (art. 1, Cod. pen.) non é attuato nella legislazione penale seguendo

sempre un criterio di rigorosa descrizione del fatto. Spesso le norme penali si limitano a una

descrizione sommaria, o all'uso di espressioni meramente indicative, realizzando nel miglior modo

possibile l'esigenza di una previsione tipica dei fatti costituenti reato. In taluni casi le norme penali,

nella determinazione del fatto punibile, si avvalgono di indicazioni estensive (es.: artt. 600, 601,

602,705,708, 710, ecc. Cod. pen.), ovvero anche, come appunto nella norma impugnata, di

indicazioni esemplificative, più o meno numerose, le quali a un certo punto si chiudono con

espressioni come "e simili", "e altri simili", "e altri analoghi".

In tali casi, ufficio dell'interprete non é di applicare per analogia la norma a casi da essa non

previsti, bensì di attuare il procedimento ordinario di interpretazione, anche se diretto ad operare la

inserzione di un caso in una fattispecie molto ampia e di non agevole delimitazione.

PER QUESTI MOTIVI

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale, proposta dal Pretore di Milano

con l'ordinanza del 28 maggio 1960, della norma contenuta nell'art. 121 del T.U. delle leggi di

pubblica sicurezza, approvato con R.D. 18 giugno 1931, n. 773, in riferimento all'art. 25 della

Costituzione.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23

maggio 1961.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Penale, tenute dal Prof. David Brunelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 27 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1961.
La Corte ha stabilito che la dicitura "mestieri analoghi" inserisce figure innominate nella categoria "mestieri girovaghi" attraverso una semplice interpretazione, rispettando quindi il principio nullum crimen sine lege.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Brunelli David.

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