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Il cattolicesimo è però anche la confessione che,

 nel confronto con la modernità, ha subito il più

profondo cambiamento:

I tentativi falliti: condanna modernismo 1907

 Esperienza del totalitarismo

 Esperienza dei governi democristiani che non hanno

 fermato la secolarizzazione

Il concilio Vaticano II:

 Accettazione della libertà religiosa e dei diritti dell’uomo

Convivenza con le scienze

Nuovo rapporto con le chiese cristiane e le altre religioni

Accettazione della secolarizzazione come orizzonte in cui la

Chiesa può vivere (non positiva)

La fine della religione?

Perdurante presenza del fatto religioso

 Ancora visibilità (morte Giovanni Paolo II)

 Ancora elemento decisivo per la conservazione delle identità

 comunitarie (Islam, Israele, Europa Orientale, Irlanda)

Ancora fondamentale per milioni di essere umani

 Ancora al centro delle polemiche

 Ancora elemento di condizionamento decisivo della politica

 Ancora rilevante per gli aiuti finanziari che le chiese

 raccolgono

Lezione XIII. La modernizzazione

(1750­1850)

Non una data ma una fase di transizione

 C’è stata una fase della storia degli esseri umani in cui si

 sono venuti accumulando una serie di processi

rivoluzionari:

rivoluzione demografica

 rivoluzione economica (industriale)

 rivoluzione dei trasporti: l’avvio dell’unificazione del mondo

 l’urbanesimo;

 rivoluzione sociale: la mobilità

 rivoluzione politica: dalle società di ordini alla società

 dell’eguaglianza programmatica

rivoluzione culturale: la laicizzazione e la secolarizzazione; l’età

 del sentimento e della rispettabilità

In sintesi: modernizzazione (invenzione della sociologia

 americana dello sviluppo)

a) riesce a comprendere fenomeni diversi, l’insieme di trasformazioni

economiche, sociali, politiche, culturali (non basta parlare di società

industriale)

b) riesce a dare l’idea di un mutamento che diviene condizione

“naturale” della società (dalla prima rivoluzione industriale alla

seconda rivoluzione industriale, alla società di massa, alla catena di

montaggio, alla rivoluzione dei consumi e Welfare State, società del

benessere, alla rivoluzione informatica di oggi)

a) riesce a rendere il fatto che questo grandioso processo,

che non si è più fermato, è stato un processo di evoluzione

conflittuale, non lineare, generando due atteggiamenti:

la religione del progresso; l’idea nuova di “rivoluzione”: dal

 tempo ciclico al tempo lineare niente più circolarità, orbita,

ritorno eterno dei ritmi della natura; ora solo progresso, marcia

in avanti che apre le porte, qui e ora, alla possibilità di costruire

un mondo migliore (idealismo, marxismo, positivismo,

evoluzionismo);

il progresso come crisi e dunque la critica del progresso, specie

 durante le sue accelerazioni (accelerazione del tempo:

locomotiva): tradizionalismo; antimodernità, antimaterialismo,

difesa valori morali (Civilisation ­ Kultur); distruzione della

natura

Dove si colloca, allora, l’avvio della modernizzazione

cronologicamente?

• 1750­1850

Lezione XIV. La nuova

accelerazione del progresso nella

Belle epoque

Seconda grande accelerazione del progresso tra il 1870 e

 il 1914:

La seconda rivoluzione industriale

 La nascita della società di massa

 L’imperialismo coloniale

 La seconda rivoluzione

industriale

ultimi 30 anni XIX secolo

 estensione mondiale

 rivoluzione tecnologica e scientifica (Edison, Siemens,

 Bell, Dunlop, Bayer, Diesel)

rivoluzione nelle dimensioni dell’industria

 rivoluzione nei rapporti economici internazionali

 (USA e Germania raggiungono la GB)

La rivoluzione tecnologico­industriale­agricola

 permette un nuovo boom demografico, ma questa

volta si tratta di un consistente allungamento della

vita che si accompagna a una crisi della natalità:

Inizio XIX secolo: 35%

 Inizio XX secolo: 30%

Nuova grande trasformazione del sistema

 industriale:

A) crisi della libera concorrenza:

 Holdings, cartelli, trusts

 Orizzontali, come la Standard Oil di Rockfeller: 90%

 produzione petrolio anni ’90 o la Siemens AEG

Verticali (dall’estrazione al prodotto finito) come la

 tedesca Krup

B) enormi dimensioni finanziarie e di addetti

 (Krup 20.000 addetti)

Operai specializzati (poi taylorismo)

 Colletti bianchi

C) Nascita del capitalismo finanziario:

 Compenetrazione banca­industria (Rotschild, Morgan)

D) Protezionismo

La nascita della società di massa

Massa: grande quantità di uomini riunita

 Da sempre quantità di uomini che si concentrano,

 protestano, operano: le folle

Ora due aspetti nuovi:

 A) massa in quanto indifferenziata: aggregato nel quale i

singoli tendono a scomparire

B) la massa entra in politica

Molti storici vedono nella società di massa uno dei

 tratti distintivi dell’età contemporanea

Il diffondersi della industrializzazione e

 dell’urbanizzazione alla fine del XIX trasformano

i caratteri delle società introducendo quelli tipici

della “società di massa”:

Grandi agglomerati urbani

 Rapporti anonimi e impersonali

 Grandi istituzioni nazionali (apparati statali, partiti,

 sindacati)

Uniformazione comportamenti

La società si complica:

 Lo sviluppo dei ceti medi: i ceti di confine

 Sviluppo pubblica istruzione

 Diffusione della stampa quotidiana e periodica

 Gli eserciti di massa

 I partiti di massa

 La crescita dei sindacati

 Consumi di massa: pubblicità, grandi magazzini

 Turismo e sport

• Vediamo la descrizione di José Ortega y Gasset in

La ribellione delle masse (1930) (p. 74)

– Due aspetti: impossibile isolamento (p. 77)

– Dimensione mondiale (p. 77)

• Paura che la standardizzazione significhi perdita

di valori: vediamo quanto scrive Jacob

Burckhardt nelle sue Meditazioni sulla storia

univewrsale (1873) (p. 75)

• Anche grande potenzialità politica:

vediamo quanto osserva Gustave Le Bon

nella sua Psicologia delle folle (1895) (p.

74)

• La nazionalizzazione delle masse (George

Mosse)

Ascesa delle masse o dominio delle masse?

 Conseguenze importanti:

 A) La trasformazione dello Stato (crisi del modello liberale):

 Rivoluzioni politiche a cavallo tra XVIII e XIX secolo:

 dallo Stato giurisdizionale (autonomie locali, diritto comune ma non unico,

 amministrazione tramite giurisdizione)

allo Stato di diritto (legislativo e amministrativo (costituzione, equilibrio dei

 poteri, suffragio, pubblica amministrazione applica in modo uniforme la legge)

di fronte alle nuove dimensioni dell’indutrializzazione e della società di massa

 lo “Stato arbitro” non basta più

e si passa allo “Stato provvidenziale”, allo Stato sociale (dilatazione dei

 compiti, nascita della concertazione, interventismo, previdenza, assistenza,

sanità pubblica, salario minimo)

dopo la seconda guerra mondiale, lo Stato costituzionale (per la prima volta

 principi e diritti fondamentali e dunque un problema di conformità della

legge)

la rimessa in discussione degli anni Ottanta (libertà e giustizia)

B) Il problema dell’inserimento delle masse nello Stato:

 Lo Stato dei partiti (centralità parlamento? il ruolo dei vertici dei partiti)

 La protesta contro il parlamentarismo e l’ideale di una società organica

C) La politica ideologica:

  Dai sistemi di sistemi di idee alle ideologie:

L’interpretazione di Karl Dietrich Bracher del Novecento come “secolo delle

 ideologie”

Cosa si intende per ideologia?

 Un politologo (Mario Stoppino) parla di “un insieme di idee e di valori

 riguardanti l’ordine politico e avente per funzione di guidare i comportamenti

politici collettivi”

Marx: falsa coscienza, carattere mistificante

 Definizioni diverse, ma qualcosa in comune:

 Orientate all’azione

 Verità contro efficacia

Il caso del comunismo

 Il comunismo come un socialismo rivoluzionario che torna a

 Marx?

In realtà, una rilettura complessiva emersa nel clima del primato

 dell’azione del primo Novecento e che rompe completamente con

la tradizione democratica del socialismo

Lenin:

 rivoluzionari di professione;

 partito d’élite;

 centralismo democratico;

 rivoluzione nei paesi deboli della catena capitalistica

Le ideologie della crisi

 Le ideologie antiborghesi

 Le ideologie totalitarie

 I fondamentalismi religiosi (p. 61)

 L’imperialismo coloniale

Rapporto Europa/mondo:

 Nel XIX secolo idee, tecniche, economia si

 trasferiscono dall’Europa al resto del mondo

Ciò che avviene in Europa risuona nel mondo intero

 Oggi avviene largamente anche l’inverso

La conquista europea non è un fatto nuovo: dall’epoca

 delle grandi scoperte geografiche

Ora però fenomeno nuovo: la febbre coloniale

 Elementi:

 A) Nuove dimensioni:

 Nel giro di pochi anni enormi estensioni sottoposte al

controllo europeo (restano fuori pochissime aree): ¼ del

globo redistribuito

Non solo i paesi tradizionalmente protagonisti dei grandi

imperi coloniali (GB, FR, E, N) ma anche Belgio, Italia,

Germania (e poi Giappone e Stati Uniti)

I motivi dell’espansione coloniale

 Grande problema: perché il mondo industrializzato sempre più ricco e

 il resto del mondo rimane povero? Perché gli europei e non gli altri

hanno colonizzato?

L’interpretazione di David S. Landes (Prometeo liberato, 1978):

 fattori culturali decisivi:

 il primato europeo risale al medioevo e all’età moderna

 tutela dei diritti di proprietà che grantisono risparmio, accumulazione e

 investimenti

sviluppo città comunali

 separazione civile e religioso

 applicazione innovazioni tecnologiche (occhiali che prolungano l’età

 lavorativa, orologi che permettono una mentalità volta all’organizzazione

razionale del tempo)

subordinazione giudaico­cristiana della natura all’uomo

 etica protestante e razionalità applicata alla vita

Viceversa, resistenza culturale asiatica all’innovazione tecnologica (p.

 70)

Dunque, superiorità economica, tecnica e

militare – come si è detto ­ sì, ma anche

qualcos’altro:

Conoscenza/ esplorazione

 E soprattutto superiorità organizzativa

 Nuove caratteristiche e obiettivi:

 I grandi imperi erano stati in passato iniziativa di

privati o di gradi compagnie mercantili;

La conseguenza era stata essenzialmente la

penetrazione commerciale (la differenza del caso

spagnolo)

Ora, politica nazionale

Ora pieno assoggettamento politico e sfruttamento

economico (le forme: colonia, protettorato,

mandato)

Anche nuovi fattori complessi:

 l’imperialismo (termine nato in Francia contro

 Napoleone III)

La politica di potenza e di espansione del governo

 Disraeli

Insomma, tendenza degli Stati europei a proiettare

 aggressivamente verso l’esterno i propri interessi

economici, le proprie esigenze, la propria immagine,

la propria cultura: politica di potenza su scala

mondiale

Secondo le “teorie dell’imperialismo” (Hobson,

 Luxemburg, Lenin) dominante la dimensione

economica legata alla II rivoluzione industriale:

Accaparramento materie prime a basso costo

Sbocchi commerciali, fondamentali nella nuova situazione

protezionistica (ricerca mercati)

Capitali disponibili per investimenti d’alto profitto in

Oltremare

Tendenza alla formazione di un’unica economia mondiale

Quelli economici sono elementi assolutamente

 fondamentali, ma non esclusivi:

Grosso del commercio mondiale direttamente tra i paesi

industrializzati (e non tra essi e le colonie)

Assenza spesso di veri vantaggi economici (caso italiano e

caso tedesco)

Certo, le aspettative possono contare quanto i fatti; ma è

 indubbio che giocarono anche i fattori politico­ideologici:

Nazionalismo, politica di potenza (competizione, occupazione

 caselle, prestigio)

Razzismo positivista, paternalismo umanitario e spirito missionario

 (il “fardello dell’uomo bianco” di Kipling del 1899)

Insomma, l’imperialismo è visione complessiva

 con fattori multipli (e infatti “età

dell’imperialismo”); è concetto preciso, con un

significato storico (al di là della dilatazione

polemica):

Fattore economico prerequisito più che elemento che

 favorisce

Fattore politico­militare fondamentale

Due realtà che giocano intrecciandosi: non solo

 politica economica, ma non solo politica estera;

non solo potenza internazionale, ma non solo

potere interno; non solo conquista militare (caso

americano), non solo penetrazione economica

Certo, imperialismo idea popolare (ceti medi, mondo

 operaio):

Empire Day, 1902

 Esposizioni universali

Come avviene la penetrazione?

 Esploratori

 Missionari

 (in alcuni casi insieme: il dott. Livingstone)

 Mercanti

 Stati

L’Europa esporta tecnica ed economia, ma non solo la

 faccia migliore:

Forza (conquista)

 Violenza (repressione)

 Discriminazione (sudditi coloniali)

 Trasformazioni economiche, ma sfruttamento che introduce lo

 sviluppo in funzione dei colonizzatori (dalla povertà al

sottosviluppo)

Distruzione culturale:

 Modello inglese e modello francese

 I sistemi culturali più strutturati

 Il caso drammatico dell’Africa in cui comunità di tribù e universi

 culturali vengono travolti

Lezione XV. Il

ridimensionamento dell’Europa

L’età dell’imperialismo è l’età dell’apogeo e

 dell’inizio del tramonto dell’Europa:

Apparentemente espansioni irresistibile

 Ma anche:

 Rivalità

 Troppa estensione

 Conflitto di interessi tra colonizzatori e colonizzati (ed es. resistenza

 dei dominions – Canada, Australia, Nuova Zelanda – per

l’indipendenza in materia economica e politica estera che

cominciano a guardare agli USA)

Sviluppi incontrollabili

Il risveglio dell’Asia e lo scivolamento verso il

 Pacifico (dopo Mediterraneo e Atlantico)

1884: guerra cino­giapponese (Manciuria)

 1898: occupazione delle Filippine da parte USA

 dopo guerra di Cuba con la Spagna

1900: rivolta dei Boxers

 1905: guerra russo­giapponese (al Giappone il

 protettorato sulla Corea)

Sviluppo movimenti indipendentisti in Asia

 1885: partito del Congresso in India

Sun Yat­sen: democrazia occidentalizzata

Rivoluzione cinese del 1911: repubblica; Kuomintang

(partito nazionale); dittatura conservatrice porterà alla

guerra civile

Un fenomeno importantissimo: Europa ancora al

 centro, ma alcuni paesi lontani si trasformano e sono il

segno del cambiamento degli equilibri mondiali:

USA

 Giappone

Bilancia demografica a sfavore dell’Europa:

 Rallenta l’emigrazione

 Mutato l’equilibrio tra bianchi e non bianchi

 Boxers e 1905: il “pericolo giallo”

 Psicologia assedio: AUS e NZ introducono barriere all’immigrazione

Cambio di equilibrio anche nelle relazioni internazionali:

 Si pensava che si sarebbe trasferita la nuova realtà del colonialismo nel

 vecchio schema dell’imperialismo europeo (spartizione dell’Africa):

solo uno straripamento dell’Europa

Potenza dell’industrializzazione e della tecnologia non confinabili: tra

 1890 e 1914 USA superano GB e D

Ormai due terreni del sistema mondiale: europeo ed extra europeo:

 USA: solo sul teatro extra­europeo

 GB e Russia (ai margini dell’Europa): entrambi

 F, D, I solo teatro europeo

Fino alla fine del XIX secolo c’è spazio per tutti; poi non sarà più così

 e si svilupperanno i conflitti

Fino alla fine del XIX secolo prevale la vecchia logica: si fa un passo

 avanti nel mondo coloniale in funzione europea (I e D)

Tra 1885 e 1905 compaiono le due nuove grandi potenze di Giappone

 e USA

Cambia il sistema: la prova è che in Cina dopo il 1895 non si può

 ripetere ciò che si è fatto in Africa nel 1885, cioè spartire: la paura

che la Cina possa cadere sotto controllo europeo spinge USA e

Giappone a intervenire e apre lo scontro tra potenze del Pacifico e

dopo il 1898 (Filippine) e il 1905 (Giappone) l’Estremo Oriente è

affare di Russia, USA e Giappone

Gli USA approfittano di Fashoda, della guerra anglo­boera e della

 rivalità anglo­tedesca per eliminare la GB dall’America centrale e

dai Caraibi

Il Giappone sfrutta le preoccupazioni europee di GB e Russia

Conclusione: L’Europa non è più il luogo esclusivo

 delle decisioni: si forma un sistema mondiale di politica

internazionale

Lezione XVI. La “Grande

Guerra”

In Italia il conflitto 1914­1918 è conosciuto come la

 “Grande Guerra”: una definizione data dai

contemporanei che definisce già la novità smisurata

dell’evento

Un fatto, non un processo: e per di più un fatto casuale

 Cause, naturalmente, numerose, ma scoppia per un processo

 accidentale: nessuno la vuole (Rusconi)

Per gli storici, però, un fatto “epocale”, uno

 spartiacque tra epoche:

Inizio del XX secolo? (Hobsbawm)

 Inizio dell’età dei totalitarismi? (Mosse, Bracher)

Una guerra molto diversa da quelle del passato:

 1. La durata

 2. L’estensione geografica (sistema di alleanze; neutrali –

 offerte e richieste più opinione pubblica; cerchi concentrici):

in Europa resteranno neutrali solo Spagna, Svizzera, Scandinavia

 Turchia e Medio Oriente

 Colonie

 Giappone e Cina: vantaggi

 Continente americano

3. Il carattere: la guerra totale

Una guerra di massa: effettivi (Armée 600.000; ora 8

 ml. e ½ di francesi; 14 ml. di tedeschi; 20 ml. di russi

etc.)

Una guerra tecnologica:

 Armi chimiche

 Radiofonia

 Aeronautica

 Carro armato

 Sottomarino

 Mitragliatrice

 Lanciafiamme

 Esplosivi

Una guerra di massa ma anonima:

 Guerra romantica e guerra fatta di lavoro e macchine

 Trincee e assalti

 Il nemico invisibile

 Seppelliti vivi

 Il bombardamento e il caso (l’orecchio del musicista)

 Renitenza e insubordinazione

 La nascita della nevrosi di guerra

 Fatalismo e scaramanzia

 Volontari borghesi e proletari

 L’esperienza indicibile: la comunità di trincea e il

 cameratismo

La sacralizzazione della guerra:

 La morte di massa

 Tentativi di esorcizzare la morte di soldati famiglie

 e società :

cinismo e assuefazione alla violenza;

odio al nemico;

culto dei caduti (cimiteri, monumenti)

Una guerra di logoramento:

 Prevalenza della difesa

 Unica immobile trincea dalla Manica al Carso

 Non finisce con la vittoria militare, ma di chi ha resistito di

 più (il blocco economico – la guerra sottomarina – la

Germania che chiede la pace in territorio francese –

l’Austria)

Una guerra di mobilitazione:

 A) delle risorse (per equipaggiare gli eserciti di massa):

 Industria di guerra

 Direzione economica

 Approvvigionamento popolazione

B) della popolazione civile:

 Tutti coinvolti: es. mondo femminile

 Il “fronte interno”: propaganda, guerra psicologica (il nemico e il

 clima del totalitarismo)

Bombardamenti

 Deportazioni e campi di concentramento

Enormi conseguenze:

 1. Territoriali:

 Scompaiono 4 grandi imperi:

 Austria­Ungheria

 Impero russo

 Impero tedesco

 Impero ottomano

Moltiplicazione di Stati

2. Demografiche:

 9 ml. di morti fra i 20 e i 40 anni

 Senso di invecchiamento improvviso

 Famiglie sconvolte

3. Economiche:

 Problema riconversione

 Economia planetaria interdipendente come non mai

 (riparazioni e crediti)

Inflazione e crisi economica

4. Sociali

 Il problema degli ex­combattenti

 I nuovi ricchi (pescecani)

 La crisi delle classi a reddito fisso

 La crisi dell’agricoltura

 Il problema della manodopera femminile

 la crisi della famiglia patriarcale e della tradizione (vestiti e

 divertimenti)

Il nuovo ruolo dello Stato: produttore, cliente, ha fissato

 prezzi e salari, alloggi

5. Politiche

 Vittoria democrazie contro regimi autocratici

 Riforme democratiche all’interno (suffragio

 universale, proporzionale, partiti di massa)

Sistema democratico nella politica internazionale:

 fine della diplomazia segreta e SdN

Massificazione della politica (masse mobilitate per

 anni dalla propaganda e dalle promesse)

Brutalizzazione della politica: dall’avversario al

 nemico; l’uso del paradigma militare e le nuove

organizzazioni paramilitari (squadrismo; Frei

Korps)

6. Il ridimensionamento dell’Europa:

 USA creditori

 American Way of Life

 Il modello della rivoluzione sovietica

 Le colonie: hanno combattuto; come si possono negare diritti?

 (il Commonwealth)

Lezione XVII. Crisi della

democrazia e totalitarismi

Gli anni della vittoria della democrazia (wilsonismo,

 suffragio universale, proporzionale) sono anche gli

anni della sua crisi

Tre periodi:

1. 1919­1925/26: la pesante eredità della guerra

 La crisi della democrazia: il modello autoritario si afferma in

 molti paesi dove la democrazia non ha una vecchia tradizione e

appare troppo nuova e impraticabile:

Ungheria: Horthy (reggente) (1919)

 Austria: mons. Seipel / Dolfuss (1920)

 Italia: Mussolini (1922)

 Spagna: Primo de Rivera (1923)

 Bulgaria: colpo di stato militare (1923)

 Turchia: Kemal (1924)

 Portogallo: Salazar (1926)

 Polonia: Pilsudsky (1926)

2. 1925­1929: stabilizzazione

 Weimar

 Patto Briand Kellog

3. 1929­1939: crisi economica e crisi

 drammatica della democrazia liberale

Un’altra grande trasformazione della società industriale

 (il capitalismo diretto)

Non è questa volta una rivoluzione, ma una crisi

 Di nuovo, un classico “avvenimento” : Giovedì nero, 24

 settembre 1929

Crisi cicliche e crisi strutturale:

 Sopravvalutazione dei titoli in borsa, speculazione eccessiva

 I tecnici: incidente, il mercato, la prosperità tornerà (Hoover)

 Tuttavia radici profonde:

 Interdipendenza tra settori (credito,

 licenziamenti, stokes invenduti, agricoltura)

Interdipendenza tra paesi (debiti di guerra):

 nel 1931 arriva in Austria, in Francia; il caso

tedesco

Effetti traumatici:

 Disoccupazione

 Intervento dello Stato: rottura liberalismo e

 nascita nuova democrazia

Crollo di fiducia nel capitalismo e nella

 democrazia

Trasformazioni decisive:

Ruolo dello Stato

 Sostegno esterno

 Controllo soggetto attivo (sostegno domande o assunzione

 diretta)

Teorie di Keynes: Welfare State

 Il New Deal di Roosevelt

Riprende e si accentua la crisi della

 democrazia

Jugoslavia: Alessandro I (dittatura regia)

 (1929)

Germania (1933)

 Grecia: Metaxas (1936)

 Romania: re Karol (1938)

 Solo la Cecoslovacchia rimane democratica in

 Europa centro­orientale

Critica democrazia: vecchia e instabile; le leghe

 antiparlamentari in Francia; rappresentanza interessi e

rappresentanza organica (Kelsen e Schmitt)

In realtà, il gioco è a tre: democrazia, totalitarismo,

 autoritarismo

Autoritarismo, anzi, più diffuso della democrazia e del

 totalitarismo

Ma come distinguere?

 Classica definizione di totalitarismo di Hannah

 Arendt (Le origini del totalitarismo, 1951):

Partito unico

 Regime di polizia (anche per la vit provata dei

 cittadini)

Dominio asosluto dei mezzi di comunicazione

 Propaganda e mobilitazione di massa

 Eliminazione fisica avversari politici, violenza diffusa:

 “universo concentrazionario” (lager e gulag)

Modello Juan Linz

Autoritarismo/Totalitarismo

AUTORITARISMO TOTALITARISMO

Ideologia di Stato non Religione politica

 

decisiva

Smobilitazione delle

 Mobilitazione delle

masse masse

Élites tradizionali

 Nuova élite

 rivoluzionaria

Tantissimi movimenti e regimi nell’Europa tra

 le due guerre

C’è qualcosa in comune tra di loro? E’ il

 fascismo questo qualcosa? Fascismo o

fascismi?

L’uso improprio e larghissimo della categoria

 di fascismo: dai regimi militari,

all’imperialismo americano, a Berlusconi

Guardiamo ai due movimenti che sono stati

 anche regimi: Italia e Germania


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispense per il corso di Storia contemporanea del Prof. Renato Moro. Trattasi di slides messe a disposizione dal professore riguardanti i seguenti argomenti: la rivoluzione culturale e l'emergere del femminismo, il mutato ruolo della donna nel contesto politico-economico, la secolarizzazione e la reazione delle religioni, la modernizzazione e la nascita della società di massa, l'imperialismo coloniale, la Grande Guerra, la crisi della democrazia e del totalitarismo, la questione tedesca, la Seconda Guerra Mondiale, la guerra fredda e la decolonizzazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche per il governo e l'amministrazione
SSD:
Docente: Moro Renato
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Moro Renato.

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